Streaming Gratis Juventus – Lazio Rojadirecta 22 Gennaio 2017

Non sarebbe niente di drammatico, tanto più che l’ultima volta che è successo la Juventus ha poi vinto il primo dei cinque scudetti consecutivi. Però sarebbe comunque un evento negativo e, proprio perché non è mai accaduto da cinque anni a questa parte, rischierebbe di avere qualche ripercussione psicolgica anche su un gruppo mentalmente granitico come quello bianconero, oltre a galvanizzare le rivali. L’evento in questione è il sorpasso da parte della Roma che rischia di materializzarsi domani sera all’Olimpico, dove i giallorossi affronteranno il Cagliari, se Buffon e compagni non batteranno la Lazio alle 12.30: e nel girone di ritorno la Juventus non è mai stata scavalcata negli ultimi quattro campionati.

Certo, l’eventuale ribaltone in vetta sarebbe frutto anche della partita in meno giocata dalla squadra di Massimiliano Allegri, che si rimetterà in pari l’8 febbraio a Crotone, quando recupererà il match rinviato il 22 dicembre per giocare la Supercoppa il giorno successivo. Un +1 della Roma in teoria potrebbe quindi essere letto anche come un +2 a vantaggio dei bianconeri, ma in pratica la partita dello Scida andrà vinta sul campo. Nell’attesa, vedere la Juve superata in testa alla classifica di questi tempi farebbe comunque un certo effetto, dal momento che non succede dal 12 febbraio del 2012.
Curiosità, anche allora il sorpasso fu agevolato dal rinvio di una partita dei bianconeri, proprio in quel turno di campionato, il 23°. La neve infatti impedì di giocare Bologna-Juventus e la squadra di Conte rimase a 45 punti, mentre il Milan allora di Allegri vinse a Udine portandosi da 44 a 47. In aprile, poi, arrivò il controsorpasso che lanciò la Juve verso uno scudetto esaltante quanto inatteso. Da allora, nella seconda parte della stagione la squadra bianconera non è mai stata scavalcata in classifica da una rivale.

Proprio perché decisamente insolita, la scivolata dal primo al secondo posto rischierebbe di lasciare qualche escoriazione sul morale. E’ vero che la capacità di incassare i colpi della Juventus è eccezionale, come ha provato in modo inequivocabile il campionato scorso: la serie negativa iniziale avrebbe messo in crisi qualunque squadra, ma non quella bianconera, capace di una rimonta inimmaginabile. Però il momento è particolare, un po’ per la brutta sconfitta di Firenze, un po’ per il caso Evra, un po’ per le voci sul futuro di Allegri (bianconero, assicurano società e tecnico) e non c’è certo bisogno di un altro passo falso. Nemmeno di un mezzo passo falso (leggasi pareggio).
Al di là del momento, è comunque proabibile che la Juventus riuscirebbe ad assorbire il contraccolpo psicologico di un sorpasso, ma certo non potrebbe evitare la spinta eccezionale che ne trarrebbero le avversarie. La Roma in primis, ma anche il Napoli, il Milan e la stessa Lazio. La nuova capolista e le inseguitrici farebbero il pieno di convinzione nei propri mezzi e di entusiasmo, ingredienti che le renderebbero ancora più pericolose.

Occupare il primo posto della classifica conterà il 28 maggio, questo è banale, ma conta anche adesso. Non a caso, alla vigilia dello scontro diretto contro la Roma del 17 dicembre, Allegri sottolineò l’importanza di fare risultato «Per essere sicuri di restare in testa a Natale, anche se dovremo saltare una partita». Perché il potere logora chi non ce l’ha, diceva il tifoso romanista Giulio Andreotti, e lo stesso accade per il primo posto in classifica. Specialmente se ad averlo è una squadra abituata a gestirlo come la Juventus: bene quindi continuare ad occuparlo, lasciando le inseguitrici a ruminare la rabbia per una capolista che, anche quando sbanda, poi riparte più forte. Prima o poi la serie delle vittorie consecutive allo Stadium dovrà interrompersi, ma non è questo il momento: contro la Lazio sarà importantissimo conquistare la ventisettesima.

Prima la Juventus, poi la settimana (si spera decisiva) per il rinnovo di Lucas Biglia. A lungo accostato anche ai bianconeri, è curioso come il futuro in biancoceleste dell’argentino sembra doversi risolvere proprio a ridosso della sfida di domani contro gli uomini di Massimiliano Allegri.
Nei prossimi giorni è atteso infatti a Roma il procuratore del giocatore, Enzo Montepaone, proprio per sbloccare la trattativa con Lotito. «Devo decidere il meglio per il mio futuro, a Roma sto bene. Fosse per me firmerei domani ma non è facile», aveva sibilato il capitano la settimana scorsa.
Il giocatore chiede 3 milioni netti a stagione, la Lazio arriva a 2,5 milioni che salgono a 3 con i bonus.
Ma, appunto, prima c’è la Juve. Che la Lazio non batte dal 2003: c’era Inzaghi ancora calciatore. Oggi pregusta sapore di rivincita con Allegri dopo la sconfitta di misura dell’andata all’Olimpico. Certo, non sarà agevole battere i bianconeri, soprattutto dopo il ko di Firenze, ma Inzaghi ci crede e mercoledì sera aveva detto convinto: «Li ho battuti da giocatore, ora voglio batterli da allenatore». Una Lazio che viene da tre successi su tre gare a disposizione, tra campionato (Crotone e Atalanta) e Coppa Italia (Genoa) ed è determinata a proseguire la striscia positiva. Immobile c’è, Luis Alberto recupera ma se la gioca con Lombardi sull’esterno. Inzaghi pare intenzionato a confermare il 4-3-3, con Anderson opposto a destra. Oltre a Keita in Coppa d’Africa, out Basta infortunato, e Lulic squalificato. In difesa, verso la conferma Patric nel ruolo di terzino destro.

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Scendono in campo i senatori, i big dello spogliatoio bianconero. Ché ormai è chiaro: la Juventus deve ritrovare se stessa, e solo chi l’ha vissuta nella sua essenza più profonda è in grado di riportarla ai lvelli di rendimento e – soprattutto – tenuta mentale che l’hanno caratterizzata negli ultimi anni.

In questo inizio di stagione, dopo i vari ko inanellati strada facendo, s’è un po’ abusato di rimandi alla scintilla-post-Sassuolo dello scorso anno. Ko con l’Inter, ko col Milan, ko col Genoa, ko in Supercoppa… Ogni volta in casa Juventus si auspicava che lo schiaffone di turno fosse quello buono per far scattare la “reazione definitiva”, proprio come era accaduto lo scorso anno dopo la sconfitta per 1-0 a Reggio Emilia. Ma finora, evidentemente, quella scintilla non è ancora scoccata. La mazzata del Frachi, però, sembra davvero esser stata accolta in maniera diversa da capitan Gigi Buffon e compagnia; sembra davvero, cioè, aver toccato delle corde (orgoglio, paura di fallire, necessità di invertire la rotta) che sino ad ora erano rimaste intonse.
Il 2-1 di Firenze potrebbe davvero – stando a quanto filtra dalle stanze di Vinovo – aver aperto gli occhi e scosso gli animi. Lo ha fatto per un motivo molto semplice: ha rimesso i bianconeri – a solo un punto di vntaggio sulla Roma, al netto del recupero contro il Crotone – nella condizione di rischire di buttare via tutto, di farsi superare. Finora, in fin dei conti, anche la sconfitta più sonora aveva lasciato la squadra con lo status di prima in classifica e vincitrice designata, con una spanna di vantaggio sulle altre. Roba da arrivare a dire: possono persino permettersi di perdere una, due, tre partite eppure nessuno è in grado di impensierirli… Ora invece è diverso. E, appunto, i senatori sono scesi in campo – insieme con Allgri – andando a ribaltare un po’ il gruppo, ammettendo (prima nel chiuso dello spogliatoio e poi urbi et orbi) certe carenze che sino a poco fa sembravano un vero e proprio tabù. Dimostrando, insomma, di aver capito che non si può più far finta di nulla.

