Streaming Gratis Napoli – Benevento Diretta Live Tv Info orario Rojadirecta

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Streaming Gratis Napoli – Benevento diretta Live Tv

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Un ceffone per tornare a rigare dritto. Preso a Kharkiv, digerito tornando in Italia e ora trasformato nella voglia di essere di nuovo se stessi. Tornare a “fare il Napoli”, oggi, contro il Benevento in quel derby campano di serie A che manca dal 1987/88, quando l’avversaria era l’Avellino. Per ricominciare a correre da capolista servirà quella formazione che Sarri manderà in campo al San Paolo, rispettando il turnover (ci saranno 4 novità rispetto allo Shakthar) eppure tenendo intatto l’assetto che aveva permesso di vincerne 5 su 5. Rimettere in campo dal primo minuto Allan, Jorginho e Mertens, darà il senso del gruppo che funzione meglio e dell’alternanza che serve per tenere tutti sullo stesso livello di tenuta. Poi, con Maggio (forse) di nuovo a destra, Hysaj potrà tornare in condizione per la sfida di mercoledì a Roma con la Lazio. Ma questa è un’altra storia, mentre oggi per il Napoli conta soprattutto battere il Benevento che ha 0 punti in classifica, pur avendo mietuto consensi e numeri positivi: un solo gol segnato, nonostante abbia effettuato almeno 15 tiri in ognuna delle prime 3 giornate ed è leader dei contrasti vinti (46). Non sarà semplice superare i sanniti, ben compatti nel 4-4-2 targato Baroni, e dovrà riemergere il Napoli delle meraviglie per riacciuffare in testa alla classifica l’Inter, con la nona vittoria consecutiva in campionato per stabilire il record in serie A. Sarà la prima volta stagionale alle ore 15 per gli azzurri a Fuorigrotta, con 45.000 spettatori (solo 1.100 i fan del Benevento) che riserveranno un sostegno particolare ad Hamsik che mai aveva iniziato una stagione tanto lentamente.

Qui BENEVENTO

(g.d.b.) In condizioni peggiori il Benevento non avrebbe potuto proporsi oggi al S. Paolo di Napoli, atteso da un Napoli deciso a dimostrare che la sconfitta ad opera dello Shakhtar Donetsk è stata solo una parentesi. Baroni deve fare a meno di 4 titolari, tra questi, i due esterni Ciciretti e D’Alessandro e l’attaccante Iemmello, neppure convocati. Pur tuttavia, lo schieramento tattico resta quello che non ha sfigurato in queste prime tre gare, confidando quanto meno di avere un pizzico di fortuna in più, oltre a sperare in qualche giocata determinante, carenza emersa in questo primo scorcio.

La vita (ri)comincia a cinquantanni (circa), dopo averla osservata dal basso, dalla periferia d’un macrocosmo scintillante, che si è parato distante e all’orizzonte: chi la dura la vince, ma è stata una faticaccia ritrovarsi – però orgogliosamente – nel sottoscala d’un calcio, aggrappati semplicemente a se stessi, alle proprie idee, alla verticalità di uomini nati per soffrire. Si scrive Sarri, si guarda il Napoli e si resta a dondolare intorno ad un interrogativo: perché? Un tour nel precariato, in un tunnel scavato tra la serie C e la serie D, pur avendo un «rombo», un «tridente» e un football con effetti così speciali che per illuminare hanno dovuto aspettare l’anno di grazia 2012 e l’apertura dell’Em- poli, che ha rappresentato il passepartout per atterrare al Napoli, su intuizione di De Laurentiis.
Ma ci sono voluti 55 anni e 233 giorni (dunque circa 56), affinché emergesse il Sarrismo in tutto il suo splendore: il vecchio che avanza, con rispetto (assoluto) parlando. E poi se si scrive Baroni, che ha il sapore di un titolo nobiliare, si piomba nell’inquietudine d’un mondo incapace di aspettare, aggrovigliato nell’impazienza che a 46 anni e 51 giorni, dopo avergli regalato la panchina del Siena, gliela tolse alla terza da allenatore: è questa, dunque, l’occasione costruita sul campo, attraverso il sudore ed il lavoro, avendo l’umiltà di fare anche due passi indietro, accettando la Primavera della Juventus (nel 2011) per capire, per capirsi.

BENEDETTI TOSCANI. Napoli-Benevento è la partita delle rivincite postume di due uomini con una storia sostanzialmente diversa ed una escalation, invece, assai simile: è un viaggio, stavolta meraviglioso, che Maurizio Sarri ha avviato (lui ch’è nato a Bagnoli) decollando da Figline e poi godendosile colline toscane, ossservandole in lungo ed in largo; mentre Marco Baroni da Tavernuzze, che in questo San Paolo da giocatore ci ha vinto uno scudetto, con tanto di gol decisivo contro la Lazio, s’infilò nella tuta da allenatore alla Ron- f dinella di Firenze e poi s’è allungato tra Montevarchi e Carrara, prima di ritto- < varsi a Siena.

