Streaming Roma – Juventus Live Tv Gratis Rojadirecta

0

DIRETTA STREAMING SERIE A, CHAMPIONS LEAGUE, EUROPA LEAGUE, TIM CUP E SERIE B SU ROJADIRECTA:

ROJADIRECTA  permette di guardare la Serie A in diretta Streaming Live e anche Champions League, Serie B e Tim Cup semplicemente seguendo le istruzioni potrai guardare le partite della tua squadre preferita in Diretta Streaming Live su Pc, Smartphone o Tablet.

PARTITE IN DIRETTA STREAMING GRATIS: Se stai cercando un metodo per guardare le partite in diretta streaming gratis non ci solo tantissimi servizi legali in Italia che offrono questo.

 Inoltre è disponibile l’app gratuita per dispositivi Android e iOS. Da segnalare anche il sito SportItalia che trasmette partite di campionati esteri in diretta Streaming gratuitamente. Ci sono siti esteri gratuiti come Rojadirecta (http://it.rojadirecta.eu/), Live Tv -> livetv.sx che offrono vari link per guardare tutte le partite in diretta streaming live e anche tutti gli eventi sportivi. Ma ci teniamo a ricordare che questi siti non sono legali in Italia e alcuni link potrebbero essere oscurati o non raggiungibili.
ROMA – JUVENTUS GRATIS ROJADIRECTA DOVE VEDERE IN CHIARO?  – Per vedere la partita Roma – Juventus basta cercare su Google la parola chiave Streaming Gratis ci saranno molti siti che vi spiegheranno come seguire la Diretta Live Tv, anche Smartphone e Tablet. Lo Streaming Gratis si può vedere con molte piattaforme, sia Android che iOS.

Come  e dove vedere la partita si potrà in diretta vedere in tv e in streaming a pagamento sulle piattaforme di Sky Sport e Mediaset Premium. Su Sky Sport la partita si vedrà sui canali Sky Sport 1 e Sky Calcio 1, mentre su Mediaset Premium sul canale Premium Sport. In streaming, potranno guardare Roma – Juventus gli abbonati alle rispettive piattaforme che hanno attivato i servizi Sky Go e Premium Play. I più fortuna potranno seguire la gara su Rojadirecta.

Roma – Juventus DIRETTA TV La partita Roma – Juventus, ma sia Sky sia Mediaset Premium inizieranno il loro collegamento, con un ampio prepartita.

Su Sky si potrà vedere Roma – Juventus sui canali Sky Sport 1 HD (canale 201), Sky Calcio 1 HD (canale 251), Sky Supercalcio HD (canale 206). Mediaset trasmetterà la gara su Premium Calcio e Premium Calcio HD.

Roma – Juventus STREAMING GRATIS –  Roma – Juventus può essere vista anche in streaming su Rojadirecta su tablet e smartphone grazie alle applicazioni Sky Go e Premium Play. Chi non è abbonato né a Sky né a Premium può seguire la partita Roma – Juventus diretta streaming su PC tramite SkyGoOnline al costo di 9,90 euro.

Roma – Juventus su rojadirecta – Rojadirecta, come fare se viene bloccata per vedere in streaming gratis le partite? La nostro guida con tutte le alternative

Alzi la mano chi mai nella sua vita non è entrato anche solo una volta sul sito di Rojadirecta per cercare le partite di tutto il mondo. Se si è calciofili (ma non solo, visto che il famoso portale spagnolo trasmetteva eventi sportivi live di ogni genere) non si può non conoscere questa piattaforma che nel corso di questi anni ha messo nei suoi palinsesti qualsiasi sport ci fosse disponibile online. Si poteva vedere l’evento di Rojadirecta utilizzando pc, tablet e smartphone, senza dover sottoscrivere alcun abbonamento: si tratta(va) di una piattaforma ben riconoscibile, con un logo simpatico (rosso con annessa una caricatura di Collina) e la sua caratteristica home page con tutti gli eventi di giornata inseriti in ordine cronologico.

Bastava cliccare su un evento particolare perchè si aprissero una serie di link che rimandavano ad altrettante pagine, spesso in lingua straniera, che commentavano una determinata competizione (non sempre la qualità dell’immagine era perfetta). Tuttavia il 22 novembre scorso il Tribunale Mercantile numero 2 di La Coruna ha stabilito che Rojadirecta fosse un servizio da considerarsi illegale, accogliendo le richieste di Mediapro contro l’ente Puerto 80 Projects, che amministra il sito.

 Ecco le parole del tribunale: “Rojadirecta deve cessare immediatamente la facilitazione di collegamenti o link di Internet, di qualsiasi tipo, che diano acceso alla visione in diretta o in leggera differita di partite di calcio prodotte o trasmesse dai querelanti sia durante questa stagione, che per quelle che verranno”. Ma attenzione anche al seguito perchè questo divieto si intende da estendere “a qualsiasi altra pagina che la web dei querelati potessero utilizzare allo stesso scopo, o che reindirizzi alla stessa”. In ultima istanza il giudice ha stabilito che per tutti questi motivi il sito deve “cessare qualsiasi uso illecito i cui diritti esclusivi appartengano a Gol Tv e Mediapro, proprietaria della prima”.
In sostanza la sentenza andava a definire i contorni illegali dello streaming gratis delle partite offerto da Rojadirecta: infatti il portale ha chiuso come molti altri in Italia, visto che l’8 novembre scorso la Guardia di Finanza ha sequestrato e poi oscurato 152 siti pirata compreso quello iberico. Gli unici streaming legali in Italia sono rappresentati dai servizi offerti da Sky e Premium per tablet e smartphone: senza, gli streaming di Serie A, Serie B, Champions e Europa League non si possono vedere. Tuttavia c’è da dire che Rojadirecta ogni tanto riappare magicamente, però se resta chiuso molte settimane inizia a diventare un problema. In realtà nel mondo del web esistono diverse alternative a Rojadirecta, che rimane pur sempre nell’immaginario di tutti come il portale numero uno per quanto concerne lo streaming. Ci sono anche altre piattaforme: in questo articolo scopriremo quali sono.

Rojadirecta, un po’ di storia del re dello streaming gratis

Ma chi c’era dietro Rojadirecta? Solamente nell’estate del 2015 si è scoperto il padre fondatore del servizio in streaming gratis più famoso del mondo. Lui si chiama Igor Seoane Minan da  Oleiros: non ancora adolescente, era già un genio dell’informatica. Era tanto bravo che era a conoscenza di cose che i suoi professori non avevano mai appreso. A soli 10 anni smontava pc insieme al fratello: in questo modo capiva l’hardware e i suoi segreti. Era però la parte sofware quella che più gli interessava.

Capite le potenzialità del figlio, i genitori di Igor lo iscrissero alla scuola privata Colegio Obradoiro de Coruna: l’istituto era da tutti ritenuto uno dei migliori della Galizia. Anche qui sorprendeva la straordinaria conoscenza di questo giovane informatico in erba, così papà e mamma decisero che era giunto il momento di mandarlo a studiare in una scuola di marketing più importante. Rojadirecta la creò proprio lì: il padre di un suo compagno di corso si lamentava spesso delle partite del Barcellona, che non riusciva mai a vedere a causa dei viaggi e del fatto che non sempre poteva andare al bar. La creazione del sito web portava via molto tempo, anche se continuava ad essere uno studente provetto.Già nel 2005, anno in cui creò Rojadirecta, iniziarono le prime controversie legali con Google, per via di un dominio registrato da Igor Seoane intitolato Gogle.es. La sentenza arrivò solo nel 2010, e decretava Igor vincitore: riuscì così a mantenere quel sito online insieme ad altri come Gmil.es o Guugle.es, creati apposta per gli utenti che sbagliavano a scrivere il nome del colosso di Cupertino sulla tastiera.

Già nei primi mesi del 2005 Rojadirecta divento la piattaforma di riferimento per chi voleva seguire eventi sportivi live in streaming gratis. Certo, la qualità di video e audio non era eccelsa, ma pur sempre gratis. Ma quando arrivò la prima denuncia? Due anni più tardi, nel 2007, Audiovisual Sport denuciò il dominio per violazione di proprietà intellettuale. I giudici diedero ragione a Igor, che si professava innocente nel senso che non andava a violare proprio nulla e soprattutto non ricavava nessuna entrata da quell’attività. Intato Rojadirecta continuava a crescere a dismisura: in un paio di anni divenne il quarto sito più cliccato di Spagna con 2 milioni e passa di visite ogni mese.

