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Inter – Milan su rojadirecta – Rojadirecta, come fare se viene bloccata per vedere in streaming gratis le partite? La nostro guida con tutte le alternative

Alzi la mano chi mai nella sua vita non è entrato anche solo una volta sul sito di Rojadirecta per cercare le partite di tutto il mondo. Se si è calciofili (ma non solo, visto che il famoso portale spagnolo trasmetteva eventi sportivi live di ogni genere) non si può non conoscere questa piattaforma che nel corso di questi anni ha messo nei suoi palinsesti qualsiasi sport ci fosse disponibile online. Si poteva vedere l’evento di Rojadirecta utilizzando pc, tablet e smartphone, senza dover sottoscrivere alcun abbonamento: si tratta(va) di una piattaforma ben riconoscibile, con un logo simpatico (rosso con annessa una caricatura di Collina) e la sua caratteristica home page con tutti gli eventi di giornata inseriti in ordine cronologico.

Bastava cliccare su un evento particolare perchè si aprissero una serie di link che rimandavano ad altrettante pagine, spesso in lingua straniera, che commentavano una determinata competizione (non sempre la qualità dell’immagine era perfetta). Tuttavia il 22 novembre scorso il Tribunale Mercantile numero 2 di La Coruna ha stabilito che Rojadirecta fosse un servizio da considerarsi illegale, accogliendo le richieste di Mediapro contro l’ente Puerto 80 Projects, che amministra il sito.

Ecco le parole del tribunale: “Rojadirecta deve cessare immediatamente la facilitazione di collegamenti o link di Internet, di qualsiasi tipo, che diano acceso alla visione in diretta o in leggera differita di partite di calcio prodotte o trasmesse dai querelanti sia durante questa stagione, che per quelle che verranno”. Ma attenzione anche al seguito perchè questo divieto si intende da estendere “a qualsiasi altra pagina che la web dei querelati potessero utilizzare allo stesso scopo, o che reindirizzi alla stessa”. In ultima istanza il giudice ha stabilito che per tutti questi motivi il sito deve “cessare qualsiasi uso illecito i cui diritti esclusivi appartengano a Gol Tv e Mediapro, proprietaria della prima”.

In sostanza la sentenza andava a definire i contorni illegali dello streaming gratis delle partite offerto da Rojadirecta: infatti il portale ha chiuso come molti altri in Italia, visto che l’8 novembre scorso la Guardia di Finanza ha sequestrato e poi oscurato 152 siti pirata compreso quello iberico. Gli unici streaming legali in Italia sono rappresentati dai servizi offerti da Sky e Premium per tablet e smartphone: senza, gli streaming di Serie A, Serie B, Champions e Europa League non si possono vedere. Tuttavia c’è da dire che Rojadirecta ogni tanto riappare magicamente, però se resta chiuso molte settimane inizia a diventare un problema. In realtà nel mondo del web esistono diverse alternative a Rojadirecta, che rimane pur sempre nell’immaginario di tutti come il portale numero uno per quanto concerne lo streaming. Ci sono anche altre piattaforme: in questo articolo scopriremo quali sono.

Rojadirecta, un po’ di storia del re dello streaming gratis

Ma chi c’era dietro Rojadirecta? Solamente nell’estate del 2015 si è scoperto il padre fondatore del servizio in streaming gratis più famoso del mondo. Lui si chiama Igor Seoane Minan da  Oleiros: non ancora adolescente, era già un genio dell’informatica. Era tanto bravo che era a conoscenza di cose che i suoi professori non avevano mai appreso. A soli 10 anni smontava pc insieme al fratello: in questo modo capiva l’hardware e i suoi segreti. Era però la parte sofware quella che più gli interessava.

Capite le potenzialità del figlio, i genitori di Igor lo iscrissero alla scuola privata Colegio Obradoiro de Coruna: l’istituto era da tutti ritenuto uno dei migliori della Galizia. Anche qui sorprendeva la straordinaria conoscenza di questo giovane informatico in erba, così papà e mamma decisero che era giunto il momento di mandarlo a studiare in una scuola di marketing più importante. Rojadirecta la creò proprio lì: il padre di un suo compagno di corso si lamentava spesso delle partite del Barcellona, che non riusciva mai a vedere a causa dei viaggi e del fatto che non sempre poteva andare al bar. La creazione del sito web portava via molto tempo, anche se continuava ad essere uno studente provetto.Già nel 2005, anno in cui creò Rojadirecta, iniziarono le prime controversie legali con Google, per via di un dominio registrato da Igor Seoane intitolato Gogle.es. La sentenza arrivò solo nel 2010, e decretava Igor vincitore: riuscì così a mantenere quel sito online insieme ad altri come Gmil.es o Guugle.es, creati apposta per gli utenti che sbagliavano a scrivere il nome del colosso di Cupertino sulla tastiera.

Già nei primi mesi del 2005 Rojadirecta divento la piattaforma di riferimento per chi voleva seguire eventi sportivi live in streaming gratis. Certo, la qualità di video e audio non era eccelsa, ma pur sempre gratis. Ma quando arrivò la prima denuncia? Due anni più tardi, nel 2007, Audiovisual Sport denuciò il dominio per violazione di proprietà intellettuale. I giudici diedero ragione a Igor, che si professava innocente nel senso che non andava a violare proprio nulla e soprattutto non ricavava nessuna entrata da quell’attività. Intato Rojadirecta continuava a crescere a dismisura: in un paio di anni divenne il quarto sito più cliccato di Spagna con 2 milioni e passa di visite ogni mese.

Rojadirecta, in Italia il sito di streaming gratis è ora chiuso

Nel 2011 gli Stati Uniti e i suoi Tribunali ordinarono la chiusura di vari siti pirata, tra cui Rojadirecta.com e Rojadirecta.org. Seoane rispose con la creazione di Rojadirecta.me. Un anno più tardi gli USA lasciarono perdere, ma in Europa le perdite inflitte ai detentori dei diritti tv furono davvero tante: la Liga spagnola dichiarò in una statistica che Rojadirecta con il suo streaming gratis aveva tolto la possibilità alle emittenti legali di mettersi in saccoccia qualcosa come 500 milioni di euro nell’anno 2016, per non parlare dei 2 miliardi e mezzo da quando Seoane iniziò la sua attività (cioè 11 anni fa). Ma andiamo a vedere cos’è successo in questi anni in Italia: come accaduto in Inghilterra, anche nel nostro paese c’è stata una grossa battaglia nei confronti di Rojadirecta. Il sito venne inizialmente sequestrato nel 2013, ma la pagina continuò a funzionare. Due anni dopo, nel novembre del 2015, il Tribunale di Milano diede ragione a Mediaset: Rojadirecta doveva essere oscurato. Conosciamo l’epilogo della vicenda: il 27 ottobre 2017 Igor Seoane è stato arrestato, per la gioia del gruppo di Berlusconi e di tutte le altre emittenti tv. La decisione del tribunale meneghino ha avuto un valore giurisprudenziale importante per quanto riguarda la battaglia contro la pirateria nel web. Attualmente però sono diverse le alternative a Rojadirecta ancora funzionanti: la lotta delle pay tv nei loro confronti sembra essere molto dura, visto che sembrano crescere come funghi.

Rojadirecta, la fine del servizio di streaming gratis più famoso del mondo?

Riprendiamo per un momento la decisione di due anni fa del Tribunale Commerciale numero 11 di Madrid, che chiedeva a Rojadirecta.me “la cessazione immediata e provvisoria della facilitazione di qualsiasi link o connessione per la trasmissione in diretta o differita i cui diritti sono di proprietà degli enti querelanti”. Insomma, a Rojadirecta venne ordinato di chiudere, cosa che venne effettivamente riportata da tutti i media. In realtà, grazie a vari espedienti il sito continuava a funzionare ancora. Cosa che a Canal + non piaceva nemmeno un po’, tanto che chiese con grande veemenza la chiusura cautelare della piattaforma alla vigilia di Real Madrid-Barcellona. Una settimana dopo, per cercare di scivolare via dalle querelle, Seoane fondò Tarjetarojaonline.me, nella cui home page appariva questo messaggio: “Tutto il contenuto di questo sito si trova in server di terzi, forniti o trasmessi da terzi. Tutto il contenuto di questo sito è prelevato da pagine pubbliche di internet, per cui si considera materiale di libera distribuzione e non ci consideriamo responsabili dell’utilizzo indebito che tu possa fare del contenuto della nostra pagina”.Manco a dirlo, 24 ore dopo venne aperta un’indagine nei confronti del dominio. Il tutto è conseguentemente confluito dell’arresto di Igor Seoane Minan, il 27 ottobre 2016. Il proprietario di Rojadirecta è stato arrestato per via di un movimento di 11 milioni sui suoi conti correnti. Venne comunque rilasciato il giorno dopo. Un mese dopo la pagina venne definitivamente (per il momento) chiusa: che sia davvero l’ultimo capitolo di Rojadirecta? Questo sito spagnolo di streaming gratis è davvero tentacolare, e potrebbe rinascere dalle sue ceneri da un momento all’altro. Stiamo parlando di streaming illegali, vediamo quali sono i link che hanno caratterizzato la vita e la storia di Rojadirecta.

Rojadirecta Me

Rojadirectas.me

Rojadirecta Eu

Rojadirecta.eu

Rojadirecta Italiano

Rojadirecta.it

Rojadirecta Tv

Rojadirecta.tv

Rojadirecta Spagnolo

Rojadirecta.es

Rojadirecta Inglese

Rojadirecta.en

Rojadirecta Forum (Video completi e Highlights)

forum.rojadirecta.es

Rojadirecta, tutte le alternative al servizio di streaming gratis

Esistono diverse pagine simili a Rojadirecta che spesso funzionano e dove si possono vedere in streaming gratis diversi eventi sportivi. Andiamo nel dettaglio e scopriamo queste pagine.

