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La partita di Champions League fra Qarabag– Roma  inizierà alle ore 18:00 , è l’anticipo della Sesta giornata di serie A.  Come Vedere Qarabag– Roma Streaming Gratis è possibile per tutti oggi mercoledi 27  Settembre alle ore 18:00 grazie a Mediaset e Sky che trasmetteranno la partita su Sky Super Calcio, Sky Sport 1 e Sky Calcio 1, anche in HD (alta definizione), e su Premium Sport e Premium Sport HD.

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Sta sul pezzo. Altro che passeggiata in Arzebaijgian, nella trasferta più lunga per una partita ufficiale della Roma. Il volto segnato da un viaggio pesante, qualche inconveniente per arrivare allo stadio di Baku con mezz’ora di ritardo rispetto all’orario fissato per la conferenza stampa. Di Francesco anche stasera (si gioca quando in Italia sono le 18, ma qui ci sono due ore in più) applicherà la regola del turn over, sono previsti cinque cambi rispetto alla partita vinta contro l’Udinese. Nella sua Roma non esistono gerarchie e Di Francesco tiene tutti sulla corda: «Ci sono giocatori che hanno uno spessore e grande esperienza, ma alleno tutti allo stesso modo per averli pronti per giocare. Ne ho voluti due per ogni ruolo proprio per questo. La mia scelta non si lega al tipo di partita che dovremo affrontare. Questa per esempio la si dà per scontata e invece non sarà facile, dovremo avere rispetto per il Qarabag».

VAI FARAONE. Nel turn over sabato scorso ha brillato El Shaarawy, autore di una doppietta, che sarà confermato stasera: «Ha avuto problemi all’inizio della preparazione, ma adesso li ha risolti e quando è stato meglio l’ho utilizzato. In quel ruolo può giocare lui come ci può giocare Florenzi, è un ruolo molto dispendioso e io utilizzerò tutti gli esterni a disposizione. El Shaa- rawy è uno dei titolari e interpreta al meglio questo ruolo».

Gli unici esenti dal turn over, insieme al portiere, sono Dzeko e Kolarov: «E’  chiaro che rispetto al Qa- rabag noi abbiamo un livello tecnico superiore, ma bisogna mettere in campo determinate caratteristiche anche in queste partite. Per questo motivo entrambi giocheranno dall’inizio».
I GOL NON CONTANO. Questa partita contro gli azeri rappresenta una tappa di avvicinamento alla sfida contro il Milan, che può proiettare la Roma verso il vertice della classifica. Di Francesco cerca la prima vittoria in una trasferta di Cham- pions dopo sette anni, ma sa che domenica sarà una tappa importante per il cammino della Roma: «Non mi interessano i gol, sarebbe bello segnare quanto il Chelsea, ma voglio i punti. Dobbiamo essere cattivi per vincere questa partita. Il campionato italiano non è poco allenante in vista della Champions. Anche in altri campionati c’è il divario, sia in Spagna che in Inghilterra, sono sempre le solite squadre che dominano a parte qualche caso sporadico come il Leicester. Noi dobbiamo alzare il livello, ma non credo sia questo il motivo per il quale le squadre italiane incontrano difficoltà in Champions».

Ha fatto studiare il Qarabag dal suo collaboratore Giancarlo Marini e conosce i giocatori più importanti: «Ci sono diversi calciatori interessanti che sanno essere pericolosi. Dobbiamo avere rispetto, ma io sono qui principalmente per vincere».
Infine l’ultimo riferimento è per Defrel, il giocatore che ha fortemente voluto dal Sassuolo. Stasera dovrebbe giocare ancora da esterno, lui che era arrivato come vi- ce-Dzeko: «Può rigiocare anche a destra, in precedenza ho scelto in base alle gare. Ci sono giocatori che devo vedere allenati, lui per primo che conosco bene, ma potrebbe rigiocare tranquillamente a destra». Forse lo ha visto poco allenato, per questo è andato in panchina nelle ultime tre partite.

