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Tra presente e futuro, il mercato del Milan prova ad accendersi con l’ultima proposta fatta da Adriano Galliani all’Everton per Gerard Deulofeu. L’amministratore delegato rossonero, nel pomeriggio di ieri, ha presentato un’ulteriore offerta ufficiale per l’esterno catalano che consiste in un prestito oneroso da 500mila euro con diritto di riscatto. Questa formula, approvata anche dalla Sino-Europe Sports, sarà l’ultimo tentativo da parte dei rossoneri per ottenere il via libera al trasferimento, con il ragazzo che ha già fatto sapere di volersi trasferire a Milanello, nonostante nelle ultime ore si sia fatto vivo, con insistenza, anche l’Ajax che vanta rapporti privilegiati con il manager dell’Everton ed ex allenatore dei lancieri, Ronald Koeman.

Ma i buoni uffici degli olandesi potrebbero non bastare davanti alla volontà di Deulofeu, che ha parlato anche nelle ultime ore con il suo allenatore chiedendo di poter andar via. Dopo aver ammorbidito la sua posizione sul giocatore, è stato lo stesso Ronald Koeman a fare il punto della situazione, aprendo proprio con la questione Deulofeu la sua conferenza stampa: «Ho parlato con Geri della sua situazione e se lui troverà una soluzione per giocare con maggior continuità, allora può andare. Ma la decisione finale spetta alla dirigenza del club che deve dire sì o no a eventuali accordi». Koeman ha poi aggiunto: «Io devo pensare al bene della mia squadra e poi a quello dei singoli giocatori. Se Deulofeu troverà una squadra dove giocare di più, sarà libero di andare». Parole che sono suonate come una musica dolce per le orecchie di Adriano Galliani, che ha subito preso la palla al balzo per avanzare la proposta finale del Milan che, adesso, spera in una risposta positiva per regalare a Montella quell’esterno offensivo che tanto gli serve, soprattutto dopo il crollo di rendimento di M’baye Niang che rischia, seriamente, di vedersi scavalcato anche dal potenziale nuovo arrivo.
Detto dei 500 mila euro proposti per il prestito oneroso, emergono anche le cifre per quello che è il riscatto, che è stato fissato a 18 milioni di euro. Ma tutto dipenderà, eventualmente, da come potrà rendere Deulofeu – se arriverà – alla corte di Montella. In caso di rivalutazione del giocatore, il Milan aprirebbe un tavolo di trattativa con gli inglesi provando anche ad abbassare la cifra del riscatto. Il Barcellona, che ha dato il suo via libera alla trattativa senza colpo ferire, ha diritto al 5% della futura rivendita di Deulofeu così come può vantare anche il diritto di recompra, ma di questi tempi, il club catalano non sembra essere intenzionato a riportare all’ovile uno dei tanti prodotti della Masia. I contatti tra le parti sono proseguiti anche ieri sera e oggi ce ne saranno di nuovi, con aggiornamenti attesi dopo pranzo, dai quali Galliani spera di poter ottenere il semaforo verde per completare il trasferimento di Deulofeu.

Per quanto riguarda l’estate, invece, è pronto un importante valzer delle punte che potrebbe cambiare decisamente volto all’attacco milanista. Il pallino di Fassone e Mirabelli è Pierre-Emerick Aubameyang, centravanti del Borussia Dortmund. Lui, che è già transitato da Milanello tra il 2005 e il 2008, potrebbe essere quel centravanti da 20-25 gol stagionali che manca al Milan, anche se sul gabonese ci sono le big d’Europa, con i due Manchester ed il Real e il Dortmund non intende trattare al di sotto dei 70 milioni di euro. Una parte di quei soldi, però, potrebbero arrivare dalla cessione di Carlos Bacca, che a fine anno, a discapito delle parole del suo agente, potrebbe essere messo sul mercato.

In più, nel mirino di Mirabelli – che segue anche il centrocampista Dahoud del Borussia Mönchengladbach -, c’è sempre Keita Balde della Lazio, che potrebbe andare a rimpolpare il reparto degli esterni offensivi, visto che sicuramente Keisuke Honda lascerà il Milan, con il contratto che verrà fatto scadere, ed avrà come destinazione la Major League Soccer. A Montella, poi, piace molto anche Alejandro “Papu” Gomez, che ha già allenato ai tempi del Catania, ma per l’argentino il discorso è relativo sempre e comunque all’estate.

Cinque mesi fa al San Paolo, lo stadio a nemmeno quaranta chilometri da dove è nato, il pubblico di casa lo ha fischiato a più riprese, mentre lui incassava senza troppe colpe quattro gol e, una prodezza dopo l’altra, salvava il Milan dal subirne almeno altrettanti. Domani Gianluigi Donnarumma conta di riscattarsi contro il Napoli a San Siro, uno stadio che ha conquistato a nemmeno diciotto anni, per fare un nuovo passo avanti in una classifica che finalmente fa stare sereni i rossoneri, dopo stagioni amare. «Siamo un bel gruppo, quest’anno c’è un clima molto sereno», ha raccontato il portiere a Milan Tv all’antiviglia di una partita molto sentita per il ragazzo nato a Castellammare di Stabia e cresciuto nella squadra locale del Club Napoli, allevato da Ernesto Ferraro, vero e proprio fabbricante di portieri, da Gennaro Iezzo ad Antonio Mirante. «Ci stiamo preparando bene. E’ una gara importante perchè vogliamo recuperare i punti persi per strada. Speriamo di fare una grande partita. Ci saranno i miei genitori allo stadio. Affrontare il Napoli è sempre emozionante – ha spiegato Donnarumma -. Spero di tornare in Europa, è il nostro primo obiettivo stagionale».

