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Tutto (o quasi) in nove giorni. Tra stasera (avversario il Pescara a San Siro), martedì (quando al Meazza arriverà la Lazio in Coppa Italia) e domenica prossima (quando è in programma il rendez-vous allo Stadium con la Juve) l’Inter si gioca molto, se non tutto. Stefano Pioli vuole procedere con un passo alla volta: contro il Pescara può chiudersi in gloria il ciclo di vittorie “obbligate” per accorciare la classifica in ottica Champions. Con tre punti, il pallottoliere arriverebbe a 7 successi consecutivi in campionato, 9 considerando l’Europa League: nel novembre 2012 Andrea Stramaccioni arrivò a 10 perché vinse una gara in più nel gironcino di Coppa però lui (soprattutto) sbancò Torino. E, nonostante tutti si sforzino di concentrare le energie sul Pescara, la mente rischia di scivolare già sulla sfida con la Juve. Per questo motivo la società attende un’importante prova di maturità dalla truppa. Un imperativo corroborato anche dallo stimolo per i giocatori di poter intascare il premio messo in palio da Suning in caso di poker di vittorie a gennaio.

Di certo stasera la squadra non soffrirà di solitudine: nonostante l’imminenza del match di Coppa con la Lazio (obiettivo a cui la proprietà tiene tantissimo) allo stadio sono attesi 38.000 spettatori. Troveranno un’Inter di gala anche se logica impone qualche cambiamento. In tal senso è altamente probabile che possa essere risparmiato Kondogbia (diffidato), mentre per Miranda – pure lui a rischio squalifica – il tecnico, alla luce del ritorno di Medel, dovrà valutare costi e benefici legati a un suo possibile mancato utilizzo. Detto che è aperto il ballottaggio per sostituire lo squalificato Ansaldi (Nagatomo favorito su Santon), in attacco potrebbe trovare spazio Eder per far rifiutare uno tra Candreva e Perisic.

Nonostante ieri non sia stato provato tra i titolari, neanche stavolta riposerà Mauro Icardi che al Pescara in carriera ha già segnato 6 gol (è la sua seconda vittima preferita: all’andata ribaltò il match con una doppietta), di cui 4 tutti in una volta ai tempi della Samp. Il capitano a San Siro è una macchina da gol: ne ha segnati 9 nelle ultime 6 gare, 11 in 10 di campionato e 39 in 57 partite da interista. In trasferta invece l’argentino non segna da Empoli (21 settembre) ma, tra una settimana, ritroverà lo Stadium. Dove si sente come nel giardino di casa.

Arrivano conferme importanti sulla voglia di espansionismo in Europa di Suning. Il gruppo della famiglia Zhang, come raccontato nei giorni scorsi, ha deciso di acquistare altri club nel vecchio continente, puntando forte su Belgio e Portogallo. Ieri il portale Hln.be ha confermato come ormai sia agli sgoccioli la trattativa per l’acquisizione del Royal Excel Mouscron, formazione attualmente ultima nella Jupiler League. Suning sarebbe pronto a investire 9 milioni per ottenere il 90% del club gestito da Pini Zahavi, potente procuratore vicino a Kia Joorabchian, altro agente ormai noto al popolo nerazzurro perché consigliere di mercato del gruppo di Nanchino. Il Mouscron dovrebbe essere il primo acquisto di una serie che dovrebbe poi portare Suning in Portogallo dove nel mirino c’è il Gil Vicente, club di seconda divisione. Mouscron in Belgio per testare la bontà di giovani italiani ed europei, magari in uscita dalla Primavera, Gil Vicente in Portogallo per far ambientare i talenti sudamericani alle prime armi in Europa (i brasiliani, per esempio, sono equiparati): questo il piano ben presente nella testa dei dirigenti cinesi.

