Streaming Spal – Napoli Diretta Live tv Info e orario gratis rojadirecta

La partita Spal – Napoli   inizierà alle ore 18:00, è l’anticipo della Sesta giornata di serie A.  Come Vedere Roma – Udinese Streaming Gratis è possibile per tutti oggi Sabato 23 Settembre alle ore 18:00 grazie a Mediaset e Sky che trasmetteranno la partita su Sky Super Calcio, Sky Sport 1 e Sky Calcio 1, anche in HD (alta definizione), e su Premium Sport e Premium Sport HD.

Spal – Napoli è la sesta giornata del campionato di Serie A.  Alle ore 18:00  il match tra Spal – Napoli. Si gioca per la Serie A  edizione 2017-18. streaming gratis per gli abbonati con Sky Go e Premium Play, app alle quali possiamo accedere con laptop, computer, smartphone e tablet.

Come possibili alternative dove vedere Spal – Napoli, ci sarebbero, in via non del tutto ufficiale, Video YouTubeFacebook LiveStream e Periscope. Il raccoglitore internet di links online gratuiti Rojadirecta non è più da considerarsi valido, perchè dichiarato illegale in Italia già da un bel po’ di tempo.  La gara che si giocherà domani alle ore 18:00 potrà essere seguita in tv come al solito sui dispositivi di Sky e Premium,oppure collegando il proprio personal computer alla tv con il cavo HDMI grazie al servizio in streaming delle due emittenti, Sky Go e Premium Play. Tuttavia, per vedere in streaming gratis Spal – Napoli senza pagare bisogna andare su Rojadirecta oppure siti alternativi ad esso se non funziona: sono però siti pirata illegali, e non possiamo fare altro che sconsigliarne la fruizione.

Il turnover potrebbe non essere la scelta migliore per questa partita. In trasferta, contro l’ostica Spal che ha perso con lo stesso risultato (2-0) le ultime tre gare di campionato e in attesa della squadra di Sarri per un clamoroso rilancio in classifica. Turnover: perché? E’ l’interrogativo che rigira da due giorni nella testa del coach azzurro, nel mentre osserva al video la compattezza dei prossimi avversari e rilegge i dati della sua squadra. Contro il Benevento la partita vera è finita dopo un quarto d’ora e pure con la Lazio, nella ripresa, il Napoli ha potuto gestire senza affanni risultato e condizione. Negli ultimi 180 minuti il Napoli ha percorso un chilometro in meno delle sfide precedenti, con il 35% in meno di quelli percorsi ad alta velocità. Il turnover stasera con la Spal, quindi, potrebbe non essere una necessitaà, ma una scelta e servire soprattutto per permettere, a chi gioca di meno, di entrare in condizione. Ad esempio Maksimovic, candidato (almeno inizialmente) all’esordio per prendere il posto del sempre presente Koulibaly. Oppure Diawara, perché la gara sarà pesante sul piano agonistico, tanto che Sarri medita di confermare l’ormai imprescindibile Allan. E in attacco? Tenere fuori lo scatenato Mertens (6 gol in 5 gare, nel 2017 ha 23 reti, 10 assist) potrebbe essere un azzardo, ma anche una necessità, trattandosi di un calciatore che gioca “strappando” per superare le marcature plurime che gli avversari organizzano su di lui. Se poi si calcola che martedì tornerà la Champions al San Paolo, allora Milik sembra essere più di un’idea che Sarri dovrà confermare oggi alle 16, quando comunicherà allo spogliatoio lo schieramento titolare. Tutti questi calcoli per avere il Napoli sempre in tiro e con un obiettivo nel medio termine: battere Spal e Cagliari per arrivare a punteggio pieno alla prossima sosta. A ciò va aggiunto anche il desiderio di superare ogni record e allungare a 11 la striscia di successi consecutivi in A, così da tenersi ancora in vetta al campionato e sperare in un passo falso della Juventus impegnata poco dopo nel delicato derby di Torino. Il Napoli spera nell’allungo, ma non parlate di scudetto al presidente De Laurentiis. “A casa mia ho una teca piena di corni. Si dice che non bisogna farli vedere – ha spiegato a Radio24 – perché perdono efficacia, io invece, faccio il contrario e li carico dell’invidia altrui”. Il numero 1 azzurro si mostra in versione scaramantica direttamente da Los Angeles, ma il sogno è veder finalmente trionfare la sua squadra. Non sarà al Mazza quest’oggi, però il Napoli avrà al suo fianco almeno 1.600 tifosi che riempiranno il settore ospiti dello stadio di Ferrara.

