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Detto che vincere a Roma è un concetto molto relativo (a volte basta un derby per salvare una stagione?), Luciano Spalletti ormai è un disco rotto quanto chi si ostina a domandargli ogni volta del suo futuro sperando che nel frattempo possa aver cambiato idea. E invece niente: “Se non vinco, non rimango”, ripete. “E vincere, per me, significa vincere un titolo”. Lo ha detto di nuovo, Lucio.

Ripetuta manent, insomma. Un titolo che ormai è rimasto anche l’unico obiettivo (salvo tracolli bianconeri al momento imponderabili): la Coppa Italia. Dunque, razionalizzando all’estremo il concetto: tra Spalletti e la Roma c’è almeno la Lazio. Gli ultimi 90’ del doppio duello di Coppa Italia di martedì che apre le porte alla finale e possibilmente a due titoli, la Coppa e la Supercoppa. E se Inzaghi dichiara di pensare solo al Sassuolo, lo stesso fa Spalletti in vista del secondo anticipo di stasera: «Penso a Roma-Empoli – confessa l’allenatore toscano -, non al derby, è il miglior modo per preparare bene il derby è vincere con l’Empoli». Pressappoco quello che aveva detto Inzaghi un’ora prima. Della serie, il derby è già cominciato con citazioni, rimandi e pretattiche.

Turn over obbligato

Compreso il turn-over, che per la Roma è più obbligato rispetto alle scelte del collega laziale. Spalletti stasera dovrà fare a meno dell’acciaccato De Rossi e dello squalificato Strootman: «Daniele cammina un po’ meglio – spiega Spalletti – ma è difficile che sia a disposizione. Gli altri invece si sono allenati bene, sono fiducioso, anche se ci sarà da valutare bene perché hanno fatto fatica». Tra i possibili titolari stasera, spicca il nome del francese Grenier finora utilizzato con il contagocce: «E’ stato fermo per qualche giorno, ma è una possibilità che può essere presa in considerazione», apre il toscano. Altra domandina quasi sempre presente, quella sul possibile impiego di Totti: «Francesco può giocare diverse partite, come tutti gli altri giocatori lo considero dentro la squadra, allo stesso livello degli altri, poi faccio le mie considerazioni come ho sempre fatto», si dice convinto Lucio. Nessuna voglia di parlare del probabile ds Monchi: «Ne ho sentito parlare, mi dicono che è un grande professionista ma l’ho letto soprattutto sui giornali. Per noi il futuro è la partita di sabato, il mio ds è Ricky Massara», sottolinea Spalletti. Anche perché dando il suo addio al Siviglia, Monchi ha dribblato così: «La Roma? Non ho firmato niente con nessuno, anche se è vero che la Roma è la squadra che ha mostrato maggior interesse. Per ora non c’è nessun accordo sono stato a Londra (dove ha incontrato Pallotta, ndr) e mi scuso. Ho ascoltato il loro progetto. Non c’è solo la Roma interessata a me e devo ancora studiare dove andare». Unica certezza, il ritorno della Curva Sud dopo l’abbattimento delle barriere: «Me la gusterò perché mi è mancata molto», ammette Spalletti, che di Napoli-Juventus si limita a una battuta: «Non gufo e non metto il malocchio a nessuno?». Ma se la Roma farà il suo stasera e il Napoli dovesse vincere domani, quel “vincere un titolo” diventerebbe un po’ meno utopia.

ROMA. Nuove grane sull’iter stadio: gli uffici dell’Urbanistica del Campidoglio, dopo avere ricevuto le integrazioni al progetto, ritengono che “non si possono ritenere soddisfatte le condizioni per superare il “dissenso”. A neanche 24 ore dalla delibera sulle modifiche, la lettera spedita alla Regione Lazio rischia di far saltare la Conferenza dei Servizi e allungare i tempi dovendo ricominciare l’iter da capo. Solo giovedì, nell’ultimo giorno utile, la Giunta Raggi aveva approvato il pubblico interesse per il progetto-bis del nuovo stadio, senza le tre torri e con circa la metà delle cubature in meno. Il “dissenso” espresso ieri dagli uffici del Campidoglio (un parere tecnico, non politico) ora potrebbe far slittare l’iter di almeno 6 mesi.

EMPOLI. Giovanni Martusciello non si nasconde: anche nella tana dell’amico Spalletti l’obiettivo è interrompere l’emorragia di sconfitte e tornare a fare punti. «Per mandare in crisi la Roma dovremo metterci tanta determinazione, unita a un’organizzazione tattica adeguata. Dobbiamo pensare a fare punti, siamo nel momento chiave del campionato». Il tecnico non si sbilancia sulla formazione, specialmente in difesa. «Il cambio di Costa è scontato, Barba è quello che si avvicina di più a lui. Bellusci? Sta bene. A sinistra credo che Pasqual dia le giuste garanzie». In avanti il dubbio è tra Thiam e Maccarone, con Mchedlidze che andrà in panchina.

