Studio shock, perdere i denti riduce gli anni di vita

Se si vuole arrivare a vivere cento anni, è bene tutelare la propria igiene orale. Perdere i denti può infatti avere un impatto negativo sulla nostra longevità.

Un’interessante ipotesi giunge dalla Gran Bretagna, dove un team di ricercatori sostiene una stretta correlazione tra la salute del cavo orale negli esseri umani e la loro aspettativa di vita. I suoi autori – l’esperta della School of Dental Medicine della Boston University Paula Friedman e l’esperto del College of Dental Medicine della Columbia University Ira Lamster – hanno infatti scoperto che il numero di denti che perdiamo può essere un indicatore della qualità della nostra vita e che chi arriva a spegnere le 74 candeline con tutti i suoi denti in bocca ha una maggiore probabilità di festeggiare il suo centesimo compleanno. Tutto questo porta alla riduzione di carie e della placca batterica, le quali restano le principali cause delle malattie dei denti. Si va da malattie cardiovascolari al diabete fino all’osteoporosi. Secondo i ricercatori, quindi, avere pochi denti in bocca potrebbe essere sintomi che qualcosa nel nostro organismo non funzioni come dovrebbe.

È uno studio dagli effetti un po’ curiosi, quello che è stato reso noto sulla rivista Periodontology 2000 e che è stato anche riportato da The Sun: una ricerca scientifica che potrebbe destare un sorriso, ma che in realtà, qualora venissero accertate le verità introdotte all’interno di essa, potrebbe anche comportare delle novità molto importanti per la salute e la prevenzione.

Parallelamente alla qualità dello stile di vita, la qualità della dentatura è determinante nel ridurre o nell’aumentare il rischio di sviluppare determinate malattie. Come spiegano gli scienziati, infatti: “Mai sottovalutare quello che sta accadendo nelle nostre bocche, potrebbe essere un segno che preannuncia qualcosa di più serio“. Per allontanare la cosiddetta edentulia totale o parziale, gli studiosi suggeriscono di lavarsi i denti almeno un paio di volte al giorno con dentifrici al fluoro, di ridurre l’assunzione di cibi e bevande zuccherate e di visitare il dentista con regolarità.

La dentosofia è una terapia dentistica che identifica il legame fra la bocca ed il resto del corpo, considerato come integrazione del lato fisico, organico e psico-affettivo. La salute e l’equilibrio della bocca sono in relazione con l’equilibrio del corpo intero, ed intervenire per riorganizzare i denti significa quindi intervenire sulla salute globale della persona.

Le prime ricerche che hanno portato alla nascita di questa forma terapeutica risalgono agli anni ’50, quando i professori Soulet e Besombes osservarono risultati sorprendenti utilizzando apparecchi in caucciù per il mantenimento dei trattamenti orto-dontici tradizionali. Solo successivamente, a partire dal 1984, i dentisti francesi dottor Rodrigue Mathieu e dottor Michel Montaud hanno cominciato ad effettuare studi specifici di dentosofia, utilizzando come attrezzatura ortodontica primaria l’attivatore, un apparecchio (o più propriamente una «doccia») in caucciù o silicone, esplorandone gli usi anche come riequilibratore posturale e come armonizzatore psicoaffettivo. Abbiamo incontrato il dottor Renzo Ovidi, medico dentista specializzato in dentosofia, ed autore della prefazione del libro Denti e salute di Michel Montaud (Terra Nuova Edizioni).

Dottor Ovidi, come è possibile che dai denti si possa risalire allo stato di salute del nostro intero organismo?

Ogni singola parte del nostro corpo ci rappresenta interamente, come possiamo vedere in altre discipline quali l’iridologia, la riflessologia, l’auricoloterapia e molte altre ancora. Secondo il concetto di archetipo, infatti, elaborato da Carl Gustav Jung, custodiamo in noi stessi la memoria del Tutto, dal momento che deriviamo tutti da un’unica cellula primordiale. Ogni perturbazione, malattia o trauma viene registrata dai nostri organi, denti compresi. Gli squilibri del cavo orale sono allora indice di un individuo non in armonia, e la posizione dei denti può rivelare una situazione di conflitto o sofferenza psicoaffettiva. È importante sottolineare che la malattia è un disagio che viene dal profondo, dalla realtà soprasensibile, e la sua manifestazione sarà peculiare in ogni persona poiché ognuno risponde diversamente alle perturbazioni; si tratta di una reazione animica (emotiva): manifestiamo la malattia o il disagio a livello fisico, esternandola sugli organi.