Si staglia un vecchio fratello di Dzeko all’orizzonte delle ambizioni di Dzeko: nel Qarabag gioca il portiere di coppa, il bosniaco Ibrahim Sehic, che oltre a essere il secondo della Nazionale bosniaca ha condiviso con il più famoso connazionale l’estrazione calcistica. Tutti e due hanno studiato all’accademia dello Zeljeznicar di Sarajevo, la principale fabbrica di talenti del Paese. Sehic, 29 armi, è stato uno dei protagonisti della prima qualificazione di una squadra azera alla Champions League. In campionato invece è il collega ucraino Kanibolotskiy a difendere il Qarabag, che in patria divora campionati come fossero polpette. L’alternanza verrà rispettata anche contro la Roma.
CARICA. Su un portiere bosniaco si fondano dunque le speranze della gente di Baku, che in fila dietro al presidente-padrone Aliyev riempirà lo stadio Olimpico per la prima volta (68.000 spettatori, record di presenze e di incasso della nazione) dal 2015, anno dell’inaugurazione. Tutti insieme a testare uno strano cocktail che mescola i pilastri della Nazionale azera, mai così competitiva da ambire a una fase finale di Europei o Mondiali, e addirittura 10 stranieri di 9 mondi diversi, tra haitiani e spagnoli, tra sudafricani e brasiliani. Non è nemmeno la squadra di Baku, anzi è la squadra dei rifugiati di Agdam, ma stasera non importa. Il Qarabag è di più, è l’Azerbaigian.

PRESSIONE. L’allenatore, Gurban Gurbanov, una specie di leggenda del club, ammette l’emozione della vigilia: «C’è pressione su di noi, perché giochiamo con lo stadio pieno e abbiamo poca esperienza internazionale. E’ la nostra prima partita a Baku, sarà una notte importante per tutto il Paese. Ma sono sicuro che i giocatori giocheranno una partita responsabile, sfruttando il calore della gente». Dopo aver preso 6 gol dal Chelsea, ha studiato la Roma: «Non capisco perché si dia per scontato che agli ottavi vadano Chelsea e Atletico. Ho visto le partite della Roma. Secondo me hanno ottime possibilità di passare il turno. Però nel calcio anche i più forti possono sbagliare e perdere. Il Qarabag ci proverà». cresta è appena fatta, rifinita per la showroom della Champions Le- ague, e attira l’attenzione anche a Baku, quando la Roma scende dal pulIman dopo oltre 4 ore di volo.

«Forza Lazio» urla un tifoso, probabilmente non italiano, che aspettava la squadra davanti all’hotel. Radja Nainggolan ascolta e prima di infilarsi nella porta scorrevole risponde con ironia da derby: «Ciao bmtto». Si diventa idoli anche così. Ma in Azerbaigian sia lui che la Roma devono fare sul serio. La Roma perché non vince in trasferta in Champions da 7 anni. Nainggolan perché, persa la Nazionale belga,ha bisogno di visibilità internazionale per riconquistare il et Martinez. Peraltro, visto che non ha mai segnato in Champions, la partita contro il Qarabag può essere l’occasione per cancellare questo zero nel curriculum e per confermare la tendenza virtuosa di inizio stagione: tornando a giocare da mezzala, ha già fatto gol con la Roma e fornito due assist mentre nel 2016 di questi tempi era ancora a secco.

INCONVENIENTE. Ma la vigilia di Eusebio Di Francesco è stata turbata da un infortunio: Diego Perotti, già recuperato a tempo di record dopo la sutura di 10 punti a una caviglia, si è fermato nella rifinitura allo stadio Olimpico a causa di un risentimento dietro alla coscia destra. E’ probabile che abbia commesso qualche movimento sbagliato per “proteggere” la ferita. I medici dovranno valutarne le condizioni al rientro in Italia, che avverrà domani a ora di pranzo, in vista di Milan-Roma. Ma intanto, a Baku, Di Francesco per il ruolo di esterno destro d’attacco dovrebbe rilanciare Defrel, che sarebbe preferito al giovane Cengiz Under Nainggolan vuole il Belgio e va a caccia del primo gol in Champions (richiestissimo per le foto, qui vive una forte colonia turca). Per il resto, confermato il turnover funzionale con buone speranze per Bruno Peres, Pellegrini, Gonalons e Juan Jesus.

AUTOSTIMA. Proprio Juan Jesus è stato attore di un piccolo sketch durante la conferenza prepartita: ha dovuto più volte sistemare il microfono di Di Francesco, che non si accendeva. Poi, parlando da giocatore e non da fonico, ha spiegato la sua rinascita dopo un anno difficile: «Vengo dall’In- ter, conosco gli ambienti esigenti. Un giorno sei forte, il giorno dopo non sei capace. Adesso sto dimostrando il mio valore ma se pure dovessero tornare le critiche, non ci sarebbero problemi. I tifosi possono fare ciò che sentono: io lavoro con umiltà, i fischi lilascio a loro». Sorridente ma schietto.