I club “satelliti” per costruire dunque giocatori poi pronti a sbarcare all’Inter in un futuro neanche troppo lontano. Il domani è invece rappresentato dall’estate 2017, quella che dovrà servire a Suning per ridurre definitivamente il gap dalla Juventus. Tanti i big nel mirino e fra i vari obiettivi di mercato ci sono i terzini Ricardo Rodriguez del Wolfsburg, per la fascia sinistra, e Matteo Darmian del Manchester United. Secondo il “Sun”, l’ex terzino del Torino, abile a giostrare su entrambe le corsie laterali, starebbe già cercando casa in centro a Milano in vista del trasferimento a giugno. Intanto niente Zenit San Pietroburgo per Ranocchia: il club russo ha infatti trovato l’intesa col Chelsea per l’acquisto immediato del serbo Branislav Ivanovic, in scadenza a giugno. Ranocchia in questo gennaio è stato sondato da molti club (Sassuolo, Palermo, Bologna, West Ham, Swansea, Hull City), ma il suo ingaggio da 2.4 milioni ha finora frenato ogni trattativa.

Massimo Oddo non si arrende davanti alla classifica che vede il Pescara con un piede in Serie B. «La situazione è difficilissima, ma non ci sentiamo già retrocessi, mancano ancora 18 partite e sappiamo che nel calcio può succedere di tutto. Non ci sentiamo spacciati, abbiamo il dovere di dare tutto per provarci e non arrenderci, cercando di raccogliere partita dopo partita il più possibile. Questa è l’unica soluzione», ha detto il tecnico in conferenza stampa. «Se la società avesse voluto allontanarmi lo avrebbe fatto. Io ho firmato per tre anni perché credo nel progetto. Anche la possibilità di retrocedere era stata messa in conto. Abbiamo fatto tutti degli errori quest’anno, ma se torniamo in B ripartiremo, non scomparirà tutto, anzi». A rendere la situazione ancora più difficile è l’affollamento dell’infermeria. Nella rifinitura pre-Inter si è fermato pure Fornasier, che non è stato convocato. Il suo guaio muscolare va a pareggiare i conti con il recupero di Gyomber (ieri tolto dal mercato dalle parole del presidente Sebastiani), mentre in avanti Bahebeck ha superato i malanni influenzati che sembravano averlo messo k.o. ed entra nella lista dei partenti per il Meazza.