Come ammettono gli stessi fondatori della dentosofia, i medici dentisti Rodrigue Mathieu e Michel Montaud, presentarla in modo conciso e preciso non è semplice. Punto di partenza è una visione globale dell’essere umano e una ricerca della sua peculiare natura in condizione di salute completa. Nella presentazione ufficiale leggiamo che «si tratta di una dinamica evolutiva, risultato dell’assimilazione di conoscenze di nostri predecessori, particolarmente i professori Soulet e Besombes1 e il professor Planas2, confrontate in modo sistematico all’esperienza clinica e alla messa a punto continua di nuovi concetti e tecniche dentistiche volte ad ottenere l’equilibrio della bocca». Le ricerche sono portate avanti all’insegna di serietà e rigore scientifico senza mai perdere di vista il significato del suo nome: la saggezza del dente. La dentosofia offre una definizione della bocca sana in stato di equilibrio3 che si traduce in una vera filosofia della relazione tra questo equilibrio e quello dell’intera persona, nonché del suo rispecchiarsi nel mondo circostante. Si esprime in una terapia che, partendo da questa visione della bocca equilibrata, integra numerose conoscenze e ricerche in campo dentistico, medico e neurofisiologico e ricorre a diversi metodi di rieducazione funzionale per raggiungere un ambizioso obiettivo: accompagnare la riorganizzazione spontanea della bocca di ogni paziente fino alla perfetta armonia di forma, funzione e bellezza inizialmente prevista dalla natura che per diversi e concorrenti ragioni non è stata raggiunta. Gli strumenti della dentosofia Suo principio fondamentale è che dalla nascita la bocca viene modellata fisicamente dalle funzioni vitali di respirazione, suzione e deglutizione, fonazione e masticazione – esse costituiscono il cuore della dinamica dentale. La dentosofia offre al dentista degli strumenti materiali (apparecchi di terapia funzionale, tecniche di protesi e ricostruzione) e immateriali (attenzione, perseveranza, struttura, capacità di prendere decisioni…) per poter impostare il trattamento, mentre nuove conoscenze in fisiologia e la decodificazione del linguaggio del sistema stomatognatico4 gli permettono di formulare con precisione la diagnosi e avere una visione chiara dell’obiettivo da raggiungere. Il compito del terapeuta viene delineato con fermezza: risvegliare le forze naturali di autoguarigione. Con il procedere della terapia, la bocca ritrova la sua forma nelle tre dimensioni dello spazio, ovvero in larghezza, altezza e profondità, e la simmetria destra-sinistra. Essa riprende lo sviluppo che a un certo punto della crescita si era interrotto. Ciò permette il riposizionamento dei denti. Si tratta di un processo molto intenso, perchè ha delle ripercussioni su tutti i piani dell’esistenza. Sul piano fisico si ha un miglioramento delle patologie oro-dentali (tutte senza eccezioni risultato di malposizionamenti, dismorfosi o malfunzionamenti) e in generale delle altre patologie a livello somatico, anch’esse tutte in un modo o nell’altro correlate alla situazione dell’apparato stomatognatico. Sul piano emozionale, psicoaffettivo e psichico, la terapia è accompagnata «inesorabilmente» da cambiamenti vissuti in modo entusiastico dai pazienti come una sorta di risveglio e liberazione dell’essere profondo. La relazione paziente/terapeuta diviene il cardine della terapia ed assume una ricchezza umana che gratifica e nutre entrambi. Il linguaggio cambia considerevolmente, lasciando spazio ad una valorizzazione di tutti i sintomi, riconosciuti e accolti quali preziosa espressione del disagio. Questo cambiamento è reso possibile dalla certezza di avere a disposizione tutti i mezzi che assicurano un esito favorevole della terapia. L’attivatore plurifunzionale L’attivatore plurifunzionale messo a punto già negli anni ’50 da Soulet e Besombes è uno strumento molto prezioso in questa