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STREAMING GRATIS TORINO – INTER ROJADIRECTA – Il bomber del vicino non è sempre più verde. Anzi. Stefano Pioli non solo non farebbe mai cambio tra Belotti e Icardi (e questo è più che legittimo, visto che deve motivare l’argentino), ma addirittura prevede in tempi brevi un sorpasso nella classifica dei marcatori. «Icardi è molto forte. Belotti è molto bravo. Ma Mauro ha tutte le capacità per essere ancora capocannoniere. Per noi è importantissimo, da lui ci si aspettano tanti gol, ma è sempre stato determinante perché lavora per la squadra».

E’ evidente che Torino-Inter si giocherà in gran parte attraverso la sfida tra i due bomber. Ed è altrettanto evidente che Pioli, in questo modo, abbia cercato di caricare il più possibile il suo attaccante, peraltro reduce da una splendida tripletta all’Atalanta. E’ uno dei giocatori con il quale il tecnico ha trovato il maggior feeling, Icardi. Tant’è vero che l’argentino è stato tra i primi, quando ancora l’Inter non era così decollata, a schierarsi al fianco dell’allenatore e a perorare la sua conferma anche per l’anno prossimo. Un argomento, quello della riconferma, che non stimola particolarmente Pioli, malgrado le voci sempre ricorrenti che indicano un interessamento (più caldo qualche mese fa, ora molto più tiepido) per Antonio Conte. «Sono concentrato sul presente – replica al tecnico alla domanda se si ritiene all’altezza delle ambizioni che il gruppo Suning sta manifestando per l’Inter del futuro – e so che lavorando bene quest’anno, possiamo costruire una base solida per raggiungere grandi risultati anche nella prossima stagione».

 Se la sfida tra i bomber diventa un uno contro uno Belotti-Icardi, guardando invece le ambizioni delle squadre non c’è nulla di comune in palio. Il Torino è ormai relegato anni luce dalle posizioni che contano, mentre l’Inter non ha affatto mitigato i suoi desideri di Champions League: «Un dato è sicuro. Ci corre l’obbligo di provare a vincere tutte le gare che mancano, da qui alla fine del campionato. Detto questo, sappiamo che l’anno scorso con 80 punti si è andati in Champions League, ma sappiamo anche che davanti stanno tutti correndo e quindi non è detto che quella cifra sia sufficiente anche in questa stagione. Il calendario non è particolarmente agevole, ma al tempo stesso, poiché prevede diversi scontri diretti, può anche agevolarci, in questa direzione».

Anche la partita di domani contro il Torino rientra tra gli appuntamenti che Pioli reputa molto delicati: «I granata, soprattutto in casa, hanno segnato tanti gol. E non bisogna dimenticare che soltanto la Juventus ha vinto nel loro stadio. Nulla di casuale, perché il Toro ha giocatori di qualità e un allenatore che sa stimolarli. Proprio nei singoli ha qualità importanti e quindi servirà attenzione». E servirà anche azzeccare la soluzione di quei pochi dubbi di formazione che ancora rimangono: Banega o Joao Mario? Questo è l’interrogativo più importante. L’argentino è reduce dalla tripletta all’Atalanta ma il portoghese ne ha già saltate due di seguito. E una nuova esclusione potrebbe essere difficile da spiegare. Ma Pioli tira dritta: «Per me non c’è nulla da spiegare. Nel senso che ai giocatori non dò mai la motivazione perché giocano o perché non giocano».

Li ha messi tutti in fila, il Gallo che si è travestito da lepre. Colleghi del calibro di Icardi e Dzeko, Higuain, Mertens e Immobile sono dietro ad Andrea Belotti, in classifica marcatori. Il re dei bomber guarda tutti dall’alto in basso in virtù di 22 reti segnate: 2 in più di Maurito, l’avversario di domani nella sfida in programma alle 18 al Grande Torino contro l’Inter. E l’allungo sarebbe potuto essere anche più poderoso, se il centravanti granata che piace a mezza Europa e pure all’altra mezza non avesse sprecato le chance più facili. Ha segnato tanti gol belli e impossibili, Belotti, però ha fallito tre rigori sui quattro calciati in stagione (Icardi ne ha sbagliato soltanto uno su quattro tentativi di trasformazione).

Un dato che alimenta rimpianti per i punti buttati via dal Torino assieme ai rigori, e perché con due reti in più il Gallo avrebbe messo tutti in fila pure nella classifica della Scarpa d’Oro. Già, Messi compreso, visto che l’argentino ha due punti di vantaggio su Belotti grazie a un gol in più realizzato (ogni marcatura nel campionato italiano come in quello spagnolo porta in dote 2 punti). Sbaglia i rigori, l’azzurro, però possiede in doti massicce le altre qualità che fanno di un calciatore un campione: per coraggio, altruismo e fantasia l’attaccante del Torino merita un bel 9, e visti i margini di crescita che ha davanti a sé può puntare ai pieni voti.
Giudizi analoghi si trovano sulla pagella di Icardi. Maurito si era un po’ allontanato dalla vetta della classifica marcatori, ma contro l’Atalanta ha piazzato la tripletta che ha affossato i bergamaschi, rilanciato l’Inter al quarto posto e lo ha riproposto sul podio dei migliori bomber del campionato. L’uno e l’altro segnano in ogni modo e da ogni posizione, tuttavia pur essendo due che spaziano lungo l’arco della trequarti (Belotti più di Icardi) è in area di rigore che danno il meglio. Questione di sensi, prima ancora che di tecnica: “sentono” gli avversari e la porta, scattano come serpenti sul pallone che colpiscono indifferentemente di destro o sinistro, in acrobazia o grazie al colpo di testa.

Altra specialità, il gioco aereo, nella quale sono una spanna davanti alla concorrenza. Anche due spanne, nel caso di Belotti. Queste, infatti, le prime posizioni della graduatoria che tiene conto dei gol di testa segnati nel campionato in corso: Belotti 8 centri, Icardi 6 e Kalinic 5 (al quarto posto, assieme ad altri 6 giocatori, c’è Iago Falque con 3 reti).
La sfida nella sfida tra Belotti e Icardi è stata vinta dall’argentino, nella partita dell’andata: terminata 2-1 è decisa proprio dalla doppietta di Icardi e dal temporaneo pareggio griffato dal Gallo. Più decisivo che importante, per le sorti del Torino, come sottolineato da un dato eloquente nella sua immediatezza: senza Belotti i granata non vincono. Mihajlovic non ha potuto contare sull’uomo con la clausola da 100 milioni (valida solo per l’estero) nelle prove dell’andata contro Atalanta, Empoli e Bologna. Turni nei quali il Torino ha segnato appena un gol (con Iago Falque a Bergamo) e raccolto la miseria di un pareggio (0-0 interno contro l’Empoli). Da questo punto di vista domani Mihajlovic potrà stare sereno: Belotti sarà regolarmente al centro dell’attacco granata, pronto a sfidare la difesa dell’Inter e a distanza Icardi per il trono di centravanti più prolifico della massima serie.

Ieri si dava conto del giro d’orizzonte granata in riferimento agli esterni d’attacco: oltre a puntare Cristian Tello, spagnolo del Barcellona che in questa stagione è in prestito alla Fiorentina, il Toro ha più volte mandato un osservatore a seguire la crescita di Amato Ciciretti, talento scaricato dalla Roma, ma tornato in rampa di lancio nel Benevento. Tra un Adem Ljajic che procede a corrente alternata, Iturbe che ha pochi margini per essere riscattato dalla Roma e Boyé che ha talenti ancora tutti da affinare – probabilmente in prestito – i granata cambieranno parecchio, sulle corsie offensive.

Tuttavia non è l’attacco, sempre che il Torino riesca a confermare Andrea Belotti almeno per un’altra stagione, il reparto che necessita di maggiori rinforzi. Da un punto di vista qualitativo, prima ancora che quantitativo. Non serviva la patente da dirigente sportivo, fin dall’estate, per capire che il Toro avrebbe faticato, in fase difensiva. Un po’ perché la tendenza di Mihajlovic è di proporre una squadra offensiva a costo di patire qualcosa dietro, molto perché se a una squadra togli in un colpo solo Bruno Peres, Maksimovic e Glik e non li sostituisci a dovere è lampante che il reparto vada a indebolirsi. Mica è un caso che i granata abbiano un potenziale offensivo da Champions, ma limiti difensivi da squadra che punta alla salvezza. Castan e Rossettini sono ottimi professionisti, ma non hanno la freschezza, né la cifra tecnica di un Maksimovic. Tralasciando che per completare la rosa alla voce difensori in estate è arrivato Ajeti, risultato inadeguato per il Torino, e a gennaio Carlao che nessuno ha ancora visto, ma che a 31 anni compiuti non può certo rappresentare un investimento per il futuro. Una inversione di tendenza, un segno del fatto che la dirigenza punta a correggere la rotta è arrivato nella tarda serata di ieri, allorquando si è appreso del rinnovo di contratto con Kevin Bonifazi: come anticipato, il centrale in prestito alla Spal in estate farà rientro a Torino. Forte di un contratto allungato fino al 2022.