Nell’intervista trasmessa dal canale tematico rossonero non ha trovato spazio il tema del futuro di Donnarumma, né tantomeno il presunto corteggiamento da parte della Juventus. Ma sono legati ai bianconeri alcuni dei ricordi più dolci messi insieme dal portiere napoletano. Ad esempio la parata su Khedira nella vittoria in campionato: «Sono gesti che mi vengono naturali, non so come spiegarla. Il boato di San Siro dopo questa parata è stato indescrivibile». E soprattutto la conquista della Supercoppa italiana a Doha: «Straordinario, è stata una vittoria del gruppo, c’era tanta voglia di vincere. Abbiamo festeggiato tanto dopo la partita, è stata un’emozione indescrivibile». E in Qatar, parando quello di Paulo Dybala, Donnarumma ha confermato di essere affidabile anche sui rigori. «Non so se faccio paura agli avversari. Visto che sono alto, magari occupo tanto spazio. Io cerco sempre di stare lì fino alla fine e restare naturale – ha commentato il diretto interessato, che domani vivrà una sfida diretta con un collega, Pepe Reina, che ha il doppio dei suoi anni -. Mister Magni mi aiuta tanto e lo ringrazio. Quando sono lì cerco di capire dove un giocatore può calciare, è tutto frutto del grande lavoro che faccio in allenamento». Spirito di sacrificio e grande disponibilità, secondo il preparatore dei portieri rossoneri, Alfredo Magni, sono stati decisivi nell’esplosione di Donnarumma, che in questa stagione sta lavorando anche sul gioco con in piedi. «In questo sono migliorato tanto – ha notato il milanista -. Giocare con i piedi è importante nel calcio di oggi, cerco di imitare Neuer in questo che fa praticamente il quinto difensore quando inizia l’azione».

NAPOLI.  Quando una presenza, una parola ha il potere di generare energie inattese. «Non credo che il Real Madrid abbia già la qualificazione in tasca e in tanti che hanno pensato in questo modo, poi hanno pianto dopo»: il tono, lo sguardo, il ghigno di Maradona durante l’intervista a Piùenne, sono messaggi che i calciatori del Napoli hanno assorbito. Per poi trasformarli in determinazione, carica agonistica e certezza nelle proprie, sconfinate possibilità. Madrid è ancora lontana da venire, però quelle frasi di Maradona cancelleranno la comprensibile timidezza che potrebbe riemergere al Santiago Bernabeu: il Pibe de Oro sarà con gli azzurri il 15 febbraio e ha già dato la conferma al club che viaggerà sullo stesso charter che porterà la squadra a Madrid. E’ questo il potere di una leggenda che ti cammina al fianco, lasciarti credere che puoi essere come lui e se pure non dovessi riuscirci, almeno ci avrai provato ad emularlo, al massimo delle tue possibilità. La scintilla è scoccata e il Napoli vuole utilizzarla per infiammarsi già da domani sera a Milano, stadio San Siro, dove si prevede una temperatura da 2 gradi sotto zero.

Farà freddo, ma chi se ne accorgerà? Maradona ha completato l’opera in un Napoli già piacevole e vincente, gli ha cancellato la titubanza, le giovanili indecisioni, la paura di non riuscirci quando ti mancano un po’ di calciatori tra quelli che solitamente giocano titolari. Una caratteristica riscontrabile ancora adesso. Oltre a Milik, che sta procedendo gradualmente verso il ritorno in campo, ora è la difesa ad essere messa nuovamente a dura prova. Koulibaly e Ghoulam (ieri ha perso con l’Algeria contro la Tunisia) sono in Coppa d’Africa e Chiriches continua a svolgere lavoro differenziato. Ieri si sono aggiunti anche Tonelli (ha lavorato in disparte per un affaticamento muscolare) e Albiol, che non si è allenato per un leggero stato influenzale. L’ottimismo dice che dovrebbero recuperare entrambi per la sfida in casa del Milan: il tecnico Sarri finirà di preparare il match questa mattina, con la rifinitura conclusiva, prima di raggiungere Milano nel pomeriggio in charter. Alla scala del calcio scenderà anche Manolo Gabbiadini, avversario contro la formazione che lo ha chiesto al Napoli. Sì, il Milan lo vuole. I primi contatti due mesi fa, quando il ds rossonero in pectore, Massimiliano Mirabelli, chiese informazioni a Giuntoli. La risposta è sempre la stessa: servono 25 milioni, bonus compresi. Il Milan sta lavorando con l’agente Silvio Pagliari per una soluzione diversa, un prestito da 2 milioni con diritto di riscatto a 18. Il Napoli ha detto no e Mirabelli ha chiesto alla dirigenza cinese di formulare una nuova offerta: prestito con obbligo di riscatto a 20 milioni. Resta lo scoglio De Laurentiis, fermo sull’idea di accetterà solo offerte cash e immediate, senza prestito, anche se non intende cedere Gabbiadini ad una potenziale concorrente per la zona Champions. Anche il Southampton, unico club inglese ancora interessato a Manolo, ha fatto intendere che 25 milioni sono troppi. Il manager Claude Puel potrebbe spingersi fino a 15-16 milioni, cifra ritenuta irricevibile dal Napoli.