CI è tutto l’Azerbaigian. A cominciare dal padre padrone di questa strana nazione divisa tra bisogno di novità e attaccamento alla storia: Ilham Aliyev, presidente della repubblica, sarà in tribuna all’Olimpico di Baku per un evento di portata storica, la prima partita casalinga di una squadra azera in Champions League. Nei corridoi dello stadio, una meringa che rappresenta un esempio di comfort ed estetica, filtra la notizia del record di spettatori: 68.000 persone, tutto esaurito; mai lo sport locale aveva conquistato tanta partecipazione popolare. Non è solo una questione di calcio e di Qarabag, che nemmeno è di Baku, ma di orgoglio e propaganda nazionale agli occhi dell’Europa occidentale. Non si sarebbe scomodato altrimenti il signor Aliyev, l’uomo che in patria pilota la costituzione a suo piacimento ma fuori si è guadagnato la fama di sovrano illuminato, dagli Usa alla Russia, attraverso il petrolio e il gas.

ATTESA. I biglietti, dai 20 agli 1,50 euro, sono andati a ruba. E i bagarini pregustano “creste” più visibili di quella di Nainggolan. «La gente non aspetta altro che partite così» ci racconta l’ambasciatore italiano in Azerbaigian, incontrato casualmente davanti alla sede diplomatica incastrata tra i vicoli della città vecchia, tra le mura del castello e un reperto di catapulta. Si chiama Augusto Massari, ha 46 anni e 4 figli, viene da Rimini e ha già girato il mondo passando per Mozambico, Svizzera e Cina prima di stabilirsi a Baku. «Sono arrivato da un mese e mezzo – racconta – e non ho ancora avuto modo di sistemare la parabola per vedere le partite. Ma sono un grande appassionato di calcio. E lo sono anche i cittadini azeri. Da molti giorni quando capiscono che sono italiano mi chiedono della Roma. Per loro è davvero una serata particolare».

ORDINE. Par la cinque lingue, «anzi sei perché c’è anche il romagnolo», e tifa Bologna: «Mi piace molto Verdi, è un calciatore dal talento purissimo. Ma anche la Roma è una squadra interessante. E poi ha un bravissimo allenatore, Di Francesco, che è anche il papà del nostro Federico…». E’ Massari a guidarci nel tour virtuale della città, «dove vivono circa 350 italiani, molti dei quali impiegati nelle multinazionali», prima di posare con i 43 tifosi arrivati dall’Italia con l’Unione Tifosi Romanisti. «L’Azerbaigian è un Paese che tiene molto all’immagine e al turismo» spiega l’ambasciatore. Non gli si può dare torto: non c’è una cartaccia in giro.

Le strade sono pulitissime e i palazzi del centro sono curati al millimetro cubo. Se e quando spunta un rifiuto, dietro l’angolo compare per incanto lo spazzino che aspira tutto a costo di bagnare i turisti con l’innaffiatoio.
FRATELLANZA. «Inoltre Baku è una città sicurissima». Ci convive la maggioranza musulmana, tra donne col velo e signorine meno osservanti, che prega in 300 moschee disseminate sul territorio, e una parte cattolica che ha avuto in dono dal regime «un ettaro e mezzo di terra dove costruire una chiesa» chiude Massari. Fuori dal centro, ben lontano dal Mar Caspio che offre il suo scorcio dall’alto ricordando il golfo di Napoli, con la quale infatti Baku è gemellata, resistono i palazzoni di reminiscenza sovietica e impazzano le gru che annunciano i cantieri. Su questo percorso bulimico di (ri)costruzione che mira ad attrarre nuovi capitali e a promuovere l’economia assai instabile del Paese, la partita tra Qarabag e Roma è un mattone non trascurabile.

Contro l’Atletico è entrato negli ultimi undici minuti, questa sera sarà invece per la prima volta titolare in una partita di Champions. Tutta un’altra vita per Lorenzo Pellegrini, tornato alla Roma per essere protagonista. Ha già preso la strada giusta. Titolare contro Verona e a Benevento, ha dimostrato che non è una riserva del super centrocampo della Roma, lui che aveva cominciato a giocare da attaccante e che è stato trasformato in mezzala da Montella, quando brillava già nei Giovanissimi. Due grandi prestazioni e stasera potrebbe di nuovo dare il cambio a Stroot- man, nella serata di Champions che per la Roma può significare molto in vista della qualificazione.

