Streaming Gratis Sassuolo – Juventus Diretta Live Tv Video Rojadirecta

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Streaming Gratis Sassuolo – Juventus diretta Live Tv

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Niente reazioni rabbiose, niente effetti speciali. Anzi, la normalità è la strada su cui la Juventus deve riprendere il cammino in campionato dopo la sconfitta di Barcellona. Una normalità da Juventus, ovviamente, che non significa mediocrità, ma consiste in un’eccellenza fondata sui punti di forza storici del gruppo bianconero. L’origine del ko in Champions, spiega Massimiliano Allegri alla vigilia della trasferta in casa del Sassuolo, va ricercata esattemente nell’aver perso, nel secondo tempo del Camp Nou, la propria identità. «Dalla partita di martedì dobbiamo trarre degli insegnamenti: noi dobbiamo giocare come sappiamo, non possiamo giocare come il Barcellona. Dobbiamo restare sempre in partita. Dopo il gol preso, e a Barcellona può capitare di prendere gol, c’è stato un po’ di scoramento e ci siamo allungati. Invece dobbiamo lavorare sempre di squadra, come avevamo fatto nel primo tempo e come avremmo dovuto continuare a fare nel secondo: così, e con le nostre qualità tecniche che sono tante, possiamo affrontare e battere squadre come il Barcellona, che assieme al Real Madrid è la favorita principale per vincere la Champions».

Difesa e attacco ok

Come un pilota di moto in parte ingolosito dai cavalli aggiunti in estate al motore, in parte indispettito nel vedere un rivale allungare, la Juventus nella ripresa del Camp Nou ha invece cambiato il proprio “stile di guida”, finendo per scivolare in una rovinosa caduta che ha attirato critiche su difesa e attacco soprattutto. Respinte dal tecnico: «Sia i difensori che gli attaccanti hanno fatto benissimo nel primo tempo, quando abbiamo giocato di squadra. Il Barça non aveva tirato fino al gol di Messi, ma anche i migliori difensori del mondo vanno in difficoltà se si trovano in campo aperto contro Messi o Ronaldo. Allo stesso modo Higuain e gli altri attaccanti avevano fatto bene nei primi 45 minuti. Ma gli attaccanti vengono valorizzati dal lavoro dei centrocampisti, come i difensori devono essere valorizzati e aiutati dal lavoro di centrocampisti e attaccanti. Ecco cos’è mancato nel secondo tempo del Camp Nou».

ciclo importante

Ed ecco, soprattutto, cosa non dovrà mancare alle 12.30 a Reggio Emilia. Se la normalità è la strada migliore e più veloce per lasciarsi alle spalle la sconfitta nel primo turno di Champions, in campionato la vittoria è la condizione più normale che ci sia per la squadra bianconera da ormai sei anni. E Allegri non lo nasconde affatto: «Abbiamo iniziato il campionato con tre partite e tre successi, adesso bisogna cercare il quarto. Contro il Sassuolo affronteremo la prima partita di un ciclo importante, fatto di tre gare in una settimana, con la Fiorentina mercoledì e il derby sabato, prima di rituffarci poi nella Champions (il 27 settembre all’Allianz Stadium contro l’Olympiacos, ndr). Abbiamo solo un risultato ed è quello della vittoria, sapendo che andiamo ad affrontare un Sassuolo che gioca bene, che ha giocatori di qualità e soprattutto che ha bisogno di punti. Quindi ci vorranno grande rispetto per la squadra neroverde e grande umiltà». Umiltà normale per la Juventus, come il primo posto in classifica, dove però ieri l’Inter si è portata da sola. Un’anomalia da cancellare subito, come l’atteggiamento del secondo tempo di Barcellona.

L’aveva twittato immediatamente, per carità: «Livorno ti rialzerai. Spero di potermi rendere utile al più presto, sono vicino ai miei concittadini». E l’aveva detto, nella conferenza al Camp Nou, alla vigilia di Barcellona-Juventus: «Lasciatemi innanzitutto rivolgere un pensiero ai miei concittadini che ora sono in difficoltà, a quelli che hanno perso delle persone care».
E dalle parole, Allegri, è passato ai fatti concreti. Già mercoledì, al ritorno dalla trasferta a Barcellona, s’è attivato in prima persona.