Si conclude al “Mazza” la durissima settimana della Spal. I biancazzurri affronteranno oggi il lanciatissimo Napoli, a poco più di 48 ore dalla trasferta con sconfitta – la seconda di fila dopo quella casalinga di domenica scorsa contro il Cagliari – di Milano contro il Milan. Altra sfida proibitiva per i ragazzi di Semplici, con il tecnico che conta però sulla voglia di ben figurare e riscattarsi dopo i due ko in serie da parte del gruppo estense. Scelte di formazione: Schiattarella e Costa dovrebbero rientrare dal 1′ in mediana, possibile turno di riposo per Mora e candidatura forte per il tandem Borriello-Antenucci, con quest’ultimo in vantaggio su Paloschi per la maglia da titolare.

La Spai è avvisata: difendersi è praticamente impossibile, tenere alta la guardia non basta. Il Napoli è come quei pugili che affondano il colpo da sinistra e poi ti mettono al tappeto col destro. Solo che qui si usano i piedi: per undici volte su diciotto quello che ha fatto male agli avversari è stato il destro, sei volte il sinistro, una volta la testa, che è quella di Callejon contro il Bologna, ma poi nel conto c’è anche il tocco maldestro di Souprayen alla prima di campionato che ha spianato la strada agli azzurri contro il Verona. Dicevamo dei colpi affondati da sinistra: subito dopo il corridoio centrale, lì dove sono partite sette delle tredici reti su azione, è dalla corsia mancina che gli azzurri hanno confezionato la maggior parte delle giocate vincenti, ben cinque.

NEL CUORE DELL’AREA. Abbiamo ancora negli occhi il capolavoro di Mertens contro la Lazio, quella parabola disegnata nel cielo dell’Olimpico che ci ha portato indietro nel tempo, all’era di Diego, più veloce della DeLorean di Doc. Una giocata di classe pura, che merita una categoria a parte ma che, per la statistica, dobbiamo considerare una conclusione da fuori area come le altre, guardando solo al punto da dove il belga ha punito Strakosha. Pur avendo eccellenti tiratori, dalla distanza il Napoli aveva colpito solo un’altra volta, con Zielinski, trovando il pari prima di ribaltare l’Atalanta. Tolti i tre rigori, tutte le altre conclusioni sono state scoccate dall’interno dell’area di rigore.

E c’è un’immagine molto efficace che rende bene l’idea di quanto la squadra di Sarri sappia attaccare gli ultimi cinque metri: almeno sette reti sono arrivate a ridosso dell’area piccola, il regno del portiere, ed è lì che è maturata anche l’autorete di Souprayen, indotto in errore certamente anche dalla pressione degli azzurri. Lì si segnano i gol da autentici sbarazzini dell’area di rigore, da centravanti di razza, vecchia maniera. Solo che il Napoli lì ci arriva con un tridente atipico, leggero, imprevedibile con quei tagli che aprono varchi anche per gli inserimenti dei centrocampisti.
PALLA INATTIVA. A parte i tre rigori trasformati, il Napoli finora non ha segnato direttamente su calcio di punizione. Dagli sviluppi dei corner sono nati invece tre gol: quello nella porta sbagliata di Souprayen, la meraviglia di Zielinski con l’Atalanta (gran destro sulla spizzata della difesa) e quello di Koulibaly con la Lazio. Con un attacco così, difficile salvarsi anche in calcio d’angolo…

La lunga rincorsa di Arek è un confronto con se stesso, con il passato, con quello che poteva essere e non è stato, con quello che può ancora essere e che lui vuole conquistare. Un anno fa, di questi tempi, all’alba o quasi della sua prima annata in azzurro, Milik si preparava a tirare il fiato contro il Chie- vo, nel turno infrasettimanale, per poi tornare titolare contro il Torino. A quel punto della stagione, dopo cinque giornate, aveva già firmato sei gol, perché ai quattro in campionato (doppietta al Milan, doppietta al Bologna) andavano aggiunte anche le due reti rifilate alla Dinamo Kiev, in trasferta e in rimonta, nel girone di Champions, due reti che sarebbero diventate poi tre (acuto col Benfica) prima della sosta delle nazionali che il centravanti polacco pagò a carissimo prezzo.
Oggi come allora, alla vigilia della sesta gara di campionato Sarri deve ragionare sul turn over e su come gestire quel gioiello da quaranta miliono di euro preso nella vetrina sfarzosa dell’Ajax. Farlo giocare o no contro la Spal, matricola quasi terribile che intanto ha tolto punti alla Lazio fresca ditrionfo in Supercoppa?