Allo stesso modo, chi per curriculum ed età può essere un colpo interessante da realizzare anche in prospettiva è Lyanco, difensore brasiliano di origini serbe che dopo aver disputato alcune partite con la selezione U19 della Serbia ha preso parte al Sub 20 che si è giocato tra gennaio e febbraio in Ecuador con il Brasile. Vent’anni compiuti da poco (il 1° febbraio scorso), Lyanco può indifferentemente muoversi a destra o a sinistra del reparto difensivo: per lui si sono già mossi, oltre al Toro, alcuni club europei di primissimo livello. Tra questi l’Atletico Madrid e la stessa Juventus. Già, su Lyanco si prospetta un derby di mercato, in vista dell’estate. E come già i granata avevano soffiato Boyé alla Roma, così hanno buone carte da spendere anche in riferimento al giocatore del San Paolo.

Il gradimento del Torino nei confronti di Lyanco è intanto stato confermato dallo stesso presidente del San Paolo: «Sì, anche il Torino ha manifestato un forte interesse per Lyanco», ha fatto sapere attraverso Globoesporte Carlos Augusto de Barros e Silva. Pronto, per il suo gioiello, a incassare 6 milioni di euro più corposi bonus. Un investimento importante, per un ragazzo di 20 anni, ma che addetti ai lavori interpellati sulle qualità del calciatore ritengono sarebbero ben spesi.

Ancora una volta la visita dell’Inter allo stadio Grande Torino porterà grandi soddisfazioni alle casse della società granata. Sono oltre 25.500 gli spettatori che si sono già assicurati un posto per la partita di domani, e i responsabili della biglietteria restano fiduciosi di poter piazzare anche i tagliandi più costosi ancora in vendita. L’obiettivo è quindi di superare i 26.436 spettatori del derby di dicembre, e di fare della gara con i nerazzurri la più vista dell’intera stagione, come già capitato due volte negli scorsi anni.

Negli ultimi quattro confronti al Grande Torino si sono sempre superati i 20 mila spettatori, e per tre volte si è abbattuto addirittura il muro dei 25 mila. In tutte queste partite il contributo dei tifosi interisti è sempre stato consistente, ma mai come quest’anno lo stadio granata rischia di essere preso d’assedio dai sostenitori ospiti, che potrebbero essere non molti meno di quelli del Toro, se non addirittura di più. I numeri infatti certificano stati d’animo completamente opposti tra le due tifoserie: con l’esonero di De Boer e l’insediamento di Pioli sulla panchina nerazzurra, sono tornati risultati ed entusiasmo sugli spalti, da dicembre ad oggi invece il Toro è precipitato in classifica, e in 4 delle ultime 5 uscite, al Grande Torino le presenze si sono mantenute decisamente al di sotto della media stagionale. E proprio la classifica delle presenze allo stadio vede l’Inter come regina del campionato, con oltre 44 mila spettatori a gara, mentre i granata si trovano a metà graduatoria con i quasi 19 mila dell’ex Comunale.

Domenica contro l’Atalanta erano addirittura in 59 mila a San Siro a spingere i ragazzi di Pioli alla goleada. E mentre da una parte si sogna una clamorosa rimonta Champions, dall’altra ci si trova senza più obiettivi quando ancora si devono disputare dieci partite, di cui sei in casa, dove il rendimento degli uomini di Mihajlovic è più che confortante. Una situazione che, che considerata la partenza bruciante, risulta adesso assai deprimente, tanto da lasciar presagire – appunto – un’inedita sfida casalinga in… trasferta. Sarebbe davvero un record infausto per la gestione Cairo, al netto della soddisfazione per l’incasso (pecunia, granata o nerazzurra, non olet).
Al Toro resta una sola via per restituire entusiasmo all’ambiente che tende a scivolare verso una clamorosa indifferenza: tornare a vincere, specie contro rivali di livello; il successo su una big manca dal 2 ottobre, quando dopo la Roma i granata superarono la Fiorentina.

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Le condizioni di Maxi Lopez non preoccupano in vista della prova di sabato alle 18 contro l’Inter. L’argentino, che nella gara d’andata a Milano era stato lanciato nella ripresa da Mihajlovic contro una squadra particolarmente fisica, può continuare a sperare in una chance a gara in corso, se non proprio dall’inizio, nella rivincita del Grande Torino (a San Siro l’Inter si era imposta 2-1: doppietta di Icardi e gol di Belotti).

Se la decisione del tecnico serbo andasse nella direzione di schierare Maxi Lopez dall’inizio (il sudamericano in campionato è sceso in campo con i gradi da titolare soltanto alla terza giornata contro l’Atalanta), allora il Toro modificherebbe leggermente il modulo di riferimento: dal classico 4-3-3 al 4-3-1-2. Un’opzione da tenere in debita considerazione, un po’ perché contro una squadra di corazzieri sarebbe utile la stazza – più asciutta rispetto al passato -, di Maxi, un po’ perché l’argentino attraversa il momento di forma migliore da inizio stagione. In caso contrario, se cioè il biondo centravanti fosse tenuto inizialmente in panchina, si aprirebbero i ballottaggi sulla maglie da assegnare agli esterni offensivi. Iturbe contro la Lazio ha fatto un po’ meglio dei colleghi Ljajic e Iago, quindi sarebbe quantomeno in lotta per un posto al sole con il serbo e lo spagnolo. Dei tre quello che ha maggiormente deluso è stato proprio Iago. Subentrato allo stesso paraguaiano, Iago ha approcciato la partita con una mollezza deleteria. Mettendo sulla bilancia le prestazioni offerte nell’arco dell’intera stagione I’iberico rimane il migliore tra gli esterni d’attacco, altresì è lampante un suo recente calo nel rendimento. Per l’involuzione dimostrata nel girone di ritorno è invece complicato pensare che contro l’Inter possa toccare a Boyé, dal 1’. Per quanto Ljajic non abbia fatto spellare le mani ai tifosi granata, anzi, un colpo risolutore è più facile possa arrivare dal serbo che non dall’ex del Newell’s.
In difesa è intanto probabile il rientro di Castan: recuperato, voglioso di tornare protagonista come dimostra la carica con la quale sta affrontando gli allenamenti, il brasiliano darebbe un turno di riposo a Moretti, impiegato in tutte le gare disputate dal Torino nel 2017. Il brasiliano – che all’opposto nel nuovo anno ha giocato appena 6’ a Reggio Emilia contro il Sassuolo prendendo il posto dello stesso Moretti – nel mezzo della difesa granata agirebbe in coppia con Rossettini.

Affamato, determinato e carico: così prova a ripresentarsi Daniele Baselli, consapevole che bisogna rialzare subito la testa dopo il brutto risultato contro la Lazio. E il modo migliore è certamente farlo in casa, con il proprio pubblico a dare la carica, come afferma il centrocampista granata su Torino Channel: «E’ da inizio anno purtroppo che facciamo più fatica nelle partite fuori casa, ne siamo consci. Stiamo cercando di migliorare, ma sappiamo che allo stadio Grande Torino, davanti ai nostri tifosi, abbiamo una spinta in più per fare bene. A qualcuno può sembrare una sciocchezza, ma è così: i tifosi ci danno tanto e forse è proprio quello che ci manca in trasferta, anche se loro ci sostengono sempre».

L’ultima partita prima della sostaè di quelle toste: l’Inter è in piena forza e galvanizzata dalla recente goleada sull’Atalanta, mentre il Toro fatica a trovare continuità di risultati: «Sì, il calendario non è clemente, dopo una Lazio da quarto posto ora ci riserva un’Inter in grande spolvero. Devo dire però che con i laziali abbiamo preso gol solo alla fine, cercavamo il pareggio e abbiamo beccato un contropiede. I nerazzurri stanno facendo un buon campionato, e arrivano da una partita pazzesca contro l’Atalanta: l’unica arma per fermarli sarà giocarcela a viso aperto, senza aver paura di loro, e cercando di fare il meglio possibile». E le armi a disposizione del Toro sono in buona parte nella testa, nell’atteggiamento: «Non dovremo sbagliare l’approccio come è successo contro la Lazio, ma partire fin da subito a mettere in atto il nostro pressing e fare il nostro gioco. All’andata abbiamo perso, è vero, ma li abbiamo chiusi e fatti faticare».