Rojadirecta, in Italia il sito di streaming gratis è ora chiuso

Nel 2011 gli Stati Uniti e i suoi Tribunali ordinarono la chiusura di vari siti pirata, tra cui Rojadirecta.com e Rojadirecta.org. Seoane rispose con la creazione di Rojadirecta.me. Un anno più tardi gli USA lasciarono perdere, ma in Europa le perdite inflitte ai detentori dei diritti tv furono davvero tante: la Liga spagnola dichiarò in una statistica che Rojadirecta con il suo streaming gratis aveva tolto la possibilità alle emittenti legali di mettersi in saccoccia qualcosa come 500 milioni di euro nell’anno 2016, per non parlare dei 2 miliardi e mezzo da quando Seoane iniziò la sua attività (cioè 11 anni fa). Ma andiamo a vedere cos’è successo in questi anni in Italia: come accaduto in Inghilterra, anche nel nostro paese c’è stata una grossa battaglia nei confronti di Rojadirecta. Il sito venne inizialmente sequestrato nel 2013, ma la pagina continuò a funzionare. Due anni dopo, nel novembre del 2015, il Tribunale di Milano diede ragione a Mediaset: Rojadirecta doveva essere oscurato. Conosciamo l’epilogo della vicenda: il 27 ottobre 2017 Igor Seoane è stato arrestato, per la gioia del gruppo di Berlusconi e di tutte le altre emittenti tv. La decisione del tribunale meneghino ha avuto un valore giurisprudenziale importante per quanto riguarda la battaglia contro la pirateria nel web. Attualmente però sono diverse le alternative a Rojadirecta ancora funzionanti: la lotta delle pay tv nei loro confronti sembra essere molto dura, visto che sembrano crescere come funghi.

Rojadirecta, la fine del servizio di streaming gratis più famoso del mondo?

Riprendiamo per un momento la decisione di due anni fa del Tribunale Commerciale numero 11 di Madrid, che chiedeva a Rojadirecta.me “la cessazione immediata e provvisoria della facilitazione di qualsiasi link o connessione per la trasmissione in diretta o differita i cui diritti sono di proprietà degli enti querelanti”. Insomma, a Rojadirecta venne ordinato di chiudere, cosa che venne effettivamente riportata da tutti i media. In realtà, grazie a vari espedienti il sito continuava a funzionare ancora. Cosa che a Canal + non piaceva nemmeno un po’, tanto che chiese con grande veemenza la chiusura cautelare della piattaforma alla vigilia di Real Madrid-Barcellona. Una settimana dopo, per cercare di scivolare via dalle querelle, Seoane fondò Tarjetarojaonline.me, nella cui home page appariva questo messaggio: “Tutto il contenuto di questo sito si trova in server di terzi, forniti o trasmessi da terzi. Tutto il contenuto di questo sito è prelevato da pagine pubbliche di internet, per cui si considera materiale di libera distribuzione e non ci consideriamo responsabili dell’utilizzo indebito che tu possa fare del contenuto della nostra pagina”.Manco a dirlo, 24 ore dopo venne aperta un’indagine nei confronti del dominio. Il tutto è conseguentemente confluito dell’arresto di Igor Seoane Minan, il 27 ottobre 2016. Il proprietario di Rojadirecta è stato arrestato per via di un movimento di 11 milioni sui suoi conti correnti. Venne comunque rilasciato il giorno dopo. Un mese dopo la pagina venne definitivamente (per il momento) chiusa: che sia davvero l’ultimo capitolo di Rojadirecta? Questo sito spagnolo di streaming gratis è davvero tentacolare, e potrebbe rinascere dalle sue ceneri da un momento all’altro. Stiamo parlando di streaming illegali, vediamo quali sono i link che hanno caratterizzato la vita e la storia di Rojadirecta.

Rojadirecta Me

Rojadirectas.me

Rojadirecta Eu

Rojadirecta.eu

Rojadirecta Italiano

Rojadirecta.it

Rojadirecta Tv

Rojadirecta.tv

Rojadirecta Spagnolo

Rojadirecta.es

Rojadirecta Inglese

Rojadirecta.en

Rojadirecta Forum (Video completi e Highlights)

forum.rojadirecta.es

Rojadirecta, tutte le alternative al servizio di streaming gratis

Esistono diverse pagine simili a Rojadirecta che spesso funzionano e dove si possono vedere in streaming gratis diversi eventi sportivi. Andiamo nel dettaglio e scopriamo queste pagine.

  • Live tv: dominio registrato nella isola caraibica di San Martìn, ci possiamo trovare dentro eventi di ogni tipo (calcio, tennis, sci, NBA). C’è in lingue diverse e all’interno viene spiegato il suo funzionamento.
  • Intergoles.com:sito più tematico, nel senso che è rivolto prettamente ai calciofili. Ci sono anche altri eventi sportivi nel palinsesto, ma è il pallone a dominarlo.Ci sono sia link gratuiti che a pagamento. Ha l’unico grosso problema che spesso i link sono di pagine per cui serve una registrazione, allungando così i tempi per vedere quel determinato evento.
  • Rinconrojadirecta.com:lo si capisce già dal nome, è un clone di Rojadirecta, e ne mantiene fedelmente lo stesso funzionamento.
  • Livefootballol:qui c’è solo streaming gratis di calcio, con link e news a tema calcio. Ha però davvero una brutta grafica.
  • Stream2watch.co:ampia scelta di eventi sportivi dei più svariati, ma anche qui c’è spesso bisogno di una registrazione.
  • Lfootball: molto calcio e NBA, è di facile utilizzo.

Ricordiamo che si tratta di streaming gratis illegali, e che fareste molto meglio a sottoscrivere un abbonamento con Mediaset Premium o Sky. Detto questo, molti poi impongono l’installazione di programmi malware, perciò evitateli.

Solo il tempo darà l’esatta percezione dell’impresa della Juventus. Perché sei scudetti consecutivi sono un’impresa sportiva talmente immensa che da vicino, come siamo ora, non se ne distingue in modo chiaro la portata, abbacinati dall’argenteo luccichìo della Champions League. Ma il popolo juventino questa sera ha un’appuntamento con la leggenda, che consacrerebbe per sempre questa squadra incastonandola in un record che sarà quasi impossibile battere. Basta un pareggio con la Roma, avversaria di tutta la stagione che, nel suo stadio, si trova nella scomoda posizione di rischiare l’esultanza in faccia, ma coccola anche la stuzzicante possibilità di rinviare la festa bianconera. E proprio per questo l’invito è diventato virale: state tutti molto… Cardiff. Il gioco di parole dei tifosi è frutto della filosofia allegriana, improntata al karma della calma, che nella concezione del tecnico è fuga dagli eccessi di esaltazione o depressione, è ricerca dell’indispensabile concentrazione, è lo stato nel quale ognuno si deve trovare per dare il meglio di sé. A partire da stasera, con la Storia che aspetta qualcosa da ricordare per sempre. Ma anche domani, dopo e, soprattutto, mercoledì quando ci sarà la finale di Coppa Italia.

Vincere tutto si può e ieri mattina il tecnico bianconero ha sdoganato per la prima volta l’ipotesi. Ma è perfettamente consapevole che anche perdere tutto è possibile. O quasi tutto, perché buttare via lo scudetto, a questo punto, sarebbe più difficile che vincerne sei di fila. Ma Allegri ne ha viste tante e non ama correre i rischi, soprattutto quelli gratuiti a pochi metri dal traguardo. Quindi: tutti molto ca… lmi per evitare che lo scenario si complichi già al primo obiettivo. Ritoccherà la formazione, molto probabilmente toglierà dalla formazione iniziale Paulo Dybala e schiererà la Juventus con un 4-4-2 simile, per impostazione, a quello del derby. Scelte per equilibrare i rischi sulle due partite dell’Olimpico, consapevole che, alla bisogna, Dybala può scattare in campo.