la telefonata

«Pronto, sono Massimiliano Allegri: ditemi di cosa avete bisogno e ci penso io». Hanno stentato a crederci i dirigenti di Carli Salviano e Livorno 9, società dilettantistiche livornesi che hanno riportato ingenti danni nell’alluvione di domenica scorsa. Tramite un amico fidato, Max Allegri si è fatto indicare con precisione quali erano state le zone maggiormente colpite, si è fatto dare i recapiti dei dirigenti e si è mosso subito per dare un contributo concreto alle due società individuate. Lavatrici e caldaie ordinate e consegnate per far ripartire le attività quanto prima. Un bel gesto che i dirigenti delle due realtà sportive hanno voluto rendere noto. «Volevamo ringraziare pubblicamente Massimiliano Allegri – si legge sulla pagina Facebook del Cerli Salviano -. In questi giorni un po’ particolari per Livorno, per il nostro quartiere e anche per il Carli, ricevere una telefonata e sentirsi dire “ragazzi di cosa c’è bisogno?” non è scontato e non è da tutti. Di solito, siamo noi che tiriamo qualche giacchetta, per vedere di recuperare risorse e finanze per la nostra società, composta esclusivamente da gente che lo fa per passione e a zero euro, invece Massimiliano ci ha cercato personalmente e dopo nemmeno un giorno ha mandando Paolo, un suo uomo di fiducia, a capire com’era la situazione, insieme ad Amerigo Lessi, un salvianese Doc. E l’impegno che si è preso è stato veramente cospicuo, un grazie immenso!». Ai ringraziamenti ad Allegri, i dirigenti del Carli Salviano hanno fatto seguire anche quelli ricevuto da altre ditte. «Senza dimenticare la Coop-CLC, che è intervenuta prontamente e ci ha permesso di mettere in sicurezza la struttura e rifare il viale di ingresso, la Lumar per gli impianti elettrici, e la Green Grass Srl che ha fatto il manto erboso in estate e che si è proposta autonomamente per far slittare i pagamenti e tutte quelle persone che non si sono risparmiate per rendere nuovamente agibile la nostra struttura. E oggi il Carli è di nuovo e pronto a ripartire, perché se un nuovo calcio è possibile, è anche grazie a loro”. A causare i danni alle strutture del Carli Salviano e del Livorno 9 è stato lo straripamento (in più punti) del Rio Maggiore, ma a loro in definitiva è “andata bene”: a ridosso della foce, infatti, lo stesso Rio Maggiore ha causato la morte di quattro persone della stessa famiglia, proprio a due passi dallo stadio Armando Picchi dove il talento di Massimiliano Allegri è sbocciato. E dove, a quanto pare, ha lasciato radici. Oltre alla bella iniziativa di questi giorni, è giusto ricordare l’appuntamento annuale con i “Mr. Allegri Junior Camp”, organizzati in città per instillare principi di vita sana e sport pulito a centinaia di bambini, nonché per raccogliere fondi da destinare a realtà bisognose sul territorio.

IL CHIELLO

Oltre al tecnico bianconero, grande attivismo per Livorno anche da un altro livornese doc: Giorgio Chiellini, che è testimonial e promotore della raccolta fondi “AiutiamoLi”.

Massimiliano Allegri chiede alla Juventus di ritrovare la propria solidità dopo essersi sfilacciata nella ripresa di Barcellona e per agevolare il processo si appoggia sullo zoccolo duro del gruppo.
Con l’eccezione di Khedira e Marchisio ancora ai box (l’azzurro alla fine della prossima settimana effettuerà dei test per valutare la situazione), alle 12.30 a Reggio Emilia scenderà una formazione molto simile a quella classica della scorsa stagione. Tra i pali Gigi Buffon dovrebbe riprendere il posto in campionato dopo la pausa con il Chievo, mentre la difesa dovrebbe essere composta da Lichtsteiner, Rugani, Chiellini e Alex Sandro (favorito su Asamoah). A proposito di difesa, mentre Höwedes prosegue nel lavoro differenziato per entrare in forma, domani esami per De Sciglio: si teme che l’infortunio di Barcellona sia una microfrattura al perone destro.
Tornando alla formazione anti Sassuolo, lo stesso tecnico ha annunciato che «Rientrano Chiellini e Mandzukic». Certa, per ammissione del tecnico, la presenza di Pjanic e Matuidi davanti alla difesa: «Stanno bene e hanno bisogno di giocare assieme per conoscersi. Per ora sarà difficile vedere spesso il centrocampo a tre visto che mancano Marchisio e Khedira. In generale a tre possiamo sfruttare gli inserimenti delle mezzali, a due possiamo schierare quattro giocatori offensivi». Come succederà oggi. Alle spalle di Higuain ci sarà ancora Paulo Dybala: «Stanco? Ma se abbiamo appena iniziato la stagione!», ha escluso un turno di riposo il tecnico. Detto del ritorno di Mandzukic a sinistra, a destra Cuadrado è favorito su Bernardeschi.

