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Nainggolan alla prova del cuore A Cagliari l’esordio e l’amore ai rossoblù non ha mai segnato

La rincorsa della Roma continua. E chissà che questa sera le distanze dalla Juventus, impegnata all’ora di pranzo contro la Lazio, non siano ancora più esigue di quanto non lo siano già adesso. O ribaltate. Spalletti preferisce non pensarci ma lancia un segnale ben preciso: «Noi facciamo sul serio, la gente se n’è accorta e per questo ci spinge. Ho una sola sensazione, lo ripeto. Noi facciamo e vogliamo fare sul serio. Siamo una squadra seria e facciamo le cose seriamente, con tanti giocatori di un’altra pasta». Discorso che riguarda anche Nainggolan, sempre più uomo squadra e goleador (13 reti dall’arrivo del tecnico toscano): «Io direi che vale quanto Pogba. Radja è un calciatore completo, un calciatore forte, una razza di quelle forti. E’ un confronto che regge, c’è qualche anno di differenza con Pogba, ma per quanto riguarda il valore in campo e la sostanza espressa in quello che fa il paragone ci sta».

Una valutazione da direttore sportivo. E a tal proposito, quando gli viene ricordata la recente intervista di Sabatini nella quale l’ex direttore sportivo giallorosso dichiara che nella Roma ci sono quattro centri di potere (Roma, Londra, dove c’è Baldini, Boston e la Spagna, del futuro direttore sportivo Monchi), la replica non tarda ad arrivare: «Io veramente sapevo che erano cinque. Londra, Boston, Roma, Spagna e il quartiere Torrino, dove abita lui. Perché anche lui è un centro di potere». L’allusione al fatto che Sabatini graviti ancora in orbita Roma, aiutando Massara sul mercato, aleggia nell’aria. Spalletti la coglie al volo e preferisce precisare «che se stiamo facendo bene in questo campionato, è perché tutti quelli che ci hanno lavorato hanno fatto bene. Quindi anche Sabatini. Di centri d’importanza però ne esiste solo uno: il campo».

Il Cagliari è alle porte e proprio la gara dell’andata, con i giallorossi avanti 2-0 e poi recuperati sul 2-2, è uno dei rimpianti maggiori del girone d’andata: «Proprio oggi ho rivisto l’immagine di quando, nel finale di gara, sbattevo i pugni per terra dopo i due gol che avevamo sbagliato. Mi dispiaceva perché potevamo vincere. Riguardando però il match il pari è stato giusto e abbiamo colto anche degli insegnamenti. Ora vogliamo far vedere ai sardi che non siamo quelli dell’andata. Troveremo una squadra in salute, hanno vinto col Genoa, hanno costretto il Milan a sudare sino all’ultimo minuto. Rastelli è un allenatore emergente che fa giocare la squadra in modo veloce e aggressivo. Dovremo stare attenti».
Attenzione che non manca nemmeno sul mercato. Se una settimana fa era sembrato preoccupato per l’immobilismo del club («Il problema verrà a febbraio con 11 partite in 40 giorni. Lì se non hai il numero non ne esci vivo. Può capitare che tra infortuni e squalifiche non si arrivi neanche a 11 giocatori») ieri è sembrato molto più sereno. Quasi che i segnali di apertura registrati su Defrel lo inducano ad aspettarselo la prossima settimana a Trigoria: «Dice bene Pallotta, invece di parlare degli altri, facciamo i complimenti ai nostri. Se però capiterà qualche giocatore di livello per dare un contributo di qualità va bene. Se non capita restiamo così e siamo competitivi a tutti i livelli».
Poi il tecnico precisa: «Non ci servono calciatori per fare numero. Non siamo poi così pochi, se riusciamo a farli funzionare tutti sono più che sufficienti». La sensazione è che tra qualche giorno potrebbe essere accontentato.

In modalità emergenza. Quattro “primavera” convocati e organico ridotto a centrocampo. Cagliari che si appresta ad affrontare la trasferta in casa-Roma con marcata sofferenza nella zona nevralgica. L’arrivo di Faragò da Novara, in settimana, ha in parte attenuato il “deficit” numerico, anche se il giocatore dovrà dimostrare la sua attitudine ad alti livelli, non avendo mai messo piede in campo in A. In attesa di Deiola, che rientrerà alla base dal prestito allo Spezia. Rastelli si interroga esclusivamente su particolari, come la coppia d’attacco e le corsie esterne di difesa. Pensiero stupendo: riproporre il 4-4-2 con accorgimenti tattici studiati in funzione dell’avversario, per bloccare le fonti di gioco romaniste e creare densità in mezzo. Il fine è quello di provare a racimolare qualcosa all’Olimpico, dove storicamente i rossoblù non hanno mai sfigurato. E’ vero che nei 36 confronti casalinghi la Roma ha vinto 17 volte (15 i pareggi, 4 le vittorie del Cagliari), ma nelle ultime 4 uscite nello stadio romano, la compagine sarda ha vinto 2 volte (settembre 2011 e febbraio 2013).
Dopo le festività natalizie un cambio di rotta. La difesa appare più quadrata e, al momento, non vi sono stati segnali di cali improvvisi di concentrazione, come accaduto in talune circostanze nel girone di andata, che hanno minato le certezze. Il vantaggio sulla terz’ultima è cospicuo e la forza dei nervi distesi potrebbe giocare a favore dei rossoblù. «Sarà importante interpretare in maniera ottimale le due fasi. Magari facendo tesoro degli errori commessi in passato. Non solo: occorre la partita perfetta per tornare indenni».

Sul mercato, Rastelli è sintetico: «Arriveranno due elementi. Uno è Deiola, per l’altro vedremo». Complicatasi la trattativa per Miangue dell’Inter, si vira in altre direzioni. Urge un esterno sinistro in difesa che possa interagire sulla fascia ed essere alternativa a Murru. Ma servirà pure un attaccante, se Giannetti sarà ceduto e considerato che Melchiorri è “out” per alcuni mesi.

Tutti insieme, fino alla fine. L’estate è lontana, quando i palloni smetteranno di rotolare ci sarà tempo per pianificare il futuro valutare altre scelte professionali, ma a gennaio i giocatori della Roma non si muovono. Lo hanno detto pubblicamente, come accaduto due giorni fa a Toni Rudiger, ma anche privatamente ai dirigenti: siamo qui, non ce ne andiamo per nessun motivo proprio adesso che possiamo vincere. Il denaro può attendere, o anche no. Di sicuro oggi non è la priorità per chi frequenta la Roma: quest’anno Trigoria può far rima con gloria e di conseguenza storia.

IL PATTO. I soldi non c’entrano, evviva. C’è chi non è soddisfatto della propria condizione contrattuale, tipo Ko- stas Manolas che guadagna meno di Juan Jesus e incassò da Sabatini una promessa di adeguamento mai realizzata. Il suo contratto fino al 2019, dopo decine di incontri con l’entourage, non è stato ritoccato verso l’alto, in previsione di una possibile separazione a fine stagione. Ma se riguardate le immagini di Roma- Sampdoria, i balzi di esultanza dalla panchina di Manolas nel momento del 4-0 di Nainggolan sottolineano un totale coinvolgimento nelle emozioni e negli obiettivi del gruppo. E a proposito di Nainggolan, che «vale quanto Pogba, il paragone economico regge» secondo Spalletti: lui ha già scelto di rimanere alla Roma quando neppure sapeva che avrebbe dovuto rinunciare a un anno di Champions League. Gli bastava un premio-fedeltà (lo avrà) dalla società per snobbare la pioggia di sterline garantita dal Chelsea. «E’ stata la mia scelta, non cambio idea» ricorda spesso Nainggolan quando viene tirato per il bavero sulle tentazioni del mercato.