Se poi dovesse andare tutto liscio e, poco prima delle 23, la Juventus si ritrovasse campione d’Italia per la 35ª volta sul campo dell’Olimpico, la festa, nella notte, sarebbe assai contenuta. Tra docce e giro interviste, la Juventus sarebbe di nuovo in albergo, nelle vicinanze dello stadio, verso l’una. Giusto il tempo di mangiare qualcosa, brindare e andare a nanna. Perché domani è fissato il primo allenamento romano in vista della Coppa Italia mercoledì. La festa, quella per lo scudetto e per l’eventuale Coppa Italia, sarebbe rimandata a domenica, quando certamente la Juventus farà qualcosa. Alla fine della partita con il Crotone (fischio d’inizio alle 15) potrebbe infatti ricevere il trofeo del campionato e da lì scatterebbe il pomeriggio di festeggiamenti. E’ ballottaggio fra le ipotesi, con un palco in piazza Castello (con tanto di ospiti vip fra attori e cantanti) leggermente favorito sul pullman scoperto. I dettagli per scaramanzia verranno stabiliti solo dopo la finale di Coppa Italia, ma una festa ci sarà, anche perché Cardiff è sufficientemente lontana per recuperare la concentrazione e così si evita la beffa del 2015, quando il double scudetto-Coppa Italia non fu celebrato per nulla dopo la sconfitta di Berlino, che aveva un po’ ammosciato l’ambiente.

Ma il sesto scudetto consecutivo deve essere celebrato a prescindere dalla finale di Champions League del 3 giugno, proprio perché la portata storica della conquista merita un bagno di folla e una presa di coscienza da parte dei tifosi, alcuni dei quali si sono umanamente intiepiditi di fronte all’idea tricolore, dopo l’abbuffata degli ultimi anni. Ma tra qualche anno si renderanno conto di essere stati testimoni oculari di qualcosa di irripetibile e di aver vissuto un ciclo fenomenale. Ma l’ordine, fino a mercoledì sera, è quello esploso già nella notte della semifinale di ritorno: tutti molto Cardiff.

Ci voleva forse un allenatore con le valigie pronte per rendere merito alla Juventus, prossima a vincere il suo sesto scudetto consecutivo e giunta alla seconda finale di Champions nell’ultimo triennio. E così Luciano Spalletti, alla vigilia del match con i bianconeri, decisivo soprattutto in ottica secondo posto, plaude la società torinese: «Mi sembra che quest’anno la Juventus abbia fatto vedere di trovarsi sempre dove aveva programmato di essere. Senza mai intoppi, ritardi… Un progetto a stadi di avanzamento, in maniera netta. È difficile identificare qualcosa per stare al loro passo. In alcuni momenti, poteva fare anche di più e si è permessa di gestire alcune situazioni. Per il momento la distanza c’è, ma la Roma ha lavorato nella maniera giusta. Non c’è riuscita, probabilmente per colpa dell’allenatore che ha perso qualche partita di troppo. C’è da dare seguito a un modo di lavorare serio ed importante con delle scelte, a volte difficili e dolorose, per avere la possibilità di migliorare. Anche se poi, non ti permetterà di arrivare a quel livello lì. Al di là dei soldi, che non considero di primaria importanza».
Chissà se la prospettiva di allenare l’Inter di Suning possa fargli cambiare idea. Quello che è certo è che quando gli viene indicata la possibilità di tornare a lavorare con Sabatini, non si tira indietro: «Ho avuto dei punti di vista contrari, ma su tante cose eravamo d’accordo. Rimane un dirigente importante, per cui se ci fosse la possibilità, perché non farlo?».

Dopo aver elargito elogi e complimenti anche per Antonio Conte («Si parla tanto di scuola italiana e io i meriti me li prendo pure ma la realtà è che è stato bravo lui. Soltanto merito suo, parla di calcio, ha cambiato modulo e gli vanno solo dati i meriti, vincere la Premier è un coronamento di una carriera»), arriva la stoccata per il politico Matteo Salvini che lo aveva criticato aspramente in settimana per non aver concesso a Francesco Totti la passarella a San Siro: «Le sue parole? Meno male che è contro di me, sarebbe stato un problema il contrario – replica sbirciando gli appunti -. Io vorrei avere dalla mia parte uno come Marc Tarabella (politico belga che ha definito Salvini “fannullone” nel 2014, ndc)». Su Totti, poi, conferma di avere il nervo scoperto: «Lo stadio esaurito per la sua ultima partita? Mi fa piacere, se poi volete alludere ad altro, non so… Se volete, però, possiamo prendere il dizionario e andiamo a cercare alcune parole. Alla voce allenatore, c’è scritto “quello che allena e che può scegliere la formazione per la vittoria”. A capitano, invece, “colui che indica il comportamento ai compagni da avere dentro lo spogliatoio”. Non sono io a dirlo, è il dizionario della lingua italiana». A naso, sembra l’ennesima stoccata. Ma forse, ci sbagliamo. Meno dubbi, quando gli riportano le parole di Sarri che si lamenta per non giocare in contemporanea con la Roma: «Ha ragione, sarebbe giusto giocare allo stesso orario. Ma sempre. Quindi sia stavolta che la scorsa settimana».

Nella bacheca di Gonzalo Higuain c’è una Coppa Italia e una Supercoppa italiana vinte con il Napoli. Un magro bottino rispetto alle aspettative del bomber argentino sbarcato quattro estati fa nel capoluogo campano, provenienza Real Madrid, già carico di trofei (sei) conquistati però non da protagonista. In un colpo solo il Pipita può ampiamente riscattarsi e stasera, sotto il cielo di Roma, conquistare con la maglia della Juventus il suo primo scudetto, per di più da leader, vero e proprio trascinatore della squadra con i 24 gol griffati in campionato (e dare pure una sguardo affatto disinteressato alla classifica marcatori, Dzeko è a 27 reti e stasera non gioca perché infortunato).
Tra l’altro, questo non è un tricolore qualsiasi ma quello che sancisce il passaggio dei giocatori direttamente nella leggenda perché mai nessuna squadra in Italia è riuscita a centrare sei scudetti di fila.

Scusate il ritardo. Avrebbe forse dovuto presentarsi così il Pipita a luglio quando ha lasciato Napoli per approdare a Torino. La scelta, tra polemiche e accuse di tradimento, si è confermata quella giusta: del resto, Higuain lo ha ripetuto in questi mesi che la sua decisione non è stata dettata dal desiderio di guadagnare più soldi, ma dalla voglia di vincere uno scudetto inutilmente inseguito con la maglia del Napoli. E’ stato accontentato. E rischia di passare dal digiuno alla bulimia perché poi ci sono altre due finali da disputare: la Coppa Italia mercoledì, ma soprattutto la Champions il 3 giugno a Cradiff. Centrare il triplete al debutto con la Juventus non avrebbe davvero prezzo.

Stesse sensazioni ed emozioni che proverà Miralem Pjanic, l’altro acquisto con clausola rescissoria che ha animato la scorsa estate il mercato bianconero. Due pezzi da novanta strappati a Napoli e Roma, identici ragionamenti alla base della scelta dei giocatori: per vincere occorre cambiare. E approdare alla Juventus, l’unico club in Italia che si è consolidato assumendo una dimensione europea e continuando a vincere pure in patria.
Per Pjanic, poi, la trasferta all’Olimpico avrà un sapore particolare: la prima volta in quello che era il suo stadio con un’altra maglia. E al fischio finale magari festeggiare davanti agli ex compagni e tifosi. Ma certo non rinuncerà il bosniaco all’esultanza. Lo aveva già fatto, sui social, nella gara d’andata quando la vittoria contro la Roma con una prodezza di Higuain aveva permesso alla Juventus di conquistare il titolo di campione d’inverno. Non c’era una coppa da alzare, allora, ma soltanto la conferma della supremazia nel girone d’andata, eppure Pjanic aveva pubblicato un post con una foto insieme con Higuain entrambi sorridenti e festeggianti, accompagnata dalla scritta: «Andiamo frate….». Quel messaggio – o meglio quell’auspicio – adesso sta per concretizzarsi.

