Video Cronaca Barcellona Juventus Streaming Gratis ( Info Online – Rojadirecta )

Barcellona-Juventus è senza ombra di dubbio una delle partite più interessanti nell’intera prima fase di Champions League, visto che in tanti stanno cercando informazioni su come guardare il match in programma oggi 12 settembre in diretta streaming. La sfida del Camp Nou ha il suo fascino, se non altro per essere stata la finale della massima competizione europea poco più di due anni fa, con lo scontro a distanza davvero straordinario tra Dybala e Messi.

I due argentini hanno giocato pochi giorni fa insieme in Nazionale, senza brillare e lasciando l’Argentina nei guai, ma la partita tra Barcellona e Juventus di Champions League sarà tutt’altra storia. I blaugrana hanno iniziato la stagione tra lo scetticismo generale, considerando anche la partenza di Neymar, ma i tre successi netti in campionato hanno migliorato il clima nello spogliatoio e creato un gap pari già a quattro punti con il Real Madrid. Discorso simile per la Juventus, che dopo un’estate turbolenta pare aver assorbito bene gli addii di Dani Alves e Bonucci.

Detto questo, vi ricordiamo che Barcellona-Juventus avrà inizio alle 20.45 e che il match sarà trasmesso in esclusiva su Mediaset Premium. Nessun passaggio in chiaro, pertanto, al punto che chi desidera guarda la partita in diretta streaming potrà farlo solo attraverso l’applicazione ufficiale dell’emittente in questione, vale a dire Premium Play, che naturalmente può essere scaricata sia su modelli Android, sia su quelli che sono dotati del sistema operativo iOS.

Una strada meno ortodossa, ma non certo dipendente dalla nostra volontà, è data da Youtube, dove potrete cercare eventuali collegamenti in diretta streaming a vostro rischio e pericolo. Resta il fatto che le strade per poter guardare Barcellona-Juventus in diretta streaming sono molteplici ed è preferibile farlo tramite abbonamento. Qual è il vostro pronostico in vista della prima super sfida della stagione in Champions League tra i blaugrana e i campioni d’Italia?

La strada d’andata per il Camp Nou è storicamente lastricata di buone intenzioni: «Faremo una partita intelligente», la promessa più ricorrente alla vigilia, salvo poi scoprire la sera dopo alle 22.45 che sono pochissimi quelli riusciti a tornare indenni dall’infernale girone. Uno degli ultimi capaci di imbrigliare il Barcellona in casa propria è Massimiliano Allegri, un habitué di questa sfida contro quella che lui stesso, ad oggi, considera «insieme al Real Madrid la favorita per la Champions». La scorsa primavera la sua Juve ha prima tramortito 3-0 i catalani allo Stadium con una prestazione «alla Barga», poi li ha annullati al ritorno con una partita «all’italiana»: 0-0 e blaugrana tenuti a secco per due match consecutivi, una rarità capitata ai mostri del tiki taka l’ultima volta solo tre anni prima per mano di quel siderale Bayern poi campione.

Max è al dodicesimo confronto con il Barga e anche ai tempi del Milan è andato vicino a sbancare il Camp Nou con un pirotecnico 2-2 nel 2011, andata dei gironi. Il suo bilancio globale fra rossonero e bianconero parla di 2 vittorie (una a San Siro, una a Torino), 4 pareggi e 5 sconfitte, compresa la finale di Berlino. Curiosità: negli 8 incontri durante il periodo milanista, Messi ha segnato 8 gol al livornese ma nessuno nelle 3 partite con la Signora: chi crede nei numeri potrebbe anche giocarseli al Lotto, se non fosse che, con 5 gol in tre partite di Liga, Leo sfodera il suo miglior inizio dal 2013-14. Merito di un’ottima forma? O “merito” della partenza di Neymar che lo ha riportato al centro degli schemi e del palcoscenico di casa, nonostante il rinnovo ancora da firmare? Il tecnico Valverde se la cava spiegando che «Messi può giocare ovunque», avvisando i suoi che «c’è da vendicare l’eliminazione ai quarti della scorsa stagione» e che «è vero, Dybala è importante, ma mi fanno paura la consistenza e il gioco di squadra della Juve».

Lo spera anche Allegri, astuto: «Manca qualche giocatore, ma non c’è nessuna emergenza infortuni». Della serie niente alibi. Eppure leggete qua: Marchisio, Khedira e Pjaca (convalescenti), Mandzukic e Chiellini (si sono allenati ma non convocati), Howedes (programma differenziato) e Cuadrado (squalificato). Questi signori stasera guarderanno la partita, costringendo Max a una formazione che ha persino alternative ma sicuramente altrettanti rimpianti per la mancata possibilità di scelta. Ora, i bianconeri faranno una gara di trincea con tentativi di blitz? Oppure guerra aperta? Valverde inquadra la faccenda, «vincere la prima è fondamentale», Allegri ribatte che «l’importante è passare il turno: è difficile fare 3 partite con loro senza prendere gol, quindi coraggio e tecnica saranno essenziali». Di sicuro giocherà Barzagli in una difesa la cui tenuta è tutta da verificare, chi saràl’anti-Pulce è da vedere: è possibile il 4-2-3-1 con Pjanic-Matuidi in mediana diventi un 4-3-3 con l’abbassamento di Sturaro, probabile sostituto di Mandzukic. A meno che Allegri non scelga una Juve «al Max» mettendo dentro anche quel Bernardeschi capace nell’estate 2015 di una doppietta da sogno al Barga in amichevole con la Fiorentina… Mentre per chi sogna Dybala accanto a Messi, è la stessa Joya a suonare la sveglia: «Lo facciamo nell’Argentina, ma fatichiamo: abbiamo la stessa posizione…».

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Come  e dove vedere la partita si potrà in diretta vedere in tv e in streaming a pagamento sulle piattaforme di Sky Sport e Mediaset Premium. Su Sky Sport la partita si vedrà sui canali Sky Sport 1 e Sky Calcio 1, mentre su Mediaset Premium sul canale Premium Sport. In streaming, potranno guardare Barcellona – Juventus gli abbonati alle rispettive piattaforme che hanno attivato i servizi Sky Go e Premium Play. I più fortuna potranno seguire la gara su Rojadirecta.

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Come vedere Barcellona-Juventus in streaming

Ovviamente la partita non sarà visibile in tv in chiaro, ma sarà trasmessa esclusivamente su Mediaset Premium sui canali Premium sport e premium Sport HD. E inoltre possibile guardare la sfida tra Juventus e Barcellona su dispositivi mobili quali tablet, cellulare,, computer, attraverso le applicazioni Mediaset play mentre i non abbonati potranno acquistare la gara in pay per view. È possibile altresì seguire in diretta Barcellona Juventus su particolari siti che offrono canali tradizionali e soprattutto la copertura in diretta tv e streaming di Barcellona Juventus. Se state pensando di guardare in streaming gratis il match su Rojadirecta, vi segnaliamo che il sito è stato oscurato su territorio nazionale perché considerata illegale e quindi vi sarà praticamente impossibile seguire il match su questo sito.

Dove vedere Barcellona-Juventus, diretta Tv

Come abbiamo già visto, la partita potrà essere seguita sui canali a pagamento di Mediaset Premium e in particolare sul canale Premium sport con la diretta a partire dalle ore 20:45.

II cammino è tracciato, l’erede designato. Anche il Barcellona se n’è accorto e la prossima estate potrebbe essere quella del passaggio di consegne ufficiale. Ma al momento Paulo Dybala è l’avversario più temibile di una Juventus incerottata ma indomita, pronto a sfidare Lionel Messi a casa sua, per la prima volta con la maglia numero 10 sulla schiena.

Insieme con l’Argentina ma entrambi all’asciutto nelle ultime due partite, con Sampaoli sull’orlo di una crisi di nervi se non dovesse qualificarsi in Russia. Decisamente meglio con i rispettivi club: 13 reti in due, 7 per La Joya, 6 per la Pulce, a segno con una tripletta nell’ultima contro l’Espanyol. L’affiancamento in Seleccion è servito eccome a Paulo, per prendere appunti e imparare dal migliore, l’anno scorso l’allievo ha superato il maestro con la doppietta allo Stadium che ha di fatto ipotecato il passaggio del turno della Juventus. Ma Paulo deve lavorare sulla continuità ed imparare da Lionel ad essere decisivo nelle occasioni che contano: a Cardiff alla Juve è mancato soprattutto il suo Dybala.

Allegri se lo coccola, consapevole di avere un tesoro per le mani, lo lancia dalla panchina contro il Chievo e lui risponde con un assist e un gol che fa venire giù lo stadio. Non è più “U picciriddu” dei tempi del Palermo. Dybala è diventato uomo, cresciuto mentalmente e fisicamente, ha acquisito fiducia, carisma si è preso la maglia numero 10 e punta a diventare quel leader che è già da anni Leo Messi. Non poteva esserci incrocio più significativo per aprire la stagione della Champions: ancora Barcellona – Juve, con le stelle di Messi (ancora 0 reti a Buffon in carriera) e Dybala ad illuminare la scena. Con qualche scintilla: «Ora dico qualcosa di sorprendente: per me è difficile giocare insieme a Messi perché siamo abituati a scendere in campo nella stessa posizione. Sono io che dovrò adattarmi a lui». Parole di personalità della Joya alla vigilia del Barcellona.

Dribbling secco sul futuro e testa al primo obiettivo stagionale, il passaggio del turno nel girone. «La mia prestazione contro i blaugrana l’anno scorso probabilmente non se l’aspettava nessuno. Oggi invece tutti si aspettano di vedermi di nuovo protagonista». È la condanna dei campioni, Paulo si sta acclimatando alle pressioni dei big. «Avremo le nostre opportunità, dobbiamo approfittare quando ci capiteranno. Loro hanno perso Neymar ma la storia nome del Barcellona non si discute». Così come il suo numero 10: «Messi? Posso imparare molto da lui in Nazionale. Cercherò di migliorare avvicinandomi il più possibile a lui e Cr7, ma non sarà facile ripetere i loro numeri incredibili. Il mio futuro? Sono felice alla Juve, non so cosa succederà poi. A me in estate non è arrivata alcuna offerta del Barcellona, la dirigenza mi ha detto che sono al centro del progetto e sono felice: finché loro mi vorranno io rimarrò qui.

Questo per me può essere un anno importante per vincere tanto con la Juve e l’Argentina». Stasera sarà lui il punto di riferimento dell’attacco bianconero, insieme a Higuain. Allegri deve fare i conti con assenze pesanti: gli infortunati Marchisio, Khedira, Pjaca, Chiellini, Madzukic e Howedes oltre a Cuadrado squalificato e il fuori lista Lichtsteiner. Ma invece di pensare alle barricate rilancia. «Tre partite contro il Barcellona senza subire gol sarebbe qualcosa di straordinario, ma possiamo farcela. Cercheremo di fare gol, senza calcoli, il Barcellona qualche difetto ce l’ha…».

Barcellona-Juventus
Barcellona (4-3-3): 1 ter Stegen, 2 Seme- do, 3 Piqué, 23 Umtiti, 18 Jordi Alba; 4 Rakitic, 5 Busquets, 8 Iniesta; 10 Messi, 9 Suarez, 11 Dembelé. All. Valverde Juventus (4-2-3-1): 1 Buffon, 15 Barzagli, 24 Rugani, 4 Benatia, 12 Alex Sandro; 5 Pjanic, 14 Matuidi; 27 Sturaro, 10 Dybala, 11 Douglas Costa; 9 Higuain. All. Allegri Arbitro: Skomina(Slo)
Tv: ore 20.45, Premium Sport.

Cinquanta gol. Pau­lo Dybala può ta­gliare il traguardo al Camp Nou. In 98 partite bianconere ne ha già messi a segno 49 e sta­sera insegue la cifra tonda davanti a Messi, ieri poster e oggi gemello nell’Argenti­na, fenomeno non più così lontano. Massimiliano Al­legri non ha dubbi, quan­do la Pulce e CR7 smette­ranno i migliori al mondo saranno Neymar e la Joya: «Ma Cristiano e Messi gio­cheranno an­cora molti anni, cercherò di avvicinarmi prima possibi­le… Però hanno numeri in­credibili».

OPPORTUNI­TÀ’. Contro il Barcellona, lo scorso anno, Paulo ot­tenne la consacrazione in­ternazionale: due gol nel­la partita d’andata, quan­do la Juventus si impose 3-0, poi il pareggio senza reti nel tempio blaugrana, Luis Enrique sfrattato dalla Coppa. Cinque mesi dopo, sono cambiate tante cose: sulla panchina spagnola siede Ernesto Valverde, in campo non c’è più Ney- mar e lui non è più una sor­presa, il Picciriddu è cre­sciuto fino a sfiorare Mes­si: «Nessuno, l’anno scor­so, si aspetta­va nulla: ades­so è diverso, si aspettano ciò che ho fatto. Non è facile, perché non è facile affron­tare il Barga in uno stadio come questo dove ti aggre­disce e dove, finora, non ha preso gol. Anche loro, però, lasciano opportunità e do­vremo approfittarne. Per me, cinque mesi dopo, non cambia niente: cerco sempre di giocare allo stesso blaugrana, gli chiedono se il Barcellona può diventare il suo futuro:

«Quel che può succedere in futuro non lo, ma sono felice alla Juven­tus: mi trovo a mio agio e la società vuole che faccia parte a lungo del suo pro­getto. Diffici­le per me gio­care con Leo, perché gio­chiamo nella stessa posizio­ne: cerco sem­pre di lasciar­gli i suoi spazi ma non è fa­cile. Giocarci in Nazionale è una fortuna, impari tan­tissimo, ma è evidente che debba essere io ad adattar­mi a lui. Di offerte del Barga nessuno mi ha detto nien­te: l’unica cosa che mi ha detto la Juve è che voglio­no che resti a lungo e io ne sono felice. Il numero 10 va in questa direzione».

MONDIALE. Sette gol in quattro partite ufficia­li, la sfida arriva in un momen­to di particola­re ispirazione:
«Sto molto bene, ho fatto un grande ritiro e mi sono allenato tan­to anche in Argen­tina. Sarà un anno importante sia per la luve che per me, e poi ci sarà il Mon­diale. Ma se segno tanto, se gioco così bene, non è solo me­rito mio ma dei com­pagni che mi aiutano».

Il Barcellona nel desti­no. Massimiliano Al­legri stasera lo sfiderà per la dodicesima vol­ta: record per un allena­tore italiano, gli incroci di Carlo Ance- lotti sono un­dici e quelli di Fabio Capel­lo, che ha la migliore tra­dizione sul piano dei ri­sultati, set­te. «Non c’è niente da in­ventare – spiega il tecni­co bianconero -, è una partita di grande fasci­no che dovremo gioca­re con sereni­tà ma anche con un po’ di incoscien­za. Riuscire a non pren­dere gol per tregare di fila con il Barcel­lona sarebbe un mezzo mi­racolo, quindi meglio farne uno». Ripen­sa all’ultima Champions, quando in 180′ imbava­gliò Messi e Neymar, che adesso non c’è più: «Cre­do che il Barcellona sia insieme al Real la squa­dra più forte al mondo: sono le candidate per vincere la Champions. E al posto di Neymar ha pre­so un buon giovane come Dembelé. Messi è straor­dinario, può cambiare le partite in qualunque mo­mento: per noi è uno sti­molo sfidarlo e cercare di ripartire nel modo mi­gliore dopo la cavalca­ta dell’anno scorso, bel­lissima an­che se poi in finale abbia­mo perso»

MASSIMO. Le due squa­dre attraversano un otti­mo momento, entrambe sono a punteggio pieno in campionato: «La sta­gione è lun­ga, sia noi che loro finora abbiamo fat­to il massimo. Noi più debo­li rispetto allo scorso anno? Per ora più di nove pun­ti non pote­vamo fare. La Juventus ha cambia­to molto e ha cambiato bene, il Barga è strano vederlo con tre giocato­ri nuovi perché di solito sono sempre gli stessi. Anche loro hanno qual­che punto debole. Ripar­tiamo con entusiasmo,con l’obiettivo innanzi­tutto di passare il turno».
PIACERE. Sulla formazione non si sbilancia. Nemme­no sul modulo. Il 4-2-3-1, con l’innesto di Sturaro, potrebbe anche evolvere in 4-3-2-1. Annuncia solo che Barzagli ci sarà, non svela però se esterno de­stro o centrale, e che Ber- nardeschi troverà spazio, ma non dice se dall’ini­zio o a gara in corso. Drib­bling su Iniesta, abbinato alla Juventus: «Non so se rinnoverà oppure no. Ora parlare di mercato non ha senso: posso dire so­lamente che vederlo gio­care è un piacere per gli amanti del calcio. Il primo pensiero, in questa vigilia, va però alla sua Livorno: «Alle vittime, ai loro fami­liari, ai miei concittadini duramente colpiti».

Cento giorni dopo Cardiff, la Juventus riparte. Accarezza ancora il sogno del­la Champions. L’ha sfiora­to due volte, negli ultimi tre anni, arrendendosi in fina­le a Barcellona e Real Ma­drid. Riparte dal Camp Nou, imponente perfino quand’è vuoto, con tante consapevo­lezze e tante defezioni: ol­tre a Sami Khedira, partito comunque con la squadra, e Claudio Marchisio, infor­tunati, oltre a Juan Cuadra- do, squalificato, oltre a Ste­phen Lichtsteiner e Marko Pjaca esclusi dalla lista Uefa, sono indisponibili Giorgio Chiellini, Mario Mandzukic e Benedikt Howedes. Il di­fensore azzurro e l’attaccan­te croato si allenano regolar­mente, in mattinata, a Vino- vo, non saltano un solo eser­cizio, ma prudenza consiglia di non rischiarli: Chiellini, assente già sabato, è guarito dal trauma distrattivo al pol­paccio destro ma deve tro­vare la condizione, mentre Mandzukic non ha smalti­to del tutto il trauma con- tusivo alla gamba sinistra, subito contro il Chievo, che ha riacutizza­to il fastidio per una ferita lacero-contu­sa riportata in Nazionale du­rante la gara contro il Koso­vo, difatti scen­de sul prato del training center con un ce­rotto lungo dal ginocchio alla caviglia. Howedes, af­faticato per via della pre­parazione iniziata tardi, sta svolgendo infine un pro­gramma personalizzato.
HOTEL. Lallenamento, aper­to solo nel primo quarto d’ora, lascia solo trapela­re le scelte di Massimilia­no Allegri, che si riserva di sciogliere i dubbi dopo il ri­chiamo muscolare di stama­ni nell’impianto attiguo al Princesa Sofia, modernissi­mo hotel a pochi passi dal­lo stadio scel­to come quar- tier generale: Andrea Barza- gli è favorito su Mattia De Sci­glio per la fa­scia destra, a sinistra torna Alex Sandro guarito dall’at­tacco influen­zale che gli ha impedito di scendere in campo sabato, la trequarti, che avrà Paulo Dybala come punto fermo, sarà completata da Douglas Costa e Sturaro, quest’ulti­mo chiamato a compen­sare gli abituali ripieghi di Mandzukic. Occhio alla sorpresa Bentancur dall’i­nizio. L’allenamento finisce attorno all’una, la squadra pranza a Vinovo e poi rag­giunge Caselle.
EMOZIONE. Tifosi in attesa, Dybala a Higuain acclama- tissimi: diversi bianconeri concedono sel- fie e autografi, disponibilissi­mo Gigi Buf­fon che s’attar­da davanti alle transenne. Ro­drigo Bentan- cur torna sul pullman, ri­scende con il biglietto in mano: forse l’ha dimenti­cato, tradito dall’emozione per la prima volta in Cham­pions. Lui, però, venuto dal Boca, a certe atmosfere è abituato: più tumultuosi i sentimenti di Carlo Pinso- glio, tornato alla Juve dopo anni di prestiti in B, e dei Pri­mavera Fabrizio Caligara, classe 2000, centrocampi­sta, e Leonardo Merio, ’99, esterno destro che un paio d’anni fa disse no al Toro per vestire la maglia del cuore.
SOPRALLUOGO. Il charter decolla alle 16.30, in ritar­do di mezz’o­ra, di conse­guenza slitta il sopralluogo al Camp Nou, previsto subi­to dopo l’atter­raggio: clima disteso, sorri­si e battute, sul prato anche il presidente An­drea Agnelli, il vicepresiden­te Pavel Nedved, l’ad Beppe Marotta e il ds Fabio Para­tici. Davanti all’hotel, pre­sidi di tifosi, avanguardie dei mille che seguiranno la Juve in questa trasferta. Cen­to giorni dopo Cardiff, si ri­parte tutti insieme.

Sabato scorso ha dispu­tato i suoi primi 22′ con la casacca blau- grana, togliendosi lo sfizio di confezionare l’as- sist del definitivo 5-0 contro i cugini dell’EspanyoL Stase­ra potrebbe arrivare la prima grande notte europea con la nuova camiseta, maga­ri da titolare, per Ousmane Dembelé, l’acquisto più co­stoso della storia del Barga. «Lo vedrete domani» (oggi n.d.r), il commento del sor­ridente Ernesto Valverde, un altro che stasera vivrà la sua prima serata di Champions sulla nuova panchina. «Se dovessi decidere di schie­rare Dembelé vorrebbe dire che è già in condizione. Per ora posso dire che si sta alle­nando bene e che ogni gior­no che passa sembra meglio integrato. Ovviamente sarei stato più felice se fosse arri­vato prima, perché avrem­mo potuto lavorare di più insieme, ma ora comanda il calendario e ci tocca schie­rare la miglior formazione possibile».
CONFERME. E l’attuale squa­dra di gala, per il Barcello­na, potrebbe essere esatta­mente quella che ha rifila­to la sonora manita all’E- spanyol, con l’unico cambio, nell’undici iniziale, proprio del ragazzo da 145 milioni di euro per Deulofeu. In vir­tù dell’incoraggiante prova contro i concittadini l’ere­de di Luis Enrique sembra intenzionato a confermare anche il nuo­vo arrivato Nelson Seme- do sulla corsia destra, mentre l’altro rinfor­zo estivo Pau- linho dovreb­be trovare spa­zio a partita in corso. Candidato ancora a una maglia da titolare an­che Andres Iniesta, che per il Txingurri, a differenza di Lucho, a quanto pare non ha tutto questo bisogno di essere gestito, visto che l’ha fatto partire sempre dal 1′ nelle ultime due gare, inter­vallate da ben 162,’ tra Italia e Liechtenstein in Naziona­le. Nonostante qualche ri­tocco personale, l’ex allena­tore del Bilbao conferma la sua intenzione di rimanere fedele alla filosofia di gioco del club catalano. «Questa squadra ha seguito un cam­
mino, negli ultimi anni, che gli ha regalato molti trofei. È giusto che io mi adatti a questa linea, anche se ho la responsabilità di apportare anche le mie conoscenze e le mie idee».

Torna la magia della Champions League che martedì 12 settembre comincia il percorso della stagione 2017/2018; al Camp Nou di Barcellona i blaugrana di Valverde affronteranno la Juventus di Massimiliano Allegri nella prima partita della fase a gironi valida per il gruppo D. Di seguito vi troverete tutte le informazioni su come seguire in diretta Barcellona-Juventus, con le informazioni su dove vedere in tv il match, con i particolari su Rojadirecta e i dettagli per la diretta web gratis della gara valida per la fase a gironi di Champions League.

Barcellona-Juventus in chiaro il 12 settembre 2017? Non s’ha da fare. La sfida della Juventus in Champions League al Camp Nou non è prevista in onda né su RSI La2 né su ZDF. Il canale elvetico, visibile anche in Italia gratuitamente nelle province al confine con la Svizzera, trasmetterà Manchester United-Basilea. L’emittente tedesca ZDF non prevede alcuna partita di Champions League.

La partita Barcellona – Juventus  e inizierà alle 18:00 allo Stadium di Torino, è l’anticipo della terza giornata di serie A. I bianconeri torneranno sul campo di gioco dopo lo stop dovuto alle nazionali e specialmente dopo l’ultima gara di campionato, che l’ha vista vittoriosa sul Genova per 4 a 2.. Oggi scenderanno in campo molti giocatori che di solito occupano la panchina, per preservare i titolari in vista della partita di martedì di Champions league che si potrà vedere in streaming gratis Barcellona-Juventus alle 20:45.

Come Vedere Barcellona – Juventus Streaming Gratis è possibile per tutti oggi Sabato 09 Settembre alle ore 18:00 grazie a Mediaset e Sky che trasmetteranno la partita su Sky Super Calcio, Sky Sport 1 e Sky Calcio 1, anche in HD (alta definizione), e su Premium Sport e Premium Sport HD.

Juventus – Chievo  Terza giornata del campionato di Seriae A.  Alle 20:45 il match tra SampdoriaRoma. Si gioca per la Serie A  edizione 2017-18. streaming gratis per gli abbonati con Sky Go e Premium Play, app alle quali possiamo accedere con laptop, computer, smartphone e tablet.

Come possibili alternative dove vedere Barcellona – Juventus, ci sarebbero, in via non del tutto ufficiale, Video YouTube, Facebook LiveStream e Periscope. Il raccoglitore internet di links online gratuiti Rojadirecta non è più da considerarsi valido, perchè dichiarato illegale in Italia già da un bel po’ di tempo.  La gara che si giocherà domani alle ore 18:00 potrà essere seguita in tv come al solito sui dispositivi di Sky e Premium,oppure collegando il proprio personal computer alla tv con il cavo HDMI grazie al servizio in streaming delle due emittenti, Sky Go e Premium Play. Tuttavia, per vedere in streaming gratis Genoa-Juventus senza pagare bisogna andare su Rojadirecta oppure siti alternativi ad esso se non funziona: sono però siti pirata illegali, e non possiamo fare altro che sconsigliarne la fruizione.

Le prime due partite con Cagliari e Genoa sono state quasi un riscaldamento: «Siamo pronti per partire, adesso inizia la stagione vera». Massimiliano Allegri lancia la sua Juventus in vista del primo periodo caldo della stagione che inizierà questo pomeriggio contro il Chievo per proseguire con l’esordio in Champions League al Camp Nou contro il Barcellona. «Abbiamo sette partite in un mese, cinque di campionato e due di Champions».

Guai, però, a parlare di turnover, «non è un turnover assoluto perché c’è la partita più importante, bisogna prendere i tre punti». Poco importa che le assenze e la programmazione per gli impegni futuri ridisegnino il volto della Juventus: «Abbiamo out Khedira e Chiellini, che speriamo di recuperare per il Barca, Marchisio è ancora in fase di ripresa, Cuadrado è rientrato l’altroieri, Dybala ha svolto lavoro differenziato, Barzagli è tornato dopo due giorni di riposo». Spazio dunque ai nuovi arrivi, partendo dall’esordio in porta di Szczesny: «Buffon riposerà, Ma- tuidi e Pjanic giocheranno, ma non so ancora se con il centrocampo a due o con un altro metodo». Incognita modulo quindi, con il 4-3-3 che potrebbe scalzare il 4-2-3-1: la certezza, invece, indosserà la maglia numero 9 e avrà tanta voglia di far pentire il ct argentino Sampaoli: «La mancata convocazione in Nazionale ha fatto bene a Higuain, sia dal punto di vista fisico che mentale. Vuole riconquistare la nazionale».

La pausa per le partite di qualificazione ai Mondiali regalano ogni volta polemiche: non sono mancate neanche stavolta, specialmente dopo il ko per 3-0 dell’Italia in Spagna: «La Nazionale è stata eccessivamente criticata, il suo obiettivo è raggiungere il Mondiale, che arrivi al traguardo giocando bene o meno bene non conta. Quando ti vedi una volta al mese e poi per tre mesi non più, è difficile giocare bene. Succede a tutti, basta pensare alla stessa Argentina». Nazionale che per un mesetto passerà nel dimenticatoio, lasciando spazio al campionato. La Juve riparte contro il Chievo: «Una squadra ben organizzata, ottimamente allenata, che da tanti anni ottiene risultati in serie A, conquistando la salvezza con largo anticipo. Quest’anno ha vinto una partita a Udine, ha perso all’ultimo la sfida con la Lazio: dobbiamo riprendere con i tre punti, giocare una partita tosta». Per poi concentrarsi sulla Champions League e sulla sfida con il Barcellona: «Non è una finale o una semifinale, fa parte delle 6 partite che dovremo giocare con l’obiettivo di passare il girone».

Quando entra nel negozio Adidas parte il ritornello dell’inno della Juve. A Mattia De Sciglio scappa un sorriso, saluta i tifosi che applaudono, poi si sottopone al rito delle foto e degli autografi. E’ l’ospite d’onore nello store di Mondo Juve, il centro commerciale fresco d’apertura a pochi passi da Vinovo (a proposito di sponsor, la Juve ha annunciato la partnership con M&M’s). Firma tutto, persino un ombrello, e a una ragazzina che gli domanda a bruciapelo: «Giochi con il Chievo?», risponde sospirando: «Ci spero».

DAL CHIEVO AL CHIEVO De Sciglio ha iniziato dalla Champions (esordio a settembre 2011) e solo mesi dopo si è affacciato sul campionato. Debutto da titolare ad aprile 2012, trasferta a Verona col Chievo in un momento delicato della stagione post scudetto. L’Allegri tecnico del Milan gli disse: «Fai quel che sai». Lo schierò a destra nella difesa a quattro, un atto di fiducia che De S ciglio non ha dimenticato. La partita finì bene (1-0 per il Milan), la stagione no: fu la Juve di Conte a vincere il titolo. De Sciglio era un Primavera ai tempi dell’ultima festa scudetto rossonera: ha attraversato gli anni grigi e senza Europa, ha lasciato nel momento del cambio di proprietà e di un mercato importante ed è arrivato alla Juventus per scrivere la storia del settimo titolo.
GRAZIE MAX Quando inizi bruciando le tappe c’è sempre un momento in cui devi rallentare.

A De Sciglio è successo spesso, alla Juve ha ricominciato dai pochi minuti nel disastroso finale di Supercoppa con la Lazio e dalla doppia panchina in campionato. Allegri gli ha dato di nuovo fiducia chiamandolo alla Juve e tagliando Lichtsteiner dalla lista Champions. Un’investitura da titolare della fascia destra, dove a parte Howedes (che sarebbe adattato) non ha concorrenti. De Sciglio ha iniziato da quel lato ma con Allegri ha scoperto il bello di muoversi a sinistra, dove per un destro è più facile rientrare e tirare. Polivalente, anche per questo è stato preso e arruolato per l’Europa. Prima però c’è il Chievo, stesso avversario per un nuovo debutto. «E’ importante aver ritrovato Allegri – ha detto a Jtv -, al Milan mi dimostrò fiducia nonostante fossi giovane, facendomi lavorare con serenità. La Juve è un top team, dovrò dare il massimo per essere titolare. Col Chievo non sarà semplice, è una squadra organizzata. Quest’anno sarà più difficile vincere lo scudetto, le avversarie si sono rinforzate». Tra queste c’è il Milan, cui De Sciglio vuole dimostrare di aver fatto la scelta giusta.

Le paytv continuano a spendere cifre elevate per assicurarsi i grandi eventi sportivi ma non sempre il gioco vale la candela, visto che la soglia degli abbonati è ormai in una fase di stallo. Di chi la colpa? Non certo degli utenti che non si perdono le partite in diretta. In verità fanno di tutto per guardarle anche con espedienti più o meno leciti. Ma fare i furbetti può causare danni e rischi da non sottovalutare. La pirateria su internet è da sempre un nemico da combattere. I sequestri continuano a esserci ma la piaga è ancora aperta. Chi ne fa uso rischia di consegnare il proprio computer a malware e hacker, che possono inserire dentro di tutto, a cominciare dalle cliccate periodiche a siti da pubblicizzare, virus e furti di password. Perché nessuno ti dà una partita gratis senza guadagnarci qualcosa. Oppure ti fanno pagare, anche solo 10 euro per accedere a una piattaforma di eventi. Ma il decoder che viene installato è una sorta di “sanguisuga” del wi-fi e tutto ciò che è collegato alla rete wireless può essere spiato dall’esterno.

Negli Usa anche sullo sport si è creato l’effetto Netflix. I costi per gli abbonati via internet si sono abbassati rispetto a una paytv, perché la banda larga costa molto meno rispetto a satellite e digitale terrestre. Quindi Facebook trasmette la Champions e Twitter dà in diretta i match di football americano con audience medio di 2,7 milioni di utenti al minuto. In Italia recentemente la Roma sul proprio profilo Facebook ha trasmesso la diretta di un’amichevole da Pinzolo.

Non sono pochi coloro che come singoli utenti aprono delle dirette Fb e fanno vedere spezzoni di eventi ai propri amici. Controllare la violazione dei diritti è pressoché impossibile per forze dell’ordine e possessori dell’esclusiva, ma il gestore della piattaforma dovrebbe allestire una rete che permetta di intervenire. Nel nostro Paese le partite in streaming si possono vedere anche legalmente. Ci sono applicazioni e siti che lo consentono. Per esempio i siti delle scommesse sportive. Il giocatore che vanta un saldo attivo si può registrare e vedere Serie A, B e Lega Pro. Certo, la qualità non è eccellente come quella delle pay in Hd ma la diretta è garantita. Anche il canale Tim Tv offre un servizio a pagamento di alcune partite (non tutte). I costi? Più o meno un paio di euro a gara.