ALTRI. E che dire di Edin Dzeko, che era nelle invidiabili condizioni di cambiare aria già in estate, quando sicuramente la Roma non lo riteneva incedibile, ma anche un mese fa, quando il procuratore ha visto strisciare sotto la porta una proposta mostruosa dallo stesso club cinese che è stato appena respinto da Kalinic: il Tianjin di Fabio Cannavaro. Figurarsi se Dzeko si tira fuori dalla corsa che sembra disegnata sul suo sentiero personale: ha già vinto il campionato in Germania e Inghilterra alla seconda stagione di militanza. Opportunità di fuga, o comunque di diversa sistemazione, avrebbe anche Strootman, specialmente in considerazione di un contratto molto vicino alla scadenza, che è il 30 giugno 2018. Ma figurarsi se lascia la Roma oggi, dopo uno scintillante inizio di 2017 che segue la dura ripresa di contatto con l’agonismo del calcio professionistico. Firmerà il rinnovo, l’intenzione di soddisfare le reciproche aspirazioni esiste, ma servirà un pizzico di pazienza in più rispetto a quanto lo stesso Strootman, forse, aveva pensato.

BLOCCO. Del resto il presidente Pallotta è stato chiaro con i suoi dirigenti, anche nel recente vertice di Miami: nessun contratto per il momento verrà rivisitato, nell’ottica di un contenimento costi che si rende necessario in vista di altre scadenze, quelle finanziarie della chiusura di bilancio. A bocce ferme poi, in primavera, le possibili proposte per i calciatori più importanti.

ROMA – «Noi facciamo sul serio». Lo dice così, scandendo bene le parole, per enfatizzare il concetto che non si legge eppure si capisce bene: la Roma non si nasconde, come ha sottolineato Allegri, la Roma spera più che mai nella rincorsa alla Juve. Luciano Spalletti accetta la sfida, a costo di accendere le aspettative popolari: «Anche la nostra gente si è accorta che siamo una squadra seria ed è pronta a sostenerci».

AGGIUNTE. Se poi il mercato gli portasse Defrel, come è possibile, le prospettive per lo sprint finale del campionato diventerebbero ancora più intriganti: «Noi siamo già competitivi adesso. Però in un ciclo di tante partite può capitarci qualche infortunio, magari nello stesso reparto, e allora una rosa che sembra sufficiente non sarà più così ampia. Se dovesse succedere qualcosa, perché non dovremmo approfittare di questo momento per metterci a posto». Quindi, sì al rinforzo purché dia davvero un contributo immediato: «Serve un calciatore che sia pronto per i livelli di una grande squadra come la Roma. Altrimenti restiamo pure così. Vorremmo un calciatore che possa essere decisivo anche in dieci minuti».
INTERSCAMBIO. La Roma ha vinto cinque partite su cinque senza Salah. E senza prendere gol. Anche con Manolas fuori causa, ha sempre vinto. E’ il sintomo di un gruppo che ha acquisito solidità a prescindere dai singoli: «Era il nostro obiettivo iniziale, guidare un organico che contenesse tanti calciatori forti ma non troppi, per poterli sfruttare tutti. Ma non bisogna fermarsi, continuare a lavorare come stiamo facendo, a cominciare dalla partita con il Cagliari: siamo cresciuti rispetto all’andata, quando ci siamo fatti raggiungere sul 2-2, ma anche quell’esperienza ci è stata utile per migliorare».
MEZZOCAMMINO. Usa l’ironia per commentare le parole di Walter Sabatini al Vener-

dì di Repubblica a proposito dei quattro centri di potere che orienterebbero le strategie della Roma: «Veramente sarebbero cinque oltre a Boston, Roma, Londra e alla Spagna (allusione al possibile ingaggio del direttore sportivo delSiviglia Monchi, ndr). C’è anche via di Mezzocammino, dove abita Walter…». E’ una strada così chiamata perché taglia perpendicolarmente, a metà dei chilometri, il percorso tra il centro di Roma e il mare di Ostia. «Ma il centro importante è quello della squadra – continua Spalletti -, l’impegno quotidiano nello spogliatoio. Dobbiamo riconoscere i privilegi che abbiamo perché i lavori veramente difficili sono altri: penso a chi sta aiutando le persone che soffrono a Rigopiano, loro meritano un nostro pensiero anche in occasione della partita con il Cagliari».

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Non si aspetta una Roma stanca, con la pancia piena dopo il passaggio del turno, ma, anzi, Massimo Rastelil sa bene che questa sera all’Olimpico troverà una squadra agguerrita che farà di tutto per ben figurare davanti al suo pubblico e per cercare di restare in scia della Juventus. «Soprattutto se i bianconeri non dovessero vincere perché in questo caso i nostri avversari sentirebbero l’odore della preda e noi ci troveremo di fronte una squadra ancora più determinata».

IN SALITA. I coefficienti di difficoltà saranno parecchi anche perché la compagine di Spalletti giocherà conoscendo il risultato della capolista, impegnata alle 12,30 a Torino contro la Lazio e questo potrebbe non essere un fatto a vantaggio del Cagliari. La formazione isolana, però, conosce tutti i rischi di questa trasferta e proprio per questo ha lavorato al meglio in settimana per cercare di trovare le giuste contromisure. «Non posso svelare gli accorgimenti che utilizzeremo perché non voglio dare nemmeno un piccolo vantaggio alla Roma, ma sappiamo quali possono essere i punti deboli di una squadra che comunque resta molto forte e che sta attraversando un ottimo momento sotto tutti i punti di vista». I rossoblù dovranno tentare di fare la partita perfetta anche se Rastelli e i suoi ragazzi sono consapevoli che, così come è avvenuto a Milano, potrebbe non bastare perché sarà necessario fare attenzione anche al più insignificante degli episodi. «Dovremo cercare di tenere i ritmi alti e di non permettere a loro di ragionare e di impostare la manovra come vorrebbero. Prediligono un calcio che attacca la profondità e non vogliono quasi mai la palla sui piedi, per questo dovremo fare molta attenne. E soprattut- dovremo mette re in campo quella spensieratezza di chi sa che può giocarsi le sue chance».
Il Cagliari, infatti, non rinuncierà ad attaccare, soprattutto ora che il corso sembra cambiato dopo la pausa natalizia.