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ROMA Luciano Spalletti lo nega, ma la partita con l’Empoli sarà disputata in funzione della semifinale di ritorno di Coppa Italia contro la Lazio del 4 aprile. I toscani hanno il peg- gior attacco della Serie A in trasferta con 6 gol all’attivo (la Roma il migliore in casa con 40) e provengono da sei sconfitte di fila (non accadeva dal 1986). Con De Rossi infortunato (e non convocato) e Strootman squalificato, Lucio avrà gli uomini contati a centrocampo: Nainggolan sarà leggermente abbassato e giocherà accanto a Paredes, mentre gli esterni saranno Peres e Mario Rui (ballottaggio con Emerson). Ancora panchina per Grenier e Gerson: il francese è reduce da un problema al ginocchio e il brasiliano sembra non rientrare più nei piani del tecnico che lo ha schierato l’ultima volta il 17 dicembre contro la Juve.
In attacco Perotti, uno tra Salah ed El Shaarawy (ieri entrambi a Villa Stuart per la visita di idoneità) e Dzeko, 2l reti, alla ricerca dei gol per avvicinarsi al record di 26 gol di Tot- ti del 2007, che gli valse la Scarpa d’Oro. L’intenzione di Lucio è risparmiare qualche pedina per la Lazio. In difesa titolari Fazio e Ruediger, mentre Juan Jesus si gioca il posto con Manolas. Nella lista dei convocati torna anche Nura dopo l’infortunio al legamento crociato che lo ha tenuto fuori per 9 mesi. Questa sera previsti 25 mila spettatori, la Curva Nord sarà chiusa e i tifosi verranno spostati nei Distinti Nord-Est; sale, intanto, l’ansia derby: in casa Roma sono stati venduti 24 mila biglietti e la Curva Sud tornerà a cantare dopo la protesta contro le barriere: «Dicevano che la nostra battaglia non avrebbe portato a nulla e invece 19 mesi dopo abbiamo ottenuto un grande risultato», recita un comunicato del gruppo Roma. Il Tribunale Federale Nazionale (Sezione Vertenze Economiche) ha deciso che il club giallorosso dovrà versare 1 milione alla Fiorentina come premio di rendimento per Ljajic.

Spalletti prende le distanze dalla Roma. Dalle parole del tecnico toscano si percepisce che la sua conferma è un’ipotesi sempre più remota. Spalletti è concentrato sui prossimi impegni della squadra giallorossa, sulla semifinale di Coppa Italia con la Lazio, ma ribadisce con fermezza le condizioni necessarie alla sua permanenza nella Capitale. «Io se non vinco non rimango. E vincere vuole dire conquistare un titolo. Il mio discorso è sempre stato questo da quando sono tornato, da un anno e mezzo a questa parte. Con Pallotta a cena abbiamo parlato di tante cose. È stata l’occasione per dirgli di persona il mio pensiero, che è sempre stato lo stesso da quando sono qui. Quello che mi ha risposto va chiesto a lui perché non sono uno spione». Spalletti è caustico, punge ancora i giornalisti e preferisce non commentare la presenza di Franco Baldini alla cena con gli stati generali della Roma, presenza voluta da Pallotta per cercare di convincere il corregionale a restare. «Parlare ancora di questo è un modo di deviare l’attenzione che ci deve essere nella squadra e io non partecipo. Non decido l’organigramma della Roma, lo decide Pallotta. Mi interessa la partita con l’Empoli. Andare a parlare dell’organizzazione societaria vuol dire parlare di altro. Niente deviazioni, dritti verso i prossimi impegni».

VADO AL SAN PAOLO. L’impegno di stasera all’Olimpico sarà seguito da quello di martedì in Coppa Italia con la Lazio, la rimonta è un’impresa disperata, ma Spalletti vuole provarci per non dover vedere svanire il secondo traguardo stagionale. «Il modo migliore per preparare il derby è vincere con l’Empoli. Per chi farò il tifo tra Napoli e Juventus? Non gufo nessuno, penso alla mia squadra. Sarà una partita che guarderò attentamente, me la gusterò perché sarà sicuramente uno spettacolo di grande livello, con grandi campioni in campo. E se posso andrò al San Paolo».

Anche quando viene sollecitato su discorsi futuri e l’imminente arrivo di Monchi, Spalletti si chiama fuori: «Di Monchi non so niente, non ne ho parlato con la società, il mio direttore sportivo è Massara. Bisogna avere rispetto per chi ha lavorato bene come lui. Ho avuto due direttori: Sabatini, di cui ho p arlato più di una volta e si conosce il mio pensiero, ma Massara è altrettanto di qualità, è una persona squisita: sta vicino, capisce i momenti, capisce di calcio e di calciatori e secondo me disperdere la sua conoscenza sarebbe un peccato per la Roma. Di Monchi ne ho sentito parlare, mi dicono che sia un grande professionista, ma poi l’ho letto soprattutto sui giornali. Queste sono cose future, per noi invece la priorità è la gara con l’Em- poli». Il secondo posto non basta per rendere automatica la conferma. Anche se in queste due stagioni Spal- letti ha diminuito il gap dalla Juve: «Secondo me quando si guardano i percorsi fatti gli si possono dare le valutazioni che si vuole e il percorso dice che tragitto è stato fatto e quanta strada è stata fatta. Il mio è sempre stato quel discorso lì, se non vinco non resto. Fare tanti punti sarebbe comunque positivo».