Gli eventi singoli si possono acquistare anche sulle pay tv. Mediaset Premium, che ancora per un anno detiene i diritti della Champions League, in questa stagione ha deciso che la diretta si può acquistare singolarmente. Nei primi due anni non è stato fatto, tanto che molti abbonati con la tessera prepagata hanno protestato. Lo scopo del divieto era spronare il cliente ad abbonarsi. Ma al terzo anno, visto che la soglia abbonamenti non supera i 2 milioni, si è deciso di sdoganare il metodo pay-per-view. La singola partita di Serie A costa 10 euro. Quella di Champions 15, mentre ai possessori di tessere prepagate è stata offerta la possibilità di avere tutta la Cham- pions con 149 euro da pagare una tantum.

A Sky gli abbonati sono di più (circa 4 milioni e 800mila), le partite singole costano 7,90 per la Serie A e 5,90 per la serie cadetta. Tuttavia lo spacchettamento dei diritti decisi dalla Lega Calcio e le tecnologie che consentono numerose fruizioni fanno sì che le esclusive alla fine non sono esclusive, il mercato resta fermo perché gli abbonati non crescono, gli abusivi si moltiplicano. Tutte queste componenti fanno retrocedere il valore del calcio italiano, succube di un sistema che non lo fa crescere. In futuro quindi i prezzi delle aste per i diritti sono destinati a scendere e alle società entreranno sempre meno soldi.

Dove vedere Juventus – Chievo in Streaming?

Dalla Fiorentina alla Juventus. Come Roberto Baggio ventisette anni fa. Stesse qualità, stesso percorso, stesse polemiche. La delusione del popolo viola, l’orgoglio dei tifosi bianconeri. Destino, perché Federico Bernardeschi all’accostamento con il Codino è abituato da anni: «A me fa piacere, ma è poco rispettoso per lui: Baggio è Baggio, ce n’è uno, è tra i più grandi di sempre. A mio parere, i paragoni sono sempre sbagliati: riguardano strade, vite e uomini diversi». Lui, però, non avrà il numero dieci. Almeno per il momento. «Fosse stato per me – confida – l’avrei presa, ma alla Juventus c’è molto rispetto per questa maglia e credo sia giustissimo così: la decisione è stata condivisa con la società, dovrò dimostrare di meritarla e tra un anno vedremo. Ho scelto il 33
perché sono molto religioso».
Ha ricevuto numerose offerte, ma ha voluto con forza la Juventus. Perché? «Perché è tra i primi top club al mondo, rappresenta la storia. Essere qui dà grandi emozioni e voglio viverle tutte».
La trattativa è stata lunga…
«Non era facile, ma grazie alla fiducia che la Juve mi ha dimostrato fin dall’inizio, al mio agente Giuseppe Bozzo e alle persone che mi sono state vicine, siamo riusciti a portare a casa il risultato».
Cosa la colpiva dei bianconeri, affrontandoli da avversario?
«La mentalità che sono riusciti a mantenere negli anni. La grinta, la determinazione, la tenacia. Quando entri in campo per sfidarli, sono cose che senti».
I tifosi le hanno riservato un’accoglienza particolarmente affettuosa…
«E’ stato incredibile, darò tutto per ripagare tanto affetto: credo incida il fatto che sono giovane e italiano, in me vedono il futuro. Sono felice di aver portato entusiasmo».
A Firenze la contestazione ha toccato invece vette durissime:
«C’è una parte di società malsana, sui social giungono ad augurare la morte. Finché prendono di mira noi fortunati che trasformiamo una passione in lavoro, finché lo fanno con me che ho un carattere forte, non è un problema, ma a volte colpiscono persone fragili. Non alimento, commentando, queste polemiche, ringrazio invece chi mi ha fatto in bocca al lupo pur chiarendo di non tifare più per me».
Un pensiero sulla Fiorentina…
«La ringrazio per quanto ha fatto in dodici anni, per come mi ha cresciuto e fatto diventare un uomo,
per come mi ha sempre difeso. Ringrazio la società, le persone che mi sono state vicino nel bene e nel male».
Giocherà accanto a Gigi Buffon, carrarino come lei…
«Un esempio a livello mondiale: quando hai un condottiero di questo spessore, hai più voglia di seguirlo».
Il portiere ha parlato benissimo di lei e Del Piero l’ha definita un gran colpo: che effetto fa?
«Li ringrazio pubblicamente: sono leggende e le loro parole emozionano. Mi impegnerò per non farli sfigurare».
La rosa bianconera è ricchissima: Buffon è un campione tra i campioni…
«Mi guardo intorno e sono tutti forti, sarà bello giocare con loro. Quando entri a fare parte di un club così importante, ti puoi divertire».
In attacco ci sarà molta concorrenza.
Ed è l’anno del Mondiale…
«La concorrenza è uno stimolo, serve per raggiungere grandi traguardi. Ovviamente il Mondiale è un obiettivo».
La sua personalità stride con l’anagrafe: è compatibile con la volontà di entrare in punta di piedi nel mondo Juve?
«Alla personalità non si deve mai rinunciare. L’importante è mantenere una linea in simbiosi con allenatore, società e compagni, senza essere mai ottusi o testardi».
La Juventus ha investito 40 milioni di euro, una valutazione che può pesare…
«Giusto prendersi la responsabilità, fa parte del gioco. Quando non si spendeva così tanto, si diceva che nel calcio erano finiti i soldi, adesso che si spende dovremmo essere tutti più felici e dire che comunque il calcio sta andando bene. Trovo positivo che si investa su noi giovani italiani, fino a due anni fa non venivamo presi in considerazione».
Non la intimorisce nemmeno avere tanti sguardi puntati addosso?
«No. E non è presunzione, chi mi conosce lo sa: è umiltà, ma un’umiltà consapevole. Trovo normale, dopo un trasferimento così, che un ragazzo abbia tutti gli occhi addosso, ma credo che la pressione faccia parte del mestiere: un calciatore deve accettarla».
E’ vero che poteva diventare bianconero già due anni fa?
«C’è sempre stato un interesse della Juventus, però per una cosa o per un’altra non si è concretizzato. Credo che il destino abbia voluto così e le cose sono andate bene così».
Ha fissato un traguardo in particolare? Nel mondo Juventus la Champions è quasi un’ossessione…
«Sono qui per aiutare la squadra a continuare a fare ciò che ha sempre fatto in questi sei anni: ripetersi nella vita è difficile e loro sono stati non bravi, ma fenomenali. Cercherò di dare una mano e provare a vincere il settimo scudetto. La Champions, lo sappiamo tutti, è una competizione difficilissima, fatta di mille sfaccettature: credo che l’obiettivo della Juventus sia arrivare tra le prime quattro posizioni».
Che campionato si aspetta?
«Difficile, tosto, divertente: quasi tutte le squadre si sono rinforzate».
Lei è un attaccante eclettico: quale posizione preferisce?
«Ho ricoperto tutti i ruoli, sono a disposizione del mister».
Da piccolo aveva un idolo?
«Ho sempre amato il bel calcio, fatto di qualità e di fantasia. Ovviamente mi hanno sempre affascinato
i numeri 10, potrei fare diversi nomi ma non ho avuto un modello in particolare».
In che cosa è migliorato maggiormente nell’ultima stagione e in che cosa deve ancora migliorare?
«Credo di essere migliorato dal punto di vista caratteriale, fisico e della continuità. Ma su tantissimi aspetti posso e devo crescere, lo farò con l’aiuto del mister e dei compagni: non entro nelle cose tecniche, ma ci sarà di sicuro tanta strada da fare e non vedo l’ora di percorrerla».
Curiosità finale, nei giorni del suo arrivo alla Juventus ha fatto scalpore un suo look, una “gonna” con cui è stato fotografato…
«Era un pantalone, a dire il vero, ma stile e abbigliamento sono un punto di personalità: ognuno è libero di vestire a proprio modo, poi c’è chi non condivide».

Per entrare davvero nel futuro bisogna chiudere i conti col passato. E allora non sembra una coincidenza che nel giorno in cui nasce la vera Juve 2017/18 si chiuda statisticamente un’era: per la prima volta dopo oltre duemila giorni – 2007 per la precisione – non ci sarà alcun rappresentante della BBC a proteggere la porta bianconera in campionato contro il Chievo (ore 18). Non Barzagli, stanco dopo la Nazionale. Non Chiellini, in cerca di un recupero miracoloso per l’esordio Champions contro il Barcellona di martedì. E, ovviamente, non Bonucci, ma è superfluo ribadirlo.
L’ultima volta in Serie A era capitato in casa del Genoa l’11 marzo 2012, 0-0 in tempi di «pareggite» bianconera con Caceres e un improvvisato Vidal centrali.

Poi sono arrivati sei scudetti fa di fila e almeno un titolarissimo sempre in campo, anche a fine stagione con la classifica già decisa. In questi anni, solo nella scorsa stagione c’era stata una pausa, ma in Europa contro la Dinamo Zagabria in una gara che non valeva nulla. Mentre in Coppa Italia era capitato nel 2013 (3-0 allivellino). Insomma, allo Stadium si chiuderà un’epoca della Serie A. Tanto che mancherà pur Buffon, che godrà di un turno di riposo a favore di Szczesny. Davanti al polacco ci saranno Rugani e Benatia – più di Howedes – per contrastare le punte di Maran, Pucciarelli e Inglese.

Quello che interessa di più a Massimiliano Allegri, però, è inaugurare un’altra pagina bianconera in vista delle prossime sette partite in un mese (5 in A e due in Europa). In campo dal l’i primi innesti concreti del mercato e soprattutto il passaggio al possibile 4-3-3, tanto invocato dopo le difflcoltà di inizio stagione. Si comincia con l’inserimento di M atuidi a centro – campo con Pjanic e Sturaro. In avanti con Higuain («la mancata convocazione con l’Argentina gli ha fatto bene: aveva bisogno di lavorare, sta meglio anche dal punto di vista mentale») e Mandzukic ci sarà il debutto da titolare per Douglas Costa, favorito su Bernardeschi.

Più che di turnover, dunque, bisogna parlare di evoluzione della specie bianconera, dovuta anche al riposo forzato di Dybala (acciaccato dopo lo scintillante inizio di stagione) e Cuadrado, squalificato in Europa, ma stremato dai viaggi con la Colombia. Anche gli altri scalpitano, da De Sciglio a Bentancur: «Può essere compatibile con Pjanic, ma non diamogli troppe responsabilità. Se ci è mancato qualcosa sul mercato? Assolutamente no, gli imprevisti vanno gestiti in serenità». Sarà, dunque, una Juve più forte di quella dell’anno scorso «La teoria non conta nulla, conta la pratica e se a fine stagione avremo fatto cose importanti», dice l’allenatore fissando la tabella di marcia: «A marzo dobbiamo lottare per le tre competizioni, anche se quest’anno la Coppa Italia si gioca prima. Confi Chievoservono itre punti, poi penseremo al Barcellona. Il primo obiettivo è passare il turno. Credo che nove punti potrebbero bastare per passare agli ottavi».
Chiusura d’obbligo sull’Italia – con difesa del ct Ventura – e sul Var dopo i due rigori assegnati contro la Juve in due giornate: «È uno strumento utile, ma devono decidere come usarlo e in che direzione andare con il calcio», sentenzia Allegri. «A Genova per due episodi abbiamo perso 6 minuti. Su episodi oggettivi l’uso del Var è fondamentale».

Troppo ghiotto, anche se involontario, l’assist di Jorge Sampaoli perché Massimiliano Allegri non lo sfruttasse. Di certo la ragione della mancata convocazione di Higuain con l’Argentina non era fornire al Pipita motivazioni extra, ma l’effetto collaterale è pressoché assicurato e il tecnico bianconero non manca di sottolinearlo: «L’esclusione gli ha fatto bene: dal punto di vista fisico, perché aveva bisogno di lavorare e sta molto meglio, e dal punto di vista mentale, perché per lui deve essere un obiettivo riconquistare, qualora l’avesse persa, la Nazionale».

Una “reconquista’,’ per dirla in spagnolo visto che parliamo di Argentina, che inzia oggi contro il Chievo, dopo le prove generali fatte in settimana contro il Chieri. La tripletta segnata contro la formazione di Serie D è un dettaglio: è stata la prestazione del Pipita, mobile e brillante, ad anticipare quanto detto ieri da Allegri. Il bomber bianconero sta molto meglio rispetto a qualche settimana fa, quando i carichi di lavoro appesantivano i suoi movimenti. Le due settimane di allenamenti a Vinovo hanno sciolto i muscoli di Higuain, scrostando la patina di fatica che li ricopriva: il talento e il senso del gol sono pronti per brillare in tutto il loro splendore. A cominciare da oggi contro il Chievo e da martedì contro il Barcellona. Poi, se Sampaoli vorrà, anche con l’Argentina.

Provare a copiare il Genoa del primo tempo per cercare di sorprendere la Juve. «A Marassi – dice l’allenatore del Chievo, Maran – il Genoa ha approcciato a ritmi altissimi, sorprendendo i bianconeri. Alla distanza, però, la maggior tecnica di Dybala e compagni è venuta fuori». A Torino ci sarà il solito Chievo, con il collaudato undici titolare che ha in Birsa, Castro e Inglese i giocatori più temibili. La speranza? Ripetere il pareggio di due anni fa. «Siamo stati tra gliultimi a portare via qualche punto dallo Stadium. E rispetto ad allora è cresciuta la consapevolezza nei nostri mezzi».

Una delle soddisfazioni più grandi di Massimiliano Allegri, parole sue, è «vedere i singoli giocatori crescere: tecnicamente, tatticamente…». Parole che hanno trovato riscontro nella cura del tecnico nello sviluppare i giovani talenti (ma non solo loro) che la Juventus gli ha messo a disposizione: da Morata a Dybala, passando per Rugani e Pjaca. Plasmati con calma fino al momento giusto.Un lavoro già iniziato su Federico Bernardeschi, forse più pronto dei suoi predecessori visto che ha giù due campionati da titolare in Serie A alle spalle, ma pure lui bisognoso di un po’ di tempo per calarsi in una realtà come quella juventina, che impone pressioni superiori ed esige perfezione assoluta: «E’ cresciuto molto da quando è arrivato e sarà sicuramente importante – ha dichiarato ieri Allegri -. Però ha bisogno di fare un percorso, come hanno avuto bisogno di fare i giocatori giovani che sono arrivati negli precedenti».
VIA VECCHIA, VIA NUOVA…
Un percorso che, per quanto riguarda la posizione in campo dell’ex viola, ha una via già tracciata su cui svolgersi, ma potrebbe anche dipanarsi su una strada nuova O quasi nuova. «Ber- nardeschi in questo momento può giocare da esterno: nei quattro, o nei tre, di centrocampo. O, addirittura, in certe partite potrebbe anche fare la mezzala». La via vecchia è ovviamente quella dell’esterno. Il discorso sui “quattro” o “tre” è solo di forma: nel primo caso si considera il modulo bianconero un 4-4-1-1, nel secondo con la più classica formula 4-2-3-1. Non cambia la sostanza, ossia la posizione di Bernardeschi: da ala, preferibilmente destra, all’occorrenza sinistra. Posizione in cui può far valere il dribbling in velocità per andare al tiro o all’assist, la resistenza e la forza fisica per aiutare in copertura.

Proprio il fatto di possedere tecnica, forza, velocità e resistenza, apre per Ber- nardeschi anche la strada che abbiamo definito quasi nuova Quasi nuova perché vi ha già percorso qualche passo nella scorsa stagione, nella Fiorentina contro il Qarabag in Europa League e in Nazionale in casa della Macedonia. « Lui deve puntare la porta, deve guardare sempre la porta – spiegava in proposito Pauo Sousa un anno fa – In questo senso muoversi in zone di campo più basse gli permette di avere maggiore libertà d’inserirsi o di tirare dalla distanza». In Nazionale l’esperimento non funzionò e l’allora viola non brillò nel successo in rimonta (3-2), ma il fatto che tre tecnici abbiano pensato di poterlo schierare in quella posizione indica che l’idea è tutt’altro che campata in aria. Anzi, è un’idea seminata su un terreno fertilissimo: la mentalità di Bernardeschi. Nato attaccante, due stagioni fa non si è fatto problemi a fare l’esterno a tutta fascia nel 3-4-2-1 viola, giocando praticamente da terzino in fase difensiva.

…E INCROCIO
L’ipotesi prospettata da Allegri non significa che Bernardeschi giocherà da mezzala: «In certe partite», ha precisato il tecnico. Ossia quelle in cui ci sarà bisogno di aumentare il più possibile il potenziale offensivo, mentre le fasce laterali, almeno nel presente, resteranno il teatro privilegiato delle sue esibizioni. Le parole dell’allenatore bianconero però prospettano anche un incrocio tra la via vecchia e quella nuova: un incrocio in cui la fuventus possa passare in corsa dal 4-2-3-ì (con Bernardeschi esterno) al 4-3-3 (con Bernardeschi mezzala) e viceversa. Due giocatori in uno, alla faccia di chi ha storto la bocca per il prezzo.

Non è un assioma inconfutabile e l’esempio dell’ultimo campionato rappresenta una delle rare eccezioni. Piuttosto è una tendenza che sarebbe cosa buona e giusta rispettare, evitando scivoloni particolarmente deleteri soprattutto per il morale, all’alba della nuova stagione: vincere contro le piccole fa benissimo alla salute di una squadra che mira a riscrivere se stessa, aggiornando il proprio curriculum sui libri di storia. E la Juventus non è abituata a esimersi da un comandamento del genere, tanto che già solo restringendo il cerchio all’analisi degli ultimi tornei nazionali con Allegri sulla tolda di comando il dato risalta: se accumuli punti su punti nell’affrontare le squadre collocate nella colonna destra della classifica puoi

quasi toccare lo scudetto. Il tecnico bianconero conosce la lezione al punto da ricordare spesso alla sua truppa: «Il nostro obiettivo è evitare di sbagliare così tanto, non solo contro le grandi squadre». Ecco, questa sera all’ora dell’happy hour il concetto risuonerà nelle orecchie di titolari, riserve e “riscaldatori della panchina”: meglio ridimensionare gli errori per evitare bruciature.
PUNTI E SCUDETTI
«Bisogna prendere i tre punti», è il diktat propinato ai suoi sottoposti dal generale Max. E il trend di cui sopra va onorato a partire da oggi e nel solco di un calendario che sulla carta non sembra proporre sfide così toste in avvio, perlomeno non contro le primissime degli ultimi anni. La cima tricolore, insomma, s’avvicina man mano che le piccole vengono spazzate via dall’urto con Dybala, Higuain (a segno con doppietta nell’ultimo Juve-Chievo di aprile) e soci. Nel primo campionato dell’era Allegri, per dire, i bianconeri raccolsero 47 punti, nel secondo 50, nel terzo 55: un andamento in crescendo. E le seconde classificate nei rispettivi tornei presi in considerazione? Nell’ordine: Roma 43, Napoli 48, Roma 56. Il 35° scudetto juventino, non a caso, è stato uno dei più sudati grazie alla concorrenza capace di prendersi quasi tutti i 60 punti a disposizione: i bianconeri, dal loro canto, non fecero bottino pieno solo con Udinese e Genoa fuori casa (filotto invece allo Stadium, come i giallorossi all’Olimpico).

PUNTI E… SECONDI POSTI
Nei campionati 2014-15 e 2015-16 la Juve continuò a far valere il fattore campo nonostante l’avvio choccante del torneo post Berlino, quando Udinese e Frosinone strapparono 5 punti su 6 agli allegriani. Due stagioni fa, in particolare, la Roma alla fine seconda forza perse punti contro quasi tutte (Empoli, Parma, Verona, Chievo, Atalanta, Sassuolo, addirittura il Palermo poi undicesimo rimase imbattuto soffiando 5 punti ai capitolini) mentre la Juve fece tutto tranne che un percorso netto (ko di Parma compreso). Nel torneo della grande rimonta juventina dopo Sassuolo fu il Napoli a restare in coda alla lepre bianconera. Ma le sconfitte degli azzurri contro Udinese e Bologna e i punti lasciati a Carpi, Empoli e Samp- doria segnarono la differenza: tra chi punta al titolo e chi a quel titolo arriva.

Ernesto Valverde è sincero solo a metà quando assicura di non pensare all’incontro di martedì al Camp Nou con la Juventus per il debutto in Champions League. Il calendario del Barcellona, infatti, non glielo permette. Perché se fra tre giorni i blaugrana si fossero ritrovati di fronte un avversario meno temibile dei campioni d’Italia, il Txingurri non avrebbe avuto dubbi e questa sera nel derby avrebbe mandato in campo la formazione migliore possibile. Magari rischiando anche un po’ con gli acciaccati Ivan Rakitic e Luis Suarez che non sono ancora al cento per cento: «L’Espanyol, in questo momento, è la priorità assoluta e non voglio guardare oltre questa gara». Parole e musica di Valverde.

Tuttavia le bugie hanno le gambe corte, tanto che pochi minuti dopo il tecnico non ha potuto fare a meno di sottolineare come stia prendendo in considerazione l’ipotesi di far rifiatare qualcuno dei suoi uomini: «Sì, è una possibilità». Anche perché «Suarez arriva oggi (ieri, ndc) assieme a Paulinho». Per dirla tutta, il centravanti uruguaiano è reduce da un infortunio e per l’attacco del Barga sarebbe una vera e propria sventura perderlo dopo aver forzato i tempi di recupero: «Non ho potuto parlare con lui. Per quello che ho visto, sta bene perché ha giocato con la Nazionale». E’ proprio analizzando le gare dell’Uruguay che Valverde ha fatto capire che il centravanti tornerà in campo soltanto martedì contro la Juventus: «Sono stati due incontri intensi e noi, dopo il derby, abbiamo una partita molto dura».
DEMBÉLÉ FORSE SÌ
«La pausa per le Nazionali gli è andata bene perché ha avuto modo di stare qualche giorno qui con noi». Valverde ha ostentato ottimismo sulle condizioni di Ousmane Dembélé che, nonostante i «giorni di inattività accusati all’inizio», sta cominciando man mano a integrarsi: «Si nota che si è inserito bene e che si trova più a suo agio con i nuovi compagni. Se è pronto per partire nell’undici titolare già nel derby? Penso proprio di sì». Il tecnico del Barcellona, inoltre, si è detto più che soddisfatto della «rosa straordinaria» a sua disposizione e ha rispedito al mittente le critiche relative al flop degli ultimi giorni di trattative poi sfumate: «La cosa migliore del mercato è che, finalmente, è finito – ha concluso Valverde -. Dobbiamo concentrarci sugli uomini che abbiamo a disposizione e non su quelli che sono andati via o che sarebbero potuti arrivare e, invece, non lo hanno fatto». E allora spazio al campo: oggi il derby con l’Espanyol, martedì la Juve. Sono già due match da non fallire.

Ber le italiane è stato un sorteggio alla rovescia, se pensiamo al modo in cui si sono qualificate in Champions League. Il Napoli, terzo nel campionato scorso e promosso dopo aver eliminato il Nizza ai play off, è finito nel girone meno insidioso, con una testa di serie decisamente alla sua portata come lo Shakhtar, poi il Manchester City come squadra da battere e il Feye-noord come quarta del gruppo.

La juve, campione d’Italia, finalista dell’ultima Champions, ha trovato invece il Barcellona come pari-grado e una terza e una quarta non proprio abbordabili come Olympiacos (che nella Champions 2014-15 vinse al Pireo contro i bianconeri e Sporting Lisbona. Meno facile di quanto si possa immaginare, anche se la juve fuori da questo girone sembra una impossibilità. La curiosità è che Allegri in Champions, con Milan e juventus, ha incontrato il Barcellona più di ogni altra squadra: 11 partite finora, diventeranno 13 con le prossime due. Per far capire la differenza con le altre, la sua seconda avversaria in questa classifica è il Real Madrid con 5 partite.

Il bilancio con i catalani va ancora aggiustato: 3 vittorie, 3 pareggi e 5 sconfitte per l’allenatore livornese. In questo non semplice tentativo di… riequilibrio sarà aiutato da Paulo Dybala, il ragazzo che ha già steso il Barcellona e battuto il suo connazionale .

TORINO L’attesa è finita, è ora di fare sul serio e scoprire il vero potenziale di questa Juventus. Complici infortuni (Marchisio, Khedira, Chiellini su tutti) e rientri intercontinentali dalle nazionali, stasera (ore 18 Allianz Stadium) Max Allegri è pronto a calare un poker d’assi inedito per sbancare l’Allianz Stadium, nell’ultimo test prima del debutto stagionale in Champions a Barcellona. Dentro Szczesny al posto di Buffon, De Ssciglio per Liechtsteiner, Matuidi accanto a Pjanic, e Douglas Costa in attacco. Howedes in panchina, proprio come Bcrnardeschi. Rodaggio finito, anche perché dal Chievo in avanti ci sarà spazio per tutti con 7 partite (5 in campionato e 2 di Champions) in un mese.

La precedenza è sempre per la prima in calendario, Max Allegri riparte dal Chievo. «Una squadra ben organizzata, guidata ottimamente da Maran. Dobbiamo riprendere con i tre punti e migliorare in fase difensiva; sarà un test importante. Se questa Juve è più forte dell’anno scorso? La teoria non conta, conta la pratica e se a fine stagione avremo fatto cose importanti. A marzo dobbiamo essere ancora in corsa sui tre obiettivi. Ma intanto pensiamo al Chievo, poi ci sarà tempo per il Barcellona. Non è una semifinale, ma una partita di girone. Il primo obiettivo è passare il turno, nove punti potrebbero bastare». Più del Barcellona le scelte di formazione anti Chievo di Allegri sono condizionate da condizione atletica, e stanchezza/usura negli impegni delle nazionali. Un turno di riposo per Buffon, Barzagli, probabilmente anche Dybala e Cuadrado. «Dovrò fare alcune scelte: Khedira è out, Marchisio in ripresa, speriamo possa tornare a breve. Chiellini non gioca, speriamo di averlo col Barcellona. Dybala da quando è rientrato ha fatto differenziato, Cuadrado non l’ho ancora visto…». La sosta si è rivelata decisamente utile per chi è rimasto a Vinovo a lavorare, come Higuain e Douglas Costa. «La mancata convocazione con l’Argentina ha fatto bene a Gonzalo: fisicamente aveva bisogno di lavorare, sta meglio anche mentale e ha voglia di riconquistarsi la Nazionale. Douglas Costa può giocare anche al posto di Dybala, è un giocatore straordinario, di velocità e tecnica. Salta l’uomo, crea superiorità ma ha ancora bisogno di adattarsi ai metodi di allenamento. E’ un acquisto importante per la Juve».

Soddisfatto del mercato? «Assolutamente sì, non serviva un altro centrocampista, gli imprevisti ci sono e vanno gestiti in serenità». Da rigenerare mentalmente Lichtsteiner, dopo la botta dell’esclusione in Europa. «Mi è dispiaciuto lasciare fuori Lichtsteiner dalla lista Champions, è stata una scelta tecnica, con Marchisio out avevo un centrocampista in meno e non avevo molte altre alternative». Stasera non è escluso un cambio di sistema di gioco, 4-3-3 o addirittura il 4-3-2-1 testato in amichevole contro il Chieri. In difesa De Sciglio, Benatia, Rugani e Alex Sandro. A centrocampo Sturaro, Pjanic e Matuidi, davanti Douglas Costa, Higuain e Mandzukic.

La Juve è sicuramente favorita per lo scudetto. Non potrebbe essere altrimenti perché arriva da sei titoli consecutivi, che hanno aperto un solco nella storia del calcio, ha vinto le ultime tre Coppe Italia ed è vice campione d’Europa. Insomma sulla carta è sempre la formazione da battere. Però nel calcio, prima ancora della qualità di singoli e squadra, sono le motivazioni a fare la differenza. E, fateci caso, indipendentemente dai tanti campioni che negli ultimi anni hanno indossato la casacca bianconera c’è sempre stato qualcosa, chiamiamola pure scintilla, che ha cambiato il corso degli eventi. Segnali. Reazioni. Svolte. La prima avvenne nell’immediato dopo-Conte quando l’ex tecnico bianconero chiese una rivoluzione alla società attraverso l’acquisto di una decina di giocatori. “Non si può andare in un ristorante da cento euro con dieci euro in tasca” sostenne riferendosi alle ambizioni da Champions che, secondo Conte, non potevano concretizzarsi con quella Juve. Uno schiaffo ai giocatori, ai suoi giocatori che avevano comunque vinto (allora) tre scudetti consecutivi. Punti sull’orgoglio e motivati dal nuovo allenatore (Allegri) proprio i “bolliti” bollati da Conte conquistarono ancora uno scudetto, vinsero la Coppa Italia e giunsero in finale di Champions. Pensate che effetto ebbe quella frase di Conte… Volete sapere quale sarà la scossa/svolta di questa stagione per la Juve? Bonucci. Ovviamente nessuno lo dirà mai apertamente (come accadde con Conte) ma ci sono situazioni, frasi, che poi determinano qualcosa. La vicenda Bonucci è andata giù a pochissimi nello spogliatoio. Non perché un campione non possa andar via dalla Juve. E’ successo tantissime volte di recente: Tevez, Pirlo, Vidal, Pogba solo per fare alcuni esempi. E tutti hanno lasciato ottimi ricordi. Parliamo di squadra, non di tifosi. Ma motivare l’addio con ambizioni di leadership che evidentemente non si potevano realizzare nella propria squadra significa, per forza, volersi mettere in contrapposizione con altri. E proprio a “questi altri” è venuta tanta voglia di dimostrare a Bonucci che potranno benissimo fare a meno di lui. Come se non bastasse anche Dani Alves ha messo il suo carico con frasi che comunque non hanno fatto piacere agli ex compagni. Insomma se qualcuno pensa che questa Juve sia una squadra con la pancia piena e la mente rilassata ha fatto male i suoi conti. Basta grattare pochissimo per trovare validissimi  motivi.

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Domani al Camp Nou il nuovo confronto tra il fuoriclasse del Barcellona e quello della Juve, che più di tutti gli somiglia Sotto il segno di un talento sopraffino.

Barcellona – Juventus Champions League fasi a gironi.  Come vedere alle 20:45  il match tra Roma – Atletico Madrid. Si gioca per la Champions League  edizione 2017-18. streaming gratis per gli abbonati con Sky Go e Premium Play, app alle quali possiamo accedere con laptop, computer, smartphone e tablet.

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Sarà una partita fra due delle squadre attualmente in ottima condizione: sì al Barcellona che la Juventus hanno confezionato tre vittorie su tre partite di campionato, e affronteranno dunque questo Big Match d’esordio di Champions League nelle migliori condizioni possibili.

Per quanto riguarda la rosa juventina sicuramente Chiellini è uno dei giocatori in ottima forma, stamattina Vinovo è sceso in campo per allenarsi perciò si può considerare un candidato titolare per la sfida contro il Barcellona.

Dai selfie da tifoso qualunque ai flash | da copertina. Quan­do Paulo Dybala en­tra nella sala stampa del Camp Nou, i fotografi si sca­tenano di fronte alla star del giorno. Lui abbozza appena un sorriso, è teso e concentrato il giusto come sempre prima di un grande match. Più che una partita, Barcellona-Juventus è la partita. La sfida all’idolo di quando era un bambino, Leo Messi, che ormai non è più il poster attaccato in cameretta ma un avversario da battere e un modello da raggiungere e magari superare. Da «dieci» bianconero Dybala ha segnato 7 gol in 4 partite, da dieci cerca corona e scettro a casa della Pulce per prendersi un altro pezzo di storia. Cerca la prima rete pesante con la nuova ma­glia, lo stesso numero di Leo. Vuole vincere e essere l’unico protagonista, com’è successo pochi mesi fa allo Stadium, quando la stella di Paulo oscurò il pianeta Messi e lo cacciò fuori dalla Champions.

NUMERI DA DIECI La Juve in formazione rimaneggiata s’ag­grappa a Paulo. Lo ha fatto in campionato in queste prime giornate da lavori in corso: «Inutile parlare di moduli – ha ammesso Allegri dopo il Chievo – quando hai Dybala è tutto fa­cile». Pazienza se non ci sono Chiellini, Mandzukic, Cuadra- do, Khedira e Marchisio: Paulo ha dimostrato di saper da solo cambiare i destini di un incon­tro. Riuscirci al Camp Nou non è un gioco, ma il popolo juven­tino s’affida a lui per credere nell’impresa. Dybala non è Messi, lo dicono i numeri delle due carriere e i Palloni d’oro (5) che brillano nella bacheca della Pulce. Però Paulo ha già segna­to due gol al Barcellona allo Stadium, diventando messiani­co per una notte, mentre Leo ha fatto cilecca negli unici due confronti ufficiali tra i due ar­gentini. Poi però lo juventino a Cardiff è scolorito nel grigiore gallese, rientrando nei parame­tri della normalità. Una mac­chia che vuole cancellare.