Ma lo scudetto che la Juventus stasera può finalmente cucire sulla maglia (basta un pari contro la Roma) sarà il primo anche per Medhi Benatia, fresco di riscatto dal Bayern Monaco e con un contratto che lo lega al club bianconero fino al 2020. Anche lui ha dovuto emigrare dalla capitale per vincere: prima in Germania (tre titoli in due stagioni) poi alla Juventus, quella che sarebbe stata la sua prima scelta. Il primo tricolore sarà in buona compagnia invece nella bacheca extra large di Dani Alves, facendo bella mostra di sé accanto alle altre 30 coppe di cui il giocatore ha fatto incetta tra Barcellona, Siviglia e Bahia, senza considerare quelle vinte con il Brasile.
Sarà invece un primo tricolore vissuto dall’infermeria per Marko Pjaca, ma gli darà la forza per guarire in fretta e vincerne altri da protagonsita, mentre per Tomas Rincon è uno scudetto davvero insperato a inizio stagione, quando vestiva la maglia del Genoa. Traferimento ad hoc nella finestra invernale e una Coppa da alzare per l’orgoglio di 30 milioni di venezuelani.

La frequenza con cui si susseguono le partite è il vero problema di Allegri. Ruotare le risorse cercando di mantenere alta la competitività è l’obiettivo. La trasferta di Roma, che potrebbe diventare decisiva per la conquista del sesto scudetto, cade alla vigilia della finale di Coppa Italia, e appena dopo aver ribadito, nel match di ritorno, la superiorità, mentale prima che tattica, sul Monaco.

Ed è proprio a questa qualità che la squadra dovrà appigliarsi per reggere l’urto agonistico di questi impegni ravvicinati. Quando tutti gli altri ormai possono concentrarsi su un’unica competizione la Juve ha l’onere e l’onore di dare battaglia su tre fronti.

E’ già successo contro Atalanta e Torino, sarà così oggi contro una Roma concentrata solo sul duello spalla a spalla con il Napoli per il secondo posto. E sarà così anche mercoledì prossimo quando la Lazio arriverà alla finale con un giorno in più di recupero e dopo aver disputato una partita senza particolare stress e, anzi, con tanto turnover a Firenze.

Spalletti dovrà rinunciare a Dzeko, infortunato. Probabile che punti sul tridente leggero composto da interpreti veloci e imprevedibili come Salah, El Shaarawy e Perotti. Nainggolan, se sarà questa la scelta, scalerebbe in questo modo a centrocampo. Un’alternativa suggestiva, forse più probabile a gara in corso, potrebbe essere quella di Totti nel ruolo particolare di “falso nueve”.

Per trovare i giallorossi senza il centravanti bosniaco nell’undici titolare si deve risalire al 19 marzo. Vinse 3-1 contro il Sassuolo giocando con il 3-4-1-2. Oggi il sistema di gioco utilizzato da Spalletti dovrebbe essere il 4-3-1-2. Rispetto a quando gioca l’ex Manchester City cambieranno molto i tratti di gioco. La Roma ha distrutto il Milan giocando sempre la palla addosso a Dzeko, bravo a proteggere la palla per battere a rete o favorire, con le sue sponde, le finalizzazioni dei compagni. Solitamente è lui il terminale offensivo di tutti i cross ed i lanci prodotti dalla squadra.

Con Salah e El Shaarawy in prima linea la Roma dovrà cercare combinazioni basse e triangolazioni verticali, sfruttando di più le transizioni e meno le seconde palle. Proprio con questa tipologia di azione vinsero la gara col Sassuolo: verticalizzazione di Fazio su Nainggolan (nella posizione di trequartista), velo del belga a favorire l’inserimento di El Shaarawy, tiro toccato ma non bloccato da Szczesny, tap-in “rapinoso” e vincente di Salah.

Allegri dovrebbe accettare il “2 contro 2” centrale, a differenza di quanto fatto con il Monaco, schierando una difesa a 4 composta perlopiù da giocatori non utilizzati in Champions. Sarà opportuno che i mediani non lascino spazio sulla trequarti. La loro funzione di scudo è il deterrente migliore alle probabili verticalizzazioni che cercherà la Roma.

Spinti della necessità di classifica i padroni di casa dovrebbero andare in pressione coi due attaccanti sui due centrali bianconeri ed alzare il trequartista a disturbare Pjanic. Per portare questo pressing ultraoffensivo, come cercarono di fare anche all’andata, dovranno alzarsi con tutti i reparti, prendendosi grossi rischi nelle retrovie.

Spalletti, pur avendo difensori di qualità, non è riuscito a trasferire ai suoi una buona organizzazione nella fase di non possesso. Difficilmente i 4 elementi della terza linea difendono di reparto, puntando piuttosto sulla loro fisicità per vincere i duelli con gli avversari. Una modalità difensiva che mostra tutti i suoi limiti soprattutto quando la squadra va in svantaggio e lascia il contropiede all’avversario. Facilmente le distanze si dilatano e l’allineamento si spezza, un invito a nozze per giocatori veloci e potenti. Nel derby capitolino Keita ne ha approfittato segnando e creando palle gol con facilità irrisoria grazie alle sue accelerazioni.

La Juve ha i giocatori che possono aggredire questi spazi che la Roma tende a lasciare. Innanzitutto gli esterni che dovranno, quindi, tagliare il campo cercando non solo l’ “1 contro 1” esterno ma anche l’attacco alla profondità centrale, smarcandosi preventivamente senza palla. Nel mezzo le punte si alterneranno in rifinitura, venendo a giocare palla sulla trequarti, e nella finalizzazione, avendo entrambe le qualità sia per l’ultimo passaggio, sia il guizzo in area.

Le potenzialità offensive dei giallorossi non si discutono. Con 79 gol fatti è il secondo miglior attacco del campionato (il Napoli è primo con 81 centri).
In particolare la Roma è la squadra che ha segnato di più su calcio piazzato. I sui 27 gol sono frutto della notevole stazza fisica di difensori e centrocampisti, non solo dell’abilità aerea di Dzeko. La Juve segna meno in generale e meno sui calci piazzati, ma ha numeri molto equilibrati sulle due fasi di gioco. Le sue percentuali di gol su piazzato e su azione sono identiche sia per le reti fatte sia per quelle subite ad ulteriore dimostrazione di come Allegri abbia costruito una squadra quadrata, senza nessun punto debole.

Al contrario la Roma ha subito 32 gol (nove in più della Juve). Difficile sorprenderli sui calci piazzati per gli stessi motivi per cui sono forti su quelli offensivi. In area marcano a uomo e hanno una grande aggressività. Il Milan, domenica scorsa, li ha sorpresi mandando Ocampos in anticipo sul primo palo a spizzare il pallone. La palla, allungata sul secondo palo, ha favorito la chiusura vincente di Pasalic, più rapido a leggere la traiettoria della palla di Juan Jesus. Una gara che potrebbe essere decisa anche da questi dettagli.