UN PREDESTINATO. La carriera tutta di corsa, bruciando le tappe. L’umiltà nell’affrontare l’esperienza, due anni in provincia, a Sassuolo, per tornare a Roma ancora più forte. Questa sera potrebbe essere l’unico romano in campo dall’inizio, con De Rossi e Florenzi destinati a partire dalla panchina. Una tappa nella crescita di un giovane che sta studiando per diventare leader. Grande personalità, dote non comune a 21 anni. E’ a lui che si affida Di Francesco in campo per far scattare il pressing, perché Lorenzo conosce il calcio di

Eusebio meglio degli altri. Il tiro, la visione di gioco, la capacità di sacrificarsi e di giocare per la squadra. Sono qualità che Pellegrini si porta dentro da ragazzino e che può affinare ancora. Ha al suo attivo cinquanta presenze in serie A e nove gol, cinque partite in Europa League e una rete, una presenza in Champions. Un bottino importante per un ragazzo di 21 anni, che ha già conquistato la Nazionale e adesso si gioca un posto per il Mondiale in Russia, spareggio permettendo. Prima era stato uno dei leader dell’Under 21. Un centrocampista completo. Che Di Francesco ha aiutato nella crescita.

L’EUROPA CHE CONTA. Gli sono bastati gli undici minuti contro l’Atletico Madrid, il contributo dato nel sofferto finale per capire il fascino della Champions. A Baku stasera tocca a lui. E’ considerato uno degli Under 21 più forti in circolazione, Mourinho lo vorrebbe al Manchester United, la Juve ha provato a farlo prendere lo scorso gennaio. Pellegrini ha scelto di diventare grande nella Roma. Ma oggi conta solo il Qarabag.

Questa trasferta ha evitato di farla. Ne ha parlato con Monchi, gli ha spiegato che avrebbe preferito restare a casa. Scelta concordata, si dirà, perché Totti è sempre padrone del suo destino. Oggi sono quarantuno anni. Primo compleanno senza scarpini, che cominciò a indossare quando aveva sei anni. Ne ha ancora un paio da parte, da usare quando gioca con gli amici, da tirare fuori per l’amichevole alla quale parteciperà venerdì a Tblisi, invitato a una partita speciale con le All Stars di tutto il mondo, da Puyol a Rivaldo, da Zanetti a Cafu. Dunque, ecco il regalo che Totti si è concesso: tornare in campo all’indomani dei suoi 41 anni. E’ un compleanno particolare e lo passerà in famiglia. A casa sua, con i parenti stretti, qualche cugino. Il rapporto con Monchi si è consolidato in questo periodo, per Francesco è il suo principale punto di riferimento. Ieri mattina Totti non è partito con la squadra. C’era grande attesa per lui anche a Baku, ma alcuni tifosi sono rimasti delusi.

Francesco sta facendo il suo percorso da dirigente, con grande impegno e grande disponibilità. Nei giorni scorsi è stato con la moglie Ilary a cena dagli amici dell’Isola del pescatore a Santa Severa, non ha perso le abitudini di quando era calciatore.
ICONA. Ha cominciato il percorso di una nuova vita, ha risposto la maglia numero dieci, che ancora va a ruba negli store della Roma. Quella maglia è ancora un’icona ed è ancora viva l’immagine delle sue lacrime la sera del 28 maggio. Immagini che hanno fatto il giro del mondo e che hanno reso Totti più popolare, se fosse possibile. Un eroe eterno. E’ stata una scelta sofferta la sua, che ancora non ha metabolizzato completamente. Perché se fosse dipeso da lui avrebbe preferito continuare ancora. Con un altro allenatore, dopo quello che gli ha rovinato il finale di carriera. Ci sono state tribolazioni, tormenti, ripensamenti. E’ sparito per tre mesi prima di cominciare a frequentare Trigoria con un’altra veste, altri panni, quelli stretti del dirigente. La giacca, la camicia bianca, le scarpe nere. I tifosi ancora lo ricordano con i cori e gli striscioni all’Olimpico, è applaudito in tutti gli stadi nei quali va da dirigente della Roma.