CONSACRAZIONE Dybala ha la solidità mentale per attraversa­re i cambiamenti senza scosse d’assestamento, vive tutto con la serenità di chi è consapevole della nuova responsabilità maanche della straordina­rietà del suo calcio. Riesce a far sembrare tutto semplice, anche un colpo di tacco con due av­versari addosso o il mancino maligno sul primo palo che ha spiazzato Sorrentino sabato. Però una tripletta al Genoa non ha lo stesso peso della doppiet­ta al Barga o del gol al Bayern negli ottavi di due stagioni fa. Ha fatto poche reti in Europa, alcune pesanti ma mai in tra­sferta contro club importanti. Anche questo significa diventa­re grandi. Anche questa è una tappa obbligata per chi ambi­sce al rango di top player: saper essere decisivi in Champions quando conta. Messi ha vinto 4 volte la Coppa, ha segnato pra­ticamente ovunque ma mai alla Juventus (in 3 partite) e tra le poche cose che gli mancano cè
10 scalpo di Gigi Buffon. «Leo e Cristiano Ronaldo hanno nu­meri incredibili – chiude Dybala – e giocheranno ancora per un po’ di anni, io cercherò di avvi­cinarmi a loro il prima possibile anche se non sarà facile: non voglio aspettare che smettano. il Barcellona va rispettato an­che senza Neymar».

NELLA STORIA I gol non sono tutti uguali. La maglia magica bianconera non si è ancora mai sgualcita per eccesso di esul­tanza al Camp Nou: né Platini né Baggio né Del Piero hanno mai segnato nel tempio di Mes­si con la divisa che Dybala ha appena ereditato. «Giocare con il dieci è un piacere enorme per me, pensando ai giocatori che hanno indossato questa ma­glia». Quando era un giocatore del Palermo, Dybala volò a Bar­cellona per un clasico. Pochi sanno che i biglietti glieli pro­curò Ariedo Braida e che già al­l’epoca ci fu un approccio con il Barcellona. Non se ne fece niente, come quest’estate, e an­che se gli spagnoli probabil­mente non si arrenderanno, Paulo allontana i timori dei ti­fosi e la profezia di Mino Raiola («Andrà via dalla Juventus»): «Per fortuna sono compagno di Messi in nazionale e da lui pos­so imparare tante cose. Non so che cosa succederà in futuro, la società non mi ha mai parlato di un’offerta del Barcellona, so che sono felice qui e che la Juve vuole che resti ancora per molti anni, per onorare il nuovo nu­mero».

IN NAZIONALE Dybala e Leo si sono salutati appena qualche giorno fa, dall’altra parte del mondo, in Sudamerica, dove con l’Argentina non hanno sa­puto ricreare quell’aura magica che li circonda quando giocano nei rispettivi club: zero reti nel­le due partite di qualificazione mondiale, l’esatto opposto di quel che succede in Europa, do­ve i gol arrivano a grappoli. Forse anche perché, come ha ammesso candidamente Paulo ieri, un po’ si pestano i piedi (e anche questo fa sperare i tifosi della Juve) : «Giocare insieme è difficile, occupiamo la stessa posizione». Dybala finora in questa stagione ha segnato più di Messi, 7 a 6 il parziale per il dieci più giovane. Arriva al con­fronto con il numero uno nelle condizioni migliori. «Non so di­re se questo sia il miglior Dyba­la di sempre – dice Paulo di se stesso – di sicuro mi sento molto bene, ho fiducia e sono veloce con la palla. Questo per me è un anno importante, che si conclu­derà con il Mondiale: posso vincere tanto. Devo solo stare tranquillo e cercare di superar­mi». Il Re e l’erede al trono, atto terzo, in uno stadio pieno di suggestioni. Qui ha giocato, se­gnato e incantato Diego Ar­mando Maradona, il dieci dei dieci. Argentino, come Messi e Dybala.

Meglio dimenticarsi dell’ultima sfida. Ri- I spetto a quella Juve, padrona fino all’arroganza allo Stadium, poi docente di tattica al Camp Nou, mancano sei interpreti: Dani Alves, Bonucci, Chiellini, Khedira, Cuadrado e Mandzukic. I sostituti, in teoria, non sembrano ancora all’altezza e oltretutto la Juve si sta modellando. Però la partenza è stata avvincente, con un Dybala mentalmente sicuro della sua grandezza (la vera differenza col passato): attorno a lui la Juve dovrà compattarsi, riducendo gli spazi e insistendo sul pressing. Non siamo all’eliminazione diretta e questa è la peggior partita del gruppo, anche perché proprio quando Messi sembra tornato Messi: però il Barena qualche problema d’identità ce l’ha e non soltanto per Ney- mar. Allegri ha sempre preparato benissimo lo scacchiere tattico, escluso quel Barzagli su CR7 a Cardiff.

QUALE SISTEMA Eppure oggi, causa povertà di risorse, Barzagli dovrebbe disporsi a destra del 4-3-2-1. Condizionali necessari per i dubbi che avvolgono la Juve (tutto gira attorno a Douglas Costa) e il Barena nel quale Inie- sta sì-Iniesta no non è dubbio da poco. Se Vaiverde dovesse rinunciare al fuoriclasse stanco, preferendogli Paulinho, darebbe il segnale d’aver capito quello che a Luis Enrique era sfuggito. E cioè la superiorità della mediana bianconera in cui Matui- di, per aggressione e profondità, oltre che esperienza, sarà più utile che in altre occasioni: ma toglierà anche la saggezza nella gestione di Khedira. Per cui al centro sarà decisivo Pjanic.

IL REGISTA Considerato Iniesta insostituibile, la sfida con il bosniaco è cruciale in costruzione: sono loro i registi «bassi», anche se si alternano con Messi e, ormai, Dybala, sempre più simile a Tevez nell’impostazione palla al piede a tutto campo. Pjanic era stato enorme nella doppia sfida dei quarti: andrà protetto. Potrebbe non essere idea malvagia affiancargli Bentancur (scelta coraggiosa) oppure Sturaro accentrando chi dei due giocherà, trasformando così il 4-2-3-1 atipico (senza Cuadrado e Mandzukic) in un 4-3-2-1 con Dybala e Costa dietro Hi- guain. Pjanic e Iniesta potrebbero anche trovarsi di fronte: il bosniaco si sta muovendo più in verticale, per compensare i limiti del suo posizionamento isolato davanti alla difesa.

L’ESTERNO Alla Juve mancherà qualcosa in fase di protezione dei difensori centrali, mentre il Barena ha il solito Busquets a raddoppiare. Vaiverde ha inserito un paio di novità interessanti: con Messi più centrale, Suarez sempre in zona area, e a destra un esterno offensivo (Dembelé?), ecco che a sinistra l’attacco è passato da Ney- mar a Jordi Alba al quale sono demandati compiti da attaccante aggiunto su tutta la fascia. Discorso doppio: pericoloso in avanti, Alba rischia di scoprirsi dietro dove il dribbling di Douglas Costa può far male. Ma Costa difende poco. Potrebbe mettersi là Dybala, con Bernarde- schi a sinistra: a noi l’ex viola non spiacerebbe, per caratteristiche fisiche e tattiche è il più simile a Mandzukic, interpreta la doppia fase nella quale il brasiliano non è un mostro, e «sente» le gare top. L’alter ego di Alba dovrà essere Alex Sandro che, da un po’ però, mostra meno facilità di inserimento da ala, meno conversioni al centro per tiro o cross: al Camp Nou deve cancellare spettri di una normalizzazione.
IL CENTRAVANTI Alla fine con tano i gol. Del fiuto di Suarez si sa e l’assenza di Chiellini mette paura: né Rugani né Benatia, diversi per Dna, hanno lo stesso sacro fuoco. Dovrà stringersi la difesa: per questo, forse, dentro
anche Barzagli. Dall’altro lato c’è Higuain. Al Camp Nou s’era visto un attaccante moderno nelle intenzioni ma che sbagliava sempre movimento: una volta ricevuta palla, invece di far salire la squadra, puntava dritto l’avversario come fosse in area e non sulla trequarti. Correggendosi, potrebbe far danni al Barena. La Juve ha perso una delle ultime 15 dei gruppi e soltanto una delle ultime 6 con il Barena (la finale 2015): sì, un pari sarebbe tutto tranne che disprezzabile.

Arriva la Juve, e arriva il momento delle scelte per il tecnico Ernesto Valverde. Non è il primo «partidazo» della stagione per il Barça che ha già disputato (eperso) due Clasicos contro il Real Madrid, però lì eravamo a metà agosto e i nuovi acquisti Paulinho e Dembélé non erano ancora arrivati.

CURIOSITÀ DEMBÉLÉ I due hanno debuttato sabato nel 5­-0 all’Espanyol, il secondo ha anche offerto un assist a Suarez e sono dunque pronti per entrare nel ballottaggio tattico del «Txingurri», la formica Valverde. Il francese è quello che ovviamente attira maggior curiosità: per il prezzo, 105 milioni che possono diventare 145 se tanto lui come il Barça negli anni a venire trionferanno, per quell’aria da bambino spaesato e felice, per la gracilità del fisico, l’attitudine in campo e la posizione che richiamano il paragone con Neymar, del quale è venuto a riempire l’immenso vuoto.

VARIAZIONE TATTICA Sabato però c’è stata una sorpresa. Nella mezz’ora scarsa giocata Dembélé si è piazzato a destra e non a sinistra dell’attacco. Il francese è entrato per l’ex milanista Deulofeu, e anche quest’ultimo si era sistemato lì, in quella posizione. L’idea di Valverde è peculiare: non più Messi e Neymar ai fianchi di Suarez con Leo che poteva andarsi a infilare nella buca del suggeritore alle spalle dell’amico uruguaiano, ma uno tra Deulo e Dembélé a destra, Messi in mezzo con frequenti ricadute sulla trequarti e Suarez tra il centro e la sinistra dove è stato liberato l’intero binario per Jordi Alba, sabato tornato decisamente a grandi livelli: due dei tre gol di Leo Messi contro l’Espanyol sono arrivati grazie ai suoi assist.

ALTERNATIVA IMPORTANTE Valverde sabato è partito col centrocampo che è titolare da 3 anni, Rakitic­ Busquets ­Iniesta, e quando Paulinho è entrato per Busquets non è andato a fare il «pivote» ma si è messo sulla casella del centrodestra occupata da Rakitic, che è scalato e ha arretrato. Paulinho ha giocato in Cina negli ultimi due anni ma è un pilastro della rifiorita nazionale brasiliana e può essere utile al Barcellona in partite dove oltre alla tecnica servono muscoli, dinamismo e proiezioni.

Non sarà facile scardinare il trio del mezzo bluagrana ma non ci sono dubbi sul fatto che il brasiliano può offrire un’alternativa importante per Valverde e al gioco del Barça, che quando i protagonisti calano di ritmo si fa prevedibile. Difficile pensare di vedere sia Dembélé sia Paulinho titolari domani ma la partita è ancora aperta. Oggi ne sapremo di più.

Le 7 palle recuperate contro il Chievo, compreso nel prezzo un salvataggio in mischia dopo respinta di Szczesny, confermano che lui c’è. Medhi Benatia non sarà un titolare fisso della Juventus finché i senatori della difesa non si faranno da parte, però ha pazienza e anche se glielo si legge in faccia che il fatto di giocare poco non lo soddisfi del tutto, a trent’anni è disposto ad aspettare. Poi, certo, il destino ci mette del suo e con Chiellini tutt’altro che sicuro di rientrare domani a Barcellona, stai a vedere che il marocchino metterà insieme due partite consecutive da titolare. Ma il discorso è globale e investe il futuro prossimo della muraglia meno battuta d’Italia dal 2011 a oggi: l’ex Bayern, per ora, s’intrufola in attesa del passaggio di consegne che sarà. Erano sette anni che la (B)BBC marcava visita nella sua totalità: né Buffon, né Barzagli, né Chiellini, né naturalmente Bonucci sul prato. E l’aver preso altri tre punti in campionato senza incassare reti (come contro il Cagliari, ma nel contesto di un avvio di stagione con troppi scricchiolii) alimenta pensieri stupendi. «Purtroppo gli anni passano per tutti – dice Benatia – e noi siamo ancora in fase di ricostruzione dopo aver perso un giocatore molto importante come Bonucci. Ma non è finito niente, la Juve ha sempre giocatori di qualità. Il fatto che abbiamo vinto senza prendere gol è un altro messaggio importante che mandiamo. Perché questo è solo l’inizio».

il precedente

Da attore coprotagonista del flop di Roma in Supercoppa a novello baluardo di un reparto che ha ritrovato qualche sicurezza in più pur avendo regalato troppe chance al Chievo, non al Barcellona. Il marocchino si sintonizza già sulle frequenze della Champions: «Sappiamo che ci sarà da soffrire, a Barcellona non è mai facile. Ma sappiamo anche che nella Juve c’è la qualità necessaria per metterli in difficoltà. Anche loro hanno perso giocatori importanti, però è meglio giocarla ora e non fra due mesi». Sottinteso: adesso che fra pallone e questioni extracampo (futuro del presidente Bartomeu compreso), forse nell’ambiente catalano c’è un filo di tremarella in più. Benatia è carico: «Se loro senza Neymar fanno meno paura? Noi non abbiamo mai avuto timore di nessuno. Loro vanno rispettati perché in quello stadio sono capaci di fare grandi cose. Ma paura mai, siamo la Juve. Dovremo essere sicuri della nostra forza, vogliosi, aggressivi». E il 3-0 di una Champions fa, con Dybala sugli scudi e un Barça eliminato e in formato groggy, non deve illudere: «E’ un aiuto per loro – ribatte Benatia – saranno più arrabbiati, avranno una carica in più. Metto la firma sul pari? La Juve gioca per vincere, ma è chiaro che pareggiare la prima partita del girone a Barcellona non sarebbe una vergogna. In partenza, però, un pareggio non mi farebbe felice».

caro paulo

Dybala, si scriveva. Nella Juve fanno tutti il tifo perché il trapasso dai Palloni d’Oro divisi tra Messi e Cristiano Ronaldo e i campioni del futuro si concretizzi a tutto vantaggio della Joya: «Paulo è già un top player, ma ha ancora grandi possibilità di crescere. Perché gioca in una grande squadra, qui è molto felice, sta bene di testa. È un bravissimo ragazzo anche fuori dal campo, lavora tanto e ha davanti a sé 5-6-7 anni per diventare il più forte al mondo. Glielo auguro. Ha tutte le qualità per diventare il migliore. Lui ha una marcia in più rispetto agli altri. Però calma con i paragoni: Messi ha vinto 4-5 Palloni d’Oro e ha fatto per anni quello che Dybala sta facendo ora. Di sicuro Paulo deve porsi obiettivi altissimi». Tra le belle novità del mercato, ecco Matuidi «che può dare tantissimo a questa squadra. Ha corsa, si sacrifica, aggredisce, pressa, recupera palloni. E gioca semplice. Sono caratteristiche che magari ci mancavano un po’. Mi ha già chiesto troppe cose, è un tipo sveglio. E grazie a me tra un mese o due farà la prima intervista in italiano…».

Visto come funzionò nella doppia sfida dell’anno scorso il 4-2-3-1, non dovrebbero esserci dubbi sul modulo con cui Massimiliano Allegri schiererà la Juventus al Camp Nou. Rispetto alla formazione titolare di allora, però, al di là delle partenze di Dani Alves e Bonucci e dei giocatori in dubbio dei quali leggete in questa stessa pagina, mancheranno di sicuro Khedira e Cuadrado. Due assenze che potrebbero indurre il tecnico a cambiare per affidarsi al 4-3-3 utilizzato contro il Chievo. O a una via di mezzo, una versione più difensiva del 4-2-3-1. A sostituire Khedira sarà Matuidi e, per quanto sia una mezzala, il francese non dovrebbe avere problemi nell’affiancarsi a Pjanic davanti alla difesa. Più complicato sostituire Cuadrado: «Quando non abbiamo la palla gli esterni devono fare i centrocampisti, altrimenti si soffre. In fase difensiva tutti devono sacrificarsi», ha sottolineato Allegri mentre spiegava che contro il Chievo la Juve aveva subito troppi tiri. Una puntualizzazione che fa scendere le quotazioni finora molto alte di Douglas Costa come sostituto di Cuadrado in un 4-2-3-1. D’altra parte lo stesso tecnico ha parlato di necessità di maturare ancora per Bernardeschi, più portato a difendere del brasiliano. Così potrebbe optare per Sturaro, già utilizzato più di una volta al posto di Mandzukic nella scorsa stagione, con l’ex genoano che garantirebbe copertura e consentirebbe di passare velocemente al 4-3-3 o al 4-3-1-2, arretrando sulla linea di Pjanic e Matuidi.

Per il croato solo terapie, Alex Sandro non ha più febbre

torino. Una certezza e tre dubbi accompagneranno la Juventus nel volo verso Barcellona. Sul charter non salirà Sami Khedira, e questo è l’unico punto fermo perché il tedesco deve stare fermo una settimana visto il riacutizzarsi del dolore al ginocchio patito in Nazionale. Restano in bilico Giorgio Chiellini, Mario Mandzukic e Alex Sandro. Quello che ha più probabilità di scendere in campo domani sera è il brasiliano: sabato ha lasciato il ritiro perché aveva 38 di febbre, ma già ieri mattina era sfebbrato. Ha svolto un allenamento più blando perché un po’ debilitato, però dovrebbe ristabilirsi per la sfida. E’ incerto, invece, il recupero di Mandzukic dopo la botta alla tibia rimediata contro il Chievo: ieri non ha lavorato, sottoponendosi soltanto alle terapie, ma sente ancora fastidio. Conoscendo la soglia del dolore molto alta del croato, farà di tutto per esserci, come Chiellini, tornato in gruppo dopo il trauma al polpaccio destro: è un altro passo avanti verso la guarigione, ma il rientro col Barça resta in bilico.

Nessuno si aspettava di vederlo in zona mista, sabato scorso, dopo la manita rifilata dal Barcellona all’Espanyol. Perché i doveri di un capitano, così come li intende lui, sono quelli di metterci la faccia quando le cose vanno male. Andrés Iniesta non si è presentato davanti a taccuini e microfoni per vanagloriarsi dei complimenti dell’opinione pubblica dopo la sua gran bella prestazione. Il calciatore spagnolo sentiva la necessità di dare al popolo blaugrana qualche dettaglio in più sulla trattativa per il suo rinnovo. Anche perché, dopo aver risposto con un secco «no» a chi gli chiedeva se fosse vero quanto affermato da Josep Maria Bartomeu, ossia che le due parti avessero già raggiunto un accordo di massima, le speculazioni sul suo futuro si erano moltiplicate.
L’obiettivo del centrocampista, che la Juventus vorrebbe trasformare nel suo nuovo Andrea Pirlo, era quella di chiarire che «comunque vada a finire non ci sarà nessun tipo di problema tra me e il Barça. Si è trattato di un malinteso perché non volevo contraddire il presidente. Tuttavia, le parole utilizzate non sono state quelle corrette. Rispetto troppo questo club per anteporre i miei interessi personali a quelli del Barça».

Non c’è nessun accordo

Le buone intenzioni del fuoriclasse, tuttavia, sono rimaste tali. E già, perché l’unica frase – “ho deciso di rinnovare” – in grado di mettere a tacere tutte le elucubrazioni sul suo futuro non è proprio arrivata. Anzi, argomentando il suo oramai famoso «no», Iniesta ha mandato in tilt i tifosi del Barça che, nei giorni scorsi, erano stati rassicurati dalle parole di suo padre («il rinnovo non sarà un problema»). «Quando si dice che c’è un accordo di massima, s’intende che è tutto pronto per la firma. E, invece, così non è. Questa è casa mia e so bene che da nessuna parte starò meglio, tuttavia la situazione è quella che è». Detto questo, «non penso ogni giorno al rinnovo. L’unica cosa che ho in testa è di poter rendere al massimo per aiutare il Barça a rimanere in alto».

testa, cuore e gambe

Ma che cosa intende Iniesta quando afferma che «la situazione è quella che è»? Beh, semplice: che non ha ancora preso una decisione. «La mia testa, il mio cuore e le mie gambe decideranno per me»: ed è per questa ragione che don Andrés vuole capire, innanzitutto, se è ancora in grado di «rendere al massimo». Ragion per cui è ancora presto per «confermare in un senso o nell’altro».
E così, per conoscere la risposta definitiva, bisognerà attendere probabilmente la primavera. A meno che non ci si mettano di mezzo gli infortuni, un vero e proprio tormento la scorsa stagione. Soltanto in questo caso il capitano del Barcellona potrebbe decidere di cedere alle insistenze di Xavi Hernandez e trasferirsi in Qatar per mettere da parte qualche spicciolo in più in vista della pensione. Per quanto riguarda l’ipotesi Juventus, invece, Iniesta è molto lusingato delle avance del club bianconero, tuttavia, in linea di massima, la sua priorità è quella di «non giocare mai contro il Barça». Priorità, certo, ma non certezza assoluta.

Era il suo idolo e il suo modello. Ora è tutta un’altra storia, perché la sfida fra Paulo Dybala e Lionel Messi è uno scontro generazionale nel quale il ragazzo si avvicina in modo impressionante al re, che per altro ha già sconfitto la scorsa primavera, segnando due gol nell’umiliante 3-0 dello Stadium. Dybala non può essere considerato più forte di Messi, non ora per lo meno: il curriculum conta, il palmares pure e non permettono di rovesciare l’ordine vigente. Ma il solo fatto che il paragone non sia irriverente, l’idea di poter vivere la partita di domani sera anche come una sfida tra due fuoriclasse della stessa razza, pur se non dello stesso livello, è il segnale dell’irresistibile crescita del numero dieci bianconero. Dybala dà scacco a Messi, lo guarda negli occhi con lo spirito di chi può prendere il suo posto nella piramide mondiale del pallone e che battendolo può salire un altro gradino.
Era il suo idolo e il suo modello. Ora è tutta è un’altra storia perché Lionel Messi non sta tanto simpatico a Paulo Dybala. Cose che non si dicono, tutt’al più si sussurrano nei corridoi della Seleccion, territorio dove Messi spadroneggia con i suoi fedeli e dove Dybala si è inserito benissimo, pur senza schierarsi da nessuna parte. C’è chi dice che non bisognerebbe mai incontrare dal vivo i propri idoli per non rimanerne delusi sotto l’aspetto umano: se riuscisse a non dare troppo nell’occhio, il numero dieci bianconero metterebbe di sicuro un “like” in fondo a questa frase.
Era il suo idolo e il suo modello. Ora è tutta è un’altra storia e quell’ammirazione, che resta perché Dybala non riesce a non ammirare Messi, è il più grande stimolo per Paulo che al Camp Nou non vuole sfigurare, conquistando il palcoscenico e il pubblico del più forte del mondo insieme a Cristiano Ronaldo. «Si porta avanti con il lavoro», dicono i media catalani ingolositi dalla presenza di Dybala a Barcellona e pronti a immaginargli addosso una maglia blaugrana, ma in realtà Dybala al futuro non ci pensa, a meno che per futuro non si intenda la qualificazione agli ottavi di Champions League, che passano anche dalla sfida di domani sera. Certo, il Barcellona ci riproverà con lui e stavolta l’offerta sconvolgente potrebbe farla e non subirla come per Neymar, ma se ne riparla in primavera. E fin lì nessuno è in grado di vedere. Le certezze, per il momento, sono che tra un paio di settimane l’assemblea dei soci juventini approverà un bilancio da 564 milioni di euro e che Dybala continua a giurare fedeltà alla Juventus, immaginando per sé anche un ruolo da simbolo del club. Poi tutto può cambiare rapidamente e un’offerta da 200 milioni di euro può anche ribaltare tutto, ma è presto. Oggi nessuno, neppure lui, può dire esattamente cosa capiterà fra sei o sette mesi. E, oltretutto, il Barcellona non sarà certamente l’unico club a insidiarlo.
Era il suo idolo e il suo modello. Ora è tutta un’altra storia perché Dybala ha trovato la sua strada e si ispira a se stesso. Ha, per esempio, progettato il suo salto di qualità e sta mettendo in pratica il suo piano con meticolosa determinazione e perseverante agonismo: quest’anno, si era detto, voglio diventare un leader e un trascinatore. Ci sta riuscendo e, oltretutto, senza apparente sforzo e con impressionante naturalezza. Sono le stimmate del fenomeno, che Messi ha sicuramente riconosciuto in lui: sa di essere stato il suo idolo, ma non si fida per niente del suo giovane amico.

«Gran partita, Barcellona-Juventus. Si ritrovano due squadre che hanno un obiettivo molto chiaro: andare fino in fondo alla Champions League. E, di conseguenza, non solo due squadre, ma anche tanti giocatori eccezionali. Io credo, anzi sono convinto, che la Juventus sia pronta per partire bene anche in Europa, dopo l’ottimo avvio in campionato. E’ attrezzata, è in un buono stato di forma».
Parola di David Trezeguet. Uno che per motivi e trascorsi che non è neppure necessario ricordare, se ne intende parecchio di grande calcio, di Juventus, di bomber, di campioni, di palcoscenici top.

A proposito di “giocatori eccezionali”: la mente corre alla sfida nella sfida tra Messi e Dybala.

«Messi lo conosciamo benissimo, è stato determinante anche nell’ultima partita del Barça, contro l’Espanyol. E Dybala… Beh, Paulo è il presente ma è anche il futuro. E’ partito fortissimo: sta segnando tanto, lo vedo bene fisicamente, poi ha le qualità del giocatore di altissimo livello. Sarà carico, al Camp Nou: di sicuro non vede l’ora di scendere in campo in uno stadio con questa mistica. E questo nuovo confronto con Messi lo motiverà tantissimo: vuoi mettere il gusto di essere comparato con il miglior calciatore del mondo? Peraltro ho visto che sa vivere certe responsabilità con determinazione, ma anche con serenità».

Cosa manca a Dybala per arrivare al livello di Messi?

«Nulla, non manca nulla. E’ chiaro che Messi ha più esperienza ed è a un punto diverso del suo percorso professionale, ma Paulo sta crescendo tantissimo e forse proprio la figura di Messi lo motiva a migliorare. E’ diventato più intelligente nel gioco, si muove al momento giusto, capisce subito cosa gli succede intorno, sa quando si deve spingere e quando si deve gestire. Non è un caso che pure l’intesa con Higuain si stia perfezionando ulteriormente, dopo la prima annata vissuta insieme».

Attenzione, allora, perché il suo primato di 32 gol stagionali (record dal 1934 ad oggi) è in pericolo. Lo scorso anno il Pipita l’ha solo eguagliato, se ora fa uno sforzo in più… Lui o Dybala, insomma.

(ride) «Ma se succedesse io sarei contento, i record sono fatti apposta per essere battuti. Nei confronti di Higuain, poi, nutro grande stima e rispetto. E’ un giocatore di valore assoluto, appena arrivato alla Juve ha subito dimostrato le sue qualità».

Eppure c’è chi rileva che non sia decisivo nelle partite che contano di più.

«Queste considerazioni mi fanno sorridere, non sono d’accordo. Stiamo parlando di un attaccante che ha un’incidenza importante nelle stagioni, che dà sempre il suo contributo. Vedo che sta lavorando tantissimo anche per smentire certe affermazioni, pur essendo io convinto che un giocatore così non debba più dimostrare niente a nessuno».

Un passo indietro: poco fa ha parlato di stadio mistico, che effetto potrà avere questa nuova sfida al Camp Nou sulla Juventus? E cosa prova un giocatore quando si esibisce in questi templi del calcio?

«Beh, il Camp Nou è come il Bernabeu, l’Old Trafford… Si tratta di impianti che hanno fascino e storia, che danno vibrazioni. Stadio enorme, gremito, con tifo caldissimo. Il Barcellona proverà a imporre gioco, i bianconeri cercheranno di trovare i momenti giusti per attaccare e naturalmente – ecco cosa intendo per effetto Camp Nou – daranno tutto per dimostrare di essere forti e di saper vincere anche in questi contesti».

Peraltro c’è chi, come Massimiliano Allegri, al Camp Nou ormai è di casa: da allenatore c’è già stato 5 volte (e in generale per lui le sfide contro i blaugrana sono 11). Che giudizio ha del tecnico bianconero? Le ricorda qualche suo ex allenatore?

«Un ottimo giudizio, mi ricorda Lippi. A parte che sono toscani entrambi… Ma mi ricorda Lippi perché in pochissimo tempo ha dimostrato di saper portare un valore aggiunto alla squadra e sta segnando la storia del club. Ha conquistato la stima dei tifosi, della società e, cosa forse ancora più rilevante, del gruppo: Allegri deve fare delle scelte importanti e difficili, eppure è rispettato e seguito. Inoltre non dimentichiamo che non era facile riuscire in tutto questo raccogliendo l’eredità di un personaggio tanto amato e importante come Antonio Conte».

La Juventus di Conte e di Allegri domina in Italia da sei stagioni. Di queste squadre scudettate, ce n’è qualcuna in particolare nella quale avrebbe voluto giocare? O, comunque, ci sono giocatori che avrebbe preso volentieri con lei, ai tempi?

«Dunque… Cominciamo col dire che io avevo lasciato una Juventus che era alla ricerca di se stessa, gradualmente invece è tornata a livelli altissimi e con un gioco efficace in cui per un attaccante è davvero un piacere giocare. Io mi sarei divertito parecchio in qualsiasi formazione di questi sei anni. Ma dovendo scegliere qualcuno, diciamo che al mio fianco avrei preso volentieri Pirlo, oppure Tevez. Senza dimenticare Dybala, comunque!».

Peraltro c’è ancora un fenomeno che al suo fianco ha giocato davvero: Buffon. Che effetto le fanno certe critiche, anche pesanti, piovute contro il numero uno dopo la partita in Nazionale con la Spagna? C’è chi lo vorrebbe pensionare, chi lo proporrebbe per le Legends…

«Calmi, calmi: c’è tempo! Certi attacchi fanno parte del gioco, ma Gigi sta benissimo e può continuare a dimostrare le sue qualità enormi. E’ nel calcio moderno da 20 anni, dunque sa gestirsi e sa lui cosa deve fare. E’ uno dei migliori portieri della storia, se non il migliore in assoluto, e non è un caso che ovunque vada raccolga dimostrazioni d’affetto e d’amore dai tifosi. Non mi stupirei di un’ovazione per lui anche al Camp Nou da parte di tutto lo stadio».

I media catalani hanno impiegato l’intera estate a criticare la disastrosa campagna acquisti blaugrana, poi dopo le prime tre giornate di campionato eccoti il Barga in vetta alla classifica a punteggio pieno, con un tesoretto di 4 punti di vantaggio sugli eterni rivali del Real Madrid, che nel frattempo si sono visti frenare da due inaspettati pareggi casalinghi con il Valencia e il Levante. Alla base della partenza lampo dei blaugrana, manco a dirlo, l’ottima vena di Leo Messi, che dopo aver fatto i conti con la malasorte nel debutto col Betis Siviglia, concluso comunque con un successo nonostante i ben tre legni colti dall’argentino, ha realizzato una doppietta nella successiva trasferta con l’Alaves, che poteva essere addirittura un hat-trick se, sullo 0-0, non si fosse fatto respingere un rigore dal portiere locale Pacheco e, poi, non avesse colpito un altro palo. Tripletta che è arrivata puntualmente nel derby con l’Espanyol nel turno successivo di sabato scorso e che, con le attuali 5 reti complessive, permette alla Pulce di guidare nuovamente la classifica cannonieri della Liga, dominata anche la scorsa stagione con un bottino finale di 37 gol in 34 partite che gli ha permesso di completare il secondo paio di Scarpe d’Oro della carriera.

UNA SQUADRA PER LEO. Troppo presto, ovviamente, per fare bilanci, ma l’embrionale progetto di Valverde nasce con i migliori auspici e, dimenticata in fretta la doppia sconfitta di Supercoppa di Spagna con i blancos, permette ai blaugrana di ripresentarsi belli carichi alla grande ouverture di Champions con la Juventus. Il nuovo tecnico, nelle controverse giornate seguite al polemico addio di Neymar, ha opportunamente lavorato soprattutto per ottenere un primo obiettivo, ovvero quello di creare l’habitat più idoneo per far risaltare al massimo le qualità del suo miglior predatore, con tutto il rispetto per Luis Suarez, un altro che può vantare un paio di Scarpe d’Oro sugli scaffàli del salotto. Di qui l’intuizione di recuperare la vecchia scelta di Guardiola di accentrare l’argentino per farlo giocare il più vicino possibile all’area rivale. Ne è venuto fuori una sorta di 4-2-3-1 asimmetrico, con Busquets affiancato da un ritrovato Rakitic sulla mediana, con Deulofeu largo a destra e Mesta più accentrato sul fronte opposto, e con Luis Suarez che si getta sul lato sinistro aprendo un’autostrada, nel mezzo, per le incursioni del vicino di casa. Prossimo obiettivo dell’erede di Maradona, siglare Landata prima rete a Gigi Bufion, che ancora gli resiste, e vendicare, così, lo smacco dell’eliminazione ad altezza quarti di finale, sofierta l’anno scorso per mano dei bianconeri.