CAGLIARI 2.0. «Andare al riposo con una vittoria in rimonta come quella ottenuta sul Sassuolo è stato fondamentale perché ci ha ridato coraggio e ci ha permesso di riconoscere gli errori che stavamo facendo». Le cose non vanno molto meglio solo dal punto di vista degli infortuni visto che i rossoblù continuano bloccarsi uno dopo l’altro. A fargli tirare un sospiro di sollievo due fatti: l’arrivo di un giocatore già pronto a buttarsi nella mischia come Faragò e l’ottimo stato del resto della squadra. «Paolo è un giocatore pronto ed anche se è normale che gli manchino i ritmi della serie A, ha sempre giocato fino ad ora quindi ci potrà dare una mano anche perché ha caratteristiche che ci mancavano. Ma per questa partita farò fatica a scegliere gli undici da mandare in campo perché tutti meriterebbero di giocare». La scelta sarà fatta in base alle esigenze tattiche e al valore dell avversario perché il Cagliari non ha alcuna intenzione di partire sconfìtto.

Il destino è cieco, il centravanti giallorosso è Dzeko e non è la stessa cosa. Nonostante le periodiche vertigini davanti alla porta e i sarcasmi che seguono. Edin Dzeko ci vede benissimo e anche lungo, sa dove lo conduce la sua strada ed è in grado di venire a patti con la sua eredità. Infatti lo ha garantito ai compagni che continuano a saltargli addosso festosi per ogni gol come quando effettivamente Dzeko sembrava avvolto in una cappa di nebbia e aveva bisogno di incoraggiamento. Adesso è soprattutto lui a incoraggiare il resto della Roma: ho realizzato parecchie reti, dice, ma ancora non mi sento soddisfatto, non ancora pienamente me stesso, mi aspetto giorni migliori.
PRiGiONiERO. Come al solito, ci mette un anno ad abituarsi all’odore di una casa nuova. Nella scorsa stagione 10 gol in tutto e un principio di depressione. Non per lui: per i tifosi che si aspettavano altro. Eccolo, l’altro: nel campionato in corso 13 gol come Higuain e buon posto nella classifica dei cannonieri, poco dietro Icardi e Belotti. Ecco perché s’immagina giorni migliori. Poi ci sono 5 reti in Europa League e una in Coppa Italia. Da noi a19 gol non è arrivato nessun attaccante che non sia lui. Ah, casomai non l’aveste notato siamo a gennaio, con almeno quattro mesi di caccia libera davanti.
E’ il destino, forse. Dzeko è una seconda punta prigioniera di un corpo da centravanti, roba da coming out, condannato a una vita che avrebbe preferito diversa ma che alla fine ha saputo accettare. Sei 1,92 e a Sarajevo ti chiamavano Il Lampione, stai lì piantato a far luce in area e ringrazia il cielo tu che ci arrivi vicino. E’ talmente un bravo ragazzo che ha ubbidito e ha scoperto come segnare in fondo non sia così sgradevole e alla fine è stato premiato dal destino cieco che gli ha fatto trovare a Manchester un Aguero che aveva voglia di pensare lui al mestiere crudele di far gol e a Roma questo Luciano Spal- letti per il quale centravanti è un concetto astratto, qualcosa per cui non vale la pena costruire un gioco a una dimensione. Un centravanti non è il Nord della bussola, semmai un filo di Arianna attorno al quale è lecito esplorare altrevie.

Chiaro: devi avere uno come Dzeko, in grado di attirare e trattenere i palloni rotanti che altrimenti diventerebbero nuove munizioni per l’attacco avversario, con il controllo sufficiente a sgusciare negli spazi vuoti delle marcature doppie, con i piedi – plurale non retorico – capaci di trovare a quaranta metri il compagno che corre in attesa di qualcosa.
ANSiA. Esattamente com’è accaduto in Coppa Italia contro la Sampdoria. Dzeko a Udine aveva rovinato tutto ciò che una punta non dovrebbe mai, compreso un rigore. Inoltre non segnava da due partite e già sembrava un’eternità. Sta lì in bilico sull’onda come un surfista, che se mette un piede in fallo gli precipitano addosso plastica e acqua. Lui segna ed è un dio, sbaglia ed è un peso. L’ansia di vincere qualcosa genera mostri. Lui con questo non è ancora venuto a patti.

Però lo ha aiutato Spalletti. Che continua a dialogare con Dzeko, a parole e a fatti. Gli dice che è troppo arrendevole quando si accartoccia su certe occasioni, così da non fargli pensare che esageri quando al contrario gli racconta che ha poteri magici. Lo scuote e lo incoraggia, solitamente nei momenti giusti. L’anima del bosniaco è mossa da ingranaggi delicati. Spalletti li spolvera da orologiaio anche perché sino a questo momento non è che abbia tante alternative. O Dzeko o Dzeko. Infatti gli ha fatto saltare solo una passeggiata con l’Astra Giurgiu, in Europa League. Contro la Samp lo ha tenuto dentro 62 minuti. In campionato l’attaccante ha disputato le ultime 11 partite da cima a fondo e non è mai stato in campo meno di mezza. Dzeko ha trentanni e sì, può darsi che il suo meglio debba venire. Che per parecchio tempo ancora faccia luce senza dover restare piantato sul posto.

Se Nainggolan è arrivato a valere quanto Pogba, come afferma Luciano Spalletti, molto dipende dal Cagliari che lo ha lanciato quasi improvvisamente sul palcoscenico della Serie A. Era febbraio, 7 anni fa, allenatore Massimiliano Allegri che adesso lo vorrebbe alla Juventus. Stasera, nel momento forse più bello della carriera, Radja affronta proprio il Cagliari, il Casteddu, a cui non ha smesso di volere bene. Impossibile pensare che esulti, se dovesse capitare un gol. Che sarebbe il primo in carriera ai colori del cuore, dopo quattro tentativi andati a vuoto.
LEGAME. E’ una questione di amore e di vita. Nainggolan a Cagliari ha conosciuto la madre delle sue figlie, Claudia Lai, figlia di un maresciallo dei carabinieri di un comune non distante dal centro, Ser- ramanna. Claudia lavorava

come commessa, passò una serata in un locale e incontrò il calciatore estroso e famoso, compagno di scorribande di Pinilla. L’attrazione, le uscite, le emozioni. E’ stata un’escalation di belle cose che ha creato una famiglia. E un legame indissolubile tra Nainggolan e Cagliari, dove la coppia torna spesso avendo acquistato una casa. Lì, oltre che in Belgio, Radja ha gli amici veri: ad esempio i ragazzi che gestiscono il Progetto Sant’Elia, circolo e associazione dilettantistica con una squadra iscritta al campionato di Promozione sarda.
L’APPROCCIO. Quando arrivò, non aveva neppure 22 anni. Ma già parlava perfettamente l’italiano dopo i «bei tempi» (così li ricorda lui) vissuti a Piacenza, dove lo aveva portato il dirigente Renzo Castagnini. Il Cagliari invece lo prese attraverso uno scambio geniale con un altro centrocampista, il bulgaro Sivakov, stessa età ma libre diverse, se è vero che è finito a giocare in Ucraina allo Zorya, mentre chi ha viaggiato nella direzione contraria è diventato uno dei migliori interpreti del ruolo in Europa. L’integrazione non fu delle più semplici, come capitò anche a un certo Gigi Riva nel processo di avvicinamento alla Sardegna. Cinque minuti con l’Inter, uno con il Bari, poi l’eccesso agonistico di Chie- vo-Cagliari, quando entrò e in 8 minuti rimediò due cartellini gialli. Qualcuno allora pensò che Nainggolan fosse una testa calda. Ma si sbagliava perché il nostro uomo, con pazienza e fatica, piano piano si guadagnò il suo spazio. La prima partita intera? Alla penultima del 2009/10 contro la squadra del suo destino: la Roma. Nel frattempo Allegri, destinato al Milan, era stato esonerato da Cellino e questa, per Nainggolan, fu una fortuna. Perché con Gianluca Festa prima, con Bisoli e Donadoni poi, il suo ruolo di titolare si sarebbe rivelato indiscutibile. Fino all’articolato affare che lo ha condotto alla Roma giusto di questi tempi, nel gennaio 2014, con esordio immediato sempre in Coppa Italia contro la Sampdoria, a cui giovedì ha segnato la prima doppietta della carriera e forse certificato la propria unicità nel campionato italiano.