Non immaginatevi un Gonzalo Higuain che al rientro dal Camp Nou, dopo fischi e critiche in dosi industriali, si sia messo al telefono alla ricerca affannata di un mental coach per superare la notte catalana. Il bomber della Juventus, a 29 anni dopo una carriera spesa tra River Plate, Napoli e soprattutto Real Madrid, è tanto abituato a segnare (parliamo di un attaccante da 259 gol tra club e nazionale) quanto a finire nel mirino ogni qual volta la squadra perde e lui rimane a secco. Il Pipita è cresciuto in una famiglia di calciatori e sa benissimo come funziona il gioco. Il tempo delle paranoie e delle notti a non dormire per le critiche lo ha superato nel periodo al Bernabeu, quando illustri compagni come Raul e Van Nistelrooy gli hanno insegnato qualche trucco del mestiere anche al di fuori del campo. La ripartenza post Barcellona di Higuain è stata impostata sulla normalità: telefonate con genitori e fratelli, l’affetto della fidanzata Lara che vive con lui a Torino, il feeling con l’amico e compagno Paulo Dybala (pure lui voglioso di ripartire dopo il Camp Nou) e l’ottimo rapporto con Allegri. L’ex Napoli ha vissuto giornate come tante altre, negli ultimi 3-4 giorni: segno di forza mentale, di maturita e di fiducia nei propri mezzi. Una normalità richiestagli anche da Allegri. «Higuain non deve avere una reazione, deve giocare una partita come sa contro il Sassuolo. Mi aspetto una grande prestazione e sono sicuro che la farà. E questa esclusione dalla Nazionale deve essere per lui un grande stimolo. Lo stimolo soprattutto di ripetere l’annata dell’anno scorso, migliorandosi lui come tutta la squadra». La convinzione di Allegri è la stessa che filtra dagli ambienti juventini, dove in poco più di un anno hanno imparato a misurare il numero 9 sudamericano anche soltanto da uno sguardo. E gli occhi degli ultimi giorni sono quelli giusti. Il fatto che Gonzalo abbia vissuto giornate normali e che Allegri gli chieda le solite cose è la migliore delle garanzie possibili: segnare è – e sarà sempre – una azione naturale per quello che resta uno dei tre centravanti più forti del mondo.

MIGLIORARE LA CONDIZIONE

Dai test di Vinovo il Pipita è dato sempre più in crescita: il fisico massiccio lo obbliga a partenze difficoltose, ma di solito quando decolla poi non si ferma più. I segnali sono positivi e negli ultimi tempi sta lavorando parecchio per rifinire la condizione, a partire dallo sprint. Ritrovato lo scatto migliore, il resto verrà di conseguenza perché uno come Higuain ha il gol nel dna e il suo essere devastante è in gran parte dovuto alla capacità di sorprendere i difensori avversari con un menù di movimenti e contromovimenti da manuale dell’attaccante d’area. In quest’avvio di stagione ha timbrato due volte (Cagliari e contro il Chievo) in cinque uscite tra Supercoppa, campionato e Champions. Non tantissimo per uno come lui, ma nemmeno un disastro se pensiamo che storicamente l’argentino è sempre stato abituato a partenze da diesel.

CARO SASSUOLO

Oggi, nel match delle 12.30 a Reggio Emilia, Higuain cercherà il suo primo gol stagionale in trasferta. Il Sassuolo è una delle sue vittime preferite: negli ultimi tre incroci (uno col Napoli e due con la Juve) ha realizzato la bellezza di 5 gol. Per allungare la striscia positiva – e soprattutto per confermare la Juventus in testa alla classifica a punteggio pieno – il Pipita ricorrerà alle abitudini di sempre, scaramanzie comprese, a partire dal feeling con Paulo Dybala, pure lui criticatissimo dopo il 3-0 subito in Champions contro Messi. Allegri ha annunciato che giocheranno entrambi: toccherà a loro accendere il sistema a cinque stelle.

«Mi aspetto una Juve ancora più determinata. Non è una partita a far crollare le certezze costruite in anni di vittorie». Mister Bucchi non si fa troppe illusioni: sa che la Juventus ferita a Barcellona ha intenzione di rialzarsi immediatamente in campionato. «Grande emozione e grandi motivazioni», così il tecnico racconta lo stato d’animo del clan neroverde a poche ore dalla visita al Mapei Stadium della Vecchia Signora. Con una parola d’ordine, “continuità”, che, a leggere la classifica del Sassuolo, potrebbe spiazzare un osservatore distratto ma che si spiega con la buona prestazione di sette giorni fa a Bergamo, la miglior gara stagionale di Magnanelli e compagni: «Continuità non soltanto dal punto di vista tattico ma nella mentalità e nell’interpretazione della gara. Ci sarà da soffrire, non soltanto contro la Juve, e noi dobbiamo diventare bravi a cambiare pelle e ad interpretare i diversi momenti delle partite. Nelle prime due giornate non sentivo questa squadra mia: Bergamo è stata una risposta positiva. Ma dobbiamo fare di più: ci proveremo contro una squadra fortissima che può farti male in ogni modo».
Il tormentone della settimana – Berardi sì, Berardi no – si risolve con l’esclusione del calabrese: nessun recupero in extremis, il gioiellino neroverde non è nemmeno tra i convocati per la sfida del Mapei. Tocca quindi a Politano in un 3-5-2 che ritrova Peluso sul lato mancino e un’altra “vecchia”, si fa per dire, conoscenza bianconera dall’altro lato, Lirola. L’altro ex, Matri, diventa, nelle dichiarazioni di Bucchi, «un’opzione importante a gara in corso»: il centravanti, quindi, sarà ancora Falcinelli.