Un tassello importante potrebbe essere rappresentato da Baselli stesso, che dopo essere stato strigliato da Mihajlovic a inizio stagione per la sua mancanza di cattiveria – agonistica, ovviamente – è tornato a dare qualche segnale positivo: «Un anno in più sulle spalle mi fa sentire più consapevole e maturo, sto cercando di trovare più continuità possibile, e penso nelle ultime partite di averla quasi trovata, ma di certo non basta: devo continuare su questa strada».

Poco importa se hai subito 42 reti in 26 partite di campionato, o se la squadra negli ultimi mesi ha perso diverse posizioni in classifica, perché se ogni gara la interpreti come se fosse una finale, senza risparmiarti mai, entri direttamente nel cuore dei tifosi del Toro. Il feeling tra Joe Hart e i sostenitori granata aveva toccato picchi significativi già in quell’afosa giornata di fine agosto, quando la sede della società venne presa d’assedio per il primo saluto al portiere dell’Inghilterra. Ieri in via Lagrange, presso il Kappa Store, nuovo bagno di folla per l’estremo difensore, acclamato come e più del primo giorno, e ormai eletto idolo dei tifosi, secondo solo a Belotti. E se sul bomber pende una clausola che ne mette in dubbio la permanenza, il portiere sarà costretto invece a tornare a Manchester col finire della stagione, per il termine del prestito strappato ai Citizens. A meno che Cairo non decida di fare uno sforzo, esaudendo i desideri del popolo, cercando di trattenere l’inglese per blindare la porta granata. Il carisma che ha messo fin dal primo giorno al servizio di Mihajlovic è risultato determinante per aumentare la consapevolezza di un gruppo giovane che a livello di esperienza e personalità necessitava di rinforzi. E le reti al passivo sarebbero potute essere decisamente di più se Joe non avesse evitato il peggio in diverse occasioni. Fosse per i tifosi il goalkeeper di Shrewsbury sarebbe immediatamente confermato, a dispetto del prezzo elevato e della concorrenza dei più facoltosi team di Premier League, destinazioni peraltro non graditissime al City che preferirebbe non ritrovarsi il portiere da avversario diretto ai massimi livelli. Hart non ha mai fatto mistero di amare la sua nuova città, e di essere soddisfatto dell’esperienza italiana. «Mi sto godendo questa avventura. Qui tutti sono fantastici con me, la società non mi fa mancare nulla, e i tifosi sono straordinari». Tanto che ieri i granata presenti alla cena organizzata dal Toro Club Punt Masin sono andati in sollucchero, quando con Avelar il portiere inglese è entrato nel capannone destinato alla serata. E sempre ieri sera, anche il Toro Club Nichelino ha promosso una cena, con i granata rappresentati da Acquah e Molinaro accompagnati dal team manager Castellazzi.

Il fattore affettivo

Proprio l’essere diventato in pochissimo tempo un idolo – anche per la disponibilità, il sorriso, l’approccio positivo a prescindere, il rispetto verso il pubblico sempre gratificato dal suo saluto – potrebbe influire sulle sue scelte future, come ha detto Joe pur non sbilanciandosi: «Certamente tutto questo amore potrà incidere sulle mie decisioni e ne terrò conto, però non è l’unica cosa che dovrò considerare. Per ora comunque sono concentrato sulle dieci partite che mancano, a partire dall’Inter: squadra molto forte, in gran forma, ma noi in casa non siamo da meno, e loro lo sanno. Possiamo metterli in difficoltà». A guidare l’attacco sarà Belotti, per cui l’inglese ha parole speciali: «Il Gallo è un giocatore fantastico, non si accontenta mai e vuole sempre migliorare. E’ già un campione di caratura internazionale, e crescerà ancora». Poi il numero 21 granata fa un bilancio di questa stagione iniziata a spron battuto: «Siamo partiti molto bene, poi abbiamo avuto qualche battuta d’arresto di troppo, e non abbiamo portato a casa partite che avremmo potuto vincere. Ora dobbiamo chiudere bene questo campionato, poi la classifica dirà in modo inequivocabile qual è il nostro valore». Se le troppe reti incassate sono un problema, Hart lo riesce a nascondere con doti da attore navigato: «Siamo una squadra molto votata all’attacco, e per questo rischiamo spesso. Dobbiamo comunque continuare a lavorare per migliorare in difesa, giorno dopo giorno». Poi Joe si è concesso all’abbraccio delle centinaia di tifosi accorsi in centro città per una foto o un autografo con lui, ricevendo l’ennesima testimonianza di un affetto che da anni uno straniero al Toro non raccoglieva, fino a saltare al coro «chi non salta è un bianconero», come un granata di lungo corso. Un feeling con la piazza, che considerando anche le prestazioni del portiere, la società dovrebbe davvero provare a non disperdere. Inventarsi qualcosa è possibile: basta volerlo. Cairo, incalzato sul tema, ha detto: «Possiamo lavorarci». Vedremo.

A un certo punto della conferenza di presentazione di Toro-Inter un collega ha chiesto conto a Sinisa Mihajlovic di un presunto mal di gola. Dal tono della voce, in effetti, sembrava che il tecnico serbo fosse reduce da un brutto raffreddore. «No, sto bene, è solo che sono arrabbiato. Con chi? Con me stesso e con i giocatori», ha spiegato l’allenatore granata. Il quale nel corso degli ultimi allenamenti ha urlato parecchio, per trasmettere ai giocatori dettami tattici e motivazioni. Dopo un periodo durante il quale aveva ammorbidito i toni («la pressione va data ma pure tolta», spiegava), adesso Mihajlovic è tornato a vestire i panni che gli sono più congeniali. Quelli del tecnico tendenzialmente infuriato. Un modo di agire che magari fa storcere il naso a qualcuno – anche all’interno dello spogliatoio granata – ma che è pure giusto non venga snaturato. Non deve necessariamente piacere, il serbo, ma portare risultati. E, in proposito, prima di tracciare il bilancio definitivo il Toro deve affrontare ancora 10 gare di campionato. A partire da quella in programma nel tardo pomeriggio contro l’Inter.

«L’Inter è lanciatissima e se in questa stagione può ancora puntare al terzo posto, nella prossima sarà una tra le candidate allo scudetto – continua Mihajlovic -. I nerazzurri sono un treno in corsa, e noi cercheremo di farlo deragliare. Anche perché quando giochiamo in casa siamo un altro Torino. Affrontiamo la squadra più in forma del campionato, però cercheremo di vincere con tutte le nostre forze. Se fuori dal Grande Torino ci manca un po’ di personalità e ci abbassiamo di 10, 15 metri, davanti ai nostri tifosi abbiamo più coraggio, proponiamo tutt’altro tipo di prestazione. Sono consapevole che di fronte avremo una squadra più forte della nostra, ma noi abbiamo le nostre qualità. Voglio vedere un gruppo di giocatori coraggiosi e cattivi, dovremo avere la voglia di non mollare, di fare una grande fase difensiva senza dimenticare di attaccare. Spavaldo e consapevole dei propri mezzi, questo è il Toro che mi aspetto di vedere contro l’Inter. Vogliamo arrivare alla sosta dopo aver regalato un sorriso alla nostra gente. I nerazzurri hanno tecnica, centimetri e chili, ma in tal senso stiamo preparando le nostre contromosse. Impiegherò Acquah e Molinaro, due giocatori che aumentano la fisicità del Torino». Rabbia (da incanalare nel modo giusto), fisicità, cattiveria agonistica: questi gli ingredienti, decisamente aderenti al personaggio Mihajlovic, che l’allenatore del Torino vuole trasferire alla sua squadra, in vista dell’Inter. Nel caso, anche urlando all’indirizzo dei giocatori. Come nel corso delle sedute di allenamento che hanno finito per cambiare il tono della voce, al serbo. Arrabbiato, come vuole sia all’arrabbiata il suo Toro. E l’aspetto tattico? «Non cambieremo modulo. L’Inter è la squadra che crossa di più in campionato, quindi non è questa la partita giusta per un cambio di modulo», sintetizza Mihajlovic. Con rabbia e orgoglio, come piace a lui.