Defrel, o niente. Allo stato attuale, niente. Ma il mercato non è finito e la Roma ritiene di avere le credenziali per sovvertire i rapporti di forza. Con o senza Lorenzo Pellegrini, la pedina di scambio che può incasellare l’affare.
IL QUADRO. Per capire meglio come stiano le cose abbiamo contattato Guido Ange- lozzi, direttore tecnico del Sassuolo e quindi responsabile delle risorse umane. «Non è un problema di soldi – ci ha assicurato – ma di scelte. Il nostro patron non vuole vendere i suoi giocatori a gennaio. E’ successo in passato con Zaza, poi con Vrsaljko e adesso è difficile che cambi posizione
Di Francesco decide oggi se farlo giocare: «Le voci non lo stanno affatto aiutando»
Spalletti vuole un giocatore “pronto” per la serie A E Jesè si allontana definitivamente
con Defrel». In effetti mister Mapei, alias Giorgio Squin- zi, aveva parlato chiaro nei giorni scorsi: «Non cederemo Defrel fino al termine della stagione».
TENTATIVI. Però a Trigoria, dove hanno fatto all-in su questa operazione che risponde ai requisiti di base indottrinati da Spalletti, insistono, con l’idea che il passaggio di Defrel alla Roma possa essere conveniente
anche per il Sassuolo, club amico che deve ancora riscattare Federico Ricci (3,5 milioni) e rischia di perdere per 10 milioni Pellegrini, come da scrittura privata pretesa da Sabatini due anni fa. «Per me dietro alla rigidità del Sassuolo c’è la Juventus – giura una vecchia volpe del calcio, Pierpaolo Marino, intervistato da Rai- Sport – che ha rapporti anche più solidi rispetto alla Roma e teme che la principale concorrente per lo scudetto si rafforzi». Uno scenario abbastanza anomalo che aggiunge salsa piccante su un piatto già saporito.
IL DUBBIO. Intanto Eusebio Di Francesco ha convocato Defrel per la partita di Pescara, senza chiarire se lo utilizzerà come titolare: «Gregoire sta vivendo un momento particolare, ha avuto anche qualche problemino fisico. Poi tutto ciò che gli gira intorno non aiuta nessuno. Per questo non mi piace quello che succede durante la finestra di mercato di gennaio». Il Sassuolo comprende le ambizioni di Defrel, che mira a misurarsi con una realtà importante, ma nei limiti del possibile pretende di imporre le proprie regole gestionali. Da domani però, vedrete, il ds romanista Massara tornerà alla carica, sempre con l’idea di proporre un prestito oneroso con ricco obbligo di riscatto nel 2018.
PIANO B. Ma che succede se Squinzi rimane fermo nella sua legittima logica del diniego? Spalletti ieri ha fatto capire di non essere interessato a un ingaggio frettoloso e aleatorio. Se la Roma deve aggiungere un calciatore all’organico, dev’essere Defrel. O comunque un Defrel. Quindi, ricapitolando: calciatore pronto subito, che conosce il mestiere e le pressioni di un campionato stressante. «Non per forza dalla Serie A anche se la provenienza italiana costituisce un vantaggio» ha detto l’allenatore. E così anche Jesé Rodriguez, pure cercato a più riprese da Gandini e Massara, diventerebbe un gingillo poco produttivo: in Francia non gioca dal 14 dicembre, quando ha segnato in Coppa di Lega contro il Lilla, e non è stato convocato per la partita che il Psg ha vinto ieri (2-0) a Nantes. Impiegherebbe troppo tempo a ritrovare la condizione atletica, per non parlare del fisiologico periodo di adattamento al nuovo ambiente. E allora torniamo al via, come nel Monopoli: o Defrel, o niente. Almeno oggi, aspettando occasioni dell’ultim’ora.

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ROMA Anche se Allegri pensa 11 contrarlo, almeno a sentire quanto ha detto alla vigilia della partita contro la Lazio, a Trigoria nessuno si nasconde. «La Roma fa sul serio». Spalletti, aspettando il Cagliari (stasera, ore 20,45, all’Olimpico), parla prima del collega e quindi non risponde certo alla provocazione. Il ruolo dei giallorossi in questa stagione è stato chiaro fin dall’inizio. Sono loro, e non solo nella capitale, i rivali più quotati dei campioni d’Italia. Insomma, nessuna sorpresa su quella che è la sfida annunciata tra le big del campionato. L’unica novità è nella distanza, adesso ridottissima, tra le 2 migliori squadre della serie A: appena 1 punto (il vantaggio della capolista, però, può diventare più ampio, dovendo ancora recuperare la gara di Crotone).
BUONANNO
È stata la partenza della Roma nel 2017 ad aver riaperto il campionato: pesantissime le 2 vittorie esterne di fila, a Marassi contro il Genoa e alla Dacia Arena contro l’Udinese. Il 2° successo, tra l’altro, ha coinciso con il 4° ko della Juve in questo torneo. Dopo Natale, insomma, il gruppo di Spalletti è riuscito a ritrovare la continuità anche in trasferta, dove l’anno scorso, proprio con l’ingaggio del nuovo tecnico per l’intero girone di ritorno, ha costruito la rimonta per salire sul podio: in 9 viaggi, 7 vittorie e 1 pari. Prima del recente bis, solo 3 successi fuori casa, contando pure quello nel derby. Adesso sono 5, gli stessi dei bianconeri, e in classifica hanno fatto subito la differenza. Anche perché, dopo 20 giornate, sono 9 i punti in più di 1 anno fa.
CASADOLCECASA
Il distacco attuale tra le Grandi Rivali (e anche se fosse di 4 punti, sarebbe lo stesso) è quindi rintracciabile solo nel verdetto nello scontro diretto, vinto dalla Juve allo Stadium il 17 dicembre. Perché all’Olimpico la Roma viaggia alla stessa velocità dei bianconeri a Torino: en plein nelle gare di campionato (9 su 9, 10 se si conta anche la partita vinta contro la Lazio). È nel suo stadio che ha raccolto i punti per lanciarsi all’inseguimento dei campioni d’Italia che oggi sono più vicini. Se stasera battesse anche il Cagliari di Rastelli, eguaglierebbe il record di 87 anni fa: 13 successi interni di fila, proprio come a Testaccio (stagioni 1929-30 e 1930-31), contando anche i 3 nel finale dello scorso torneo. All’andata il pari al sant’Elia che ancora brucia. Ma in trasferta l’ex Borriello e i suoi compagni vanno davvero piano: 4 punti conquistati in 10 partite e 5 ko nelle ultime 6.
FULLOPTIONAL
«La Roma fa sul serio». Spalletti ha solo voluto ricordare ai più distratti quale sia la fame di gloria della sua squadra. Che già in passato, con lui in panchina, non è mancata: nelle ultime 15 stagioni, da quella del 3° scudetto giallorosso (2001), si è piazzata 7 volte al 2° posto (in 2 tornei proprio con l’attuale allenatore e per 2 di fila con il suo predecessore Garcia) e 2 volte al 3° (entrambe con il toscano che scalò, nel 2006, al 2° posto, con la classifica riscritta dopo Calciopo-li). E, adesso che la Juve è così vicina, il tecnico sorride anche per la rosa ritrovata (e quasi al completo): solo Juan Jesus (squalificato), Florenzi (convalescente) e Salah (Coppa d’Africa) non fanno parte della lista dei 22 convocati per la gara contro il Cagliari (dentro pure i primavera Pellegrini e Tummi-nello). Ha, dunque, più scelta, in attesa del rinforzo offensivo chiesto alla proprietà. Ma punterà sui titolari, magari con le rotazioni in corsa che chiameranno in causa, se Strootman e Perotti riavranno il posto dall’inizio, sia Paredes sia El Shaarawy, protagonisti giovedì in Coppa Italia. Possibili 5 novità: rientrano anche Szczesny, Emer-son e Manolas nella difesa che, grazie all’assetto più equilibrato, ha dato forza alla risalita, avendo preso solo 2 gol nelle ultime 8 partite, al punto da diventare, con 18 reti subite, la migliore dopo quella della Juve che ne ha incassate 16.