Più che una scommessa, un investimento per il futuro. La Juve aveva visto giusto provando a battere sul tempo la concorrenza delle big d’Europa. Abdoulaye Dabo è uno dei tanti gioiellini frutto dell’eccellente lavoro delle scuole di formazione francesi, centrocampista classe 2001 che in Francia in tanti considerano già in rampa di lancio per un futuro brillante. Di sicuro è quello che hanno pensato anche a Torino quando in estate hanno provato a strapparlo al Nantes con un’offerta importante respinta dal presidente Kita. «Sono felice di vedere questo giovanotto restare a Nantes – ha ammesso il numero uno del club -: non abbiamo dato seguto alle offerte, tanti si sono bruciati le ali partendo troppo presto. Per fortuna lui è ben consigliato». In Francia si parla di ben 7 milioni di euro proposti dai bianconeri per strappare il ragazzino arrivato a Nantes nel 2014 che ha già13 presenze e 4 gol con la Nazionale Under 16. L’offerta avrebbe fatto vacillare i dirigenti del club transalpino tant’è che, secondo la ricostruzione della stampa locale, in un primo tempo Kita avrebbe voluto accettare l’offerta bianconera, salvo poi cambiare idea in seguito alle pressioni dei responsabili del settore giovanile. Un contratto importante, triennale, Abdoulaye Dabo l’ha già firmato a 15 anni con un colosso dell’abbigliamento sportivo, in attesa di una prossima firma che magari lo porterà in Italia, magari a fine stagione. Intanto Ranieri lo osserva da vicino agli allenamenti e chissà che entro la fine della stagione non gli regali la gioia di un debutto, finalmente, nel calcio dei grandi.

La moglie Alice Campello l’altro giorno era rientrata a Londra ma, dopo 2 ore nel traffico dell’enorme capitale inglese, si era resa conto di aver dimenticato le chiavi di casa. Alvaro Morata invece è uno che non ha amnesie quando si tratta di scardinare le porte avversarie (6 gol nelle ultime 6 partite tra Chelsea e Nazionale): stacco, prorompenza e agilità sono tutte doti che gli inglesi hanno avuto subito modo di apprezzare, oltre alle reti e agli assist, sempre di testa. «Se segno sempre così, non ho problemi, posso anche segnare col ginocchio o con il sedere, ma un gol è sempre un gol!». Costato 62 milioni, è diventato il giocatore più pagato della storia del Chelsea, ma anche lo spagnolo più costoso attualmente in circolazione.

CONTE, MY LOVE

A 24 anni ha già segnato più di 100 gol, vinto 12 trofei e giocato per Zidane, Ancelotti, Mourinho e Allegri («mi mancano solo Guardiola o Klopp!»), e anche se Mou in estate l’ha cercato, era Conte quello che voleva di più: «Pensavo che il Chelsea volesse qualcun altro. Invece quando il mister mi ha chiamato, non ci ho pensato un secondo. Tre anni fa mi prese alla Juve e rimase solo per 2 mesi prima di andare in nazionale, ma mi sembrava di conoscerlo da sempre». In realtà con Conte non si sono mai incrociati sui campi di Vinovo (il tecnico lascia il 14 luglio, Morata viene acquistato il 19), tuttavia il rapporto era diventato molto solido al telefono perché l’’allora allenatore bianconero si spese in prima persona sia con il giocatore che con la società per portare Morata a Torino. Un matrimonio rimandato di 3 anni che alla fine si è potuto “celebrare” soltanto a Londra: «Già lo scorso anno ero andato vicino al trasferimento al Chelsea – prosegue – e, dopo aver parlato con il mister al telefono, avevo previsto che avrebbe vinto la Premier. Azpilicueta mi aveva pure iniziato a cercare casa». Il rifiuto del Tottenham, dove ha ammesso di temere la concorrenza di Kane, gli ha fruttato un coro anti-Spurs da parte dei suoi nuovi tifosi, che però la società ha cercato di spegnere sul nascere.

CHIELLINI, UN GORILLA

La continuità sotto porta è la qualità che ha sorpreso di più i tifosi dei Blues che ignorano che ci fu un tempo, quando era alla Juve, in cui rimase a secco per ben 100 giorni: «Cambiai macchina, taglio di capelli e scarpini pur di interrompere il digiuno. Ogni giorno però vedevo Llorente e mi allenavo con Bonucci e Chiellini che mi hanno fatto crescere a suon di calci. Era come una famiglia: alla Juve non ci si piange addosso, ma si prendono i problemi di petto, cercando di affrontarli e risolverli insieme. Mi sento ancora con Buffon, ma devo anche dire che giocare in allenamento contro Chiellini era come trovarsi in una gabbia con un gorilla affamato nel tentativo di rubargli il cibo!» In effetti, sia dal punto di vista umano che professionale, Buffon e Llorente (quest’ultimo nonostante la concorrenza per il posto) furono quelli che lo presero per primi sotto la loro ala protettrice. Forse anche perché con Allegri non fu subito tutto idilliaco. Il tecnico livornese infatti, come usa fare sempre con i giovani, lo inserì progressivamente nell’undici titolare: ma poi i frutti si videro tanto che alla fine della stagione, lo stesso Agnelli lo benedisse come “uomo Champions”, visto che Morata segnò gol decisivi in Europa. Non fosse stato per il diritto di recompra esercitato dal Real Madrid, Alvaro sarebbe rimasto volentieri alla Juve. E pure se non ci è riuscito in carne ed ossa, ha comunque finito per conquistare per sempre un posto nel cuore dei tifosi.