  • Live tv: dominio registrato nella isola caraibica di San Martìn, ci possiamo trovare dentro eventi di ogni tipo (calcio, tennis, sci, NBA). C’è in lingue diverse e all’interno viene spiegato il suo funzionamento.
  • Intergoles.com:sito più tematico, nel senso che è rivolto prettamente ai calciofili. Ci sono anche altri eventi sportivi nel palinsesto, ma è il pallone a dominarlo.Ci sono sia link gratuiti che a pagamento. Ha l’unico grosso problema che spesso i link sono di pagine per cui serve una registrazione, allungando così i tempi per vedere quel determinato evento.
  • Rinconrojadirecta.com:lo si capisce già dal nome, è un clone di Rojadirecta, e ne mantiene fedelmente lo stesso funzionamento.
  • Livefootballol:qui c’è solo streaming gratis di calcio, con link e news a tema calcio. Ha però davvero una brutta grafica.
  • Stream2watch.co:ampia scelta di eventi sportivi dei più svariati, ma anche qui c’è spesso bisogno di una registrazione.
  • Lfootball: molto calcio e NBA, è di facile utilizzo.

Ricordiamo che si tratta di streaming gratis illegali, e che fareste molto meglio a sottoscrivere un abbonamento con Mediaset Premium o Sky. Detto questo, molti poi impongono l’installazione di programmi malware, perciò evitateli.

C’è il derby cinese, lo sanno anche i muri. Ci si prende per il culo
a vicenda perché quello là aveva detto «Fozza Inter» e questo qua ha replicato «Fozza Milan». Ci sono una marea di scettici che «siamo rovinati, è tutto in mano ai mandorlati» e non si rendono conto che senza i «mandorlati» Milano, oggi, non avrebbe prospettive.

Le avrà? Forse, ma di sicuro non nell’immediato. Va in onda la Stra- cittadina tra sesta e settima della classe, ci si gioca l’accesso alla prossima Europa League che non è proprio la coppa più ambita, eppure il pubblico risponde: stadio pieno, oltre 4 milioni di euro incassati con relativo record, fischio d’inizio nella prima serata pechinese che si traduce in più di 800 milioni potenziali di spettatori in tv nell’universo mondo.

Son numeri che fanno impressione, così come fa impressione «il momento». Se dieci anni fa ci avessero detto «nel 2017 invece di Massimone e Silvione si sfideranno per la supremazia cittadina tali Jindong e Yonghong, che di riso ne mangiano assai, ma non alla milanese» avremmo risposto «avete bevuto?». Invece è così: si son presi tutto, ma prima di dire «siam fottuti» aspettiamo, suvvia. Nelle intenzioni tutto è chiaro: loro vogliono fare grano, ma per farlo devono far rifiorire i rispettivi club. Ergo, allarghiamo le braccia e fidiamoci della cineseria, altro non possiamo fare.

Molto, invece, possono fare i tecnici, al momento italiani (almeno loro). Pioli c’ha il pepe tra le chiappe e sa che quella di oggi è certamente una partita decisiva: se la vince molti diranno «non è così male il Pioli, diamogli ancora un po’ di credito», se perde o pareggia per tutti sarà «Pioli schifo, lo dico da sempre, cacciamolo via». Pioli – che non sarà Herrera, ma neanche l’ultimo dei cretini – riproporrà Joao Mario al posto di Banega, con Medel in difesa e gli altri chiamati a riscattare l’obbrobrio di Crotone.

Così parlò a Mediaset capitan Icardi, a poche ore dalla tenzone: «Pioli merita fiducia. Orsato (l’arbitro odierno, ndr)? Mi piace, perché non si fa condizionare e non dà confidenza. So che non gradisce il mio sbracciare continuo, ma gli prometto che cercherò di rimanere il più calmo possibile e che le cose andranno bene». Ricordiamo agli ascoltatori che il sciur-Wanda, avvezzo al gol, ha segnato praticamente contro tutti ma ancora non al Milan.

Dall’altra parte il buon Montella. Se la passa bene il napoletano, tra risultati sul campo e carezze firmate Fassone: «Vogliamo lui e solo lui». Meglio di così. Ma Vincenzino ben lo sa che l’umore dei calcettari è volubile e basta poco per il salto della quaglia che da «fenomeno» ti trasforma in «sopravvalutato e pure piccoletto». Al posto di Pasalic (squalificato) gioca Mati Fernandez, per il resto tutti i «massacra- Palermo» visti a San Siro settimana scorsa.

Fine, tocca a loro. In tribuna sarà pieno di cinesi. Vi vogliamo bene, ma consentiteci un doveroso saluto a chi oggi si farà da parte: Adriano, Silvio, Massimo e Peppino, quest’ultimo per cause di forza maggiore. Ciao avvocato.

Il giorno della verità per Vincenzo Montella si avvicina. E non parliamo del derby di domani che, come ha giustamente sottolineato lo stesso allenatore napoletano, potrebbe non decidere ancora nulla sulle sorti europee del Milan (anche in caso di sconfitta e contro sorpasso dell’Inter, i rossoneri avrebbero le occasioni di tornare davanti). Adesso che è ufficiale il passaggio di proprietà, Montella avrà l’opportunità di sedersi ufficialmente al tavolo con Marco Fassone e Massimiliano Mirabelli, con i quali comunque ha avuto dei contatti negli ultimi mesi. Montella e Fassone si vedranno probabilmente già oggi pomeriggio se verrà confermata la visita a Milanello del nuovo management per presentarsi alla squadra e caricarla in vista della partita di domani, ma il rendez-vous sul futuro prossimo della panchina rossonera avverrà poi, probabilmente già la prossima settimana.

A parole Montella ha fatto capire di voler rimanere, ma di volere allo stesso tempo determinate certezze sia sui programmi della società, sia sul fatto di essere la persona che andrà bene anche a loro nonostante sia stata scelta dalla gestione precedente. E sarà importante soprattutto questo passaggio perché da mesi filtra il messaggio da parte della nuova dirigenza rossonera che Montella sia un tecnico stimato e sul quale si vuole puntare per proseguire un lavoro iniziato l’estate scorsa, ma allo stesso tempo nelle ultime settimane non sono mancati determinati rumors su Roberto Mancini – aumentati recentemente anche in virtù delle continue frasi pro Fassone e Mirabelli dell’ex allenatore interista – che lo stesso Montella non ha mancato di sottolineare ieri nella sua conferenza stampa pre-derby. Una chiacchierata che Montella ha voluto iniziare senza aspettare le domande per fare il suo saluto al presidente Berlusconi e alla dirigenza con cui ha lavorato a stretto contatto dal luglio scorso: «Sono molto emozionato, è una giornata epocale. Sono stato aggiornato da Galliani e poi anche da Fassone del passaggio di quote – ha esordito Montella -. Mi dispiace aver conosciuto poco il presidente Berlusconi per il quale provo stima, rispetto e ammirazione: lo ringrazio insieme a Galliani per l’opportunità che mi hanno dato e in piccola parte credo che i giocatori ed io siamo entrati nella storia di questa società vincendo un trofeo. Penso di essere riuscito col mio staff a isolare la squadra in questa stagione da quanto succedeva fuori da Milanello e sicuramente nei prossimi giorni incontrerò il nuovo management per trovare le soluzioni migliori per rendere il Milan nuovamente glorioso: sono certo che la nuova proprietà abbia voglia e risorse per riportare il Milan nel suo habitat naturale».

Fatta questa premessa, nella quale Montella ha anche parlato in termini “ottimistici” sul proprio futuro, usando parole diverse da quelle espresse per esempio sabato scorso alla vigilia della sfida col Palermo («se ci fossero le condizioni sarei strafelice di restare»), il tecnico è tornato a porre dei dubbi sulla propria permanenza. Dubbi che, a sentirlo, sembrano dipendere più dalla volontà altrui, che propria, e che fanno intendere come il tecnico passi metaforicamente proprio la palla ai nuovi arrivati: «Io ho un contratto e da parte mia ci sono ottimismo, aperture, soddisfazione di essere qua dove mi sento a mio agio, ma i matrimoni vanno fatti in due – ha sottolineato Montella -. Manca poco per saperlo, presto ci incontreremo, ma la priorità ora è la partita con l’Inter. Se sono preoccupato? Credo che la questione sia semplicissima: ho un contratto col Milan fino al 2018 e sono contento di allenare il Milan. In questa fase di passaggio ci sono state tante chiacchiere, dei rumors, alcuni anche giusti, non lo so (riferimento a Mancini? ndr). Devo aspettare di parlare con le persone che mi dovranno confermare». Concetto abbastanza chiaro, ma non al 100%; così quando a Montella è stata fatta una domanda netta, la risposta ha fatto capire come sia proprio lui il primo a non essere certo di quanto accadrà da qui a fine maggio: «Se mi sorprenderebbe non essere qui a luglio? Non vorrei rispondere per evitare interpretazioni, ma fino a prova contraria sono io l’allenatore del Milan». E allora aspettiamo, con l’ombra di Mancini, ex Inter, sempre più presente alle spalle di Montella: d’altronde domani si gioca il derby…

Due indizi fanno spesso una prova. E il fatto che Piero Ausilio, direttore sportivo dell’Inter, abbia deciso di muoversi in prima persona per assistere alle ultime due sfide in Champions del Monaco fa capire come il grande obiettivo di Suning per la stagione che verrà sia quello di affiancare Kylian Mbappé a Mauro Icardi. Riuscire a strapparlo a tutte le grandi d’Europa (in coda ci sono – tra le altre – il Real Madrid su espressa richiesta di Zinedine Zidane e il Paris Saint-Germain) suonerebbe come un messaggio forte e chiaro alla concorrenza sulle illimitate potenzialità dell’Inter cinese. Operazione difficilissima, forse impossibile anche perché sull’argomento è intervenuto addirittura il principe Alberto di Monaco dicendo che il ragazzo deve rimanere nel Principato almeno per un’altra stagione. Però ci sono dei fatti inconfutabili che restano agli atti, dato che Ausilio ha già parlato con la dirigenza monegasca per esprimere l’apprezzamento dell’Inter sul giocatore (seguito peraltro già da un paio d’anni) e per chiedere tutte le informazioni del caso sulla trattativa. Una mossa, quella di Ausilio, che segue la presa di informazioni dell’Inter su Alexis Sanchez, una trattativa subito interrotta quando è arrivata una richiesta di 15 milioni di ingaggio. L’Inter che verrà, avrà un tetto ingaggi a 7 e Mbappé – legato al Monaco da un contratto fino al 2019 ancora da baby – rientrerebbe, come parametri legati allo stipendio, nei paletti fissati da Suning.