NUOVA VITA.
Francesco in pochi mesi ha cambiato vita. Ora non va più in campo, non è il primo ad arrivare a Tri- goria tra i giocatori, ma partecipa alle riunioni tra i dirigenti, indirizza le strategie, ha dato il suo sostegno a Di Francesco nei primi momenti di difficoltà.
I suoi consigli tecnici sono preziosi, ha ancora un grande carisma nello spogliatoio, i suoi ex compagni lo stanno sempre a sentire. Ha dato il suo parere sui giocatori acquistati, ha aiutato Monchi a convincere Schick nei giorni del dubbio. E sa che deve fare un percorso di apprendistato da dirigente.
Lo fa con umiltà, senza far pesare il suo cognome. Per la Roma è sempre un valore aggiunto. Anche a 41 anni. Auguri.

Meglio non scherzare con il fuoco. La matricola Qarabag, uscita maltrattata da Stamford Bridge nel debutto in Champions (0-6) contro il Chelsea, questa sera si gioca più di una partita. La Roma infatti scenderà in campo a Baku in uno stadio tutto esaurito davanti a 70.000 spettatori, guidati addirittura dal presidente della Repubblica dell’Azerbaigian, Ilham Aliyev, leader del Paese dal 2003. Proprio per questo motivo, Di Francesco invita i suoi a tenere alta la guardia: «Si danno per scontato tante cose, invece non sarà una partita facile. Occorre rispetto per il Qarabag e la sua storia. Bisogna fare punti. La Roma ha un livello tecnico superiore al loro, però serve essere determinati e cattivi, altrimenti non si fa risultato. Certo, il Chelsea ha segnato sei gol e sarebbe bello segnarne anche noi tanti ma quello che occorre è innanzitutto vincere». Vola basso il tecnico, consapevole del doppio tabù da sfatare questa sera: la Roma non vince in Champions lontano dall’Olimpico da quasi 8 anni (3-2 a Basilea, il 4 dicembre del 2010) e non riesce a tenere la porta inviolata in trasferta addirittura dal 6 marzo del 2007 (2-0 a Lione) per un totale di 22 partite con almeno un gol al passivo.

LA REGOLA DEL 5
Nonostante l’imperativo della vittoria, avanti col turnover. Anche in Champions sarà confermata la regola dei cinque cambi. Rispetto al successo di sabato contro l’Udinese riprenderanno il loro posto Peres, Juan Jesus, Pellegrini, Gonalons e Defrel: «La mentalità giusta la potremo trovare anche più avanti. In ogni caso il turnover ha una logica e continuerà. Lo farò qui a Baku come a Milano domenica». Non sarà della gara Perotti che nonostante il recupero lampo dal taglio alla caviglia suturato con 10 punti, ieri nella rifinitura ha avvertito un fastidio al flessore della coscia destra. Con il Milan alle porte, meglio non rischiare. Ad Alisson, Kolarov e Dzeko, toccherà invece partire ancora una volta dal via. Sono gli unici tre elementi della rosa che sono stati schierati sempre titolari. A proposito del bosniaco, in città impazza il paragone tra lui e Immobile. Di Francesco si tiene stretto il suo centravanti: «Io preferisco Edin. A Ciro piace girare per il fronte d’attacco, il bosniaco invece lavora dentro l’area, se sei in difficoltà gliela puoi mettere anche alta, ha ottima tecnica, mentre palla a terra Immobile è micidiale. Io comunque mi tengo il mio».
Chi non farebbe differenze, qualora glielo proponessero, è invece il tecnico del Qarabag, Gurbanov che pensa all’impresa: «E’ la nostra prima partita a Baku, qualcosa di importante per tutti noi, per la città, per il nostro Paese e per il nostro calcio. Stavamo aspettando una grande partita, la Roma è una grande squadra e sarà difficile. Nel nostro gruppo ci sono 3 favorite: Chelsea, Atletico e Roma. Forse qualcuno di voi avrà estromesso i giallorossi dai primi due posti del girone. Io, dopo averli visti giocare, li ritengo tra i favoriti per il passaggio del turno. Faremo del nostro meglio per fare risultato».

totti resta A CASA

Niente trasferta a Baku invece per Totti (che ieri ha visto nuovamente lo storico murales che lo ritrae al Quartiere Monti imbrattato). Contrariamente alle previsioni, l’ex capitano della Roma ieri mattina non è partito con gli altri dirigenti per accompagnare la squadra nella trasferta contro il Qarabag. Il motivo è da legare al fatto che oggi Francesco brinderà ai 41 anni e per il primo compleanno da non calciatore ha deciso di festeggiare a Roma in famiglia. Domani invece è atteso a Tiblisi, per la sfida tra i veterani d’Italia e il resto del mondo, organizzata dall’ex milanista Kaladze, candidato sindaco della capitale della Georgia.