CINCIN.
Marco Baroni ha appena compiuto 54 anni e, giustamente, la serie A più autentica, più sua, è questa che è riuscito a regalarsi con il Benevento, un’occasione che il suo presidente – Oreste Vigorito – gli ha lasciato custodire pure nel periodo più difficoltoso, quello della scorsa primavera, quando il sogno di credere nell’impossibile stava per trasformarsi in miraggio: poi il destino ha riannodato il filo e compiuto il prodigio.
Aurelio De Laurentiis, invece, volle scommettere su Maurizio Sarri al termine di una serie di consultazioni con Mihajlo- vic ma anche con Unai Emery: e alla terza, una sconfitta e due pareggi rocamboleschi, sorvolando sulla diffidenza e sulle paure, andò avanti con decisione. Perché la vita può ricominciare dolcemente a cinquantanni.

T come turn-over: perché è necessario, si direbbe indispensabile, in questo calcio in cui nell’aria c’è ancora il profumo di Champions. T come titolarissimi: perché a questo punto conviene andare sul sicuro puntando su chi sa cosa fare e come farlo, con i tempi giusti e la velocità di calcio e di pensiero. T come travolgente: perché le otto vittorie consecutive tracciano un solco da seguire e un record da inseguire. T come tutto e anche subito: è rimasta qualche scoria, per una sconfitta che ha fatto male, e allora il Napoli non avrà altro a cui dedicarsi, per il momento, se non al Benevento, in un derby inedito in cui però ci sarà comunque da soffrire.
CERTEZZE. Però qualche dubbio resta e in questo tourbillon da rotazione si potrebbe anche (anche) passare alla rivoluzione: le certezze, per così dire, sono Reina tra i pali, Hysaj sulla corsia di destra, Allan in mediana che va ad avvicendare Zielinski, Jorginho che si riprende la regia per Diawara, Hamsik e Callejon che non si toccano e Mertens che rientra per fare il centravanti come negli ultimo undici mesi. E ci si potrebbe anche scommettere un euro su questi sette undicesimi, nel quale già si ritrovano tre facce nuove rispetto a mercoledì sera.
DUBBI. Poi arrivano le (legittime) domande: Ghou- lam ha percorso la corsia di sinistra in lungo ed in largo ed ha (avrebbe bisogno di un po’ di riposo. Mario Rui, che con Sar- ri è cresciuto ad Empoli, sa quanto basta: e uno!. In mezzo, Kou- libaly sempre presente e Al- biol che sta tirando il carro (nonostante i 40′ iniziali saltati a Bologna) potrebbero entrare in «conflitto» con Maksimovic; e pure in attacco c’è una incognita, e si chiama Insigne, che s’è dovuto sbattere tra il Napoli e la Nazionale e non ha potuto tirare il freno a mani praticamente mai: dovesse farlo oggi, più Giacche- rini che Ounas.
IDEA. Ma è tutto concesso alle riflessioni di una notte, quella che Sarri ha consumato rileggendo nel personalissimo libro bianco i dati di una squadra che comunque, tra l’Atalanta e il Bologna e lo Shakhtar non è mai riuscita ad essere se stessa, soprattutto nella fase iniziale, con un approccio blando, quasi sempre sotto ritmo. In teoria, ed al termine della seduta pomeridiana, i cambi che sembra si possa intuire restano «quei» tre; però, chi può dirlo, va a a finire che diventino, quatto, cinque, persino sei (perché poi mercoledì prossima c’è la Lazio). T come trasformazione.

Ventuno volte. Ventuno partite sempre a segno, sempre a bersaglio, al San Paolo come al Santiago Bernabeu: 53 volte. In casa e in trasferta: non è mica un caso che il Napoli abbia realizzato 94 gol nel campionato precedente, 9 in quello appena cominciato (secondo attacco dietro Juve e Inter) e abbia concluso la stagione 2016-2017 con 115 reti complessive in tutte le competizioni. Record assoluto della storia azzurra. E ora? Semplicissimo: bisogna continuare su questa strada e prolungare la striscia sin da oggi con il Benevento. Le buone abitudini vanno conservate.