Il problema, evidentemente, è legato ai costi del cartellino dato che per meno di cento milioni il Monaco non è disposto nemmeno a sedersi al tavolo. Una cifra astronomica (pagabile però in tre-quattro rate) che però può essere finanziata dalle cessioni: Ausilio – almeno ufficialmente – ha dichiarato incedibile Perisic tuttavia, se dovesse arrivare davvero un’offerta pari a 60 milioni, l’operazione Mbappé sarebbe già economicamente sostenibile. Anche perché mettere nel motore del club l’attaccante potenzialmente più forte d’Europa (in questa stagione il ragazzo – che ha compiuto 18 anni il 20 dicembre – ha segnato 19 gol in 33 partite con, a corredo ben 11 assist) sarebbe il modo – con una stagione di ritardo – per “vendicare” lo scippo di Gabriel Jesus, finito al Manchester City grazie al decisivo intervento di Pep Guardiola. L’Inter, a corredo, con Mbappé e Icardi avrebbe tutto per diventare effettivamente la più accreditata sfidante della Juve.

Ausilio, se fosse rimasto a Dortmund anche mercoledì (quando ha avuto luogo la gara con il Borussia dopo il rinvio a causa dell’attentato che ha colpito la squadra tedesca) oltre a godersi la doppietta di Mbappé, avrebbe pure monitorato con grande attenzione la prova di Bernardo Silva, altro osservato speciale dell’Inter come alternativa a Bernardeschi su cui la concorrenza di Juve e Bayern Monaco è molto ingombrante – al netto delle pressioni della Fiorentina per far sì che il ragazzo rinnovi il contratto -. Più facile invece arrivare a Berardi per cui – dopo aver incassato il sì del giocatore – si dovrà trattare con il Sassuolo partendo da una posizione di forza. Considerato che obiettivo dell’Inter è prendere due esterni, Bernardo Silva può diventare un nome caldo nell’estate nerazzurra. Tra gli acquisti futuribili c’è pure Youri Tielemans: ieri Ausilio ha spedito a Bruxelles un suo osservatore per vederlo all’opera contro il Manchester United.

Discorso simile per chi è l’artefice del miracolo Monaco, ovvero Leonardo Jardim. Al momento – come già sottolineato – Ausilio e Gardini hanno fatto quadrato intorno a Pioli. La difesa dell’operato dell’allenatore andrà però supportata dai risultati, a partire dal derby. In tal senso è scontato che, qualora l’Inter dovesse continuare il periodo di flessione, andrebbe cercato un nuovo allenatore e il fatto che Ausilio abbia monitorato con tanta attenzione la parabola del Monaco, rende Jardim come tra i candidati più accreditati alla panchina nerazzurra qualora Antonio Conte confermi la volontà di restare al Chelsea. In lizza ci sono i soliti noti, ovvero chi non andrà ad allenare l’Argentina tra Simeone e Sampaoli, Spalletti e Marco Silva, allenatore che Ausilio segue dalla scintillante stagione con l’Olympiacos oggi all’Hull City, mentre dalla Francia è stata rilanciata la candidatura dello svincolato Laurent Blanc.

MILANO. C’è un derby da giocare. Lo sanno bene a Milanello, soprattutto Vincenzo Montella che ieri ha sottolineato come da parte sua sia stato però un bene preparare in questo clima la sfida con l’Inter, come se la vendita del club e la voglia di mettersi in mostra davanti ai nuovi proprietari sia stato un ulteriore stimolo nel lavoro quotidiano. Oggi, come annunciato, la nuova dirigenza andrà a presentarsi alla squadra, ma Donnarumma e compagni avranno anche l’incitamento della Curva Sud che salirà al centro sportivo di Carnago se la visita di Yonghong Li & company non verrà per qualche motivo rimandata. Ieri Montella ha allenato la squadra alle 12.30, l’orario in cui si giocherà la partita domani. Oggi la replica. Di fatto il tecnico rossonero ha un vero solo dubbio di formazione e riguarda il centrocampo dove mancherà per squalifica Pasalic, uno dei giocatori più in forma delle ultime settimane (in gol con Pescara e Palermo). Al momento il favorito per sostituire il croato e affiancare Kucka e Sosa è Mati Fernandez, autore del gol partita con il Genoa il 18 marzo scorso: il cileno con il Palermo ha riposato e sembra essere lui in pole rispetto a Locatelli (in quel caso Sosa potrebbe giocare da mezzala). Per il resto, in difesa con De Sciglio e Romagnoli si va verso la conferma di Calabria e Zapata, con l’esclusione di Vangioni e Paletta. Davanti il tridente titolare con Suso e Deulofeu ai lati di Bacca.

MILANO. Nel giorno dell’addio di Silvio Berlusconi col Milan passato a un imprenditore cinese, ecco arrivare le parole di un connazionale di Yonghong Li, ovvero Steven Zhang, figlio di Jindong, il patron di Suning proprietario dell’Inter che non potrà essere a San Siro per impegni di lavoro. Il 25enne Steven, candidato al ruolo di presidente nerazzurro nel futuro prossimo, ha voluto caricare e responsabilizzare la squadra in vista del derby con un post su Instagram che sa tanto di manifesto: «Viviamo tutti una vita sola, grande o piccola che sia. Perciò dobbiamo tutti dare il 100%. Ogni giorno è unico, ogni allenamento è importante e ogni match è un derby. Sappiamo che possiamo sempre fare meglio, sappiamo che siamo sempre insieme e sappiamo che ve lo dimostreremo passo dopo passo». Tutti avvisati, Milan compreso. Stefano Pioli sembra avere solo un paio di dubbi di formazione, a meno che non arrivino sorprese in determinate posizioni (come l’inserimento di Murillo come terzino destro e D’Ambrosio spostato a sinistra sulle tracce di Suso al posto di Ansaldi). Banega sembra in vantaggio di nuovo su Joao Mario, il cui atteggiamento con Sampdoria e Crotone non è piaciuto. Candreva e Perisic si giocano una maglia con Eder, ma rimangono favoriti. Per il resto torna Gagliardini in mezzo al campo in coppia con Kondogbia, così come Medel retrocede di nuovo in difesa al fianco di Miranda. Ieri l’Inter si è allenata alle 15, poi la squadra, come deciso dopo la brutta sconfitta col Crotone, è rimasta in ritiro. Oggi rifinitura all’orario della partita, quindi alle 12.30 e nuova serata tutti insieme ad Appiano Gentile.

Tutti in ritiro appassionatamente. Da ieri è iniziata la lunga, monacale, vigilia che porterà al derby. Partita che Stefano Pioli ha l’obbligo di vincere per mantenere vive le speranze di acciuffare la qualificazione diretta all’Europa League, traguardo che può garantirgli la permanenza sulla panchina dell’Inter. Una vittoria ancor più obbligatoria dopo quanto accaduto a Crotone nel pomeriggio che ha scoperchiato in tutta la sua evidenza la crisi. «Il calo c’è stato ed è stato inaspettato. Ma Crotone è il passato: possiamo ancora determinare il nostro presente e il nostro futuro dimostrando di essere ancora una squadra competitiva. Il dovere ora è dare il massimo, il dovere è vincere più partite possibili, il dovere è vincere il derby».», il mantra dell’allenatore. Con giocatori e dirigenti a inizio settimana è stato analizzato il momento e la disamina di Pioli è lucidamente obiettiva: «Abbiamo commesso errori che non ci appartenevano da troppo tempo: con la Samp abbiamo perso lucidità nel secondo tempo, a Crotone abbiamo sbagliato approccio. Il derby è occasione per dimostrare che non siamo quelli, che siamo una squadra che può produrre un calcio propositivo e battere avversari forti. Per arrivare a certi livelli serve continuità negli atteggiamenti: l’importante è imparare da queste lezioni severe». Già a inizio settimana L’allenatore, oltre ad aver analizzato a video la gara di Crotone, ha pure verificato grazie ai parametri a sua disposizione che la crisi (1 punto nelle ultime 3 giornate, 11 gol subiti nelle ultime 6) non è dovuta a un deficit atletico: «La condizione fisica non è senz’altro un problema per noi considerato che anche nelle partite perse abbiamo corso più degli avversari, ma bisogna anche correre bene. La differenza, al di là dell’aspetto fisico che non è un problema, è mentale». Il problema è che, un girone dopo (Pioli aveva esordito sulla panchina dell’Inter proprio nella stracittadina) i problemi sembrano essere gli stessi: «Sei mesi fa eravamo a rincorrere e ora stiamo ancora rincorrendo. Però due-tre settimane fa si facevano delle valutazioni e oggi se ne fanno altre: tutto va giudicato a fine stagione. In questi mesi abbiamo dimostrato di essere squadra, dobbiamo solo tirare fuori di nuovo quelle qualità che sappiamo di possedere. E ripartire grazie a una vittoria nel derby avrebbe valore doppio». Quello che passerà alla storia come la prima stracittadina cinese: «Sinceramente mi interessa molto poco quale possa essere il futuro del Milan, ma so che futuro aspetta l’Inter, conosco la proprietà, le persone che ci guidano, le loro potenzialità, i valori che stanno trasmettendo e sarebbe importante per noi dare soddisfazione anche a loro in questo derby».