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tempo di raccolta. Mauro leardi vive inevitabilmente il 2017 come l’anno della svolta, a tutti i costi. Alle spalle sacrifici veri, la giusta gavetta, anche parecchie polemiche, ma soprattutto valanghe di gol nonostante la scarsa collaborazione generale di un’Inter non proprio scintillante nelle ultime stagioni. Davanti a sé traguardi di prestigio, sia personali sia di squadra.
ATTACCO AL POTERE È peresempio arrivato il momento di irrompere sul palcoscenico della Champions: lì, mai ha recitato il 23enne bomber di Rosario; la stessa Inter è a digiuno di Europa che conta da ormai cinque anni. Strada durissima, in ogni modo l’approccio di Pioli e la solidità della nuova proprietà hanno di fatto cambiato la storia recente della squadra, aprendo prospettive esaltanti. Maurito, petto in fuori, non ha mai disertato in prima linea, anche con una certa spacconeria, a tratti incoscienza, ma ora sa bene di dover produrre un ulteriore salto di qualità, ciò che fra l’altro lo porterebbe a concretizzare un paio di sogni del tutto
personali: la Seleccion argentina da protagonista e l’ingresso a testa alta nel club dei più spietati killer delle aree di rigore. Già, Mauro Icardi è in piena corsa per la Scarpa d’Oro. Un vero e proprio «attacco al potere», visto che da otto anni dominano, a turno, Leo Messi, Cristiano Ronaldo e Luis Suarez. Così, al momento, in fila i grandi bomber in Europa: Cavani 20 centri; Aubameyang 16; Icardi, Messi, Sanchez, Suarez e Diego Costa 15. Occhio, però, perché i gol realizzati in Spagna, Italia, Inghilterra, Germania e Portogallo vanno moltiplicati per due; 1,5 il coefficiente in Francia. Dunque, davanti a tutti c’è Aubameyang
a quota 32 (16×2), mentre Cavani «scende» a 30 (20×1,5) con Icardi e compagnia. Questa sera, contro il Pescara, Maurito ha l’occasione di dare un bello scossone alla sua classifica: all’andata fu decisivo con una doppietta, tre punti strappati in maniera rocambolesca nei minuti finali, un 2-1 che di fatto allungò la vita a De Boer, già in crisi dopo la sconfitta col Chievo e il pareggio interno con il Palermo.
E POI HIGUAIN… L’albo d’oro del maggiore riconoscimento per bomber è indubbiamente uno stimolo incredibile: scalzando fenomeni simili, Icardi verrebbe infatti proiettato definitivamente in una dimensione di assoluta eccellenza, e a quel punto sarebbe obiettivamente inspiegabile negargli la maglia dell’Argentina. A proposito di Nazionale, dopo il Pescara i nerazzurri andranno nella tana della Juventus… di Gonzalo Hi- guain! Sì, è vero che è su Pratto che bisogna fare la corsa in prospettiva convocazione, ma a Icardi, statene certi, interessa solo la maglia da titolare, e quella se la contendono Aguero e appunto Higuain. Juventus- Inter del 5 febbraio avrà poi addosso gli occhi di mezzo mondo, compresi quelli del c.t. Bau- za. E a Torino quella sera non saranno probabilmente tranquillissimi, nonostante le 27 vittorie casalinghe consecutive in campionato: l’Inter fu la prima
squadra a espugnare lo Juventus Stadium (novembre 2012), e Icardi lì ci ha già vinto con la Samp, segnando una doppietta il 6 gennaio 2013. Più in generale, fra Samp e Inter, Maurito ha bucato i bianconeri per sette volte.
IN CIFRE Cresciuto nel Barcellona, in realtà Icardi è tecnicamente e tatticamente italiano sotto ogni punto di vista, e la cura Pioli lo sta trasformando da semplice finalizzatore a vero uomo squadra. È sbarcato da noi a 18 anni, una fortuna secondo Carlitos Tevez, «perché la Serie A è la miglior università del mondo per chi sogna di sfondare nelle aree di rigore avversarie. Se segni in Italia, segni ovunque…». E Icardi la butta dentro con impressionante re-
golarità. Deve ancora compiere 24 anni (lo farà il 19 febbraio), eppure vanta già 72 centri in Serie A (dieci firmati Samp). Numeri da sballo con l’Inter in particolare: 69 gol coppe comprese, come Jair e Firmani; nel mirino Recoba (72), Adriano (74), quindi Milito e Cruz che si sono fermati a quota 75. Il Principe è stato invece già raggiunto in A: 62 gol nerazzurri per entrambi. In questa stagione, sono appunto 15 i centri in campionato, e per 14 volte Mauro ha colpito all’interno dell’area nemica: 5 gol di testa, 9 di destro e uno di sinistro. «È il nostro capitano, è un grandissimo giocatore ed è pronto per la Nazionale», parola di Javier Zanetti, vicepresidente dell’Inter e monumento del calcio argentino.