BENTORNATI TIFOSI. Applaude il ritorno dei tifosi nel derby, dopo la rimozione delle barriere: «Mi dicono che i sostenitori della Curva hanno deciso di entrare. Spero di non leggere offese se rifaccio riferimento come l’ultima volta alla Curva e spero di essere più preciso possibile. Ogni qual volta il gioco sarà fermo mi girerò verso la Sud perché mi è mancata in questo periodo e me la voglio gustare in questa partita che ci sarà martedì».

Toh, c’è il record a un passo. E la Roma, in gran segreto, si sta organizzando per festeggiarlo a dovere, magari grazie al derby di martedì. Manca solo un guizzo a Edin Dzeko per eguagliare il record storico di gol della società: 32 come, in ordine cronologico, è capitato in tempi lontanissimi a Rodolfo Volk, a cavallo degli Anni Sessanta a Pedro Manfredini e, giusto dieci anni fa, al capitano di oggi Francesco Totti.

DIBATTITO. In realtà, se consideriamo la stagione 1960/61 nella sua interezza, Manfre- dini si è arrampicato fino a quota 34, come questo giornale ha raccontato nelle ultime settimane, segnando due gol nella finale vinta di Coppa delle Fiere contro il Birmingham. Ma siccome la coda della competizione si giocava in autunno, la Roma ha deciso che statisticamente andava accorpata alla stagione successiva. E allora, aspettando le prevedibili celebrazioni che scatteranno dopo il gol numero 32 o addirittura il numero 33, ci uniformiamo all’interpretazione degli esperti di Trigona.

Che, tra l’altro, hanno scovato negli archivi anche il malloppo completo di Rodolfo Volk, che secondo gli almanacchi nella stagione 1930/31 segnò “solo” 29 gol. Ma secondo le ricerche della Roma, complicate dalla tradizione dei testi dell’epoca, Volk di gol ne fece 30 in campionato e altri 2 nella Coppa Europa centrale, il primo torneo internazionale a cui abbia mai preso parte il club, contro i cechi dello Slavia Praga: totale 32.

RINCORSA. Nessun dubbio invece sulla somma che ha portato a 32 i gol di Totti nella stagione della Scarpa d’Oro (2006/07): 26 in campionato, 4 in Champions League e 2 in Coppa Italia. Dzeko invece è arrivato a 21 in campionato, 8 in Europa League e 2 in Coppa Italia, avvicinandosi anche al record personale stabilito nel Wolfsburg nella stagione 2008/09.Se anche si fermasse a 31, Dzeko avrebbe comunque stabilito la seconda migliore performance realizzativa di tutta la sua lucente carriera di centravanti, che nei club ha prodotto 225 reti.

ENTUSIASMO. E’ un periodo davvero eccitante per Dzeko, che ha scoperto di essere in attesa del secondo figlio. E che a Roma, dopo un anno sofferto, ha apprezzato a tal punto la stabilità da avere accettato a cuor leggerlo persino le due esclusioni nelle ultime due partite di campionato, contro Palermo e Sassuolo: in tutti e due i casi, entrando dalla panchina, ha segnato la rete che ha chiuso il conto. Potrebbe succedere anche stasera contro l’Empoli se Spalletti decidesse di risparmiarlo per il derby dopo gli impegni con la nazionale bosniaca.

FUTURO. «Giocherò ancora due anni ad alti livelli» ha detto Dzeko pochi giorni fa, in pratica anticipando che nel suo avvenire resti la Roma la prima scelta. L’ha accarezzata due anni fa, l’ha trattenuta l’estate scorsa nonostante la tentazione di addio ispirata dagli amici Pjanic e Zukanovic, ora vuole guidarla al ritorno in Champions League. «Perché è lì il nostro posto». E anche il suo.

LE SCELTE PER L’EMPOLI ROMA
Poche certezze per la partita di stasera contro l’Empoli. Ma ci saranno diverse variazioni rispetto a quella che sarà la formazione di martedì sera contro la Lazio. Spal- letti manda in campo molti titolari anche stasera, anche se si porterà dietro qualche dubbio fino alla fine. Il tecnico non si fida dell’Empoli, che all’andata ha imposto alla Roma uno dei due pareggi di

questo campionato. Per questo motivo non ci sarà troppo turn over, ma mancheranno due pilastri del centrocampo: Strootman, squalificato e De Rossi, tornato infortunato dalla Nazionale, ma che sta già lavorando per recuperare in vista di martedì. Spalletti dovrà inventarsi qualcosa, perchè ha solo Paredes tra i centrali a disposizione. Ieri il tecnico ha spiegato che Grenier ha avuto un’infiammazione al ginocchio e che solo da giovedì è tornato ad allenarsi in gruppo. Difficile che parta titolare. Quindi è più probabile che arretri Nainggolan a centrocampo, come è stato provato ieri nell’allenamento di rifinitura. Il belga è reduce dai 180 minuti disputati con il Belgio, ma è pronto a fare gli straordinari. Ieri Spalletti ha anche provato la difesa titolare, con Bruno Pe- res e Mario Rui esterni di centrocampo. Salah e Perotti agiranno alle spalle di Dzeko, nel 3-4-2-1. Il bosniaco dovrebbe partire titolare, con El Shaarawy primo cambio per l’attacco in panchina. Non sarà una partita facile, soprattutto perchè i giocatori saranno inevitabilmente condizionati dalla partita di martedì con la Lazio.