MILANO. Torna a San Siro Mauro Icardi, dove i tifosi sperano possa trovare il gol smarrito dopo l’Atalanta. 15 dei suoi 20 centri stagionali sono stati messi a segno tra i pali ben conosciuti del Meazza. Dove è mancato Mauro, finora è stato in trasferta, e pure a Crotone la tendenza è stata confermata con una prestazione al di sotto dei suoi standard. Tempo di riscatto, quindi. Anche perché per la legge dei grandi numeri, prima o poi un gol al Milan può anche essere che lo segnerà. Finora contro i rossoneri è a quota zero reti, tutt’un altro feeling rispetto ai 7 gol su 9 match giocati in carriera contro la Juve, giusto per citare la sua vittima preferita. Ma Mauro resta tranquillo in vista del derby e lo ha spiegato anche ieri in conferenza stampa. «L’ho già detto all’andata: non è che non aver segnato al Milan non mi faccia dormire alla sera. Certo segnare al derby da capitano dell’Inter è una cosa che dà soddisfazione. Penso sia una casualità che segno di più in casa, non ho mai guardato i numeri. Il mio dovere è fare gol, ma sono a 4 dal capocannoniere. La tattica non può essere una scusa, ora mi sta mancando il gol. Ma non si può segnare sempre, ci sta che un attaccante abbia una pausa. Io sono regolare, ho sempre fatto tanti gol all’Inter. Non faccio promesse per il derby, ma il lavoro di 5-6 mesi non si può cancellare per 1-2 gare sbagliate».

Intanto il clima intorno all’Inter è talmente teso che i tifosi hanno alzato un polverone quando martedì sera una telecamera ha inquadrato Roberto Gagliardini in tribuna allo Stadium. «Roberto è andato con un amico a vedere un quarto di finale di Champions League molto bello dove la Juve ha fatto una gran gara. Vedere il Barcellona non capita tutti i giorni, poi era a un’ora di macchina da Milano. Capisco anche i tifosi (che hanno pensato bene di insultare l’interista sui social… ndr), vista la nostra sconfitta contro il Crotone. Anche mio figlio voleva andare a vedere la gara. Meno male che non ci siamo andati, a questo punto. Capisco i tifosi, ma si può capire anche Roberto».

A proposito di polveroni mediatici: in Argentina il ct Bauza è stato esonerato senza che Mauro vedesse l’albiceleste e Maxi Lopez si è fatto una foto con Messi e Mascherano, finita in rete, nella quale sembrava fosse implicito un patto anti-Mauro in nazionale. «Sulla foto di Maxi si sono dette tante cose che non c’entrano niente anche relativamente alla mia famiglia. Io sono molto tranquillo, so che Bauza voleva chiamarmi, ho visto i messaggi che ha mandato a Zanetti. Vedremo chi sarà il ct, io continuerò a fare bene per guadagnarmi la Nazionale». Sarà tutto nelle mani di Jorge Sampaoli, che sembra essere vicinissimo alla panchina dell’Argentina: potrebbe essere lui a convocare Icardi, Paredes e Vangioni per le prossime partite dell’albiceleste.

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Fino a un paio di giorni fa, erano ologrammi. Invece Yonghong Li e “David” Han Li – conosciuti solo per le sfocate foto scattate per documentare l’incontro di inizio agosto a Villa Certosa con Silvio Berlusconi -, non solo si sono finalmente materializzati, ma – dopo firme, Cda e aver occupato le stanze a loro riservate al 4° piano di Casa Milan, si sono presentati a Milanello nelle vesti di proprietari del Milan. Il minimo sindacale è stato invece riservato all’impatto con i media italiani: Yonghong Li – a margine del discorso letto a inizio conferenza stampa – ha spiegato che «Berlusconi sarà sempre disponibile per aiutarci», mentre Han Li (che sarà referente in Italia del presidente) ha sottolineato come l’obiettivo del Milan sia «tornare in Champions e tornare a essere tra i primi cinque club al mondo» e dato rassicurazioni sul rinnovo di Donnarumma.  

Parole che hanno fatto da corollario all’ora e mezza in cui Marco Fassone ha tracciato i programmi della nuova società, ponendosi – anche grazie al suo curriculum e ai trascorsi con Juve, Napoli e Inter – come garante di un’operazione che presenta ancora molti punti oscuri. «Nei primi cento giorni di governo voglio fare due cose fondamentali: prima di tutto occorre costruire la squadra per la nuova stagione e il fatto che la trattativa si sia chiusa soltanto a metà aprile ci ha già costretto a cambiare qualche obiettivo (lo svincolato Kolasinac ha preso la strada della Premier, ndr). Mi piacerebbe arrivare all’inizio di luglio con il 60-70% degli innesti necessari, con uno-due profili di altissimo livello. La seconda parte del lavoro è legata allo sviluppo del business sul mercato cinese: l’operazione che il presidente vuole realizzare è straordinariamente innovativa. Con la nostra mentalità occidentale, pensare di avere uno sviluppo tanto importante nei mercati dell’est è quasi irragionevole: quel potenziale può essere esplorato soltanto con una proprietà locale per questo verrà costituita una società in Cina con dirigenti cinesi deputata a sviluppare il marketing per far crescere ricavi e fatturati del Milan». Segue la difesa d’ufficio dei nuovi investitori: «Berlusconi, nell’incontro di Arcore, ha percepito che la nuova proprietà non è qui per fare speculazioni: ci prenderemo a cuore la sua creatura e dimostreremo che è in mani giuste». A proposito: sua figlia Barbara resterà presidente di Fondazione Milan. 

Molta credibilità i cinesi se la giocheranno sul rinnovo di Donnarumma: ««Da parte nostra c’è tutta la considerazione che Gigio merita: vogliamo fare di lui una colonna del Milan del futuro. E’ una nostra priorià iniziare presto la trattativa per il suo rinnovo, stesso discorso per Suso e De Sciglio». Argomento che verrà trattato pure con Montella, pure lui in attesa di conferma (con tanto di prolungamento fino al 2019): «Vincenzo è un allenatore che ha tutta la nostra stima e il nostro apprezzamento. C’è totale e pieno appoggio nei confronti di Montella. Roberto Mancini è uno dei più grandi allenatori che conosco ma non vedo i dubbi su Vincenzo: è l’allenatore di questo Milan e ci fidiamo di lui: nel futuro del Milan c’è Montella». A cui verrà sottoposto il piano triennale che Fassone dovrà mostrare a Nyon: «Il Milan è il primo caso di voluntary agreement con la Uefa e faremo un po’ da cavia ma non credo ci saranno particolari problemi per ottenere il loro placet perché il club ha un indebitamento bassissimo rispetto alle sue potenzialità. Nostro obiettivo nei prossimi anni è costruire un Milan molto competitivo e ambizioso e l’idea è quella di tornare prima possibile in Champions. In tal senso va sfruttato l’assist di poter arrivare anche quarti a partire della prossima stagione. Con la nuova ripartizione dei ricavi, se una società arriva agli ottavi di finale incassa 50 milioni all’anno, cifra che ti cambia la vita». Il lavoro da fare dopo mesi di stallo societario è tanto e solo in un secondo tempo verrà trattato l’argomento legato all’inserimento di una “bandiera” nei quadri societari: «Farò una lunga chiacchierata con Franco Baresi e Filippo Galli che già sono qui. In questi mesi ho tenuto in freezer alcuni pensieri: l’obiettivo è arrivare all’inizio della stagione 2017/18 con l’organigramma messo a punto. Sceglierò altissimi profili a livello manageriale». Con l’Inter di dovrà parlare anche del futuro si San Siro ma, in tal senso, Fassone – che ha pure confermato che verrà appoggiata la candidatura di Galliani in Lega Calcio – ha idee già chiarissime: «Tutti i club di primo livello che hanno cambiato lo stadio – Juve, Bayern e Arsenal – hanno raddoppiato nel primo anno il loro fatturato da stadio». Nel futuro del club c’è infine la quotazione in Borsa.  

È sempre più fredda la pista che porta a Ricardo Rodriguez. Il suo nome resta da tempo in pole position alla voce esterni, però – nonostante una stagione sciagurata – il Wolfsburg continua a essere molto rigido sul pagamento della clausola rescissoria da 22 milioni. Lo svizzero – fuori dalla gara con il Lipsia (11 marzo) per una lesione ai legamenti, ha giocato quasi tutta la stagione da difensore centrale però questo non ha dissuaso Ausilio a trattare il suo cartellino con i tedeschi. Però – a differenza di quanto accaduto nell’estate 2015 con Perisic (che era obiettivo primario per Roberto Mancini) il direttore sportivo nerazzurro non vuole certo che la trattativa si trasformi in un tormentone. Questo anche perché le alternative non mancano: prima su tutte Samir che è accomunato con Rodriguez dal fatto di essere fermo ai box per infortunio (per l’esterno dell’Udinese la stagione può considerarsi andata agli archivi dopo l’operazione effettuata il 12 aprile per trattare la cartilagine meniscale del ginocchio sinistro). Differenza sostanziale tra i due, i rapporti che intercorrono tra i club: l’Udinese valuta il brasiliano 15 milioni – cifra che Ausilio vorrebbe sborsare per Rodriguez – ma, a corredo, intende costruire un canale diplomatico con Suning (come fatto dall’Atalanta a gennaio) e per questo è pronta a essere ricettiva all’idea di inserire un paio di contropartite nell’affare: già individuato l’identikit di Federico Dimarco che l’Inter – qualora l’Empoli dovesse esercitare il diritto di riscatto – dovrà controriscattare. Il tutto senza dimenticare l’opzione Gnoukouri – ovviamente previa la sua piena guarigione dal problema cardiaco che l’ha costretto ai box – visto che tra i club c’è già un accordo che prevede il riscatto per 3,7 milioni con la società nerazzurra che si è riservata un 15% su una eventuale futura vendita da parte dei Pozzo. 