Inter insegue oggi la w settima vittoria consecutiva in campionato, la nona se si considerano anche l’inutile successo sullo Sparta Praga in Europa League e il positivo ottavo di finale di Coppa Italia contro il Bologna (3-2 dopo i tempi supplementari). Una striscia importante, che ha ridato orgoglio e passione a tutto l’ambiente nerazzurro. Le ambizioni sono tornate di alto profilo: la squadra è ora a ridosso dell’Europa cha conta, e aspetta con curiosità e «fame» la partitissima dello Juventus Stadium (5 febbraio) per capire quanto ancora sia lunga la strada prima di rimettere realmente pressione alla terribile armata bianconera.
NORMALIZZATORE A CHI?Un lavoro strepitoso quello di Stefano Pioli, etichettato come un «normalizzatore» necessario al termine della fallimentare esperienza di Frank de Boer, rivelatosi invece condottiero vero, per nulla rassegnato a una stagione al massimo sufficiente. Buon senso, polso fermo («quando si arrabbia è meglio stare alla larga, altro che uomo mite», dicono nello spogliatoio) e un bagaglio tecnico-tattico di primissimo ordine: ecco le caratteristiche messe sul tavolo da chi ha letteralmente ribaltato il mondo Inter in poco più di due mesi. «Dobbiamo avere la consapevolezza della bontà del nostro lavoro – ha detto Pioli ai microfoni Mediaset -, io sono convinto che ci possiamo giocare ogni partita a testa alta, sapendo di avere le carte in regola per battere chiunque. Alla fine tireremo le somme. Mi lascia comunque tranquillo l’atteggiamento dei miei ragazzi: vedo umiltà, voglia di sacrificarsi per la squadra e grande ambizione».
I TEMPI DI STRAMA Se questa sera arriveranno i tre punti Pioli eguaglierà in campionato le strisce sempre nerazzurre di Ranieri ( 2011-2012) e di Stramaccioni (2012-2013). Rispetto alla squadra targata Strama, sono solo quattro i superstiti nell’attuale rosa: Rodrigo Palacio, Andrea Ranocchia, Yuto Nagatomo e Juan Pablo Carrizo, di fatto zero titolari. Facciamo un po’ di storia: è comunque del- l’Inter il record assoluto di vittorie consecutive in serie A: nel 2006-2007, l’allora banda Mancini mise in fila diciassette successi; era la stagione del post Calciopoli. La Juventus 2015-2016 di Massimiliano Allegri si fermò invece a quindici vittorie, e fu il Bologna di Roberto Donadoni a imporre il pareggio a Buffon e compagni. Al terzo posto c’è un’altra Juventus, quella di Antonio Conte (2013-2014) con 12 vittorie consecutive, segue la Roma 2005-2006 di Luciano Spallet- ti a quota 11. Tornando in ambito Inter, successivamente al record del 20062007 vanno segnalate due strisce da otto vittorie: sempre Roberto Mancini nel 2007-2008, quindi José Mourinho nella sua prima stagione a Milano, 2008-2009. Coppe comprese, comanda ancora il Mancio in casa nerazzurra: 13 vittorie nel 2007-2008 (8 in A, 2 in Coppa Italia e 3 in Champions League) e 11 l’anno prima (7 in campionato, 2 in Coppa Italia e 2 in Champions League). Stramaccioni si è invece fermato a 10 (7 in campionato e 3 in Europa League): Pioli potrebbe agganciarlo battendo oggi il Pescara e martedì sera la Lazio nei quarti di finale di Coppa Italia).

Partirà ancora una volta dalla panchina, in campionato Gabriel Barbosa ha fatto tre apparizioni mettendo insieme la miseria di 32’, recuperi compresi, eppure l’affetto nerazzurro che circonda il 20enne brasiliano è impressionante. Ogni suo passo, in campo o in fase di riscaldamento, è accompagnato da boati, cori e applausi. Le magliette numero 96 vanno a ruba e a livello di social i numeri hanno poco da invidiare rispetto ai più grandi calciatori del pianeta. Un approccio durissimo col calcio europeo, sia fisicamente sia mentalmente, e a dicembre è stata davvero forte la tentazione di tornare a casa, in Brasile: sei mesi in prestito per ritrovare continuità e sorriso, questo chiedeva al d.s. Ausilio. E invece è bastato entrare in contatto con Stefano Pioli per allontanare ogni cattivo pensiero. Feeling immediato con il 51enne parmigiano: 72’ in Coppa Italia contro il Bologna e tanto lavoro specifico in settimana, pressato e motivato dallo staff tecnico. Insomma, oggi Gabigol si sente realmente dentro al progetto Inter e sempre più vicino a una condizione generale che gli possa permettere un minutaggio più importante. Nel frattempo dovrà essere bravo a sfruttare ogni occasione, magari anche stasera, a caccia del primo gol «italiano» che di sicuro scatenerebbe San Siro.

LA RIFINITURA Nella rifinitura di ieri pomeriggio Stefano Pioli ha intanto mischiato parecchio la carte, provando a un certo punto una formazione con Andreolli terzino destro, Palacio al posto di Icardi ed Eder per Perisic. In realtà, cambierà poco rispetto alla squadra che ha vinto a Palermo. Questo il probabile undici: Handanovic fra i pali; D’Ambrosio, Medel, Miranda e Santon dietro; Gagliar- dini e Brozovic davanti alla difesa; Candreva, Joao Mario e Perisic a ridosso di Icardi. Capitolo diffidati: fra Miranda e Kondogbia (il prossimo turno c’è la Juve) dovrebbe essere risparmiato solo il centrocampista francese. In ogni modo, in mattinata è prevista un’ultima seduta tattica, e allora sperano ancora in una maglia da titolare Jeison Murillo (ballottaggio
con Medel) e Yuto Nagatomo (in corsa con Santon): il difensore colombiano, in particolare, ieri ha svolto tutto l’allenamento senza problemi, dimostrando di aver smaltito la febbre di giovedì.
SOLIDARIETÀ Questa sera l’Inter giocherà con una maglia speciale, in onore delle popolazioni del centro Italia: «Siamo molto vicini alle famiglie e alle popolazioni che stanno vivendo momenti molto difficili. E noi, nel nostro piccolo, cercheremo di sostenerli e aiutarli».

