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Diretta Napoli-Milan (Serie A) – Premium Sport, Sky Sport 1, Sky Super Calcio e Sky Calcio 1.

Napoli capolista 32 punti, Milan con 19 punti al settimo posto in classifica. I ragazzi di Sarri sono assieme all’Inter le uniche due squadre di Serie A ancora imbattute. Con il pareggio per 0 a 0 in casa del Chievo, il Napoli ha perso due punti contro le rivali. Un pareggio, tra l’altro, arrivato dopo il pesante 2-4 sofferto in Champions contro il Manchester City. Il Milan continua nelle mani di Montella il quale ha potuto tirare un sospiro di sollievo dopo lo 0-2 ottenuto sul campo del Sassuolo domenica 5 novembre.

Se il prologo a questo derby è meno astioso ed esasperato rispetto ai precedenti, gran parte del merito va ai due allenatori. Nemmeno una parola fuori posto alla vigilia ma soltanto complimenti reciproci, nel rispetto della rivalità cittadina: «Tutti dicono che siamo più forti tecnicamente, ma loro negli ultimi anni hanno sbagliato pochissimi acquisti.
Milinkovic è un giocatore importante, così come Immobile, e poi hanno rigenerato elementi come Luis Alberto, che ora è decisivo. Tra l’altro hanno un punto in più, se la giocano alla pari, non c’è una favorita. Loro sono bravi nelle ripartenze, dovremo stare attenti senza snaturarci», la riflessione ieri di Di Francesco che già in settimana aveva tessuto le lodi di Inzaghi. Anche l’allenatore piacentino non è stato da meno: «Con la Juve, la Roma è la rosa meglio allestita della serie A. Hanno un buonissimo tecnico come Di Francesco che stimo molto ed è riuscito a trasmettere subito alla squadra le sue idee».

Non capita tutti i giorni che chi ha giocato con i colori delle due squadre romane, abbia poi vestito i panni dell’allenatore. Per avere un derby con due ex calciatori in panchina, bisogna tornare al 15 maggio del 2005: finì 0-0 con Bruno Conti da un lato e Papadopulo dall’altro.
Di Francesco è all’esordio: «Sarà diverso. Lo dico sempre, non è una partita come le altre, questa gara la levo dalla classifica. È unica e da tecnico la sentirò ancora di più». Inzaghi invece è già arrivato alla quinta sfida: «È una gara diversa dalle tre, me l’aspetto spetti lare. Immobile è deluso, può rifarsi nel derby». E se a Trigoria non voglio no commettere gli errori di Spalletti della passata stagione (« Loro sono bravi nelle ripartenze, dovremo stare attenti senza snatu rarci»), a Formello non si Salta all’occhio che quest’an no la Roma fa meno gol ma ne subisce anche pochi. È una squadra molto organizzata. Noi dovremo mettere in campo tantissima corsa, aggressivi tà e determinazione. Chi vincerà avrà l’inerzia a favore». E tre punti in più in classifica, fondamentali per rimana attaccati al treno-scudetto.

Ciro Immobile stringe i denti e scende in campo, Radja Nainggolan invece ancora in forse. «Giocherà solo se sarà almeno al 90%», ha glissato ieri Di Francesco. Quello del belga resta l’unico grande punto interrogativo nell’undici giallorosso. Anche ieri il centrocampista si è allenato a parte, unendosi al gruppo solo nel finale per il lavoro tattico. Proverà a stringere i denti, la decisione solo oggi in extremis. In caso di forfait, spazio a Pellegrini. Per il resto, in attacco confermatis- simi El Shaarawy e Perotti ai lati di Dzeko. Sponda biancoceleste, Inzaghi recupera Immobile, di ritorno dalle delusioni azzurre e non al meglio: sente ancora dolori che siporta dietro dalla gara, poi rinviata, con l’Udinese, ma ieri ha svolto l’intera rifinitura e stasera salvo ricadute (nel caso, pronto Nani) guiderà l’attacco supportato da Luis Alberto. Un derby che Inzaghi auspica sia «solo spettacolo» nel ricordo di Gabriele Sandri, scomparso 10 anni fa. Per l’occasione, ieri all’Olimpico, Giorgio e Cristiano Sandri, padre e fratello di Gabriele, hanno incontrato Totti e Peruzzi. Intanto ieri la Uefa ha chiuso il procedimento per presunti cori razzisti a Rudiger in Chelsea-Roma: “Il fatto non sussiste”.