E’corretto, il paragone regge. Oggi Nainggolan vale Pogba. c’è qualche anno di differenza, ma per il valore in campo e la sostanza espressa in tutto quello che fa il confronto ci sta». Dopo le carezze del post Sampdoria, ecco l’investitura ufficiale. Arriva ancora da Luciano Spalletti, l’uomo che ha plasmato Nainggolan in un centrocampista completo. Con lui il belga ha imparato a sdoppiarsi in campo: un po’ mediano, molto tre-quartista. Un unicum, che ne accresce in modo esponenziale il valore (lo United ha pagato Pogba 105 milioni più 5 di bonus, Radja in tutto è costato alla Roma 18 milioni più qualcosa «spostata» su Ibarbo, 5 milioni per il prestito e uno di bonus) e l’utilità. «Un calciatore completo, fatto di una pasta diversa», chiosa Spalletti.
RECORD IN ATTESA E quel giocatore lì, Nainggolan, oggi giocherà per la 5a volta contro il «suo» Cagliari, la squadra che lo ha imposto e contro la quale
il Ninja non ha mai perso (tre vittorie e un pareggio). Anche oggi andrà a caccia di un’altra vittoria per continuare a dare pressione alla Juventus. Vittoria che poi sarebbe la numero 13 consecutiva della Roma all’Olimpico, impresa riuscita solo alla Roma di Campo Testaccio nel 1930. Spalletti ci crede, anche per cancellare quell’orri-bile 2-2 dell’andata: «Vogliamo far vedere che non siamo quelli lì dell’andata, anche se da quella partita abbiamo tratto degli insegnamenti, poi siamo migliorati». Quella, tra l’altro, fu una delle poche partite giocate in giallorosso da Vermaelen. «Ma ora siamo tutti un po’ Vemaelen — continua il tecnico — nel senso che gli altri difensori sono saliti talmente tanto di livello e le cose funzionano bene. Quando lo utilizzerò farà vedere quello che sa fare».

ATTESA DEFREL Nel frattempo, però, ci sono due partite da giocare. Quella contro il Cagliari stasera e quella in sede di mercato, con la Roma sempre più addosso a Gregoire Defrel, l’attaccante del Sassuolo di cui ieri Di Francesco ha parlato così: «Sta vivendo un momento particolare: ha avuto qualche pro-blemino fisico, quello che gira intorno non aiuta nessuno». La Roma aspetterà fino al termine della prossima settimana per vedere se ci sarà la possibilità di portarlo a casa con un pagamento differito: prestito oneroso oggi, obbligo di riscatto a 18 mesi per un’operazione da circa 20 milioni di euro. Anche se, per esempio, per un dirigente come Pierpaolo Marino dietro le titubanze del Sassuolo ci sarebbe un perché: «la Juventus, preoccupata dalla possibilità che la principale concorrente per lo scudetti si rinforzi e che con il Sassuolo ha rapporti anche migliori della Roma». Di certo, Spalletti si aspetta qualcuno in grado di spostare: «Se si può prendere uno di livello ok, altrimenti restiamo così e siamo competitivi lo stesso. Sempre che non succeda qualcosa». Chiusura sui centri di potere della Roma illustrati dall’ex d.s. Walter Sabatini: Boston (Pallotta), Roma, Londra (Baldini) e Spagna (Monchi). «Io in realtà pensavo fossero addirittura cinque, compreso il Torrino, dove abita Sabatini. Ma se la squadra va bene, il merito è anche suo che ha contribuito e molto a crearla».

Una cinquina all’attivo con le maglie di Genoa, Carpi, Atalanta (2 ) e Cagliari nelle ultime quattro gare in campionato. Marco Borriello è ex che non perdona. Il killer della Roma è al top. E nella capitale lo sanno. Il golago al Sassuolo alla vigilia di Natale, la doppietta al Genoa alla prima di ritorno. Con la cattiveria e il guizzo che lo hanno reso implacabile un po’ ovunque. «Vede la porta come pochi, è il nostro attaccante principe», ripete Rastelli. Il numero 22 incassa e coglie l’attimo. Mezzo sorriso e la certezza di essere sulla strada giusta. Inclusa quella che lo porta all’incasso della scommessa lanciata da Bobo Vieri («Se fai più di quindici gol, ti pago le vacanze»). Ma il bersaglio è un altro. E associa sia il desiderio di dare un contributo forte, da primo della classe, al Cagliari. Sia quel sogno mai sopito, neanche quando la carta d’identità direbbe altrimenti, per la maglia azzurra. «In Italia pochi segnano come Marco», l’assist del suo agente, D’Amico. Insomma, panna e fragole a poche ore da un posticipo che per i sardi va oltre il risultato: «Ci siamo preparati bene, dal Milan in poi è ripartito un altro Cagliari», il mantra che circola ad Asseminello.

CHE AMICIZIA Il club si coccola il bomber. Mentre prende solidità «campana» l’amicizia con Pisacane. Borriello di San Giovanni a Teduccio, il difensore dei Quartiere spagnoli. Intesa e reciproco sostegno: mix vincente per il tecnico e i compagni. I gol del napoletano sono perle e trampolino per la classifica, 26 punti, già interessante per una neopromossa. Marco torna all’Olimpico da ex. Dopo la Roma, per il globetrotter del pallone, altre avventure, altre goleade. Col Cagliari, il filo e le magie giuste. Animo caldo, emozioni nuove. Borriello ne ha viste tante. Ma apprezza la spiaggia del Poetto e la serenità di un ambiente poco invasivo. Un approccio meditato. Che aiuta e dà la forza per piazzare la bordata alle spalle di Szczesny. Anche per questo, nel posticipo è il terminale di un’idea di gioco che punta a ingolfare i big di Luciano Spalletti. Per Rudiger, Fazio e Manolas le amnesie sono vietate.