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Ci vorrebbe una gran palla di vetro, per andare a leggere nel passato: e immaginare come sarebbe andato se….L’estate del 2015, sembra passata un’eternità, è in un’atmosfera cupa, intrisa di incertezza: eppure Aurelio De Laurentiis ha scelto, segretamente, però tentenna, si guarda in giro, porta con sé il fil della propria memoria, quella nella quale c’è un Milan-Empoli che l’ha stregato e l’ha spinto a riflettere. E’ san Valentino, il Napoli ha appena perso a Palermo, ha la percezione che con Rafa Benitez sia finita, e bisogna indirizzare la politica tecnica altrove, che viene infarcita a quell’esibizione a San Siro d’una squadra che avanza senza paura, nella sua eleganza, facendo il diavolo e pure i coperchi. Però ci sono dinamiche che distraggono per un istante e all’improvviso compare Unai Emery all’orizzonte: viaggio lampo a Madrid, una chiacchierata nella quale non compare empatia e che è utile per convincersi di dover osare, dopo aver analizzato ancora.
IL RIBALTONE. Vincenzino Montella è là, un’ombra che vaga, sembra sia in vacanza in Madagascar, e De Laurentiis rimane sospeso con i suoi pensieri, avvolto in una nuvola che in realtà nasconde la realtà sommersa, perché Maurizio Sarri va a Milano, parla con Galliani, sembra l’allenatore rossonero in pectore, proprio mentre Mihajlovic stava scendendo dalla panchina del Napoli: è un attimo, il tempo di intuire che sta cambiando la scena, che bisogna far riemergere i ricordi da se stesso. Montella resta in giro, e si approprierà di san Siro più in là, mentre Sarri – strappato da un palco di Amalfi – viene trascinato nella cena fatale del “Vesuvio” per firmare un’idea nuova. E’ Milan- Napoli con le panchine capovolte, perché poteva essere tutta un’altra storia per chiunque, per questi strateghi della panchina che si specchiano nella rispettiva – differente – bellezza d’un calcio ricercato, per le protagoniste d’una serata che contiene in sé il fascino del mistero. E’ Montella contro Sarri, ma si fa per dire, perché al di là delle convenzioni, dei luoghi comuni e delle apparenze, le analogie si stagliano in questa notte in cui c’è la volontà di palleggiare ad oltranza, c’è il senso pieno di una autorevolezza che traspare, è evidente, è figlia d’una capacità espressiva: però poteva essere un’altra vigilia, semplicemente capovolta.

Vincenzo Montella e il Napoli. Non è stato amore a prima vista e tanto meno lo sarà questa sera a San Siro. Il  2-4 dell’andata ha lasciato il segno non solo in classifica ma anche per come è maturato. «Chi toglierei al Napoli? Reina visto che anche all’andata ha dimostrato di essere molto furbo» ha detto Montella. Reina nel finale della sfida del San Paolo accentuò la caduta su un contatto con Niang facendo espellere il francese per doppia ammonizione. Ma Montella ne ha anche per Sarri con il quale non ha proprio nulla da condividere, sotto tutti i punti di vista. «Si tratta di una partita di alta classifica: vale molto ma non è decisiva – ha precisato Montella – Affrontiamo una squadra fortissima che ha iniziato un percorso internazionale con Benitez ed è costruita con “budget” da Champions, per giocare tre competizioni. Lo dico al mio amico Sarri che ci tiene ai fatturati… Analogie fra me e Sarri? Lo stimo, ma siamo di due generazioni un po’ diverse, basta questo». Quindi il tecnico azzurro deve farsene una ragione: se c’è qualcuno che deve fare bene i…con-ti, questo non è certo il Milan.

TABÙ. Montella deve sfatare un altro tabù. Dopo aver sterilizzato Mihajlovic (2 vittorie e 1 pareggio) e, per il momento, essere in vantaggio per 2-0 su Allegri, Montella da allenatore con il Napoli ha perso 7 volte su 11. L’ambo Napoli-Juventus (nel quarto di finale di Coppa Italia) rischia di essere decisivo per la stagione rossonera. «Siamo tutti molto vicini: si può ambire a qualcosa di più dell’Europa League ma anche rischiare di non andarci – ha aggiunto Montella – La linea è sottile, la concorrenza forte: va alzata l’asticella. L’obiettivo è quello di uscire dalla cosiddetta “zona di comfort”. Comporta coraggio, sfrontatezza, un percorso lungo. Bisogna convincere i ragazzi a uscire dall’ordinario: ci stanno riuscendo, ma bisogna fare ancora di più. Voglio che la squadra mi stupisca ancora». Larrivo di Deulofeu rischia di mettere ancora più in ombra lo smarrito Niang destinato anche questa sera alla panchina. «Deve stare sereno, lavorare meglio di come ha fatto – la raccomandazione di Montella -. Niang ha potenzialità enormi. Il difetto è che vuole colmare le sue lacune nell’immediato. Ci deve arrivare per gradi, con umiltà e sacrificio».

VAN BASTEN. Non chiedete più a Montella se ha sentito Berlusconi («Vi assicuro di sentirlo spesso: quando non succederà più vi avviserò» ha detto ai numerosi cronisti presenti a Milanello) ma state sicuri che la sfida con il Napoli costerà comunque cara all’aeroplanino. «Sono napoletano, ho la famiglia a Napoli: la vivo come un derby – ha spiegato – ma l’unica cosa che mi dà veramente fastidio è quella di essere costretto a comprare i biglietti per San Siro ai miei amici napoletani che verranno qui a tifarmi contro!». Ma come ha fatto Montella a diventare tifoso del Milan nel pieno del boom di Ma-radona? «Mio fratello maggiore mi portò a vedere due partite al San Paolo dove Maradona fece cose incredibili – ha raccontato – ma il mio tifo vero era per il Milan. Io ero innamorato di Van Basten». Chissà che proprio il “pibe de oro” non gli procuri, seppur involontariamente, un pregevole assist proprio questa sera. «Mi auguro che la sua visita a Napoli abbia distratto Sarri e i suoi giocatori» ha svelato Montella.  EROICI. Proprio mentre a Rigopiano venivano salvati i primi superstiti rimasti travolti dalla slavina, Montella ha voluto dedicare il suo primo pensiero alle popolazioni colpite dal terremoto e dalle bufere di neve: «Siamo vicini a chi soffre le molteplici calamità di questi giorni. Con la squadra faremo sentire la nostra vicinanza e il nostro affetto».