Grande vittoria di squadra. Avanti così». Basta un twitter per descrivere lo spirito della Juventus, svelare il carattere del suo numero dieci: Paulo Dybala si gode le copertine però non si erge sopra i compagni, condivide i meriti di un successo che cementa il primato e le speranze di cominciare bene la Champions, a dispetto dell’urna che fissa il debutto al Camp Nou. Difficile, tuttavia, soffermarsi stavolta sulla forza del gruppo, ignorando il momento magico dell’argentino: sabato contro il Chievo, strappato alla panca, ha cambiato la squadra e la partita, ha acceso il gioco e emozionato l’Allianz Stadium, ha segnato il settimo gol in quattro parti te ufficiali, quinto in tre giornate di campionato. Non poteva esserci incipit migliore per la Juve, e non poteva esserci minaccia peggiore per il Barga: perché in questo momento più dell’istinto killer di Gonzalo Higuain, dei ricami di Miralem Pjanic, dei riflessi eterni di Gigi Bufion, sono le magie di Paulo a inquietare Ernesto Valverde.

RIMPIANTO. Sì, Dybala sarà il sorvegliato speciale. Perché è un pericolo e perché è un rimpianto. Il Barcellona, sul filo della chiusura del mercato, è arrivato a ofirire 150 milioni sperando di incrinare la blindatura della Juventus o almeno indurre lui in tentazione. Invece il club bianconero non ha vacillato e Paulo ha giurato ancora fedeltà, orgoglioso della

maglia appena ricevuta, della sua simbologia e delle responsabilità che comporta: la Dieci che nellArgentina è di Leo Messi e che un giorno sarà sua perché suo è il futuro. Non è una smania, però, come per la Pulce non è un cattivo pensiero: sarà un percorso dettato dall’anagrafe, che prevede comunque un buon tratto di strada insieme in Nazionale e una serie di grandi sfide con Juve e Barcellona: l’ultima l’ha vinta Dybala, estromettendo i blaugrana dalla Cham- pions, segnando una doppietta quando i bianconeri si imposero 3-0. E fu la notte della consacrazione europea, della metamorfosi da campione a top player.
STRADA. Domani, davanti alla sua gente, Leo cercherà la rivincita, Paulo vorrà invece oscurarlo ancora per fare un altro passo verso l’Olimpo. E sarà un duello elettrizzante più del solito, perché entrambi sono in stato di grazia: cinque gol ciascuno in campionato, il bianconero protagonista contro il Chievo con un gol stupendo e un’infinità di delizie, il blau- grana trascinatore e autore di una tripletta nel derby con l’Espanyol. Spettacolo garantito, con un filo di malinconia argentina: dura comprendere come con Messi e Dybala l’Albiceleste possa arrancare sulla strada del Mondiale.

Le statistiche indicano la Juventus come squadra di A che ha concesso meno tiri, però la fase difensiva fa discutere e Massimiliano Allegri chiede più attenzione. Aspettando il Barcellona, il test di sabato con il Chievo ha offerto comunque buone indicazioni: porta inviolata per la prima volta nella stagione, peraltro senza Buffon, Barzagli e Chiellini. «Assenze che dimostrano come gli anni passino per tutti» scherza Medhi Benatia, prima di analizzare la prestazione del reparto: «Siamo in fase di ricostruzione, abbiamo perso Bonnie che era molto importante per noi, però non è finito niente: la Juve ha sempre giocatori di qualità, è importante non aver subito gol in vista della Champions. Sappiamo che ci sarà da soffrire, ma abbiamo tutto per mettere in difficoltà il Barcellona: anche loro hanno perso gicatori importanti».

INTERPRETI. «Senza me, Buffon e Chiellini – dice Andrea Barzagli a Jtv – non è cambiato assolutamente niente. Abbiamo fatto una partita solida, senza concedere nulla. La cosa fondamentale sta negli interpreti, nella Juventus si è sempre dimostrato che chi è nella rosa è pronto a giocare». Lui si candida, resta in dubbio invece Chiellini che pure, dopo l’infortunio, s’è aggregato al gruppo, mentre dovrebbe farcela Alex Sandro, sabato assente perché influenzato, ieri alle prese con un programma personalizzato. Oltre la difesa, a rischio Mandzukic che ha una contusione alla gamba sinistra e ha svolto solo terapie. Per il croato e Chiello si decide oggi.

CONSAPEVOLEZZA. Non spaventano tradizioni e ambizioni blaugrana: «La Juve – dice Benatia – non deve avere paura di nessuno, però rispettiamo una grande squadra che nel suo stadio è capace di fare grande cose. Metteremo voglia, aggressività e consapevolezza, siamo sicuri della nostra forza. Averli eliminati dalla Champions pochi mesi fa ci aiuta, però loro saranno arrabbiati e carichi. Un pareggio? Al Camp Nou, se arriva, non è certo una vergogna, ma non posso dire ora di esserne felice: andiamo per vincere».
OBIETTIVO. Benatia è tranquillo, crede nella solidità della Juventus e nella forza dei suoi attaccanti, Dyba- la in primis : «E’ già un top player e può ancora crescere: gioca in una grande squadra, si vede che è felice, lavora tanto ed è un grande ragazzo anche fuori dal campo, avrà tempo per diventare il piu forte al mondo. Anche con il Chievo, appena entrato, ha dimostrato di avere una marcia in più. Paulo come Messi? Calma. Messi ha vinto cinque Palloni d’Oro, ha fatto per dieci anni quello che lui sta facendo ora, ma Paulo deve darsi obiettivi molto alti: alla Juve ha la fiducia di tutti e con le sue qualità può diventare il migliore».

AL CAMP NOU ARBITRA SKOMINA

Sarà lo sloveno Damir Skomina a dirigere domani la sfida tra Barcellona e Juventus. Per Roma-Atletico Madrid, invece, è stato designato il serbo Milorad Mazic.
CHAMPIONS LEAGUE
Domani, ore 20.45 Chelsea-Qarabag Olympiacos-Sporting Benfica-Cska Mosca Bayern-Anderlecht ROMA-Atl. Madrid Man. United-Basilea Barcellona-JUVENTUS Celtic-Paris S. G.
Mercoledì, ore 20.45 Liverpool-Siviglia Porto-Siviglia Real Madrid-Apoel Shakhtar-NAPOLI Maribor-Spartak M. Lipsia-Monaco Tottenham-Dortmund Feyenoord-Man. City
EUROPA LEAGUE
Le italiane Giovedì, ore 19 A.Vienna-MILAN ATALANTA-Everton Giovedì, ore 21.05 Vitesse-LAZIO

Datemi uno scudiero e vi cambierò la Juventus. Fino a poco tempo fa Mira- lem Pjanic era un cavaliere errante e sgusciarne, ma senza nessuno che gli copriva le spalle. L’arrivo di Blaise Matuidi ha cambiato la fisionomia della Signora e anche il modo di muoversi in mezzo al campo dell’ex romanista, che adesso si sente più libero di sprigionare la sua creatività. Sono bastate tre partite per capire che i due si capiscono alla perfezione, e non è soltanto una questione di lingua (entrambi parlano il francese).

FACILE E DINAMICO «Matuidi può dare tanto a questa squadra — ha spiegato Medhi Be- natia —. È un uomo di corsa, che si sacrifica molto per la squadra. Aggredisce e fa pressing, è sempre addosso all’avversario. Ha una qualità che l’anno scorso mancava a questa squadra. E poi gioca semplice. È utile e sveglio. Adesso mi chiede tante cose, anche sulla lingua italiana. Sono sicuro che tra un mese sarà in grado di fare un’intervista in italiano». In attesa di sapere come procederà il suo upgrade linguistico, Matuidi si è già reso indispensabile nella terra di mezzo bianconera. Garantendo copertura solida e costante davanti alla difesa, il francese fa il lavoro sporco e mette Pjanic nelle condizioni migliori per concentrarsi sull’impostazione. Un po’ quello che succedeva, con le dovute proporzioni e tenendo conto della differenza di modulo e di caratteristiche, con Davids e Zidane: la Juve di Lippi versione 1997-98 giocava con Zizou alle spalle di Del Piero e Inzaghi nel 4-3-1 -2. Zidane amava muoversi per tutto il campo e poteva farlo

grazie allo scudiero Davids, che gli stava sempre abbastanza vicino per toglierlo dai guai. Matuidi è mancino come il Pitbull e Pjanic è destro come Zizou. Il bosniaco parte più indietro ma gli piace inserirsi appena gli capita l’occasione giusta e avvicinarsi di più alla porta.

CARATTERE E GENIO Grazie al la protezione di Matuidi, Pjanic riesce a interpretare meglio il ruolo di regista. «Ha imparato a giocare sul lungo — ha detto di lui Allegri —, è una novità che gli da la possibilità di essere meno marcato. Così ottiene vantaggi. Gioca meno palle morte e corte, e questo dà beneficio alla squadra. È molto bravo nel leggere il gioco e anche nell’intercettare i palloni». Contro il Chievo è stato il migliore della Juventus per passaggi positivi (64), assist (4) e palle recuperate (14). In totale 89 palloni toccati, più di chiunque altro in campo. Il centrocampo a tre con cui la Juventus ha cominciato nella terza di campionato è un esperimento che sicuramente verrà riproposto quando Allegri avrà la coperta un po’ meno corta a centrocampo (per la gara di domani sono out Khedira e Marchisio) intanto però i due si sono trovati a proprio agio uno accanto all’altro pure nel 4-2-3-1 utilizzato nelle prime due gare e nel secondo tempo contro il Chievo.

Matuidi ha fatto due spezzoni e una gara intera e non è mai andato sotto il 6 (due sufficienze e un 6,5), Pjanic ha la media ancora più alta: un 7, un 6,5 e un 7,5. Una bella differenza rispetto a un anno fa, quando Mire nei primi due match con la nuova divisa guardò i compagni dalla panchina, esordendo da titolare alla terza contro il Sassuolo.

BATOSTA AL CAMP NOU La strana coppia del centrocampo è una delle certezze di Allegri in vista del debutto stagionale in Champions a Barcellona. Probabile che si torni al centrocampo a due, scontato che ci siano M&P a dividersi i compiti di tamponare e distribuire palloni. «Sappiamo che ci sarà da soffrire — è il pensiero di Benatia —, ma abbiamo la qualità per metterli in difficoltà. Vincere sarebbe meglio, ma fare un pareggio in trasferta alla prima giornata non è una vergogna. Loro saranno arrabbiati, perché nella scorsa edizione li abbiamo eliminati». In Primavera finì 3-0 per la Juventus allo Stadium e poi 0-0 nella tana blaugrana, con i bianconeri qualificati per la semifinale. Poche settimane prima era andata peggio al Psg di Matuidi, che dopo lo sfarzoso 4-0 parigino nell’andata beccò sei gol al Camp Nou. Blaise naufragò insieme al resto della squadra (4 in pagella). Un dramma sportivo che lo scudiero Matuidi spera di cancellare. Magari con l’aiuto del cavaliere Pjanic.

Arriva la Juve, e arriva il momento delle scelte per il tecnico Ernesto Vaiverde. Non è il primo «partidazo» della stagione per il Barena che ha già disputato (e perso) due Clasicos contro il Reai Madrid, però lì eravamo a metà agosto e i nuovi acquisti Paulinho e Dembélé non erano ancora arrivati.

CURIOSITÀ DEMBÉLÉ I due hanno debuttato sabato nel 5-0 all’Espanyol, il secondo ha anche offerto un assist a Suarez e sono dunque pronti per entrare nel ballottaggio tattico del «Txingurri», la formica Vaiverde. Il francese è quello che ovviamente attira maggior curiosità: per il prezzo, 105 milioni che possono diventare 145 se tanto lui come il Barena negli anni a venire trionferanno, per quell’aria da bambino spaesato e felice, per la gracilità del fisico, l’attitudine in campo e la posizione che richiamano il paragone con Neymar, del quale è venuto a riempire l’immenso vuoto.

VARIAZIONE TATTICA Sabato però c’è stata una sorpresa. Nella mezz’ora scarsa giocata Dembélé si è piazzato a destra e non a sinistra dell’attacco. Il francese è entrato per l’ex milanista Deulofeu, e anche quest’ultimo si era sistemato lì, in quella posizione. L’idea di Vaiverde è peculiare: non più Messi e Neymar ai fianchi di Suarez con Leo che poteva andarsi a infilare nella buca del suggeritore alle spalle dell’amico uruguaiano, ma uno tra Deulo e Dembélé a destra, Messi in mezzo con frequenti ricadute sulla trequarti e Suarez tra il centro e la sinistra dove è stato liberato l’intero binario per Jordi Alba, sabato tornato decisamente a grandi livelli: due dei tre gol di Leo Messi contro l’Espanyol sono arrivati grazie ai suoi assist.

ALTERNATIVA IMPORTANTE Vaiverde sabato è partito col centrocampo che è titolare da 3 anni, Rakitic-Busquets-Iniesta, e quando Paulinho è entrato per Busquets non è andato a fare il «pivote» ma si è messo sulla casella del centro- destra occupata da Rakitic, che è scalato e ha arretrato.

Paulinho ha giocato in Cina negli ultimi due anni ma è un pilastro della rifiorita nazionale brasiliana e può essere utile al Barcellona in partite dove oltre alla tecnica servono muscoli, dinamismo e proiezioni. Non sarà facile scardinare il trio del mezzo bluagra- na ma non ci sono dubbi sul fatto che il brasiliano può offrire un’alternativa importante per Vaiverde e al gioco del Barena, che quando i protagonisti calano di ritmo si fa prevedibile. Difficile pensare di vedere sia Dembélé sia Paulinho titolari domani ma la partita è ancora aperta. Oggi ne sapremo di più.

La Signora sperava di presentarsi meno struccata: per godere del viaggio in Catalogna, regione al momento in ebollizione, serviva una Juve al massimo della forma. Invece, domani esordirà in Champions contro Messi con qualche guaio di salute di troppo: non stanno ancora benissimo né Giorgio Chiellini né Mario Mandzukic, ma il richiamo mistico del Camp Nou è troppo forte per i due leoni. Faranno di tutto, fino all’ultimo, per essere nell’undici di Allegri: solo oggi, nell’ultima rifinitura, il tecnico deciderà se mandarli in battaglia domani. Non ci sarà, invece, Sami Khedira, tornato dalla Germania con un fastidio al ginocchio: in nazionale ci aveva rigiocato su e ci vorrà circa una settimana per rimetterlo in piedi. I fronti caldi dell’infermeria restano, quindi, in mezzo alla difesa e alla sinistra del Pipita.

PRUDENZE Ieri Chiellini ha lavorato interamente con la squadra: nei fatti, è guarito dall’ennesimo guaio al polpaccio (destro questa volta), un trauma distrattivo che gli era costato il Bernabeu con gli azzurri. È una buona notizia per i bianconeri, ma non sufficiente per assicurargli un posto fisso col Barcellona: troppo poco un solo allenamento per misurarsi con l’intensità, lo stress, i carichi di una partita di tale livello. Insomma, c’è il rischio di ricadute e Chiellini conosce l’importanza della parola «prudenza»: sa gestirsi e dirà lui stesso

oggi se è già pronto a forzare. Non dovesse farcela, occhio a Rugani come scudiero di Bena- tia, oltre al sempreverde Barzagli. È un’opzione multiuso: può essere centrale o terzino di destra in alternativa a De Sciglio. Alex Sandro, dopo il febbrone, dovrebbe riprendersi il suo posto di terzino mancino. Mario Mandzukic, invece, ieri ha fatto soltanto terapie e anche il suo rebus sarà risolto oggi. La botta alla gamba contro il Chievo non è certo grave, però continua a fare male: la risposta in allenamento servirà a capire se stringere i denti. L’eventuale assenza di Mario, in alto a sinistra, potrebbe far rimescolare le carte ad Allegri, imponendo perfino un cambio di modulo. Dall’altro lato, invece, senza Cuadrado squalificato, Allegri sta valutando tre profili differenti: i muscoli di Sturaro, l’elettricità di Douglas Costa o la fresca esuberanza di Bernardeschi (in risalita nelle gerarchie).

Veniamo al mercato: la Juve è più debole o più forte della scorsa stagione? Noi diciamo: più forte. Soprattutto con l’arrivo di Matuidi che è andato a infoltire il settore nevralgico del centrocampo che da ormai un paio d’anni attendeva rinforzi. Ma è più forte perché è più potente davanti. Sì, è vero la Juve ha sempre costruito i suoi successi sulla difesa, ma ormai Allegri è sempre più convinto che la squadra debba cambiare modulo e adeguarsi a un più flessibile 4-3-3. Con un difesa che possa spingere, un centrocampo in grado di offrire copertura e rilancio del gioco e altissima qualità sulle fasce. Non ingannino i tanti colpi di scena che hanno caratterizzato il mercato di questa stagione. Marotta e Paratici hanno già plasmato la squadra per i prossimi cinque anni con tante situazioni aperte che riguardano giovani talenti e campioni che arriveranno (Caldara e Can) quando i tempi saranno maturi. Mai commettere l’errore di sottovalutare la Juve.

L’assicurazione sullo scudetto è non sbagliare contro le cosiddette piccole, senza offesa per nessuno. A maggior ragione quando il pensiero generale può galoppare in fretta verso il Barcellona: è la classica “trappola” mentale che Massimiliano Allegri vuole evitare a ogni costo. Anche perché il tesoretto si è assottigliato dopo la trasferta di Napoli: un solo punto al San Paolo e Roma a -6. Un margine consistente, ma il Conte Max vuole chiudere i conti in fretta. Sottovalutare il Chievo ragionando già in chiave Champions sarebbe un errore tanto banale quanto grave: «Mancano otto partite alla fine del campionato, più si va avanti e più i punti pesano. Non abbiamo la possibilità di sbagliare, un bonus ce lo siamo già giocati a Napoli ottenendo un pareggio, quindi bisogna vincere contro il Chievo. Al Barcellona penseremo dopo: per sfide del genere non serve tanto tempo nella preparazione. Quello che conta adesso è solo il Chievo. Veniamo da due partite difficili, impegnative sotto l’aspetto fisico e mentale, quindi non ci deve essere assolutamente un calo di tensione».

L’obiettivo è uno solo: 93 punti, uno in più di quanti può conquistarne la Roma. E’ una questione aritmetica: «Dobbiamo farne 93, quindi mancano ancora tante vittorie. Pensiamo ai tre punti con il Chievo. Servirà molto l’aiuto dei tifosi: ci giochiamo un pezzo di scudetto». Via Messi e soci dalla mente dei bianconeri, almeno per qualche ora: «Non bisogna pensare al Barcellona, non ha senso».

«Questa è una grande squadra», aveva detto John Elkann giovedì. Incassati i complimenti, Allegri ringrazia e rilancia: «Queste parole sono motivo di orgoglio e soddisfazione. Per sapere se sarà una stagione straordinaria o meno dovremo compiere un passo alla volta. Intanto abbiamo raggiunto la finale di Coppa Italia per la terza volta consecutiva. E’ merito dei ragazzi: stanno compiendo un percorso straordinario, hanno grandi qualità tecniche e morali, fondamentali per venire fuori nei momenti di difficoltà. Vincere è sempre difficile. E abbiamo la Champions che è una competizione straordinaria: ecco perché questo momento va vissuto con grande energia e grande entusiasmo. Ma soprattutto con la consapevolezza di poter arrivare fino in fondo: questa squadra può farcela». La difficoltà di vincere si incastra con un discorso già toccato da Allegri nei giorni passati quando il concetto di eccessiva negatività, al primo risultato che non fosse una vittoria, aveva infastidito il tecnico livornese: «Ma quando io parlo di negatività… Forse è un termine eccessivo, non abbiamo giocato una bella partita a livello tecnico in attacco contro il Napoli in campionato, mentre in Coppa Italia è andata diversamente. Però il calcio non è solo fase offensiva. La strada può essere dritta, con curve, ci sono partite che vanno giocate in un modo e partite che vanno giocate in un altro: l’importante alla fine è raggiungere gli obiettivi, quello per cui io sono qui alla Juventus».

Uno degli argomenti più caldi, tra quelli trattati a poche ore da Juventus-Chievo, è la permanenza dello stesso Allegri sulla panchina bianconera. Ciò che lascia trasparire l’allenatore livornese (dopo le certezze del post Napoli in Coppa Italia: «Io voglio restare»)è che la partita resta aperta, nonostante il contratto in essere per un’altra stagione. In un senso come nell’altro il club è soddisfatto del lavoro di Allegri e il diretto interessato è felice a Torino: «Ora come ora resto al cento per cento perché ho un contratto fino al 2018. Ma in questo momento il problema dell’allenatore non esiste. Non ci dobbiamo pensare adesso: siamo nel momento cruciale della stagione, questo credo sia l’ultimo dei problemi, sia per me sia per la società. Bisogna rimanere concentrati perché al momento non abbiamo vinto ancora niente. E contro il Chievo, lo ribadisco, passa gran parte dello scudetto».

Non si sente uno scienziato del calcio – tutt’altro – però Massimiliano Allegri ha dimostrato più volte di avere un certo feeling con la matematica. Due conti se li sarà fatti anche stavolta. Il calcolo è semplice: per non pensare al Barcellona (atteso allo Stadium martedì) e concentrarsi unicamente sulla partita di stasera contro il Chievo, non c’è modo più sicuro che affidarsi alla HD, una coppia da 39 gol stagionali. Gonzalo Higuain (25 reti tra A e Coppe) e Paulo Dybala (14) rappresentano il miglior anti relax in commercio per un incontro allo Stadium con una cosiddetta provinciale. Il Conte Max ha anticipato in conferenza stampa la presenza della Joya dal primo minuto («E’ un giocatore aerobico, più gioca e più sta bene. Contro il Chievo potrebbe fare anche la prima punta…») e, a meno di ripensamenti dell’ultima ora, insisterà con il Pipita come terminale offensivo. Higuain al San Paolo ha ritrovato il gol che mancava da 5 partite. Un buon motivo per confermarlo al centro dell’attacco: i bomber come lui quando si sbloccano non si fermano più e continuare a timbare il cartellino con il Chievo rappresenterebbe il migliore degli avvicinamenti possibili al Barcellona.

I due argentini guideranno la Juventus alla conquista di un altro mattoncino scudetto. A cambiare, come è successo negli ultimi due match con il Napoli, saranno i compagni al loro fianco. Allegri magari non si affiderà a 7-8 giocatori nuovi come mercoledì in Coppa Italia, ma potrebbe ruotarne altri 5-6. La corposità del turnover dipenderà anche dal sistema di gioco. L’ultima rifinitura non ha sciolto del tutto i dubbi: accanto al collaudato 4-2-3-1 (ancora una volta senza Mandzukic: il croato spera di recuperare per la Champions) c’è la tentazione di un ritorno al 3-5-2. Non va escluso un compromesso: avvio di gara con la difesa a 4 e finale con quella a 3, come è accaduto più volte negli ultimi tempi.

Allegri, rispetto alla semifinale di ritorno in Coppa Italia, pare orientato a modificare mezza squadra: Buffon al posto di Neto e il quartetto Lichtsteiner-Barzagli-Rugani-Asamoah davanti al numero uno bianconero. Cambiamenti previsti anche nei due mediani, che potrebbero essere Marchisio e Pjanic. In questo modo rifiaterebbero in ottica Champions la coppia centrale in retroguardia (Bonucci-Chiellini) e l’uomo d’ordine in mezzo (Khedira). Stessi uomini del San Paolo, invece, dal centrocampo in su: Sturaro ancora a sinistra nella zona normalmente occupata dall’infortunato Mandzukic, Dybala trequartista centrale, Cuadrado ala destra e Higuain centravanti.

L’eventuale variazione dell’assetto comporterebbe alcuni cambi a livello di uomini. In caso di 3-5-2, in mezzo ai due azzurri Barzagli e Rugani si aggiungerebbe Bonucci. Khedira sarebbe titolare (in panchina andrebbe Pjanic) con Marchisio regista e Mario Lemina mezzala destra.

Rolando Maran non è un allenatore che ama improvvisa. Se adotta un sistema di gioco crea su di esso precisi meccanismi, offensivi e difensivi, e raramente se ne distacca. L’identità del proprio gioco è prioritaria rispetto alle specificità della singola gara. Per questo fu abbastanza sorprendente la scelta che fece nella gara d’andata quando abbandonò il 4-rombo-2 per arroccarsi in difesa con un 5-3-2 fin troppo rinunciatario.
Birsa e Floro Flores si alternarono a marcare Hernanes e uno dei due centrali bianconeri, lasciando l’altro libero di impostare. Ne venne fuori una gara decisamente non usuale per il Chievo, abituato invece a fare sempre la sua partita.

Penso che in questa partita di ritorno allo Juventus Stadium, Maran farà tesoro di quell’esperienza e, grazie anche ad una classifica rasserenante, imposterà una strategia di gara più propositiva anche se le ultime due sconfitte contro Bologna e Chievo sono un chiaro campanello d’allarme. L’aver raggiunto con largo anticipo l’obiettivo salvezza ha probabilmente tolto qualche stimolo alla squadra, ma oggi si tratta di giocare contro la prima della classe per cui siamo certi che la voglia di mettersi in mostra e provare a fare una piccola grande impresa sarà alta in tutti i clivensi.

Anche Allegri dovrà dare grande peso agli aspetti psicologici e motivazionali in questo particolare frangente. La gara col Chievo cade a cavallo tra la doppia sfida con Napoli e l’andata dei quarti di finale di Champions League con il Barcellona, tutte gare ad alto impatto emotivo. Quella di stasera rischia di essere la gara di “scarico” dal punto di vista nervoso.
Allegri si è dimostrato un maestro, però, nel dare sempre le giuste motivazioni alla squadra sia pianificando una rotazione scientifica (in modo da “approfittare” anche della voglia di mettersi in mostra di chi gioca meno), sia dando sempre la “giusta” importanza a tutte le partite. Non caricando, cioè, di eccessivi significati le sfide di cartello e puntando, invece, sull’importanza di ottenere in qualsiasi modo i 3 punti contro le squadre di seconda fascia.
Il pragmatismo con cui il tecnico toscano ha affrontato le due partite di Napoli è emblematico. Il mister ha puntato su alcune leve che gli hanno permesso di tornare a casa con i risultati attesi, in particolare:
1) Il vantaggio psicologico della classifica, nella gara di campionato, e del risultato dell’andata, in quella di Tim Cup;
2) Le variazioni di atteggiamento, attendista in gara uno, aggressivo in gara due, a confondere le idee all’avversario;
3) La rotazione di tanti giocatori, in modo da far capire che tutti possono essere utili e che il Napoli è un avversario come un altro.

Questo ha consentito ad Allegri di consolidare nel gruppo la mentalità vincente quasi a prescindere dalla bontà del gioco e della qualità dei suoi interpreti. Non a caso ieri in conferenza stampa il tecnico bianconero ha parlato di «consapevolezza di poter raggiungere tutti gli obiettivi».

In linea di continuità con questo modello gestionale saranno preservate anche oggi alcune pedine chiave come Mandzukic, Khedira, forse Bonucci. Addirittura Allegri rifletterà sino all’ultimo sull’opportunità di far riposare persino Higuain: nel qual caso si potrebbe vedere Dybala nel ruolo di falso nueve in un ipotetico tridente completato da Cuadrado, a destra, e Asamoah o Alex Sandro, a sinistra.

Se, invece, il Pipita dovesse essere del match si vedrebbe ancora in campo il canonico 4-2-3-1 con Dybala nel ruolo abituale di trequartista.

Solo due giornate fa la Juve ha affrontato e battuto la Sampdoria, una squadra disposta con lo stesso sistema di gioco del Chievo. Il rombo di Giampaolo pressa più alto rispetto a quello di Maran ma alcune caratteristiche sono simili. I bianconeri furono subito aggressivi alzando Dybala e Higuain sui centrali blucerchiati e andando alla caccia della palla con i mediani. Un atteggiamento che impedì alla Samp di ragionare costringendola a buttare via la palla. Per cui mi aspetto che quanto visto nella prima parte della gara di Marassi si ripeta stasera allo Juventus Stadium. Il Chievo, come la Samp, ha a centrocampo giocatori tecnici e dinamici, a cui dovranno essere tolti spazi e tempi di gioco. Mi riferisco in particolar modo a Castro e Birsa. L’argentino è reduce da un campionato di grande livello. Interpreta il ruolo di mezzala in maniera moderna. Ha lettura degli spazi e timing che sfrutta essenzialmente in due modi: andando a recuperare le seconde palle (così è nata l’azione del gol del momentaneo pareggio di Pellissier contro il Crotone) sui tanti lanci lunghi che fa la sua squadra, e inserendosi in area di rigore (vedi gol dell’1-0 a Bologna).

Lo sloveno è invece giocatore più compassato tuttavia dotato di buona intelligenza di gioco e di un piede sinistro preciso e potente. Temibile anche sui calci piazzati. Si muove bene tra le linee ma spesso va a creare la superiorità numerica sugli esterni ottenenedo buoni risultati.

Baricentro alto e aggressività saranno le armi che la Juve dovrà mettere in campo per spegnare sul nascere queste insidie. Dopo due gare “tattiche” la Juve ha bisogno di fare una partita offensiva, meno bloccata mentalmente, dove possa emergere il potenziale offensivo dei suoi campioni. Una partita coraggiosa, spettacolare e ricca di gol permetterebbe anche di lanciare un messaggio al Barcellona: noi siamo pronti e non sappiamo solo difenderci!

Rojadirecta, come fare se viene bloccata per vedere in streaming gratis le partite? La nostro guida con tutte le alternative

Alzi la mano chi mai nella sua vita non è entrato anche solo una volta sul sito di Rojadirecta per cercare le partite di tutto il mondo. Se si è calciofili (ma non solo, visto che il famoso portale spagnolo trasmetteva eventi sportivi live di ogni genere) non si può non conoscere questa piattaforma che nel corso di questi anni ha messo nei suoi palinsesti qualsiasi sport ci fosse disponibile online. Si poteva vedere l’evento di Rojadirecta utilizzando pc, tablet e smartphone, senza dover sottoscrivere alcun abbonamento: si tratta(va) di una piattaforma ben riconoscibile, con un logo simpatico (rosso con annessa una caricatura di Collina) e la sua caratteristica home page con tutti gli eventi di giornata inseriti in ordine cronologico.

Bastava cliccare su un evento particolare perchè si aprissero una serie di link che rimandavano ad altrettante pagine, spesso in lingua straniera, che commentavano una determinata competizione (non sempre la qualità dell’immagine era perfetta). Tuttavia il 22 novembre scorso il Tribunale Mercantile numero 2 di La Coruna ha stabilito che Rojadirecta fosse un servizio da considerarsi illegale, accogliendo le richieste di Mediapro contro l’ente Puerto 80 Projects, che amministra il sito.

Ecco le parole del tribunale: “Rojadirecta deve cessare immediatamente la facilitazione di collegamenti o link di Internet, di qualsiasi tipo, che diano acceso alla visione in diretta o in leggera differita di partite di calcio prodotte o trasmesse dai querelanti sia durante questa stagione, che per quelle che verranno”. Ma attenzione anche al seguito perchè questo divieto si intende da estendere “a qualsiasi altra pagina che la web dei querelati potessero utilizzare allo stesso scopo, o che reindirizzi alla stessa”. In ultima istanza il giudice ha stabilito che per tutti questi motivi il sito deve “cessare qualsiasi uso illecito i cui diritti esclusivi appartengano a Gol Tv e Mediapro, proprietaria della prima”.

In sostanza la sentenza andava a definire i contorni illegali dello streaming gratis delle partite offerto da Rojadirecta: infatti il portale ha chiuso come molti altri in Italia, visto che l’8 novembre scorso la Guardia di Finanza ha sequestrato e poi oscurato 152 siti pirata compreso quello iberico. Gli unici streaming legali in Italia sono rappresentati dai servizi offerti da Sky e Premium per tablet e smartphone: senza, gli streaming di Serie A, Serie B, Champions e Europa League non si possono vedere. Tuttavia c’è da dire che Rojadirecta ogni tanto riappare magicamente, però se resta chiuso molte settimane inizia a diventare un problema. In realtà nel mondo del web esistono diverse alternative a Rojadirecta, che rimane pur sempre nell’immaginario di tutti come il portale numero uno per quanto concerne lo streaming. Ci sono anche altre piattaforme: in questo articolo scopriremo quali sono.

Rojadirecta, un po’ di storia del re dello streaming gratis

Ma chi c’era dietro Rojadirecta? Solamente nell’estate del 2015 si è scoperto il padre fondatore del servizio in streaming gratis più famoso del mondo. Lui si chiama Igor Seoane Minan da  Oleiros: non ancora adolescente, era già un genio dell’informatica. Era tanto bravo che era a conoscenza di cose che i suoi professori non avevano mai appreso. A soli 10 anni smontava pc insieme al fratello: in questo modo capiva l’hardware e i suoi segreti. Era però la parte sofware quella che più gli interessava.