ENTRA IN CORSA. Alla 6a di campionato Milik partirà in panchina, come un anno fa contro il Chievo. Ma è la prospettiva ad essere cambiata: mentre lui era ai box, Mertens è diventato il nuovo bomber, le gerarchie sono state riscritte dal campo e ora sarebbe Arek il giocatore a dover sperare nel turn over per avere una chance da titolare. In fondo, quale migliore occasione della trasferta di Ferrara, tre giorni prima di Napoli-Feyenoord, per giocarsi le proprie carte giocando dal primo minuto?
In altri tempi sarebbe stato certamente così. Dopo Shakhtar-Napoli, però, qualcosa è cambiato: se Sarri ha schierato il trio delle meraviglie contro il Benevento, e anche lì si era a tre giorni da un impegno di cartello come quello con la Lazio, tutto lascia supporre che farà lo stesso anche contro la matricola di Semplici. Magari ipotizzando una staffetta al contrario rispetto a quella progettata per la gara in Ucraina: e allora, Ciro Mertens il Cannibale dall’inizio per graffiare subito, Milik nella ripresa.

LA SUA STAGIONE. Quattro presenze, due volte da titolare, 175 minuti tra campionato ed Europa, 2 gol, uno a Verona e l’altro contro lo Shakhtar. In Ucraina aveva chiuso con uno score di 5 tiri totali (1 nello specchio) e un’occasione creata. Contro il Verona, 1 gol con 2 tiri (entrambi nello specchio) e 2 occasioni create. All’Olimpico con la Lazio, invece, una manciata di minuti a partita già chiusa.

VERSO LA SOSTA. Dopo la Spal, il Feyenoord: con gli olandesi toccherà ai titolarissimi, perché Sar- ri deve risistemare subito la classifica del girone di Champions League. Poi il Cagliari all’ora di pranzo, altra occasione ghiotta, dopo quella di stasera, per provare a conquistarsi un po’ di spazio in più, non necessariamente dall’inizio, perché il turn over si può fare anche in corsa. Poi ci sarà la sosta. Milik, con Zielinski, è stato convocato per il doppio impegno della Polonia: dopo l’Armenia, scontro diretto con il Montenegro a Varsavia l’8 ottobre al quale, però, Arek e Piotr potrebbero arrivare con la qualificazione al mondiale Russia 2018 già in tassi.

Un passo alla volta verso il Sogno. Per essere tra i migliori serve anche battere i migliori di tutti i tempi e per sfidarli c’è un solo modo: confrontarsi con il record, cercare la prestazione assoluta. Lì per lì tutti giurano che sono solo traguardi parziali, che lasciano il tempo che trovano, ma servono. E non solo per gonfiare il petto, orgogliosi. Il Napoli di Sarri ha iniziato la stagione come aveva chiuso la precedente, cioè con cinque vittorie consecutive. E questo mette in corsa gli azzurri per il doppio primato: quello di successi di fila a inizio campionato, che appartiene alla

Roma ed è di dieci partite conquistate; e quello assoluto, che appartiene all’In- ter ed è di 17.
Contro la Spal, e poi in casa con il Cagliari dopo aver nel frattempo sfidato il Feyenoord in Cham- pions, il Napoli ha intanto due ghiottissime occasioni per arrivare a quota sette.
E poi, dopo la sosta, arriveranno Roma e Inter, proprio loro, le rivali che detengono i due primati assoluti della Serie A a girone unico e che sono dirette avversarie nella corsa allo scudetto.
IL DOPPIO RECORD. Il primo, più vicino, è quello che quattro anni fa a Roma veniva scandito intonando la tabellina del tre come una filastrocca. Al debutto in Italia, Rudi Garcia si pre