ENTUSIASMO Con nove reti in campionato e 4 in Coppa Italia, Borriello vuole prolungare il fi-lotto. «Marco ha avuto un calo legato anche al passaggio poco positivo della squadra. Non abbiamo avuto la forza di assecondarlo», rimarca Rastelli. Il passato. Il presente è un’organizzazione di gioco che lo sostenga. «Non sento i 34 anni, ho l’entusiasmo e la forza di un ragazzino. E so cosa non fare», ripete il cecchino dei sardi. Maturità, motivazioni e una certezza: con i Quattro mori alla Roma ha già segnato al Sant’Elia, 2-2 in rimonta. «La storia siamo noi», canta De Gregori. Quella del Cagliari vuole firmarla Marco Borriello.

A metà stagione, Nainggolan ha già segnato 7 gol, seminandoli nelle tre competizioni della Roma. E’ il dato che risalta, insieme con la prima doppietta da romanista realizzata giovedì sera contro la Sampdoria, ma è solo un aspetto, una dote del suo repertorio. Nainggolan è il giocatore più completo del calcio italiano, forse l’unico davvero completo. Nel calcio degli Anni ’70 sarebbe stato un numero 4 (mediano di rottura), un numero 8 (centrocampista di corsa e inserimento), un numero 10 (trequartista), ma anche un numero 7 o un numero 11 (ali) e perfino un numero 2 o un numero 3 (nella Roma, in emergenza, ha fatto pure il terzino nel finale di qualche partita). Questa immensa capacità di ricoprire più ruoli lo fa passare per un vecchio jolly e questo è un errore di valutazione. Nainggolan fa tutto quello che abbiamo detto non un po’ per volta, in una partita il mediano e nell’altra il trequartista, no, lo fa nella stessa partita. In 90 minuti è ovunque ci sia bisogno di lui, riunisce quell’insieme di qualità mischiandole: tecnica, agonismo, sensibilità tattica, scelta di tempo, scelta di posizione, centravanti, mediano, interno. Come questo sia possibile, bisognerebbe chiederlo a lui o, ancora meglio, al Dio del calcio che gli ha fatto un dono così raro.

Contro la Sampdoria, ha segnato due gol molto belli, con cui ha aperto e chiuso la sfida di Coppa Italia. Il primo con un tiro al volo sul quale, più della precisione, è stata incredibile la rapidità con cui si è coordinato quando sciaguratamente e inaspettatamente Silvestre gli ha regalato la palla: quindi tecnica e prontezza ai massimi livelli; il secondo con un colpo di testa, su cross di Perotti, grazie a un inserimento in area con un tempo perfetto, seppure favorito dalla squinternata difesa do- riana. Ma oltre alle due reti, ci sono stati altri due momenti che hanno sintetizzato il suo calcio. Il primo è stato il colpo di tacco in area della Samp con cui ha dato a El Shaarawy una palla-gol (poi sbagliata), il secondo un recupero straordinario ai bordi dell’area romanista su Bruno Fernandes.

CLUB RISTRETTO. Il belga appartiene a una categoria ristretta, al cui interno trovano spazio giocatori come Pogba. La loro forza dirompente, l’esuberanza atletica, il dinamismo, portano gli osservatori a sottovalutarne la tecnica e l’intelligenza. A volte si confonde l’eleganza con la tecnica. Per fare un esempio, Dybala e Perotti hanno piedi più raffinati dei loro, ma mentre Nainggolan (e Pogba) possono giocare da numeri 10, Dybala e Perotti non possono fare gli interni o i mediani nella stessa partita e nemmeno da una partita all’altra. In questi quattro anni giallorossi Nainggolan è cresciuto molto e nel calcio di Spalletti ha trovato il punto più alto della sua espressione. Spalletti ha capito che, attraverso quel fenomeno, può dare corpo ai suoi pensieri e sostanza ai suoi sistemi di gioco, scombinando i piani degli avversari.
L’anno scorso è stato la chiave del ribaltone studiato dall’allenatore toscano che attaccava con due ali, Salah a destra ed El Shaarawy a sinistra, e con due centravanti atipici, Perotti e Nainggolan. E proprio il movimento ovunque del belga ha sostenuto, incoraggiato e realizzato la formidabile operazione tattica della Roma, favorendone la rincorsa al 3° posto. Nel campionato scorso ha segnato 6 gol, quest’anno è già a 7 complessivi, sono numeri considerevoli eppure non sono altro che un pezzetto di tutta la sua forza.

La generosità è un foglio virtuale firmato in bianco. Non siamo ai livelli di Kali- nic, che rinuncia ai 12 milioni annui della Cina, ma anche Radja Nainggolan ha preferito la vita ai soldi. «A Roma sto bene, voglio stare qui, troviamo un accordo». In quelle parole estive, consegnate ai dirigenti a Trigoria appena dopo l’Europeo, c’era un manifesto programmatico: senza neppure sapere se avrebbe giocato la Champions Lea- gue, «che non cambierebbe la mia scelta» come ci disse durante la tournée nordamericana, Nainggolan aveva promesso di rifiutare il Chelsea nonostante il tentativo pressante di seduzione da parte di Antonio Conte, per telefono e anche de visu, e di guidare la Roma verso territori inesplorati: quelli dei vincitori. Ha prevalso il desiderio della quiete familiare, con la moglie Claudia che ha appena dato alla luce la seconda figlia Mailey, all’attrattiva modaiola londinese.
CRESCITA. Nemmeno il presidente Pallotta, molto attento ai conti e alla serenità dei suoi ragazzi, avrebbe allora pensato che trattenere Nainggolan sarebbe stato un affare economico oltre che tecnico: Radja, che va per i 29 anni, vale più dei 40 milioni delle offerte di giugno 2015 Il doppio, dicono a Trigona, o anche di più. Impossibile valu tare un calciato re che risolve problemi gra zie alla propria originalità:

Nainggolan è un androide non solo dal punto di vista tecnico-tattico ma anche fisico. Prende calci e gioca. Si stira un polpaccio e gioca. Si diverte la sera e gioca. Spesso meglio degli altri e a velocità superiori rispetto agli altri. E’ un corpo da studiare, il suo, sotto alle decine di tatuaggi che lo decorano, perché supera i limiti di comprensione dei guru della preparazione atletica. Nainggolan ha vissuto già 2.211 minuti in stagione, tra campionato e coppe, più di ogni suo compagno. E’ quarto nella classifica italiana, portieri esclusi, dietro ad Acerbi e Peluso del Sassuolo e a Callejon del Napoli. In più in fase realizzatila, muovendosi da «cavallo di razza fuori dal recinto» come gli chiede Spalletti, è diventato un vero trequar- tista contundente. Contro la Sampdoria, in Coppa Italia, ha segnato la prima doppietta in carriera, portandosi a sette gol stagionali con almeno una rete in ciascuna competizione in cui è impegnata la Roma, con un trend crescente: cinque gol sono arrivati nelle ultime otto partite.