Gli stessi motivi che hanno spinto Atalanta e Udinese a fare affari con Suning porteranno – a meno di imprevisti – il Sassuolo a vendere Berardi all’Inter. La Juve si è tirata fuori e le piste estere evocate dal club emiliano sembrano più che altro strumentali per cercare di tirare sul prezzo. L’Inter – che ha sondato il terreno con il Monaco per Mbappé, però, al momento, incedibile – acquisterà pure un altro esterno d’attacco e i radar di Ausilio si sono alzati su un altro gioiello allevato nel Principato, si tratta di Bernardo Silva che nel borsino di metà aprile ha sopravanzato Bernardeschi su cui la concorrenza di Juve e Bayern è molto agguerrita.  

Per puntare alla partecipazione alla Champions edizione ’18-19, è ovvio che il Milan dovrà rinforzarsi perché Juventus, Roma e Napoli sono oggettivamente più complete e l’Inter farà un mercato importante partendo da una base uguale, se non superiore rispetto a quella rossonera. L’obiettivo primario di Fassone e Mirabelli – è ormai sfumato il terzino Kolasinac – è un grande centravanti anche perché è scontato che il Milan cederà Bacca, reduce da una stagione fatta più di ombre che di luci. Difficilmente il club riuscirà però a incassare quanto aveva offerto il West Ham l’estate scorsa, ovvero 25 milioni. Detto ciò, al posto del colombiano la nuova dirigenza punta a un nome di grido, un giocatore che garantisca almeno 20 gol. «E’ giusto dire che ci piacerebbe avere uno o due profili di altissimo livello e spessore per tante ragioni – ha sottolineato ieri Fassone (uno dei motivi è quello legato al ritorno economico con il marketing in oriente) -. Fra il dire e il fare ci deve essere la volontà di tutte le parti: se riusciremo a metterle insieme, ci piacerebbe andare in quella direzione». 

Il sogno, neanche troppo segreto della nuova coppia mercato del Milan è Pierre-Emerick Aubameyang, fra l’altro ex rossonero avendo giocato nella Primavera nel ‘07-08. Aubameyang in questa stagione ha segnato tantissimo, 32 reti in 37 gare e ha fatto capire di considerare concluso il suo percorso al Borussia Dortmund. Detto questo, però, un Aubameyang sul mercato sarebbe di fatto quasi irraggiungibile dal nuovo Milan che avrà sì, secondo quanto promesso da Fassone, determinati fondi, ma difficilmente potrà concorrere con club come Real Madrid visto che la richiesta dei tedeschi potrebbe essere superiore ai 100 milioni. Proprio un Aubameyang a Madrid, però, potrebbe rivelarsi un assist per il Milan perché a quel punto potrebbe lasciare il Real quel Karim Benzema che piace e non poco al management rossonera anche per il ritorno d’immagine che avrebbe in Cina. Benzema guadagna parecchio (8 milioni, cifra che andrebbe per lo meno pareggiata), ma alla soglia dei 30 anni costerebbe meno di cartellino: circa 60 milioni che pagati con tre rate comporterebbero un esborso economico immediato di soli 20 milioni (ai quali andrebbe aggiunto per il primo anno il costo dell’ingaggio al lordo, ovvero 16 milioni circa). Fra l’altro Benzema ha come sponsor tecnico lo stesso del Milan, a differenza di Aubameyang servito dalla principale marca concorrente. Alternative? Morata non vuole lasciare Madrid, Sanchez chiede 15 milioni d’ingaggio, Aguero rischia di costare quanto Aubameyang, Dzeko non sembra essere in vendita. Lacazette potrebbe essere il nome a sorpresa. Ci sarebbe Belotti, ma in questo momento il nuovo Milan cerca e un profilo più internazionale.

Scoppiano nuove scintille tra Gabriel Barbosa e l’Inter. Il malumore del giocatore si era inequivocabilmente palesato con un calcio alla bottiglietta e una pettorina scagliata per terra nei minuti finali di Inter-Sampdoria, quando Pioli aveva effettuato l’ultimo cambio mandando in campo, al posto di Perisic, Joao Mario e non lui. Un caso che sembrava chiuso lì. Però poi c’è stata anche la partita di Crotone, altro ko, col brasiliano spettatore dalla panchina. Allora le parole di Wagner Ribeiro, procuratore di Gabigol, che ha parlato in patria a Estadio Interativo, suonano come un’ulteriore conferma del malumore che cova in silenzio l’attaccante. E Wagner ci è andato abbastanza pesante, con le parole. «Non si pente della scelta che ha fatto: è in un top club, dove ci sono giocatori che sono in Seleçao e in altre nazionali. Pensavano fosse come Neymar, ma è diverso. In Italia serve maturità, e anche Kakà quando arrivò nel 2003 non era titolare. Gabi ha ancora tempo di maturare. Ma all’Inter è stato umiliato in tre modi: fisicamente, moralmente e psicologicamente». Il dito finisce per infilarsi nella piaga più evidente del rapporto tra Gabigol e i nerazzurri: lo scarsissimo utilizzo che prima De Boer, poi Pioli hanno fatto del giocatore. Negli ultimi 5 turni Gabigol non ha visto il campo, nel resto della stagione ha giocato 140 minuti in tutto, in Serie A solo 81 spalmati in 7 presenze, con un gol realizzato e pure decisivo a Bologna. «Lui è arrivato all’Inter da campione olimpico, titolare nel Santos e giocatore della nazionale maggiore. Non serviva mettere una clausola per giocare. Ma quando lui è arrivato, dopo le vacanze lunghe per aver giocato l’Olimpiade, l’Inter aveva già fatto la squadra. Non è arrivato per essere titolare, ma non gli è mai stata data una chance: ha giocato cinque minuti in una partita, poi quattro, poi dopo un mese una partita. Per ora ha giocato 140 minuti in totale. Lui sperava di avere una possibilità, visto che è stato pagato 30 milioni di euro», ha rincarato Wagner Ribeiro. Il quale, a questo punto, ha aperto a nuovi scenari per la prossima stagione, prefigurando un possibile addio di Gabi già quest’estate. «Ho già parlato con l’Inter a gennaio, a breve lo farò nuovamente. Lui vuole giocare e vorrebbe farlo all’Inter, ma nelle 3 sostituzioni non figura mai. Se all’Inter non gioca, andrà in un altro top club. Non tornerà in Brasile, ci sono squadre interessate in Italia, Inghilterra e Spagna».

Il sole oggi, alle 12.30, sarà alto e dunque sarà più semplice vedere le ombre che aleggiano alle spalle di Stefano Pioli e Vincenzo Montella. Entrambi i tecnici, infatti, oggi non possono dirsi certi di rimanere sulle rispettive panchine anche nella prossima stagione. Ovvio, quella del rossonero, dopo le parole di ieri di Marco Fassone, sembra meno traballante, ma come ha sottolineato lo stesso “Aereoplanino” i «matrimoni si fanno in due» e non è così scontato che bastino la volontà di Montella di rimanere e quella della nuova dirigenza di proseguire con lui. Per questo, nonostante ieri Fassone abbia allontanato Roberto Mancini («è uno dei più grandi allenatori che conosco, ma non vedo dubbi su Vincenzo: auguro a Roberto di trovare una squadra per le sue ambizioni, ma nel futuro del Milan c’è Montella che ha la nostra fiducia»), la sua figura rimane nell’aria. Di sicuro chi sta più scomodo è Stefano Pioli. 

La parabola del tecnico nerazzurro è stata come una montagna russa: scelto a novembre quando sembrava essere il classico traghettatore, Pioli ha poi cementificato la sua posizione con un rendimento altissimo e risultati che hanno portato l’Inter dalla parte destra della classifica a ridosso delle prime tre. Purtroppo per lui, però, le sconfitte con le tre big – in ordine cronologico Napoli, Juventus e Roma -, l’eliminazione dalla Coppa Italia con la Lazio e i tre risultati negativi dell’ultimo mese (2-2 col Torino e sconfitte con Sampdoria e Crotone), hanno rimescolato le carte, aprendo le porte a un suo addio, slegato dall’eventuale candidatura di Antonio Conte, il tecnico per cui Suning farebbe carte false. I contatti con l’allenatore del Chelsea sono iniziati a ottobre, ma nell’ultimo periodo i problemi che affliggevano Conte a Londra sembrano essere rientrati: «Le notizie su di me all’Inter? Solo voci», ha commentato l’ex juventino ieri. Ma se fino a qualche settimana fa la conferma di Pioli era legata solo al possibile arrivo di Conte, quanto accaduto nelle ultime settimane, l’addio alla zona Champions e il pericolo di perdere anche l’Europa League, hanno aperto nuovi casting per la panchina nerazzurra. Diversi i nomi: da Spalletti a chi non verrà scelto dall’Argentina fra Simeone o Sampaoli, passando per Jardim, Marco Silva o Blanc. Suning aspetterà l’esito della stagione, il lavoro di Pioli è stato apprezzato, ma rimangono dei dubbi sul fatto che possa gestire il grande mercato che la società svolgerà in estate. Un concetto per altro sintetizzato ieri dal tifoso vip Paolo Bonolis a TMW Radio: «Pioli mi piace, è un’ottima persona, sobria e attenta, però ha ancora bisogno di imparare ad accendere la miccia dei suoi giocatori. Servirebbe un martellatore e tra i nomi accostati quelli di Simeone e Conte sono senza dubbio prestigiosi». 