Per una sera HH non sarà sinonimo di Helenio Herrera, nonostante la presenza dell’Inter in campo. La doppia H simboleggerà il confronto tra due dei portieri stranieri più quotati del nostro campionato: Jose Hart e Samir Handanovic. Da una parte, chi ha conosciuto l’Europa che conta tra i pali del Manchester City. Dall’altra, chi non ha mai avuto l’occasione di giocare la Champions League pur essendo uno dei portieri con la media di rigori parati più elevata al mondo.

Proprio questa voglia di Champions League ha indirizzato Handanovic nelle scorse stagioni a una certa fibrillazione che sembrava poterlo portare lontano dall’Inter. Negli anni scorsi erano state soprattutto Bayern Monaco e Barcellona a tentare il portiere sloveno, diventato il numero 1 dell’Inter in questo periodo di lontananza dei nerazzurri dall’ex Coppa Campioni. Difficile rinunciare al palcoscenico più importante per uno dei portieri più forti del mondo. Adesso però tutto è cambiato. Handanovic ha un contatto fino al 2019 e compirà 33 anni a luglio. Non ci sono sirene all’orizzonte (o comunque non così attraenti come nel recente passato) e nemmeno l’Inter si sta guardando intorno in cerca di sostituti. L’arrivo di Suning ha riportato propositi di grandeur alla Pinetina. Quasi simbolica la partita di oggi pomeriggio. Con una vittoria i nerazzurri arriverebbero a -3 dal Napoli che scenderà in campo domani. Un soffio dal terzo posto che vuole dire possibilità di disputare la ChampionsLeague, quella che Handanovic ormai insegue da tutta una carriera.

Hart, al cntrario, non ha di questi problemi. A fine stagione terminerà il suo anno in prestito secco al Torino. Dal punto di vista del cartellino, lo aspetta ancora il Manchester City che in questo momento è terzo in Premier League, quindi ben ancorato alla prossima edizione della Champions. Poi si vedrà se il suo destino sarà ancora con i Citizens (il rapporto con Guardiola è ai minimi termini) o altrove (lo hanno cercato Chelsea, Liverpool, Southampton e non solo) lontano da Manchester, lì dove in fondo è iniziata a nascere anche l’avventura di Hart in Italia. Il primo filo lo ha lanciato Roberto Mancini, allenatore del City campione d’Inghilterra con Hart in porta e pigmalione calcistico di Mihajlovic, ora tecnico dell’inglese al Torino. Il minimo comune denominatore è quello. Hart ha iniziato a preparare il suo addio ai granata con le dichiarazioni di pochi giorni fa: «Il Toro resterà sempre nel mio cuore».

Difficile anche per Cairo trattenere un portiere che è sempre stato abituato a ingaggi robusti e che a 30 anni potrebbe cercare l’ultimo contratto significativo della carriera. Dall’Inghilterra spiegano che Guardiola, come accennato e come dimostrato dalla vicenda di mercato, non sarebbe entusiasta di lui, ma chissà cosa succederà allo spagnolo dopo l’eliminazione col Monaco. Il futuro di chi ha già conosciuto la Champions è decisamente meno chiaro rispetto a quello del collega che non ha mai giocato su quel palcoscenico. Il 33enne sloveno vuole provare le emozioni internazionali già conosciute dal 30enne inglese. La sfida HH è piena di significati nell’intreccio di oggi pomeriggio oggi a Torino. Hart è Handanovic saranno lontani cento metri, ma tanti fili uniranno le loro porte. Pronti di nuovo a recidersi, forse definitivamente, al fischio finale di Banti.

E’ vero, da una parte c’è Andrea Belotti e dall’altra Mauro Icardi che segna da tre partite consecutive (Roma, Cagliari e appunto Atalanta), cosa che non gli riusciva dallo scorso mese di settembre (Pescara, Juventus, Empoli). Ma in casa Inter – o in quella Toro, a seconda da dove la si voglia guardare – ci sono altri due giocatori che potrebbero fare la differenza: Ivan Perisic e Antonio Candreva. Icardi è il finalizzatore, l’uomo copertina, colui che a suon di reti ha riportato in alto l’Inter scalando la classifica dei bomber nerazzurri di tutti i tempi (è quota 74, ora punta Cruz e due totem della storia interista come Milito e Facchetti tutti e tre a 75), ma se Maurito ha raggiunto tale rendimento lo deve anche a chi lo ha rifornito per larghi tratti della stagione, ben prima che si mettesse in moto Banega.

Perisic, quando non si “emargina” dalla partita, è senza dubbio l’uomo che più di altri sa trasformare l’Inter da squadra forte, a imprevedibile e devastante. I suoi spunti in velocità sulla sinistra hanno spesso spaccato i match. In campionato ha servito 6 assist, ma soprattutto ha già segnato 9 gol e si trova così a meno uno dal suo primato di 10 raggiunto in Bundesliga nella stagione ’13-14 (a dire il vero nel ’10-11 in Belgio realizzò addirittura 22 reti fra campionato e playoff con il Club Brugge, ma giocava più avanti, in un torneo di livello inferiore). Perisic – che non giocò la gara d’andata visto che De Boer gli preferì Eder – ha portato molti punti alla squadra nerazzurra a partire dal gol vittoria contro la Juventus nella sfida del 18 settembre a San Siro. Quando il croato trova la via della porta, non è mai banale: praticamente ogni suo gol ha fruttato qualcosa, perché anche contro Palermo (suo l’1-1 finale), Crotone (segnò l’1-0 a cinque minuti dal termine, poi arrivò la doppietta di Icardi), Milan (pareggio nel recupero), Udinese (due gol e successo in rimonta per 2-1), Chievo (3-1 il risultato, suo il 2-1) e lo stesso Cagliari (suoi l’1-0 e il 3-1 che di fatto ha chiuso la partita), le sue reti sono risultate determinanti. Non a caso il croato è uno dei giocatori più corteggiati dell’Inter, con Psg e alcune squadre della Premier interessate.

Anche Candreva è a suo modo un uomo mercato perché Antonio Conte ha provato a portarlo al Chelsea a gennaio, ma i 30 milioni proposti hanno trovato la ferrea opposizione dell’Inter. L’ex ala della Lazio ha segnato molto meno di Perisic, 4 reti, ed è stato meno incisivo sotto porta (fra i gol più importanti il sigillo della vittoria a Sassuolo e il 2-0 che ha chiuso la scorbutica sfida interna con l’Empoli quando Icardi era squalificato), ma ha servito la bellezza di 8 assist che lo issano al secondo posto della speciale graduatoria alle spalle di Callejon. Candreva era il giocatore che mancò molto all’Inter la scorsa stagione, quando Mancini decise di passare al 4-2-3-1 ma non ebbe risposte convincenti con continuità da parte dei vari Biabiany, Brozovic e Ljajic. Con De Boer l’ex laziale era di fatto uno “sforna-cross”, con Pioli, che ben lo conosce, è diventato il vero regista offensivo dell’Inter, l’uomo sì del cross, ma anche dell’ultimo passaggio, del taglio in mezzo o della conclusione dalla distanza. Icardi è pronto a colpire, ma occhio ai due sulle fasce…

«L’Inter è una squadra molto fisica, e per questo, oltre ad Acquah, contro i nerazzurri giocherà Molinaro». Terzino sinistro che ha disputato l’ultima da titolare il 18 settembre scorso contro l’Empoli, prima del brutto infortunio patito proprio nella gara contro i toscani che l’ha costretto ad affrontare una lunga riablitazione (seguita all’operazione per la ricostruzione del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro). Ora, dopo aver ritrovato il campo nella ripresa della sfida contro la Lazio, Molinaro è pronto a opporre il suo metro e ottanta abbondante di altezza agli esterni nerazzurri. «Il ginocchio non mi dà più alcun pensiero – sorride l’ex dello Stoccarda -. Barreca? E’ stato bravo a farsi trovare pronto: conoscevo le sue qualità perché lo avevo seguito bene, nei due precedenti campionati di B».
Cambia qualcosa in difesa, Mihajlovic, per cercare rimedio all’estrema permeabilità del reparto. «Abbiamo il quinto attacco del campionato – ha spiegato il tecnico serbo -, ma anche la quint’ultima difesa del campionato. Da noi o splende il sole o c’è il diluvio, non ci sono mezze misure. Dei troppi gol subiti mi assumo la responsabilità, però è doveroso aggiungere che l’attacco è stato arricchito di uomini e si vede, mentre la difesa è il reparto più modificato. Se a ciò aggiungiamo che davanti li ho quasi sempre avuti tutti a disposizione, mentre la retroguardia è stata penalizzata dai tanti infortuni capitati prima a Molinaro, fuori 25 giornate, poi a Castan e pure a Carlao, si hanno anche delle oggettive spiegazioni ai tanti gol presi». Non lo dice esplicitamente e non potrebbe, essendo il tecnico del Torino e non soltanto del reparto offensivo granata, ma è chiaro che Mihajlovic si sarebbe aspettato qualche rinforzo di maggior qualità, dopo aver visto partire Bruno Peres, ma soprattutto Glik e Maksimovic.