NODI. A questo punto gli restano due obiettivi personali: riconquistare un ruolo nevralgico nel Belgio, dove il nuovo ct Martinez non lo ha ancora inserito in pianta stabile tra i titolari, e ottenere il famoso ritocco sul contratto, che non chiede di prolungare (scade nel 2020) ma di adeguare al mercato. Pallotta per ora ha bloccato i rinnovi, da Manolas a Strootman, perché ha necessità di abbassare il monte ingaggi della rosa in ossequio al fair play finanziario. Però un premio- fedeltà per Nainggolan dovrebbe arrivare lo stesso, sotto forma di bonus. Lo merita il suo attaccamento alla Roma, che in sella al suo purosangue chiamato Ninja conta di galoppare verso un titolo, e lo si deve ai suoi numeri da campione speciale.

Un nuovo incontro, una diversa strategia. I manager di Grégoire Defrel, su mandato della Roma, stanno provando ogni strada per ammorbidire il Sassuolo e convincerlo a lasciar partire subito il giocatore, che ha già dato la disponibilità al trasferimento e ha personalmente chiesto ai suoi dirigenti di essere liberato. L’irrigidimento del patron Squin- zi e, a cascata, dell’amministratore delegato Carnevali, che hanno redarguito a mezzo stampa Defrel richiamandolo ai propri doveri contrattuali, rende ancora complessa la trattativa. Ma la Roma non smette di credere alla possibilità di arrivare all’obiettivo e in quest’ottica, anche se con dispiacere, sta valutando l’idea di rinunciare a Lorenzo Pellegrini, prodotto del vivaio diventato centrocampista completo al Sassuolo.

La rinuncia consisterebbe nell’addio alla famosa clausola che consentirebbe di riportare a Trigoria il ragazzo, un brillante del 1996, per dieci milioni a fine stagione. Pellegrini, pilastro dell’Un- der 21 e destinato alla nazionale maggiore, vale già molto di più, perciò rappresenta una specie di assegno circolare che servirebbe a pagare Defrel. E il fatto che i due calciatori siano della stessa scuderia di agenti agevolerebbe la doppia operazione, nella quale può entrare anche il cartellino di Federico Ricci, già in prestito al Sassuolo: altri 3,5 milioni da scontare sul cartellino dell’oggetto del desiderio di Luciano Spalletti.

ALTRO. Gli sforzi delle ultime ore testimoniano che ancora adesso Defrel è la prima scelta della Roma. Forse l’unica, anzi, se è vero che tutti gli altri giocatori cercati in previsione di questo mercato, da Depay a Deu- lofeu, da Feghouli a Muson- da, fino a Jesé di cui Massara ha perso le tracce, sono stati abbandonati o sono stati ritenuti non raggiungibili. Persino Hiljemark, lo svedese del Palermo che era stato seguito per rinforzare il centrocampo, era una falsa pista: sta trattando con la Dinamo Kiev. Più plausibile l’aggancio a Robin Quaison, sempre svedese e sempre del Palermo, grazie alla situazione contrattuale favorevole (è in scadenza) e alla duttilità tattica del soggetto. Ma Spalletti chiede Defrel o un omologo. Un calciatore pronto all’uso e non da istruire, un attaccante che sappia garantire un certo rendimento già dai primi passi mossi a Trigo- ria. La formula che propone la Roma, al di là dei giovani offerti come contropartita tecnica, è il prestito oneroso con obbligo di riscatto fissato nel luglio 2018, così da non incidere su questo bilancio e neppure sul prossimo: Defrel verrebbe in pratica pagato dalla stagione della riforma della Champions League, che con quattro italiane ammesse al tabellone principale apre consistenti possibilità di ricavo per le società d’élite.

VANTAGGIO. Defrel, classe ’91, ha segnato 10 gol in questa stagione. Uno particolarmente bello a Napoli, dove era entrato dalla panchina. Può giocare in tutti i ruoli dell’attacco e riciclarsi indifferentemente in vice Dzeko o vice Salah. Ma al di là del plusvalore tecnico, offre un ulteriore vantaggio a chiunque lo acquisti: essendo arrivato molto giovane al Parma, può essere tesserato come se fosse un calciatore italiano.
NO PARTENZE. Intanto la società ha ribadito l’idea di tenere tutti gli altri giocatori. Non solo Manolas ma anche Paredes, salvo offerte inimmaginabili. E’ a rischio però il futuro di un giovane mandato in prestito in provincia: il jolly difensivo Arturo Calabresi, che ha il contratto in scadenza e gioca in B nel Brescia. Cresciuto a Trigoria, figlio dell’attore Paolo, vorrebbe continuare la sua carriera nella squadra del cuore ma dal primo febbraio, se la Roma non lo chiamasse, potrebbe firmare per un altro club.

La Roma chiama a raccolta i tifosi. L’esperimento di giovedì in Coppa Italia è servito a creare una discreta cornice di pubblico per la partita contro la Sampdoria. E così la società ha deciso di ripetere la politica dei bassi prezzi per il quarto di finale contro il Cesena, in programma il primo febbraio, con l’unica differenza che stavolta pagheranno il biglietto anche i 18.000 abbonati, invitati per il primo turno grazie alle tessere acquistate l’estate scorsa.

IL DETTAGLIO. C’è una moderata soddisfazione a Trigoria per aver visto la Curva Sud… mezza piena. Meno rumorosa e pittoresca magari, però presente e vivace. Mancavano ovviamente i gruppi organizzati, che continuano la loro protesta di principio contro le barriere divisorie, ma il biglietto a 5 euro ha attirato un bel numero di tifo – si estemporanei, che hanno garantito un colpo d’occhio accettabile. C’erano molte famiglie con bambini, nonostante il giorno feriale e l’umidità pungente. In totale i tornelli dello stadio Olimpico sono stati attraversati da circa 33.000 persone che, visti i precedenti di queste partite di coppa, sono un risultato gratificante. Bene, per Roma-Cesena i prezzi resteranno esattamente gli stessi: si va dai 5 euro delle curve ai 25 della Tribuna Monte Mario, come sempre il settore più caro. L’avversario magari ha meno appeal rispetto alla Sampdoria ma l’assegnazione di un posto in semifinale, dove la Roma incrocereb- be Inter o Lazio, stavolta in partite di andata e ritorno, può costituire un incentivo ad andare allo stadio.

FIACCO. Rischia di essere scarsa invece l’affluenza per la partita di domani contro il Cagliari, con i prezzi da campionato. Il blocco del traffico, sia pure ridimensionato nella durata, ha scoraggiato molti tifosi dall’acquista- re il biglietto in prevendita. La Roma non dispera, a due giorni pieni dalla partita, di superare almeno i numeri della partita prenatalizia contro il Chievo, quando i paganti furono poco più di seimila per un risultato complessivo di 25.000 spettatori. Allora però la squadra pagò, in termini di partecipazione, la dolorosa sconfitta rimediata una settimana prima a Torino dalla Juve. Stavolta, dopo tre vittorie in dieci giorni nel nuovo anno, è lecito attendersi una risposta migliore di pubblico.