terapia. Si tratta di un apparecchio di rieducazione funzionale in lattice naturale che agisce a livello muscolare e priopriocettivo. Si utilizza in tutti i tipi di dismorfosi, è adatto a tutte le età e disponibile in diverse misure che vengono solo leggermente ritoccate per adattarlo al singolo paziente. Inoltre è economico, gradevole e semplice da usare. Contemporaneamente alla rieducazione della posizione della lingua, della deglutizione, della respirazione, viene ripristinata una simmetria nei muscoli della mascella e dell’articolazione temporo-mandibolare. Di fatto la sua utilizzazione è un esercizio di meditazione spirituale che porta ad entrare nel ritmo personale naturale di respirazione, masticazione e deglutizione. Il «mordicchiamento» dell’attivatore deve avvenire con dolcezza e attenzione ai movimenti fini, portando la coscienza alla forma delle arcate e alla posizione dei denti. Proprio la sua forma «generica», la morbidezza e l’elasticità provocano una stimolazione a livello delle cuspidi dei denti, il cui ruolo quali vettori d’informazione a livello del sistema nervoso centrale comincia appena ad essere messo in luce5. Integrato con gli altri mezzi tecnici proposti utilizzati con accuratezza (placche a piste, rialzi mobili e fissi, leggeri molaggi selettivi, protesi) porta a dei risultati eccezionali soprattutto perchè coscienti. Sono risultati stabili nel tempo: non si parla di «recidive» bensì di miglioramento della bocca dopo il termine del trattamento senza alcun intervento di «contenimento». Non c’è nulla infatti da contenere: quella bocca si è volontariamente trasformata nel senso naturale che per lei fisiologicamente era previsto dalla nascita. La sua applicazione è indicata in tutti i tipi di patologie e a tutte le età – il trattamento è tale per cui nessuno può restare escluso dai suoi benefici. Vi sono testimonianze di ultrasettantenni con dentiera totale che parlano di un notevole miglioramento della qualità di vita6. Le sue radici antroposofiche La dentosofia si fonda sui principi della pedagogia steineriana. A questo proposito, Rudolf Steiner ha scritto: «Il processo evolutivo della deambulazione prepara le vie neurologiche del linguaggio, che a loro volta preparano l’elaborazione del pensiero. Queste tre attività accompagnano la maturazione del sistema nervoso umano». Le osservazioni di Steiner sono state confermate dagli studi del neuro-chirurgo americano Temple Fay, secondo i quali tutti gli esseri umani attraversano gli stessi stadi di sviluppo, dalla nascita ai primi passi. Questi stadi non sono influenzati da fattori quali la razza o la religione dei genitori, ma, se alcuni di essi vengono saltati, insorgono delle patologie. Tutto il corpo, in quanto strumento utilizzato dall’anima per esprimersi, partecipa ai processi della deambulazione, della parola e del pensiero. La bocca rappresenta un luogo privilegiato per la diagnosi e la terapia: osservandola nel suo equilibrio e nel suo squilibrio si può verificare se questi stadi si sono succeduti armoniosamente. L’utilità a partire dall’infanzia Fisiologicamente, l’eruzione dei denti dell’arcata inferiore (sia decidui, sia permanenti) dovrebbe precedere quella dei denti dell’arcata superiore. Negli ultimi anni si assiste spesso all’inversione di questa cronologia. Questo fenomeno si può mettere in relazione con gli stimoli ambientali a cui viene sottoposto il bambino (educazione, istruzione, alimentazione, stile di vita, ecc.): un’eccessiva intellettualizzazione in età precoce porta a investire troppa energia nell’elaborazione del pensiero, a discapito della costruzione del corpo e della maturazione psico-affettiva. Trattare il bambino come un adulto in miniatura, mettendolo sotto pressione dal punto di vista psicologico, spesso comporta una comparsa tardiva dei denti decidui, che, a loro volta, vengono sostituiti tardivamente dai permanenti. Anche