Capite le potenzialità del figlio, i genitori di Igor lo iscrissero alla scuola privata Colegio Obradoiro de Coruna: l’istituto era da tutti ritenuto uno dei migliori della Galizia. Anche qui sorprendeva la straordinaria conoscenza di questo giovane informatico in erba, così papà e mamma decisero che era giunto il momento di mandarlo a studiare in una scuola di marketing più importante. Rojadirecta la creò proprio lì: il padre di un suo compagno di corso si lamentava spesso delle partite del Barcellona, che non riusciva mai a vedere a causa dei viaggi e del fatto che non sempre poteva andare al bar. La creazione del sito web portava via molto tempo, anche se continuava ad essere uno studente provetto.Già nel 2005, anno in cui creò Rojadirecta, iniziarono le prime controversie legali con Google, per via di un dominio registrato da Igor Seoane intitolato Gogle.es. La sentenza arrivò solo nel 2010, e decretava Igor vincitore: riuscì così a mantenere quel sito online insieme ad altri come Gmil.es o Guugle.es, creati apposta per gli utenti che sbagliavano a scrivere il nome del colosso di Cupertino sulla tastiera.

Già nei primi mesi del 2005 Rojadirecta divento la piattaforma di riferimento per chi voleva seguire eventi sportivi live in streaming gratis. Certo, la qualità di video e audio non era eccelsa, ma pur sempre gratis. Ma quando arrivò la prima denuncia? Due anni più tardi, nel 2007, Audiovisual Sport denuciò il dominio per violazione di proprietà intellettuale. I giudici diedero ragione a Igor, che si professava innocente nel senso che non andava a violare proprio nulla e soprattutto non ricavava nessuna entrata da quell’attività. Intato Rojadirecta continuava a crescere a dismisura: in un paio di anni divenne il quarto sito più cliccato di Spagna con 2 milioni e passa di visite ogni mese.

Rojadirecta, in Italia il sito di streaming gratis è ora chiuso

Nel 2011 gli Stati Uniti e i suoi Tribunali ordinarono la chiusura di vari siti pirata, tra cui Rojadirecta.com e Rojadirecta.org. Seoane rispose con la creazione di Rojadirecta.me. Un anno più tardi gli USA lasciarono perdere, ma in Europa le perdite inflitte ai detentori dei diritti tv furono davvero tante: la Liga spagnola dichiarò in una statistica che Rojadirecta con il suo streaming gratis aveva tolto la possibilità alle emittenti legali di mettersi in saccoccia qualcosa come 500 milioni di euro nell’anno 2016, per non parlare dei 2 miliardi e mezzo da quando Seoane iniziò la sua attività (cioè 11 anni fa). Ma andiamo a vedere cos’è successo in questi anni in Italia: come accaduto in Inghilterra, anche nel nostro paese c’è stata una grossa battaglia nei confronti di Rojadirecta. Il sito venne inizialmente sequestrato nel 2013, ma la pagina continuò a funzionare. Due anni dopo, nel novembre del 2015, il Tribunale di Milano diede ragione a Mediaset: Rojadirecta doveva essere oscurato. Conosciamo l’epilogo della vicenda: il 27 ottobre 2017 Igor Seoane è stato arrestato, per la gioia del gruppo di Berlusconi e di tutte le altre emittenti tv. La decisione del tribunale meneghino ha avuto un valore giurisprudenziale importante per quanto riguarda la battaglia contro la pirateria nel web. Attualmente però sono diverse le alternative a Rojadirecta ancora funzionanti: la lotta delle pay tv nei loro confronti sembra essere molto dura, visto che sembrano crescere come funghi.

Rojadirecta, la fine del servizio di streaming gratis più famoso del mondo?

Riprendiamo per un momento la decisione di due anni fa del Tribunale Commerciale numero 11 di Madrid, che chiedeva a Rojadirecta.me “la cessazione immediata e provvisoria della facilitazione di qualsiasi link o connessione per la trasmissione in diretta o differita i cui diritti sono di proprietà degli enti querelanti”. Insomma, a Rojadirecta venne ordinato di chiudere, cosa che venne effettivamente riportata da tutti i media. In realtà, grazie a vari espedienti il sito continuava a funzionare ancora. Cosa che a Canal + non piaceva nemmeno un po’, tanto che chiese con grande veemenza la chiusura cautelare della piattaforma alla vigilia di Real Madrid-Barcellona. Una settimana dopo, per cercare di scivolare via dalle querelle, Seoane fondò Tarjetarojaonline.me, nella cui home page appariva questo messaggio: “Tutto il contenuto di questo sito si trova in server di terzi, forniti o trasmessi da terzi. Tutto il contenuto di questo sito è prelevato da pagine pubbliche di internet, per cui si considera materiale di libera distribuzione e non ci consideriamo responsabili dell’utilizzo indebito che tu possa fare del contenuto della nostra pagina”.Manco a dirlo, 24 ore dopo venne aperta un’indagine nei confronti del dominio. Il tutto è conseguentemente confluito dell’arresto di Igor Seoane Minan, il 27 ottobre 2016. Il proprietario di Rojadirecta è stato arrestato per via di un movimento di 11 milioni sui suoi conti correnti. Venne comunque rilasciato il giorno dopo. Un mese dopo la pagina venne definitivamente (per il momento) chiusa: che sia davvero l’ultimo capitolo di Rojadirecta? Questo sito spagnolo di streaming gratis è davvero tentacolare, e potrebbe rinascere dalle sue ceneri da un momento all’altro. Stiamo parlando di streaming illegali, vediamo quali sono i link che hanno caratterizzato la vita e la storia di Rojadirecta.

Rojadirecta Me

Rojadirectas.me

Rojadirecta Eu

Rojadirecta.eu

Rojadirecta Italiano

Rojadirecta.it

Rojadirecta Tv

Rojadirecta.tv

Rojadirecta Spagnolo

Rojadirecta.es

Rojadirecta Inglese

Rojadirecta.en

Rojadirecta Forum (Video completi e Highlights)

forum.rojadirecta.es

Rojadirecta, tutte le alternative al servizio di streaming gratis

Esistono diverse pagine simili a Rojadirecta che spesso funzionano e dove si possono vedere in streaming gratis diversi eventi sportivi. Andiamo nel dettaglio e scopriamo queste pagine.

  • Live tv: dominio registrato nella isola caraibica di San Martìn, ci possiamo trovare dentro eventi di ogni tipo (calcio, tennis, sci, NBA). C’è in lingue diverse e all’interno viene spiegato il suo funzionamento.
  • Intergoles.com:sito più tematico, nel senso che è rivolto prettamente ai calciofili. Ci sono anche altri eventi sportivi nel palinsesto, ma è il pallone a dominarlo.Ci sono sia link gratuiti che a pagamento. Ha l’unico grosso problema che spesso i link sono di pagine per cui serve una registrazione, allungando così i tempi per vedere quel determinato evento.
  • Rinconrojadirecta.com:lo si capisce già dal nome, è un clone di Rojadirecta, e ne mantiene fedelmente lo stesso funzionamento.
  • Livefootballol:qui c’è solo streaming gratis di calcio, con link e news a tema calcio. Ha però davvero una brutta grafica.
  • Stream2watch.co:ampia scelta di eventi sportivi dei più svariati, ma anche qui c’è spesso bisogno di una registrazione.
  • Lfootball: molto calcio e NBA, è di facile utilizzo.

Ricordiamo che si tratta di streaming gratis illegali, e che fareste molto meglio a sottoscrivere un abbonamento con Mediaset Premium o Sky. Detto questo, molti poi impongono l’installazione di programmi malware, perciò evitateli.

Passato e presente raccolti nel ricordo di un quinquennio speciale, come si legge nella fresca lettera agli azionisti di Exor. Ma il racconto della gloria bianconera si arricchirà presto di ulteriori capitoli, perché altri traguardi si avvicinano, sono lì, alla portata. E a differenza della Juventus del Quinquennio d’Oro (citata più volte) che, a parte due edizioni della Coppa Italia, dopo il ’35 sarebbe tornata a trionfare soltanto dopo 15 anni, questa Juventus promette benissimo in prospettiva. John Elkann, che da imprenditore non può non puntare sul futuro, lo sa e ostenta ottimismo in occasione di un evento organizzato da Panorama a Torino.
Il giorno dopo l’accesso certificato alla terza finale di fila in Coppa Italia è un giorno carico di dolcezza. E la voce del padrone è soave: «Domenica abbiamo iniziato bene – dice Elkann – segnando un bel gol, poi è stato tutto molto difficile. Il pareggio, con il secondo tempo sotto assedio del Napoli, non è stato bello. In Coppa Italia invece ho visto una grande Juve, coraggiosa ed è stato bello ammirare i due gol di Higuain».

Il Pipita è il piedistallo sul quale edificare una squadra in grado di non accontentarsi delle vittorie dell’ultimo lustro, ma di coltivare una fame perenne di nuovi trofei: «Sono molto contento che Higuain abbia realizzato una doppietta – prosegue Elkann -. Le partite da ex sono sempre molto difficili, è bello vedere che ha segnato due gol, dimostra tutte le sue qualità. Ma ciò che è passato è passato, si deve guardare avanti e mi auguro che Higuain faccia tanti gol con la Juventus e pensi solo al futuro. Il triplete? Questa è una grande Juve, che nella passata stagione ha centrato il 5° scudetto consecutivo ed è un incredibile risultato ottenuto da mio cugino Andrea Agnelli e dal suo gruppo di lavoro, da Nedved a Marotta, fino a Paratici e al mister che hanno creato un clima e una squadra fantastici, e questo si vede anche sul campo. E’ bene parlare di risultati quando sono ottenuti». Intanto, in Europa,la prossima mission è eliminare gli extraterrestri: «Juve-Barcellona, come Real-Bayern, vale la finale di Champions. Sono gare molto impegnative e belle. C’è un incredibile numero di persone che intende venire a Torino per la partita e noi vogliamo prenderci una rivincita dopo Berlino».

Parole che infiammano i tifosi, il cui orgoglio è già titillato dalla questione relativa alla cessione dei biglietti ai gruppi organizzati. Elkann ribadisce di non aver mai dubitato della buona fede della società: «Con l’ultima audizione in Antimafia possiamo vedere come le cose vengono portate avanti. Io sono fiducioso nelle istituzioni, convinto della validità di quanto fatto dalla Juventus e dalla sua dirigenza. Sono assolutamente allineato con Andrea nel portare avanti una linea difensiva legittima e fiducioso che la verità venga fuori. Dispiacciono certe associazioni, dispiace vedere la Juve, che ha vinto molto ed è quindi visibile, al centro di attacchi. Chi è molto visibile è più vulnerabile agli attacchi. In genere si tenta di prendere l’immagine positiva di altri per farsene una propria». Si chiude con una battuta sulla Nazionale: «Faccio un grande in bocca al lupo a Gian Piero Ventura, ma faccia attenzione ai numerosi giocatori della Juve che ha a disposizione. Li preservi per bene…».

Però è l’attesa del Barcellona a infiammare l’animo dei tifosi bianconeri, unitamente al tema della conferma di Allegri. Sulla guida tecnica non sembrano esserci dubbi, visto che Max dice di voler restare e la società è pronta ad assecondarlo. Elkann non pare aver fretta di pianificare il domani: «Si parla sempre di futuro, a noi interessa il presente, il mister è ingaggiato e ha bellissime sfide davanti». Quasi a dire che l’allenatore è già sotto contratto (fino al 2018) e dunque non ci sarebbe urgenza di rinnovare. Poi è chiaro che la terza finale di fila in Coppa Italia possa rappresentare un segnale aggiuntivo in direzione del tutto contraria a chi paventa un divorzio inevitabile. Perché ora come ora nessuno propende per l’ addio e la società è altamente soddisfatta del pragmatismo allegriano. Dati alla mano: i bianconeri si giocheranno almeno un’altra finale, con l’auspicio che il conto s’aggiorni se il Barcellona a breve acconsentirà.

In corso Galileo Ferraris sarebbero contentissimi di proseguire con Allegri e viceversa: è dura, in fondo, per l’allenatore trovare un club migliore in giro per l’Europa e, all’opposto, è altrettanto difficile scovare un tecnico all’altezza di guidare uno spogliatoio sul quale l’impronta di Max è stata impressa a più riprese negli ultimi due anni e mezzo. Contano, naturalmente, anche le parole: «Io voglio continuare con la Juventus, qui sto bene – sostiene il tecnico -. Adesso penso solo a vincere più partite possibili, prima di incontrarmi con la società ci sono altre priorità. La Juve è una squadra con grandi potenzialità e club del genere in giro ce ne sono pochi. So di non risultare molto simpatico, però i tifosi sono molto vicini a me e io sono molto legato alla società. Le nostalgie per Antonio Conte? Che ci posso fare, ci sono pure quelli che rimangono nostalgici dopo essere stati lasciati dalle fidanzate…». Battuta riuscita, nel solco del carattere scanzonato di un allenatore che nell’estate 2014 ha dato una lucidata a un ambiente bisognoso di nuovi stimoli. Se la Juve, dunque, è soddisfatta di Allegri e viceversa, nessun ostacolo si frapporrà alla prosecuzione del rapporto. E dopo il ritorno dei quarti di Champions contro il Barcellona, ogni momento sarà buono per pianificare il futuro, degno seguito di un passato epico e di un presente specialissimo.

Alle 11 a Vinovo era Giorgione, si è allenato, pensando alla partita contro il Chievo. Poco dopo le 17 si è trasformato nel dottor Chiellini, ha discusso la tesi dal titolo «Il modello di business della Juventus in un benchmark internazionale» e si è laureato in Economia e Commercio con il voto di 110 e lode e menzione di merito. Ha marcato i libri con la ferocia e la determinazione con cui ha spaventato i centravanti di mezzo mondo e ha raggiunto l’obiettivo che si era posto qualche anno fa, quando ha deciso che il ruolo di calciatore e basta gli stava stretto. «Fino alla fine. Questo motto mi accompagna in campo. E mi ha sostenuto in questi anni sui libri. Felice di essermi laureato!», ha comunicato al mondo via social, poi la festa con amici e familiari. Una piccola parentesi, perché oggi tornerà a testa basa sul campo, concentrato sul ciclo di ferro che domani vedrà la Juventus giocarsi punti scudetto con il Chievo e martedì iniziare l’emozionante duello con il Barcellona. Il futuro, per Chiellini, è quello e non è tipo che si distrae facilmente. Tuttavia è impossibile pensare che ieri pomeriggio il difensore non abbia messo un mattone fondamentale per un domani da dirigente, come per altro ha sempre sognato.

«Tra i miei sogni per il futuro al di là del campo c’è una bella famiglia e il mantenere un ruolo importante nella Juventus, anche a livello societario», ha spiegato qualche tempo fa. E la laurea non finirà a ingiallire incorniciata in salotto, ma sarà uno strumento concreto per costruirsi un futuro in sede. Chiellini futuro amministratore delegato della Juventus? Perché no? Ne ha le capacità e la pacatezza (quella si nota di più fuori dal campo): ama il calcio alla follia, ne conosce ogni minimo dettaglio e ha completato la sua competenza tecnica con studi che gli permettono di comprenderne anche gli aspetti economici, sempre più centrali in un club.

Intanto si prende i complimenti dei professori: «Il lavoro di tesi – ha spiegato Pietro Paolo Biancone, ordinario di Economia Aziendale e presidente del corso di studi in Professioni contabili – ha avuto l’obiettivo di esaminare il modello di business della Juventus, con riferimento alla valorizzazione del proprio marchio e alla gestione del capitale umano ed all’impatto delle stesse sulle performance calcistiche ed economiche. Tale modello di business è altresì stato messo a confronto con una importante realtà calcistica europea, il Real Madrid, il cui modello di business è storicamente orientato su grandi calciatori di nazionalità straniera, e con quello dell’Athletic Bilbao e del Porto, club caratterizzati da particolari specificità». In pratica, il lavoro di Chiellini ha analizzato due sistemi all’opposto: da una parte il Real che acquista (a caro prezzo) i giocatori più famosi del mondo per alimentare un modello di business basato sul massimizzare facendo leva sull’enorme fama del marchio e dell’immagine dei protagonisti, dall’altra club che, in modo diametralmente opposto, cercano giocatori autoctoni il primo secondo un modello sociopolitico unico (il Bilbao) o talenti da valorizzare per essere rivenduti (il Porto), magari al Real stesso. La Juventus si colloca in mezzo, leggermente più vicina al Real Madrid, sviluppando una sua via, sempre più personale per il successo sportivo ed economico. Una via nella quale un giocatore come Chiellini diventa un perno di uno spogliatoio dal notevole spessore umano e, in futuro, può dare continuità a questi valori da una scrivania. Bella storia…

Allegri vuole tutto. Il (triplo) traguardo è chiaro, come ii metodo per raggiungerlo: passo dopo passo, con misura e concentrazione, senza concessioni a facili entusiasmi e proclami eclatanti. E’ la stessa filosofia seguita finora che ha dato successi a ripetizione negli anni della gestione di Max. La parola “triplete” non la pronuncia mai il tecnico bianconero ma l’intenzione è chiara: «Noi lavoriamo per cercare di vincere tutte le competizioni ma facciamo un passo alla volta. La conquista della terza finale di Coppa Italia è una bella spinta di entusiasmo, la Champions è una competizione straordinaria e affascinante, ma il primo obiettivo resta lo scudetto. Il momento va vissuto con grande energia e con la consapevolezza di poter arrivare lino in fondo. Questa squadra è in grado di riuscirci e pensare di poterlo fare fa la differenza». Il fattore psicologico diventa quindi decisivo nel rush finale cui la Juve si affaccia con il vento in poppa, dopo il doppio confronto ravvicinato con il Napoli.

ZERO BONUS. La doppia “Cima Coppi” è stata superata e ora inizia la discesa verso il traguardo, secondo precise priorità: prima il Chievo e poi il Barcellona. Ed è davvero così. C’è il sesto scudetto consecutivo da conquistare «per entrare nella leggenda» e dalla partita di stasera «passa un altro pezzo di campionato». Quindi niente distrazioni. «Mancano otto partite alla fine e più si va avanti, più i punti diventano più pesanti – rileva Max – Non abbiamo la possibilità di sbagliare. Un bonus ce lo siamo già giocato pareggiando a Napoli. Il Bara si prepara da sé; con il Chievo è invece una partita a rischio, veniamo da due gare impegnative sotto l’aspetto fisico e mentale, non ci deve essere assolutamente un calo di tensione».

Lo dicono anche i numeri: «La matematica non concede alternative: la Roma può arrivare a 92 punti, noi dobbiamo farne 93. Quindi mancano ancora tante vittorie». E un altro passo va fatto questa sera nel fortino dello Stadium dove la Juve vince da 31 partite consecutive. «Ringrazio l’ingegner Elkann per le parole che ha avuto per il lavoro fatto dalla squadra e dalla società, questo credo che sia motivo di orgoglio e soddisfazione» aggiunge Allegri, cui l’azionista di maggioranza ha anche allungato la vita sulla panchina bianconera, stoppando, di fatto, le voci di un divorzio.

FUTURO. Sul proprio futuro, Max ha le idee chiare: «Se le cose vanno bene non capisco perché ci si dovrebbe separare». E il cammino compiuto fin qui gli dà ampiamente ra- il punto di partenza è positi- gione. «Al momento resto al vo: «Tra me e la società non 100% perché ho un contratto ci sono problemi. Un mese e fino al 2018. Il problema alle- mezzo fa abbiamo già accen- natore non sussiste e non deve nato a delle cose, io sono consussistere perché siamo nel tento di stare qui. La società momento cruciale della stami deve chiamare, ci mettegione e bisogna restare con- remo a tavolino e parleremo. centrati perché non abbiamo Io sono un dipendente che ge- ancora vinto niente». stisce giocatori; dipendesse da Prima si vince, poi si penme, in ogni caso, tutto norma- sa a ciò che sarà. In ogni caso, le. In questo momento, però, non è neanche giusto parlarne, non ho la testa per pensare a quello che potrà succedere». E la prospettiva di un addio da trionfatore assoluto, come Mourinho, al contrario di Spalletti che dice: «Vado via se non vinco qualcosa»? «Tolgo fise, perché a me i “se” non piacciono – risponde Max – Non mettiamo fi carro davanti ai buoi ma pensiamo innanzitutto a vincere il campionato. Poi è normale che la società avrà un programma da propormi, come ha sempre fatto. Ma credo che la Juventus in questo momento sia una delle società più forti e più importanti d’Europa ed è quello che conta».

Messi & co. stanno arrivando, la Juve si attrezza. Tra la doppia sfida incandescente in casa del Napoli e l’andata dei quarti di Champions League con il Barcellona c’è però di mezzo il Chievo. Massimiliano Allegri non si fida e per questo, pur dando un occhio naturalmente al match con i blaugrana, metterà in campo la squadra migliore per non lasciarsi sfuggire tre punti fondamentali nella corsa al sesto scudetto consecutivo. Turnover sì ma qualità inalterata. Proprio le rotazioni sono la chiave dell’avvicinamento al Baca. Tra il Napoli di campionato e il Napoli di Coppa Italia, Max ha fatto 8 cambi di formazione: soltanto Bonucci, Khedira e Higuain hanno giocato entrambe le gare, tutti e tre per novanta minuti. Per il resto, Allegri ha sfruttato appieno la profondità della rosa, ruotando gli uomini e dosando le energie. Anche stasera ci saranno diversi cambi, specie in difesa e a centrocampo dove ci sono più alternative a disposizione.

PIPITA SI’. Higuain sì o Higuain no? Questo è stato il dilemma principale del tecnico durante la giornata di vigilia. Sfruttare la grande carica del Pipita dopo la doppietta di mercoledì o preservarlo per il Bar^a? Proprio una frase dell’allenatore in conferenza stampa – «Una buona idea potrebbe essere Dybala centravanti» – aveva fatto presagire un turno di riposo per il Pipita. Allegri però, a meno di sorprese, non rinuncerà al bomber, rimandando gli esperimenti e le novità tattiche eventualmente a gara in corso. Una scelta dettata anche dall’assenza di Mandzukic, ancora sofferente per la botta al ginocchio sinistro già infiammato rimediata domenica scorsa al San Paolo. SuperMario punta a rientrare con il Barcellona e quindi continua nel programma di recupero. Insieme a Higuain, l’altra certezza dell’attacco bianconero sarà Dybala.

Paulo ha giocato una manciata di minuti nel primo incrocio con il Napoli, al ritorno dal Sudamerica; mercoledì è stato in campo per 76 minuti. «E’ in una condizione accettabile, non ottimale, quindi ha bisogno di giocare» sintetizza Allegri. Proprio la Joya è uno dei più prolifici nei match di campionato che precedono gli impegni europei. In otto precedenti stagionali, tutti vinti dai bianconeri, Dybala è andato in gol 5 volte, una in più di Higuain.
L’incertezza è tutta sugli esterni: senza Pja- ca e Mandzukic, le alternative scarseggiano. Di ruolo è disponibile soltanto Cuadrado, ma il colombiano potrebbe essere inizialmente risparmiato per avere un cambio offensivo da giocarsi in caso di necessità. A destra potrebbe esserci quindi Dani Alves, come già contro il Milan quando Cuadrado era squalificato. A sinistra è ballottaggio tra Alex Sandro e Sturaro, con quest’ultimo che potrebbe tornare in gioco per la sfida con il Barcellona nel caso di forfait di Mandzukic.

DIFESA NUOVA. A metà campo, cambierà la coppia centrale: Khedira, comunque convocato, lascerà spazio a Marchisio, in attesa di tornare titolare contro il Barcellona. Al suo fianco ci sarà Pjanic, con Rincon e Lemina pronti in caso di necessità. Rispetto alla semifinale di Coppa Italia di mercoledì sarà invece completamente rinnovata la difesa. La coppia cen

trale dovrebbe essere composta da Barzagli e Rugani, mentre sui lati dovrebbero agire, gioco forza visto le scelte in attacco, Lichtsteiner a destra e Asamoah a sinistra. Buffon tornerà invece tra i pali al posto di Neto, portiere di Coppa Italia. In Champions, poi, pronta un’altra rivoluzione con il ritorno di Bonucci-Chiellini al centro e di Dani Alves e Alex Sandro sui lati, anche se non sono da sottovalutare comunque le soluzioni più conservative con Lichtsteiner e Asamoah. Tante soluzioni, un solo obiettivo: vincere.

Una sola rete, ma pesante. Paulo Dybala ha segnato al Chievo un anno e sette mesi fa: 12 settembre 2015, terza di campionato, l’argentino appena arrivato dal Palermo trasformò un rigore procurato da Cuadrado e regalò alla Juventus un punto preziosissimo dopo una sconfitta e una vittoria nelle prime due giornate. Era una squadra differente per condizione fisica e mentale, costretta per la prima volta a navigare in mezzo a mille difficoltà dopo il profondo rinnovamento estivo. Pau era uno dei nuovi arrivi ma lasciò intuire fin da subito di che pasta fosse fatto, caricandosi la Signora sulle spalle con la personalità di un veterano. Uno scudetto e una Coppa Italia dopo (i primi trofei della sua carriera, insieme alla Supercoppa italiana conquistata nell’agosto 2015), Dybala stasera si candida per la statuetta di miglior attore protagonista per far sprintare la Juventus verso il sesto tricolore, quello della leggenda. Il condottiero Max ha indicato la via: «Con il Chievo non possiamo sbagliare», ha sentenziato Allegri in apertura di conferenza stampa. E lui è pronto per guidare la truppa bianconera.

SERVE BENZINA «Paulo è un giocatore aerobico — ha detto di lui il tecnico — fa 12 chilometri a partita e ha bisogno di giocare. Deve ritrovare continuità ma fisicamente sta bene. Ha bisogno di ritmo. In questo momento non possiamo permetterci di gestire, anche perché abbiamo fuori sia Man- dzukic sia Pjaca e anche Kean è indisponibile». Quindi Dybala con il Chievo sarà titolare, anche perché è tra quelli meno utilizzati in quest’ultimo periodo per colpa dell’infortunio nella gara con la Samp, l’ultima prima della sosta per le nazionali: è volato ugualmente in Sudamerica ma non ha mai giocato nelle due sfide dell’Argentina per le qualificazioni al Mondiale 2018, ha fatto solo i 10 minuti finali in campionato con il Napoli e nel bis di Coppa Italia è stato sostituito alla mezzora del secondo tempo.

IDEA CENTRAVANTI La novità potrebbe riguardare la sua posizione in campo: «Potrebbe giocare centravanti», l’ha buttata lì Allegri, ipotizzando un turno di riposo per Higuain comunque tutto da verificare. Il suo impiego è più che no: il tecnico deciderà solo oggi, dovrà capire quanto ha speso il Pipita a Napoli e tenere conto anche dell’importantissima gara di martedì con il Barcellona. Per quel giorno i suoi uomini migliori devono essere al top. In ogni caso un eventuale cambio di ruolo non farebbe perdere il sonno a Pau. Anzi, per lui sarebbe un ritorno all’antico, visto che a Palermo faceva la prima punta.

L’argentino sa muoversi da centravanti e ha un tale senso del gol da poter occupare qualsiasi posizione lì davanti. Con Allegri ha imparato ad agire più da trequartista, posizione che occuperà regolarmente
se il tecnico non rinuncerà a Higuain. A pprescindere dal ruolo, la certezza è che a Pau piace anche molto fare gol ed esultare con la Dybala mask, ormai il suo marchio di fabbrica.

STADIUM AMICO Paulo non timbra il cartellino dei marcatori da troppo tempo per i suoi standard: l’ultimo gol è del 14 marzo, Juventus-Porto 1-0, gara di ritorno degli ottavi di finale di Champions League, quando Paulo portò i bianconeri in vantaggio dal dischetto. Quattro giorni prima aveva segnato l’ultima rete in campionato, sempre su rigore, al Milan. L’ultimo centro su azione invece risale a quasi due mesi fa: doppietta al suo Palermo. Con 14 gol Dybala è il secondo marcatore della Juventus, 12 li ha fatti in casa. Pau allo Stadium si esalta: il Chievo è avvisato.

Vincere è l’unica cosa che conta. In perfetto stile bonipertiano Massimiliano Allegri presenta la sfida contro il Chievo, relegando il pensiero Barcellona in un cassetto e soprattutto fornendo indicazioni interessanti sul suo futuro.

RESTO AL 100% «Ringrazio Elkann per le parole sul lavoro di squadra e società», dice l’allenatore, che all’immancabile domanda sulla percentuale della sua permanenza in bianconero, risponde: «Ora ho il 100%, perché ho un contratto fino al 2018. Però siamo dentro al momento cruciale della stagione, è l’ultimo dei problemi. Con la società viaggiamo di comune accordo, ma non abbiamo ancora vinto nulla.

Aspetto che la Juve mi chiami, io sono felice di stare qui e parleremo di tutto quando ci incontreremo». E poi ancora: «Dipende dal club, un mese e mezzo fa abbiamo accennato il discorso, ma ora non ho la testa per pensare a quel che può succedere: siamo tutti concentrati su tre obiettivi, se poi le cose vanno bene non vedo perché separarsi». Eppure Allegri e la Juventus fino a qualche mese fa sembravano destinati a separarsi, invece adesso le cose sono cambiate: il tecnico non ha avuto offerte convincenti (vedi Arsenal) e il club non ha trovato un’alternativa all’altezza.

A questo punto è più di una possibilità che si possa andare avanti insieme e le parti si parleranno probabilmente dopo il Barcellona per trovare una quadra: Max vorrebbe un contratto di tre anni e un ritocco dello stipendio, la società è partita con l’idea del solito prolungamento di un anno, però potrebbe accontentarlo.

PARTITA A RISCHIO Intanto però stasera c’è la sfida con l’amico Maran: «Non abbiamo la possibilità di sbagliare, ci siamo già giocati un bonus a Napoli. Abbiamo una sola opzione, vincere, poi da domenica penseremo al Barcellona: è una sfida talmente affascinante che si prepara da sola. Però non voglio cali di tensione: con il Chievo è una partita a rischio, veniamo da due sfide impegnative e dobbiamo vincere. L’obiettivo principale della stagione è lo scudetto per entrare nella leggenda e non ci deve sfuggire. Poi la Champions ha un suo fascino, ma è un discorso a sé».

Il suo obiettivo adesso è la finale di Coppa Italia. Claudio Marchisio sa già che la giocherà: il giallo preso da Miralem Pjanic nella semifinale di ritorno contro il Napoli, che gli costerà la squalifica, spalanca le porte al Principino, che in questa stagione si è dovuto adattare all’insolita condizione di precario. Non essere titolare era una cosa che non

gli capitava da anni, perché dal primo scudetto di Conte in poi Marchisio è sempre stato un punto fermo per la Juventus, anche se ha interpretato diversi ruoli: prima mezzala, poi regista dopo l’addio di Pirlo, ma comunque sempre imprescindibile per Antonio e per Allegri. Il brutto infortunio di un anno fa gli ha fatto fare un viaggio indietro nel tempo e gli ha fatto riscoprire sensazioni ormai dimenticate. La marcia di avvicinamento alla finale dell’Olimpico (che si giocherà il 2 giugno contro la Lazio) inizia oggi contro il Chievo, perché un obiettivo prefissato è il modo migliore per trovare nuove motivazioni e spingere se stesso a dare ogni giorno di più. «Le scelte a centrocampo sono condizionate dagli attaccanti, Marchisio potrebbe rientrare dal primo minuto e devo vedere se far riposare Khedi- ra», ha spiegato Massimiliano Allegri, che stasera potrebbe cambiare diversi giocatori rispetto al Napoli. Probabile turnover sugli esterni, dove i favoriti sono Lichtsteiner e Asamo- ah, mentre Sturaro potrebbe sostituire ancora Mandzukic, infortunato, con Dani Alves o Cuadrado sull’altra fascia; in difesa Barzagli e Rugani si candidano per un posto da titolare.

DUE MESI E AL TOP Claudio invece stasera dovrebbe fare coppia con Pjanic, perché tutti e due sono rimasti fuori contro il Napoli in Coppa Italia. Lo scorso aprile Marchisio si ruppe il crociato: un infortunio che ti tiene fuori sei mesi, ma dal momento del rientro in campo ci vuole un altro anno per tornare al top. Il Principino ancora non lo è, lo sa bene anche lui: dà il massimo sempre ma la gamba non può essere quella pre operazione. Allegri lo sta gestendo, concedendogli sempre un adeguato periodo di scarico tra una partita e l’altra, perché Claudio non può giocare ogni tre giorni. Nel frattempo il tecnico ha ridisegnato la Juve con il 4-2-3-1 e ha trovato la mediana perfetta con Khedira e Pja- nic. Così Marchisio è diventato una seconda scelta. L’obiettivo della finale lo aiuterà a ritrovare, oltre alla forma, anche la serenità e la fiducia, condizioni indispensabili per esprimersi al meglio. Claudio potrà dare una grossa mano alla sua Juventus, la squadra in cui è cresciuto e per la quale fa il tifo da sempre, in questo finale di stagione dispendioso e pieno di impegni.