Fuuuu: perché sembra passata la “nuttata” che dovrebbe aver portato via anche l’ultima linea di febbre. Ed allora un sospirane di sollievo, con fischiettio in stile-Allegri, ci sta. Fiuuu: perché pure Tonelli si è allenato, è salito sul pullman e poi in aereo, ed ha lasciato che i ragazzi – Milanese, Schiavi, Esposito – partissero (normalmente) con la Primavera: sono tre indizi, complessivamente, e praticamente sanno di prova d’una normalità ritrovata. Però c’è stato un momento, almeno lino all’alba, che a Sarri la tensione l’avrà spinto a perdersi chissà quanto nelle sue nuvole di fumo: Chiriches fuori uso, Koulibaly in coppa d’Africa e poi, tutti assieme e maledettamente anche a rischio Albiol e Tonelli, con settore – quello più abbondante – ridotto a Maksimovic.
A VOI. Poi andrà a finire, quasi quasi, che ci scappi persino per la seconda volta la stessa formazione, però bisognerà aspettare e certo sembra assai improbabile: si deciderà tutto stamattina, in quella che va considerata l’investitura ufficiale per la serata d’onore a san Siro. Il bollettino medico della anti-vigilia raccontava di un Albiol ancora vagamente influenzato: poi si sa che evoluzione ed involuzione non possono essere previste; lo spagnolo non è facile alla resa, anzi il contrario, e la tentazione di esserci è concreta. Sta meno bene Tonelli, che ha avuto problemi di affaticamento, non compatibili con lo sforzo fisico e con il clima: le sue possibilità restano basse, ma poi chissà….

RIECCOLO. Nikola Maksimovic non gioca una partita da titolare da Crotone, quando divenne protagonista e goleador: si è ritrovato in panchina, ha dovuto calarsi in un ruolo per lui diverso, ha aspettato, poi giocato a Firenze – a gara in corso – e in coppa Italia – dal primo minuto – ha consistenza muscolare, concretezza e però deve interpretare la linea. Stavolta tocca a lui, quasi certamente, perché la sua integrità fisica spinge Sarri a tenerlo leggermente in vantaggio rispetto a Tonelli, che nelle gerarchie gli ha soffiato il posto: lui con Albiol, almeno così pare.. Il resto è un Napoli che pare scolpito, in queste giornate, nella testa dell’allenatore: a destra, in difesa, ci sta Hysaj ed a sinistra, ovviamente, ci va Strinic, per completare una retroguardia nella quale il leader sarà Reina (con Albiol). Il Napoli di domenica scorsa si avvicina al Milan con un centrocampo di palleggiatori: Zielinski ha strappato la mediana di destra ad Allan, Jorginho sembra aver riconquistato il tecnico anche attraverso l’autorevolezza nel palleggio ed Hamsik, vabbè, lui è fuori concorso, praticamente come Callejon, inavvicinabili persino nelle considerazioni.

ALL’ATTACCO. Ma i dubbi sono evaporati da un bel po’: il centravanti, però quello vero, è Dries Mertens, che è arrivato a dodici gol in campionato ed ha lasciato accomodare in panchina Gabbiadini (e anche Pavoletti). Ed a sinistra, con il belga trasformato in altro, è saltato qualsiasi forma di ballottaggio: l’esterno di quella zona del campo si chiama Lorenzo Insigne, come sempre verrebbe da dire, visto che in questa stagione lo scugnizzo ne ha saltate – dal fischio d’avvio – appena tre. Quasi quasi, si torna al calcio d’un tempo, recitando la formazione a memoria. C’era una volta il turn-over (in campionato).

Certe notti è tutto più bello. In certi stadi poi, anche di più. San Siro, le sue luci. La scala di un calcio fatto di gradini spesso troppo alti per arrampicarsi davvero. E poi le suggestioni, il fascino, le storie con cui cresci. “Milan l’è semper un gran Milan”. Per carità. E però, quella volta, grande fu lui. Un gigante. Insigne sopra tutti. Si stagliò sugli altri. Si prese gli applausi, i titoloni e quasi quasi anche il pallone: due reti e l’assist ad Allan, di quelli che ti mettono in porta davvero. Non era passato neanche un quarto d’ora. E i napoletani, lassù, stretti in un anello, avevano già capito che ci si poteva divertire. Era la notte giusta. E tutto era nei suoi piedi. Insigne lo scugnizzo venuto al nord. Ispirato, immarcabile, continuo, più forte anche di qualche entrata dura, di quelle botte da partita tirata che ci possono anche stare e che però lasciano lividi e dolori, e che il giorno dopo non vanno via. A Coverciano, nel ritiro della Nazionale, facevano così male da farlo zoppicare. Addirittura andar via tra polemiche e accuse di qua e di là. Insigne così non s’era forse mai visato, al top per autorevolezza e personalità. E neanche l’Italia ci voleva rinunciare. Aveva impressionato col suo calcio, istintivo e fantasioso, benché sempre dentro la partita. Sembrava quello di Pescara. Ma quella non era la B. E contro c’era il Milan.

LO SHOW. Un assist garbato subito, per cominciare. E da lì uno show. Tocchi, guizzi e dribbling, leggero di gambe e di testa, largo a sinistra ma pure in mezzo, padrone della trequarti, decisivo come la qualità gli permette e un po’ gli impone. E lo bacchetta quando non succede. Perché è uno spreco del talento.