in questo caso è una reazione del corpo all’eccessiva intellettualizzazione: i denti definitivi compaiono in ritardo per cercare di conservare qualcosa dell’infanzia, di cui non si è goduto pienamente. Parallelamente si ritarda anche il passaggio allo stadio psicologico successivo e la conseguente immaturità affettiva può preludere a uno sviluppo non armonico dell’adulto in formazione. Questi non sono che alcuni esempi dei raffinati strumenti di indagine e interpretazione che la dentosofia possiede. Ma non ci si limita a una più o meno sterile constatazione di un dato di fatto, perché, fortunatamente, si hanno i mezzi terapeutici per ristabilire l’equilibrio della bocca e, attraverso questo, l’equilibrio dell’essere umano che ci sta dinanzi. La dentosofia è una terapia che può essere iniziata in età molto precoce: già a tre anni. Questo è tanto più importante perché l’obiettivo terapeutico che ci si propone è la rieducazione delle funzioni neurovegetative alterate, e in particolare della respirazione buccale e della deglutizione atipica (effettuata cioè spingendo con la lingua sui denti o interponendola tra le arcate, anziché appoggiandola sul palato, com’è fisiologicamente corretto). Queste non solo sono all’origine delle malformazioni a livello del cavo orale, ma sono anche alla base di svariate patologie che vanno dalle infezioni ricorrenti della sfera otorinolaringoiatrica alle allergie (compresi eczemi e dermatiti atipiche), dalla scoliosi ai disturbi del sonno, dalla difficoltà di concentrazione alla sindrome ipercinetica e alla dislessia. È quindi fondamentale che i genitori osservino come i propri figli deglutiscono e respirano, specie nel sonno, in modo da poter correggere le disfunzioni prima che si instaurino altre problematiche. La posizione della lingua riveste inoltre un ruolo fondamentale nella capacità di coordinazione e di concentrazione. Parallelamente al riequilibrio del cavo orale, grazie all’uso dell’attivatore si verifica un miglioramento del rendimento scolastico, dell’equilibrio e della coordinazione (e quindi delle capacità sportive), nonché della qualità del sonno, con la scomparsa degli incubi notturni. E le carie? La carie è un flagello che l’odontoiatria moderna non è riuscita a debellare, nonostante tutta l’enfasi posta sulla prevenzione. Sicuramente la sua eziologia non è legata solo all’alimentazione e ai batteri presenti nel cavo orale, ma entrano in gioco anche profondi meccanismi psico-emozionali. Ogni dente ha il suo significato e può esprimere un malessere con una malposizione, ma anche sviluppando una carie. Un effetto dell’uso dell’attivatore è la drastica riduzione dell’incidenza della carie, perché va ad agire sia sui fattori locali che la causano, grazie all’azione di detersione e all’aumento della salivazione, sia su quelli generali – miglioramento sul piano emozionale e psico-affettivo. Le malformazioni della bocca sono in continuo e preoccupante aumento. La dentosofia risponde appoggiandosi alle forze generate dall’organismo stesso tramite le funzioni neurovegetative per completare e correggere in modo fisiologico lo sviluppo della bocca. Essa non si pone in contrapposizione ad altri metodi, bensì cerca un dialogo costruttivo che sia fonte di arricchimento reciproco e abbia come scopo un miglioramento della qualità terapeutica. Come materia di studio si rivolge a tutti i medici dentisti o odontoiatri, generici o specialisti, compresi naturalmente gli ortodontisti, e agli osteopati, la cui collaborazione nella terapia si rivela particolarmente feconda. La sua conoscenza può rivelarsi estremamente preziosa per specialisti della riabilitazione, fisiatri, psicologi, logopedisti, insegnanti, educatori ed assistenti all’infanzia, medici generici, antroposofi e in senso lato per chiunque desideri impegnarsi per la propria salute.

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