ADDIO VERMAELEN. Partirà ancora dalla panchina Verma- elen, che sta per concludere la sua sfortunata parentesi a Roma. Il belga non sarà riscattato dal Barcellona. Il difensore è stato condizionato da troppi infortuni e ha giocato solo otto partite di campionato, di cui quattro da titolare. La Roma non verserà nelle casse del Barcellona i dieci milioni di euro pattuiti per il riscatto. Ieri è stato convocato in prima squadra il giovane difensore Nura. Non accadeva da oltre un anno a causa di una lunga serie di infortuni. Il diciannovenne nigeriano andrà in panchina. Spalletti lo aveva già aggregato alla prima squadra appena arrivato a Roma.

La Roma aspetta Salah. L’egiziano da quando è tornato dalla Coppa d’Africa non è riuscito a ritrovare il rendimento del girone di andata. Otto reti al suo attivo nella prima parte del campionato (addirittura nelle prime dodici partite), solo due nel ritorno. Si avvicina il derby, partita fondamentale per la Roma. C’è bisogno del miglior Salah. E’ il giocatore più temuto dalla Lazio e quello che non è riuscito mai a incidere. Contro la squadra biancoceleste ha quattro precedenti, due vittorie e due pareggi, ma non ha mai segnato e nei tre precedenti con la maglia della Roma è sempre stato sostituito. Spalletti spera che si sblocchi e prepara la partita sulle sue accelerazioni. Ma finora la Lazio non porta fortuna all’egiziano. A pochi giorni dal derby di andata in campionato Momo si infortunò alla caviglia in uno scontro con Vermae- len in allenamento. Fuori nel derby e rientro nell’ulti- me due gare del 2016, prima di partire per la Coppa d’Africa. Maledetta caviglia, la stessa che si infortunò anche l’anno precedente. Era l’8 novembre 2016, Garcia ancora in panchina e un altro derby da dimenticare.

Durante l’incontro un duro intervento alla caviglia destra di Lulic lo tolse di scena per più di un mese, fino al 13 dicembre, facendo addirittura temere una frattura. Anche in quella occasione il suo ritorno in campo non fu facile. Salah ritrovò la via del gol solo il 2 febbraio, quasi due mesi dopo il suo rientro. I tifosi della Roma se la presero con Lulic, autore del duro intervento che mise fuori gioco l’attaccante. Fu la prima sostituzione delle tre in tre derby. Le altre due le decise Spalletti, entrambe per scelta tecnica.

RITROVARSI. La sindrome da derby evidentemente sembra condizionare l’egiziano. Il tecnico cerca di motivarlo in vista di questa partita. Insieme con Dzeko avrà il compito di andare in cerca di quei gol che servono per tentare l’impresa. L’egiziano è la spalla perfetta del centravanti, è Momo la principale fonte di assist per il numero nove. Da quando è tornato dalla Coppa d’Africa ha perso lo smalto dell’inizio di campionato. Un giocatore con la sua velocità è penalizzato dai campi pesanti. Ora dovrebbe cominciare la sua primavera. Con quel derby che arriva per sfatare il tabù. Mai segnato alla Lazio, neppure con la maglia della Fiorentina. Ma nella stracittadina il gol ha un sapore speciale e Salah si chiede ancora l’effetto che fa.

LE QUALITÀ. Spalletti lo ha trovato a Roma, quando è arrivato a metà stagione dello scorso anno. Ha studiato il modo di esaltare le sue qualità: prima nel tridente, poi facendolo giocare alle spalle di Dzeko. Salah ha una grande qualità: il controllo del pallone in corsa, con il quale disorienta i difensori avversari. Il dribbling non si basa sulle finte, ma sullo strappo con il quale si perde i difensori avversari. Nella gara di andata Inzaghi riuscì a imbrigliarlo con il raddoppio di marcatura, alla quale si è affidato spesso. Salah manda in tilt i meccanismi difensivi con le sue accelerazioni. La facilità nel saltare l’avversario e l’abilità nei movimenti senza palla portano spesso Sa- lah dentro l’area di rigore, mentre difficilmente prova la conclusione da lontano. Al tiro ci va attraverso il dribbling solitario o con le triangolazioni strette con i compagni. Nelle ultime partite si è concesso troppe pause, ha saltato meno l’uomo, è stato meno efficace sotto porta, a causa anche della sfortuna e qualche palo di troppo. E’ orgoglioso e determinato e questo tabù con la Lazio lo infastidisce. Martedì potrebbe essere la sua partita. Davanti alla curva che torna a riempirsi proprio in occasione del derby.

La voglia matta ringhia, la ragion di stato invece frena. Mettetevi nei panni di Edin Dzeko: meglio scendere in campo stasera contro l’Empoli – con la possibilità concreta di entrare nell’olimpo dei primatisti – oppure restare a riposo per presentarsi più fresco alla sfida senza domani di martedì contro la Lazio? La decisione ovviamente sarà di Luciano Spalletti, ma l’attaccante bosniaco, al solito, ci tiene tantissimo a giocare.