Una Juventus per l’affondo scudetto e una per la finale di Coppa Italia. Una con Paulo Dybala jolly da spendere a partita in corso e una con la Joya titolare. Massimiliano Allegri è volato a Roma con 22 giocatori e tra questa sera (big match con la Roma) e mercoledì (finale di Coppa con la Lazio) saranno quasi tutti protagonisti. Il “Conte Max” preferisce parlare di cambiamenti – non di turnover – e probabilmente ha ragione dal momento che è difficile classificare come seconde linee gente del calibro di Stephan Lichtsteiner, Medhi Benatia e Claudio Marchisio. La sostanza, però, non muta: tra Roma e Lazio cambieranno almeno 7 giocatori. E a meno di sorprese dell’ultima ora, tra i big che resteranno a riposo contro i giallorossi c’è Dybala. Nessun problema particolare, semplicemente Allegri vuole dosarlo in ottica Coppa Italia, esattamente come è accaduto nel derby pre Monaco con Gonzalo Higuain. E la speranza, in casa Juve, è che il numero 21 bianconero possa avere lo stesso impatto del Pipita a partita in corso. L’ex Napoli contro il Toro ha segnato la rete dell’1-1. Lo stesso risultato significherebbe, oggi, sesto scudetto consecutivo e Juventus nella leggenda.
La partenza di Dybala dalla panchina è l’ennesima conferma della gestione certosina con cui l’allenatore livornese sta amministrando la rosa per tenere alta l’intensità in tutte le partite con l’obiettivo di raggiungere il Triplete. L’Olimpico sarà anche uno stadio magico per Paulo – nella capitale ha realizzato il primo gol con il Palermo e la prima rete in serie A con la Juventus – ma parliamo di un ragazzo talmente maturo e intelligente da aver bene in mente come in questo momento della stagione sia fondamentale pesare energie e risorse. Magari la Joya vivrà soltanto uno spezzone di quella che potrebbe passare alla storia come la serata dello scudetto, ma di sicuro mercoledì sarà titolare nella finale di Coppa Italia contro la Lazio.
Paulo sarà uno dei tanti big che seguiranno il big match contro i giallorossi dalla panchina. «Nei giorni scorsi – ha sottolineato Allegri in conferenza stampa – ho guardato le statistiche degli ultimi due mesi: mediamente – e questo è un merito dei ragazzi e della società che mi ha messo questa rosa a disposizione – ho cambiato da 5 a 8 giocatori, in tutte le partite. Siamo passati da un minimo di 5 a un massimo di 8». Il picco è stato toccato in aprile nella doppia trasferta a Fuorigrotta e questa sera potrebbe essere bissato: dipenderà dal ballottaggio Alex Sandro-Sturaro. Situazione simile a quella di Napoli, non uguale. Stavolta cambia la logistica (i bianconeri si fermeranno a Roma tra le due partite) e soprattutto il peso degli incontri: in tre giorni la Juventus può mettere in bacheca due trofei e tenere così in vita il sogno Triplete fino alla finale di Champions del 3 giugno contro il Real Madrid.

Squadra scudetto

Allegri, pratico e pragmatico, è abituato a ragionare su una partita alla volta. Contro la Roma basterà un pareggio alla Juventus per stappare lo champagne, ma in caso contrario (cioè perdendo all’Olimpico) i bianconeri avranno comunque a disposizione altri due match point per entrare nella leggenda: basterà vincere una delle due gare finali contro Crotone (allo Stadium) e Bologna (al Dall’Ara). Tradotto: seppur i campioni d’Italia siano decisi a chiudere immediatamente i conti, quella odierna tecnicamente non è una partita senza ritorno. Due risultati su tre garantiscono lo scudetto, ma una sconfitta non lo cancella. Forse anche per questo Allegri risparmierà inizialmente Dybala e diversi big in vista della finale secca di mercoledì, quello sì un incontro da dentro o fuori. Siccome è Neto il portiere di Coppa Italia, questa sera toccherà a Gigi Buffon contro Salah e compagni. Davanti al capitano bianconero agiranno Stephan Lichtsteiner a destra e Kwadwo Asamoah a sinistra, con Leonardo Bonucci e Medhi Benatia a formare la coppia centrale. Con Dybala inizialmente in panchina si prospetta un 4-4-2. I due di centrocampo sono quasi obbligati a causa dell’assenza di Khedira (rimasto a Torino) e delle condizioni non ottimali di Marchisio (convocato per la Coppa Italia). Un posto sarà affidato a Miralem Pjanic (squalificato per la Lazio) e l’altro a Mario Lemina, preferito a Tomas Rincon. Juan Cuadrado giocherà largo a destra e dalla parte opposta spazio a uno tra Alex Sandro e Sturaro. Rispetto al pareggio nel derby, Gonzalo Higuain sarà in campo dal primo minuto in coppia con Mario Mandzukic.

Squadra da Coppa

A prescindere dal risultato di stasera contro la Roma, mercoledì la formazione sarà in gran parte rivoluzionata. In porta contro la Lazio andrà Neto e davanti al brasiliano verrà riprosta la BBC: Barzagli, Bonucci e Chiellini. Dani Alves e Alex Sandro presidieranno le fasce del 3-4-3 stile Monaco; Marchisio (c’è ottimismo per la finale di Coppa Italia) guiderà la mediana assieme a Rincon e davanti toccherà al trio Dybala-Mandzukic-Higuain.

Khedira punta Bologna

Per la doppia trasferta romana non è invece partito Khedira, reduce dal problema alla coscia patito contro il Monaco. «Sami non giocherà nemmeno contro il Crotone», ha spiegato Allegri. Il tedesco sta seguendo un programma di recupero finalizzato al rientro all’ultima di campionato, in tempo per svolgere un breve rodaggio a Bologna con vista Cardiff, dove sarà regolarmente in campo.

Non è previsto un “Dybala bis” (per Cardiff non sono segnalate presenze “strane” in tribuna vip come accadde alla Joya a Berlino nel 2015) né si può parlare di un affare in pugno. Ma il fatto che la Juventus e Corentin Tolisso si piacciano è un dato ormai assodato e se le regole del calciomercato prevedono che in caso di accordo tra due società un trasferimento si possa fare, allora il centrocampista franco-togolese del Lione e i bianconeri s’incontreranno per stringersi la mano e avviare molto presto una nuova avventura.
L’ultima indiscrezione, a beneficio di quest’ipotesi, arriva direttamente dall’Équipe secondo cui Jean-Michel Aulas, padre padrone del club transalpino, si sarebbe rassegnato alla cessione della star della mediana. Di più: la Juve è considerata in pole, con Inter, Napoli e Arsenal alla finestra. Tutto vero, anche se non si possono escludere sorprese: bianconeri più avanti di tutti, intanto, perché si sono mossi in anticipo sulla concorrenza e poi coltivano un rapporto buonissimo con la controparte.

Treni

Certo, Aulas è “cliente” esigente, per nulla abituato a svendere i pezzi pregiati della rosa. Ma la sua volontà di scatenare un’asta con base di partenza fissata intorno ai 45-50 milioni rischia di scontrarsi con la dura realtà. E in questa situazione conteranno pure qualcosa i desideri di Tolisso le cui aperture (per la serie: «Fa piacere l’interesse della Juve» e non solo) non sono mai state un mistero.
Quanto all’adattabilità tattica del mediano nel sistema di gioco preferito dai campioni d’Italia, nessun problema: il nazionale Bleu sa giocare nel 4-2-3-1 da interno sia in un centrocampo a tre sia a due con risultati lusinghieri: calciatore fisico, tecnico, di primissima qualità e soprattutto pronto al salto in una vera big del calcio europeo. Tolisso ha fatto tutta la trafila nelle giovanili dell’OL ed è il primo ad aver compreso quanto sia fondamentale non farsi scappare i treni che passano. E se la Juventus gli ha messo gli occhi addosso da mesi, un motivo ci sarà: con Sami Khedira recuperato ma sempre a rischio (per la finale di Champions, tuttavia, ci sarà) e Claudio Marchisio da centellinare con cura, soltanto Miralem Pjanic al top lì in mezzo non può bastare.

Appeal

Dopo Cardiff, dunque, se i contatti porteranno ad un’intesa tutt’altro che sorprendente, è possibile che l’amministratore delegato Beppe Marotta e il direttore sportivo Fabio Paratici stringano i tempi in maniera netta, decisa e definitiva. Nel frattempo emissari juventini si recano settimana dopo settimana in Francia per rinnovare l’interesse nei confronti di un calciatore che (sarà un caso..) è stato tra i pochi a beffare Gigi Buffon in questa Champions: 2 novembre 2016, 1-1 a Torino e Stadium raggelato.
L’appunto: ma se l’estate scorsa monsieur Aulas ha rifiutato 37 milioni dal Napoli, come si può pensare che un anno, 14 gol e 6 assist dopo il patron del Lione s’accontenti della stessa cifra? Risposta semplice semplice: l’appeal della Juve, tornata stabilmente nel novero dei top club continentali, è tale che Tolisso potrebbe anche far pressione per essere liberato dal vincolo contrattuale in scadenza nel 2020. Ammesso che non l’abbia già fatto…

Stavolta l’«ossessione» non è vincere un titolo, ormai irraggiungibile, ma vincere almeno questa partita: Luciano Spalletti non ha mai battuto la Juventus in campionato e sa che probabilmente, in ottica Champions League, sarà obbligato a farlo stasera, anche per evitare lo smacco dei festeggiamenti per lo scudetto altrui nel giardino di casa. Eppure si avvicina alla serata con uno spirito costruttivo, senza cadere nella tentazione del rimpianto: «La Juve è stata più forte di tutti, anche di se stessa». Pure se dopo lo scontro diretto dell’andata, ha fatto gli stessi punti della

Roma: «Ma ha potuto gestire il vantaggio che aveva, di 7 punti. Ogni volta che potevamo riavvicinarci, loro hanno accelerato di nuovo. Il nostro lavoro è stato buono. Per colpa dell’allenatore, abbiamo perso qualche partita e qualche punto di troppo però onestamente mi sembra difficile in questo momento stare al passo della Juve. Vale per tutti».