Torna Zappa

Ora, detto che il mercato ha già consegnato il rinnovo di Bonifazi fino al 2022 (il giovane centrale rientrerà a Torino a fine stagione), e che tra gli altri i granata puntano il promettente difensore brasiliano Lyanco del San Paolo, per ora Mihajlovic deve fare di conto con quanto ha a disposizione. E per un Molinaro che torna abile e arruolato c’è ancora un Avelar fuori dai giochi («Spero di riaverlo in panchina dopo la sosta», spiega Mihajlovic) e un Castan a caccia della forma migliore. «Ha recuperato, ma con Molinaro al rientro dopo tanti mesi non posso rischiare di dover cambiare a gara in corso due difensori», la tesi dell’allenatore granata. Il quale presenterà una retroguardia formata, davanti ad Hart, da Zappacosta, Rossettini, Moretti e Molinaro. Una linea che sarà opposta a un attacco da 12 gol nelle ultime due gare. Quattro dei quali segnati da Icardi che, da quota 20 reti, se la gioca con Belotti, attuale re dei bomber con 22 centri. «Belotti non lo cambio nemmeno con Icardi, anche perché il Gallo è ideale per il Toro come Icardi è perfetto per l’Inter. Ecco, averli a disposizione tutti e due non sarebbe male. A inizio stagione Belotti non era al livello dell’argentino, adesso gli si è avvicinato e lo ha pure superato». La difesa granata, contro l’Inter, ha una responsabilità in più: frenare Maurito per lanciare in orbita Belotti.

Non sarà mica normale un trend così. Difatti non è normale. E non è neanche dignitoso, se per dignità si intende la tradizione del Torino. Consumata, certo, dalle gestioni a testa in giù che il club ha dovuto conoscere dalla metà degli Anni 90 in avanti, fino al fallimento cimminelliano. Ma non abbastanza lucidata da Cairo, quantomeno a livelli di eccellenza. Perché, certo, la salvezza viene prima di tutto. E allora la salute di un club, considerando i bilanci e le prospettive di esistenza (e resistenza), assume sicuramente le sembianze di un dato primario, fondamentale e ineludibile. Indi per cui: evviva, i conti del Torino non solo sono in equilibrio, ma sono persino in attivo, da tre bilanci a questa parte. E, stando alle previsioni, in attivo sarà anche il prossimo rendiconto finanziario, fino a prova contraria.

E i tifosi?

La squadra è di nuovo in serie A da 5 campionati, balla tra la fascia bassa della parte sinistra della classifica e quella alta del lato destro, e in un lustro è anche riuscita a centrare la qualificazione in Europa League. Fermiamoci qui: d’accordo, il futuro non è a rischio, il piedistallo economico è di cemento. Ma poi? Le ambizioni? Le prospettive di crescita? I colpacci e i moti d’orgoglio? La simbiosi con le aspettative dei tifosi? Il rispetto della storia e dell’importanza della piazza? Gli investimenti all’altezza dei ricavi? Ecco, sono queste le domande che squarciano il sipario e dilatano l’analisi. Perché se ci soffermiamo a esaminare i risultati del Torino contro le grandi emergono dati penosi, desolanti. Indegni, per l’appunto: non per valutazioni morali, ma perché non sono degni del Torino e di ciò che rappresenta il Torino. Non la stiamo facendo grossa: è questo Toro che è troppo piccolo! Ha il volto della provinciale, ma con le potenzialità e il physique du rôle di una semi-grande d’Italia, soppesando il fatturato attuale, e naturalmente considerando i realistici progressi aggredibili, in termini di aumento dei ricavi. Una squadra che non rispetta abbastanza se stessa: questo è il Toro di Cairo. Che dal 2006 in poi, cioè dal penultimo ritorno in serie A, disputa 105 partite contro le grandi, in 8 campionati, e ne vince soltanto 13: il 12%. Perché le sconfitte sono state addirittura il 57%, e i pareggi il 30%. E l’1% che manca al totale è il classico resto: vale come mancia, un po’ di qui e un po’ di là, una spruzzatina in più per ogni percentuale, oltre le virgole. Ecco, la mancia: quelle che le grandi danno quasi sempre al Toro, a fine partita, con tanti ringraziamenti, dopo la scorpacciata. E in effetti si può davvero disquisire di pasti goduriosi, per gli avversari: vogliamo parlare dei gol?

Niente alibi, per favore

Quelli segnati, in 105 partite, sono stati 99. Quelli subiti, 189. Quasi il doppio. Dai, così non è una cosa seria. Così non è normale. Così non è il Toro. E tra le grandi abbiamo considerato anche la Fiorentina, che pure ha avuto i suoi alti e bassi, e pure belli grandi, in questi ultimi 11 anni.
Un derby vinto: uno solo. E con 22 gol subiti dalla Juve, e solo 6 segnati. E contro il Milan? Manco un successo. L’infografica che pubblichiamo in alto è abbastanza chiara, tanto quanto è abbastanza grama, per il tifoso del Toro. Cioè misera, contrassegnata da stenti, rinunce, afflizioni. Insomma, dai: la gente del Torino mica chiede la Luna, sa benissimo che il fatturato della Juventus piuttosto che dell’Inter è imparagonabile, che al giorno d’oggi i soldi fanno ancor più la differenza rispetto agli Anni 70 e 80. Ma il Torino ha dietro una grande città e un milione di tifosi sparsi in ogni regione d’Italia, è un marchio glorioso riconosciuto in tutto il mondo. E stata una potenza, può essere tranquillamente una santabarbara, una polveriera, e invece è mantenuta al livello delle pistole ad acqua. Si dice, di solito: vorrei, ma non posso. Il Toro potrebbe, ma Cairo non vuole (abbastanza). Lo dicono le sue gestioni, sulla bilancia dei giocatori comprati e di quelli venduti. E per chi si chiedesse: e in Coppa Italia, negli ultimi 2 lustri? Tranquilli, ecco la risposta: 5 partite con le big, una sola vittoria (con la Fiorentina) e 4 sconfitte. Prego, passare oltre.

Andrea Belotti è di Gorlago, 5.000 abitanti, in provincia di Bergamo. Mauro Icardi è nato invece in Argentina, a Rosario, oltre un milione di anime. Terra di fatica quella del Gallo. La Città del Calcio quella di Maurito. Il Gladiatore del gol e il Principe delle aree di rigore: ma sì, le definizioni reggono, anche per aspetto fisico e tradizioni del luogo di nascita. A Rosario sono nati Luis Menotti, Marcelo Bielsa, Leo Messi, Angel Di Maria ed Ever Banega. E di Rosario era pure Ernesto Guevara, più noto come el Che, ma questa è un’altra storia. Gorlago risponde di fatto con il solo Beppe Savoldi, grande centravanti negli Anni 60-70, 168 gol in Serie A, 4 presenze e un gol un Nazionale. Poco azzurro? Ai suoi tempi i conti andavano fatti con Riva, Anastasi, Bonin- segna, Chinaglia, Bettega, Gra- ziani e Pulici per intenderci. Nell’estate del 1975 Savoldi passò dal Bologna al Napoli per 1,4 miliardi di lire più la cessione di Clerici e la metà del cartellino di Rosario Rampanti. Valutazione complessiva? Due miliardi di lire.

L’operazione più costosa fino a quei tempi. Insomma, calcisticamente Gorlago non ha le nobili origini di Roaario , ma Savoldi è pur sempre un buon apripista per Belotti, che in Nazionale ha fra l’altro già fatto meglio con cinque gettoni e tre reti.