Importava solo vincere. In perfetto stile Juve, come diceva sempre Giampiero Boniperti, tanto da farlo diventare il motto della società: vincere non è importante, è l’unica cosa che conta. E specialmente quel 17 settembre del 2008 contava più di ogni altra cosa: la Juventus si stava ancora riprendendo dal ciclone Calciopoli, era tornata in serie A dopo aver pagato con la discesa in serie B, e dopo aver fatto talmente bene da meritarsi di rientrare anche in Champions League. La bellezza di 896, ottocentonovantasei giorni dopo l’ultima volta che si era calcato il palcoscenico europeo. Che, tradotto, significano due anni. Due anni lontano dall’Europa che conta, due anni passati a recuperare ciò che di buono era rimasto dopo aver pagato – secondo l’allora presidente Cobolli-Gigli «troppo» – per i fatti di Calciopoli. E dopo appena due anni la Juventus era di nuovo lì, a giocarsi la Champions in un clima che aveva il sapore della rivincita, in cui si chiedeva solo il riscatto definitivo.

Chiudere gli occhi

Bisogna però cercare di immergersi completamente in quel periodo per capire davvero cosa significasse questa partita contro lo Zenit, il cui anniversario cade proprio oggi: bisogna chiudere gli occhi e ricordare… Partendo dalla stelle della magica notte di Berlino dove il cielo si è tinto di azzurro e ha incoronato campioni del mondo molti bianconeri, che si erano poi visti catapultare subito dopo nel baratro, in serie B, tra processi e accuse, tra pene da scontare e un orgoglio da ricostruire. Senza dimenticare però il coraggio di molti che hanno scelto di non abbandonare la squadra nel momento più buio, fra tutti Gigi Buffon e il capitano Alex Del Piero. I campioni si vedono anche da questo, e alla Juve di certo i campioni non sono mai mancati. Anche se proprio Del Piero in quel periodo era al centro di tensioni con l’allora tecnico Claudio Ranieri che sembrava non vederlo e lo relegava spesso in panchina, quasi a mettere in discussione la sua classe e la sua presenza lì. Fino a quella stupenda pennellata di “Pinturicchio” al 31′ del secondo tempo che, in un Olimpico tirato a lucido, infila la rete e come un fulmine squarcia quella cortina nera che aveva accompagnato la squadra a lungo.

marchio di fabbrica

Il capitano autografa così il suo 40° gol in Europa, ed è una liberazione per lui, Alex, ma anche per la Juve che grazie al suo tocco magico e al suo estro non comune aveva battuto, dopo ottocentonovantasei giorni lontano dall’Europa, uno Zenit in forma, ben organizzato e cattivo, che non ha certo giochicchiato ma ha fatto soffrire e ci ha provato. Un match affrontato a testa alta e senza paura, con Del Piero carico e orgoglioso, che si è dannato l’anima, sfiancandosi e offrendosi per arrivare a realizzare quello che era solo il primo passo per far tornare la Juve davvero grande. Una determinazione cieca che ha portato alla vittoria, una rabbia che è sfociata in quel gesto tecnico e ha poi lasciato lo spazio alla gioia incontenibile: la folle corsa verso la curva, verso i propri tifosi esultanti, non era abbastanza per contenere tutta quell’euforia che si è poi liberata in un salto mortale all’indietro, immortalato dai fotografi e finito sulle prime pagine dei giornali. Una vera liberazione, dopo due anni bui.

liberazione

«La mia scelta di rimanere si è rivelata azzeccata – le parole di Gigi Buffon nel post partita – Ci sono certi valori che vanno al di là delle categorie. E in questi due anni siamo diventati anche più simpatici». Due anni di sofferenze che quel 17 settembre 2008, contro lo Zenit in Champions, sono stati definitivamente gettati alle spalle da una squadra e da campioni che non hanno mai perso la voglia di vincere e di dimostrare di meritare di sedere al tavolo delle grandi d’Europa.

A tutto Dybala. La caduta di Champions è stata fragorosa, inattesa nelle proporzioni, e per questo bisogna immediatamente voltare pagina. Servono certezze cui affidarsi, servono punti fermi sui quali poggiarsi per riprendere nella maniera migliore la corsa scudetto. Ne ha tante a disposizione, Allegri. Ma ce n’è una cui proprio sembra non poter rinunciare: Paulo Dybala. E’ lui che cambia le partite, è lui che accende la luce quando serve, è lui che fa la differenza.