LE OCCASIONI. La palla gol per Allan. Poi due tutti suoi, di quelli che è piacevole ricordare. Scambio stretto con Higuain e piattone a girare sul secondo palo, tra le mani di Diego Lopez, enorme in uscita, lesto a chiudere lo specchio, ingombrante e tempestivo. Però battuto. Uno e due volte. Il secondo gol su punizione, da sinistra, la posizione privilegiata per chi fa perno col mancino e la mette morbida di destro; il piede suo. Due passi, coordinazione e concentrazione, pallone sopra la barriera e incrocio e dintorni mirato e centrato. Tre a zero. Anzi 0-3. Che fa effetto ed è più corretto. E su autorete anche 0-4. Non era mai accaduto. Mai il Napoli aveva vinto così largamente e soprattutto con un napoletano in copertina. Insigne la faccia della foto che resta, l’immagine di una notte bella, bellissima. La più bella probabilmente. E non è stata la sola. Il Milan la sua vittima preferita. Insigne non ha mai perso, cinque vittorie e tre pareggi, e a nessuno ha segnato di più. Quattro gol in otto partite giocate. Ma quei due sono per sempre e sono una spinta in più. Energia rinnovabile, convinzione e consapevolezza ulteriore. Uno stimolo aggiunto nella settimana delle motivazioni infinite. Tutto di più. Perché Milan-Napoli è di più. L’importanza della partita, il ricordo di quel che è stato, record personali, obiettivi, classifica e prospettive. E poi Maradona, la spinta maggiore. Lui che nei suoi anni aveva proprio nel Mi- lan la rivale più grande e non l’ha dimenticato. Nel silenzio degli occhi e di due foto abbracciato e stretto a Insigne lì nello spogliatoio di Castel Volturno, c’era il sogno da tifoso di una notte speciale. E lui è pronto. Il San Paolo è casa sua. Ma anche di San Siro ne ha le chiavi. Insigne ha già aperto quella porta.

Hai presente San Siro? La notte del 22 settembre 2013. Minuto 61, che nella smorfia napoletana fa il cacciatore: di attaccanti da record, nella fattispecie. Accadde questo, quella notte, in quell’istante: Mario Balotelli, all’epoca punta rossonera, arriva sul dischetto con il curriculum immacolato di 21 gol su 21 tentativi, ma poi Reina gli rovina la media. Parata e via: la striscia fenomenale di Mario s’infrange sul muro del pianto andaluso. Bei tempi, vero? Belle storie in generale, da quando è il Napoli la sua vita: perché se è vero che nel 2007 il Milan strappò al Liverpool di Pepe (e Rafa) la Champions ad Atene, lo è altrettanto che in cinque confronti giocati in azzurro il portierone è ancora imbattuto. Immacolato tipo Balotelli primo di incrociarlo: sia al San Paolo, sia a San Siro. Grazie anche a San Pepe: come Super Mario non potrà dimenticare mai.

PORTA (NON) BLINDATA. E allora, missione sorriso: nel senso che oggi a Milano bisognerà fare di tutto per cancellare la sfuriata di Reina nel finale con il Pescara. A Pepe quel rigore al 93′, quel gol beccato a tempo scaduto proprio non è andato giù: a giusta ragione, verrebbe da dire. Il Napoli vanta la meravigliosa striscia di 13 risultati utili consecutivi tra campionato e coppe, come nessuno in Italia, però in questa periodo la difesa è rimasta imbattuta soltanto in tre occasioni: con Dinamo Kiev, Inter e Cagliari. L’ultima risale proprio alla trasferta in Sardegna dell’11 dicembre (5-0): nelle successive cinque partite, poi, gli azzurri hanno sempre subito almeno una rete (Samp, Spezia e Pescara) e al massimo tre (Fiorentina e Torino). Per un totale di 9 gol in 5 gare. Troppi: per fortuna di Sarri, l’attacco è super.

BEI RICORDI. A questo punto la domanda ricorre: hai presente San Siro? Il 4-0 della stagione precedente sarebbe il ricordo perfetto, sia per le proporzioni della vittoria sia per lo zero alla voce reti subite, però c’è da scommettere che a Reina vada benissimo anche il 2-1 del 2013. La sua prima volta con il Milan a Milano da giocatore del Napoli, nonché la prima vittoria azzurra da quelle parti dopo un digiuno lungo 27 anni (altro 2-1 firmato Maradona e Giordano). A Pepe, poi, riuscì l’impresa nell’impresa: la parata a Balotelli su rigore che valse sia a blindare il risultato e a regalare la vittoria ai suoi, sia a interrompere la mitica striscia di 21 rigori su 21 di un tiratore fino a quel momento infallibile.

LUI E IL MILAN. Escludendo la finale di Champions persa con il Liverpool ad Atene dodici anni fa per 2-1, e dunque calcolando esclusivamente gli incroci con la maglia del Napoli, la tradizione personale di Reina con il Milan è davvero molto brillante. Bilancio: 4 vittorie e un pareggio in cinque partite. Tre giocate al San Paolo e due a San Siro. L’ultima in casa, ovvero quella vinta per 4-2 nel girone d’andata, non fu però impeccabile per lui: dopo tante prestazioni a braccia alzate con i rossoneri, qualche mese fa Pepe incappò in una serata piuttosto storta che Niang riuscì a capitalizzare con il gol del momentaneo 2-1.

DESTINO AZZURRO. Niente drammi, cose che capitano anche ai migliori. Cose che probabilmente hanno contribuito a far schizzare la rabbia dell’orgoglioso Reina esplosa poi con il Pescara: sa bene, dall’alto della sua esperienza, che per vincere bisogna crescere in fase difensiva a tutti i livelli (23 gol subiti); sa perfettamente, il grande Pepe, cosa si può e cosa invece si deve assolutamente migliorare. Non è un caso che lui sia il leader indiscusso, di questa squadra. Non è un caso che la sua è una presenza fondamentale: nei palmi delle sue ma- none c’è il destino del Napoli. Oggi più che mai.