CLASSE D’ORO Il «nobile» Icardi a 15 anni vestiva la maglia del Barcellona, e dopo appena una stagione alla Samp, ecco l’Inter nel 2013. L’«operaio» Belotti la gavetta se l’è fatta tutta, e in un certo senso ancora la sta facendo, nonostante il Toro, per varie ragioni, faccia indubbiamente parte della storia mondiale del calcio: Albino- Leffe e Palermo prima dell’approdo in granata per il Gallo. Entrambi classe 1993, Andrea e Mauro hanno tutto per recitare un ruolo da star al prossimo Mondiale, nel 2018. Ma mentre l’italiano ha appunto già fatto breccia nel cuore del suo commissario tecnico, l’argentino è ancora imprigionato in un «muro di gomma» che lo sta rimbalzando con poche argomentazioni di campo. Difficile infatti giustifi care le convocazioni di Pratto e Alario al posto di un ragazzo che qui da noi è capitano dell’Inter e che, coppe comprese, l’ha buttata dentro 85 volte fra nerazzurri e Sampdoria.

SPIETATI Tutto casa e famiglia il Belo, tutta casa e famiglia anche Maurito a dire il vero. Riservatissimo però il primo, parecchio social il secondo, compresa la moglie-procuratrice Wanda Nara. Ciò che comunque interessa Torino e Inter è il killer instinct dei due attaccanti. Numeri da manicomio, soprattutto in questo campionato. Il centravanti della Nazionale è l’attuale capocannoniere: 9 reti di destro, 5 di sinistro, 8 di testa. Bomber completo, grande generosità anche in fase di ripiego, non proprio un cecchino dal dischetto (3 errori), ma autentico carrarmato dell’area di rigore: 21 delle 22 reti sono maturate negli ultimi.

Basta sfogliare l’album dei ricordi per capire quanto sia difficile per il Toro fare la voce grossa contro un avversario che a Torino non perde dal 27 febbraio 1994, quando il Toro di Mondonico si impose per 2-0 sui nerazzurri con reti di Poggi e Cois. Poi 10 vittorie su 12 per l’Inter. A differenza del passato, in casa (sconfitta solo nel derby) la squadra di Mihajlovic si trasforma. E darà filo da torcere all’Inter, anche se Sinisa non vede l’ora di arrivare alla sosta per rimettere in sesto la rosa, ritrovare la miglior condizione di Castan e Molinaro in vista di un finale di stagione con otto gare su dieci abbordabili. «Sapevamo di avere davanti un ciclo quasi proibito – spiega Mihajlovic con un filo di voce, persa nel riprendere i suoi nell’allenamento del giovedì alla Sisport – Abbiamo affrontato Fiorentina, Roma, Lazio, nel mezzo solo il Palermo abbordabile, e ora l’Inter: speriamo di arrivare alla sosta con un sorriso e regalare ai tifosi una piccola impresa. L’Inter ha una rosa da terzo posto, ha qualità, talento, centimetri e chili: possono arrivare terzi e il prossimo anno con un paio di rinforzi lottare per lo scudetto. Nelle ultime dodici partite ne hanno vinte dieci, sono un treno in corsa, cerchiamo di farlo deragliare». Come, non sarà facile.

DIFESA ZOPPA «Siamo il quinto attacco e la quint’ultima difesa. Da noi o splende il sole o diluvia, c’è mancanza di equilibrio e sono io il primo colpevole. C’è però da dire che l’attacco in estate si è arricchito di uomini e sono tutti a disposizione mentre la difesa è stato modificata parecchio e ha pagato anche gli infortuni. E siamo stati poco fortunati anche a centrocampo». Anche contro i nerazzurri coperta corta in mediana (Obi è sempre k.o., Valdifiori è pronto per la panchina), cortissima in difesa: Castan tornerà dopo la sosta, Molinaro giocherà la sua prima gara dal primo minuto a sei mesi dall’intervento al ginocchio. In attacco Maxi Lopez farà la staffetta con Ljajic nella ripresa, così Iturbe per Iago Falque.

Stefano Pioli è tanto carico quanto realista in vista dello sprint finale che inizia oggi a Torino. «La classifica sta dimostrando che le prime cinque del campionato vincono sempre – dice a Premium -. Sono tutte ottime squadre. Juve, Roma e Napoli non sono in quelle posizioni per caso e noi dovremo fare qualcosa di veramente molto importante, dobbiamo fare più punti possibili, partendo dalla prossima sfida». Qualcosa di importante Pioli all’Inter lo sta già facendo. Una rincorsa fatta di continui all-in, in cui la parola pareggio sembra bandita. Dopo il 2-2 nel derby d’esordio, il tecnico di Parma in campionato ha conquistato soltanto vittorie. Ma è anche inciampato proprio negli incroci con le prime tre della classifica.

Vietato fermarsi, insomma, malgrado la sfida in casa del capocannoniere Belotti. «Mi trovo benissimo qui – continua Pioli, osannato dai tifosi durante il match contro l’Atalanta -. La gente mi ha emozionato e mi dà ancora più senso di responsabilità. Però i bilanci si fanno a fine stagione». Anche quelli sul tecnico, che malgrado un contratto sino al 2018 sente le voci sui vari Conte e Simeone. «I programmi futuri? Ci sono persone più adatte di me che ci stanno già lavorando. Noi siamo molto concentrati sul presente perché c’è la possibilità di gettare basi importanti per costruire qualcosadi ancora più grande».

MARTELLO E DETTAGLI Lui per ora costruisce sul campo, dove martella i suoi simulando situazioni tattiche, istruendo la truppa su punti di forza e deboli del prossimo avversario. Nelle esercitazioni di ieri, prima del pranzo e della partenza per Torino, ha insistito sull’11 che ha fatto a fette prima il Cagliari e poi l’Atalanta. Banega quindi si è ripreso la trequarti a spese di Joao Mario – provato dietro a Icardi a metà settimana – e Brozovic era stabilmente tra le riserve. Pioli non trascura davvero alcun dettaglio e a fine seduta ha voluto provare anche diverse soluzioni sui calci piazzati, in attacco e in difesa. Tutti gli angoli li batteva Banega. Un altro segnale che all’argentino in questo momento non si può rinunciare.
TUTTI DISPONIBILI Per Torino sono partiti 24 giocatori. Tutti a disposizione e in forma, come ha annunciato lo stesso Pioli. Unici diffidati Medel e Murillo, che poi faranno parte dei tanti interisti in partenza per le rispettive nazionali. Visto che alcuni torneranno a Milano solo giovedì 30 marzo, giocare contro la Samp lunedì 3 aprile fa solo comodo. Ogni dettaglio è fondamentale se cerchi la rimonta (quasi) impossibile.

Sarà una sfida a suon di gol e assegni da far girare la testa quella tra Andrea Belotti e Mauro leardi. Un confronto a distanza tra due ragazzi nati nel 1993 il cui valore di mercato è già… in tripla cifra quanto a milioni necessari per acquistare i cartellini. Non si scherza con il bomber del Torino e con quello dell’Inter: Cairo ha blindato il suo attaccante con una clausola rescissoria valida per l’estero da 100 milioni, Suning ha risposto con una da 110 milioni come… taglia per il centravanti di Rosario.

Per entrambi una montagna di soldi, ma anche una montagna di gol fatti finora in campionato: il nerazzurro è a quota 20, il granata 2 gradini sopra e occupa il primo posto nella classifica dei cannonieri. Difficile trovare alla loro età due così incisivi in area. L’argentino è già alla quarta stagione con 10 o più reti in Serie A, il Gallo “solo” alla seconda, ma era andato in doppia cifra a 19 anni con l’Albinoleffe in Lega Pro e a 20 anni con il Palermo in B. Il gol insomma ce l’hanno nel sangue fin dalle giovanili e con il passare del tempo sono migliorati. Come succede ai vini più costosi.

MISTER 100 MILIONI. All’estero i loro nomi sono da tempo conosciuti nelle sedi dei top club e la prossima estate torneranno a essere gettonati. Pare complicato che Icardi possa lasciare l’Inter adesso che alla guida della società c’è Suning. Il colosso di Nanchino lo ha messo al centro del progetto tecnico e gli ha fatto firmare un rinnovo di contratto che lo ha trasformato nel giocatore più pagato della squadra. In attesa delTufficialità del prolungamento di Dybala, è il terzo…

Paperone della Serie A (dopo Higuain e De Rossi) e guadagna 4,5 milioni più bonus a stagione. Maurito, anzi la sua moglie-agente Wanda Nara, la scorsa estate ha flirtato con il Napoli e, secondo quanto da dichiarato dalla bionda procuratrice, pure con la Juventus che non aveva ancora preso Higuain. Difficile adesso strapparlo all’Inter; altrettanto complicato convincere 4-2-3-1 lui a lasciare la maglia nerazzurra e la fascia da capitano. Per Belotti il discorso è diverso: la cifra per acquistarlo è più o meno la stessa di Icar- di, ma alla lunga per il Torino trattenerlo sarà complicato viste le ambizioni del ragazzo che ha anche la Nazionale come vetrina. Forse resterà anche la prossima stagione (dipenda da quanto insistente sarà il pressing della Premier League tra qualche mese…), ma dopo i Mondiali, se manterrà un simile rendimento, “incatenarlo” sotto la Mole rischia di essere l’unico modo per non vederlo cambiare formazione.