Pioli deve comunque entrare fra i primi sei. Senza Europa League, sarebbe quasi consequenziale il cambio in panchina. Il calendario è tosto perché, dopo il Milan, ci saranno Fiorentina e Napoli, oltre alla Lazio in trasferta il 21 maggio: «Il derby di suo è la partita più importante dell’anno, veniamo da due sconfitte e l’importanza sale, siamo abituati e dobbiamo dare questa soddisfazione a tutti gli interisti – ha spiegato ieri a Premium -. La designazione di Orsato? A me piace perché non dà confidenza, non si fa condizionare. Gli dà fastidio il mio sbracciare in panchina, ma gli prometto che resterò calmo». L’Europa rischia di essere un banco di giudizio anche per Montella. Ieri Fassone ha fatto capire di voler giocare l’Europa League la prossima stagione, una vetrina, seppur minore rispetto alla Champions, per attrarre sponsor dalla Cina. La qualificazione in Europa e un contratto che, inevitabilmente, andrebbe rinnovato per proseguire insieme, sono le due chiavi affinché il rapporto fra Montella e nuovo Milan vada avanti (impossibile lasciare l’accordo in scadenza nel 2018). A Milanello ieri sera Montella ha conosciuto i nuovi proprietari e chiacchierato con Fassone e Mirabelli. La prossima settimana, una volta passati derby e Pasqua, ci sarà un aggiornamento fra le parti. Se si andrà avanti insieme, bene, tutti felici. Altrimenti attenzione alle sorprese, con Mancini, e in seconda battuta Spalletti, opzioni più che valide.

Adesso può ripartire il dialogo su San Siro, che era stato interrotto da quando il Milan era entrato nella fase della lunga transizione societaria. Fassone ha preannunciato un incontro con Inter e Comune di Milano. Da ex dg dell’Inter, l’attuale neo ad rossonero aveva preso parte alle riunioni tecniche con la precedente giunta Pisapia in vista della finale di Champions League 2016. Adesso tornerà a occuparsi del dossier da dirigente rossonero. La questione verrà affrontata nel medio periodo dopo le priorità immediate. Dal Comune, negli ultimi mesi, erano arrivati segnali della necessità di ripartire nella discussione sull’ammodernamento dello stadio. Fonti di Palazzo Marino avevano lasciato intendere che, perdurando lo stallo sul fronte rossonero, l’Inter avrebbe potuto iniziare a muoversi sull’area dell’ex Trotto, esterna a San Siro e quindi fuori dalla convenzione con il Comune. Adesso, invece, il confronto potrà ripartire. I nerazzurri con Suning hanno messo sul tavolo un piano di interventi da oltre 100 milioni. Ora tocca al Milan. Fassone ha nel mirino un raddoppio del fatturato da stadio: i modelli sono Juventus, Arsenal e Bayern. Anche Han Li, dopo aver visto dal vivo la partita di Champions tra bianconeri e Barcellona, indica lo Stadium di Torino come un riferimento da seguire. 

L’annuncio ufficiale è arrivato ieri sera attraverso i social delTInter: a dispetto dell’orario anomalo, il derby di oggi sancirà il nuovo record assoluto d’incasso per una gara di Serie A con 4,2 milioni di euro. Superato il precedente primato che apparteneva a Inter-Juventus 2-1 dello scorso settembre e per il club di corso Vittorio Emanuele, che detiene anche il primato di spettatori alle gare casalinghe nel campionato in corso (media di 44.767), un altro importante segnale da parte del proprio pubblico.

QUANTI VIP. A dispetto del sabato di Pasqua, la tribuna autorità sarà gremita. Lì si incontreranno le nuove proprietà cinesi (al momento non è previsto un momento per un saluto ufficiale tra Steven Zhang e Yonghong Li, ma magari prima del fischio d’inizio un contatto ci sarà) e gli sportivi presenti (Fognini e Detti) stringeranno la mano ai personaggi del mondo dello spettacolo (Amadeus e Cattelan), ai dirigenti (il presidente della Figc Tavecchio, il direttore delle competizioni Uefa Marchetti e il team manager azzurro Oriali) e ai et (Ventura e Di Biagio) che non mancheranno l’appuntamento. Esaurita la tribuna stampa con oltre 220 giornalisti accreditati (60 sono stranieri). Le due curve, come al solito, hanno organizzato coreografìe spettacolari: la Nord interista punterà sulla milanesità e sui colori nerazzurri; la Sud milanista, che ieri ha indirizzato una sentita letta di ringraziamento all’ex patron Berlusconi, risponderà esaltando il dna rossonero. Nel pre partita previste iniziative da parte della Pirelli, sponsor dell’Inter.
PLATEA MONDIALE. San Siro sarà esaurito (le biglietterie rimarranno chiuse), ma il match avrà glande appeal anche in cv. Il derby diventerà la gara più vista di sempre nella storia del calcio italiano e la platea virtuale sarà di 862 milioni di telespettatori: 566 milioni saranno dell’area asiatica. I broadcaster che trasmetteranno in diretta la sfida saranno 39.

Al mondo siamo in sette miliardi e mezzo. Uno su sei è cinese. Siamo sul miliardo e trecentomila. A un cinese su due piace il calcio. Un po’ perché gli piace sul serio, un po’ perché gli è stato detto: fattelo piacere. E’stato calcolato che il derby di Milano – in diretta in prime time – potenzialmente – da Pechino a Shanghai, da Chengdu a Tìentsin – può
attirare 566 milioni di telespettatori. Nel mondo saranno circa 862 milioni di persone che siederanno davanti aliativi! per vedere cosa combinano leardi e Bacca, ma anche D’Ambrosio e De Sciglio. Inter-Milan ha tutto per diventare la partita più vista nella storia del calcio italiano. Siamodi fronte ad un evento epocale. A mezzogiorno
e mezzo San Siro sarà la sala-parto dove un Marco Polo in pantaloncini corti nascerà e (ripartirà di nuovo perla Cina. E* la nostra occasione. In Cina il campionato più visto è la Bundesliga,poi Premiere Liga, quindi L’iguel. Eppure: venticinque anni fa fu la serie A il primo campionato trasmesso in Cina. Non abbiamo sfruttato l’occasione. Ce la faremo
stavolta? Inter-Milan è la nostra navicella lanciata nello spazio. Se arriviamo sulla luna cinese, sarà tutto il movimento a beneficiarne. Certo: un piccolo passo per Gagliardi™ (o Donnarumma), ungrande passo perl’umanità calcistica italiana. Che il dio che regola i rimbalzi del pallone ce la mandi buona.

C’è una parola di 8 lettere die da qualche giorno rimbalza frequentemente nello spogliatoio nerazzurro: sorpasso. Perdié ad Appiano Gentile nessuno accetta di rimanere fuori dall’Europa né tanto meno di arrivare alle spalle del Milan. Per Suning, il cui progetto è partito con qualche mese di vantaggio rispetto ai nuovi proprietari rossoneri, sarebbe uno doppio smacco e questo i giocatori lo hanno capito in maniera piuttosto netta anche dalla visita che ieri pomeriggio Steven Zhangha fatto alla squadra.

Il figlio del patron, con i suoi 25 anni, è stato una presenza discreta, ma il fatto che stavolta si sia presentato a poche ore dalla partita nel ritiro e che abbia cenato con i calciatori fa capire quanto la proprietà tenga a questo appuntamento. Non sono ammessi errori né tanto meno un approccio sbagliato come quello avuto domenica contro il Crotone. Tutti sanno che nel derby si giocheranno molto: sprofondare a -5 rispetto al sesto posto per Timer voirebbe dire vivere le ultime 6 giornate di campionato con una pressione inaudita e con lo spettro del fallimento dell’intera stagione. Una prospettiva inaccettabile che Mauro leardi, da capitano, non ha nascosto parlando a Premium Sport: «L’obiettivo è vincere per sorpassare il Milan e per dare un grande segnale».

Parole da giocatore che non ha paura di dire quello che la gente nerazzurra voleva sentire. Adesso, però, sarà necessario trasformare le intenzioni in fatti. Che nel caso di leardi, poi, sono gol. Maurito dopo la tripletta contro l’Atalanta è a secco da oltre un mese e negli ultimi 270′ ha fatto scena muta o quasi a livello di conclusioni nello specchio. Se a questo aggi ungete che quella rossonera è Tunica formazione della Serie A alla quale non lia mai segnato, è facile intuire quali siano le sue motivazioni.

INSTAGRAM. leardi nel ritiro nerazzurro la notte tra giovedì e ieri ha postato una foto con la scritta « Le scuse e i pretesti sono la tranquillità dei fallili». Un modo (forse) per ribadire che un’eventuale stagione senza la qualificazione all’Europa League sarebbe un disastro impossibile da giustificare. O forse il destinatario era un altro: Maxi Lopez o l’ex et Bauza? In attesa di una spiegazione da parte di Maurito, l’altro concetto che ha espresso a Premium non necessita certo di ulteriori puntualizzazioni: «Avevo detto che non arrivare in Champions sarebbe stato un fallimento e la penso ancora così. Farò di tutto per aiutare la squadra a riconquistarla perché ci tengo tanto agi ocaria con questa maglia.

Adesso però dobbiamo ottenere i punti necessari per qualificarci all’Europa League. Possiamo farcela. Pioli? Siamo molto contenti di lui e da quando è arrivato ha fatto grandi cose. Penso meriti la fiducia di tutti perché ci può dare tanto». Un’investitura importante da parte del capitano che l’allenatore avrà gradito. Pioli però da leardi adesso si aspetta soprattutto i gol: con i suoi 74 centri con la maglia dell’Intel; il ragazzo di Rosario è a -1 dal Principe Milito, uno che i derby li decideva spesso e volentieri. Lasciare il segno oggi potrebbe fargli dimenticare le delusioni nelle stracittadine del passato e lanciare un messaggio al prossimo et dell’Argentina (Sampaoli).Un’occasione da non perdere.