Napoletano sicuramente atipico, Vincenzo Montella ha utilizzato la vigilia della sfida al Napoli per lanciare piccole ma decise frecciatine ai rivali odierni. Siccome non appartiene alla schiere dei tecnici “polemisti” a tutti i costi, le sue parole hanno fatto ancor più rumore. Sempre partendo, però, da un suo senso si appartenenza che non vuole comunque essere scalfito dall’attualità: «La mia napoletanità è totale, al punto che questa partita, per me, è un vero derby». La classica dolce caramellina, prima di servire polpettine più o meno avvelenate.

Partiamo da Maurizio Sarri. Si intuisce che non c’è grande feeling umano. Ma sicuramente grande ammirazione tecnica: «Gli piace molto il possesso palla e il fraseggio, le sue squadre sono molto riconoscibili e questo è il complimento migliore per un tecnico. Lo stimo molto come allenatore anche se apparteniamo a due generazioni differenti». Parla benissimo di come gioca il Napoli e non è solo un modo per mettere le mani avanti in vista della gara di questa sera: «E’ tra le squadre che praticano il miglior calcio in Europa». E poi, anche a voler ribadire il livello della gara che attende stasera il Milan: «Affrontiamo una squadra fortissima che ha iniziato un percorso internazionale con Benitez ed è costruita con budget da Champions, per giocare tre competizioni. Lo dico al mio amico Sarri che ci tiene ai fatturati…». Eccola la frecciatina.

Ma non c’è solamente Sarri nel mirino di Montella. Che non ha dimenticato la gara dell’andata e quell’espulsione di Niang che certamente ha cancellato le residue speranze rossonere di riagguantare il pareggio. «Se mi chiedete di togliere un giocatore al Napoli, non ho dubbi: toglierei Reina. Così, non solo rimangono senza portiere, così magari per noi segnare diventa più facile, ma soprattutto togliamo dal match uno che all’andata ha dimostrato di essere molto furbo. L’episodio, come accennato, è relativo all’espulsione di Niang: già ammonito, il francese andò a disturbare il rinvio del portiere, che cadde al suolo mentre era stato appena sfiorato. Secondo giallo, con il punteggio sul 3-2 per il Napoli.
Gli amici E per non risparmiare proprio nessuno, ecco anche la battutina ai suoi amici napoletani: «Ma vi rendete conto? Quando gioco contro il Napoli, mi tocca pure spendere un sacco di soldi per regalare i biglietti del match ai miei amici, che poi mi tifano pure contro… ».

Insomma, per tanti motivi a Montella sembra proprio non piacere affrontare il suo Napoli. Eppure gli tocca, così come gli toccherà, mercoledì, ri-sfidare la Juventus in Coppa Italia, in una partita da dentro o fuori. Due partite che possono rappresentare davvero un momento decisivo per la stagione del Milan. «Già che siamo alla vigilia di Milan-Napoli, mai frase è più adatta: gli esami non finiscono mai, questo è un esame importante ma poi ce ne saranno altri. Però non possiamo dire che la nostra stagione termini dopo queste due partite».
Milanista da sempre
Ma un’altra curiosità necessità di risposta, alla vigilia di Milan-Napoli: ma come ha fatto un ragazzino cresciuto nella Napoli di Maradona a tifare per il Milan? «E’ così. ricordo di essere andato due volte a vedere il Napoli. Due vittorie di goleada, con Maradona che aveva segnato da metà campo e da calcio d’angolo. Eppure per me esisteva solo Van Basten». Ha però seguito i festeggiamenti, in settimana, per il ritorno di Diego a Napoli e l’occasione è propizia per l’ultima frecciatina: «Speriamo che si siano distratti per festeggiarlo…».

NAPOLI  «Non firmo per il secondo posto», il nuovo Maurizio Sarri è ambizioso, spavaldo e affamato, proprio come Maradona. Sono bastate poche parole pronunciate dal più grande calciatore di tutti i tempi per far accrescere l’autostima della squadra e pure del tecnico, che non vuole precludersi nessun obiettivo. Se Diego allerta il Real Madrid, il Napoli non può avere paura di giocarsela a San Siro contro il Milan e toccherà a Sarri dare un segnale forte anche all’Italia. Maradona in pochi giorni è riuscito a trasferire quella consapevolezza di forza a tutto l’ambiente, ormai pronto a gioire ancora. E mentre Montella spera che la sua presenza abbia “distratto” il Napoli, Sarri si augura che sia proprio il Pibe a dare una carica ulteriore. «Mi auguro che le stesse sensazioni che ho vissuto io, Maradona le abbia lasciate anche ai calciatori che magari direttamente non l’hanno vissuto. Averlo accanto non ci può dare altro che grandi motivazioni. Mi auguro sia stata una iniezione di determinazione». Non sarà facile, ma il Napoli dovrà dimostrare di essere reattivo già stasera, quando proverà a rompere l’incantesimo del Meazza, stadio in cui il Milan non perde da 8 turni di campionato (6 vittorie 2 pareggi) tenendo la porta inviolata nelle ultime 2 gare. «Contro un avversario forte come il Milan capiremo a che punto siamo. Questo è un campionato strano: bisogna vincere contro le medio-piccole e far bene negli scontri diretti per restare nell’alta classifica. Non possiamo permetterci passi falsi».