Mai come quest’anno tra Roma e Lazio non c’è in palio solo la semplice supremazia cittadina. Se si considerano i derby di tutte le città che hanno squadre in Serie A, infatti, Roma è davvero Caput Mundi: con 55 punti conquistati complessivamente sui 66 a disposizione (28 i biancocelesti e 27 i giallorossi), Roma è di gran lunga in testa, e per di più con 2 partite in meno giocate (Sampdoria-Roma e Lazio-Udinese) rispetto alle torinesi e alle milanesi. Milano, con l’Inter a 30 e il Milan a 19, segue con 49 punti complessivi sui 72 a disposizione. Torino, con al Juventus a 31 e il Toro a17, segue al terzo posto con un punto in meno: 48 sui 72 disponibili. Distanziatissima Genova, con 29 punti su 69 disponibili (23 la Sampdoria e 6 il Genoa. Ultima Verona con 22 punti: i 16 del Chievo più i 6 del Verona. Il dato ancor più interessante è che per vedere le due romane lottare contemporaneamente per le posizioni di vertice bisogna risalire all’inizio degli Anni2000, quando effettivamente alla fine vinsero entrambe lo scudetto: la Lazio nel 2000 e la Roma la stagione successiva.

E un derby d’alta quota, una stracittadina che supera i confini del Grande Raccordo Anulare. Nella decadenza nella quale è sprofondata la Nazionale con l’eliminazione dal Mondiale dopo sessant’anni, a Roma c’è un nuovo Rinascimento, con due squadre che giocano bene al calcio, che danno spettacolo, guidate da due allenatori che sono tra i migliori in Italia. Che possono contare su grandi individualità. Si torna a giocare in un Olimpico, dove anche i tifosi potranno tornare ad essere protagonisti, come non hanno potuti esserlo nelle ultime due stagioni, mortificati dalle barriere nelle curve. Uno stadio con 55.000 spettatori, colorato dalle due tifoserie, tra le più appassionate d’Italia. Che oggi possono essere fiere di avere due squadre che possono essere considerate da esempio per far ripartire il calcio in Italia, dopo la vergogna della Nazionale.
E’ un derby che vale tanto di fronte due squadre che puntano in alto, che tornano a riempire di significati questa partita, come l’ultima volta, nel 2015, quando nel derby risolto da Yanga Mbiwa si giocarono la possibilità di andare in Champions.

DUE SQUADRE AL TOP. Si affrontano due squadre in salute. La Roma ci arriva forte di una striscia di cinque vittorie consecutive e delle ottime performance in Champions League. La squadra di Di Francesco non subisce gol all’Olimpico dalla sconfitta contro il Napoli del 22 ottobre e ha la migliore difesa del campionato.
La Lazio ha fatto addirittura meglio, come la Roma ha una partita da recuperare e viene da nove vittorie consecutive. Le due squadre possono contare su due dei migliori centravanti del campionato, Dzeko e Immobile e su altri giocatori che possono decidere l’incontro. La Roma si affida al carisma di Kolarov, unico ex in campo, agli spunti irresistibili di Perotti, che con Di Francesco è diventato più pericoloso sotto porta. La Lazio si affida alla fantasia di Luis Alberto, una delle rivelazioni del campionato e sulla qualità di Milinkovic. Mai come quest’anno le due squadre arrivano allo scontro diretto in una situazione di grande equilibrio. Non si gioca solamente per la supremazia cittadina, ma soprattutto per rimanere lì, a una manciata di punti dal primo posto. La distanze dal Napoli capolista (che ha vinto all’Olimpico con entrambe) sono di cinque e quattro punti, con una partita da recuperare. Insieme hanno fatto 55 punti, più di Inter e Milan (49), più di Juve e Torino (48). Vincere il derby regalerebbe l’entusiasmo
per superare i propri limiti e candiderebbe la vincitrice allo scudetto. Entrambi gli allenatori non cambieranno la loro filosofia, giocheranno per conquistare i tre punti.
CORNICE DI PUBBLICO. L’Olimpico potrebbe far registrare il tutto esaurito.
Sono rimasti pochi biglietti di Distinti Nord per i laziali e pochissimi di tribuna Tevere per i romanisti. Il derby, depauperato negli ultimi anni dalle curve vuote, è tornato ad avere il suo fascino. C’è grande attesa da parte di entrambe le tifoserie. Novanta minuti per pensare in grande, per inseguire un sogno. L’Olimpico torna a riempirsi, la Roma, che gioca in casa, potrebbe far registrare il nuovo record stagionale di presenze, superando di gran lunga i 50.000 scarsi della partita contro l’Inter e i55.000 presenti in occasione del match di Champions contro il Chelsea.