«Quest’anno di schiaffi ne abbiamo presi già abbastanza – ha spiegato Bonucci a Mediaset e Sky – e abbiamo anche perso un trofeo a Doha. Non dobbiamo perdere la voglia di sacrificarci e l’umiltà: dobbiamo essere sempre uniti e ragionare come squadra». Ancora più duro e diretto, poi: «Inconsciamente ci può essere stato un senso di appagamento dopo delle strisce positive. Ma la nostra storia non lo permette. Dobbiamo mettere di nuovo in campo la mentalità che ha sempre contraddistinto la Juventus, i suoi giocatori e l’allenatore, perché quella di Firenze è stata una brutta versione. Abbiamo analizzato gli errori fatti: sono mancate la mentalità, la spinta e l’energia che non devono mai mancare. Alla Juve non è permesso sbagliarne due di fila. D’ora in avanti verrà fuori la vera Juventus. La squadra deve essere squadra in tutte e due le fasi, solo così possiamo fare paura».

Che tutti siano utili e nessuno indispensabile è una delle frasi fatte più vecchie della storia del calcio e in sostanza anche relativamente vera. Se però una squadra perde nove partite in un campionato e mezzo e otto di queste nove sconfitte coincidono con l’assenza dello stesso giocatore… beh, indispensabile magari non è, ma ci siamo abbastanza vicini.
Il calciatore in questione è Claudio Marchisio: con lui in campo dall’inizio, la Juventus tra lo scorso campionato e quello attuale ha perso la prima partita domenica al Franchi contro la Fiorentina. Il dato non è confortante in vista della sfida di oggi all’ora di pranzo con la Lazio, che il Principino dovrà saltare per un affaticamento muscolare. Nulla di grave, il fresco trentunenne tornerà in campo mercoledì per il quarto di Coppa Italia contro il Milan, ma intanto c’è da arginare la sua assenza e, dati alla mano, sembra un’impresa.

Un’impresa da supereroi, per la precisione i Fantastici Quattro: Gonzalo Higuain, Paulo Dybala, Mario Mandzukic e Miralem Pjanic. Massimiliano Allegri sta valutando se farli giocare tutti dall’inizio contro i biancocelesti di Simone Inzaghi: «Potrebbero giocare e può pure darsi che ci sia Cuadrado ed esca uno di questi», ha confermato l’allenatore juventino in conferenza stampa. In un caso e nell’altro non cambierebbe la sostanza: si tratterebbe comunque di un poker di giocatori offensivi. A cambiare sarebbe semmai la forma, ossia il modulo, che sarà certamente con la difesa a quattro: «Giocheranno Lichtsteiner, Bonucci, Chiellini e Asamoah».
Dalla parte opposta del campo, potrebbero vedersi per la prima volta dall’inizio Higuain, Dybala e Mandzukic, con la Joya trequartista alle spalle dei due centravanti. Libero, l’ex Palermo, di svariare tra le linee per andare a cercare un gol che sarebbe il modo migliore per festeggiare la firma sul rinnovo del contratto, attesa a giorni. Con Cuadrado titolare, che probabilmente sostituirebbe Mandzukic o lo stesso Dybala (non bisogna dimenticarsi che la sfida di mercoledì con il Milan è senza appello), il modulo sarebbe invece il 4-3-3: il Pipita al centro con il colombiano e uno degli altri due attaccanti larghi.
Pjanic, in entrambi i casi, giocherebbe a centrocampo, dove oltre a Marchisio mancherà anche Sturaro, squalificato (come Alex Sandro). Assieme al bosniaco ci sarà Khedira, con Hernanes e Rincon a contendersi l’altro posto. Se giocherà il brasiliano, Pjanic agirà sicuramente da mezzala con l’ex laziale regista, mentre con Rincon in campo il bosniaco potrebbe anche giocare in mezzo (per quanto gli esperimenti in tal senso a inizio stagione non abbiano convinto).

Tutti gli assetti presi fin qui in esame sarebbero decisamente offensivi e, visto che gli equilibri della squadra saranno già messi alla prova dall’assenza di Marchisio, l’allenatore bianconero valuta comunque anche una soluzione più prudente: «Devo decidere se giocare con Pjanic a metà campo o nei tre davanti. Ho un dubbio che mi porto dietro». Con il bosniaco più avanzato, nella posizione di trequartista dietro a due punte oppure con Dybala al suo fianco e il solo Higuain davanti, l’assetto sarebbe quello visto con l’Atalanta (sia in campionato che in Coppa Italia) e con il Bologna: tre partite in cui la Juventus ha sempre segnato tre gol. Il potenziale offensivo rimarrebbe quindi di prim’ordine anche se i Fantastici fossero solo tre e non quattro. A patto che scenda in campo una Juventus diversa da quella di Firenze.

Lo aspetta la partita più difficile sulla carta, quella in casa dei pentacampioni che non perdono nella loro tana da 28 giornate di fila e hanno sempre vinto nelle ultime 26. Eppure, alla vigilia di Juve-Lazio, dalle parole di Simone Inzaghi traspare solo serenità, forse perché al cospetto dell’unica partita in cui la Lazio ha solo da guadagnare e niente da perdere. Ma Inzaghino qui sorprende e si dice certo: «Di impossibile non c’è nulla nel calcio. Troviamo una squadra che ha vinto le ultime 26 partite in casa e da parte nostra ci sarà il massimo rispetto. Sarà più difficile del solito ma secondo me possiamo fare la nostra partita». Dunque, un colpo al cerchio e uno alla botte, dribblando poi l’argomento Roma. Perché facendo risultato nel lunch match di oggi, la Lazio farebbe un favorone ai giallorossi attesi poi in serata dalla partita del possibile sorpasso: «La gente si aspetta tanto da noi – chiosa il tecnico biancoceleste – ci aspetta una partita difficile, troveremo una Juve ferita per l’ultima sconfitta a Firenze. Andremo a giocarcela a viso aperto contro la squadra che vinto gli ultimi 5 scudetti e anche quest’anno è favorita».

L’obiettivo dichiarato ormai è diventato la qualificazioine alla Champions, o almeno il provarci fino in fondo. E questo «indipendentemente dall’esito di Torino», perché «siamo in ballo e vogliamo ballare fino alla fine». Anche perché solo 4 punti separano la Lazio dalla Roma di Spalletti: «Tra noi e la Roma c’è la differenza del derby, perso non meritandolo». Scelte quasi obbligate: out Basta e Kishna, squalificato Lulic, in Coppa d’Africa Keita, Inzaghi punta al 4-3-3 (ma non va esclusa la difesa a tre) con Felipe Anderson e Lombardi (favorito su Luis Alberto) ai lati di Immobile. In difesa Wallace favorito su Bastos al fianco di De Vrij, a destra confermato Patric.

I primi due gol laziali segnati al Genoa mercoledì in Coppa Italia e quello del pareggio realizzato da Milinkovic-Savic domenica contro l’Atalanta hanno di fatto la stessa matrice: calci piazzati battuti corti per spostare la difesa avversaria e creare spazi da aggredire in un secondo momento nell’area avversaria.
I giocatori che girano intorno a questi schemi sono quasi sempre gli stessi: vale a dire Biglia, Anderson e Lulic (che oggi sarà assente per squalifica). La Lazio ha già segnato su calci d’angolo quattro gol in campionato, oltre a quelli già citati in Coppa Italia.
La Juventus dovrà di conseguenza guardarsi con molta attenzione da questi movimenti improvvisi considerando anche che mediamente un gol su quattro subiti li incassa proprio da palla inattiva. Sicuramente marcando a uomo dovrebbe avere qualche antidoto in più rispetto alle difese che invece piazzandosi a zona soffrono di più gli inserimenti dei giocatori che arrivano indisturbati da dietro.