Che striscia  Maurizio Sarri allerta i suoi: stasera non sarà una passeggiata e ci vorrà una delle migliori prestazioni per continuare la striscia positiva di risultati che in campionato dura da 9 gare. Certo è che stasera Milan-Napoli offrirà uno spettacolo bello, una sfida tra due filosofie di gioco propositivo. «Sarà un banco di prova forte, feroce, importante per entrambe – ha detto Sarri – e ci dirà a che punto siamo, se mentalmente abbiamo fatto passi in avanti. Noi dovremo interpretare bene i momenti della partita nonostante l’emergenza difensiva». Con Koulibaly e Ghoulam assenti perché impegnati in coppa d’Africa, Chiriches non convocato, Albiol alle prese con un attacco influenzale e Tonelli in via di recupero a causa di un affaticamento muscolare, Sarri ha davvero gli uomini contati. «Albiol spero di recuperarlo – spiega il tecnico – e Tonelli si è allenato quasi per intero, mentre Maksimovic sta abbastanza bene. In ogni caso, decideremo solo all’ultimo chi schierare». A centrocampo invece, il tecnico avrà una vasta scelta anche se Allan dovrebbe essere preferito a Zielinski e Jorginho è in vantaggio su Diawara. Sicura, invece, è la presenza di Hamsik, perno principale del gioco del Napoli e sempre più determinante: basti pensare che è il giocatore che in Serie A completa più passaggi nella metà campo avversaria (938). In fase offensiva, Sarri si affiderà nuovamente al tridente dei piccoletti con Mertens punta centrale e la coppia Callejon-Insigne.

Gerard Deulofeu sarà un nuovo giocatore del Milan. Anzi no. Cioè forse. Ma intanto il Milan ha dovuto togliere in tutta fretta la news e i messaggi su siti e social, perché L’Everton è andato su tutte le furie per un annuncio che evdidentemente non era stato concordato. E che gli inglesi non volevano avvenisse prima delle visite mediche. Così, in tarda serata, l’affare fatto è diventato un affare che si farà. Cambia la forma, ma la sostanza non dovrebbe essere messa in discussione da questa rabbia dell’Everton. Che ieri aveva risposoto al Milan con l’accettazione della proposta rossonera, dalla quale però è stato tolto il diritto di riscatto, originariamente fissato a 18 milioni di euro. Il giocatore, dunque, arriva (arriverà? dovrebbe arrivare?) in prestito secco oneroso, con un esborso di 500 mila euro che verranno versati nelle casse degli inglesi dalla Sino-Europe Sports, che in attesa del closing, ha finanziato l’operazione, condotta in prima persona da Adriano Galliani. Il giocatore, che ha visto così premiata la sua volontà di approdare alla corte di Vincenzo Montella, è atteso per la giornata di domani a Milano mentre lunedì sosterrà le visite mediche e a quel punto, con un nuovo annuncio, potrà persino essere a disposizione per la partita di Coppa Italia di mercoledì, allo Stadium, contro la Juventus.

Cadute così le altre offerte arrivate all’Everton per l’esterno catalano, soprattutto quella del Wolfsburg, che a livello prettamente economico era superiore rispetto a quella del Milan. Un bel regalo, per Montella, che potrà così contare su quell’esterno che tanto aveva desiderato e che potrà anche permettergli di gestire meglio la situazione di Niang, in calo psico-fisico rispetto alla prima parte di stagione. Sulla trattativa era già arrivato il placet del Barcellona, che sul giocatore vanta il diritto di recompra.

Capace di giocare sia sulla fascia destra sia su quella mancina, Deulofeu spera di trovare al Milan quello spazio che Koeman, nell’ultimo mese, non gli ha concesso, mandandolo spesso in tribuna. La sua duttilità potrà essere un elemento importante per questo Milan, con Bonaventura e Suso che potranno così avere anche un cambio di qualità con Jack che, in determinate partite, potrà anche giocare sullo stesso binario di Deulofeu, arretrando però a centrocampo come mezz’ala.

Tutto passa: e adesso che sono volati via sei mesi, ed è stato elaborato l’addio, ciò che resta di quella torrida estate, della malinconia, del pessimismo acuto, è un pallido ricordo che viene schiacciato di partita in partita, illuminandosi dalla luce ch’è comparsa oltre il tunnel spalancatosi con l’addio di Higuain. Quarantacinque gol come neanche con Sua Maestà: eppure è capitano appena un anno fa, la stagione delle centosei reti, trentasei delle quali autografate da Higuain, divenuto inevitabilmente, storicamente, Imperatore di sempre tra i cannonieri di questo calcio. Ma a luglio, nel momento dell’addio…
DA RECORD. La gioiosa macchina infernale ha ricominciato in fretta ad esibire il meglio del proprio patrimonio tecnico, ha cicatrizzato la ferita attraverso gli interventi prodigiosi ed a raffica di Arkadiusz Milik e poi, quando la sorte ha deciso di intervenire ancora, e maldestramente, ha riscoperto all’interno del proprio copione (il 4-3-3), soluzioni alternative: c’è vita su Mertens, perché la svolta comincia proprio nel momento in cui il belga si impossessa del ruolo e dei movimenti e stordisce chiunque, forse anche se stesso, con triplette e poker e, statisticamente. Il Napoli dell’ultimo mese fa paura: diciotto reti in cinque partite, in cui abbondare è divenuto semplice, meccanico, quasi naturale. E a quarantacinque gol, alla ventesima giornata, neanche quella squadra capace di abbattere qualsiasi primato con el Pipita, né le due di Rafa Benitez, che