LA VIA DEL GOL. Entrambi segnano in ogni maniera: di destro, di sinistro e di testa. Icardi è più preciso come rigorista, Belotti forse è più bravo a partecipare alla manovra della squadra. Di certo tutti e 2 sono specializzati in marcature multiple (6 doppiette a una tripletta per Mauro; 2 triplette e 4 doppiette per Andrea) e hanno lasciato il segno nel match d’andata in cui però a sorridere è stato il nerazzurro, decisivo per il 2-1 della formazione allora di De Boer, all’ultima gioia a Milano. Belotti ha firmato 14 delle sue 22 reti nella ripresa ed è letale in particolare nell’ultima mezz’ora (10 centri). La tendenza ad essere sempre più decisivo con il passare dei minuti però ce l’ha anche Icardi. Il numero 9 di Pioli, addirittura, l’ha ancora più marcata rispetto al collega visto i suoi gol nella seconda frazione sono 13 su 20 e che 12 di questi sono maturati nell’ultima mezzora (5 nei 15′ finali, 3 nel recupero). Con loro in campo Tori- no-Inter rischia di non finire fino a che l’arbitro non emetterà il triplice fischio.

Pioli, a Torino fiducia all’undici dei “goleador”

INVIATO AD APPIANO – Stefano Pioli va avanti con la stessa formazione che ha firmato le goleade contro Cagliari e Atalanta. Rivedere in campo un’Inter identica per tre incontri di fila in campionato non succedeva dal settembre 2013 quando Mazzarri non apportò nessun cambio contro Juventus, Sassuolo e Fiorentina. Il tecnico di Parma farà lo stesso adesso e, dopo che in settimana aveva alternato Joao Mario con Banega oltre a dare una chances a Brozovic, ieri nella rifinitura ha insistito tutta la seduta sullo stesso 11 che ha battuto rossoblù e nerazzurri. La squadra a Torino oggi sarà raggiunta da Steven Zhang e dal vice presidente Zanetti.

FUTURO. Pioli va a caccia della 13a vittoria in 17 giornate di campionato ed è concentrato solo sul presente: «Ci sono persone più adatte di me che stanno pensando al futuro – ha detto a Mediaset Premium -, ma è ovvio che i dirigenti ne
parlino anche con me. C’è la volontà di gettare delle basi sulle quali costruire qualcosa di più grande». Tra le opzioni per rinforzare la squadra c’è anche il difensore Gonzalo Rodriguez, parametro zero appetibile: il suo agente, a Radio Blu, ha aperto le porte all’Inter e al Milan. Per Pioli, però, conta solo la squadra attuale: «Per arrivare terzi dobbiamo fare qualcosa di importante, ma niente conti ora».

Le probabili formazioni, pronostico e diretta streaming di Torino-Inter, match valido per la 29a giornata della Serie A, in programma sabato 18 marzo 2017 alle ore 18:00

Probabili formazioni Torino-Inter, 29a giornata Serie A | 18 marzo 2017

Sabato 18 marzo 2017 alle ore 18:00 allo Stadio Olimpico – Grande Torino si giocherà Torino-Inter, gara valida per la 29a giornata della Serie A.

Torna in campo la Serie A con una sfida che, almeno sulla carta, ha importanza solo per gli ospiti. Il Torino arriva infatti alla sfida senza grossi obiettivi di classifica, ma con la voglia di riscattare subito la sconfitta subita lunedì contro la Lazio. I granata in questo campionato hanno alternato alti e bassi e per questo hanno una classifica senza infamia e senza lode: 39 punti che valgono il decimo posto, lontano però dalle posizione europee.

Sebbene dopo il ko contro i biancocelesti il tecnico Sinisa Mihajlovic abbia detto di voler assolutamente tornare a vincere davanti ai propri tifosi, il Torino dovrà vedersela stavolta con una formazione slanciatissima a livello di risultati, gol e condizione psicofisica. Si tratta dell’Inter, reduce dall’incredibile 7-1 all’Atalanta.

I nerazzurri hanno superato in classifica proprio i bergamaschi con un risultato difficilissimo da pronosticare alla vigilia. 54 punti in classifica per la formazione di Stefano Pioli, distante due punti dal quarto posto della Lazio e sei punti dal terzo posto occupato dal Napoli. All’Inter serve ovviamente vincere a Torino per proseguire la rincorsa verso l’Europa, altrimenti aver segnato 7 gol all’Atalanta sarà stato assolutamente inutile.
SUL FRONTE FORMAZIONI: In casa Torino Avelar si è aggiunto a Carlao e Obi in infermeria. Molinaro partita dalla panchina. Nell’Inter dovrebbe essere confermata la confermazione che ha asfaltato l’Atalanta, con Candreva-Banega-Perisic alle spalle di Icardi e la diga Gagliardini-Kondogbia a centrocampo.

Probabili formazioni Torino-Inter, 28a giornata Serie A | 18 marzo 2017

TORINO (4-3-3): Hart; Zappacosta, Castan, Rossettini, Barreca; Valdifiori, Benassi, Baselli; Iago Falque, Belotti, Ljalic. All. Mihajlovic

Indisponibili: Avelar, Carlao, Obi

Squalificati: –

INTER (4-2-3-1): Handanovic, D’Ambrosio, Medel, Miranda, Ansaldi, Gagliardini, Kondogbia, Candreva, Banega, Perisic, Icardi. All.: Pioli

Indisponibili:–

Squalificati: –

Dove vedere Torino-Inter in diretta streaming

DIRETTA STREAMING – Un sito consigliato per guardare in streaming la Serie A è Bet365, scopri il palinsesto adesso (registrazione gratuita) – LEGGI LE INFO

PRONOSTICO E QUOTE TORINO-INTER

Secondo i bookmakers, favorita l’Inter a  2.00, il pareggio paga 3.50, mentre la vittoria del Torino è bancata a 3.60. L’Over viene quotato a 1.57, rispetto all’under dato a  2.35. Il favorito come primo marcatore è Icardi, dato a 3.75.

CONSIGLI: Gara difficile la pronosticare come risultato. Consigliamo dunque di puntare sull’Over 2.5.

Nel modulo cucito da Sinisa Mihajlovic sul Toro il ruolo degli esterni offensivi è centrale. Tanto che il tecnico serbo, in estate, si era speso personalmente per convincere Adem Ljajic a raggiungerlo in granata. Avrebbe dovuto aumentare il tasso tecnico del Toro, l’ex romanista, e magari risolvere qualche gara contro avversarie di livello pari o superiore. Compito assolto molto in parte, visto che Ljajic, al di là del rigore trasformato contro la Lazio all’andata, ha segnato al Palermo (doppietta), all’Udinese, al Cagliari e al Pescara. Meglio ha fatto Iago Falque, in versione light a Roma contro la Lazio, ma in precedenza spesso positivo e decisivo (10 le sue reti, in campionato). Di Boyé si sono perse le tracce dopo un avvio promettente, mentre Martinez è volato in America a cercare fortuna. A gennaio è arrivato Iturbe, che lunedì qualcosa ha fatto vedere, ma che continua a non liberarsi totalmente dalle zavorre mentali che lo hanno frenato a Roma e nel Bournemouth.

I costi

In estate, qualcosa se non molto andrà quindi a cambiare in riferimento agli esterni d’attacco. Boyé potrebbe essere mandato in prestito, Iturbe difficilmente sarà riscattato, e su Ljajic sono in corso le valutazioni del caso. Ecco perché, oltre a un Tello chiesto al Barcellona (ora lo spagnolo è in prestito alla Fiorentina), la dirigenza granata ha più volte preso in esame Amato Ciciretti, gioiello del Benevento che fa la differenza in Serie B, ma senza esperienza in A. Trattasi quindi di scommessa, ma che può valere la pena di essere fatta. Anche solo in considerazione del fatto che il ragazzo cresciuto nel settore giovanile della Roma, in scadenza di contratto con i campani nel 2018, in estate non avrà una valutazione particolarmente alta. Quando a gennaio il Napoli ha rivolto una offerta da 1,5 milioni di euro al Benevento si è sentito rispondere che la valutazione di Ciciretti non scendeva sotto i 5. Cifra fuori logica: nel prossimo mercato l’attaccante esterno si potrà acquistare attorno ai 2 milioni di euro. Difficile, infatti, pensare che i giallorossi decideranno di impuntarsi portando il ragazzo a scadenza di contratto. Così da vederlo firmare, fin dal 1° febbraio 2018, con una società terza senza incassare alcunché.