RECORD Al di là del fascino della partita – che per un calciatore resta sempre la cosa più bella – Dzeko ha un motivo assai solido per sfidare la squadra toscana. Finora in questa stagione ha già segnato 31 gol in maglia giallorossa, così – se oggi sgranasse altri chicchi del suo rosario sotto porta – potrebbe agganciare o superare la trimurti romanista che lo precede riguardo alle reti realizzate in una stessa annata (32): Volk (1930-31), Manfredini (1960-61) e Totti (20062007). In realtà, il secondo in quella stagione ne ha fatti 34, ma i due gol messi a segno al Birmingham nella finale d’andata di Coppa delle Fiere furono realizzati a settembre, quindi tecnicamente nell’annata successiva. Materia per guerra tra statistici, che comunque non impediranno alla Roma di festeggiare il suo cannoniere con una targa celebrativa, qualora stasera centrerà il primato (secondo i loro canoni).

TURNOVER In attesa di scoprire se Spalletti gli darà via libera per avere un posto da titolare, Dzeko prende di mira anche il derby. Se l’Empoli potrebbe procuragli già stasera una gloria niente affatto banale ma più che altro statistica, la sfida con la Lazio in programma martedì – che aprirà ad una delle due formazioni capitoline le porte della finale di Coppa Italia – potrebbe entrare nella storia della Stracittadina. per questo il bosniaco si adatterebbe anche a partire dalla panchina perché, obiettivamente, la partita di stasera la Roma ha i mezzi per vincerla anche con lui in panchina.

«VINCERE» Non è un caso che nei giorni scorsi dalla nazionale Dzeko abbia detto cose utili a farlo restare saldo nel forte giallorosso. «L’eliminazione dalla Europa è stata una grande delusione, ma la stagione non è ancora terminata. Dobbiamo pensare partita per partita, cercando di vincerle tutte. Poi faremo i conti. L’importante è tornare a giocare la Champions League, siamo secondi e l’obiettivo minimo è restare così». Per farlo, vincere contro l’Empoli è quasi d’obbligo, ma per puntare ai trofei occorrerebbe innanzitutto fare la storia rimontando la Lazio martedì prossimo. Difficile, ma non impossibile. D’altronde, un cannoniere ad un passo dalla storia non può scoraggiarsi proprio adesso.

Venti di addio. O giù di lì. Se mancava ancora qualche indizio, è arrivato ieri nella conferenza di Luciano Spalletti, dove si è lasciato andare a commenti freddi, se non gelidi nei confronti di Monchi e Pallotta. «Monchi? Mi dicono sia un grande professionista, l’ho letto sui giornali. Il mio diesse è Massara, persona squisita e grande intenditore di calcio. Bisogna averne rispetto». E poi la famosa cena con Pallotta della scorsa settimana: «È stata l’occasione per esprimergli il mio pensiero. Quello che mi ha detto, invece, va chiesto a lui. Io non sono uno spione…».

TROFEO Distanze siderali tra il tecnico e il club, che inizia a non gradire più la melina di Spalletti. Anche se poi, in realtà, ieri l’allenatore è stato più chiaro di altre volte, sgombrando il campo dagli equivoci sul concetto di vittoria: «Se non vinco non resto. E quando parlo di vittoria parlo di titoli, di alzare un trofeo». Niente più percorsi o idee di progetto, dunque, come invece aveva accarezzato altre volte parlando proprio del concetto di vittoria. La sua permanenza a Roma, oggi, è legata a Coppa Italia o Scudetto con percentuali che non possono essere alte.

L’EX D.S. Del tecnico, poi, ha parlato anche l’ex d.s. Walter Sabatini: «Spalletti pretende da se stesso un risultato. Ma il suo ritorno è stato determinante per la Roma. Ha portato passione e competenza, spero che resti per molti anni». Difficile, anche perché in mezzo ci sono le prospettive. E quelle della Roma, come dimostrano anche i conti dell’ultima semestrale, non è che siano poi così fulgide: «Si contava su alcuni ricavi che non si sono prodotti, manca lo sponsor da 5 anni e magari quei 40-50 milioni non avrebbero reso così drammatica la semestrale – continua Sabatini -. Vorrà dire che eventualmente risolveranno vendendo uno o due giocatori». Poi i contatti con Conte («C’è stata un’ipotesi, come con Emery, Bielsa e Giampaolo») e il flop di Ger- son: «La sua qualità verrà fuori. A conti fatti, se giochi 5 minuti a 16 milioni, magari conveniva prendere Schick a 4,5 milioni».
1 MLN PER LJAJIC Chiusura su Ljajic: la Roma (che farà appello) dovrà dare un milione alla Fiorentina come premio di rendimento, lo ha stabilito il Tribunale Federale Nazionale.