pure alla fine arrivarono a centoquattro. E’ un meccanismo perfidamente perfetto, che ha mandato in porta tredici protagonisti diversi, che ha scoperto il contributo netto dei difensori centrali (ci sono riusciti tutti, tranne Albiol) e se riuscire a sommergere quel record, forse sarà esclusivamente «colpa» della qualità degli avversari di Champions, nettamente superiore alla consistenza delle antagoniste d’Europa League dell’anno scorso.
LO STACCO. E’ una tendenza comunque regolare, che si è manifestata immediatamente, sin dalla prima giornata, quando per esorcizzare il fantasma di Higuain il Napoli è partito sparato: due gol al Pescara ma quattro al Milan, poi tre a Palermo ed altrettanti al Bologna.
C’è stata una flessione, ovvio, cominciata a Marassi con il Genoa, durata due mesi circa, ed è servito per studia- 0re all’interno di se stesso nuove strategie offensive, esaltate dalla esuberanza di Mertens, che ha modificato l’umore ed ache la classifica.
IL SOLITO. Hamsik continua, imperterrito, da dieci anni, a segnare in maniera gioiosamente ripetitiva nella fase ascendente della stagione: stavolta s’è intestar

dito ed ha imboccato la stessa strada pure in quella discendente; ma la sopresa è arrivata dalla retroguardia, da Chiriches e da Tonelli – che nelle proprie corde hanno certe irruzioni – e da uno Zielinski che s’è sciolto dalla distanza.
LE DISTANZE. Ci sono quattro gol in più, in questo Napoli che pure alla vigilia del campionato era consapevole di averne perso trentasei: è la conferma della bontà d’un calcio verticale, stavolta benedetto qua e là anche dalle cosiddette palle inattive ma soprattutto ispirato dalla varietà di schemi che portano chiunque dentro l’area. Il miglior attacco della serie A è quello del Napoli, che ha scoperto di saper sopravvivere – ed in che modo – anche alla fuga di un cervello: il festival del gol continua…

Jorginho o Diawara? Continua a essere questo il dilemma, con la bilancia che dall’inizio della stagione pende un po’ da una parte e un po’ dall’altra. Ma Jor- ge Luiz Frello Filho, in arte Jorginho, non sembra curarsene più di tanto. «Non sono tanto importanti Jorginho o Diawara, ma la cosa che più conta è che il Napoli riesca a giocare come si deve, a esprimere il giusto calcio»: così l’italo-brasilia- no dirime di netto la questione ai microfoni di radio Kiss Kiss Napoli, continuando ad argomentare sui temi di più stretta attualità. Con la consueta spontaneità e semplicità, rispecchianti anche il suo modo di stare in campo.
HO VISTO MARADONA. Molto preso come e forse più degli altri dalla visita a sorpresa di Maradona durante l’allenamento
di mercoledì, ci torna su e gli brillano gli occhi nel rievocare quei momenti. Pregnanti d’emozione, per lui e per tutti coloro che l’hanno accolto a Castel Volturno. «Non potevo non farmi una foto con lui, un personaggio del genere non è che ti capiti davanti tutti i
«Il ballottaggio con Diawara? L’importante è riuscire a esprimere il giusto calcio»
giorni. E’ stata un’emozione davvero unica, una giornata indimenticabile, perché lui ha scritto la storia del calcio napoletano ma anche quella mondiale. Una visita speciale, tanto che Sarri, mai visto così emozionato, ha interrotto l’allenamento. Cosa mai successa. Abbiamo chiesto a Diego di venire più spesso a trovarci,
lui ci ha regalato delle belle parole per caricarci in vista della sfida con il Milan. Maradona verrà con noi a Madrid? Magari, perché ovunque vada, porta sempre un qualcosa in più. E’ stata una parentesi speciale, ma adesso noi dobbiamo pensare solo alla prossima partita».
IL MILAN E LA JUVE. Dal Pibe al campo il passo è breve, anche perché i rossoneri incombono. Questione di ore ormai. Ecco come la pensa Jorge sull’argomento: «Non sarà assolutamente una partita semplice. Si tratta di una squadra molto ben organizzata, che in casa ha qualcosa in più. Dal canto nostro, dobbiamo cercare di non commettere errori per batterli, dobbiamo abituarci a vincere sempre, anche in stadi così belli e importanti come quello di San Siro». Dal Milan il pensiero poi corre inevitabilmente alla Juve, anche se mancano
ancora più di due mesi al ritorno di Madame al San Paolo (a meno che non la si ritrovi nelle semifinali di Coppa Italia): «Sì però noi adesso non dobbiamo pensarci. Non dobbiamo fare altro che caricarci da soli, badando solo a noi stessi, cercando di restare sem-
«Non pensiamo alla Juve, manca ancora un girone e la corsa al titolo è molto lunga»
pre molto concentrati. E’ un campionato molto bello ed equilibrato, con ancora tutto in gioco: manca un girone e la corsa perciò è lunga…».
LA COPPA. Arriva prima quella nazionale, prima cioè della doppia sfida-Re- al: «Noi non vogliamo mollare niente. Quello con la
Fiorentina sarà un match importante, c’è in palio un trofeo e abbiamo bisogno di uno stadio pieno, della carica che ci trasmettono i tifosi». A loro si rivolge poi con un accorato appello: «Chiedo il vostro aiuto e sostegno. C’è bisogno di voi per caricarci ogni partita, noi scenderemo in campo con la voglia di vincere sempre». Jorginho, dopo essere tornato un po’ nell’ombra per un paio di mesi, ha visto di recente risalire le sue quotazioni, riuscendo il più delle volte a prevalere nell’immancabile confronto con Diawara, che pareva averlo scalzato dopo la sconfitta interna di metà ottobre a opera della Roma. Ma lui non ha mai mollato, continuando ad allenarsi con la consueta abnegazione, sino a riguadagnare posizioni su posizioni. Facile perciò che lo si riveda in campo anche domani notte.

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