Il patto

Anche il Toro, intanto, dopo aver mandato più volte un osservatore a visionare Ciciretti ha iniziato a sondare il terreno. Ora tra l’entourage del giocatore e i granata c’è un patto: il ds Petrachi sarà avvertito delle mosse degli altri club, su Ciciretti. La concorrenza sul giocatore, oltre che dal Napoli, in estate arriverà dall’Inter: i nerazzurri hanno l’intenzione di acquisire l’attaccante – che sa agire sia da trequartista che da esterno -, per poi mandarlo una stagione in prestito. Su Ciciretti, comunque, sono date anche un paio di società inglesi e tedesche.

Gol dal fondo

Il talento del Benevento va pesato, in Serie A. Non può essere l’acquisto risolutore, ma può rappresentare una occasione da cogliere. Il gioco varrebbe la candela, come spiegato, per i bassi costi previsti dall’operazione. Ciciretti potrebbe essere testato nella prima parte della stagione. Poi, se fosse ritenuto ancora acerbo (l’età è comunque giusta, visto che ha compiuto 23 anni il 31 dicembre scorso), potrebbe essere mandato in prestito, a gennaio.
Che Ciciretti abbia colpi importanti e potenzialmente letali anche nella massima serie è sancito da gol e assist realizzati in stagione con il Benevento. Basti pensare all’ultima rete datata 11 febbraio, a quel pallone recapitato nella porta del Latina quasi dalla linea di fondo e che ha dato la vittoria alla squadra di Baroni. Pure Gian Piero Ventura ha drizzato le antenne, su Ciciretti: convocato per lo stage azzurro che si è svolto a Coverciano nel novembre scorso.

Poco importa se hai subito 42 reti in 26 partite di campionato, o se la squadra negli ultimi mesi ha perso diverse posizioni in classifica, perché se ogni gara la interpreti come se fosse una finale, senza risparmiarti mai, entri direttamente nel cuore dei tifosi del Toro. Il feeling tra Joe Hart e i sostenitori granata aveva toccato picchi significativi già in quell’afosa giornata di fine agosto, quando la sede della società venne presa d’assedio per il primo saluto al portiere dell’Inghilterra. Ieri in via Lagrange, presso il Kappa Store, nuovo bagno di folla per l’estremo difensore, acclamato come e più del primo giorno, e ormai eletto idolo dei tifosi, secondo solo a Belotti. E se sul bomber pende una clausola che ne mette in dubbio la permanenza, il portiere sarà costretto invece a tornare a Manchester col finire della stagione, per il termine del prestito strappato ai Citizens. A meno che Cairo non decida di fare uno sforzo, esaudendo i desideri del popolo, cercando di trattenere l’inglese per blindare la porta granata. Il carisma che ha messo fin dal primo giorno al servizio di Mihajlovic è risultato determinante per aumentare la consapevolezza di un gruppo giovane che a livello di esperienza e personalità necessitava di rinforzi. E le reti al passivo sarebbero potute essere decisamente di più se Joe non avesse evitato il peggio in diverse occasioni. Fosse per i tifosi il goalkeeper di Shrewsbury sarebbe immediatamente confermato, a dispetto del prezzo elevato e della concorrenza dei più facoltosi team di Premier League, destinazioni peraltro non graditissime al City che preferirebbe non ritrovarsi il portiere da avversario diretto ai massimi livelli. Hart non ha mai fatto mistero di amare la sua nuova città, e di essere soddisfatto dell’esperienza italiana. «Mi sto godendo questa avventura. Qui tutti sono fantastici con me, la società non mi fa mancare nulla, e i tifosi sono straordinari». Tanto che ieri i granata presenti alla cena organizzata dal Toro Club Punt Masin sono andati in sollucchero, quando con Avelar il portiere inglese è entrato nel capannone destinato alla serata. E sempre ieri sera, anche il Toro Club Nichelino ha promosso una cena, con i granata rappresentati da Acquah e Molinaro accompagnati dal team manager Castellazzi.

Il fattore affettivo

Proprio l’essere diventato in pochissimo tempo un idolo – anche per la disponibilità, il sorriso, l’approccio positivo a prescindere, il rispetto verso il pubblico sempre gratificato dal suo saluto – potrebbe influire sulle sue scelte future, come ha detto Joe pur non sbilanciandosi: «Certamente tutto questo amore potrà incidere sulle mie decisioni e ne terrò conto, però non è l’unica cosa che dovrò considerare. Per ora comunque sono concentrato sulle dieci partite che mancano, a partire dall’Inter: squadra molto forte, in gran forma, ma noi in casa non siamo da meno, e loro lo sanno. Possiamo metterli in difficoltà». A guidare l’attacco sarà Belotti, per cui l’inglese ha parole speciali: «Il Gallo è un giocatore fantastico, non si accontenta mai e vuole sempre migliorare. E’ già un campione di caratura internazionale, e crescerà ancora». Poi il numero 21 granata fa un bilancio di questa stagione iniziata a spron battuto: «Siamo partiti molto bene, poi abbiamo avuto qualche battuta d’arresto di troppo, e non abbiamo portato a casa partite che avremmo potuto vincere. Ora dobbiamo chiudere bene questo campionato, poi la classifica dirà in modo inequivocabile qual è il nostro valore». Se le troppe reti incassate sono un problema, Hart lo riesce a nascondere con doti da attore navigato: «Siamo una squadra molto votata all’attacco, e per questo rischiamo spesso. Dobbiamo comunque continuare a lavorare per migliorare in difesa, giorno dopo giorno». Poi Joe si è concesso all’abbraccio delle centinaia di tifosi accorsi in centro città per una foto o un autografo con lui, ricevendo l’ennesima testimonianza di un affetto che da anni uno straniero al Toro non raccoglieva, fino a saltare al coro «chi non salta è un bianconero», come un granata di lungo corso. Un feeling con la piazza, che considerando anche le prestazioni del portiere, la società dovrebbe davvero provare a non disperdere. Inventarsi qualcosa è possibile: basta volerlo. Cairo, incalzato sul tema, ha detto: «Possiamo lavorarci». Vedremo.

Torino-Inter: conferenza e probabili formazioni

“Ci serve una prestazione di alto livello – ha dichiarato Pioli -, il Torino è una squadra che in casa segna molto, ha giocatori importanti, ha un allenatore che sa stimolare. Vero è che siamo consapevoli delle nostre qualità”. Stuzzicato sul confronto Belotti-Icardi, il tecnico nerazzurro esalta ‘Maurito’: “Vedo Icardi capocannoniere alla fine del campionato. Lui è sempre determinante anche quando non segna. Contiamo molto su di lui. Il primo suo pensiero è il bene della squadra”. Nessuna modifica rispetto all’undici dell’ultimo turno. Medel e Miranda al centro della difesa, Murillo in panchina.

Torino-Inter: streaming Sky

Il match verrà trasmesso da Sky. Fischio d’inizio alle ore 18, garantito il servizio streaming con Sky Go. Telecronaca affidata a Federico Zancan, Claudio Onofri sarà la seconda voce. Inviati Paolo Aghemo ed Andrea Paventi.

sabato 18 marzo, ore 18

Torino-Inter Sky Supercalcio HD e Sky Calcio 1 HD

telecronaca Federico Zancan; commento Claudio Onofri;

inviati Paolo Aghemo ed Andrea Paventi

Torino-Inter: streaming Mediaset

Gli abbonati Premium avranno modo a loro volta di assistere all’incontro live. Il tutto pure su pc, smartphone e tablet grazie a Premium Play. In esclusiva assoluta le immagini degli spogliatoi e dei tunnel, le interviste flash a fine primo tempo, il doppio bordocampista e l’archivio di 15 squadre, con le immagini delle partite, degli allenamenti e delle conferenze stampa che solo Premium potrà utilizzare per notiziari e speciali. Sandro Piccinini racconterà la sfida, coadiuvato dalle opinioni tecniche di Massimo Paganin. Simone Cerrano e Marco Barzaghi stazioneranno a bordo campo. Telecronaca tifoso di Christian Recalcati.

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