EMPOLI Non c’è solo la classifica e quei 43 punti di differenza a dire che divario ci sia tra Roma ed Empoli. In Serie A, ad esempio, la Roma è la seconda per tiri in porta (414) e l’Empoli è agli antipodi, quella che ne ha fatti di meno in questa stagione (194). Insomma, per la formazione di Giovanni Martusciello sarà durissima: «Dentro di me spero che un po’ sottovalutino la gara. Ma mentre lo dico so che non accadrà, con Spalletti in panchina. Hanno esperienza e sanno gestire queste situazioni, soprattutto di fronte al loro pubblico. Hanno avuto una settimana particolare, come noi, per via delle nazionali, ma loro ci sono abituati. Non penseranno al derby ma all’Empoli».
Quell’Empoli che cercherà di rendere dura la vita alla Roma: «La affronteremo come affrontiamo il Palermo o l’Atalanta. Ci aspettano 9 partite determinanti, qui si decide il campionato, di giocare bene o meno bene non ce ne frega niente. È arrivato il momento di fare punti». In formazione diversi ballottaggi: in attacco Thiam e Maccarone si giocano una maglia, per Mchedlidze solo panchina. Costa squalificato sarà sostituito da Barba, ex vivaio giallorosso. A centrocampo per Diousse, altro squalificato, dubbio fra Mauri e Buchel.

Adesso abbattete anche le barriere mentali, non abbiate timore a essere voi stessi, non annacquate la fantasia che faceva del derby tra la Lazio e la Roma, ordine alfabetico in questo caso, l’impressionismo dello sport, l’installazione artistica più vasta del mondo. Non sembra necessario suggerirlo ai tifosi, ma vai a sapere: due anni di pausa forzata del pensiero possono produrre strani effetti e concimare inutili ripensamenti su se stessi e sulla propria espressività.

Invece no. Visto che tornano gli spettatori e tornano i ragazzi delle curve è buono e giusto che tornino anche le grandi coreografie, i tappeti gialli e rossi, bianchi e celesti che trasformavano l’Olimpico in un’infiorata mobile. I gruppi organizzati della Roma rientrano per il derby: non lo hanno annunciato, per adesso, però lo hanno fatto sapere perché vogliono dimostrare che lo sciopero bianco di due stagioni non c’entrava con alcun disamore ma era legato profondamente alle barriere divisorie che ora vengono rimosse. Quelli della Lazio erano già al loro consueto posto, a parte alcuni irriducibili oppositori del presidente Claudio Lotito.

COLPO D’OCCHIO. Comunque la Lazio ha venduto intera la Curva Nord, e sono 7.000 posti. Inoltre apre la vendita dei Distinti lato Tribuna Tevere, segno che sono andati esauriti anche i Distinti dell’altro lato (fanno altri5.500 spettatori). Ci sono poi a disposizione 3.000 biglietti di Tribuna Monte Mario. Allora 13-14.000 presenze sono date per sicure e con altri quattro giorni davanti si può arrivare molto più su. Alla Roma siamo oltre quota23.000
con Curva Sud e Distinti pieni. La Tribuna Tevere è destinata ai giallorossi che giocano in casa (mentre l’incasso, trattandosi di Coppa Italia, va diviso in parti uguali). Tutti contano di arrivare sereni a 50.000 e non si pongono limiti alla possibilità di sfiorare numeri da vecchi tempi.

Così, per paragone: la media della Lazio in questa Serie A è stata 17.907, quella della Roma28.364, l’andata della semifinale di Coppa è rimasta sotto i 30.000. Quelli che stanno arrivando sono numeri da derby veri, di quelli che stimolavano le opposte creatività, i
volti dei capitani galleggianti su un placido mare giallorosso e l’aquila perfettamente incastrata a tutta curva nel 2015, il “Ti amo” gigantesco e raggelante della Roma nel 1983, il cielo stellato e laziale del 1996, l’ingresso in ritardo non polemico bensì maestoso, davincitori, dei tifosi biancocelesti nel 2013, i vessilli dell’impero giallorosso alzati nel 2000. Le coreografie migliori sono quelle che innescano il silenzio attonito degli avversari. Un derby, un derby vero, è fatto per il piacere dell’occhio e per lasciare senza voce.

La semifinale di Coppa Italia può essere considerata la partita più importante della stagione. Per quello che rappresenta nel presente e i risvolti che può avere per il futuro. Spalletti ha potuto verificare le condizioni dei giocatori rientrati dagli impegni con le Nazionali solo ieri, all’appello manca soltanto Alisson, che rientrerà oggi. Per martedì l’obiettivo è recuperare Daniele De Rossi, che si è infortunato martedì sera ad Amsterdam con la Nazionale. Ieri il centrocampista ha svolto lavoro differenziato, ma i medici sono fiduciosi. Contro la Lazio Spalletti schiererà la migliore formazione e non cambierà modulo. L’intenzione sembra quella di proseguire con la difesa a tre, provata anche nell’amichevole con la Primavera della scorsa settimana.

NON CAMBIA. Alisson tornerà titolare, i tre centrali saranno Manolas, Fazio e Rudiger. Il greco è considerato in partenza: «Il mio futuro lo sa solo Dio, ho altridue anni di contratto». A centrocampo fondamentale il recupero di De Rossi, per la sua esperienza e per la capacità di dare equilibrio alla squadra. Con lui ci sarà Strootman, che domani contro l’Empoli sconterà la squalifica rimediata volutamente con l’ammonizione contro il Sassuolo. Spalletti sembra orientato a ridare fiducia ai due esterni brasiliani, Bruno Peres e Emerson Palmieri, anche se nel derby di andata non brillarono. Ieri Emerson ha detto: «Dopo la sconfitta contro il Porto non avrei immaginato di giocare così tanto. Poi ho continuato a lavorare sempre alla stessa maniera, l’unica cosa che potevo fare era lottare ogni giorno e dimostrare il mio carattere e il mio modo di giocare. Ora lo sto dimostrando e sono molto contento. Oggi essere accostato alla Nazionale italiana è un onore e un’emozione, soprattutto pensando all’inizio della stagione».In attacco Nainggolan, con Salah e Dzeko. Servono i gol per sperare nella qualificazione e Spalletti domani farà riposare il bosniaco per averlo al cento per cento martedì.