Questa dei calci piazzati, però, è soltanto una delle tante insidie che nasconde la sfida con l’undici di Simone Inzaghi, il quale ha nel suo DNA il gioco di ripartenza. Nello specifico: la velocità di Anderson, l’intelligenza e la fisicità di Milinkovic-Savic, l’opportunismo di Immobile. Insomma un bel mix che fa della Lazio una delle squadre più pericolose quando può esprimersi a campo aperto. La Juve dovrà quindi dimostrare di essere ancora la squadra favorita per la conquista del tricolore vincendo la sfida di oggi dal punto di vista tattico, sapendo di dover attaccare senza tuttavia prestare il fianco al contropiede avversario.

La Juventus dovrebbe a mio avviso tornare al rombo di centrocampo con Pjanic fulcro di un centrocampo che avrà il compito di muovere la palla velocemente dalla propria metà campo alla trequarti avversaria sfruttando la libertà di cui potrebbero godere i centrocampisti negli inserimenti. Immobile ballerà, infatti, tra il play bianconero e Bonucci. I due dovranno essere bravi a sfruttare la superiorità numerica centrale per giocare subito in verticale su Pjanic e Dybala, che sappiamo ama accentrarsi partendo da destra. Da lì in poi l’unica cosa importante sarà la loro intesa con Higuain. Il Pipita sarà fronteggiato da una coppia di difensori non certo irresistibile.
Bastos è abbastanza rapido ma poco tattico, le sue scelte lasciano spesso a desiderare. L’olandese De Vrji ha problemi opposti. Ha un buon senso della posizione ma non brilla nella velocità.
Higuain se gioca tra i due non dovrebbe aver problemi a trovare varchi utili come del resto ha trovato anche Petagna nell’ultimo turno di campionato andando a segno indisturbato da posizione centrale.

L’altro grande tallone d’Achille della Lazio sono le sbavature in fase di impostazione. Da dietro i biancocelesti cercano spesso l’uscita sul lungo linea, soluzione abbastanza prevedibile da intuire se l’interno e il terzino di parte usciranno in pressione tempestivamente.
L’alternativa che tutti i biancoazzurri cercano sistematicamente è lo scarico su capitan Biglia, che ha buoni piedi ed eccellente visione di gioco, ma pecca a volte di eccessiva sicurezza nel palleggio. Se aggredito può perdere palla visto anche che si tratta di un giocatore compassato.
Entrambi gli interni Savic e Parolo hanno spiccate attitudini offensive. Difficilmente potranno dare una mano sulle transizioni negative muovendosi quasi sempre sopra la linea della palla. Per cui il secondo essenziale compito del rombo di centrocampo sarà quello di alzare la linea di pressing accorciando in zona palla e chiudendo le linee di passaggio al portatore di palla.

La Lazio non cerca la superiorità numerica sulle fasce tuttavia riesce ugualmente a produrre dei pericoli sui cross grazie alle qualità nel dribbling dei suoi esterni. Senza Keita (impegnato col Senegal in Coppa d’Africa), Inzaghi dovrebbe piazzare Felipe Anderson a destra e Lombardi a sinistra. L’ex anconetano ha velocità e temperamento, tuttavia il vero pericolo pubblico è il brasiliano che abbina la facilità nel saltare l’avversario alla precisione nel cross.
In area sono temibili, più che gli attaccanti, i due interni. Parolo ha sempre segnato nella sua carriera grazie alla sua scelta di tempo nell’attaccare la porta, più spesso il primo palo. Milinkovic-Savic ha grandi doti aeree e sfrutta lo stacco per sovrastare i difensori centrali o il terzino opposto (vedi il gol alla Sampdoria).
Come contrapporsi? Intanto non lasciando mai il terzino “1 vs 1” contro Anderson. Sarà necessario il raddoppio interno della mezzala e la copertura bassa del centrale di parte. Sull’eventuale cross la linea difensiva non dovrà farsi distrarre troppo da Immobile ma rimanere compatta coprendo l’area di porta in maniera razionale aspettando l’arrivo di Parolo e Savic. Sarà importante anche la posizione del play bianconero (Hernanes, Rincon o Pjanic) che, sui cross del brasiliano, dovrà abbassarsi tra i due centrali per aumentare la densità difensiva.

Secondo me il tecnico bianconero si è pentito di non aver fatto giocare, in un una gara dove la componente emotivo-agonista era altissima come quella di Firenze, il suo pupillo Manduzukic, utile non solo per i generosi rientri in fase di non possesso ma anche per la sua capacità di dettare il passaggio “sul lungo”.
La palla gol regalata a Dybala nel finale è un esempio lampante. Il croato quindi sarà, almeno in parte, della partita se non adirittura titolare (Allegri risulta tentato dall’idea).
Sarà l’ennesima occasione per capire chi è la spalla ideale di Higuain che pur riuscendo a segnare con una certa continuità è ancora poco assistito dai compagni.

Simone Inzaghi, alla stregua di Eusebio Di Francesco, è un mutante del maestro Zeman. Essendo stato a lungo il centravanti di quella Lazio spumeggiante gestita dal tecnico boemo, ha adottato i meccanismi del 4-3-3 e i concetti del gioco verticale quando ha iniziato la sua carriera in panchina.

Arrivato tra i grandi Simone Inzaghi ha fatto capire, già l’anno scorso, di saperci fare traghettando la Lazio dal mare mosso dell’esonero di Pioli alla rifondazione tecnica che avrebbe dovuto compiersi in ambiente biancoceleste questa estate con l’arrivo del “loco” Bielsa. Saltato l’accordo con il tecnico argentino Lotito ha ripiegato sul suo pupillo che nel frattempo era stato parcheggiato a Salerno.  In questo modo, di fatto, Simone Inzaghi ha potuto ripartire da dove era arrivato, con un Candreva in meno ma con più tempo a disposizione.

Tempo sfruttato bene, a quanto pare, visto l’esito di questo girone d’andata dei capitolini. La Lazio del resto è in piena corsa europea e con grande meriti proprio del suo tecnico e dei suoi assistenti.
Tra questi, oltre al secondo storico Massimiliano Farris, anche gli analisti Cerasaro e Allavena che si occupano di studiare in maniera sistematica gli schemi offensivi e difensivi degli avversari di turno con focus specifico sui calci piazzati.
Tra le qualità di Inzaghi si deve ascrivere il continuo tentativo di migliorarsi. Così quest’anno è stato inserito nello staff anche Mario Cecchi che ad Empoli curava la crescita individuale dei giovani più promettenti con esercitazioni specifiche e che è cresciuto con gli insegnamenti di Maurizio Sarri.

Simone Inzaghi abita a Formello praticamente da sempre avendo giocato nella Lazio 10 anni e avendo fatto poi tutta la trafila nelle giovanili come allenatore.
Di conseguenza il fatto di conoscere bene l’ambiente e il presidente sicuramente gli hanno facilitato il compito. La sua adattabilità al contesto è senz’altro una delle sue caratteristiche migliori. Nella Primavera aveva sempre proposto il 4-3-3.