Ci sono le sensazioni e ci sono i numeri. Andrea Barzagli mette tutti d’accordo. Se lui in campo si sente ancora un ragazzino, in molti – soprattutto all’estero – fanno fatica a pensare che il centrale toscano sia nato veramente l’8 maggio 1981. A 35 anni tanti atleti imboccano il viale del tramonto, mentre Andrea continua a progredire. Una macchina di lusso sempre affidabile, concentrata, sul pezzo. Un po’ come i suoi modelli Paolo Maldini e Billy Costacurta, tutta gente che ha festeggiato i 40 anni sul ring. Il difensore di Fiesole vuole imitare gli ex milanisti e la strada è quella giusta. Barzagli, della Juventus, non è soltanto un protagonista assoluto, nonostante due anni e mezzo fa qualcuno gli avesse già organizzato il “funerale” dopo il grave infortunio al tendine d’achille. L’azzurro, che oggi guiderà la difesa bianconera nell’insidiosa trasferta nella tana del Chievo, è uno di quelli che più gioca e più continua a sorprendere a livello atletico. L’ultimo “tempone” è recente, risale alla partita di mercoledì scorso contro il Lione.

Barzagli negli ultimi minuti di gara sì è lanciato alla rincorsa di Lacazette, diretto minacciosamente verso Buffon. Un allungo tanto efficace (il francese è stato bloccato) quanto stupefacente, quello dello juventino. Dal cerchio di centrocampo all’area piccola, uno scatto di poco meno di 40 metri durante il quale Barzagli ha toccato un picco di velocità pari a 33 km/h. Un recupero da manuale del difensore, ma anche un gesto da atleta vero. Se Usain Bolt, re mondiale dei velocisti, è ovviamente fuori concorso (ha raggiunto una velocità massima di 44,7 km/h il record mondiale dei 100 metri), con i suoi 33 km/h Barzagli ha invece “bruciato” un bel po’ di colleghi sulla carta più giovani e rapidi. Un’impressione confermata dalle statistiche: nella Juve pentascudettata dell’ultimo periodo soltanto Alvaro Morata, che rispetto a Barzagli ha 11 anni in meno, si era spinto oltre, toccando i 34 km/h in una delle sue tante accelerazioni spacca difese.

La rincorsa su Lacazette è solo l’ultimo caso della “seconda giovinezza” di Barzagli, abituato a lasciare a bocca aperta gli uomini dello staff durante i test di Vinovo. «Ho avuto una carriera medio-alta fino a 30 anni – ha raccontato l’ex Wolfsburg durante Euro 2016 -. Oggi, a 35 anni, mi metto alla pari dei 20enni se faccio dei test». Più che un segreto, Barzagli ha un modo estremamente professionale di vivere il calcio. Maniaco dell’alimentazione e del riposo, in campo il suo punto di forza è la concentrazione. Non stacca mai: dove non arriva con il fisico, compensa con la testa. Come dice Buffon, altro fenomeno senza età, «in certi casi la carta d’identità non conta». Lo scorso anno, dopo il rinnovo biennale, Barzagli non voleva sentir parlare di ipotesi da futuro dirigente. Non perché l’idea non gli piacesse, ma perché oggi come allora Andrea si sente solo un giocatore. La telemetria dell’inizio di stagione gli dà ragione: 13 presenze (dietro solamente a Higuain, Buffon e Alex Sandro) e nessun passaggio in infermeria, dove invece sono transitati a turno tutti i suoi compagni di reparto. Di questo passo, e con questi ritmi, per Barzagli non va escluso un nuovo prolungamento per imitare in tutto e per tutto gli idoli Maldini e Costacurta.

Ancora uno sforzo, contro il Chievo. Ancora una prova, magari, di fatica e di sofferenza. Tale da tener botta ai veronesi, così come alla situazione d’emergenza in cui in un certo senso versa la Juventus dal punto di vista fìsico (diversi infortuni e acciacchi, fatica accumulata nelle ultime partite) e mentale (energie cerebrali e motivazionali profuse in abbondanza a suon di big match contro il Napoli, sfide fondamentali contro il Lione in casa e fuori, sconfìtte a Milano…).

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Chievo – Juventus DIRETTA TV La partita inizierà stasera alle 20.45, ma sia Sky sia Mediaset Premium inizieranno il loro collegamento, con un ampio prepartita.

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Ancora uno sforzo, dunque, chiede il tecnico Massimiliano Allegri prima che – grazie alla sosta e al successivo, momentaneo, diluirsi degli appuntamenti – la Juventus possa reset- tare, tirare il fiato, concentrarsi sul gioco e completare un ulteriore step di crescita teso verso la qualità, la fluidità della manovra, il feeling tra i nuovi interpreti. Chissà: lo spettacolo, anche… E in effetti la recente storia bianconera dell’allenatore livornese, dimostra che realmente le sue squadre necessitano di un periodo di rodaggio iniziale prima di spiccare il volo e iniziare a rendere al massimo delle effettive potenzialità.

La differenza Il tecnico non ci gira troppo attorno, del resto: «Per noi quella contro il Chievo è una sfida importante perché chiude un mese in cui abbiamo giocato sei partite, questa è la settima, di cui quattro veramente toste: Milan, Napoli e le due partite col Lione. E io in realtà ci metterei pure l’Udinese, che aveva appena cambiato allenatore e poi ha fatto molto bene. A Verona bisogna compiere l’ultimo sforzo per cercare di chiudere al meglio questo ciclo durissimo». E ancora: «La Juventus si contraddistingue dalle altre squadre perché, quando c’è da rimboccarsi
le maniche e fare le partite sporche, è in grado di farlo. E’ questo che fa la differenza se vuoi arrivare in fondo evincere il campionato».

Cambio di rotta Dopo la sosta, però… «Dopo la sosta Dybala sarà a disposizione, sta procedendo bene. Per Pjaca servirà un po’ più di tempo. Quando saremo tutti a disposizione, dopo questa tranche di partite che verranno, avremo un paio di settimane dove finalmente potremo anche lavorare un po’ di più. Vanno fatte tutte le cose con la dovuta serenità, essendo lucidi su quello che dobbiamo fare, per prepararsi al meglio a marzo. E a marzo arriveremo nelle migliori condizioni, ci giocheremo le chance». Corsi e ricorsi… «Di questi tempi, l’anno scorso, nessuno immaginava che la Juventus potesse giocare un ottavo di finale come quello che ha giocato contro il Bayern Monaco. Quindi in tutte le cose ci vuole sempre un po’ di calma, un po’ di pazienza e soprattutto, lucidità ed equilibrio. Alla fine ciò che conta, nel calcio, è la conoscenza dei giocatori. Più giocano insieme e più è facile che giochino meglio. Ci vuole un altro po’ di tempo. Tra l’altro, lo ribadisco, noi disputando una partita ogni tre giorni, abbiamo neanche mezzo allenamento da fare tutti insieme come si deve, perché più di tanto non puoi fare. Poi vanno via tutti con le Nazionali. Invece in questo mese avremo un paio di settimane più libere, per poter lavorare».

Il clou Tutto secondo i piani, insomma, a quanto pare. «La Juventus sta facendo un percorso al momento buono perchè siamo primi in campionato, siamo in lotta per la Champions (nella quale abbiamo molte probabilità di arrivare primi nel girone). E poi al terzo mese di una stagione è normale che abbiamo ancora da migliorare. Non mi stancherò mai di ripeterlo: bisogna arrivare nelle migliori condizioni a marzo per cercare di essere in lotta su tutti i fronti».

Sarà una partita che si giocherà ad alta quota. Infatti se la Juventus ha tra le sue opzioni di gioco il passaggio a scavalcare da dietro, il Chievo ne fa addirittura un assioma essendo quella che tiene la palla in aria più di tutti in serie A.

Questo non significa che si tratti di due squadre che non sanno giocare palla a terra, ma che hanno attaccanti bravi nel gioco aereo per cui possono sfruttare spesso anche questa opzione. Sommando passaggi lunghi, pallonetti e cross i veneti sono gli unici ad aver già superato il muro delle 500 giocate “alte” andate a buon fine (quasi 50 a partita). Non è un caso che il primo in campionato nello score dei lanci lunghi sia Dainelli e il secondo Bonucci (per entrambi circa la metà arrivano a destinazione). Il regista arretrato bianconero (oggi Barzagli dovrà sostituirlo anche in questa competenza) ha come terminale di riferimento Mandzukic (32 lanci ricevuti da inizio stagione), anche se sappiamo che spesso il lancio scavalca anche gli attaccanti per arrivare dietro la linea difensiva dove si buttano Pjanic e Khedira.

Di contro Inglese, Floro Flores e Meggiorini sono tutti abili nel gioco aereo. Il 54% del totale di giocate utili del Chievo arriva da parabole volanti. Vedremo quindi anche grandi battaglie per la riconquista delle “seconde palle”. In questa ottica sarà importante capire le scelte dei due allenatori. Da una parte Maran ha in Birsa un giocatore di riferimento tra le linee e negli interni Hetemaj e Castro due elementi predisposti all’aggressione immediata. Allegri non ha il trequarista fisso (non penso che vorrà riproporre Pjanic in quella zona dopo il test negativo con il Lione) e i suoi centrocampisti non sono dotati di pari intensità nel pressing immediato.

Può darsi, quindi, che il tecnico bianconero punti su un’azione più manovrata e avvolgente tornando al 3-5-2 di base con Cuadrado o Lichtsteiner a destra e Alex Sandro a sinistra. I centimetri in questo caso sarebbero sfruttati in area di rigore per andare a intercettare i loro cross.

Dopo Cagliari e Samp, anche il Chievo si contrapporrà alla Juve con il 4-3-1-2. La Juve ha vinto segnando 4 gol in entrambi i precedenti lavorando molto sui cambi di gioco, proprio per aggirare il rombo avversario. Per facilitare le uscite lungo linea non sarebbe una brutta idee riproporre Evra o Alex Sandro nel pacchetto arretrato.
Anche il Bologna, pur senza brillare di luce propria, ha messo in crisi il Chievo proprio girando palla velocemente sul “lato debole”.
Chi si aggiudicherà il ballottaggio a destra? Lichtsteiner arriva più al cross rispetto a Cuadrado grazie alla sua scelta di tempo negli inserimenti. Il colombiano ha dalla sua la facilità di dribbling, motivo per cui spesso viene impiegato a partita in corsa. I suoi cambi di passo palla al piede permettono spesso di cambiare il corso di partite bloccate e di scardinare anche le difese più arroccate.

In casa Juve c’è poi l’annosa questione del maggior coinvolgimento di Higuain nella costruzione del gioco e della sua compatibilità con Mandzukic. Il Pipita cercherà di farsi vedere nei corridoi tra il metodista e gli interni avversari. Tutti i centrocampisti dovrebbero avere come primo pensiero (ben prima di ricevere palla) quello di vedere/capire se possono passargli la palla. Si tratta di uno sforzo percettivo-cognitivo prima che tecnico. Un fattore chiave sarà proprio questo, ne riparleremo domani in sede analisi: quanti passaggi avrà ricevuto Higuain? Se arriverà almeno a 30 (di cui un terzo tra le linee come nell’azione del gol al Napoli) vorrà dire che i flussi di gioco hanno funzionato. Quota 40 corrisponderebbe a una partita super. Un termometro preciso della prestazione dei bianconeri. Staremo a vedere.

E Mandzukic? Facile, dovrà semplicemente fare il contrario dell’argentino: muoversi sulla linea dell’offside o allargarsi per bloccare il terzino opposto, anche a rischio di sembrare fuori dal gioco, oltre naturalmente a vincere i duelli aerei.

Attenzione, però, che il Chievo ha anche altri armi nel suo arsenale. Gli automatismi offensivi e difensivi sono collaudati, così come le intese tra i singoli. Il lavoro pluriennale di Maran si vede in ogni aspetto della gara, dalle transizioni ai calci piazzati.

Mi soffermo in particolare sui movimenti del trequartista e degli attaccanti. Birsa si muove molto su tutto il fronte di attacco. Contro la Juve accentuerà questa sua predisposizione per togliersi dalla zona di competenza del mediano bianconero. L’ex milanista diventa particolarmente insidioso soprattutto quando si accentra palla al piede partendo da destra. Lì dovrà stringere Alex Sandro, soprattutto se il ruolo di interno sinistro dovesse essere preso da Pjanic. Birsa ha una grande facilità di calcio, potente nel tiro, preciso nell’assist. Un brutto cliente. Necessario ridurgli la libertà d’azione.

Il Chievo fa dell’equilibrio la sua forza, ma non è una squadra attendista o remissiva, appena può cerca di colpire l’avversario. La difesa della Juve, in piena emergenza per le assenze contemporanee di Bonucci (comunque convocato) e Chiellini, deve guardarsi anche dalla giocata sul “terzo uomo”. Dall’esterno la palla arriva all’attaccante che viene incontro che di prima la spizza in area per l’inserimento di un interno (in particolare di Castro). Trattasi di un automatismo che i gialloblu mettono in pratica a memoria senza neanche guardarsi. In questo caso il centrale di parte bianconero dovrà staccarsi per tempo e assorbire l’arrivo del centrocampista avversario senza lasciargli la profondità.

Era la stagione 1998/99. A Brescia arriva Silvio Baldini, allenatore considerato rivoluzionario. Da Chievo, dove lo aveva avuto da calciatore, porta con sé Maran come vice. Vedendolo in campo e nello spogliatoio ne aveva apprezzato le caratteristiche umane e la capacità di trasferire ai compagni i suoi concetti. L’attuale tecnico dei veneti era un difensore lento ma intelligente, oltre a marcare voleva anche giocare palla. Nella parte finale della carriera prima Malesani, poi Maldini gli aprono la mente e gli danno nuovo entusiasmo introducendo nei meccanismi difensivi i principi del gioco “a zona”.

Come difensore non doveva più rincorrere solo l’avversario ma anche pensare di reparto organizzando collettivamente la copertura degli spazi e leggere la situazione in funzione della posizione della palla. Maran porta con sé questo entusiasmo quando appende le scarpe al chiodo. Scopre, da allenatore in fieri, che la costruzione della prestazione parte da lontano, richiede applicazione e costanza. Quella cultura del lavoro gli ha permesso di diventare negli anni uno degli allenatori più apprezzati nel panorama calcistico italiano. Non impone urlando la sua leadership al gruppo. La credibilità la conquista con le idee di gioco che trasmette ai giocatori giorno dopo giorno. A Chievo gestisce un gruppo “anziano”, collaudato, che già aveva ottenuto grandi risultati sotto la sua guida la scorsa stagione. L’assuefazione e la mancanza di stimoli nuovi avrebbero potuto giocare brutti scherzi. Ma se vedete giocare il Chievo troverete che se c’è una cosa che non manca mai a questa squadra sono le motivazioni e l’organizzazione. Non è un caso. La consapevolezza di cosa fare nelle diverse fasi di gioco è al primo posto nell’agenda di lavoro di Maran. Ogni giocatore deve sapere sempre come comportarsi in campo. Il giocatore deve essere coraggioso. Deve essere in grado di mettere se stesso nella prestazione. Gli altri devono compensarne le eventuali esuberanze dandogli coperture adeguate. Coraggio ed equilibrio sono le due facce della stessa medaglia e possono convivere attraverso l’organizzazione.
Per questo il modulo di gioco è scelto sulle caratteristiche dei giocatori. Oggi il Chievo gioca con il rombo perché ci sono degli interni che hanno corsa, dei mediani di copertura e regia. Maran una volta scelto il modulo lo cambia raramente (solo per alcune specifiche necessità di gara) per non togliere sicurezze ai giocatori.

Riccardo Meggiorini, come era prevedibile, non recupera e contro la Juventus non ci sarà. Attacco affidato alla coppia Inglese-Floro Flores, con Pellissier pronto a entrare a gara in corsa. Per il resto, in campo andranno i “titolarissimi” di Rolando Maran, con la coppia centrale difensiva composta dai collaudati Dainelli e Gamberini. Il Chievo, reduce dalla brutta sconfitta di Crotone, cerca il riscatto proprio contro la capolista, in uno stadio che va verso il tutto esaurito (attesi 27 mila spettatori). «Siamo arrabbiati – ammette Maran – e il bruciore che ci ha provocato la battuta d’arresto in terra calabrese va buttato in campo contro la Juventus. Mi conforta il fatto che la mia squadra, finora, dopo le poche prove negative che ha fornito durante la mia gestione, ha sempre reagito positivamente. Contro i bianconeri ci vuole coraggio, perché se li affronti in modo remissivo perdi di sicuro. Noi invece inseguiamo un buon risultato e se arriverà ce lo terremo ben stretto».

Non accetta, l’allenatore clivense, l’etichetta di vittima sacrificale. E sbotta: «Sembra che il Chievo debba perdere questa partita perché è già segnata. Io non ci sto. E penso all’1-1 allo Stadium del campionato scorso e capisco che qualcosa possiamo e dobbiamo fare. Certo, la gara va letta bene. Ci saranno momenti in cui dovremo soffrire la Juventus, altri in cui dovremo cercare di mettere in difficoltà gli uomini di Allegri. Servirà intelligenza». Non pensa, Maran, di avere vantaggi dal fatto che nella Juventus mancheranno alcuni titolari. «Ma stiamo scherzando? La Juve è la Juve con o senza Chiellini, Bonucci o Dybala. Ma se nemmeno io recrimino quando mi manca qualche giocatore, figuriamoci la Juve».

Quanto al tipo di partita che dovrà fare la sua squadra, lecito presupporre che vedremo un Chievo votato alla corsa, con grinta e carattere, attento alla fase difensiva e pronto a colpire di rimessa e, soprattutto sui calci piazzati, sfruttando il magico sinistro di Valter Birsa. «Per ottenere risultati importanti – chiosa Maran – il Chievo deve dimostrare sul campo di avere certe caratteristiche, dalle quali non può prescindere. Ogni volta che ci siamo dimenticati qualcosa abbiamo pagato. E contro la Juve non vogliamo farlo. Anche perché la squadra di Allegri sa sempre quello che vuole ed è molto difficile da affrontare. Serve più che mai una prestazione da Chievo, di quelle che mettono in difficoltà chiunque. Non dimentichiamoci che solo due settimane fa, in casa con il Milan, ci siamo giocati una partita, che abbiamo perso immeritatamente, che valeva il secondo posto in classifica».

Ormai non è più una tentazione, ma “quasi” un obbligo quello di schierare Gonzalo Higuain e Mario Mandzukic insieme in attacco: con Paulo Dybala e Marko Pjaca in infermeria, sono rimasti soltanto i “bisonti” del gol a disposizione di Massimiliano Allegri. Ma proprio su quel “quasi” il tecnico ha calcato molto in conferenza stampa, come se volesse indicare che ci potrebbero essere novità sul fronte d’attacco oggi pomeriggio a Verona contro il Chievo.

Una prima alternativa da prendere in considerazione sarebbe quella di inserire Juan Cuadrado come seconda punta, snaturando però quelle che sono le caratteristiche del colombiano, che dà il meglio di sé come esterno di centrocampo o ala perché così sfrutta la capacità di saltare l’uomo, la velocità sulla fascia e il tiro, sia esso un assist per i compagni, sia una finalizzazione vera e propria come è accaduto a Lione in Champions League dove ha segnato il gol partita.

Cuadrado titolare insieme a uno tra Higuain e Mandzukic rimane una possibilità, già provata a partita in corsa a San Siro contro il Milan, quando appunto Dybala si è infortunato, ma l’“esperimento” non ha poi così impressionato. Tant’è, dal Milan in poi (era il 22 ottobre) la Juventus ha disputato tre partite e hanno giocato sempre gli stessi uomini in attacco, Higuain e Mandzukic appunto.

Altra alternativa è quella di giocare con un’unica punta – e Higuain sarebbe in vantaggio su Mandzukic per scendere in campo dal primo minuto – supportata però dal doppio trequartista, nella fattispecie Pjanic e Cuadrado, e da tre mediani a copertura del centrocampo. Potrebbe essere la miscela giusta, in attesa del rientro di Dybala, per innescare e rendere esplosivo il bomber argentino: il bosniaco, che è alla ricerca di se stesso e di un ruolo – visto che li ha ormai ricoperti tutti – in cui tornare a eccellere come alla Roma, e il colombiano potrebbero mettere la loro fantasia e spinta offensiva al servizio del cecchino Pipita.

Proprio lo straordinario talento dell’argentino deve essere sfruttato a dovere e supportato. In più, con questo modulo Higuain tornerebbe all’antico, giocherebbe cioè come unico terminale offensivo, come al Napoli, e non come parte di un meccanismo più complesso, nel quale ha compiti più organici.

La ricerca di moduli diversi, che ha spinto Allegri a varare mercoledì contro il Lione in Champions il 4-3-1-2, potrebbe continuare anche in campionato, nell’ultima fatica prima della pausa per le nazionali. A meno che il tecnico livornese non decida all’ultimo di confermare la coppia bestiale. Novanta minuti contro la Sampdoria, novanta contro il Napoli, 83 contro il Lione perché poi Higuian è stato sostituito da Cuadrado, e a settembre novanta minuti a Palermo: le due prime punte stanno imparando a conoscersi e a vedere il loro feeling crescere. Erano destinati ad alternarsi, o almeno così è stato a inizio stagione, quando Allegri ha preferito ripresentarsi con Dybala-Mandzukic per dare il tempo al Pipita di inserirsi in un contesto nuovo, senza mai però rinunciarci perché l’ex Napoli è l’unico nella rosa bianconera a poter vantare 15 presenze, tante quante le partite disputate dalla squadra

La fisicità e potenza dei due pesi massimi, che garantiscono un alto tasso di ferocia e agonismo, va a scontrarsi con la mancanza della fantasia. Però i due hanno maggiore concretezze: sarà un caso ma Mandzukic si è sbloccato proprio con Higuain accanto e il Pipita ha segnato pure in coppia con il croato.

Ultima fatica prima della sosta, ultima tappa di un tour de force che ha visto la Juventus giocare 7 partite in 23 giorni. Avrebbe fatto comodo un ampio turn-over, ma gli infortuni lo hanno limitato: in attacco, in particolare, ormai da un pezzo tocca sempre a Higuain e Mandzukic, coppia pesante imposta dagli infortuni di Pjaca e Dybala. Oggi, però, il croato dovrebbe riposare, con Cuadrado accanto al centravanti argentino nei panni di seconda punta. In realtà, il 3-5-2 modellato nella rifinitura aVinovo, diventa 4-33 cambiando semplicemente le posizioni dei due esterni di centrocampo: Lichtsteiner un passo dietro e Alex Sandro uno avanti, linea difensiva a quattro e tridente.

EMERGENZA. Bonucci fa parte dei 21 convocati e nessuno se l’aspettava dopo il problema muscolare accusato contro il Lione e le risultanze degli accertamenti: il tecnico ha spiegato che difficilmente avrebbe potuto impiegarlo. Ma non è comunque esclusa una clamorosa maglia da titolare: indicazioni sorprendenti dell’ultima ora nonostante nel test di ieri accanto a Barzagli nella linea difensiva c’erano due novità: Benatia, che era in panchina nella notte di Champions, ed Evra, arretrato a terzino. Se dovesse giocare Bonucci il sacrificato sarebbe Evra e la linea tornerebbe a 3.

INFIAMMAZIONE. La necessità di rifiatare, più dell’emergenza (anche se all’elenco degli indisponibili, in extremis, si aggiunge Asamoah, che soffre di un’infiammazione al ginocchio destro), suggerirà un paio di novità anche a metà campo: previsto un turno di riposo per uno tra Khedira (più facile) e Pjanic, e molto porbabilmente anche per Marchisio, nell ambito della gestione post-rientro che intende scongiurare rischi muscolari legati alla lunga inattività, e comunque tenendo anche conto che venerdì non ha preso parte all’allenamento a causa di un leggero attacco influenzale.

PAROLE. Marchisio, che giochi o no (più no, anche perché tornerà in Nazionale e non potrà quindi usare la sosta per recuperare) è comunque un leader, e per questo, alla vigilia di una partita facile solo in apparenza e dopo giorni di amarezza e di critiche giudicate eccessive per il pareggio che ha rimandato la qualificazione agli ottavi di Champions League, ha voluto caricare la squadra: «Sempre uniti. Sempre insieme. Fino alla fine» le parole consegnate a Instagram. Al suo posto, in regia, è pronto Hernanes.

Radiomercato valuta improbabile che Marco Verratti rimanga al Paris Saint Germain anche nella prossima stagione. Se non ci fosse di mezzo il tenace Nasser Al Khelaifi che, come dire, è piuttosto refrattario al fascino delle offerte economiche e non ha problemi a sostenere i costi delle proprie questioni di principio, si potrebbe dare il fatto per certo, tuttavia restano molte le possibilità che Verratti cambi maglia. Alla luce di quanto detto dal suo stesso procuratore Donato Di Campli a Tuttosport circa un mese fa («Marco ha fretta di vincere in Europa e potrebbe anche cambiare squadra») e del rapporto sempre più complicato come Unay Emery, il nuovo tecnico del Psg. 

Un quadro, quello della situazione di Verratti, che Beppe Marotta conosce benissimo. Il centrocampista abruzzese sarebbe l’innesto ideale per completare il reparto bianconero in questo momento, avendo tutte le caratteristiche tecniche di cui necessita Allegri per riordinare il flusso di gioco e quelle morali adatte a inserirsi nel gruppo del quale conosce bene i molti elementi azzurri. E la Juventus potrebbe investire su di lui cifra importanti, anche in considerazione del fatto che il “grande colpo” del mercato juventino nel 2017 non dovrebbe più essere un attaccante (a livello di big c’è il tutto esaurito). E’ possibile che qualche chiacchierata molto informale sia già intercorsa fra l’entourage di Verratti e la Juventus. Molto improbabile che la Juventus ne abbia già parlato con il Psg. Ma i primi contatti sono stati incoraggianti e, quindi, non è detto che entro la primavera non si parta anche con i secondi. In questo momento la società parigina non sembra essere disponibile, ma fra i dirigenti c’è la consapevolezza che trattenere l’italiano potrebbe essere complicato e, soprattutto, controproducente.  

Tant’è che alla corsa per Verratti si stanno iscrivendo in tanti. La Juventus, per esempio, potrebbe rivivere il tradizionale derby con le milanesi anche sul “neutro” di Parigi, perché risultano contatti con Verratti sia del Milan che dell’Inter, entrambe economicamente galvanizzate dai soldi cinesi. Possibilità? Meno della Juventus perché Verratti punta a vincere in tempi brevi la Champions League e in questo momento a Milano non sembrano attrezzati, ma nello stesso tempo il giocatore e il suo agente osservano con attenzione l’evolversi della situazione e di come i due gloriosi club possano tornare in un periodo relativamente breve ai fasti di un tempo, Champions compresa quindi. 

Ma la concorrenza più importante e pericolosa su Verratti è, e continuerà a essere in estate, quella del Bayern Monaco allenato dall’uomo che lo ha lanciato nel grande calcio quando sedeva sulla panchina del Psg: Carletto Ancelotti. Verratti era già sulla lista dei suoi dirigenti, lui ne ha semplicemente alzato la posizione fino a farlo arrivare ai primissimi posti. La sfida di mercato al Bayern sarebbe decisamente più impegnativa di quella alle milanesi: perché la squadra bavarese ha le stesse caratteristiche competitive della Juventus e l’allenatore “giusto”.

 La rincorsa parte adesso, ma tutto si deciderà all’inizio della primavera, quando le mosse inizieranno a essere decisive. E non solo per Verratti, perché la Juventus continuerà la caccia a Matuidi iniziata l’anno scorso e rimasta di grande attualità fra i dirigenti bianconeri che non smettono di seguire il centrocampista. Caratteristiche diverse da quelle di Verratti e, forse, anche meno decisivo, Matuidi è comunque una pedina che Allegri sfrutterebbe volentieri anche adesso, rimpiangendo il mancato colpo estivo. Anche Matuidi, come Verratti, vuole lasciare il Psg per nuove avventure. Al-Khelaifi sarà d’accordo? 

La strada d’andata per il Camp Nou è storicamente lastricata di buone intenzioni: «Faremo una partita intelligente», la promessa più ricorrente alla vigilia, salvo poi scoprire la sera dopo alle 22.45 che sono pochissimi quelli riusciti a tornare indenni dall’infernale girone. Uno degli ultimi capaci di imbrigliare il Barcellona in casa propria è Massimiliano Allegri, un habitué di questa sfida contro quella che lui stesso, ad oggi, considera «insieme al Real Madrid la favorita per la Champions». La scorsa primavera la sua Juve ha prima tramortito 3-0 i catalani allo Stadium con una prestazione «alla Barga», poi li ha annullati al ritorno con una partita «all’italiana»: 0-0 e blaugrana tenuti a secco per due match consecutivi, una rarità capitata ai mostri del tiki taka l’ultima volta solo tre anni prima per mano di quel siderale Bayern poi campione.

Max è al dodicesimo confronto con il Barga e anche ai tempi del Milan è andato vicino a sbancare il Camp Nou con un pirotecnico 2-2 nel 2011, andata dei gironi. Il suo bilancio globale fra rossonero e bianconero parla di 2 vittorie (una a San Siro, una a Torino), 4 pareggi e 5 sconfitte, compresa la finale di Berlino. Curiosità: negli 8 incontri durante il periodo milanista, Messi ha segnato 8 gol al livornese ma nessuno nelle 3 partite con la Signora: chi crede nei numeri potrebbe anche giocarseli al Lotto, se non fosse che, con 5 gol in tre partite di Liga, Leo sfodera il suo miglior inizio dal 2013-14. Merito di un’ottima forma? O “merito” della partenza di Neymar che lo ha riportato al centro degli schemi e del palcoscenico di casa, nonostante il rinnovo ancora da firmare? Il tecnico Valverde se la cava spiegando che «Messi può giocare ovunque», avvisando i suoi che «c’è da vendicare l’eliminazione ai quarti della scorsa stagione» e che «è vero, Dybala è importante, ma mi fanno paura la consistenza e il gioco di squadra della Juve».
Lo spera anche Allegri, astuto: «Manca qualche giocatore, ma non c’è nessuna emergenza infortuni». Della serie niente alibi. Eppure leggete qua: Marchisio, Khedira e Pjaca (convalescenti), Mandzukic e Chiellini (si sono allenati ma non convocati), Howedes (programma differenziato) e Cuadrado (squalificato). Questi signori stasera guarderanno la partita, costringendo Max a una formazione che ha persino alternative ma sicuramente altrettanti rimpianti per la mancata possibilità di scelta. Ora, i bianconeri faranno una gara di trincea con tentativi di blitz? Oppure guerra aperta? Valverde inquadra la faccenda, «vincere la prima è fondamentale», Allegri ribatte che «l’importante è passare il turno: è difficile fare 3 partite con loro senza prendere gol, quindi coraggio e tecnica saranno essenziali». Di sicuro giocherà Barzagli in una difesa la cui tenuta è tutta da verificare, chi saràl’anti-Pulce è da vedere: è possibile il 4-2-3-1 con Pjanic-Matuidi in mediana diventi un 4-3-3 con l’abbassamento di Sturaro, probabile sostituto di Mandzukic. A meno che Allegri non scelga una Juve «al Max» mettendo dentro anche quel Bernardeschi capace nell’estate 2015 di una doppietta da sogno al Barga in amichevole con la Fiorentina… Mentre per chi sogna Dybala accanto a Messi, è la stessa Joya a suonare la sveglia: «Lo facciamo nell’Argentina, ma fatichiamo: abbiamo la stessa posizione…».

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II cammino è tracciato, l’erede designato. Anche il Barcellona se n’è accorto e la prossima estate potrebbe essere quella del passaggio di consegne ufficiale. Ma al momento Paulo Dybala è l’avversario più temibile di una Juventus incerottata ma indomita, pronto a sfidare Lionel Messi a casa sua, per la prima volta con la maglia numero 10 sulla schiena.

Insieme con l’Argentina ma entrambi all’asciutto nelle ultime due partite, con Sampaoli sull’orlo di una crisi di nervi se non dovesse qualificarsi in Russia. Decisamente meglio con i rispettivi club: 13 reti in due, 7 per La Joya, 6 per la Pulce, a segno con una tripletta nell’ultima contro l’Espanyol. L’affiancamento in Seleccion è servito eccome a Paulo, per prendere appunti e imparare dal migliore, l’anno scorso l’allievo ha superato il maestro con la doppietta allo Stadium che ha di fatto ipotecato il passaggio del turno della Juventus. Ma Paulo deve lavorare sulla continuità ed imparare da Lionel ad essere decisivo nelle occasioni che contano: a Cardiff alla Juve è mancato soprattutto il suo Dybala.

Allegri se lo coccola, consapevole di avere un tesoro per le mani, lo lancia dalla panchina contro il Chievo e lui risponde con un assist e un gol che fa venire giù lo stadio. Non è più “U picciriddu” dei tempi del Palermo. Dybala è diventato uomo, cresciuto mentalmente e fisicamente, ha acquisito fiducia, carisma si è preso la maglia numero 10 e punta a diventare quel leader che è già da anni Leo Messi. Non poteva esserci incrocio più significativo per aprire la stagione della Champions: ancora Barcellona – Juve, con le stelle di Messi (ancora 0 reti a Buffon in carriera) e Dybala ad illuminare la scena. Con qualche scintilla: «Ora dico qualcosa di sorprendente: per me è difficile giocare insieme a Messi perché siamo abituati a scendere in campo nella stessa posizione. Sono io che dovrò adattarmi a lui». Parole di personalità della Joya alla vigilia del Barcellona.