Storie di velocità. A Baku, la Formula Uno sembra avere casa stabilmente. Nel lungo viale che costeggia il Mar Caspio, i box addirittura non vengono quasi mai smontati, così come le pubblicità automobilistiche sui cavalcavia paiono ricordare a tutti che questa è una città che vive sempre – anche in economia – con l’acceleratore a tavoletta. Ecco, ci sono stati giorni in cui Stephan El Shaarawy ha creduto di essere una vettura da Gran Premio che non avesse mai bisogno di soste, rabbocchi, o puri e semplici riposi. D’altronde, quando il 3 ottobre 2012 segnò allo Zenit Pietroburgo una rete che lo consacrò come il più giovane marcatore in Champions League della storia del Milan, la vita per lui sembrava davvero una scala di cristallo. Aveva 20 anni ancora da compiere e un futuro apparentemente a senso unico. Poi però la ruota cominciò a girare in senso inverso, le difficoltà sembrarono insormontabili e aU’improwiso sono arrivate altimetrie degne di una tappa del Giro d’Italia. Su e giù, come tanti, forse come tutti. Quanto basta perché il 27 ottobre ormai non così lontano, i suoi 25 anni rappresentino la prima cartina di tornasole di una reazione chimica che ancora deve finire di operare.

MILAN E AZZURRO Una cosa è certa: in attesa di quel giorno, la settimana che sta vivendo è da acceleratore premuto, da velocità massima. Il Faraone d’altronde è lanciato alla riconquista di se stesso e del mondo. Sabato c’è stata la doppietta con l’Udinese, stasera la sfida di Champions con il Qarabag che, quanto meno, dovrebbe far mettere alla Roma in ghiacciaia la qualificazione alla Europa League e magari far sognare un’impresa a spese di Chelsea e Atletico Madrid. Domenica, poi, la sfida al Milan, ad un passato mai rinnegato, che gli aprirà le porte alla convocazione in Nazionale per le gare con Macedonia e Albania, antipasti dei playoff che attendono gli azzurri per arrivare al Mondiale.
Tra l’altro, proprio in azzurro Stephan ha già giocato qui. Era il 2015, stesso stadio, e anche grazie a un suo gol ITtalia vinse 3-1, arrivando a Euro
2016.

BOLGIA BAKU Intendiamoci, nulla di tutto quanto detto sopra viene dato per scontato. Pensate alla sfida di stasera a Baku. Allo stadio Olimpico ci saranno quasi 70mila spettatori (si sussurra più della capienza concessa dalla Uefa) e anche il presidente della Repubblica dell’Azerbaigian, Ilham Aliyev, pilota senza rivali del suo Paese già dal 2003. Insomma, El Shaarawy dovrà sgommare parecchio per centrare il primo dei suoi traguardi settimanali, perché l’impressione è che ci sia un intero popolo stasera a soffiare nelle vele del Qarabag. Di Francesco però ha fiducia in lui. «Stephan ha dovuto fare un percorso di crescita legato agli allenamenti – dice il tecnico – ma nell’ultimo periodo l’ho visto molto bene. Certo, il suo è un ruolo molto dispendioso, che vedrete cambiare spesso, ma lui è uno dei titolari perché lo interpreta al meglio».

PEROTTI K.O. Meglio così, perché ancora una volta la sfortuna non aiuta gli esterni d’attacco giallorossi. Appena recuperato Florenzi e in attesa di Schick, ieri nella rifinitura si è fermato Perotti, uscito daH’allenamento con una borsa del ghiaccio sul flessore della coscia destra. Inutile dire che il suo impiego contro il Milan – tenuto conto che ha anche dieci punti sopra il piede destro – è ovviamente in dubbio. E allora, straordinari in vista per il Faraone?
11 giallorosso non si tira indietro. «Per me tornare a San Siro è sempre speciale – ha detto -. I rossoneri hanno rivoluzionato l’intera squadra, comprando giocatori per puntare a vincere subito. Per la Roma sarà difficilissimo». Possibile, ma per uno che è tornato ad avere l’acceleratore premuto al massimo, sembrano solo frasi di cortesia.