«Faremo il possibile per regalare ai nostri tifosi, italiani e cinesi, un derby fantastico e per ottenere i tre punti. Per noi si tratta della partita più importante dell’anno e dovremo giocarla con testa e cuore». Parole e musica di Stefano Pioli che ieri ha parlato ai colleglli cinesi arrivati alla Pinetina per il Chinese Media Day insieme a un gruppo di tifosi provenienti da Nanchino, l’Inter ClubCrusander.

Come succede sempre quando l’argomento scivola sul mercato, anche stavolta ha usato il dribbling («Chi preferisco tra Berardi, Bemardeschi o Ver- ratti? I nostri proprietari vogliono cogliere tutte le opportunità possibili. Sono certo che in estate faranno il massimo»), mentre riguardo al Milan nessun dubbio: «E’ una squadra forte, con lui tecnico molto abile. Ci siamo preparati bene e cercheremo di dare il massimo». Finale su Steven Zhang («Smùngila un grande entusiasmo e grandi ambizioni. Il nostro obiettivo è quello di tornare ai vertici del calcio mondiale. Steven è giovane, ma è già pronto, intelligente e determinato») e soprattutto sulla designazione di Orsato che negli ultimi “incroci” con l’Inter non ha certo portato fortuna ai nerazzurri:

«A me come arbitro piace perché non dà confidenza e non si fa condizionare So die non ama il mio sbracciare in pandina, ma gli prometto che resterò calmo e che le cose andranno bene». Pioli nel derby si gioca molto perdié se non arriverà la qualificazione all’Europa League, le suediances di conferma il prossimo anno crolleranno.

NAGAE JOAO. Ieri il tecnico ha fatto allenare la squadra alle 12 e nelle prove tattiche ha piazzato al posto di Ansaldi il giapponese Nagatomo. L’argentino all’andata era stato messo in seria difficoltà da Suso e adesso toccherà a Yuto provare a limitarlo. Per il ruolo di trequartista, invece, Joao Mario è in vantaggio su Banega perché Pioli ai suoi chiede più concretezza e il portoghese sa essere più utile in fase di non possesso.

MEDEL 2020. Tutto fatto per il prolungamento fino al 2020 del alena Nell’ultimo incontro tra Ausilio e il suo agente è stata raggiunta un’intesa sulla base di un ingaggio da 2,4 milioni. Manca la ratifica di Nanchino, poi l’annuncio. Messe anche le basi per il rinnovo di Pinamonti.
CRESCE SAMIR. Da Udine infine continuano ad arrivare conferme sull’interessamento deil’Inter [Ter l’infortunato Samir. E’ lui, insieme a Wendell del Bayer, laprincipale alternativa a Rodriguezper il molo di terzino sinistro. Dal Brasile arriva l’ennesimo sfogo di Wagner Ribeiro, agente di Gabigol: «E’ stato umiliato dall’Inter. Se non giocherà, andrà in un alno top dui)».

Inter-Milan dei due mondi, all’orientale, come mercato globale comanda. Sono russi, arabi, statunitensi e cinesi i nuovi ricchi: noi le ultime prede dell’inedito colonialismo calcistico. E quindi il derby della Madonnina deve farsi bello per la Cina.

«Bauscia» nerazzurri e «cascia- vìt» rossoneri farebbero meglio a non lamentarsi: se i padroni fossero stati un texano e un californiano, invece di Zhang e Li, forse si sarebbe giocato alle due di notte per andare in «prime ti- me» in America. Si scherza, d’accordo: ma vietato stupirsi dei futuri orari di Premier e Serie A, viste le esigenze delle nuove proprietà. «Follow the money», segui i soldi, si dice: portano ormai verso le potenze emergenti.

MARCO POLO E comunque con Pechino va un po’ meglio che altrove. Anticipo all’ora di pranzo a San Siro, tanto siamo abituati, mentre sono le 19.30 alla tv cinese: quello che in realtà conta. Perché oggi nasce il derby cinese e in qualche modo andava celebrato: con diretta nell’orario di massimo ascolto entro la grande muraglia. Il primo Inter-Milan della storia con finestra sulla nuova via della seta: una volta fu Marco Polo a viaggiare da Venezia, adesso è dall’Oriente che arrivano i nuovi conquistatori, sul Boeing e non passando da Samarcanda. Siamo sinceri: potevamo accoglierli meglio.

L’EUROPA MINORE Niente da dire dal punto di vista delle emozioni, non mancheranno trattandosi di uno spareggio. Il problema è che in Inter-Milan in gioco non c’è uno scudetto, e neanche la qualificazione in Champions, condizione oggi indispensabile perché un investi-^ mento abbia un ritorno. No: Pioli e Montella si contendono il sesto posto: quello che permette di entrare nelle coppe dalla porta posteriore e, in cambio, ti chiede di essere già pronto il 27 luglio per il terzo preliminare di Europa League.

STADIO E TV Confermato che un derby tra la sesta e la settima del campionato non scalda i cuori e forse neanche i portafogli, sempre di derby si tratta: San Siro sarà esaurito perché tifo e rivalità storica sono più forti di qualunque classifica. Si spera che anche le tv cinesi facciano il pienone, ma il «prodotto» dovrà soddisfare i nuovi clienti: altrimenti si partirebbe col piede sbagliato. Nel derby d’andata, spettacolare ed emozionante, l’ultimo arrivato Pioli debuttò con un incoraggiante 2-2 mentre Montella sperava ancora di inserirsi nella lotta per il titolo. È andata abbastanza male a entrambi, ma oggi chi è messo peggio è l’interista. Per la classifica. Per le ultime uscite. Per le aspettative deluse. Il derby è il derby e lo sa anche lui: difficilmente Su- ning potrebbe confermarlo, in caso di risultato negativo. All’opposto, un successo nella stracittadina – 1-0 e palla al centro contro il rivale Li – avrebbe un valore inestimabile in Cina e potrebbe blindare la posizione del tecnico nerazzurro.

INTER RISCHIA DI PIU L’Inter ha più da farsi perdonare. In particolare, un mercato da qua­si 140 milioni senza risultati tangibili: l’anno scorso almeno ^era stato quarto posto. Senza entrare nel merito tecnico delle scelte estive (non di Pioli), sembrava che l’equilibrio fosse stato raggiunto: D’Ambrosio esterno, Medel arretrato, Kondogbia esaltato dal far coppia con Gagliardini (proprio co m’era nella Francia Under 20 con Pogba) e Perisic goleador dalla fascia. Poi basta che un giorno resti fuori Gagliardini, il vero top player, e finisce come il Barcellona senza Busquets. Mentre tra Banega e Joao Ma­rio non si capisce chi è di trop­po, forse entrambi. E così, pur in teoria superiore, l’Inter si ri­trova a -2 dal Milan che per tan­ti motivi ha meno da pretende­  Montella è un po’ come quegli elettricisti che provano a costruirsi la ra­dio in casa con due fili e un cacciavite.

Il suo Milan vive di prestiti pregiati (Deulofeu), talenti in crescita (Suso, Ro­magnoli), campioni del futuro (Donnarumma). Da quando il tecnico ha scelto il play di ma­novra (Sosa) invece che di co­pertura (Locatelli) gioco e pe­ricolosità ne hanno guadagnate. Comunque c’è un’identità tecnica e di gioco, una coeren­za tattica che alla lunga ha pa­gato. Più tranquillo Montella e con la panchina teoricamente ben salda anche nella prossi­ma stagione: benché saranno i nuovi proprietari ad avere l’ul­tima parola. Dalla sua, gioca anche il fatto che per tutti l’In­ter sia più forte ma lui abbia due punti in più (e una Super- coppa nell’albo d’oro).

CIN-CIN SAN SIRO Nel 2011, l’ultimo anno in cui una milane­se (il Milan) si è presa uno scu­detto, tutti i quotidiani italiani scrivevano preoccupati: «La Ci­na vuole comprare il debito pubblico italiano», maniera ele­gante per spiegare che con la sua liquidità infinita Pechino poteva prendersi tutta l’Italia. Senza indagare troppo sulle de­stinazioni di Bot e Cct sei anni dopo, il derby da oggi è cinese e sarebbe antistorico ripensare con nostalgia alle rivalità tra Moratti e Berlusconi, oppure ri­evocare i tempi di Gullit e Van Basten contro Matthaus e Klinsmann. Questo è il primo derby postmoderno. E non è escluso che in un futuro prossimo le stracittadine si giochino a Shanghai per essere trasmesse in tv da noi: il progetto c’è, il futuro è adesso.

Il derby è la partita più importante dell’annata, a maggior ragione oggi che veniamo da due sconfitte consecutive». Stefano Pioli parla ai microfoni di Media- set. «Vogliamo dare soddisfazioni vere ai nostri tifosi», continua il tecnico nerazzurro, che poi indirizza pensieri intelligenti nei confronti di Daniele Orsato, arbitro poco amato dal popolo interista, soprattutto dopo Juventus-Inter e le due giornate di squalifica a Icardi «ispirate» in un certo senso proprio dal 41enne fischietto veneto. «A me piace Orsato – spiega Pioli -, perché non dà confidenza, non si fa condizionare. So che gli crea fastidio il mio sbracciare in panchina, e allora prometto che resterò calmo e che le cose andranno bene».

Insomma, a Pioli serve un finale di stagione strepitoso per centrare l’accesso diretto in Coppa e allontanare quindi molti fantasmi. Molti ma non tutti, sia chiaro, perché Suning cambierebbe comunque nel caso in cui si liberasse un top coach, Antonio Conte o Diego Simeone per intenderci.

Piste complicatissime, va detto, anche se iniziano a filtrare con forza voci di un imminente nuovo assalto al tecnico argentino dell’Atletico Madrid. E cosa succederebbe invece in caso di tracollo della squadra e di una contemporanea «indisponibilità» di Conte o Simeone? Scatterebbe concretamente il piano B, e coinvolgerebbe tre tecnici in particolare: i portoghesi Marco Silva e Leonardo Jardim, quindi Luciano Spalletti. Sarebbero già stati attivati i primi contatti ufficiosi coi diretti interessati, d’altronde un club come l’Inter non può farsi trovare totalmente impreparato in caso di grave emergenza.