Anche quest’anno ha giocato oltre la metà delle partite con questo modulo, tuttavia spesso ha scelto anche il 3-5-2 e il 3-4-3. Conseguenza di un percorso di crescita che lo sta portando dalla rigidità degli schemi zemaniani a un’espressione di calcio più strategica. Un’espressione di calcio che parte dalla video-analisi fatta dai suoi collaboratori per arrivare alla scelta del modulo più adatto per affrontare l’avversario di turno.

Il terzo passaggio deve essere in verticale. Questo è uno degli assiomi di Simone Inzaghi, ergo dei suoi giocatori… Non si deve puntare troppo al mantenimento del pallone e alla supremazia territoriale. Più della metà delle squadra di serie A ha il baricentro più alto della Lazio che preferisce abbassarsi per poter ripartire negli spazi.
Per farlo servono giocatori veloci soprattutto sugli esterni e un centravanti bravo ad attaccare la profondità per dettare il passaggio verticale, filtrante o lungo che sia. Tutto quello che la Lazio ha. E anche così, del resto, si spiega la buona prima parte di stagione dei biancocelesti.

Video dopo video, selfie dopo selfie, show dopo show, Dani Alves non ha mai lasciato da soli i suoi fan, che quotidianamente lo seguono su uno dei profili Instagram maggiormente in voga tra i calciatori di tutto il mondo. Quelli della Juve, in particolare, però hanno sentito ugualmente la sua mancanza in questo mese e mezzo in cui il brasiliano è rimasto fermo ai box, nonostante l’avvio di stagione lo abbia visto incidere soltanto a intermittenza.
L’attesa è in ogni caso giunta al termine: un po’ a sorpresa Dani Alves è tornato tra i convocati già per il lunch match di oggi con la Lazio, in anticipo rispetto a una tabella di marcia che sembrava poterlo riproporre in gruppo solo a inizio febbraio.

Non un recupero lampo, ma in netto anticipo sì, quello che sta vedendo protagonista il brasiliano dopo la frattura composta al perone sinistro rimediata nel finale della domenica stregata di Marassi, conclusa con la pesante sconfitta col Genoa e gli infortuni del brasiliano e di Bonucci. Ed ora che la Juve sembra aver preso definitivamente, o quasi, la svolta verso una difesa a quattro, Allegri ritrova quel terzino destro abile anche nell’impostazione che tanto ha desiderato: tanto da aver annunciato di poterlo anche utilizzare già oggi contro la Lazio, rivelando in conferenza stampa come sia già pronto per reggere almeno mezz’ora.
Che sia oggi, mercoledì in Coppa Italia contro il Milan o domenica prossima al Mapei Stadium contro il Sassuolo, a questo punto poco importa: ciò che conta è che il brasiliano sia completamente recuperato, ciò che conta è che d’ora in poi Dani Alves possa fare quello per cui è stato strappato al Barcellona. La differenza, soprattutto in Europa.

Per consentirgli di recuperare nel migliore dei modi, la Juve d’altronde lo ha coccolato permettendogli di portare avanti la riabilitazione e il programma personalizzato anche lontano da Torino, tra Barcellona e il suo Brasile. Nel frattempo, ancora una volta, non sono mancati i riconoscimenti per Dani Alves, eletto miglior terzino destro al mondo venendo inserito nella formazione ideale della Fifa per quel che riguarda tutto il 2016. Anche tatticamente adesso la Juve è cambiata rispetto l’inizio della stagione, Allegri lo ha sempre difeso e bacchettato allo stesso tempo: ricordando in più di un’occasione quanto sia complicato il passaggio al campionato italiano, invocando però al tempo stesso maggiore attenzione e concretezza in ogni circostanza. Tanti, troppi i passaggi a vuoto anche all’interno della stessa partita, con una Juve votata al 3-5-2 che lo ha visto tentare anche l’avventura da terzo centrale atipico e un po’ troppo fantasista.

Così come l’attesa per ritrovarlo dopo l’infortunio, adesso anche il tempo per l’apprendistato sembra dunque finito: Dani Alves è tornato, adesso tocca a lui dimostrare di essere quello che tutti in casa Juve (e non solo) sono ancora convinti che sia: semplicemente, il miglior terzino destro del mondo. Anche andando verso i 34 anni, che compirà il 6 maggio. D’altronde non è la fame o la voglia di vincere che mancherà mai al capitano del Brasile. Anzi, proprio il passaggio alla Juve da parte di Dani Alves recava in dote un obiettivo ben preciso: diventare il calciatore più vincente di tutti i tempi. Cinque i trofei che gli mancano ancora per superare Ryan Giggs, due gli anni alla Juve per riuscire in questa missione.
Sembra davvero uno strano scherzo del destino che tra i nuovi pretendenti di Patrice Evra ci siano club con cui la Juventus ha dei conti aperti. L’altro giorno è stato lo Schalke 04 – in trattativa con i bianconeri per Sead Kolasinac – a compiere un sondaggio sul difensore francese per rimpiazzare l’infortunato Baba Rahman; di ieri invece la notizia riportata dall’Equipe che il Lione – proprietario del cartellino di Corentin Tolisso, il preferito dalla Juventus per rinforzare il centrocampo – stia cercando un terzino sinistro a costi contenuti e abbia messo gli occhi su Evra. Insomma, il difensore francese che sta per dire addio a Torino («Vive la situazione serenamente, è un giocatore in uscita che si sta allenando» le parole di Massimiliano Allegri in conferenza stampa che confermano l’imminenza del trasferimento) potrebbe essere l’ago della bilancia per arrivare agli obiettivi fissati dal club bianconero per il mercato invernale.

Del resto la Juventus non ha mai nascosto che, dopo aver messo a segno il colpo Rincon, avrebbe cercato di portare a Torino un altro centrocampista. Tolisso è il primo della lista, Beppe Marotta e Fabio Paratici hanno già presentato un’offerta da 35 milioni più bonus, ma le resistenze del Lione potrebbero far slittare l’operazione a giugno. Lo stesso giocatore, onorato dell’interesse bianconero, ha però sottolineato che avrebbe finito la stagione in Francia rimandando il tutto all’estate. Ora però che i dirigenti del Lione, dopo aver annunciato Memphis Depay, inseguito anche da club italiani (la Roma in particolare), hanno inserito sul loro taccuino anche il nome di Evra, la situazione sul fronte uscite potrebbe cambiare: la Juventus può sfruttare l’interesse per il difensore e convincere il presidente francese Aulas a lasciare partire in anticipo Tolisso.
In alternativa, Marotta e Paratici dispongono di altri colpi in canna: hanno compiuto un sondaggio con il Wolfsburg per il prestito con diritto di riscatto del brasiliano Luiz Gustavo, sul quale però si è mosso pure il Milan, ma stanno anche cercando di anticipare l’arrivo di Rodrigo Bentancur, talento del Boca Juniors impegnato con l’Uruguay al Sub 20. Il club argentino non è particolarmente propenso a privarsi già adesso del ragazzo, ma visti i buoni rapporti tra le due società – e soprattutto con un incentivo in più (2 milioni oltre al prezzo pattuito di 9,4) non è escluso che l’affare vada in porta.

IIntanto Evra sfoglia la margherita: in scadenza di contratto, è da tempo in contatto con il Crystal Palace, ma il Lione o lo Schalke 04 potrebbero inserirsi con successo. La partenza del francese non creerà nessun buco sulla fascia sinistra: finora Allegri ha sopperito all’assenza con Asamoah promosso a vice Alex Sandro, però Marotta e Paratici sono al lavoro per dare un sostituto al tecnico livornese. L’obiettivo resta Kolasinac, già promesso sposo della Juventus in estate, quando scadrà il suo contratto con lo Schalke 04. Con un indennizzo economico il club tedesco potrebbe farlo partire prima, anche se l’infortunio del difensore Rahman potrebbe scompigliare i giochi. E le certezze.