Sono passati quasi sette anni dalla prodezza che lo fece conoscere ai tifosi interisti: un destro di prima da 40 metri che prende il giro buono e si schianta all’incrocio dei pali. È il 3-0 contro il Manchester City in un’amichevole d’agosto del 2010. Quel ragazzino con il numero 34 in nerazzurro è Cristiano Biraghi. Di esterni con il suo piede, dal vivaio dell’Inter, specialmente sulla sinistra, non ne sono usciti poi tanti. Eppure, l’ex enfant prodige questa sera sarà dall’altra parte della barricata, con la maglia del Pescara. L’estate scorsa, dopo qualche anno in giro tra i prestiti a Catania, Chievo e Granada, è passato a titolo definitivo agli abruzzesi. Mentre l’Inter continua il balletto su quella fascia e nel suo ruolo, il 24enne, cresciuto alla Pinetina ed entrato poco più che maggiorenne, nel giro dei big, non ha trovato posto nella scuderia nerazzurra.
EMOZIONE Questa è una serata speciale di Biraghi, passato dal sogno di vestire la maglia nerazzurra a San Siro in Champions League alla consapevolezza di dover costruire lontano dal Duomo la sua carriera. «Per me è bello poter giocare questa partita, ma è importante tanto quanto le altre – afferma -. L’Inter, però, ha un sapore speciale. Ricordo il mio debutto contro il Twente in Champions e la partita contro il Werder Brema, una grande emozione. E’ bellissimo tornare a San Siro: sono cresciuto lì, sono tifoso nerazzurro. Sarà una serata piena di emozioni. Cosa farei in caso di gol? Non so se esulterei…». A Milano con l’obiettivo di portare via punti: «Dobbiamo rendere conto a una città intera e a una società che crede in noi. Non molliamo».