FORTINO. Peraltro l’Olimpico, in questo campionato, è stato una sicurezza: la Roma ci ha vinto 9 volte su 9, eguagliando il record storico stabilito dalla squadra di Testaccio negli Anni 30, cioè 13 vittorie di fila nel proprio giardino (nel caso di Spal- letti, compreso il derby vinto in trasferta) a cavallo di due stagioni.
Contro il Cagliari esiste la possibilità di battere il primato stabilito 87 anni fa dai pionieri del calcio romanista. La squadra di Rastelli, peggiore difesa del campionato con 44 gol al passivo, potrebbe essere l’ospite giusto per celebrare un altro lieto evento e magari scoprirsi ancora più vicini allo scudetto. E chissà, magari qualche buona notizia in arrivo all’ora di pranzo dallo Juventus Stadium potrebbe costituire la spinta decisiva per i ritardatari: se il posticipo offrisse l’opzione del (provvisorio) sorpasso?

Torna la Roma in versione campionato, con una strana sensazione di opulenza che quasi stride con la ricerca affannosa di un rinforzo di mercato. Per la partita di domani contro il Cagliari, in assenza degli indisponibili Salah e Florenzi e dello squalificato Juan Jesus, Spalletti avrà comunque in panchina il portiere della nazionale brasiliana, Alisson, un difensore di livello internazionale magari un po’ ammaccato, Vermaelen, il terzino sinistro che avrebbe dovuto essere titolare, Mario Rui, un centrocampista di livello tra Paredes, De Rossi e Strootman, che non potranno giocare tutti e tre insieme, e due attaccanti che si chiamano Totti ed El Shaarawy. C’è di peggio, tanto che il presidente Pallotta ieri ha detto. «Perché dovremmo comprare giocatori? Dovreste abbracciare quelli che abbiamo. O volete Ronaldo o Messi?» le sue parole in una chat con Centro Suono Sport.
BALLOTTAGGIO. Il dubbio principale è proprio in mezzo, dove Paredes insidia i due teorici titolari, De Rossi e Stro- otman, dopo due partite giocate con qualità e personalità. Spalletti deciderà domattina, anche in base alle condizioni fisiche dei calciatori.
Sembra invece scontato il ritorno di Diego Perotti, che giovedì è entrato con vigore nella partita dimostrando di aver smaltito il problema muscolare e riavrà un posto nel tridente completato da Dzeko e Nainggolan. In difesa infine spazio a Manolas, che ha riposato in Coppa Italia, al fianco dell’intoccabile Fazio e di Rudiger, che forse verrà dirottato sul centro-sinistra, dalla parte di Emerson.
RESTO. Proprio Rudiger ieri ha assicurato di essere intenzionato a vincere con la Roma, resistendo a tentazioni milionarie. «Contro la Juve è sempre difficile – ha raccontato a Sky – ma in una stagione come questa la possibilità di prenderci un trofeo esiste e dobbiamo provare a sfruttarla. La strada è ancora molto lunga, spero che potremo giocarci tutto nello scontro diretto all’Olimpico. La solidità difensiva? Merito di tutti. Mi ha particolarmente sorpreso Fazio, un giocatore che non conoscevo: è incredibile». Sul futuro invece ha chiarito: «Fino al termine della stagione non esiste alcuna possibilità che io vada via. Ho sentito tante voci sul Chelsea, e su Conte che è un grandissimo allenatore, ma non voglio lasciare la Roma adesso».
IL RECUPERO. Intanto procede spedito il recupero di Alessandro Florenzi, che giovedì ha seguito in tribuna Roma- Sampdoria. L’obiettivo indicato subito dopo l’operazione al ginocchio, in campo in cento giorni, rimane molto difficile. Ma di questo passo (oggi è il giorno 85) Florenzi sforerà di poco: la prossima settimana il professor Mariani effettuerà il controllo decisivo per riconsegnarlo alla cosi detta “riatletizzazione” A quel punto Florenzi potrebbe cominciare gli allenamenti con la Primavera, giocare una partita di campionato con Alberto De Rossi di cui è stato capitano nella stagione 2010/11, per poi tornare nel gruppo dei grandi e dare una mano a Spalletti. La favola sarebbe perfetta se Florenzi riprendesse contatto con la Serie A il 12 febbraio a Crotone, contro la società che lo ha valorizzato in un meraviglioso campionato di Serie B. Ma la cosa più importante per la Roma è ritrovarlo per lo sprint finale della stagione, in Italia e in Europa.

Non è tanto il dato che nelle quattordici gare giocate da Marco Borriello contro la Roma l’attaccante partenopeo abbia messo a segno cinque reti e sfornato tre assist a dover preoccupare i tifosi giallorossi, ma soprattutto il fatto che il centravanti, miglior realizzatore del Cagliari, è sempre riuscito ad andare in gol contro la formazione capitolina nelle ultime quattro gare che ha disputato.
LA SPALLATA. Motivo in più per tenere alta la guardia sul fronte romanista, mentre dalla Sardegna l’auspicio è che la punta rossoblù riesca ancora una volta a dare un dispiacere alla sua ex squadra (18 gol in 65 partite con i giallorossi, in tre stagioni tra il 2010 e il 2014). Del resto ci è riuscito anche nella gara d’andata al Sant’Elia, dando avvio alla rimonta, dopo l’iniziale doppio vantaggio ospite. A completare l’opera, in quella occasione, ci pensò Marco Sau, il suo collega di reparto, ma anche stavolta il numero 22 isolano spera di poter giocare un brutto tiro ai suoi ex compagni. Ci è riuscito anche nello scorso campionato, quando, con la maglia dell’Atalan- ta, a Bergamo, ha partecipato
con una doppietta al tre a tre finale. Quando vede quei colori, evidentemente, Borriel- lo ha la capacità di accendersi e così ha fatto anche con la maglia del Carpi, sempre nella scorsa stagione. Due partite giocate da avversario e altrettanti gol anche se nella seconda occasione, la rete della punta napoletana non servì a evitare un pesante cinque a uno all’Olimpico. Così come non evitò la sconfitta la rete messa a segno, ancora all’Olimpico, il 3 marzo 2013 quando la punta giocava nelle fila
del Genoa. Il tre a uno finale non fu certo gratificante, ma la punta ancora una volta confermò la sua abilità nel trovare la via del gol.
LA SFIDA. E ora Borriello ci riproverà, forte del fatto che, nonostante i gol messi a segno contro la Roma, non è ancora riuscito a portare a casa l’intera posta in palio al cospetto dei giallorossi. Due pareggi e altrettante sconfitte nelle gare in cui ha segnato, non possono che far aumentare nel giocatore la voglia di essere decisivo
per la prima volta. Ha dimostrato ai tifosi del Cagliari che non è certo un attaccante finito e che non si è dimenticato come si fa, così come hanno constatato personalmente i suoi ex compagni del Genoa, messo ko da una sua doppietta, e ora Borriello ha voglia di fare un’altra illustre vittima. La speranza è di arrivare in doppia cifra all’Olimpico (cosa che non gli riesce in carriera dalla stagione 2012/13, 12 reti con il Genoa), quale migliore occasione?

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