Un’eventuale corsa a tre praticamente alla pari, anche se Marco Silva e Luciano Spalletti sembrano godere di un leggerissimo vantaggio rispetto all’attuale tecnico del Monaco. Marco Alexandre Saraiva da Silva, classe 1977, sta facendo benissimo in Premier alla guida dell’Hull City, preso in corsa in una situazione drammatica di classifica e oggi fuori dalla zona retrocessione. L’erede di Mourinho, così viene considerato in patria Marco Silva, era fra l’altro già stato contattato ad agosto dall’Inter, ma poi prevalse la linea Thohir, e alla Pinetina arrivò Frank de Boer.

LA DIFESA DEL CAPITANO Intanto, Mauro Icardi assicura il massimo sostegno a Pioli: «Per la Champions non ci siamo più, è evidente – dice il capitano -, ma l’Europa League non deve sfuggirci. Per quanto ci riguarda, nello spogliatoio siamo molto contenti di Pioli. Il mister ha fatto delle grandi cose, e penso che meriti la fiducia di tutti. E’ un allenatore in grado di darci ancora moltissimo». Il 24enne argentino insegue il gol numero 21 in questo campionato e lo cerca contro l’unica squadra dell’attuale Serie A che non ha mai trafitto, il Mi- lan appunto.

La seduta di ieri, disputata intorno alle 12.30 per continuare ad allenare la squadra all’orario della partita di oggi, ha visto Stefano Pioli dare un’impronta diversa alla squadra da schierare contro il Milan. L’allenatore dell’Inter, partendo sempre dalla base del 4-2-3-1, ha provato un paio di aggiustamenti. Il primo in difesa, testando Nagatomo al posto di Ansaldi come terzino sinistro. Una scelta che se confermata dovrebbe essere giustificata dalla necessità di stare appiccicati il più possibile a Suso su quella fascia. E poi è ricomparso Joao Mario alle spalle di Icardi. Il portoghese potrebbe essere la spia da mandare sulle orme di Sosa in fase di costruzione. Discorsi aperti comunque, Pioli non ha ancora sciolto le riserve e vuole mantenere tutto il gruppo sulla giusta linea di tensione fino a un’ora prima del match. Sicuramente giocheranno Gagliardini e Icardi che hanno assorbito i ri-
spettivi problemi e potranno giocare dal principio il derby. E per entrambi sarà l’occasione di una prima volta: per Roberto sarà l’esordio contro il Milan da interista, mentre per Mauro si rinnoverà l’occasione di segnare il primo gol ai rossoneri in carriera.

DISCORSO Ieri sera momento di grande intensità alla Pinetina con l’arrivo di Steven Zhang. Il figlio del proprietario di Suning, Jindong, è salito ad Appiano Gentile per cenare con la squadra e la dirigenza. Poi, ha tenuto un lungo discorso motivazionale in inglese per caricare il gruppo. Ha espresso concetti profondi legati al senso d’appartenenza, all’orgoglio e alla necessità di dimostrare che Crotone è stata una tappa da dimenticare in fretta. E che la proprietà, nella fiducia completa del gruppo di lavoro, si aspetta una reazione convinta contro il Milan. Perché vincere sarà l’unico risultato che terrà vivo l’obiettivo minimo, il raggiungimento dell’Europa League.

PROGRAMMA Questa mattina la sveglia suonerà presto, intorno alle 8, perché alle 9.30 la squadra si ritroverà per una colazione-pranzo. Poi una passeggiata sui campi della Pinetina e quindi la partenza per il Meazza intorno alle 10.15 per essere a destinazione alle 11.
Montella prova a cambiare il finale, quando fu ripreso dall’Inter all’ultimo secondo, stravolgendo l’inizio. Della formazione in campo nel pari dell’andata, per scelta, necessità e mercato, l’allenatore ne ritroverà appena cinque, meno della metà. Con- fermatissimo Donnarumma in porta, dietro resiste solo De Sciglio che una novità se la porta dietro lo stesso: nel frattempo è stato promosso capitano. Fuori Abate (k.o.), Paletta e Gomez (scelta tecnica), dentro Calabria, Romagnoli e Zapata. A centrocampo il superstite è il solito Kucka, mentre Locatelli, allora centrale della mediana, dovrebbe perdere il ballottaggio in regia con Sosa. Bonaventura, all’andata retrocesso a centrocampo oggi è stabile in infermeria, e il suo posto verrà probabilmente preso da Mati Fernandez. Davanti resistono in coppia: Bacca e Suso, protagonista con doppietta, che verranno accompagnati da Deulo- feu, dove a novembre scorso c’era invece Niang, ceduto in inverno al Watford. In mezzo a numerose comunicazioni riguardanti il futuro, o meglio il presente, del club, è arrivata puntuale anche la lista dei convocati.

TORNA MONTOLIVO Gli infortunati sono i soliti ma uno di loro ieri ha lo stesso vestito la maglia rossonera e giocato una partita: Montolivo, k.o. per la rottura del crociato del ginocchio sinistro da inizio ottobre, è stato infatti convocato da Stefano Nava, allenatore della squadra Primavera, per la partita del pomeriggio valida per il Girone A contro il Vicenza. Gara vinta 6-1, con Montolivo in campo fino a quasi metà del secondo tempo, osservato speciale del nuovo d.s. Mirabelli. Riccardo ha parlato a Sport Italia: «Sto bene, il ginocchio sta rispondendo alla grande. La condizione è deficitaria ma sono qui per questo. La società? Si chiude un’era epocale, ci tengo a ringraziare il presidente Berlusconi come tifoso prima che da calciatore. Derby? La squadra sta bene e si è visto contro il Palermo. Ci teniamo ad andare in Europa, partendo al meglio dal derby». Poi Nava: «Far giocare Montolivo è stata una richiesta di Montella e gli auguriamo di tornare presto al massimo della forma, la prima squadra ha bisogno di lui».

La periferia di Milano di questi tempi vede cose strane: a marzo è passato il Papa, ieri è stato trovato un gheppio americano in un appartamento all’ottavo piano. Che cosa facesse su un armadio quella specie di falchetto è un mistero. Il derby è in linea, con Inter e Milan succede spesso qualcosa lontano dal centro, sulle fasce. Candreva e Perisic sono tra i pericoli principali per Montella, Suso e Deulofeu sicuramente hanno fatto spendere più di qualche minuto a Pioli. La partita è meno prevedibile di altre: potrebbe cominciare su ritmi alti, aperta, o precedere lentamente, tattica. Le ali però sono una garanzia: chi dice che Inter-Milan si deciderà anche lì non sbaglia.

DIVERSI Gioco delle differenze. L’Inter ha Candreva a destra e Perisic a sinistra. Come si usava una volta, sono un destro e un mancino, ognuno sulla sua fascia. Anche per questo, l’Inter crossa tanto: 27 volte a partita contro le 15 del Milan. Il Milan usa Suso a destra con Deulofeu a sinistra e al contrario non sarebbe la stessa cosa: «Deu» a destra ha giocato spesso, ma Jesus sulla fascia mancina perderebbe parecchia efficacia. Il suo movimento tipico è iperconosciuto: dribbling a rientrare, poi assist e soprattutto tiro col sinistro.

INTER Analogie. Inter e Milan hanno cambiato in corsa. Peri- sic e Candreva, con De Boer, restavano molto larghi, finendo per sfornare un numero mostruoso di cross, da ogni posizione. Giocate nella zona più calda, però, pochine. Le loro partite erano povere di tiri ma piene di volate in fascia e assistenza per Icardi, che però finiva troppo spesso per trovarsi solo nel cuore dell’area, facilmente marcabile. Pioli ha preteso dalle ali maggior coinvolgimento in fase conclusiva, senza invertire i ruoli. Candreva e Perisic hanno stretto la posizione per favorire la sovrapposizione dei terzini. In più, è arrivato un ordine preciso: tirare molto, anche da lontano, e attaccare il palo di competenza per raccogliere gli assist del collega dell’altra fascia. Non a caso, i 5 gol in campionato di Candreva sono arrivati tutti con il nuovo corso, mentre Pe- risic con Pioli ha segnato 6 dei suoi 9 gol.
MILAN Il Milan invece è cambiato con il mercato. Galliani si è inventato il colpo – Deulofeu, che ha girato la squadra. Al posto di Bonaventura, più tecnico, più completo, è entrato in formazione un giocatore di strappi.
Geri non ha grande varietà di colpi, però gira le partite. In 932 minuti, ha messo assieme 22 occasioni create, 31 dribbling e 10 tiri in porta. Tanti.
IL RESTO Le ali ovviamente sono solo l’inizio, perché la partita si sviluppa su tutto il campo. La fisicità del centrocampo del- l’Inter, ad esempio, può dare  tanto fastidio a Kucka-Sosa- Mati. Icardi e Bacca poi vivranno duelli che sembrano un bigino di Coppa Amerca: Mauro troverà Zapata, Carlos vedrà da vicino Miranda e Medel. Le loro marcature, come quelle di D’Ambrosio, Nagatomo, Calabria e De Sciglio ai lati, sposteranno il derby. L’Inter probabilmente terrà di più il pallone, il Milan non aggredirà alto – quando lo ha fatto, non è andata benissimo – e punterà anche sulle ripartenze.

Un
pronostico è complicato, quasi senza senso, ma questo strano derby a pranzo promette allegria. Un po’ per la strana atmosfera cinese, un po’ per il precedente. L’andata finì col 66% di possesso Inter e 34 cross contro 4. Due gol di Suso, uno di Candreva, il 2-2 al 92’ di Perisic. Com’era, quella storia delle ah?

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