LA STRISCIA. E allora, sotto a chi tocca. E in questo caso, nonostante il rapporto più o meno familiare con i cugini, per la prima volta contro in un derby in Serie A, sono gli uomini di Baroni a doversi difendere dall’impietoso strapotere dell’attacco azzurro.
Napoli spietato e implacabile; magari non sempre impeccabile in fase difensiva, è vero, però nelle ultime 21 partite di campionato, Champions e Coppa Italia è stata sempre rispettata una tradizione: il gol. Totale: 53 reti in questo arco temporale che va dal 28 febbraio, e dunque dalla semifinale d’andata di Coppa Italia con la Juve allo Stadium (3-1), a mercoledì. Alla trasferta internazionale di Kharkiv con lo Shakhtar Donetsk, al Me- talist.
L’ULTIMA VOLTA. Per la precisione, la squadra di Sarri è andata a segno 39 volte nelle 15 occasioni della stagione precedente, e 14 nelle 6 gare dell’annata appena cominciata: 5 in Champions, tra le due uscite del preliminare con il Nizza e il debutto amaro nella fase a gironi in Ucraina, e 9 in campionato con Verona, Atalanta e Bologna, tutti archiviati con un tris. Sotto il profilo delle statistiche, per dovere
di cronaca, il Napoli vanta per il momento il secondo attacco d’Italia alle spalle di Juve e Inter, prime con 10 reti (i nerazzurri, p erò, hanno giocato una partita in più). L’ultima volta a bocca asciutta, insomma, risale alla sconfitta al San Paolo con l’Atalan- ta del 25 febbraio: un 2-0 di sette mesi fa. Ormai una vita.
LE MOTIVAZIONI. Oggi con il Benevento, insomma, passerà tutto attraverso il gol: bisognerà segnare per ritornare alla vittoria dopo il passo falso con lo Sha- khtar; per andare a caccia del nono successo consecutivo in campionato, e dunque di un nuovo record della storia del club nei tornei a venti squadre; per allungare ancora la prolifica striscia inaugurata a febbraio. Motivazioni sufficienti, non c’è che dire, ma soprattutto un’impresa più che possibile per una squadra abituata a giocare a memoria e titolare di un tridente magico (con relative alternative). E se poi alla festa dovessero partecipare anche Insigne, ancora a secco in A, e Hamsik, mai a segno neanche in Champions, allora il cerchio si chiuderebbe davvero. Con tanto sollievo.

Se i bookmaker avessero saputo delle ultime defezioni in casa giallorossa, avrebbero sicuramente aumentato le quote relative ad eventuali risultati positivi del Benevento (9,50 il pareggio, a 20 la vittoria). Baroni deve fare di necessità virtù, i medici hanno trattenuto in infermeria due dei migliori interpreti delle prime tre partite, Ciciretti e D’Alessandro, e l’attaccante più importante arrivato dal rush finale del mercato estivo, Pietro Iemmello. Al palo anche il difensore albanese Djimsiti, il cui posto è stato preso dal baby dell’Inter,
Gravillon. Non si può dire che la fortuna sia amica della Strega in questo momento, anche se Baroni non si fascia la testa e va avanti per la sua strada senza un lamento.
ESTERNI. Dunque si cambia in casa giallorossa: nuove le corsie esterne, nuovo almeno uno dei due attaccanti. E’ il momento di Lazaar e Parigini, di Lombardi e Armenteros. Prove fatte già nel test del giovedì: Lombardi a destra, Parigini a sinistra, ma quel giorno c’era Lazaar fermo ai boxper un problema al tallone. Un problema che l’atleta marocchino ha risolto in fretta, p er cui una delle due corsie esterne dovrebbe essere dell’ex esterno del Newcastle, visto l’esordio brillante nella gara contro il Torino. Singolare che vengano meno proprio i due giocatori che finora non si sono fermati mai, Ciciretti, autore tra l’altro dell’unico gol giallorosso finora, e D’Alessandro. Proprio sulle corsie esterne

Baroni aveva voluto i maggiori rinforzi e ora, pur non nelle condizioni migliori, ha le alternative per fronteggiare l’emergenza improvvisa. Cambiano gli esterni, cambiano anche le caratteristiche di gioco. E probabilmente i due nuovi ingressi (Lazaar e Parigini, forse) potranno anche garantire maggiore copertura in fase di non possesso. Rimane a casa anche Pietro Iemmello, il bomber tanto atteso, appena arrivato dal Sassuolo. Re Pietro, come lo chiamano i suoi estimato – ri, si porta appresso un’infiammazione al tendine rotuleo e per questa ragione ha saltato più di una seduta in settimana. Baroniha deciso di farlo riposare e probabilmente di puntare su Samuel Armenteros, il centravanti mancino della Nazionale svedese, bomber lo scorso anno in Eredivisie. Novità assoluta perii Benevento e per i i campionato italiano, l’attaccante svedese di origini cubane, sta aspettando conpazien- zala sua occasione. Abituato alle grandi platee, non solo nel campionato olandese, ma anche con la maglia della Svezia, non dovrebbe patire più di tanto i cinquantamila del San Paolo. Baroni ci crede e punta su di lui per vivacizzare il gioco offensivo della sua squadra. Novità tra i convo cati anche quella del senegalese Kanouté. Il ragazzo, cresciuto nelle giovanili giallorosse, ha disputato un grande campionato l’anno scorso nelle file della Juve Stabia: Baroni può utilizzarlo da esterno offensivo o all’occorrenza anche da seconda punta. Nell’emergenza l’allenatore sannita cerca nuove risorse. Hai visto mai?

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