«Non è stanco, con il Sassuolo gioca» assicura Max. Anche l’argentino è rimasto scottato dall’esordio stagionale in Europa. Era arrivato al Camp Nou con un fardello pesante, la grande attesa per il confronto con Messi, dopo i due gol nei quarti di finale dell’anno scorso che lo avevano fatto avvicinare al Maestro. Ebbene, questo fardello è stato evidentemente troppo pesante da sopportare, tanto che il palcoscenico è stato tutto per il numero 10 blaugrana che ha deciso a modo suo il match. Per una notte, Paulo è tornato “normale’! è stato meno fenomeno del solito. Ha avuto una palla buona, quella del possibile pareggio ad inizio ripresa, ma il sinistro è finito alto sopra la traversa. Può capitare, per carità, nessun dramma; anche serate così fanno parte della crescita che lo porterà ad essere «uno dei due giocatori più forti del mondo insieme a Neymar», come sostiene Allegri.

TRAGUARDI. Però la Joya ha una voglia matta di riprendere il discorso interrotto a Barcellona, dove per la prima volta non ha segnato, dopo essere stato magnifico protagonista di questo inizio di stagione con sette gol in cinque partite. E allora, sotto con il Sassuolo perchè la giornata si preannuncia davvero interessante. Dybala infatti oggi taglia il traguardo delle 100 presenze in maglia bianconera. E’ un altro passo della carriera che lo porta già nella storia del club che ha creduto ciecamente in lui nell’estate 2015 strappandolo al Palermo per complessivi 40 milioni.

E Paulo lo compie con il numero 10 sulle spalle, che ha avuto evidentemente un effetto magico su di lui, considerato l’avvio pirotecnico dell’annata. Festeggiare la ricorrenza con un gol, poi, sarebbe la perfetta e logica conseguenza. E allora la festa sarebbe doppiaperchè l’argentino è a quota 49 reti con la Juve. C ‘è un’altra cifra tonda in arrivo, quindi. A 50 ci sono l’ungherese Hirzer (che le realizzò tra nel biennio 1925-1927) e soprattutto Tevez. Raggiungere Carlitos, altro numero 10 della storia recente bianconera, avrebbe un grande significato per Paulo, che ne ha raccolto l’eredità dopo la finale di Berlino.

FEDELTÀ. Quello fu l’antipasto per Dybala, che seguì la gara con il Barcellona da neo-juventino in tribuna. L’inizio di una storia che lo ha già visto scrivere capitoli importantissimi: 2 scudetti, 2 coppe Italia e 1 Supercoppa italiana portano anche la firma di Paulo. Una storia che è destinata a diventare ancora più bella in futuro, con il numero 10 sulle spalle. Le sirene di mercato non mancheranno, e proprio il Barga è stata l’insidia più grande. La Joya però ha giurato fedeltà alla Juve firmando nell’aprile scorso il rinnovo fino al 2022 e lo ha ribadito proprio alla vigilia della sfida del Camp Nou: «Qui sono felice, finchè la società mi vorrà io rimarrò». Pronto a scrivere altri capitoli della favola.

Emozioni (tante), defezioni (Berardi out come prevedibile), preoccupazioni (Juve ferita a Barcellona) e Cristian Bucchi mescola tutto tirando fuori la grinta: «Deve essere uno stimolo forte per noi affrontarli ed è l’occasione di portare avanti quanto iniziato a Bergamo nel nuovo percorso fatto di tanto lavoro e motivazioni. La Juve ha dimostrato nella sua storia di saper superare i momenti difficili e questo non lo è, vengono semplicemente da una serata complicata». Il tecnico riparte dalle certezze viste contro l’Atalanta: «Voglio continuità non solo tattica, a Bergamo siamo stati bravi a cambiare anche a gara in corso. Difesa a tre o a quattro? Dipenderà dalle situazioni. Mi piace la mentalità di una squadra che si sacrifica e lotta, ho visto metterci l’anima. Non devo adattare il gruppo alle mie idee ma devo far rendere al meglio i giocatori. Dovevo trovare il modo di portare me stesso in questo Sassuolo e ora mi ci sento dentro».

TEMPO. Stop alle chiacchiere attorno a Matri e Peluso che avevano la valigia pronta: «Sono due giocatori importanti per noi, mentalmente stanno bene e fisicamente crescono». Molte attenzioni sono verso Sensi che viene da una prestazione convincente: « Di lui mi piace l’atteggiamento – osserva Bucchi – prima ancora delle qualità. Si mette a disposizione di tutti nelle due fasi. Ci stiamo allenando veramente bene. Credo che per noi questo sia un anno di passaggio arrivando dal quinquennio straordinario con Di Francesco. C’è stato un cambio, serve tempo e altri sogni ci saranno. Abbiamo appena iniziato un cammino che può portarci lontano».