FRECCIATE. Ora la Roma deve difendere il secondo posto mentre Maurizio Sarri, collega del Napoli, sostiene che sia ingiusta la volata dilazionata nel tempo: «Ha ragione quando dice che si debba giocare tutti alla stessa ora. Ma allora deve valere sempre. La settimana scorsa il Napoli ha giocato il sabato contro il Cagliari e noi domenica sera con il Milan. Andava bene in quel caso?». Gli andrebbe meglio se potesse contare su Dzeko, che per la prima volta in questo campionato non potrà giocare: «E’ un peccato perché la squadra si è abituata a servirlo e a giocare con il terminale offensivo. Dovremo cambiare qualcosa ma devo pensare anche alle altre situazioni. Nainggolan, Perotti e qualche altro non stanno benissimo. Lo dico non per cercare alibi ma per spiegare. Dovremo fare diversi ragionamenti».
Uno, clamoroso, potrebbe portare all’impiego di Totti dal primo minuto dopo l’ennesima settimana di polemiche: «Io penso al bene della Roma e basta. Magari Francesco ci torna utile in questo momento. Se domenica scorsa avesse giocato a San Siro cinque minuti sarei stato criticato lo stesso…».

VOCABOLARIO. Le scorie del caso sono ancora in circolo: lo dimostra non solo una risposta a Matteo Salvini che si era preparato con cura (ne parliamo a parte) ma anche il discorso più generale sull’attenzione dei tifosi della Roma, che riempiranno l’Olimpico per il Tot- ti day e non per la sfida contro la grande Juve. Spalletti finge di non conoscerne la ragione: «Se lo stadio è pieno per me è un piacere, più gente c’è e meglio è. Non mi dà fastidio che ci sia l’esaurito per la partita con il Genoa. Perché dovrebbe? Anzi, uno degli obiettivi che mi ero posto quando sono tornato era riportare il pubblico vicino alla squadra. E formare una squadra competitiva. Credo di esserci riuscito. Per il resto basta prendere un dizionario».

E qui, via a una digressione un po’ astrusa sui significati delle parole: «Allenatore: quello che allena la squadra e che sceglie la formazione per vincere. Cuore: dove si racchiude qualcosa, che sta dentro… Capitano: colui che indica il comportamento ai compagni nello spoglitoio». Il senso è che ognuno deve svolgere il proprio ruolo. Spalletti deve fare la formazione migliore, Totti deve comportarsi da capitano: «Questo dice il dizionario e possiamo vedere se è stato usato bene o male. Ma credetemi, io tengo conto di tutto, prima di tutto la Roma».

Però con un occhio strizzato all’Inter, quando gli si nomina Sabatini: «E’ un grande dirigente, ci siamo trovati d’accordo su alcune cose e meno su altre. Ma se dovesse capitare di lavorare ancora con lui, perché dovrei dire di no?».

Match point. La Juventus freme. Un risultato positivo all’Olimpico sancirebbe il sesto scudetto di fila. «Per la prima volta – riflette Massimiliano Allegri – avremo l’opportunità di chiudere il campionato senza dipendere da altri. Non sarà facile, immagino una partita bellissima: Roma-Juve è sempre straordinaria, anche a livello di emozioni».
I tifosi sognano una vittoria in casa dei primi rivali, ma il tecnico esclude che lo scenario possa aumentare la soddisfazione: «Cambia nulla. Se saremo bravi, festegge- remo, sennò aspetteremo il Crotone. O il Bologna: poi basta, non ci saranno altre giornate. Due punti nelle ultime due partite? Non è questione di braccino, due pareggi possono capitare, oltretutto a Bergamo abbiamo preso gol alla fine e con il Torino nel loro unico tiro in porta: a me non interessa vincere tre-quattro giornate prima, interessa vincere…».
APPROCCIO. Gli chiedono della Coppa Italia, gli chiedono di Cardiff… «Un passo alla volta. Dopo la Roma, ci concentreremo sulla Lazio, per la Champions abbiamo tempo e non ci penso, anche se non capita tutti gli anni di vivere stagioni così. Cominceremo a preparare la finale tre-quattro giorni prima: non sarà una questione tattica, ma di arrivare con un approccio mentale giusto, con serenità e convinzione, con la consapevolezza di poter vincere la Coppa. Oggi penso solo al campionato: in Italia è difficile vincere, bisogna battagliare perché c’è molta tattica, ci sono allenatori molto preparati e due squadre, Roma e Napoli, che hanno fatto e stanno facendo cose straordinarie. Basta guardare i punti che hanno. Subito a nanna in caso di scudetto? In albergo rientreremo tardi per forza, prima dell’una non ci siamo mai, poi mangeremo qualcosa e andremo a letto».
CULTURA. Belle parole per Antonio Conte, suo predecessore in bianconero: «Complimenti per quello che ha fatto: non era semplice arrivare in un campionato nuovo, straniero, e vincere subito. Cos’hanno in più i tecnici italiani? La nostra scuola, la nostra tradizione sono ottime: lo rivelano le Coppe del Mondo vinte dalla Nazionale, i giocatori che le squadre straniere vengono a prendere dalla Serie A. E gli allenatori dimostrano, senza togliere niente agli altri, di essere molto preparati e molto più meticolosi, soprattutto nella fase tattica, nella costruzione della squadra come impianto di gioco, perché questa è la cultura e la tradizione del calcio italiano».
TURNOVER. Allegri parla del rinnovo di Medhi Benatia («Sono molto contento: a livello di difensori, per non parlare di centrocampisti e attaccanti, la Juve è una delle squadre più forti d’Europa») e della candidatura di Gigi Buffon al Pallone d’Oro: «Sento che lo meriterebbe in caso di vittoria in Cham- pions League. Io credo che lo meriterebbe a prescindere dal risultato di quest’anno e che l’avrebbe meritato negli anni precedenti, perché ha fatto una carriera straordinaria e ha vinto titoli importanti, tra cui il Mondiale».
Seguono un cenno al turnover («Negli ultimi tre mesi ho cambiato da cinque a otto giocatori a partita: merito dei ragazzi e della società che mi ha messo questa rosa a disposizione») e un pensiero sull’addio di Francesco Totti: «Hanno parlato tutti tranne lui: solo quando deciderà cosa fare e lo comunicherà, si potrà fare un commento. Sicuramente, però, un commento positivo, perché Totti ha illuminato per vent’anni il calcio italiano, nel nostro Paese e nel mondo».

L’investitura gliel’ha data Spalletti, qualche mese fa: «Paredes è più forte di Pja- nic». L’argentino è dovuto crescere in fretta, dopo aver incassato quel complimento così condizionante. Leandro Paredes non ha ancora compiuto ventitré anni (lo farà a fine giugno), ma negli ultimi due ha fatto passi da gigante, anche nella vita privata. E’ sposato con Camila Galante e ha già due figli.

Nella Roma si è ritagliato il suo spazio, dopo aver fatto un anno di esperienza a Empoli. In questa stagione ha collezionato ventiquattro presenze in campionato, molte da titolare. Spalletti lo considera la più valida alternativa a De Rossi, che ogni tanto deve fermarsi per gestirsi. Quando l’azzurro non c’è il suo posto viene preso da Paredes. Tre gol al suo attivo, un tiro da lontano con il quale è spesso pericoloso. Cresciuto nella cantera del Boca Juniors, da ragazzino si è ispirato a Riquelme.