sentò vincendo in trasferta a Livorno, aggiudicandosi strada facendo anche il derby e la sfida con il Napoli spingendosi a punteggio pieno fino alla 10a giornata. All’ 11a il pari con il Torino fu il brusco risveglio che si tradusse nella solita fuga della Juve. Battendo nell’ordine Spal, Cagliari e Roma, il Napoli arriverebbe a 8. Per eguagliare Gar- cia, Sarri dovrebbe superare Inter (in casa) e Genoa; per stabilire il nuovo primato in avvio, servirà sconfiggere anche il Sassuolo e dire… trentatré.
Il primato assoluto di vittorie consecutive l’ha stabilito invece l’Inter di Mancini nel 2006-07: serie aperta alla 8a con un 4-1 al Livorno e conclusa il 28 febbraio con Inter-Udinese 1-1. Quella striscia fu l’elemento portante dello scudetto nerazzurro. A conferma che i record un perché ce l’hanno, eccome.

E questa volta se non è piena emergenza difesa, poco ci manca. Dubbi e perplessità in valigia, per Maurizio Sarri, in vista della trasferta in programma oggi alle 18 con la Spal a Ferrara: c’è da dosare le forze, perché il Napoli ha giocato mercoledì e giocherà ancora martedì in Champions, ma soprattutto bisogna sciogliere il nodo dell’uomo che affiancherà Koulibaly al centro della difesa: Albiol, infatti, è un po’ affaticato; Chiriches non è convocato; e Maksimovic ha qualche problemi- no alla schiena. Parola all’ultimo, decisivo provino.
QUANTI IMPEGNI. E allora, la terza formazione in sette giorni. Un vero e proprio rompicapo, considerando le valutazioni fisiche, tattiche e anche logiche con il Feyenoord già nel mirino. A suo tempo, comunque, perché prima della Champions bisogna inseguire la sesta vittoria consecutiva in campionato, a maggior ragione se l’avversario di turno è, sulla carta, decisamente meno dotato degli azzurri.
La composizione della squadra, dicevamo: mai come in questa occasione costellata dai dubbi. A cominciare dalla difesa che agirà davanti a Reina.
IL BOLLETTINO. La questione è semplice, nella sua complessità: Albiol è tornato alla base un po’ affaticato dopo la Lazio,

Chiriches non è neanche partito per Ferrara e Maksimovic, in odore di debutto dopo mesi e mesi di naftalina (l’ultima in campo risale al 25 febbraio con l’Atalanta), ha accusato fastidi alla schiena. Un bel problema, non c’è che dire, che troverà soluzione soltanto dopo il provino della rifinitura in programma oggi in Emilia: tra Raul e il serbo giocherà chi sta meglio. A destra torna Hy- saj, mentre a centrocampo salgono le quotazioni di Zielinski al posto di Allan, con Jor- ginho favorito su Diawa- ra e Hamsik. In attacco, oltre al testa a testa Mer- tens-Milik, spazio a Cal- lejon e Insigne.

Un successo tira l’altro. E allora, Il Napoli s’è trasferito a Ferrara per centrare la sesta vittoria consecutiva, record assoluto per il club, che gli permetterebbe di raggiungere quota 18, con la possibilità di staccarsi da solo in testa alla classifica, considerato che la Juve sarà impegnata nel derby col Torino.

Contro la Spai Maurizio Sarri non si discosterà troppo dalle sue abituali scelte di formazione. Chi ha pensato a un turnover ampio resterà deluso, perché l’allenatore non si priverà del gruppo degli inamovibili, di quei sei che finora sono sempre partiti titolari. Per loro non esistono schede tecniche, dati sulla condizione fisica: pronti via e Reina, Koulibaly, Ghoulam, Hamsik, Callejon e Insigne ci sono sempre, rappresentano lo zoccolo duro della squadra. Che, quest’anno, non ha avuto bisogno di sollecitazioni, è partita alla grande, consapevole della propria forza e, soprattutto, convinta che questo potrà essere il campionato buono per riportare lo scudetto in città, dopo 28 anni.