Dribbling secco sul futuro e testa al primo obiettivo stagionale, il passaggio del turno nel girone. «La mia prestazione contro i blaugrana l’anno scorso probabilmente non se l’aspettava nessuno. Oggi invece tutti si aspettano di vedermi di nuovo protagonista». È la condanna dei campioni, Paulo si sta acclimatando alle pressioni dei big. «Avremo le nostre opportunità, dobbiamo approfittare quando ci capiteranno. Loro hanno perso Neymar ma la storia nome del Barcellona non si discute». Così come il suo numero 10: «Messi? Posso imparare molto da lui in Nazionale. Cercherò di migliorare avvicinandomi il più possibile a lui e Cr7, ma non sarà facile ripetere i loro numeri incredibili. Il mio futuro? Sono felice alla Juve, non so cosa succederà poi. A me in estate non è arrivata alcuna offerta del Barcellona, la dirigenza mi ha detto che sono al centro del progetto e sono felice: finché loro mi vorranno io rimarrò qui.

Questo per me può essere un anno importante per vincere tanto con la Juve e l’Argentina». Stasera sarà lui il punto di riferimento dell’attacco bianconero, insieme a Higuain. Allegri deve fare i conti con assenze pesanti: gli infortunati Marchisio, Khedira, Pjaca, Chiellini, Madzukic e Howedes oltre a Cuadrado squalificato e il fuori lista Lichtsteiner. Ma invece di pensare alle barricate rilancia. «Tre partite contro il Barcellona senza subire gol sarebbe qualcosa di straordinario, ma possiamo farcela. Cercheremo di fare gol, senza calcoli, il Barcellona qualche difetto ce l’ha…».

Barcellona-Juventus
Barcellona (4-3-3): 1 ter Stegen, 2 Seme- do, 3 Piqué, 23 Umtiti, 18 Jordi Alba; 4 Rakitic, 5 Busquets, 8 Iniesta; 10 Messi, 9 Suarez, 11 Dembelé. All. Valverde Juventus (4-2-3-1): 1 Buffon, 15 Barzagli, 24 Rugani, 4 Benatia, 12 Alex Sandro; 5 Pjanic, 14 Matuidi; 27 Sturaro, 10 Dybala, 11 Douglas Costa; 9 Higuain. All. Allegri Arbitro: Skomina(Slo)
Tv: ore 20.45, Premium Sport.

Cinquanta gol. Pau­lo Dybala può ta­gliare il traguardo al Camp Nou. In 98 partite bianconere ne ha già messi a segno 49 e sta­sera insegue la cifra tonda davanti a Messi, ieri poster e oggi gemello nell’Argenti­na, fenomeno non più così lontano. Massimiliano Al­legri non ha dubbi, quan­do la Pulce e CR7 smette­ranno i migliori al mondo saranno Neymar e la Joya: «Ma Cristiano e Messi gio­cheranno an­cora molti anni, cercherò di avvicinarmi prima possibi­le… Però hanno numeri in­credibili».

OPPORTUNI­TÀ’. Contro il Barcellona, lo scorso anno, Paulo ot­tenne la consacrazione in­ternazionale: due gol nel­la partita d’andata, quan­do la Juventus si impose 3-0, poi il pareggio senza reti nel tempio blaugrana, Luis Enrique sfrattato dalla Coppa. Cinque mesi dopo, sono cambiate tante cose: sulla panchina spagnola siede Ernesto Valverde, in campo non c’è più Ney- mar e lui non è più una sor­presa, il Picciriddu è cre­sciuto fino a sfiorare Mes­si: «Nessuno, l’anno scor­so, si aspetta­va nulla: ades­so è diverso, si aspettano ciò che ho fatto. Non è facile, perché non è facile affron­tare il Barga in uno stadio come questo dove ti aggre­disce e dove, finora, non ha preso gol. Anche loro, però, lasciano opportunità e do­vremo approfittarne. Per me, cinque mesi dopo, non cambia niente: cerco sempre di giocare allo stesso blaugrana, gli chiedono se il Barcellona può diventare il suo futuro:

«Quel che può succedere in futuro non lo, ma sono felice alla Juven­tus: mi trovo a mio agio e la società vuole che faccia parte a lungo del suo pro­getto. Diffici­le per me gio­care con Leo, perché gio­chiamo nella stessa posizio­ne: cerco sem­pre di lasciar­gli i suoi spazi ma non è fa­cile. Giocarci in Nazionale è una fortuna, impari tan­tissimo, ma è evidente che debba essere io ad adattar­mi a lui. Di offerte del Barga nessuno mi ha detto nien­te: l’unica cosa che mi ha detto la Juve è che voglio­no che resti a lungo e io ne sono felice. Il numero 10 va in questa direzione».

MONDIALE. Sette gol in quattro partite ufficia­li, la sfida arriva in un momen­to di particola­re ispirazione:
«Sto molto bene, ho fatto un grande ritiro e mi sono allenato tan­to anche in Argen­tina. Sarà un anno importante sia per la luve che per me, e poi ci sarà il Mon­diale. Ma se segno tanto, se gioco così bene, non è solo me­rito mio ma dei com­pagni che mi aiutano».

Il Barcellona nel desti­no. Massimiliano Al­legri stasera lo sfiderà per la dodicesima vol­ta: record per un allena­tore italiano, gli incroci di Carlo Ance- lotti sono un­dici e quelli di Fabio Capel­lo, che ha la migliore tra­dizione sul piano dei ri­sultati, set­te. «Non c’è niente da in­ventare – spiega il tecni­co bianconero -, è una partita di grande fasci­no che dovremo gioca­re con sereni­tà ma anche con un po’ di incoscien­za. Riuscire a non pren­dere gol per tregare di fila con il Barcel­lona sarebbe un mezzo mi­racolo, quindi meglio farne uno». Ripen­sa all’ultima Champions, quando in 180′ imbava­gliò Messi e Neymar, che adesso non c’è più: «Cre­do che il Barcellona sia insieme al Real la squa­dra più forte al mondo: sono le candidate per vincere la Champions. E al posto di Neymar ha pre­so un buon giovane come Dembelé. Messi è straor­dinario, può cambiare le partite in qualunque mo­mento: per noi è uno sti­molo sfidarlo e cercare di ripartire nel modo mi­gliore dopo la cavalca­ta dell’anno scorso, bel­lissima an­che se poi in finale abbia­mo perso»

MASSIMO. Le due squa­dre attraversano un otti­mo momento, entrambe sono a punteggio pieno in campionato: «La sta­gione è lun­ga, sia noi che loro finora abbiamo fat­to il massimo. Noi più debo­li rispetto allo scorso anno? Per ora più di nove pun­ti non pote­vamo fare. La Juventus ha cambia­to molto e ha cambiato bene, il Barga è strano vederlo con tre giocato­ri nuovi perché di solito sono sempre gli stessi. Anche loro hanno qual­che punto debole. Ripar­tiamo con entusiasmo,con l’obiettivo innanzi­tutto di passare il turno».
PIACERE. Sulla formazione non si sbilancia. Nemme­no sul modulo. Il 4-2-3-1, con l’innesto di Sturaro, potrebbe anche evolvere in 4-3-2-1. Annuncia solo che Barzagli ci sarà, non svela però se esterno de­stro o centrale, e che Ber- nardeschi troverà spazio, ma non dice se dall’ini­zio o a gara in corso. Drib­bling su Iniesta, abbinato alla Juventus: «Non so se rinnoverà oppure no. Ora parlare di mercato non ha senso: posso dire so­lamente che vederlo gio­care è un piacere per gli amanti del calcio. Il primo pensiero, in questa vigilia, va però alla sua Livorno: «Alle vittime, ai loro fami­liari, ai miei concittadini duramente colpiti».

Cento giorni dopo Cardiff, la Juventus riparte. Accarezza ancora il sogno del­la Champions. L’ha sfiora­to due volte, negli ultimi tre anni, arrendendosi in fina­le a Barcellona e Real Ma­drid. Riparte dal Camp Nou, imponente perfino quand’è vuoto, con tante consapevo­lezze e tante defezioni: ol­tre a Sami Khedira, partito comunque con la squadra, e Claudio Marchisio, infor­tunati, oltre a Juan Cuadra- do, squalificato, oltre a Ste­phen Lichtsteiner e Marko Pjaca esclusi dalla lista Uefa, sono indisponibili Giorgio Chiellini, Mario Mandzukic e Benedikt Howedes. Il di­fensore azzurro e l’attaccan­te croato si allenano regolar­mente, in mattinata, a Vino- vo, non saltano un solo eser­cizio, ma prudenza consiglia di non rischiarli: Chiellini, assente già sabato, è guarito dal trauma distrattivo al pol­paccio destro ma deve tro­vare la condizione, mentre Mandzukic non ha smalti­to del tutto il trauma con- tusivo alla gamba sinistra, subito contro il Chievo, che ha riacutizza­to il fastidio per una ferita lacero-contu­sa riportata in Nazionale du­rante la gara contro il Koso­vo, difatti scen­de sul prato del training center con un ce­rotto lungo dal ginocchio alla caviglia. Howedes, af­faticato per via della pre­parazione iniziata tardi, sta svolgendo infine un pro­gramma personalizzato.
HOTEL. Lallenamento, aper­to solo nel primo quarto d’ora, lascia solo trapela­re le scelte di Massimilia­no Allegri, che si riserva di sciogliere i dubbi dopo il ri­chiamo muscolare di stama­ni nell’impianto attiguo al Princesa Sofia, modernissi­mo hotel a pochi passi dal­lo stadio scel­to come quar- tier generale: Andrea Barza- gli è favorito su Mattia De Sci­glio per la fa­scia destra, a sinistra torna Alex Sandro guarito dall’at­tacco influen­zale che gli ha impedito di scendere in campo sabato, la trequarti, che avrà Paulo Dybala come punto fermo, sarà completata da Douglas Costa e Sturaro, quest’ulti­mo chiamato a compen­sare gli abituali ripieghi di Mandzukic. Occhio alla sorpresa Bentancur dall’i­nizio. L’allenamento finisce attorno all’una, la squadra pranza a Vinovo e poi rag­giunge Caselle.
EMOZIONE. Tifosi in attesa, Dybala a Higuain acclama- tissimi: diversi bianconeri concedono sel- fie e autografi, disponibilissi­mo Gigi Buf­fon che s’attar­da davanti alle transenne. Ro­drigo Bentan- cur torna sul pullman, ri­scende con il biglietto in mano: forse l’ha dimenti­cato, tradito dall’emozione per la prima volta in Cham­pions. Lui, però, venuto dal Boca, a certe atmosfere è abituato: più tumultuosi i sentimenti di Carlo Pinso- glio, tornato alla Juve dopo anni di prestiti in B, e dei Pri­mavera Fabrizio Caligara, classe 2000, centrocampi­sta, e Leonardo Merio, ’99, esterno destro che un paio d’anni fa disse no al Toro per vestire la maglia del cuore.
SOPRALLUOGO. Il charter decolla alle 16.30, in ritar­do di mezz’o­ra, di conse­guenza slitta il sopralluogo al Camp Nou, previsto subi­to dopo l’atter­raggio: clima disteso, sorri­si e battute, sul prato anche il presidente An­drea Agnelli, il vicepresiden­te Pavel Nedved, l’ad Beppe Marotta e il ds Fabio Para­tici. Davanti all’hotel, pre­sidi di tifosi, avanguardie dei mille che seguiranno la Juve in questa trasferta. Cen­to giorni dopo Cardiff, si ri­parte tutti insieme.

Sabato scorso ha dispu­tato i suoi primi 22′ con la casacca blau- grana, togliendosi lo sfizio di confezionare l’as- sist del definitivo 5-0 contro i cugini dell’EspanyoL Stase­ra potrebbe arrivare la prima grande notte europea con la nuova camiseta, maga­ri da titolare, per Ousmane Dembelé, l’acquisto più co­stoso della storia del Barga. «Lo vedrete domani» (oggi n.d.r), il commento del sor­ridente Ernesto Valverde, un altro che stasera vivrà la sua prima serata di Champions sulla nuova panchina. «Se dovessi decidere di schie­rare Dembelé vorrebbe dire che è già in condizione. Per ora posso dire che si sta alle­nando bene e che ogni gior­no che passa sembra meglio integrato. Ovviamente sarei stato più felice se fosse arri­vato prima, perché avrem­mo potuto lavorare di più insieme, ma ora comanda il calendario e ci tocca schie­rare la miglior formazione possibile».
CONFERME. E l’attuale squa­dra di gala, per il Barcello­na, potrebbe essere esatta­mente quella che ha rifila­to la sonora manita all’E- spanyol, con l’unico cambio, nell’undici iniziale, proprio del ragazzo da 145 milioni di euro per Deulofeu. In vir­tù dell’incoraggiante prova contro i concittadini l’ere­de di Luis Enrique sembra intenzionato a confermare anche il nuo­vo arrivato Nelson Seme- do sulla corsia destra, mentre l’altro rinfor­zo estivo Pau- linho dovreb­be trovare spa­zio a partita in corso. Candidato ancora a una maglia da titolare an­che Andres Iniesta, che per il Txingurri, a differenza di Lucho, a quanto pare non ha tutto questo bisogno di essere gestito, visto che l’ha fatto partire sempre dal 1′ nelle ultime due gare, inter­vallate da ben 162,’ tra Italia e Liechtenstein in Naziona­le. Nonostante qualche ri­tocco personale, l’ex allena­tore del Bilbao conferma la sua intenzione di rimanere fedele alla filosofia di gioco del club catalano. «Questa squadra ha seguito un cam­
mino, negli ultimi anni, che gli ha regalato molti trofei. È giusto che io mi adatti a questa linea, anche se ho la responsabilità di apportare anche le mie conoscenze e le mie idee».

Come Vedere Barcellona – Juventus Streaming Gratis è possibile per tutti oggi Martedi 12 Settembre alle ore 20:45 grazie a Mediaset e Sky che trasmetteranno la partita su Sky Super Calcio, Sky Sport 1 e Sky Calcio 1, anche in HD (alta definizione), e su Premium Sport e Premium Sport HD.Ci sono molte alternative a rojadirecta, ma la cosa più giusta migliore da fare, e fare un abbonamento con Mediaset Premium, infatti era proprio lui a trasmettere Barcellona Juventus alle ore 20:45, la piattaforma è in grado di divulgare la partita supplici, tablet e smartphone tramite le applicazioni premium play.

Domani al Camp Nou il nuovo confronto tra il fuoriclasse del Barcellona e quello della Juve, che più di tutti gli somiglia Sotto il segno di un talento sopraffino.

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Sarà una partita fra due delle squadre attualmente in ottima condizione: sì al Barcellona che la Juventus hanno confezionato tre vittorie su tre partite di campionato, e affronteranno dunque questo Big Match d’esordio di Champions League nelle migliori condizioni possibili.

Per quanto riguarda la rosa juventina sicuramente Chiellini è uno dei giocatori in ottima forma, stamattina Vinovo è sceso in campo per allenarsi perciò si può considerare un candidato titolare per la sfida contro il Barcellona.

Dai selfie da tifoso qualunque ai flash | da copertina. Quan­do Paulo Dybala en­tra nella sala stampa del Camp Nou, i fotografi si sca­tenano di fronte alla star del giorno. Lui abbozza appena un sorriso, è teso e concentrato il giusto come sempre prima di un grande match. Più che una partita, Barcellona-Juventus è la partita. La sfida all’idolo di quando era un bambino, Leo Messi, che ormai non è più il poster attaccato in cameretta ma un avversario da battere e un modello da raggiungere e magari superare. Da «dieci» bianconero Dybala ha segnato 7 gol in 4 partite, da dieci cerca corona e scettro a casa della Pulce per prendersi un altro pezzo di storia. Cerca la prima rete pesante con la nuova ma­glia, lo stesso numero di Leo. Vuole vincere e essere l’unico protagonista, com’è successo pochi mesi fa allo Stadium, quando la stella di Paulo oscurò il pianeta Messi e lo cacciò fuori dalla Champions.

NUMERI DA DIECI La Juve in formazione rimaneggiata s’ag­grappa a Paulo. Lo ha fatto in campionato in queste prime giornate da lavori in corso: «Inutile parlare di moduli – ha ammesso Allegri dopo il Chievo – quando hai Dybala è tutto fa­cile». Pazienza se non ci sono Chiellini, Mandzukic, Cuadra- do, Khedira e Marchisio: Paulo ha dimostrato di saper da solo cambiare i destini di un incon­tro. Riuscirci al Camp Nou non è un gioco, ma il popolo juven­tino s’affida a lui per credere nell’impresa. Dybala non è Messi, lo dicono i numeri delle due carriere e i Palloni d’oro (5) che brillano nella bacheca della Pulce. Però Paulo ha già segna­to due gol al Barcellona allo Stadium, diventando messiani­co per una notte, mentre Leo ha fatto cilecca negli unici due confronti ufficiali tra i due ar­gentini. Poi però lo juventino a Cardiff è scolorito nel grigiore gallese, rientrando nei parame­tri della normalità. Una mac­chia che vuole cancellare.

CONSACRAZIONE Dybala ha la solidità mentale per attraversa­re i cambiamenti senza scosse d’assestamento, vive tutto con la serenità di chi è consapevole della nuova responsabilità maanche della straordina­rietà del suo calcio. Riesce a far sembrare tutto semplice, anche un colpo di tacco con due av­versari addosso o il mancino maligno sul primo palo che ha spiazzato Sorrentino sabato. Però una tripletta al Genoa non ha lo stesso peso della doppiet­ta al Barga o del gol al Bayern negli ottavi di due stagioni fa. Ha fatto poche reti in Europa, alcune pesanti ma mai in tra­sferta contro club importanti. Anche questo significa diventa­re grandi. Anche questa è una tappa obbligata per chi ambi­sce al rango di top player: saper essere decisivi in Champions quando conta. Messi ha vinto 4 volte la Coppa, ha segnato pra­ticamente ovunque ma mai alla Juventus (in 3 partite) e tra le poche cose che gli mancano cè
10 scalpo di Gigi Buffon. «Leo e Cristiano Ronaldo hanno nu­meri incredibili – chiude Dybala – e giocheranno ancora per un po’ di anni, io cercherò di avvi­cinarmi a loro il prima possibile anche se non sarà facile: non voglio aspettare che smettano. il Barcellona va rispettato an­che senza Neymar».

NELLA STORIA I gol non sono tutti uguali. La maglia magica bianconera non si è ancora mai sgualcita per eccesso di esul­tanza al Camp Nou: né Platini né Baggio né Del Piero hanno mai segnato nel tempio di Mes­si con la divisa che Dybala ha appena ereditato. «Giocare con il dieci è un piacere enorme per me, pensando ai giocatori che hanno indossato questa ma­glia». Quando era un giocatore del Palermo, Dybala volò a Bar­cellona per un clasico. Pochi sanno che i biglietti glieli pro­curò Ariedo Braida e che già al­l’epoca ci fu un approccio con il Barcellona. Non se ne fece niente, come quest’estate, e an­che se gli spagnoli probabil­mente non si arrenderanno, Paulo allontana i timori dei ti­fosi e la profezia di Mino Raiola («Andrà via dalla Juventus»): «Per fortuna sono compagno di Messi in nazionale e da lui pos­so imparare tante cose. Non so che cosa succederà in futuro, la società non mi ha mai parlato di un’offerta del Barcellona, so che sono felice qui e che la Juve vuole che resti ancora per molti anni, per onorare il nuovo nu­mero».

IN NAZIONALE Dybala e Leo si sono salutati appena qualche giorno fa, dall’altra parte del mondo, in Sudamerica, dove con l’Argentina non hanno sa­puto ricreare quell’aura magica che li circonda quando giocano nei rispettivi club: zero reti nel­le due partite di qualificazione mondiale, l’esatto opposto di quel che succede in Europa, do­ve i gol arrivano a grappoli. Forse anche perché, come ha ammesso candidamente Paulo ieri, un po’ si pestano i piedi (e anche questo fa sperare i tifosi della Juve) : «Giocare insieme è difficile, occupiamo la stessa posizione». Dybala finora in questa stagione ha segnato più di Messi, 7 a 6 il parziale per il dieci più giovane. Arriva al con­fronto con il numero uno nelle condizioni migliori. «Non so di­re se questo sia il miglior Dyba­la di sempre – dice Paulo di se stesso – di sicuro mi sento molto bene, ho fiducia e sono veloce con la palla. Questo per me è un anno importante, che si conclu­derà con il Mondiale: posso vincere tanto. Devo solo stare tranquillo e cercare di superar­mi». Il Re e l’erede al trono, atto terzo, in uno stadio pieno di suggestioni. Qui ha giocato, se­gnato e incantato Diego Ar­mando Maradona, il dieci dei dieci. Argentino, come Messi e Dybala.

Meglio dimenticarsi dell’ultima sfida. Ri- I spetto a quella Juve, padrona fino all’arroganza allo Stadium, poi docente di tattica al Camp Nou, mancano sei interpreti: Dani Alves, Bonucci, Chiellini, Khedira, Cuadrado e Mandzukic. I sostituti, in teoria, non sembrano ancora all’altezza e oltretutto la Juve si sta modellando. Però la partenza è stata avvincente, con un Dybala mentalmente sicuro della sua grandezza (la vera differenza col passato): attorno a lui la Juve dovrà compattarsi, riducendo gli spazi e insistendo sul pressing. Non siamo all’eliminazione diretta e questa è la peggior partita del gruppo, anche perché proprio quando Messi sembra tornato Messi: però il Barena qualche problema d’identità ce l’ha e non soltanto per Ney- mar. Allegri ha sempre preparato benissimo lo scacchiere tattico, escluso quel Barzagli su CR7 a Cardiff.

QUALE SISTEMA Eppure oggi, causa povertà di risorse, Barzagli dovrebbe disporsi a destra del 4-3-2-1. Condizionali necessari per i dubbi che avvolgono la Juve (tutto gira attorno a Douglas Costa) e il Barena nel quale Inie- sta sì-Iniesta no non è dubbio da poco. Se Vaiverde dovesse rinunciare al fuoriclasse stanco, preferendogli Paulinho, darebbe il segnale d’aver capito quello che a Luis Enrique era sfuggito. E cioè la superiorità della mediana bianconera in cui Matui- di, per aggressione e profondità, oltre che esperienza, sarà più utile che in altre occasioni: ma toglierà anche la saggezza nella gestione di Khedira. Per cui al centro sarà decisivo Pjanic.

IL REGISTA Considerato Iniesta insostituibile, la sfida con il bosniaco è cruciale in costruzione: sono loro i registi «bassi», anche se si alternano con Messi e, ormai, Dybala, sempre più simile a Tevez nell’impostazione palla al piede a tutto campo. Pjanic era stato enorme nella doppia sfida dei quarti: andrà protetto. Potrebbe non essere idea malvagia affiancargli Bentancur (scelta coraggiosa) oppure Sturaro accentrando chi dei due giocherà, trasformando così il 4-2-3-1 atipico (senza Cuadrado e Mandzukic) in un 4-3-2-1 con Dybala e Costa dietro Hi- guain. Pjanic e Iniesta potrebbero anche trovarsi di fronte: il bosniaco si sta muovendo più in verticale, per compensare i limiti del suo posizionamento isolato davanti alla difesa.

L’ESTERNO Alla Juve mancherà qualcosa in fase di protezione dei difensori centrali, mentre il Barena ha il solito Busquets a raddoppiare. Vaiverde ha inserito un paio di novità interessanti: con Messi più centrale, Suarez sempre in zona area, e a destra un esterno offensivo (Dembelé?), ecco che a sinistra l’attacco è passato da Ney- mar a Jordi Alba al quale sono demandati compiti da attaccante aggiunto su tutta la fascia. Discorso doppio: pericoloso in avanti, Alba rischia di scoprirsi dietro dove il dribbling di Douglas Costa può far male. Ma Costa difende poco. Potrebbe mettersi là Dybala, con Bernarde- schi a sinistra: a noi l’ex viola non spiacerebbe, per caratteristiche fisiche e tattiche è il più simile a Mandzukic, interpreta la doppia fase nella quale il brasiliano non è un mostro, e «sente» le gare top. L’alter ego di Alba dovrà essere Alex Sandro che, da un po’ però, mostra meno facilità di inserimento da ala, meno conversioni al centro per tiro o cross: al Camp Nou deve cancellare spettri di una normalizzazione.
IL CENTRAVANTI Alla fine con tano i gol. Del fiuto di Suarez si sa e l’assenza di Chiellini mette paura: né Rugani né Benatia, diversi per Dna, hanno lo stesso sacro fuoco. Dovrà stringersi la difesa: per questo, forse, dentro
anche Barzagli. Dall’altro lato c’è Higuain. Al Camp Nou s’era visto un attaccante moderno nelle intenzioni ma che sbagliava sempre movimento: una volta ricevuta palla, invece di far salire la squadra, puntava dritto l’avversario come fosse in area e non sulla trequarti. Correggendosi, potrebbe far danni al Barena. La Juve ha perso una delle ultime 15 dei gruppi e soltanto una delle ultime 6 con il Barena (la finale 2015): sì, un pari sarebbe tutto tranne che disprezzabile.

Arriva la Juve, e arriva il momento delle scelte per il tecnico Ernesto Valverde. Non è il primo «partidazo» della stagione per il Barça che ha già disputato (eperso) due Clasicos contro il Real Madrid, però lì eravamo a metà agosto e i nuovi acquisti Paulinho e Dembélé non erano ancora arrivati.

CURIOSITÀ DEMBÉLÉ I due hanno debuttato sabato nel 5­-0 all’Espanyol, il secondo ha anche offerto un assist a Suarez e sono dunque pronti per entrare nel ballottaggio tattico del «Txingurri», la formica Valverde. Il francese è quello che ovviamente attira maggior curiosità: per il prezzo, 105 milioni che possono diventare 145 se tanto lui come il Barça negli anni a venire trionferanno, per quell’aria da bambino spaesato e felice, per la gracilità del fisico, l’attitudine in campo e la posizione che richiamano il paragone con Neymar, del quale è venuto a riempire l’immenso vuoto.

VARIAZIONE TATTICA Sabato però c’è stata una sorpresa. Nella mezz’ora scarsa giocata Dembélé si è piazzato a destra e non a sinistra dell’attacco. Il francese è entrato per l’ex milanista Deulofeu, e anche quest’ultimo si era sistemato lì, in quella posizione. L’idea di Valverde è peculiare: non più Messi e Neymar ai fianchi di Suarez con Leo che poteva andarsi a infilare nella buca del suggeritore alle spalle dell’amico uruguaiano, ma uno tra Deulo e Dembélé a destra, Messi in mezzo con frequenti ricadute sulla trequarti e Suarez tra il centro e la sinistra dove è stato liberato l’intero binario per Jordi Alba, sabato tornato decisamente a grandi livelli: due dei tre gol di Leo Messi contro l’Espanyol sono arrivati grazie ai suoi assist.

ALTERNATIVA IMPORTANTE Valverde sabato è partito col centrocampo che è titolare da 3 anni, Rakitic­ Busquets ­Iniesta, e quando Paulinho è entrato per Busquets non è andato a fare il «pivote» ma si è messo sulla casella del centrodestra occupata da Rakitic, che è scalato e ha arretrato. Paulinho ha giocato in Cina negli ultimi due anni ma è un pilastro della rifiorita nazionale brasiliana e può essere utile al Barcellona in partite dove oltre alla tecnica servono muscoli, dinamismo e proiezioni.

Non sarà facile scardinare il trio del mezzo bluagrana ma non ci sono dubbi sul fatto che il brasiliano può offrire un’alternativa importante per Valverde e al gioco del Barça, che quando i protagonisti calano di ritmo si fa prevedibile. Difficile pensare di vedere sia Dembélé sia Paulinho titolari domani ma la partita è ancora aperta. Oggi ne sapremo di più.

Le 7 palle recuperate contro il Chievo, compreso nel prezzo un salvataggio in mischia dopo respinta di Szczesny, confermano che lui c’è. Medhi Benatia non sarà un titolare fisso della Juventus finché i senatori della difesa non si faranno da parte, però ha pazienza e anche se glielo si legge in faccia che il fatto di giocare poco non lo soddisfi del tutto, a trent’anni è disposto ad aspettare. Poi, certo, il destino ci mette del suo e con Chiellini tutt’altro che sicuro di rientrare domani a Barcellona, stai a vedere che il marocchino metterà insieme due partite consecutive da titolare. Ma il discorso è globale e investe il futuro prossimo della muraglia meno battuta d’Italia dal 2011 a oggi: l’ex Bayern, per ora, s’intrufola in attesa del passaggio di consegne che sarà. Erano sette anni che la (B)BBC marcava visita nella sua totalità: né Buffon, né Barzagli, né Chiellini, né naturalmente Bonucci sul prato. E l’aver preso altri tre punti in campionato senza incassare reti (come contro il Cagliari, ma nel contesto di un avvio di stagione con troppi scricchiolii) alimenta pensieri stupendi. «Purtroppo gli anni passano per tutti – dice Benatia – e noi siamo ancora in fase di ricostruzione dopo aver perso un giocatore molto importante come Bonucci. Ma non è finito niente, la Juve ha sempre giocatori di qualità. Il fatto che abbiamo vinto senza prendere gol è un altro messaggio importante che mandiamo. Perché questo è solo l’inizio».

il precedente

Da attore coprotagonista del flop di Roma in Supercoppa a novello baluardo di un reparto che ha ritrovato qualche sicurezza in più pur avendo regalato troppe chance al Chievo, non al Barcellona. Il marocchino si sintonizza già sulle frequenze della Champions: «Sappiamo che ci sarà da soffrire, a Barcellona non è mai facile. Ma sappiamo anche che nella Juve c’è la qualità necessaria per metterli in difficoltà. Anche loro hanno perso giocatori importanti, però è meglio giocarla ora e non fra due mesi». Sottinteso: adesso che fra pallone e questioni extracampo (futuro del presidente Bartomeu compreso), forse nell’ambiente catalano c’è un filo di tremarella in più. Benatia è carico: «Se loro senza Neymar fanno meno paura? Noi non abbiamo mai avuto timore di nessuno. Loro vanno rispettati perché in quello stadio sono capaci di fare grandi cose. Ma paura mai, siamo la Juve. Dovremo essere sicuri della nostra forza, vogliosi, aggressivi». E il 3-0 di una Champions fa, con Dybala sugli scudi e un Barça eliminato e in formato groggy, non deve illudere: «E’ un aiuto per loro – ribatte Benatia – saranno più arrabbiati, avranno una carica in più. Metto la firma sul pari? La Juve gioca per vincere, ma è chiaro che pareggiare la prima partita del girone a Barcellona non sarebbe una vergogna. In partenza, però, un pareggio non mi farebbe felice».

caro paulo

Dybala, si scriveva. Nella Juve fanno tutti il tifo perché il trapasso dai Palloni d’Oro divisi tra Messi e Cristiano Ronaldo e i campioni del futuro si concretizzi a tutto vantaggio della Joya: «Paulo è già un top player, ma ha ancora grandi possibilità di crescere. Perché gioca in una grande squadra, qui è molto felice, sta bene di testa. È un bravissimo ragazzo anche fuori dal campo, lavora tanto e ha davanti a sé 5-6-7 anni per diventare il più forte al mondo. Glielo auguro. Ha tutte le qualità per diventare il migliore. Lui ha una marcia in più rispetto agli altri. Però calma con i paragoni: Messi ha vinto 4-5 Palloni d’Oro e ha fatto per anni quello che Dybala sta facendo ora. Di sicuro Paulo deve porsi obiettivi altissimi». Tra le belle novità del mercato, ecco Matuidi «che può dare tantissimo a questa squadra. Ha corsa, si sacrifica, aggredisce, pressa, recupera palloni. E gioca semplice. Sono caratteristiche che magari ci mancavano un po’. Mi ha già chiesto troppe cose, è un tipo sveglio. E grazie a me tra un mese o due farà la prima intervista in italiano…».

Visto come funzionò nella doppia sfida dell’anno scorso il 4-2-3-1, non dovrebbero esserci dubbi sul modulo con cui Massimiliano Allegri schiererà la Juventus al Camp Nou. Rispetto alla formazione titolare di allora, però, al di là delle partenze di Dani Alves e Bonucci e dei giocatori in dubbio dei quali leggete in questa stessa pagina, mancheranno di sicuro Khedira e Cuadrado. Due assenze che potrebbero indurre il tecnico a cambiare per affidarsi al 4-3-3 utilizzato contro il Chievo. O a una via di mezzo, una versione più difensiva del 4-2-3-1. A sostituire Khedira sarà Matuidi e, per quanto sia una mezzala, il francese non dovrebbe avere problemi nell’affiancarsi a Pjanic davanti alla difesa. Più complicato sostituire Cuadrado: «Quando non abbiamo la palla gli esterni devono fare i centrocampisti, altrimenti si soffre. In fase difensiva tutti devono sacrificarsi», ha sottolineato Allegri mentre spiegava che contro il Chievo la Juve aveva subito troppi tiri. Una puntualizzazione che fa scendere le quotazioni finora molto alte di Douglas Costa come sostituto di Cuadrado in un 4-2-3-1. D’altra parte lo stesso tecnico ha parlato di necessità di maturare ancora per Bernardeschi, più portato a difendere del brasiliano. Così potrebbe optare per Sturaro, già utilizzato più di una volta al posto di Mandzukic nella scorsa stagione, con l’ex genoano che garantirebbe copertura e consentirebbe di passare velocemente al 4-3-3 o al 4-3-1-2, arretrando sulla linea di Pjanic e Matuidi.