Ciclone Higuain. La definizione, contro la Lazio, vale doppio. Non allude soltanto a una media gol straordinaria (6 gol nelle ultime 4 partite di campionato), ma al… conto sospeso con la squadra biancoceleste: da quando è in Italia, tra serie A e Coppa Italia, il Pipita l’ha affrontata 10 volte segnando 12 reti. Un record nei record d’un cannoniere spietato, rispolverato immancabilmente alla vigilia di un nuovo incrocio: per la Juventus è una tradizione da sfruttare, per la Lazio un incantesimo da sfatare, restano comunque una statistica fuori dall’ordinario e l’abusata, ma pertinente, etichetta di bestia nera.

Visisezionando lo score, viene fuori che Higuain ha sfidato i biancocelesti 9 volte con la maglia del Napoli e una – all’andata, rimanendo a secco – con quella della Juve, 7 volte in campionato (11 gol fatti) e 3 in Coppa Italia (1). Allargando il raggio all’intera carriera dell’argentino, sbucano due altri faccia a faccia, senza gol, ai tempi del Real Madrid, quando le due squadre, nel 2007-2008, si ritrovarono nello stesso girone di Champions League.

FIRMA. Curiosità: metà del bottino complessivo di Higuain contro la Lazio risale alla stagione 2013-2014, la prima della sua esperienza italiana. In campionato, all’andata, firmò una doppietta all’Olimpico, segnando il primo e il terzo dei gol che fissarono il 4-2 per il Napoli, al ritorno il risultato fu identico e lui ne fece tre addirittura, in mezzo le due squadre s’erano ritrovate ai quarti di Coppa Italia e sempre Higuain aveva griffato l’1-0. Nella stagione successiva, fu ancora decisivo all’Olimpico (0-1), mentre al ritorno la Lazio passò al San Paolo 4-2 in un autentuco spareggio per la qualificazione alla Champions League. Lui segnò entrambe le reti azzurre, ma sbagliò un rigore in un momento topico: la più classica delle eccezioni alla regola. Nelle semifinali di Coppa Italia, invece, nessun acuto: in gara-uno fu Gabbiadini ad agguantare Klose, nel retour match s’impose la Lazio per 1-0. Nell’ultimo campionato, infine, esultò due volte al San Paolo mettendo la firma in calce al rotondo 5-0 napoletano e spianò la strada del successo all’Olimpico poi rifinito da Callejon (2-0).

SCHEMI. Inutile dire che la Lazio è la squadra più battuta dal Pipita, e il distacco rispetto alle altre avversarie, sommando serie A e Coppa Italia, è nettissimo, manco Hi- guain fosse un toro davanti a un drappo rosso: Torino e Atalanta, infilzate 6 volte, dividono il secondo posto, seguono a 5 Bologna, Fiorentina, Frosinone, Genoa, Inter e Sampdoria. Quest’anno, al primo incriocio da bianconero, Higuain non ha lasciato il segno, ma va detto che ha avuto a disposizione soltanto venticinque minuti: appena arrivato alla Juventus, aveva bisogno di metabolizzare i nuovi schemi e raggiungere la forma migliore, così Allegri ha preferito partire con Mandzu- kic e strapparlo alla panchina nel cuore della ripresa.
Proverà oggi a riallacciare il filo interrotto, aggrappandosi all’ottimo stato di forma (6 gol nelle ultime 4 giornate, terzo posto tra i cannonieri senza calciare rigori) e al precedente positivo nell’unico lunch match disputato in questa stagione: a Empoli, dopo il vantaggio di Dybala, sigillò con una doppietta il 3-0 finale.

INVIATO A VINOVO – «Un campionato lo abbiamo vinto: quello delle critiche…». Massimiliano Allegri non ci sta, ricorda i numeri della Juventus, riconosce margini di miglioramento ma si ribella alle esagerazioni: «Se qualcuno avesse pensato, a questo punto del campionato, di vederci con 57 punti avrebbe bisogno di un bravo dottore per farsi curare. Abbiamo perso 4 partite, ma ne abbiamo vinte 15: il campionato non è mai stato chiuso e mai lo sarà, vincere è straordinario, non è la normalità. Sembra che si debba vincere 3-0 sempre, e invece dobbiamo imporci soffrendo, come le altre, al di là del mercato fatto. Siamo in testa alla classifica e cercheremo di rimanerci. Si nascondono tutte dietro, ma la Roma è costruita per vincere, così il Napoli e l’Inter. Quelle davanti viaggiano con numeri impressionanti. Dobbiamo rimanere sereni, la nostra forza deve essere l’equilibrio, riuscire a gestire le cose nel bene e nel male. L’anno scorso lo scudetto è arrivato a due giornate dalla fine, l’anno prima a cinque ma è stata una casualità. Parlo a tutto l’ambiente, anche a me stesso: nessuno ci regala nulla. Le critiche non mi toccano, me le facevano al Milan da primo in classifica così come alla Juve: se ne devono fare una ragione finché ci sarò io, magari dopo arriverà qualcuno più simpatico. Io lavoro per portare a casa risultati».
MESTIERE. Cinque minuti di sfogo, fra tanti altri temi: le scintille con il quarto uomo a Firenze («Non ero nervoso, ho sofferto… la sua marcatura. Rispetto gli arbitri, il loro è un mestiere difficile»), la Champions («L’obiettivo è arrivare a Cardiff, bisogna migliorare nel gioco e nella condizione di alcuni uomini»), le 300 partite in serie A («Spero di farne altrettante. Ringrazio tutti quelli che hanno lavorato con me dall’Aglianese alla Juve»), la posizione di Evra («E’ un giocatore in uscita che sta cercando la soluzione: vedremo») e il lavoro di Simone Inzaghi («Ottimo, complimenti, la Lazio ha grande qualità e organizzazione»).
TRIDENTE. Tra i convocati non figura Marchisio («Leggero affaticamento: con il Milan in Coppa Italia ci sarà»), ma torna Dani Alves dopo quasi due mesi. Allegri anticipa la difesa a quattro con Lichtsteiner, Bonucci, Chiellini e Asamoah, spiegando di conservare dubbi tra centrocampo e attacco, legati soprattutto alla posizione di Pjanic. Trapela la tentazione di una formazione molto offensiva, con il bosniaco allineato a Her- nanes e Khedira in mediana (dove anche Rincon spera di trovare spazio) e Dybala trequar- tista dietro Mandzukic e Higuain. Non è escluso, però, un ballottaggio tra il croato e Cuadrado, con conseguente cambio di modulo. Nella parte segreta dela rifinitura, Akllegri ha sperimentato il tridente.

Missione impossibile da rinviare. C’è un gol che manca negli undici segnati da Immobile in campionato. E’ il gol alle grandi, alla Juve, alla Roma, al Napoli, al Milan e all’Inter. All’andata le ha risparmiate tutte le big, pur non volendo. Le risfiderà a partire da oggi, dalla seconda giornata di ritorno, cominciando da Torino che è stata la sua casa. La missione è rimasta incompiuta, è mancante, è realizzabile. I gol vanno e vengono, si sa come va la vita dei bomber. Immobile ha ricominciato a segnare dopo essersi fermato per sette partite. E’ in corso una nuova radica: nel 2007, tra campionato e Coppa Italia, ha colpito il Crotone, l’Atalanta e il Genoa. Tre reti firmate in tre partite, tre reti siglate nel giro di 10 giorni, è il suo nuovo score. Juve-Lazio per Ciro è la partita della missione mancante, delle opportunità, degli incroci. E’ cresciuto in bianconero, è esploso nel Torino, ha giocato il derby della Mole. Da ex, alla Juve, ha segnato solo una volta, il 16 settembre 2012, giocava con il Genoa e al “Ferraris” e finì 1-3 per i bianconeri. Contro la Juve che l’ha svezzato e scartato, che l’ha trattato come un pacco postale, Immobile non ha mai vinto: l’ha sfidata 8 volte tra campionato e Cham- pions League. In serie A ha fatto l’ex indossando le maglie del Genoa e del Torino, in Champions militando nel Borussia Dortmund.