L’ ordine è chiaro: dimenticare Barcellona. E Allegri conosce un solo modo per raggiungere questo obiettivo, la vittoria. La Juve si rituffa nella corsa scudetto, in attesa di riprendere il discorso in Europa contro l’Olympiacos a fine mese, e la strada tracciata dal tecnico è semplice. «Inizia un ciclo importante con con Sassuolo, Fiorentina e Torino prima della Champions: abbiamo un solo risultato, la vittoria». Che poi è il rimedio migliore per voltare pagina dopo l’uragano Messi. «E’ stata una partita da cui trarre insegnamenti – ragiona Max – noi dobbiamo fare quello che sappiamo, quello che conosciamo meglio, non possiamo giocare come il Barcellona. Con le nostre qualità tecniche, stando attaccati alla partita, abbiamo la possibilità di poter battere questo tipo di squadre».

DA SQUADRA. E invece la Juve è durata soltanto un tempo: «Non c’è stata presunzione, ma scoramento dopo il gol subito al 45′. Abbiamo preso alcune ripartenze, ci siamo allungati. Se a Barcellona e Real Madrid concedi campo, è normale prendere gol perchè hanno qualità micidiali. Il nostro modo di giocare è quello di cercare di giocare bene tecnicamente, ma soprattutto lavorare sempre e comunque di squadra, qualità che nel secondo tempo di Champions abbiamo un pochino perso».
VAI PIPITA. Secondo Allegri non bisogna mettere la difesa sul banco degli imputati: «Anche i migliori difensori del mondo, se abbandonati a sè stessi, hanno difficoltà contro quei giocatori di grande valore». E anche Higuain non deve finire nell’occhio del ciclone. Anzi, proprio il Pipita sarà fondamentale per riprendere la marcia, anche perchè dopo Barcellona è stato nuovamente dimenticato dalla Seleccion. «Gonzalo non deve avere una reazione ma sicuramente questa nuova esclusione dalla Nazionale deve essere per lui un grande stimolo: lo stimolo soprattutto di ripetere l’annata dell’anno scorso e migliorarsi, lui come tutta la squadra. Mi aspetto da Higuain una grande partita e sicuramente la farà». Bisogna ripartire, insomma. «Sapendo – avverte Max – che il Sassuolo ha giocatori di qualità e ha bisogno di punti. Ci vogliono grande rispetto dell’avversario e grande umiltà nel gio care questa partita».

Stanco no, sicuramente desideroso di riprendersi la scena e con una gran voglia di onorare le 100 presenze bianconere.
Se qualcuno ave- A va dubbi sulla LA SERIE presenza dall’inizio di Paulo Dybala nella gara con il Sassuolo,
Massimiliano Allegri li ha fugati con una risposta rapida: «Non vedo perché dovrebbe essere stanco, la stagione è appena cominciata. Giocherà». Non a gara in corso come contro il Chie- vo, quando trovò comunque il tempo per una doppietta, ma titolare, perché questa volta non ci sono né fusi né viaggi intercontinentali a giustificare un suo utilizzo part time. Dopo la delusione della Champions e l’en plein in campionato delle prime tre partite, la Juventus riparte in campionato guidata dal suo uomo più in forma. Abbiamo visto Dybala rimpicciolirsi davanti a Messi, per colpa sua ma anche per merito della grandeur del suo avversario, ma in campionato finora la Joya ci ha mostrato la sua versione oversize: basta ripensare all’ultima partita, quando da solo ha inchiodato il Chievo e trasformato una gara sonnacchiosa in un bignami di calcio bollicine. Paulo in Italia sembra un adulto che gioca contro un gruppo di bimbetti: nessun avversario riesce a fermarlo, un po’ quello che è successo alla Juve con Messi al Camp Nou.

OBIETTIVO 50 Finora ci hanno provato Cagliari, Genoa e Chievo, ma Dybala ha sempre segnato. Se contiamo anche le ultime due gare dello scorso campionato, Dybala in A è in serie positiva da cinque partite. Arrivare a sei significherebbe anche entrare nel club delle 50 reti in bianconero: i 10 del passato, A da Baggio a Platini, da Sivori a Tevez, ci misero meno partite a raggiungere questa cifra; Del Piero invece no, era a quota 28 dopo 100 gare.
Più che i numeri interessano i punti, perché la Juve non vuole perdere la testa e il Sassuolo in passato è stato un avversario scivoloso. Dybala conosce la sua mission, sa che dopo la controfigura del Camp Nou tutti s’aspettano di rivedere il primo attore.