Fort San Siro. Dovesse conquistare i 3 punti con il Pescara, questa sera, non solo l’Inter toccherebbe le 7 vittorie consecutive in campionato, che diventerebbero 9 considerando tutte le competizioni, ma raggi ungerebbe anche i 10 successi di fila in casa. Dopo la sconfitta interna con il Cagliari ( 16 ottobre), la seconda stagionai e dopo quella con l’Hapoel Be’er Sheva, è arrivata la svolta. Dal Torino al Chievo, in campionato, nessuno ha più avuto scampo, con 1’aggiunta, come vittime, cSoutliampton e Sparta Praga, in Europa League, e Bologna, in Coppa Italia.
SCONTRI DIRETTI. Insomma, si chiama fattore campo non a caso. E, se l’Inter riuscirà a mantenere la tendenza, potrebbe essere decisivo pure in chiave Champions. La Roma, attualmente seconda, e il Napoli, terzo, infatti, saranno di scena a Milano nel girone di ritorno. I giallorossi già il prossimo 26 febbraio, gli azzurri il 30 aprile. Si tratta di scontri diretti chela banda Piolideve vincere a tutti i costi per ridurre le distanze dal podio del campionato. Non a caso il tecnico parmigiano continua a sotto- lineare die continuare a vincere sarà utile per rendere decisive questo tipo di sfide. Anche perché, aggiungiamo noi, ser Inter lia impresso un’accelerazione clamorosa con i suoi 6 successi consecutivi, i punti guadagnati sono stati soltanto 3 rispetto ai capitolini e 2 nei confronti dei partenopei.
BOMBER DI CASA. L’aria di San Siro, peraltro, sembra fare molto bene a leardi. Tra le mura amiche, infatti, il capitano nerazzurro è una vera e propria macchina da gol. Molto più che in trasferta. Considerando solo il campionato, quest’anno, davanti ai propri tifosi, Maurito ha colpito ben 11 volte in 10 partite, addirittura 9 nelle ultime 6 gare. In viaggio, invece, il suo bottino è “ridotto” a 4 centri in il usate, ed è a secco dalla doppietta di Empoli dello scorso 21 settembre. Il trend, peraltro, non riguarda solo questa stagione. Considerando quelle in nerazzurro, infatti, leardi ha segnato 39 gol in 57 match casalinghi e 23 in 55 incontri in trasferta. Cliissà, forse è anche una questione di atteggiamento della squadra. Ad ogni modo, il Pescara è un avversario die gli porta bene. In serie A, Maurito ha incrociato
E’ d’aiuto il pubblico nerazzuno.il più numeroso della A E leardi alMeazza si esalta: 11 gol
gli abruzzesi in due occasioni e gli ha rifilato 6 “sberle”, un poker con la maglia della Sampdoria e una doppietta da interista, proprio nella gara di andata. La curiosità è che nella rifinitura di ieri Pioli ha provato Edere Paiatio al posto di Perisic e leardi. Tuttavia, risulta diffidie immaginare
die rinund al suo capitano.
PRIMI IN CLASSIFICA. Tornando a San Siro, il pubblico nerazzurro è il piti numeroso di tutta la serie A, con una media di 42.661 a partita. Il Milan segue da vicino, con poco pili di 100 spettatori in meno. Rispetto allo scorso torneo, il dato è negativo, visto chela media finale allora fri di 45.538. Il gap, però, è destinato a ridursi o, più probabilmente, ad essere cancellato, visto che, oltre alle sfide interne con Roma e Napoli già menzionate, Fin- ter ospiterà il derby di ritorno.
MOUSCRON. Per concludere, dal Belgio arrivano conferme sul fatto che Suning abbia ormai scelto il Mouscron come nuovo club su cui investire in Eurqia Secondo il gitale blu. be, ci sarebbe mi’offerta di 9 milioni di euro per il 90% delle azioni.

Suning farà una grande Inter. Il ritornello è noto, non passa giorno in cui non venga fatto l’elenco dei top player che il colosso di Nanchino vorrebbe portare in nerazzurro. Gli obiettivi per l’estate 2017 sono chiari, da Bernardeschi a Berardi, passando per Ricardo Rodriguez, Manolas e Marquinhos, senza dimenticare il sogno Verratti e gli altri super big stranieri come James Rodriguez o Sanchez. Ci sono giocatori che ricoprono quasi tutti i ruoli, tranne due, quello di prima punta (è vero, Sanchez gioca da centravanti, ma è una seconda punta ) e di portiere. Perché davanti l’Inter ha un certo Icardi che rappresenta il punto fermo su cui costruire la squadra che verrà e in porta ha Samir Handanovic che garantisce un rendimento sicuro e ha un contratto fino al 2019. Nonostante questo, però, per quanto concerne il portiere, l’Inter non è ferma e da tempo sta monitorando un gruppo di giocatori che potrebbero raccogliere l’eredità del numero uno sloveno.

Handanovic già lo scorso maggio aveva messo in dubbio la sua conferma all’Inter, sognava – e sogna tuttora – la Champions, una competizione che non ha mai giocato e che vorrebbe disputare prima di chiudere la carriera. La frustrazione per l’ennesima occasione sprecata in nerazzurro gli aveva fatto pensare all’addio, ma alla fine, complice la mancanza di offerte concrete, aveva deciso di rimanere. A fine campionato la questione potrebbe riaprirsi se l’Inter non dovesse centrare il terzo posto. Handanovic però in estate compirà 33 anni e dovrà valutare il dà farsi. Difficilmente l’Inter lo metterà alla porta, ma se dovesse crearsi la situazione di dover cercare un sostituto all’altezza, ecco che il ds Ausilio non si farà trovare impreparato.