LA STORiA. La Juve è sempre stata nel destino di Ciro. C’è una foto che ha anticipato tutto: Immobile ha quattro anni, è il 1994, sta sottobraccio ad Alessandro Del Piero, il suo idolo, si trovano a Napoli, lì dove Alex era impegnato con la Nazionale militare. C’è un’altra foto: è il 14 marzo 2009, all’Olimpico di Torino si gioca Juve-Bologna (41), al minuto 91 un Primavera di 19 anni entra al posto di Del Piero, è lo stesso ragazzo che stava sottobraccio ad Alex 15 anni prima. Ciro Immobile, da non crederci, ha sognato la vita che ha realizzato. Tifava Juve da piccolino pur essendo napoletano di Torre Annunziata. Voleva conoscere Del Piero e l’ha conosciuto, voleva giocare nella Juve e ci ha giocato debuttando in A al posto di Pinturicchio. Ci sono momenti nella vita che svelano il futuro. Ciro Immobile l’avvenire l’ha visto da vicino quand’era bambino: «Il mio idolo è sempre stato Del Piero, era all’apice della carriera quando cominciai. In area di rigore il più forte di tutti però era Trezeguet. Lo guardavo in allenamento e restavo sempre a bocca aperta», racconta Immobile quando parla dei trascorsi juventini.

I bianconeri lo seguivano quand’era nelle giovanili del Sorrento. La Juve lo visionava di sabato, non c’erano gli 007 delle altre squadre. E tornava la domenica, quando c’erano tutti. Immobile segnava gol a raffica. Il Milan si defilò, l’Inter si ritirò all’ultimo. La Juve, su ordine di Ciro Ferrara (all’epoca dirigeva il settore giovanile), affondò il colpo e acquistò Immobile per 70.000 euro (anno 2007). Ciro è cresciuto in bianconero, ha vinto il torneo di Viareggio, ne è stato anche capocannoniere (10 gol). Alla Juve deve tutto perché «con lei sono cresciuto come individuo e come sportivo. La fede bianconera mi è stata tramandata dalla famiglia», ha detto una volta. E ha aggiunto una spiegazione: «Il fatto che non tifi Napoli è molto meno singolare di quanto si creda perché fuori da Napoli città trovi molti juventini, interisti e milanisti. Quando fui preso dalla Juve, a 16 anni, dal Sorrento, fu la realizzazione di un sogno». Ciro, a 16 anni, si trasferì di corsa a Torino. Sua madre, la signora Michela, un giorno varcò la porta dell’alloggio che il figlio condivideva con altri giocatori di pari età. «Ma che ci fai qui?!», gli disse. «Torna a casa da noi», lo pregò. Ciro non potè accontentare la madre: «Mamma, hai capito dove sono arrivato? Sto alla Juve e diventerò un grande cannoniere». La Juve gli ha dato poche chance, in tutto tre partite. L’ha ceduto al Genoa, al Torino, al Borussia Dortmund. La resa dei conti è oggi, con tutto il rispetto Immobile ha una missione in sospeso.

Il vento dell’entusiasmo e il sogno Champions. La Lazio ci crede. Ma quale favore alla Roma? Inzaghi, nelle ultime ore, ha lavorato sulla testa dei suoi giocatori, sono ad appena 4 lunghezze dai giallorossi, a 5 dai campioni d’Italia della Juve. Si può vincere allo Sta- dium? Difficile, non impossibile. «Partita complicatissima. Troveremo una Juve ferita per l’ultima sconfitta a Firen-
«Tra Lazio e Roma solo il derby, che non meritavamo di perdere. Adesso è cambiato tutto»
ze, ma andremo a giocarcela a viso aperto. L’abbiamo preparata bene, anche senza una settimana piena di lavoro, ho visto i ragazzi concentrati. La Juve ha vinto cinque scudetti di fila e resta la favorita per il sesto, però andremo a fare la partita». E ancora. «Di impossibile non c’è niente nel calcio. Ho visto in queste ore la convinzione di squadra e staff».
SOGNO. La Lazio ci crede perché si sente in corsa con Roma, Napoli, Inter e Milan per il podio del campionato. Inzaghi, per la prima volta, si è sbilanciato. «La Champions? Indipendentemente dall’esito del-
la partita con la Juve, siamo in ballo e vogliamo ballare sino alla fine, abbiamo fatto tanti sacrifici e lavorato bene, tutti nella stessa direzione, ora siamo a buon punto». Mica si sente lontano da Spalletti. «Vedo un grandissimo equilibrio, tra noi e Roma la differenza è in quel derby perso non meritando. Se abbiamo perso ci sarà un motivo e lo analizzeremo bene prima del ritorno, ma c’è una sola partita di distanza. La differenza la farà nel girone di ritorno chi avrà maggiore continuità. All’inizio di luglio c’era scetticismo, ora la gente è contenta perché vede una squadra con 40 punti in 20 partite e che se la gioca. Non siamo più una sorpresa, abbiamo vinto 5 delle ultime 6 partite ufficiali, sempre in crescendo».
Inzaghi ha dimostrato fiducia nonostante manchi qualche big. «Non ci saranno Basta e Lulic, si è aggiunto Ki- shna, Keita è in Coppa d’Africa». Sta meditando di lanciare Lombardi dal primo minuto. «Quando è stato chiamato in causa, s’è fatto trovare pronto». E’ convinto di presentare una Lazio più consapevole rispetto alla sfida del girone d’andata, decisa all’Olimpico da un gol di Khedira. « La Juve troverà una Lazio con più convinzione negli uomini che allora erano all’esordio nel campionato italiano. Giocammo bene senzatroppa cattiveria in quelle due o tre palle che passarono davanti a Buffon».

La suoneria è a piacimento ma intanto la sveglia ha cominciato a suonare. E martella. Quella che Max Allegri mette in scena dopo la Grande Mollezza di Firenze è un’offensiva ben precisa: un Nessun Dorma dedicato «a tutto l’ambiente e anche a me stesso — fa Max, 300 gare in A —. Nessuno ci regala niente e per vincere le partite va dimostrato di essere più bravi. Ho sempre detto che non abbiamo ancora vinto alcun campionato. Anzi, uno l’abbiamo vinto di sicuro: quello delle critiche». Max attacca insomma. E forse, in campo, lo farà con l’all-in: l’HDM più Pjanic.