MAI FUORI Sono in tre, invece, quelli che non sono mai stati sostituiti. In porta, Pepe Reina non ha rivali, per Sepe e Rafael si prospetta un altro campionato da spettatori. Sarri si fida ciecamente del suo portiere e non intende rinunciarvi nemmeno in partite dal pronostico quasi scontato: ne è stato uno dei più ostinati sostenitori quando nei mesi scorsi s’è discusso il suo futuro. Se oggi il portiere spagnolo è ancora a Napoli, lo deve soprattutto alla rigidità del tecnico nel richiederne la riconferma. Al centro della difesa, è toccato a Albiol alternarsi con Chiriches, fino all’infortunio del rumeno, e stasera resterà in panchina per fare spazio a Mak- simovic, mentre Koulibaly non ha mai concesso minuti, a nessuno, come Ghoulam, d’altra parte, che sulla fascia sinistra non ha uguali. E Sarri non pensa nemmeno lontanamente di rinunciare alla sua spinta sul- j la fascia sinistra e a quei cross che spesso determi- nano il gol: Mario Rui, l’alternativa, non s’è mai visto.
CASO HAMSIK La posizione del capitano è curiosa, perché nella formazione iniziale c’è sempre, mentre scompare da quella del secondo tempo. Ormai, è diventata una consuetudine, intorno al 15’ della ripresa, Hamsik viene richiamato in panchina ed entra Zielinski. Una condizione che potrebbe influire negativa mente sul morale del giocatore ma, secondo l’allenatore, di lui non farà mai a meno, perché è convinto che quando ritornerà sui suoi standard, Hamsik gli garantirà un rendimento super.
QUEI DUE Strano, dei tre attaccanti, Mertens è quello più prolifico, ma anche quello più alternato, mentre Callejon e Insigne non sono mai stati messi in discussione. I due s’integrano alla perfezione, i loro movimenti sono sincronizzati, tant’è che i gol dello spagnolo hanno quasi sempre caratteristiche simili .Insigne, poi, rappresenta il talento, quella qualità che occorre per creare la superiorità numerica e per decidere le partite più complesse. Quella di stasera potrebbe esserlo, la Spai lascerà pochi t spazi alla manovra napoletanae potrebbe servire il col- po ad effetto.

Cinquanta anni fa Spal- Napoli (1-4) finì addirittura in Parlamento, dopo tre rigori di Altafini, fra proteste, espulsioni, minacce, il radiocronista Enrico Ameri che teneva buono il pubblico in diretta e l’arbitro Concetto Lo Bello – uno dei più grandi fischietti di sempre – che non faceva una piega. «A un certo punto sembrava lo facesse apposta – ha ricordato spesso Pa- setti, uno dei giocatori di casa, in campo quel giorno con Capello e Bagnoli – la gente ironicamente invocava un penalty a favore del Napoli e, lui lo concedeva». Successe col terzo, dopo un sospetto mani in area. Una decisione – scriveva Giorgio Mottana, inviato della Gazzetta – che «ha sconcertato l’osservatore neutrale». Il tabelli- no di quella partita giocata il 5 febbraio 1967 racconta anche dell’espulsione di Muzzio in «circostanze misteriose», dell’uscita di entrambi i portieri titolari, uno infortunato (Galli), l’altro menato (Bandoni) e dell’allontanamento del tecnico ospite Pesaola per «intromissione immotivata nel campo». Una guerra.
L’ISPEZIONE E mica finì lì. Lo Bello – guarda caso – pochi giorni dopo ricevette una visita fiscale, l’aveva ordinata Luigi Preti, Ministro delle Finanze

Concetto Lo Bello negli anni 60 del tempo, noto tifoso della Spai. Ne nacque un polverone politico, col deputato siciliano Marcello Sgarlata – amico di Lo Bello – ad approvare la scelta, perché sapeva che l’arbitro non aveva nulla da temere da quella irruzione dei finanzieri. Così fu e Preti poi chiese scusa. Questo per dirvi che, oggi come allora, nulla è cambiato, i politici mettono sempre il naso dappertutto, specie nel calcio.
JOSE’ Va detto che Altafini, allora soprannominato «coniglio», non lo dimostrò affatto nella fredda trasformazione dei rigori. Due anni dopo gli andò anche peggio, dopo quello segnato a Palermo e gomito a «ombrello» ai tifosi di casa, per lui solo un «noto gesto di esultanza brasiliana». L’arbitro era Sbardella e dovette tornare a casa in elicottero. Storie del calcio di una volta, quando non c’era la Var e ci divertivamo di più al bar…

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