Sono cinque, ad oggi, i portieri che il club nerazzurro considera in grado di andare a ricoprire un ruolo che dal 1963 in poi ha visto alternarsi – tolte le parentesi di Girardi (’68-69), Peruzzi (’99-00) e Frey (’00-01) – solamente grandissimi interpreti come Sarti, Bordon, Zenga, Pagliuca, Toldo e Julio Cesar, prima ovviamente di Handanovic. Il preferito, per crescita, potenziale e rendimento, è Jan Oblak (classe ’93), saracinesca dell’Atletico Madrid (37 gol incassati in 64 gare di Liga), erede proprio del nerazzurro nella nazionale slovena. Oblak ha un contratto lungo con l’Atletico (2021) e una valutazione monstre visto che il club spagnolo gli ha fatto firmare una clausola di rescissione da 100 milioni.

Più semplice ragionare, anche in prospettiva 2019, su tre profili che bene stanno facendo, ma che non hanno ancora completato il loro processo di affermazione. Da ormai due anni abbondanti l’Inter segue il nazionale tedesco Bernd Leno (’92) del Bayer Leverkusen e il brasiliano – di passaporto portoghese – Ederson (’93) del Benfica. Quest’ultimo, cresciuto nel San Paolo, ma di fatto al Benfica dall’età di 16 anni, ha uno sponsor particolare, ovvero l’ex Julio Cesar che con lui condivide lo spogliatoio dall’estate 2015 e che da questa stagione gli ha lasciato definitivamente il posto da titolare. Infine, restando nella penisola iberica, occhi su Sergio Rico (’93), numero uno del Siviglia e nel giro della nazionale spagnola. Tutti e tre sono stati promossi dagli osservatori, devono ancora migliorare e hanno valutazioni simili, fra i 15 e i 20 milioni. L’Inter proseguirà a tenerli sott’occhio.

E poi c’è il quinto portiere, probabilmente l’ultimo in questa speciale graduatoria, anche se fino a qualche mese fa il suo nome era maggiormente quotato. Parliamo di Mattia Perin (‘92), esploso definitivamente al Genoa dopo le annate interlocutorie a Padova e Pescara (tant’è che in Under21 era la riserva di Bardi), ma sulla cui valutazione pesano fortemente i due gravi infortuni rimediati a entrambe le ginocchia nell’ultimo anno.

La questione del successore di Handanovic potrebbe avere dei risvolti anche nella scelta che la società dovrà fare la prossima estate. Il 30 giugno, infatti, scadranno i contratti di Carrizo (33 anni) e Berni (34), rispettivamente secondo e terzo portiere. Il futuro di Carrizo sembra scritto, con l’argentino che dovrebbe tornare in patria per chiudere la carriera, mentre quello di Berni è ancora da decifrare. L’Inter dovrà quindi scegliere un nuovo vice, un giocatore che, sulla carta, dovrà coprire le spalle ad Handanovic, crescere e chissà, magari raccoglierne l’eredità fra due stagioni se la società lo considererà pronto e maturo per una responsabilità del genere. Sul taccuino di Ausilio ci sono in particolare due giocatori, Alessio Cragno (’94 del Cagliari in prestito al Benevento, titolare dell’Under 21) e Alex Meret (’97 dell’Udinese, oggi alla Spal). In casa nerazzurra, però, c’è già un profilo che raccoglie molti consensi ed è quello di Ionut Radu, 19enne portiere romeno che lo scorso ottobre ha rinnovato il contratto fino al 2020. L’Inter ripone molte speranze sull’ex Primavera, acquistato nell’estate 2014 dalla Pergolettese dopo il parere entusiasta del “Giaguaro” Luciano Castellini. Radu già la scorsa estate, nonostante le molte richieste di società di Serie B, era stato in bilico per diventare il terzo portiere nerazzurro, poi si era fatto male e il 28 settembre fu operato alla spalla sinistra, un infortunio che solamente in queste ultime settimane si sta lasciando alle spalle. Da quello che il club deciderà di fare con Radu – a fine campionato avrà messo insieme 3 anni all’Inter, acquisendo quindi lo status sia di giocatore formato nel club, che di giocatore cresciuto calcisticamente in Italia -, dipenderanno molte delle strategie future, senza dimenticare comunque che l’Inter ha in prestito in B due buoni portieri come Francesco Bardi (ex numero uno dell’Under 21 e titolare al Frosinone) e Raffaele Di Gennaro (Ternana) che potrebbero essere considerati nella costruzione del terzetto di portieri per l’annata ’17-18.

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