DA UNO BRAVO In battaglia si va con la faccia cattiva. Così, Max agita il fronte da due diverse prospettive: dall’esterno e aH’interno. E decide di pungere. Perché per affrontare la Lazio («Complimenti a Inzaghi: ha una squadra con grande qualità e organizzazione») pensa al- l’ultraoffensiva col 4-3-1-2 e perché serve frustare l’attualità imbambolata. «Per una squadra che vince 5 scudetti, gioca 8 finali di Coppa, 1 finale di Champions, 3 finali di Coppa Italia e 4 di Su- percoppa, vincere è sempre difficile. Oltretutto Roma, Napoli e Inter stanno andando forte e sono squadre costruite per vincere. Le critiche? Ero primo in classifica col Milan e criticavano, oggi pure: non mi toccano, ci sono abituato ma finché ci sarò io si mettano il cuore in pace; quando me ne andrò magari arriverà uno un pochino più simpatico e vedremo. Chi pensava che il campionato fosse chiuso si sbagliava; e chi lo sostiene ancora si faccia vedere da un dottore bravo e si faccia curare…».
IL MERCATO NON C’ENTRA Allegri ha un pensiero anche per chi sta soffrendo in Abruzzo («Solidarietà e vicinanza verso tutti»), poi riparte all’attacco: «Noi dobbiamo rimanere sereni, avere entusiasmo e cercare di abbinare il bel gioco alla produttività, perché se vogliamo arrivare a Cardiff e giocarcela con le grandi d’Europa serve fare un salto in avanti. La forza che dobbiamo avere è passare da momenti dove le cose non vanno bene e gestirli con equilibrio. C’è chi continua a dire che la Juve deve vincere le partite 3-0: no, la Juventus deve vincere soffrendo come tutte, indipendentemente dal mercato».
MARCHISIO, DANI E ALL-IN Intanto: Evra «è in uscita», Marchisio out «per un affaticamento muscolare ma in Coppa ci sarà, Alves è tornato ma potrà entrare a gara in corso. Farò la difesa a quattro con Lichtstei- ner, Bonucci, Chiellini, Asamo- ah e in mezzo devo decidere se giocare con i tre di metà campo e i tre davanti, e dove mettere Pjanic. Mire in mezzo con i 3 attaccanti insieme, Mandzukic, Dybala e Higuain? Può darsi che ci sia Cuadrado ed esca uno di questi». Pensiero rischioso, mai fatto dall’inizio: mossa o scossa anti «black-out»?

La crasi porterebbe a una semplice fusione: Higua-Imm. Il fatto è che i due se ne stanno ovviamente da parti opposte e hanno storie agli antipodi, perché uno — Ciro Immobile — nella Juve è cresciuto ma da ex avvelenato non gli ha ancora fatto del male mentre l’altro — Gonzalo Higuain — in bianconero è appena arrivato e alla Lazio ha aperto ferite grosse così. Tranne una, che costò al Napoli la Champions a favore dell’aquila.

UNDICI PIU’ UNO Il Pipita che si trasforma in Attila quando ve- de-Lazio è una storia che parte dai tempi del Real Madrid (ma lì non causò dolori) e che prosegue quando il suo arrivo a Napoli diventa realtà e concretezza. Ad oggi, il Pipita ha realizzato ben 11 gol alla Lazio, 12 se ci infiliamo anche la Coppa Italia. La Rumba all’argentina inizia nella Serie A 2013-14, 2 gol all’Olimpico e 3 al San Paolo; stagione 2014-15 Lazio-Na- poli 0-1 (gol suo) e Napoli-La- zio 2-4 (doppietta ma rigore fallito); poi, serie A 2015-16, il Napoli batte la Lazio 5-0 e lui ne fa 2, per poi infilarne uno al ritorno. Undici, col dodicesimo in Coppa Italia ‘13-14, vittoria secca, uno a zero e timbro del Pipita. Insomma: 12 gare contro la Lazio, 12 gol.
RIGORE-RISARCIMENTO Ma poi c’è anche quella sorta di risarcimento laziale che scattò in quella gara da Luna Park nel 2015: all’ultima di A, Lazio e Napoli si giocano al San Paolo l’accesso alla Champions e Pipita arriva da 3 rigori falliti. La sequenza dei gol vede Parolo, Candreva, poi la doppietta di Higuain. Sogno riaperto? No: rigore di Pipita, destro in curva, Lazio che esonda con Onazi e Klose, 2-4 finale. Il Pipita, oggi, ha uno score di 13 gol in A (6 nelle ultime 4 gare) e 3 in Champions: 16. E oggi potrebbe avere vicini sia Dybala sia Mandzukic: perché a risolvere non ci può pensare solo lui.
SEDOTTO E.. E Ciro Immobile? Juventino mancato, ex granata e soprattutto sempre ko (tranne una volta in cui rimediò un pari) contro i bianconeri. Il bomber della Lazio ha fin troppi motivi per fare un dispetto alla Signora. Lo sogna da quando fu sedotto e abbandonato dalla società più scudettata d’Italia. Costretto a cercare fortuna altrove — dopo essere cresciuto nelle giovanili bianconere — perché a Torino, pur stimandolo, non lo hanno mai voluto in prima squadra. Fu un altro Ciro, Ferrara, a consigliarne l’acquisto ai dirigenti bianconeri. Per Immobile, che giocava nel Sorrento, il sogno più bello che si potesse realizzare. Con la Primavera va alla grande (con un paio di Viareggiovinti da protagonista). Ma poi 1 qualcosa s’inceppa. La Juve preferisce prima fargli fare esperienza altrove (Siena, Grosseto, Pescara, Genoa, Torino) quindi puntare su altri giocatori e lo cede al Borussia Dortmund.

RIVINCITA Alla fine, forse, meglio così. La Juve ha vinto talmente tanto che non può avere rimpianti. Ma anche Immobile sta avendo una carriera di tutto rispetto. Certo, la Juve gli è rimasta qui. E una piccola «vendetta» non gli dispiacerebbe. Anche perché finora gli incroci coi bianconeri non sono stati molto fortunati. Otto volte ha sfidato la sua ex squadra e per ben 7 è stato sconfitto, rimediando solo un pareggio, col Genoa, e segnando solo un gol, sempre col Genoa, ma inutile. Tra le sette sconfitte ci sono anche tre derby giocati col Toro e i k.o. rimediati da «straniero», uno col Dortmund e uno col Siviglia. E c’è la sconfitta nel match di andata di questo campionato con la Lazio. Rispetto ad allora, però, è un altro Immobile. Forte di ben 15 reti stagionali (11 in A, 3 in Nazionale e 1 in Coppa Italia), le ultime tre nelle ultime tre partite. Ciro ha il piede caldo. La Juve è avvisata.

«La Juve è un club storico, è una società molto importante in Europa. E’ ovviamente una grande realtà che ha conquistato lo scudetto tante volte. Mi sembra di ricordare che ultimamente ne hanno vinti cinque consecutivi. Dunque fa piacere sapere che un grande club come la Juventus si interessi a te. Tuttavia al momento sono un calciatore del Lione, con il quale disputerò la seconda parte di stagione. E darò tutto fino alla fine». Corentin Tolisso alimenta il corteggiamento di mercato che dura ormai da mesi. Il francese parla a Eurosport e conferma quello che non è un segreto: la Juventus lo vuole per rinforzare il centrocampo del futuro. E’ il primo nome di una lista di lusso, di sicuro non l’unico. E il ragazzo ricambia le attenzioni bianconere con frasi al miele, utili a caricare l’ambiente per uno dei grandi colpi possibili dei prossimi mesi. Ma la Juventus vorrebbe provarci subito, a gennaio, anche se Tolisso non potrà essere schierato in Champions League. Quel gol allo Stadium durante la sfida dei gironi ha rappresentato il miglior bigliettino da visita possibile: i tifosi hanno potuto osservare da vicino cosa sia capace di fare e le parole di apprezzamento nei confronti del club juventino servono ad aumentare il feeling a distanza, in attesa che possa concretizzarsi la trattativa il prima possibile. Proprio il presidente del Lione Aulas aveva confermato di aver declinato una proposta bianconera per il centrocampista, ma secondo le ultime indiscrezioni la Juventus ha già preparato il rilancio a 35 più bonus, una cifra piuttosto vicina ai fatidici 40 milioni fissati dalla società francese per liberare il giocatore. La formula: 5 milioni di prestito oneroso, altri 30 di riscatto in estate e ulteriori bonus. Un assalto vero e proprio, con un contratto adeguato a livello di stipendio e durata per il calciatore francese. Ma il Lione vorrebbe evitare di perdere un titolare a gennaio e dalle parole dello stesso Tolisso si evince come il diretto interessato si aspetti di rimanere in Francia almeno fino al termine della stagione e poi chissà. In ogni caso quella per il francese sarà una delle trattative più calde della Juventus da giugno in avanti in una sessione che si preannuncia bollente.