INVIATO A BAKU

L’ultima vittoria in * Champions è del 4 no- I vembre 2015 (Bayer Leverkusen), per trovare invece un acuto in trasferta bisogna tornare al 3 novembre 2010 (Basilea). Motivo sufficiente perché Di Francesco voglia una squadra da battaglia. «Ho dei giocatori che hanno grande esperienza rispetto ad altri – spiega – e la Roma ha un livello tecnico superiore al Qarabag, però occorre essere determinati e cattivi, altrimenti non si fa risultato. Certo, il Chelsea ha segnato 6 gol e sarebbe bello fare anche noi
lo stesso, ma quello che occorre è innanzitutto vincere. Si danno per scontato tante cose, invece non sara una partita facile. Occorre rispetto per il Qarabag e la sua storia. Bisogna fare punti. La mentalità giusta, poi, la potremo trovare anche più avanti.

In ogni caso il turnover ha una logica e continuerà. Lo farò qui a Baku come a Milano domenica». A chi gli chiede su chi preferisca fra Dzeko e Immobile, risponde con scontata onestà: «Edin», aggiungendo particolari tecnici. Poi, a chi gli chiede se la Serie A sia poco allenante (come dice Capello), replica: «Non sono d’accordo. Il divario esiste pure in Spagna ed Inghilterra, anche se di sicuro in Europa dobbiamo alzare il ritmo e i livelli, ma non credo che sia questo il motivo per cui facciamo fatica». Chiude Gurnabov, tecnico del Qarabag: «La Roma è la favorita del nostro girone, non ha punti deboli, ma nel calcio anche i più forti possono commettere errori e perdere». Gli scongiuri sono autorizzati.
ma. cec.

Son portiere e attaccante» andrebbe bene se fosse un cartone animato. Ma no dai, va bene lo stesso, perché Ibrahim Sehic ed Edin Dzeko stasera avranno pure maglie, obiettivi e sensazioni diverse per buoni 90 minuti. Ma i progetti no. Il cuore batte bosniaco. Batte Zeljeznicar, il club di Sarajevo nel quale

il portiere del Qarabag e la punta della Roma sono cresciuti. Squadra che Dzeko non smette di onorare un mese sì e l’altro pure: quando è una visita, quando un post su facebook.
INSIEME E allora eccoli qua, Dzeko e Sehic, compagni di nazionale, ragazzi diventati uomini nel quartiere di Grbavica. Un anno e mezzo fa – marzo 2016 – il telefono di Ibrahim squilla, sul display il nome di Edin. «Dobbiamo fare qualcosa per il Grbavica stadion (rimpianto dello Zeljeznicar, ndr), hanno bisogno d’aiuto». Idea raccolta, detto fatto. I due si mettono d’accordo, coinvolgono anche un altro compagno, Semir Stille, ora in Polonia al Wisla Plock. A Sarajevo la chiamavano «campagna d’Europa del Grbavica»: per far sì che lo stadio potesse ospitare match europei erano necessari alcuni lavori di ristrutturazione, oltre che di ampliamento della tribuna est. E così Sehic ha donato fondi per risistemare 50 poltrone, mentre Dzeko si è occupato di 30 sedute, 30 bagni e 30 panchine per altri posti. Tutto il mondo è paese: i lavori sarebbero dovuto durare due mesi,

ne sono serviti dieci di più. Ma lo scorso marzo Dzeko è tornato a Sarajevo e ha verificato di persona: capienza a 13.500 posti, tribuna est di oltre 4mila. Il Grbavica a luglio ha ospitato i preliminari di Europa League: nel 2015, per dire, lo Zeljeznicar fu costretto a giocarli nel- l’impianto dei rivali dell’Fk Sarajevo, un po’ come se il Torino disputasse le coppe allo Juventus Stadium. Ora non accadrà più, grazie (anche) a Edin e Ibrahim. Che il 7 ottobre lo spettacolo se lo godranno dal vivo : la Bosnia ospiterà il Belgio proprio al Grbavica. Uno stadio nuovo per inseguire il Mondiale. Forse era tutto calcolato.

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