ViCE-STROOTMAN. In Italia è arrivato giovanissimo e all’inizio ha dovuto fare esperienza. Una sola presenza nel Chievo, dove era stato parcheggiato dalla Roma, e poi dieci presenze in giallorosso nel primo campionato sotto la guida di Garcia.

Nell’Empoli ha dimostrato le sue doti di regista, Giampaolo ha saputo valorizzarlo e quest’anno con Spalletti è stato il primo cambio per il centrocampo. Stasera sostituirà Strootman, pur avendo caratteristiche diverse dall’olandese. In tandem con De Rossi, i due si divideranno i compiti di proteggere la difesa e impostare l’azione.
PiACE ALLA JUVE. Nella passata stagione nel centrocampo della Roma c’era Pja- nic al suo posto. Giocatore con altre caratteristiche, ma in qualche modo Pare- des si è ispirato al bosniaco. Anche l’argentino piace alla Juve. A gennaio Leandro è stato vicino al trasferimento in bianconero, poi la Roma ha preferito confermarlo. Ma la sua quotazione è cresciuta in questa stagione e supera ormai i venti milioni. Si ritorna a parlare della Juve per lui, ma lo seguono anche Arsenal e Tottenham e la società giallorossa ha bisogno di fare plusvalenze per esigenze di bilancio e per proseguire il percorso virtuoso nel rispetto del fair play finanziario.
A gennaio non fu Spallet- ti a chiedere la sua cessione, anche se il tecnico toscano avrebbe voluto aggiungere più peso a centrocampo con l’acquisto di Rincon, finito invece alla Juve. Spal- letti conosce le dinamiche di mercato della Roma, ci ha convissuto in questo anno e mezzo. Paredes non ha mai chiesto la cessione, ma sa che a fine stagione potrebbe cambiare maglia. Per indossare quella bianconera come Pjanic? Per i tifosi della Roma sarebbe troppo, ma sarà necessario sacrificare qualche uomo di prima fascia. Ad Allegri piace un giocatore dalle sue caratteristiche, che sa far girare il pallone. Stasera il confronto con Pjanic sarà uno dei grandi temi della sfida tra Roma e Juve. E Paredes vuole dimostrare di essere degno di raccogliere la sua eredità.

E’ la notte di Miralem Pjanic. Una notte speciale. Perché può vincere il primo titolo della carriera nello stadio che è stato casa sua, davanti alla squadra che gli ha aperto le porte della A, nella città dove ha trascorso cinque anni bellissimi. Brutto è stato l’epilogo, come succede in tante storie d’amore finite. Perché i tifosi giallorossi, o almeno la grande maggioranza, hanno vissuto come un tradimento la scelta di trasferirsi alla Juventus: questione di rivalità senza tempo, era già capitato ad altri campioni.

NOSTALGÌE. Pjanic si specchierà nel suo passato, accenderà nostalgie e rimpianti, dividerà il pubblico anche se l’accoglienza, in assoluto, non sarà benevola, sfoglierà ricordi e incrocerà volti familiari. Radja Nainggolan, nei giorni roventi delle indiscrezioni, aveva detto che se fosse andato alla Juventus non gli avrebbe più parlato, invece sono rimasti legatissimi: «L’amicizia va oltre tutto» ha scritto il belga il giorno del compleanno di Mira- lem, e un paio di mesi fa i due sono stati paparazzati mentre cenavano a Montecarlo con le compagne Josepha e Claudia e con il piccolo Edin, tiglio del bianconero.
Ma il legame non è solo con il belga: quando la Roma ha giocato con il Torino, è andato a trovare i vecchi compagni in ritiro.

OSSESSÌONE. «L’esperienza in giallorosso è stata superlativa, bellissima – ha confidato di recente il centrocampista bianconero all’Equipe -. Dopo cinque anni, era il momento di cambiare. La Juventus à davvero diversa dalle altre: c’è l’ossessione per la vittoria, l’ossessione di rimettersi sempre in gioco. Non c’è mai tempo per essersi soddisfatti o per festeggiare perché davanti c’è sempre la prossima sfida da vincere. Al mio arrivo, ho visto guerrieri ed ho capito perché questo è il club che vince».
EMOZÌONÌ. Stasera, Pjanic guiderà il centrocampo. Lo fa sempre, ma dovrà essere ancora più autoritario. Perché mancheranno per infortunio sia Sami Khedira sia Claudio Marchisio, e nessuno degli altri centrocampisti, pur affidabilissimi, ne rasenta esperienza e qualità. Sarà una sfida al passato, agli amici, e una sfida a distanza con Leandro Paredes, il talento argentino che ha raccolto la sua eredità, richiamato apposta dalla Roma dopo un anno in prestito a Empoli e di nuovo al centro di indiscrezioni su un interesse bianconero.
Sarà l’unica passerella di Pjanic nella capitale, perché in Coppa Italia sarà squalificato: è destino che all’Olimpico non debba affrontare la Lazio, in campionato rimase in panchina, ma il pieno d’emozioni è stasera, per il personalissimo amarcord e per la possibilità di inaugurare il pal- marès, sperando di aggiungere in fretta altri successi. Perché la Juventus, scelta proprio per vincere, gli olire la possibilità di trionfare anche in Coppa Italia e, tra venti giorni, in Europa. «Ogni giocatore sogna di alzare un giorno la Cham- pions League – ha detto al portale bosniaco Avaz -: siamo sulla buona strada per riuscirci, darò il massimo. Giocheremo come sappiamo, sarà il Real a preoccuparsi: la Juventus è un grande club e come tale dobbiamo comportarci»

Amiche politicamente, avversarie leali sul campo, rivali interessate sul mercato. Su qualunque territorio, ovunque si vada, è comunque Roma-Juventus. Alla fine vince sempre la Juve, almeno da quando la Roma ha cambiato proprietà, ma gli incroci tra i due club sono spesso stati determinanti per la storia recente del calcio italiano.
TESSITURA. Pensiamo a Pjanic, a esempio. Lo scorso anno è passato dalla Roma alla Juventus cavalcando la prua di una clausola rescissoria. Ma niente sarebbe stato indolore se i rapporti ottimi tra le società, vicine soprattutto nelle discussioni in Lega, non avessero oliato la trattativa. In quel contesto, alla Roma vennero proposti Asamoah e Lemina come parziale contropartita, ma a Trigoria, per una serie di motivi, non considerarono conveniente l’affare. Il percorso Roma-Torino avrebbe potuto riguardare (o riguarderà?) anche Leo Paredes. Però a gennaio non si crearono le condizioni per accontentare le necessità della Roma.

CONCORRENZA. Proprio le sofferenze finanziarie hanno impedito a Spalletti di abbracciare un calciatore che avrebbe dichiaratamente desiderato, cioè Rincon, che durante il mercato invernale si è mosso dal Genoa ma ha firmato per la Juventus, disposta ad accontentare le richieste economiche di Enrico Preziosi. La Juve aveva prevalso sulla Roma anche nella corsa a Medhi Benatia, altro ex di ritorno all’Olimpico, che la Roma non avrebbe potuto riscattare alle cifre appena corrisposte al Bayern Monaco. I soldi non sono tutto, come sostiene giustamente Monchi, ma danno una mano. Anche sul fronte Pja- ca, giovane talento croato. Che piaceva anche alla Roma ma non poteva essere raggiunto davanti a una richiesta di 23 milioni.
COLPI. Il discorso è valido anche sull’altro fronte, dove più volte Sabatini ha anticipato la Juve. Clamoroso il caso di Iturbe, che prese un aereo dal Sudamerica convinto di volare a Torino, ma venne stoppato in piena estate a Fiumicino (l’utilità degli scali aerei…) e andò alla Roma. A peso d’oro, a cifre che ancora fanno piangere Pallotta, ma che in quel momento «mi servivano a dare un segnale di forza della Roma a livello internazionale». Si era verificata una situazione simile un paio di anni prima con Mattia Destro, voluto da mezza Serie A e agganciato dalla Roma con un rilancio a sorpresa. Che poi Destro non abbia reso secondo le attese, risultando meno bravo di quanto sembrasse all’epoca, non può cambiare la valutazione sull’affare di quell’estate.