L’agenda di Marotta e Paratici è ricca di big. Oltre a Tolisso, in cima alla lista dei desideri resta saldamente al suo posto Marco Verratti. I contatti con il manager Donato Di Campli sono costanti, i rapporti eccellenti, la stima intatta e la volontà bianconera non è mai cambiata: nei piani della Juventus, lo scriviamo da tempo, Verratti è il fiore all’occhiello ideale per dare l’assalto alla Champions League e proseguire il dominio in Italia. Strapparlo al Psg non sarà una passeggiata: è una delle società più ricche d’Europa e non ha bisogno di vendere i pezzi pregiati per tenere elevato il livello delle ambizioni. Dunque partirà la grande corsa, anzi è già partita. Il Bayern Monaco di Carlo Ancelotti – al di là della normale prudenza nelle dichiarazioni pubbliche – insiste ed è pronto ad affondare il colpo, inoltre in fila ci sono anche altri top club, Real Madrid in testa (e occhio all’Inter). L’elenco vede a centrocampo altri top player di tutte le età: Dahoud, Goretzka, Bakayoko e Rabiot guidano il gruppo dei giovani, Rakitic, Kroos e Matuidi quello invece delle star già affermate.

Negli altri reparti ci saranno aggiustamenti, non rivoluzioni. In attacco dipenderà da Mandzukic: chiuderà la stagione in bianconero, poi potrebbe cedere alle lusinghe della Cina. In caso di partenza, arriverà un altro big: Sanchez è un pallino della dirigenza, Morata è una suggestione di ritorno, Lacazette (sempre del Lione) un obiettivo concreto, André Silva e Keita due tra i giovani più interessanti in Europa. In difesa c’è già la certezza dell’acquisto di Caldara tra i centrali, le necessità a giugno saranno piuttosto sulle fasce: De Sciglio e Darmian in pole, oltre a Kolasinac che può arrivare già a gennaio. E in porta? Buffon sarà punto fermo fino al 2018, ma la Juventus segue con interesse lo sviluppo del rinnovo di contratto tra Donnarumma e il Milan, pronta a inserirsi per l’erede naturale, anche in azzurro, del capitano juventino.

La resistenza del Lione per Corentin Tolisso (i dettagli a pagina 2) e l’infortunio di Mario Lemina in Coppa d’Africa hanno spinto la Juventus a riattivare i contatti con il Wolfsburg per Luiz Gustavo. Il mediano brasiliano, già trattato a lungo in estate, ha il contratto che scade nel 2018 e vuole cambiare aria. I bianconeri, tramite i soliti intermediari, hanno effettuato un sondaggio approfondito con i tedeschi per verificare la possibilità di arrivare immediatamente al 29enne ex Bayern Monaco. Sul giocatore, a inizio mese trattato dall’Inter, è vigile anche il Milan: in Germania garantiscono che l’interesse rossonero sia per l’estate.

Nei prossimi 3-4 giorni la Juventus capirà se l’operazione Luiz Gustavo sarà fattibile in questa sessione. Il brasiliano è un centrocampista esperto e solido, un ottimo schermo difensivo. In corso Galileo Ferraris in estate avevano tracciato due scenari: prendere un mediano (Luiz Gustavo appunto) e schierare Pjanic mezzala o ingaggiare un interno di forza (Matuidi o Witsel) e piazzare l’ex romansita in regia. Alla fine nessuno dei due progetti è decollato, dal momento che Massimiliano Allegri sembra aver trovato la quadra con Pjanic trequartista.
Se l’arrivo di Tomas Rincon ha rafforzato il reparto, i nuovi problemi fisici di Lemina e l’eventualità di dover impiegare Asamoah come terzino hanno spinto i bianconeri a riprovarci per Luiz Gustavo, che sarebbe impiegabile pure in Champions.

Se entro l’inizio della prossima settimana dovesse andare in porto la trattativa per Luiz Gustavo o per un altro centrocampista big (Tolisso, Rakitic, N’Zonzi o Matuidi i preferiti), la Juventus libererebbe un posto in rosa (e soprattutto in lista) cedendo Hernanes al Genoa o al Fenerbahce. In caso contario via al “piano B”: anticipare lo sbarco a Torino di Rodrigo Bentancur, già prenotato per l’estate. Il 19enne uruguaiano non occuperebbe posti in lista (gli under 21 sono illimitati), arriverebbe a metà febbraio (al termine del Sub 20) e nell’ottica della Juventus avrebbe più tempo per ambientarsi. I colloqui con il Boca Juniors sono quotidiani. Rispetto a qualche giorno fa la posizione del presidente Angelici si è ammorbita: il Boca per cedere immediatamente l’uruguaiano vorrebbe 2 milioni in più rispetto a quelli stabiliti per giugno.
L’altra priorità dei campioni d’Italia è la fascia sinistra.Patrice Evra sta sciogliendo gli ultimi dubbi legati al trasferimento al Crystal Palace e di conseguenza la Juventus è pronta a stringere per il suo sostituto. In pole c’è Sead Kolasinac, il cui contratto con lo Schalke 04 scade a giugno. Marotta e Paratici hanno in mano il giocatore per l’estate e pur di averlo nei prossimi giorni hanno proposto ai tedeschi 2 milioni più bonus. Il club di Gelsenkirchen sta valutando l’offerta. L’impressione è che lo Schalke chiederà un piccolo rilancio ai bianconeri, ovviamente non disposti a fare follie per un quasi parametro zero. Ai campioni d’Italia è stato proposto pure Adriano, ex Barcellona ora al Besiktas, e in Germania si parla pure di Hector del Colonia.

L’uomo del momento in casa biancoceleste è serbo, ha due cognomi e mescola talento, tecnica e forza fisica. E un senso del gol sconosciuto fino allo scorso anno, questo è Sergej Milinkovic-Savic. A segno da due gare di fila, la rete del 3-2 al Genoa mercoledì in Coppa Italia decisiva per la qualificazione così come decisivo è stato il gol che ha dato il via alla rimonta sull’Atalanta domenica scorsa: «Ora pensiamo alla Juventus che in casa vince sempre. Dopo tre successi di fila, faremo il possibile per ottenere il bottino pieno», dice con convinzione il serbo in vista del big match di domenica allo Stadium. Con cinque reti ha raggiunto Keita come secondo marcatore dei biancocelesti alle spalle di Immobile, ormai imprescindibile trascinatore di una Lazio che sogna la cavalcata europea: «Vogliamo la Champions League, ma non siamo l’unica squadra con questo obiettivo», ammette con sincerità.

Ora l’obiettivo con la Lazio, domani chissà. Perché Milinkovic-Savic è il giocatore che si è valutato di più rispetto alla scorsa stagione con Pioli, quella dell’arrivo e dell’adattamento in Serie A. Preso dal Genk per un totale di quasi 10 milioni, ora il suo valore è almeno raddoppiato. Lui si trova bene a Roma, ma non è un mistero che su di lui da tempo proprio la Juventus abbia posato gli occhi, oltre alle milanesi e diversi top club europei. Lotito lavora sul rinnovo e terrà duro fino all’estate del 2018, quando Milinkovic spera di poter partecipare al mondiale di Russia con la Serbia. Per ora il numero 21 biancoceleste è una colonna della nazionale under 21, ma se continuerà così sarà difficile per il ct Muslin lasciarlo fuori. In vista della Juventus, preoccupano le condizioni di Basta mentre è ok Immobile.

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