Non c’è un giocatore in Italia che ha giocato quanto lui. Radja Nainggolan, lo stakanovista. Ha messo insieme 43 partite dall’inizio della stagione, dietro di lui Dzeko con 42, poi un altro romanista, Bruno Peres, appaiato al terzo posto con 40. E al quinto Fazio, con 39, la Roma è la squadra che utilizza di più i suoi giocatori dell’impianto base. Ma nessuno ha la resistenza di Nainggolan, che da quando è arrivato alla Roma ha saltato pochissime partite. Solo tre da quando è arrivato a gennaio del 2014, poi 35 presenze nelle due stagioni successive, già 28 in questo campionato. Nainggolan non si risparmia mai. Una continuità di rendimento che lo ha fatto diventare uno dei centrocampi- stipiù forti d’Europa Un miglioramento in fase rea- lizzativa che lo Importato a superare il suo limite stagionale di gol: già 12, di cui 9 solo in campionato. Gol pesanti, che hanno permesso di vincere partite di prima fascia: contro la Lazio, il Milan, la doppietta all’Inter. Ma anche altri gol decisivi, come quelli contro Genoa e Udinese. Nainggolan non si ferma mai. Neppure domani contro l’Empoli. Spalletti si affida al suo ruggito anche nel derby di Coppa Italia, per tentare l’impresa. Per il tecnico toscano è un punto fisso, ha un ruolo apicale anche nello spogliatoio, ha scavalcato Strootman nella gerarchia dei capitani, dopo i romani la fascia tocca a lui, anche se l’olandese è alla Roma da sei mesi prima di lui.

COMPLETO. Nainggolan mette insieme le qualità dei più grandi centrocampisti europei. Il tiro di Lampard, l’aggressività di Davids, la duttilità di Vidal. La metamorfosi in campo passando da centrocampista a trequartista, come fece Perrotta. La sua consacrazione anche a livello intemazionale a San Siro, poco più di un mese fa. Con la doppietta all’Inter tutta Europa parlò del belga diventato un giocatore completo: carismatico, decisivo, autore di gol da cineteca.
L’aggressività l’ha sempre avuta, sin dai tempi del Cagliari. Ha più del novanta per cento di successo nei takle. E’ difficile che esca da un contrasto senza aver conquistato il pallone. Spalletti lo ha trasformato in trequartista, come fece con Perrotta nella sua prima Roma. La capacità di inserimento negli spazi ricorda quella di Lothar Matthaus: dal 1988 al 1992 con l’Inter realizzò 53 gol in 153 presenze senza essere un attaccante.

SIMILITUDINI. Nainggolan ha cominciato a giocare da ragazzino come centrocampista offensivo, poi si è specializzato in mediano muscolare. Ma ha sempre calciato potente. I suoi tiri sono quasi sempre di collo pieno, forti e secchi, spesso da lontano. Come calciava Frank Lampard. I gol da fuori area di Nainggolan sono già 4 in questo campionato. Anche adesso
che gioca più avanzato non ha perso la capacità di recuperare palloni. La sua specialità è la scivolata di tacco, con cui uncina il pallone e lo sradica dai piedi degli avversari. In questo ricorda Pirlo, Maldini e Lahm. Per il suo modo di stare in campo ricorda anche Gennaro Gattuso, anche se rispetto all’ex milanista ha più qualità. Ha lo stesso modo di intimidire l’avversario, con un pressing asfissiante.

Oggi Nainggolan può essere considerato uno dei centrocampisti più duttili in circolazione. All’occorrenza può fare anche l’esterno. Sa giocare in qualunque modulo come l’ex juventino Vidal, che a Monaco è tornato sulla mediana davanti alla difesa. Nainggolan somiglia anche a Paul Scholes : non è il talento puro la sua qualità migliore, ma ha tante altre doti che lo hanno portato ad essere cercato dai più grandi club europei.

Diretta Roma Empoli Streaming Gratis Online. All’Olimpico ci aspettiamo una partita a senso unico tra due squadre che lottano per obiettivi opposti, in quanto posizionate agli antipodi della classifica. Alle 20:45 di oggi sabato 1 aprile 2017 scenderanno in campo quindi Roma Empoli, partita valida per la giornata 30 di Serie A 2016-2017. Potete vedere la partita in diretta tv e live streaming sui canali digitali di Sky e Mediaset. Scopriamo insieme le ultime notizie sul match e nello specifico dove guardarla in tv con le possibili alternative per vedere Roma Empoli streaming gratis.

Posizionate agli antipodi della classifica, a Roma ed Empoli sono richiesti gli ultimi sforzi per raggiungere gli obiettivi prefissati. I capitolini, le cui possibilità di vincere lo Scudetto si riducono di giornata in giornata, devono difendere il 2° posto dagli attacchi del Napoli, mentre gli ‘Azzurri’ sono obbligati ad un cambio di marcia onde evitare un clamoroso scivolo in zona retrocessione.