TENSIONI. Ancora più fragoroso fu il successo negoziale che spostò Radja Nainggolan dal Cagliari alla Roma. Costò carissimo, anche se in diverse tranche, quel trasferimento, ma per quanto vale oggi il giocatore sul mercato non può che essere considerato un colpo formidabile per la Roma. Che bruciò la stessa Juventus, anche per volontà del giocatore che nel discusso video girato dai tifosi spiegò i motivi della sua an- ti-juventinità.
Nainggolan spesso ha risposto per le rime allo scherno e agli insulti dei tifosi bianconeri sui social network e anche stasera, da paladino ideale del romanismo, proverà a fare un dispetto alla squadra che meno ama: già impedirle di festeggiare lo scudetto, visti i tempi grigi, sarebbe un motivo di orgoglio.

La Roma è fatta. Lallenamento di ieri pomeriggio ha tolto gli ultimi dubbi a Luciano Spal- letti. Contro la Juventus giocheranno sia Nainggolan che Perotti, infortunati nella partita contro il Milan, mentre Dzeko non figura neppure nella lista dei convocati. Il tecnico toscano non cambia modulo e non cambia abitudini. I giocatori sono andati a casa dopo la cena e torneranno a Trigoria questa mattina. I due giocatori in dubbio hanno svolto tutto l’allenamento e hanno dato la loro disponibilità all’allenatore. Entrambi hanno confidato a persone vicine di essere pronti per giocare.

MODULO CONFERMATO. Contro la Juve Spalletti confermerà il 4-2-3-1, con il ritorno di Rudi- ger in difesa, a destra, con Ma- nolas e Fazio al centro e il ritorno di Emerson Palmieri a sinistra. In mezzo al campo Paredes e De Rossi, davanti il tridente leggero con l’inserimento di Nainggolan nella posizione di trequartista, Salah a destra, El Shaarawy a sinistra e Perotti finto centravanti, capace di aprire spazi per i compagni muovendosi in posizione centrale. Mentre l’argentino, così come l’ex milanista, hanno dimostrato di non trovarsi a loro agio giocando a destra.

DiPENDE DA SiNiSA. Alla Juve basterà un pareggio all’Olimpico per festeggiare il sesto scudetto consecutivo, la Roma deve difendere il secondo posto. La terz’ultima giornata di campionato potrebbe essere decisiva e dipenderà anche dalla partita che si giocheràtra Torino e Napoli alle 15. Se Mihajlovic riuscisse a fermare la squadra di Sani anche con un pareggio farebbe un grande favore alla Roma, che a quel punto in serata potrebbe anche perdere con la Juve, con la condizione poi di fare sei punti contro Chievo e Genoa. Mihajlovic, che è stato compagni di Totti, da giovanissimo nella Roma, farebbe un regalo anche al Capitano, che in una partita più “comoda” potrebbe trovare spazio. Ieri Spalletti ha detto: «Considerata la situazione e il tipo di avversario, la possibilità che Totti possa dare un contributo alla Roma esiste». Difficile pensare a un impiego dal primo minuto, mentre potrebbe trovare spazio nella ripresa, visto che Perotti non ha autonomia al cento per cento per l’infortunio alla caviglia.

TOTTi iN CORSA. Spalletti non avrà Strootman e Dzeko, il capocannoniere del campionato. Il tecnico in questi giorni ha lavorato molto sugli schemi offensivi, considerato che cambiailmodo di giocare senza Dzeko in avanti. Totti parte dalla panchina nell’ultima sfida contro la Juve, contro il suo amico Buffon, compagno di mille battaglie e di un’impresa storica come la conquista del titolo mondiale a Berlino nel 2006.
Ieri, Francesco ha festeggiato i dieci anni della figlia Cha- nel («una delle donne più importanti della mia vita») ed è stato con i piccoli al parco divertimenti di Cinecittà World. Due giorni fa era andato al circo.
Cerca di distrarsi, per allontanare il dolore dell’addio al calcio. Zdenek Zeman è intervenuto in suo favore un’altra volta: «Francesco non ha colpe in questa storia e neppure il tecnico. Spalletti ha sbagliato nel gestire un giocatore così, che la prima volta pratìcamente lo ha fatto diventare allenatore, quindi gli si deve qualcosa più degli altri. Francesco può giocare un altro anno ma non lo chiamerei a Pescara, lui appartiene alla Roma».

Comincia la partita più importante per il futuro di Totti. Pallotta ha mandato suo figlio Chris e il suo uomo di fiducia Alex Zecca in avanscoperta. Sono arrivati venerdì, Zecca ha già parlato con Francesco, per capire compiti e prospettive del suo ruolo da dirigente nel futuro. Lo hanno fatto già Monchi e gli altri dirigenti nei giorni scorsi. L’arrivo di Pallotta (non ancora confermato) è previsto in occasione della partita di addio del 28, ma in ogni caso il presidente proverà a trovare una soluzione condivisa con Francesco. Zecca ha seguito l’allenamento, ha pranzato con i dirigenti, dirà la sua sul nuovo allenatore a Pallot- ta come fece in occasione della scelta di Spalletti.
Totti deve ancora far conoscere il suo pensiero. Per il momento ha molti dubbi e non esclude altre soluzioni. Per adesso si è chiuso in un rigido silenzio, ha assistito con stupore
e delusione a tutto quello che è accaduto in queste due settimane. Vuole scegliere la strada migliore per annunciare il cambio di vita. Qualche persona molto vicina gli ha consigliato di fare la conferenza stampa di addio in campo neutro, al Salone d’Onore del Coni, ospite dell’amico di sempre Giovanni Malagò.
Pallotta ha inviato il figlio e il suo uomo di fiducia Zecca in vista del saluto al capitano
iL DIRIGENTI. Totti si sta preparando con grande impegno per queste tre partite che mancano, ma la sfida più importante riguarda il futuro. Il capitano aspetta di definire con i dirigenti l’ambito delle sue competenze nell’area tecnica, con un ruolo che lo porti a stare vicino alla squadra Un molo operativo, grazie al quale si confronterà
con gli altri dirigenti, Monchi in primis. Dopo il brusco impatto iniziale, dopo l’annuncio dello spagnolo, Francesco sta metabolizzando l’idea di dare l’addio al calcio giocato, per cominciare a pensare da dirigente. Il direttore sportivo lo sta coinvolgendo, avrebbe piacere di avere Totti al suo fianco e avere un ruolo decisionale nell’area tecnica è quello che piace a Francesco, che dovrà abituarsi all’idea di fare un percorso di crescita.
L’ADDIO. In questi giorni Francesco sta parlando con i dirigenti anche dell’evento del 28 maggio. Intanto l’attesa perla partita contro il Genoa è incredibile. Venerdì in un’ora sono stati venduti anche i cinquemila biglietti di Distinti Nord inizialmente destinati alla tifoseria ospite. L’Olimpico a due settimane dalla partita ha fatto registrare il tutto esaurito e sarà superato il tetto di 60.000 spettatori paganti, con tre milioni di incasso. Per l’ultima partita del Capitano sono previste varie
iniziative da parte della società e anche i tifosi sono pronti a mobilitarsi, con coreografìe memorabili e una sorpresa che per adesso deve restare top secret. Anche il Comune celebrerà Totti come merita. L’assemblea capitolina ha già deciso di conferire a Francesco la cittadinanza onoraria.
L’ultimo sportivo ad averla ricevuta è stato Claudio Ranieri. Il Campidoglio darà disponibilità al Capitano, se deciderà come sembra di fare un maxi evento al Circo Massimo. Tanti i messaggi per Totti. Tra- pattoni lo ha allenato in Nazionale: «Totti conosce più di chiunque altro Roma e saprà fare benissimo anche da dirigente». Eusebio Di Francesco è stato suo compagno ed è tra i candidati alla panchina giallorossa: «Non ho chiamato Francesco, ho letto che ha riempito di nuovo lo stadio. Mi piace che venga apprezzato in qualsiasi stadio. Ho letto che smette, ma da lui non l’ho mai sentito dire»

Rispondi o Commenta