Per il croato solo terapie, Alex Sandro non ha più febbre

torino. Una certezza e tre dubbi accompagneranno la Juventus nel volo verso Barcellona. Sul charter non salirà Sami Khedira, e questo è l’unico punto fermo perché il tedesco deve stare fermo una settimana visto il riacutizzarsi del dolore al ginocchio patito in Nazionale. Restano in bilico Giorgio Chiellini, Mario Mandzukic e Alex Sandro. Quello che ha più probabilità di scendere in campo domani sera è il brasiliano: sabato ha lasciato il ritiro perché aveva 38 di febbre, ma già ieri mattina era sfebbrato. Ha svolto un allenamento più blando perché un po’ debilitato, però dovrebbe ristabilirsi per la sfida. E’ incerto, invece, il recupero di Mandzukic dopo la botta alla tibia rimediata contro il Chievo: ieri non ha lavorato, sottoponendosi soltanto alle terapie, ma sente ancora fastidio. Conoscendo la soglia del dolore molto alta del croato, farà di tutto per esserci, come Chiellini, tornato in gruppo dopo il trauma al polpaccio destro: è un altro passo avanti verso la guarigione, ma il rientro col Barça resta in bilico.

Nessuno si aspettava di vederlo in zona mista, sabato scorso, dopo la manita rifilata dal Barcellona all’Espanyol. Perché i doveri di un capitano, così come li intende lui, sono quelli di metterci la faccia quando le cose vanno male. Andrés Iniesta non si è presentato davanti a taccuini e microfoni per vanagloriarsi dei complimenti dell’opinione pubblica dopo la sua gran bella prestazione. Il calciatore spagnolo sentiva la necessità di dare al popolo blaugrana qualche dettaglio in più sulla trattativa per il suo rinnovo. Anche perché, dopo aver risposto con un secco «no» a chi gli chiedeva se fosse vero quanto affermato da Josep Maria Bartomeu, ossia che le due parti avessero già raggiunto un accordo di massima, le speculazioni sul suo futuro si erano moltiplicate.
L’obiettivo del centrocampista, che la Juventus vorrebbe trasformare nel suo nuovo Andrea Pirlo, era quella di chiarire che «comunque vada a finire non ci sarà nessun tipo di problema tra me e il Barça. Si è trattato di un malinteso perché non volevo contraddire il presidente. Tuttavia, le parole utilizzate non sono state quelle corrette. Rispetto troppo questo club per anteporre i miei interessi personali a quelli del Barça».

Non c’è nessun accordo

Le buone intenzioni del fuoriclasse, tuttavia, sono rimaste tali. E già, perché l’unica frase – “ho deciso di rinnovare” – in grado di mettere a tacere tutte le elucubrazioni sul suo futuro non è proprio arrivata. Anzi, argomentando il suo oramai famoso «no», Iniesta ha mandato in tilt i tifosi del Barça che, nei giorni scorsi, erano stati rassicurati dalle parole di suo padre («il rinnovo non sarà un problema»). «Quando si dice che c’è un accordo di massima, s’intende che è tutto pronto per la firma. E, invece, così non è. Questa è casa mia e so bene che da nessuna parte starò meglio, tuttavia la situazione è quella che è». Detto questo, «non penso ogni giorno al rinnovo. L’unica cosa che ho in testa è di poter rendere al massimo per aiutare il Barça a rimanere in alto».

testa, cuore e gambe

Ma che cosa intende Iniesta quando afferma che «la situazione è quella che è»? Beh, semplice: che non ha ancora preso una decisione. «La mia testa, il mio cuore e le mie gambe decideranno per me»: ed è per questa ragione che don Andrés vuole capire, innanzitutto, se è ancora in grado di «rendere al massimo». Ragion per cui è ancora presto per «confermare in un senso o nell’altro».
E così, per conoscere la risposta definitiva, bisognerà attendere probabilmente la primavera. A meno che non ci si mettano di mezzo gli infortuni, un vero e proprio tormento la scorsa stagione. Soltanto in questo caso il capitano del Barcellona potrebbe decidere di cedere alle insistenze di Xavi Hernandez e trasferirsi in Qatar per mettere da parte qualche spicciolo in più in vista della pensione. Per quanto riguarda l’ipotesi Juventus, invece, Iniesta è molto lusingato delle avance del club bianconero, tuttavia, in linea di massima, la sua priorità è quella di «non giocare mai contro il Barça». Priorità, certo, ma non certezza assoluta.

Era il suo idolo e il suo modello. Ora è tutta un’altra storia, perché la sfida fra Paulo Dybala e Lionel Messi è uno scontro generazionale nel quale il ragazzo si avvicina in modo impressionante al re, che per altro ha già sconfitto la scorsa primavera, segnando due gol nell’umiliante 3-0 dello Stadium. Dybala non può essere considerato più forte di Messi, non ora per lo meno: il curriculum conta, il palmares pure e non permettono di rovesciare l’ordine vigente. Ma il solo fatto che il paragone non sia irriverente, l’idea di poter vivere la partita di domani sera anche come una sfida tra due fuoriclasse della stessa razza, pur se non dello stesso livello, è il segnale dell’irresistibile crescita del numero dieci bianconero. Dybala dà scacco a Messi, lo guarda negli occhi con lo spirito di chi può prendere il suo posto nella piramide mondiale del pallone e che battendolo può salire un altro gradino.
Era il suo idolo e il suo modello. Ora è tutta è un’altra storia perché Lionel Messi non sta tanto simpatico a Paulo Dybala. Cose che non si dicono, tutt’al più si sussurrano nei corridoi della Seleccion, territorio dove Messi spadroneggia con i suoi fedeli e dove Dybala si è inserito benissimo, pur senza schierarsi da nessuna parte. C’è chi dice che non bisognerebbe mai incontrare dal vivo i propri idoli per non rimanerne delusi sotto l’aspetto umano: se riuscisse a non dare troppo nell’occhio, il numero dieci bianconero metterebbe di sicuro un “like” in fondo a questa frase.
Era il suo idolo e il suo modello. Ora è tutta è un’altra storia e quell’ammirazione, che resta perché Dybala non riesce a non ammirare Messi, è il più grande stimolo per Paulo che al Camp Nou non vuole sfigurare, conquistando il palcoscenico e il pubblico del più forte del mondo insieme a Cristiano Ronaldo. «Si porta avanti con il lavoro», dicono i media catalani ingolositi dalla presenza di Dybala a Barcellona e pronti a immaginargli addosso una maglia blaugrana, ma in realtà Dybala al futuro non ci pensa, a meno che per futuro non si intenda la qualificazione agli ottavi di Champions League, che passano anche dalla sfida di domani sera. Certo, il Barcellona ci riproverà con lui e stavolta l’offerta sconvolgente potrebbe farla e non subirla come per Neymar, ma se ne riparla in primavera. E fin lì nessuno è in grado di vedere. Le certezze, per il momento, sono che tra un paio di settimane l’assemblea dei soci juventini approverà un bilancio da 564 milioni di euro e che Dybala continua a giurare fedeltà alla Juventus, immaginando per sé anche un ruolo da simbolo del club. Poi tutto può cambiare rapidamente e un’offerta da 200 milioni di euro può anche ribaltare tutto, ma è presto. Oggi nessuno, neppure lui, può dire esattamente cosa capiterà fra sei o sette mesi. E, oltretutto, il Barcellona non sarà certamente l’unico club a insidiarlo.
Era il suo idolo e il suo modello. Ora è tutta un’altra storia perché Dybala ha trovato la sua strada e si ispira a se stesso. Ha, per esempio, progettato il suo salto di qualità e sta mettendo in pratica il suo piano con meticolosa determinazione e perseverante agonismo: quest’anno, si era detto, voglio diventare un leader e un trascinatore. Ci sta riuscendo e, oltretutto, senza apparente sforzo e con impressionante naturalezza. Sono le stimmate del fenomeno, che Messi ha sicuramente riconosciuto in lui: sa di essere stato il suo idolo, ma non si fida per niente del suo giovane amico.

«Gran partita, Barcellona-Juventus. Si ritrovano due squadre che hanno un obiettivo molto chiaro: andare fino in fondo alla Champions League. E, di conseguenza, non solo due squadre, ma anche tanti giocatori eccezionali. Io credo, anzi sono convinto, che la Juventus sia pronta per partire bene anche in Europa, dopo l’ottimo avvio in campionato. E’ attrezzata, è in un buono stato di forma».
Parola di David Trezeguet. Uno che per motivi e trascorsi che non è neppure necessario ricordare, se ne intende parecchio di grande calcio, di Juventus, di bomber, di campioni, di palcoscenici top.

A proposito di “giocatori eccezionali”: la mente corre alla sfida nella sfida tra Messi e Dybala.

«Messi lo conosciamo benissimo, è stato determinante anche nell’ultima partita del Barça, contro l’Espanyol. E Dybala… Beh, Paulo è il presente ma è anche il futuro. E’ partito fortissimo: sta segnando tanto, lo vedo bene fisicamente, poi ha le qualità del giocatore di altissimo livello. Sarà carico, al Camp Nou: di sicuro non vede l’ora di scendere in campo in uno stadio con questa mistica. E questo nuovo confronto con Messi lo motiverà tantissimo: vuoi mettere il gusto di essere comparato con il miglior calciatore del mondo? Peraltro ho visto che sa vivere certe responsabilità con determinazione, ma anche con serenità».

Cosa manca a Dybala per arrivare al livello di Messi?

«Nulla, non manca nulla. E’ chiaro che Messi ha più esperienza ed è a un punto diverso del suo percorso professionale, ma Paulo sta crescendo tantissimo e forse proprio la figura di Messi lo motiva a migliorare. E’ diventato più intelligente nel gioco, si muove al momento giusto, capisce subito cosa gli succede intorno, sa quando si deve spingere e quando si deve gestire. Non è un caso che pure l’intesa con Higuain si stia perfezionando ulteriormente, dopo la prima annata vissuta insieme».

Attenzione, allora, perché il suo primato di 32 gol stagionali (record dal 1934 ad oggi) è in pericolo. Lo scorso anno il Pipita l’ha solo eguagliato, se ora fa uno sforzo in più… Lui o Dybala, insomma.

(ride) «Ma se succedesse io sarei contento, i record sono fatti apposta per essere battuti. Nei confronti di Higuain, poi, nutro grande stima e rispetto. E’ un giocatore di valore assoluto, appena arrivato alla Juve ha subito dimostrato le sue qualità».

Eppure c’è chi rileva che non sia decisivo nelle partite che contano di più.

«Queste considerazioni mi fanno sorridere, non sono d’accordo. Stiamo parlando di un attaccante che ha un’incidenza importante nelle stagioni, che dà sempre il suo contributo. Vedo che sta lavorando tantissimo anche per smentire certe affermazioni, pur essendo io convinto che un giocatore così non debba più dimostrare niente a nessuno».

Un passo indietro: poco fa ha parlato di stadio mistico, che effetto potrà avere questa nuova sfida al Camp Nou sulla Juventus? E cosa prova un giocatore quando si esibisce in questi templi del calcio?

«Beh, il Camp Nou è come il Bernabeu, l’Old Trafford… Si tratta di impianti che hanno fascino e storia, che danno vibrazioni. Stadio enorme, gremito, con tifo caldissimo. Il Barcellona proverà a imporre gioco, i bianconeri cercheranno di trovare i momenti giusti per attaccare e naturalmente – ecco cosa intendo per effetto Camp Nou – daranno tutto per dimostrare di essere forti e di saper vincere anche in questi contesti».

Peraltro c’è chi, come Massimiliano Allegri, al Camp Nou ormai è di casa: da allenatore c’è già stato 5 volte (e in generale per lui le sfide contro i blaugrana sono 11). Che giudizio ha del tecnico bianconero? Le ricorda qualche suo ex allenatore?

«Un ottimo giudizio, mi ricorda Lippi. A parte che sono toscani entrambi… Ma mi ricorda Lippi perché in pochissimo tempo ha dimostrato di saper portare un valore aggiunto alla squadra e sta segnando la storia del club. Ha conquistato la stima dei tifosi, della società e, cosa forse ancora più rilevante, del gruppo: Allegri deve fare delle scelte importanti e difficili, eppure è rispettato e seguito. Inoltre non dimentichiamo che non era facile riuscire in tutto questo raccogliendo l’eredità di un personaggio tanto amato e importante come Antonio Conte».

La Juventus di Conte e di Allegri domina in Italia da sei stagioni. Di queste squadre scudettate, ce n’è qualcuna in particolare nella quale avrebbe voluto giocare? O, comunque, ci sono giocatori che avrebbe preso volentieri con lei, ai tempi?

«Dunque… Cominciamo col dire che io avevo lasciato una Juventus che era alla ricerca di se stessa, gradualmente invece è tornata a livelli altissimi e con un gioco efficace in cui per un attaccante è davvero un piacere giocare. Io mi sarei divertito parecchio in qualsiasi formazione di questi sei anni. Ma dovendo scegliere qualcuno, diciamo che al mio fianco avrei preso volentieri Pirlo, oppure Tevez. Senza dimenticare Dybala, comunque!».

Peraltro c’è ancora un fenomeno che al suo fianco ha giocato davvero: Buffon. Che effetto le fanno certe critiche, anche pesanti, piovute contro il numero uno dopo la partita in Nazionale con la Spagna? C’è chi lo vorrebbe pensionare, chi lo proporrebbe per le Legends…

«Calmi, calmi: c’è tempo! Certi attacchi fanno parte del gioco, ma Gigi sta benissimo e può continuare a dimostrare le sue qualità enormi. E’ nel calcio moderno da 20 anni, dunque sa gestirsi e sa lui cosa deve fare. E’ uno dei migliori portieri della storia, se non il migliore in assoluto, e non è un caso che ovunque vada raccolga dimostrazioni d’affetto e d’amore dai tifosi. Non mi stupirei di un’ovazione per lui anche al Camp Nou da parte di tutto lo stadio».

I media catalani hanno impiegato l’intera estate a criticare la disastrosa campagna acquisti blaugrana, poi dopo le prime tre giornate di campionato eccoti il Barga in vetta alla classifica a punteggio pieno, con un tesoretto di 4 punti di vantaggio sugli eterni rivali del Real Madrid, che nel frattempo si sono visti frenare da due inaspettati pareggi casalinghi con il Valencia e il Levante. Alla base della partenza lampo dei blaugrana, manco a dirlo, l’ottima vena di Leo Messi, che dopo aver fatto i conti con la malasorte nel debutto col Betis Siviglia, concluso comunque con un successo nonostante i ben tre legni colti dall’argentino, ha realizzato una doppietta nella successiva trasferta con l’Alaves, che poteva essere addirittura un hat-trick se, sullo 0-0, non si fosse fatto respingere un rigore dal portiere locale Pacheco e, poi, non avesse colpito un altro palo. Tripletta che è arrivata puntualmente nel derby con l’Espanyol nel turno successivo di sabato scorso e che, con le attuali 5 reti complessive, permette alla Pulce di guidare nuovamente la classifica cannonieri della Liga, dominata anche la scorsa stagione con un bottino finale di 37 gol in 34 partite che gli ha permesso di completare il secondo paio di Scarpe d’Oro della carriera.

UNA SQUADRA PER LEO. Troppo presto, ovviamente, per fare bilanci, ma l’embrionale progetto di Valverde nasce con i migliori auspici e, dimenticata in fretta la doppia sconfitta di Supercoppa di Spagna con i blancos, permette ai blaugrana di ripresentarsi belli carichi alla grande ouverture di Champions con la Juventus. Il nuovo tecnico, nelle controverse giornate seguite al polemico addio di Neymar, ha opportunamente lavorato soprattutto per ottenere un primo obiettivo, ovvero quello di creare l’habitat più idoneo per far risaltare al massimo le qualità del suo miglior predatore, con tutto il rispetto per Luis Suarez, un altro che può vantare un paio di Scarpe d’Oro sugli scaffàli del salotto. Di qui l’intuizione di recuperare la vecchia scelta di Guardiola di accentrare l’argentino per farlo giocare il più vicino possibile all’area rivale. Ne è venuto fuori una sorta di 4-2-3-1 asimmetrico, con Busquets affiancato da un ritrovato Rakitic sulla mediana, con Deulofeu largo a destra e Mesta più accentrato sul fronte opposto, e con Luis Suarez che si getta sul lato sinistro aprendo un’autostrada, nel mezzo, per le incursioni del vicino di casa. Prossimo obiettivo dell’erede di Maradona, siglare Landata prima rete a Gigi Bufion, che ancora gli resiste, e vendicare, così, lo smacco dell’eliminazione ad altezza quarti di finale, sofierta l’anno scorso per mano dei bianconeri.

Grande vittoria di squadra. Avanti così». Basta un twitter per descrivere lo spirito della Juventus, svelare il carattere del suo numero dieci: Paulo Dybala si gode le copertine però non si erge sopra i compagni, condivide i meriti di un successo che cementa il primato e le speranze di cominciare bene la Champions, a dispetto dell’urna che fissa il debutto al Camp Nou. Difficile, tuttavia, soffermarsi stavolta sulla forza del gruppo, ignorando il momento magico dell’argentino: sabato contro il Chievo, strappato alla panca, ha cambiato la squadra e la partita, ha acceso il gioco e emozionato l’Allianz Stadium, ha segnato il settimo gol in quattro parti te ufficiali, quinto in tre giornate di campionato. Non poteva esserci incipit migliore per la Juve, e non poteva esserci minaccia peggiore per il Barga: perché in questo momento più dell’istinto killer di Gonzalo Higuain, dei ricami di Miralem Pjanic, dei riflessi eterni di Gigi Bufion, sono le magie di Paulo a inquietare Ernesto Valverde.

RIMPIANTO. Sì, Dybala sarà il sorvegliato speciale. Perché è un pericolo e perché è un rimpianto. Il Barcellona, sul filo della chiusura del mercato, è arrivato a ofirire 150 milioni sperando di incrinare la blindatura della Juventus o almeno indurre lui in tentazione. Invece il club bianconero non ha vacillato e Paulo ha giurato ancora fedeltà, orgoglioso della

maglia appena ricevuta, della sua simbologia e delle responsabilità che comporta: la Dieci che nellArgentina è di Leo Messi e che un giorno sarà sua perché suo è il futuro. Non è una smania, però, come per la Pulce non è un cattivo pensiero: sarà un percorso dettato dall’anagrafe, che prevede comunque un buon tratto di strada insieme in Nazionale e una serie di grandi sfide con Juve e Barcellona: l’ultima l’ha vinta Dybala, estromettendo i blaugrana dalla Cham- pions, segnando una doppietta quando i bianconeri si imposero 3-0. E fu la notte della consacrazione europea, della metamorfosi da campione a top player.
STRADA. Domani, davanti alla sua gente, Leo cercherà la rivincita, Paulo vorrà invece oscurarlo ancora per fare un altro passo verso l’Olimpo. E sarà un duello elettrizzante più del solito, perché entrambi sono in stato di grazia: cinque gol ciascuno in campionato, il bianconero protagonista contro il Chievo con un gol stupendo e un’infinità di delizie, il blau- grana trascinatore e autore di una tripletta nel derby con l’Espanyol. Spettacolo garantito, con un filo di malinconia argentina: dura comprendere come con Messi e Dybala l’Albiceleste possa arrancare sulla strada del Mondiale.

Le statistiche indicano la Juventus come squadra di A che ha concesso meno tiri, però la fase difensiva fa discutere e Massimiliano Allegri chiede più attenzione. Aspettando il Barcellona, il test di sabato con il Chievo ha offerto comunque buone indicazioni: porta inviolata per la prima volta nella stagione, peraltro senza Buffon, Barzagli e Chiellini. «Assenze che dimostrano come gli anni passino per tutti» scherza Medhi Benatia, prima di analizzare la prestazione del reparto: «Siamo in fase di ricostruzione, abbiamo perso Bonnie che era molto importante per noi, però non è finito niente: la Juve ha sempre giocatori di qualità, è importante non aver subito gol in vista della Champions. Sappiamo che ci sarà da soffrire, ma abbiamo tutto per mettere in difficoltà il Barcellona: anche loro hanno perso gicatori importanti».

INTERPRETI. «Senza me, Buffon e Chiellini – dice Andrea Barzagli a Jtv – non è cambiato assolutamente niente. Abbiamo fatto una partita solida, senza concedere nulla. La cosa fondamentale sta negli interpreti, nella Juventus si è sempre dimostrato che chi è nella rosa è pronto a giocare». Lui si candida, resta in dubbio invece Chiellini che pure, dopo l’infortunio, s’è aggregato al gruppo, mentre dovrebbe farcela Alex Sandro, sabato assente perché influenzato, ieri alle prese con un programma personalizzato. Oltre la difesa, a rischio Mandzukic che ha una contusione alla gamba sinistra e ha svolto solo terapie. Per il croato e Chiello si decide oggi.

CONSAPEVOLEZZA. Non spaventano tradizioni e ambizioni blaugrana: «La Juve – dice Benatia – non deve avere paura di nessuno, però rispettiamo una grande squadra che nel suo stadio è capace di fare grande cose. Metteremo voglia, aggressività e consapevolezza, siamo sicuri della nostra forza. Averli eliminati dalla Champions pochi mesi fa ci aiuta, però loro saranno arrabbiati e carichi. Un pareggio? Al Camp Nou, se arriva, non è certo una vergogna, ma non posso dire ora di esserne felice: andiamo per vincere».
OBIETTIVO. Benatia è tranquillo, crede nella solidità della Juventus e nella forza dei suoi attaccanti, Dyba- la in primis : «E’ già un top player e può ancora crescere: gioca in una grande squadra, si vede che è felice, lavora tanto ed è un grande ragazzo anche fuori dal campo, avrà tempo per diventare il piu forte al mondo. Anche con il Chievo, appena entrato, ha dimostrato di avere una marcia in più. Paulo come Messi? Calma. Messi ha vinto cinque Palloni d’Oro, ha fatto per dieci anni quello che lui sta facendo ora, ma Paulo deve darsi obiettivi molto alti: alla Juve ha la fiducia di tutti e con le sue qualità può diventare il migliore».

AL CAMP NOU ARBITRA SKOMINA

Sarà lo sloveno Damir Skomina a dirigere domani la sfida tra Barcellona e Juventus. Per Roma-Atletico Madrid, invece, è stato designato il serbo Milorad Mazic.
CHAMPIONS LEAGUE
Domani, ore 20.45 Chelsea-Qarabag Olympiacos-Sporting Benfica-Cska Mosca Bayern-Anderlecht ROMA-Atl. Madrid Man. United-Basilea Barcellona-JUVENTUS Celtic-Paris S. G.
Mercoledì, ore 20.45 Liverpool-Siviglia Porto-Siviglia Real Madrid-Apoel Shakhtar-NAPOLI Maribor-Spartak M. Lipsia-Monaco Tottenham-Dortmund Feyenoord-Man. City
EUROPA LEAGUE
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Datemi uno scudiero e vi cambierò la Juventus. Fino a poco tempo fa Mira- lem Pjanic era un cavaliere errante e sgusciarne, ma senza nessuno che gli copriva le spalle. L’arrivo di Blaise Matuidi ha cambiato la fisionomia della Signora e anche il modo di muoversi in mezzo al campo dell’ex romanista, che adesso si sente più libero di sprigionare la sua creatività. Sono bastate tre partite per capire che i due si capiscono alla perfezione, e non è soltanto una questione di lingua (entrambi parlano il francese).

FACILE E DINAMICO «Matuidi può dare tanto a questa squadra — ha spiegato Medhi Be- natia —. È un uomo di corsa, che si sacrifica molto per la squadra. Aggredisce e fa pressing, è sempre addosso all’avversario. Ha una qualità che l’anno scorso mancava a questa squadra. E poi gioca semplice. È utile e sveglio. Adesso mi chiede tante cose, anche sulla lingua italiana. Sono sicuro che tra un mese sarà in grado di fare un’intervista in italiano». In attesa di sapere come procederà il suo upgrade linguistico, Matuidi si è già reso indispensabile nella terra di mezzo bianconera. Garantendo copertura solida e costante davanti alla difesa, il francese fa il lavoro sporco e mette Pjanic nelle condizioni migliori per concentrarsi sull’impostazione. Un po’ quello che succedeva, con le dovute proporzioni e tenendo conto della differenza di modulo e di caratteristiche, con Davids e Zidane: la Juve di Lippi versione 1997-98 giocava con Zizou alle spalle di Del Piero e Inzaghi nel 4-3-1 -2. Zidane amava muoversi per tutto il campo e poteva farlo

grazie allo scudiero Davids, che gli stava sempre abbastanza vicino per toglierlo dai guai. Matuidi è mancino come il Pitbull e Pjanic è destro come Zizou. Il bosniaco parte più indietro ma gli piace inserirsi appena gli capita l’occasione giusta e avvicinarsi di più alla porta.

CARATTERE E GENIO Grazie al la protezione di Matuidi, Pjanic riesce a interpretare meglio il ruolo di regista. «Ha imparato a giocare sul lungo — ha detto di lui Allegri —, è una novità che gli da la possibilità di essere meno marcato. Così ottiene vantaggi. Gioca meno palle morte e corte, e questo dà beneficio alla squadra. È molto bravo nel leggere il gioco e anche nell’intercettare i palloni». Contro il Chievo è stato il migliore della Juventus per passaggi positivi (64), assist (4) e palle recuperate (14). In totale 89 palloni toccati, più di chiunque altro in campo. Il centrocampo a tre con cui la Juventus ha cominciato nella terza di campionato è un esperimento che sicuramente verrà riproposto quando Allegri avrà la coperta un po’ meno corta a centrocampo (per la gara di domani sono out Khedira e Marchisio) intanto però i due si sono trovati a proprio agio uno accanto all’altro pure nel 4-2-3-1 utilizzato nelle prime due gare e nel secondo tempo contro il Chievo.

Matuidi ha fatto due spezzoni e una gara intera e non è mai andato sotto il 6 (due sufficienze e un 6,5), Pjanic ha la media ancora più alta: un 7, un 6,5 e un 7,5. Una bella differenza rispetto a un anno fa, quando Mire nei primi due match con la nuova divisa guardò i compagni dalla panchina, esordendo da titolare alla terza contro il Sassuolo.

BATOSTA AL CAMP NOU La strana coppia del centrocampo è una delle certezze di Allegri in vista del debutto stagionale in Champions a Barcellona. Probabile che si torni al centrocampo a due, scontato che ci siano M&P a dividersi i compiti di tamponare e distribuire palloni. «Sappiamo che ci sarà da soffrire — è il pensiero di Benatia —, ma abbiamo la qualità per metterli in difficoltà. Vincere sarebbe meglio, ma fare un pareggio in trasferta alla prima giornata non è una vergogna. Loro saranno arrabbiati, perché nella scorsa edizione li abbiamo eliminati». In Primavera finì 3-0 per la Juventus allo Stadium e poi 0-0 nella tana blaugrana, con i bianconeri qualificati per la semifinale. Poche settimane prima era andata peggio al Psg di Matuidi, che dopo lo sfarzoso 4-0 parigino nell’andata beccò sei gol al Camp Nou. Blaise naufragò insieme al resto della squadra (4 in pagella). Un dramma sportivo che lo scudiero Matuidi spera di cancellare. Magari con l’aiuto del cavaliere Pjanic.

Arriva la Juve, e arriva il momento delle scelte per il tecnico Ernesto Vaiverde. Non è il primo «partidazo» della stagione per il Barena che ha già disputato (e perso) due Clasicos contro il Reai Madrid, però lì eravamo a metà agosto e i nuovi acquisti Paulinho e Dembélé non erano ancora arrivati.

CURIOSITÀ DEMBÉLÉ I due hanno debuttato sabato nel 5-0 all’Espanyol, il secondo ha anche offerto un assist a Suarez e sono dunque pronti per entrare nel ballottaggio tattico del «Txingurri», la formica Vaiverde. Il francese è quello che ovviamente attira maggior curiosità: per il prezzo, 105 milioni che possono diventare 145 se tanto lui come il Barena negli anni a venire trionferanno, per quell’aria da bambino spaesato e felice, per la gracilità del fisico, l’attitudine in campo e la posizione che richiamano il paragone con Neymar, del quale è venuto a riempire l’immenso vuoto.

VARIAZIONE TATTICA Sabato però c’è stata una sorpresa. Nella mezz’ora scarsa giocata Dembélé si è piazzato a destra e non a sinistra dell’attacco. Il francese è entrato per l’ex milanista Deulofeu, e anche quest’ultimo si era sistemato lì, in quella posizione. L’idea di Vaiverde è peculiare: non più Messi e Neymar ai fianchi di Suarez con Leo che poteva andarsi a infilare nella buca del suggeritore alle spalle dell’amico uruguaiano, ma uno tra Deulo e Dembélé a destra, Messi in mezzo con frequenti ricadute sulla trequarti e Suarez tra il centro e la sinistra dove è stato liberato l’intero binario per Jordi Alba, sabato tornato decisamente a grandi livelli: due dei tre gol di Leo Messi contro l’Espanyol sono arrivati grazie ai suoi assist.

ALTERNATIVA IMPORTANTE Vaiverde sabato è partito col centrocampo che è titolare da 3 anni, Rakitic-Busquets-Iniesta, e quando Paulinho è entrato per Busquets non è andato a fare il «pivote» ma si è messo sulla casella del centro- destra occupata da Rakitic, che è scalato e ha arretrato.

Paulinho ha giocato in Cina negli ultimi due anni ma è un pilastro della rifiorita nazionale brasiliana e può essere utile al Barcellona in partite dove oltre alla tecnica servono muscoli, dinamismo e proiezioni. Non sarà facile scardinare il trio del mezzo bluagra- na ma non ci sono dubbi sul fatto che il brasiliano può offrire un’alternativa importante per Vaiverde e al gioco del Barena, che quando i protagonisti calano di ritmo si fa prevedibile. Difficile pensare di vedere sia Dembélé sia Paulinho titolari domani ma la partita è ancora aperta. Oggi ne sapremo di più.

La Signora sperava di presentarsi meno struccata: per godere del viaggio in Catalogna, regione al momento in ebollizione, serviva una Juve al massimo della forma. Invece, domani esordirà in Champions contro Messi con qualche guaio di salute di troppo: non stanno ancora benissimo né Giorgio Chiellini né Mario Mandzukic, ma il richiamo mistico del Camp Nou è troppo forte per i due leoni. Faranno di tutto, fino all’ultimo, per essere nell’undici di Allegri: solo oggi, nell’ultima rifinitura, il tecnico deciderà se mandarli in battaglia domani. Non ci sarà, invece, Sami Khedira, tornato dalla Germania con un fastidio al ginocchio: in nazionale ci aveva rigiocato su e ci vorrà circa una settimana per rimetterlo in piedi. I fronti caldi dell’infermeria restano, quindi, in mezzo alla difesa e alla sinistra del Pipita.

PRUDENZE Ieri Chiellini ha lavorato interamente con la squadra: nei fatti, è guarito dall’ennesimo guaio al polpaccio (destro questa volta), un trauma distrattivo che gli era costato il Bernabeu con gli azzurri. È una buona notizia per i bianconeri, ma non sufficiente per assicurargli un posto fisso col Barcellona: troppo poco un solo allenamento per misurarsi con l’intensità, lo stress, i carichi di una partita di tale livello. Insomma, c’è il rischio di ricadute e Chiellini conosce l’importanza della parola «prudenza»: sa gestirsi e dirà lui stesso

oggi se è già pronto a forzare. Non dovesse farcela, occhio a Rugani come scudiero di Bena- tia, oltre al sempreverde Barzagli. È un’opzione multiuso: può essere centrale o terzino di destra in alternativa a De Sciglio. Alex Sandro, dopo il febbrone, dovrebbe riprendersi il suo posto di terzino mancino. Mario Mandzukic, invece, ieri ha fatto soltanto terapie e anche il suo rebus sarà risolto oggi. La botta alla gamba contro il Chievo non è certo grave, però continua a fare male: la risposta in allenamento servirà a capire se stringere i denti. L’eventuale assenza di Mario, in alto a sinistra, potrebbe far rimescolare le carte ad Allegri, imponendo perfino un cambio di modulo. Dall’altro lato, invece, senza Cuadrado squalificato, Allegri sta valutando tre profili differenti: i muscoli di Sturaro, l’elettricità di Douglas Costa o la fresca esuberanza di Bernardeschi (in risalita nelle gerarchie).

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