La Roma ha un regista occulto a cui si affida nei momenti critici, quando il vero playmaker è pressato o spaurito: si tratta del grande ex del derby, Aleksandar Kolarov, per il quale può essere limitante la connotazione di terzino sinistro. Kolarov è in realtà una delle anime della squadra. E non deve sorprendere l’alto numero di palloni persi in media (sono stati 25 contro il Crotone, 21 contro il Chel- sea e addirittura 32 a Firenze, solo per citare le sue ultime partite) perché a lui toccano sempre compiti poco banali e rischiosi, l’operazione riciclo dei palloni sporchi.
ASSALTI. Deve stupire ancora meno quindi che la Roma si appoggi al lato forte, quello mancino, per cominciare l’azione. Quando la palla si muove da Alisson, di solito la gestione passa per Fazio, che rispetto a Manolas ha piede più educato, e poi capita dalle parti di Kolarov che a sua volta ha un interlocutore privilegiato, come testimoniano i dialoghi fitti sulla fascia: Perotti, di norma, ma anche El Shaarawy, nei casi in cui Di Francesco lo utilizza nel ruolo prediletto, cioè esterno sinistro offensivo. Sul lato mancino, la Roma attacca più di quattro volte su dieci.
ATTENZIONE. Non sarà necessariamente questa la chiave tattica del derby, anche perché
Di Francesco ha studiato bene la Lazio e ha capito di non poterla affrontare in maniera spregiudicata. Rischierebbe viceversa di cadere nella trappola delle ripartenze di Simone Inzaghi che in tre casi su quattro, nella scorsa stagione, hanno ingabbiato Spalletti. Ma lo schema-Kolarov rende l’idea dell’affidabilità che l’unico nuovo acquisto schierato stabilmente tra i titolari ha meritato nella Roma.
RUBABANDIERA. Stasera è prevedibile una squadra più accorta, di guerriglia e non di dominio, simile per atteggiamento a quella che ha travolto il Chelsea all’Olimpico. L’idea di recupero palla alto, nella metà campo avversaria, accomuna i due allenatori. Ed è dunque su quel piano che forse si potrà vincere questo derby. Di Francesco proverà ad allargare la linea difensiva a tre di In- zaghi con gli esterni (e con le sovrapposizione dei terzini) e con gli strappi di Pe- rotti, ma non esaspererà il possesso palla, che prevede un margine di “orizzontalità” molto rischioso in caso di passaggio sbagliato. Già contro Bologna (51,5%), Chelsea (49,3%) e Fiorentina (51,8%) la Roma ha acquisito verticalità rinunciando volontariamente alla responsabilità di condurre le danze. Magari succederà anche oggi con il risultato di un derby deciso dagli errori e dall’aggressività, prima che dalla qualità. Pochi tocchi in orizzontale, l’ordine è verticalizzare subito il gioco. «Andiamo a segnare!!» urlava Inzaghi ai suoi giocatori durante il ritiro austriaco diWalchsee, quando stava prendendo forma la Lazio capace di sfilare la Supercoppa alla Juve e sorprendere tutti in campionato. «Cosa ci faccio qui con il pallone? Una volta riconquistato, dobbiamo andare in porta» l’input di Si- mone. Più di una volta, durante le esercitazioni tattiche, fermava l’allenamento per richiamare l’attenzione della squadra a verticalizzare. Nella stagione passata cambiava ogni volta assetto e formazione, quest’anno ha scelto il 3-5-1-1 e non ha più virato, aggiungendo certezze e automatismi nei movimenti al suo gruppo.
E’ cambiata la Lazio, prima si affidava ai dribbling e alle iniziative individuali di Fe- lipe Anderson e Keita sulle corsie esterne per creare superiorità, oggi gioca un calcio verticale, cerca la profondità, è diventata assai più pericolosa e spietata nell’attacco alla porta, esaltando le caratteristiche di Immobile, fenomenale nel cercare il corridoio giusto, spesso arrivando in area di rigore partendo da posizione defilata, in diagonale. Non deve dividere il fronte offensivo con un altro attaccante e lo spazio è tutto suo, più linee di gioco lo favoriscono. Perché la chiave
è Luis Alberto. Se gli altri nove giocatori (3 difensori, 5 centrocampisti e Immobile) hanno un copione preciso e determinato, lo spagnolo può trovare la posizione a suo piacimento o dove non è marcato. A volte arretra e si trasforma nel regista aggiunto della Lazio, in altri momenti della partita si sposta in una zona più avanzata, si muove molto, non è statico, cerca di duettare con Milinkovic, spesso cercato anche dai rilanci di Strakosha se la linea difensiva è pressata.
LINEE. Le statistiche Opta rivelano come la Lazio prediliga la fascia sinistra per avviare l’azione. Semplice: Radu palleggia molto meglio di Ba- stos, di solito è il primo dei difensori a sviluppare il gioco, si appoggia a Milinko- vic (primo asse di passaggio) che sa sfruttare il suo fisico dopo aver ricevuto palla da De Vrij. Le altre combinazioni di gioco più frequenti sono da Radu a Lu- lic e da Milinkovic a Luis Alberto, dato da evidenziare, perché la Lazio guadagna campo e pericolosità sulla trequarti attraverso i duetti dei suoi due fantasisti. Da Leiva, il play arretrato, a Luis Alberto, il regista offensivo, si sviluppa il calcio verticale di Inzaghi. Il grafico dei flussi di gioco lo dimostra: la squadra biancoceleste pende a sinistra (44,5%) e attacca al centro (26,7%) quasi nella stessa misura (28,6%) in cui sfrutta la fascia destra.

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