I giallorossi sono reduci dalla bella vittoria casalinga nella partita contro il Sassuolo, terminata 3-1. In quell’occasione, gli uomini di Spalletti sono stati molto bravi a rimontare dopo il vantaggio iniziale dei neroverdi grazie a una rete di Defrel. Infatti, dopo nemmeno dieci minuti, Paredes era riuscito a trovare il pareggio e alla fine della prima frazione di gioco Salah era riuscito a far andare i suoi compagni al riposo in vantaggio. Con 22 punti, i toscani sono diciassettesimi in classifica appena fuori dalla zona retrocessione. Contro questa Roma servirà un vero e proprio miracolo.

Andiamo a vedere ora il pronostico di Roma Empoli. L’Empoli è in un periodo negativo e sarà davvero difficile fare punti contro questa Roma. Puntiamo sui giallorossi. Ecco alcune possibilite giocate da fare nei siti di scommesse online: Risultato con Handicap Roma (-1) a 1,50 su Bet365, 1 + No Goal a 1,85 su Eurobet, Risultato esatto 3-0 a 7,50 su William Hill.

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La Roma è imbattuta da sette partite di campionato contro l’Empoli: quattro vittorie per i giallorossi e tre pareggi dopo la sconfitta del febbraio 2007. Roma imbattuta in casa contro l’Empoli in Serie A: in 11 partite nove vittorie per i capitolini, due pareggi. La Roma è la squadra di questo campionato che non pareggia da più partite (18): ultimo pari proprio nel match dell’andata al Castellani. La Roma è inoltre la formazione con la seconda striscia aperta più lunga di partite con gol segnati (12) tra le squadre attualmente in Serie A: meglio solo la Juventus con 20.

Nella sua storia in Serie A solo due volte la Roma ha ottenuto più dei 65 punti attuali in 29 giornate: 66 nel 2003/04 e 67 nel 2013/14, entrambe le stagioni sono terminate con un secondo posto. L’Empoli ha perso le ultime sei partite di campionato: eguagliata la striscia record del novembre 1986 in Serie A per i toscani. La Roma ha vinto quattro partite in rimonta in questo campionato, nessuna squadra ha fatto meglio. Nessuna squadra ha tentato più conclusioni della Roma (507), l’Empoli è quella che ne ha fatte di meno in questo campionato (242). La sfida dell’andata è stato il match in cui la Roma ha tentato più tiri (23) senza segnare in una partita di Serie A dall’agosto 2010 ad oggi.

Edin Dzeko ha segnato in cinque delle ultime sei partite casalinghe in campionato, unica eccezione contro il Napoli: sei le sue reti nel parziale. Da quando ha fatto il suo esordio con l’Empoli Omar El Kaddouri ha mandato 12 volte un compagno al tiro, senza fornire nemmeno un assist vincente: solo João Mário ha creato più occasioni (14) senza fare un passaggio decisivo in tale periodo.

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Le ultime notizie di Roma Empoli ci dicono che vedremo un centrocampo inedito per Spalletti costretto a rinunciare a Strootman e De Rossi. Al fianco di Paredes giocherà Grenier. In avanti Nainggolan e Salah sembrano in pole, ma non è escluso un mini turnover in vista anche per la Coppa Italia. El Shaarawy e Perotti sono pronti. Martusciello recupera Mchedlidze che siederà in panchina. Bellusci è tornato in gruppo ma si giocherà una maglia da titolare con Cosic.

Roma (3-4-2-1): Szczesny; Rudiger, Fazio, Manolas; Peres, Paredes, Nainggolan, Mario Rui; Salah, Perotti; Dzeko. Allenatore: Spalletti. Indisponibili: Florenzi, De Rossi. Squalificati: Strootman.

Empoli (4-3-1-2): Skorupski; Laurini, Barba, Bellusci, Pasqual; Krunic, Josè Mauri, Croce; El Kaddouri; Maccarone, Thiam. Allenatore: Martusciello. Indisponibili: Tello. Squalificati: Costa, Diousse.

Diretta Roma Empoli a partire dalle ore 20:45 di oggi sabato 1 aprile 2017 sui canali digitali di Premium Sport, Sky Sport 1, Sky Sport Mix, Sky Super Calcio e Sky Calcio 1, anche in HD. Match fruibile in streaming calcio gratis (per gli abbonati) con Sky Go e con Premium Play, servizi on-demand per seguire le partite di calcio streaming su iPhone, iPad, Android o Samsung Apps e quindi smartphone, tablet e pc. Now TV per tutti, a pagamento. Roma Empoli non viene trasmessa in chiaro.

Vedere Roma Empoli Gratis, le alternative. Il match viene trasmesso anche in live streaming su YouTube Live, Facebook Video, Periscope e via web links gratis inclusi nel raccoglitore internet di Rojadirecta in VPN (info qui). In ogni caso, oltre a TarjetaRojaOnline, cercando su Yahoo! Bing o Google la parola chiave “Roma Empoli Streaming Gratis“, i motori di ricerca vi mostreranno tutti i risultati con i siti web dove vedere la partita gratis online. Radiocronaca di Roma Empoli su Radio Rai 1 in diretta streaming.

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