DECISIVO IN SERIE A Trascina tore, leader, guida tecnica della squadra: ecco che cosa è stato nel primo scorcio di stagione e che cosa vuole tornare a essere, appena riannuserà l’aria familiare del campionato. Dybala appartiene all’elite di giocatori che alza il livello della squadra, non a caso col Chievo Fliguain ha subito beneficiato del suo ingresso in campo. Difficile che sbagli due partite di fila. A Barcellona ha pagato forse la troppa pressione e lo scotto del confronto diretto con uno dei giocatori più forti del pianeta (tra l’altro Dybala non ama affatto essere paragonato al connazionale: «Messi è Messi – ha sempre detto – e io nono sono il replicante di nessuno»); in Italia sono pochi quelli che possono tenergli testa, per qualità e per prolificità.
IMPRESCINDIBILE Paulo ha se gnato la prima volta con la Juve due anni fa: era la sua prima partita, entrò dalla panchina in Supercoppa, contro la Lazio, e fece gol. Allegri all’inizio ne ha centellinato l’utilizzo (metodo standard per i giovani appena arrivati, vedi Morata), adesso difficilmente ci rinuncia, perché la squadra ha un gioco e una fisionomia ben definiti solo quando in campo c’è Paulo. Detta i tempi e crea gli spazi, si muove ovunque, suggerisce e segna. Al Sassuolo ha fatto centro una sola volta ma mai al Mapei Stadium. Motivo in più per fare cifra tonda e appiccicare un Dybala esultante sopra alla figurina scolorita di Barcellona.

Ripartire e dimenticare, vincere e migliorare. Massimiliano Allegri non si fida dei nemici (come il Barcellona) ma neppure degli amici, perché al Mapei Stadium ha vissuto nottate da incubo. Stavolta si gioca all’ora di pranzo ma non basta per sentirsi tranquilli. Anche perché dopo la Champions alla Juventus è capitato di avere passaggi a vuoto: la prima sconfitta in campionato della scorsa stagione (con l’Inter) arrivò dopo il debutto in Coppa. Allegri non vuole brutte sorprese, per questo detta la linea e limita il turnover: «Possiamo solo vincere – dice -, siamo all’inizio di un ciclo importante di tre partite. Servono rispetto e umiltà». Anche dopo il 3-0 del Camp Nou si può, perché una batosta deve trasformarsi in una lezione: «Ripartire non è difficile, basta pensare a quello che abbiamo sbagliato. La squadra ha fatto benissimo nel primo tempo, poi abbiamo subito una rete

che si poteva evitare. Gli abbiamo lasciato campo, invece dovevamo continuare a giocare come sappiamo. Con le nostre qualità tecniche e stando attaccati alla partita possiamo battere anche squadre forti come il Barcellona. Non ho visto presunzione, semmai scoramento dopo il gol subito. Non deve più succedere. Noi dobbiamo giocare bene tecnicamente e lavorare di squadra. I difensori vanno aiutati dal lavoro del centrocampo e dell’attacco, perché anche i migliori hanno difficoltà contro Messi».
FORZA PIPITA Allegri spera di non rivedere più certi errori e anche un Gonzalo Higuain a testa bassa, sconsolato e arrendevole: «Higuain deve giocare come sa – dice, l’esclusione dai convocati dell’Argentina deve essere uno stimolo. A Barcellona ha fatto un buon primo tempo. Da lui mi aspetto una grande gara». Il Pipita ci sarà, insieme a Mandzukic, dopo l’infortunio che l’ha costretto a saltare Barcellona. Idem Chiellini, pure lui fuori al Camp Nou, in coppia con Rugani. A centrocampo Pja- nic-Matuidi potranno affinare l’intesa, anche perché la coperta è corta, con Khedira e Marchisio ai box: «Ora giocare a tre è difficile. Claudio avrà i test alla fine della prossima settimana. Howedes (che sta facendo lavoro personalizzato, ndr) sarà in gruppo lunedì, De Sciglio farà nuovi controlli a giorni (in caso di microfrattura saranno 30-40 giorni di stop, ndr)». Dentro pure Cuadrado, squalificato in Champions: «Devo scegliere tra lui e Bernardeschi, che finora è entrato bene ma deve fare il suo percorso». Tradotto: deve avere pazienza.

Avanti con il 3-5-2, ma senza Berardi. Rispetto alla gara di Bergamo, il tecnico del Sassuolo Cristian Bucchi cambia protagonisti ma non assetto tattico. «Stiamo facendo un percorso cui va data continuità: da due settimane vedo finalmente la “mia” squadra», racconta l’allenatore neroverde. Questione (anche) di svolta tattica, ma soprattutto di «mentalità e voglia, spirito di sacrificio: la condizione sta crescendo e misurarci con una squadra come la Juve, a mio avviso tra le migliori al mondo, ci dirà a che punto siamo». Bucchi spinge il suo incrociatore contro la corazzata di Allegri con un pizzico di emozione, ma fa capire come il lunch match del Mapei Stadium vada giocato anche «con l’orgoglio di potersi misurare contro una squadra che è un modello di mentalità vincente, e che non immagino certo dimessa dopo la sconfitta in Champions: la storia parla per i bianconeri e dice che si sono sempre rialzati. Anzi, li aspetto ancora più determinati».
LA FORMAZIONE La fionda del Davide sassolese, il tecnico neroverde la armerà chiedendo a Politano di «fare» il Berardi e cercando di pescare la carta giusta dal mazzo di un gruppo che, dice Bucchi, «mi dà possibilità di scegliere». Non solo in attacco, dove il cambio di Berardi è obbligato, ma anche tra difesa (Peluso è annunciato negli undici) e mediana, dove dal 1’ dovrebbe esserci Duncan.

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