Stuffer e Schnarf, vita da outsiders sempre con il sorriso

Stessi posti, stesse facce, stessa routine. Ma contro la noia che in questo gennaio ha messo un po’ in difficoltà la romantica e keatsiana Sofia Goggia, per non parlare dei dolori interni della wertheriana Federica Brignone, nell’Italia della velocità c’è una doppia ricetta. Un po’ crucca. E lo capisci dalla erre e dall’accento prim’ancora che dal nome, ma quello che colpisce di Verena Stuffer e Johanna Schnarf è la contagiosa simpatia.

La risata fragorosa della prima, la giocoliera della squadra (che sfide col fisioterapista Francesco Vanni: «Io faccio girare tre palline, lui anche i birilli: è più forte» racconta Verena); il sorriso e i berretti di lana coloratissimi della seconda, che per marchio di fabbrica ha i capelli rosso fuoco. «Li ho così dalla prima superiore. Amo il rosso fuoco, è quello che ho dentro. E mi piace essere un po’ diversa dalle altre» ammette Johanna.

Coetanee (32 anni), altoatesine (Stuffer gardenese di Santa Cristina, Schnarf della Valdaora, ovvero qui dietro l’angolo, al di là del Cristallo), sono accomunate come tante dagli infortuni e dalla voglia di non mollare mai. Anche quando i riflettori sono sempre per le altre, compagne comprese. E qui a Cortina, sull’Olimpia delle Tofane che sentono come la pista di casa, provano il colpo. Che per Verena, in recupero dopo lo sfortunato crac al ginocchio sinistro di aprile (crociato rotto spigolando al traguardo dei campionati sloveni di Krvavec, poco dopo il 6° posto delle finali di Coppa a St.Moritz), significa l’ultima chance per conquistare i Mondiali.

Sicure Goggia (2 podi), Schnarf (un 5°, un 6° e un 7° posto) ed Elena Fanchini (6ª in Val d’Isére), Verena si gioca l’ultimo posto con la Brignone. E ieri ha fatto capire che lo vuole con il miglior tempo nell’ultima prova. «Mañana mañana… Queste sono solo prove, conta la gara – se la ride quando le chiedono della sua discesa -. Certo, qui mi sento sempre bene. Parto con lo spirito della pista, mi sembra di essere a casa. E’ un posto speciale. Lo capisci quando ti affacci al cancelletto e vedi queste montagne. Ti viene il sorriso». Qui ha sfiorato il podio nel 2014: quarta in superG a 7 centesimi dalla tedesca Maria Riesch. Non le pesa, neppure pensare alla qualificazione. «Spero di fare bene più che altro per una soddisfazione mia, non per i Mondiali. Se vado bene mi prenderanno, altrimenti no. Tocca a me. Ma anche a St. Moritz mi sento sempre bene. Se riesco qui a fare un bel risultato…».

Va forte anche Johanna. Quinta in prova, un piazzamento che bazzica regolarmente quest’anno («sono un po’ maturata e fisicamente sto finalmente bene»), lei che è uscita da un grave crac alle ginocchia proprio quando la sua carriera stave per decollare. Sempre con la dea bendata a girarle un po’ le spalle. Tipo il quarto posto in superG a 11 centesimi dal podio alle Olimpiadi di Vancouver 2010, dove fu convocata per l’infortunio di Nadia Fanchini, o il secondo posto (primo e unico podio) conquistato alla successiva gara di Coppa (Crens Montana) per appena 1 centesimo dietro Lindsey Vonn.

«Ma quelli sono i miei ricordi belli, di gioia, mica di tristezza o rimpianto» sorride la Schnarf mentre si aggiusta i capelli rosso fuoco scompigliati dal casco (verde con un teschio bianco con le ossa incrociate stile pirata), mostrando le unghie tinte d’azzurro azzurre tranne gli indici, verdi. «Sì, mi piacciono i colori. Sono una positiva, solare, ma anche molto testarda» racconta con una erre arrotata. «Nella mia valle l’abbiamo tutti quanti… Anzi, ne avrei una ancora più rotonda, ma quella è troppo. Cerco di contenermi». Non in pista. Qui a Cortina e fra una settimana a St.Moritz. «Io una sorpresa? Perché no? Se scio bene e metto in pista quello che so fare e riesco ad essere veloce tutto è possibile. Il livello è molto alto e siamo tutte vicine, basta un errorino per arrivare dietro. Bisogna non farne nessuno». E se succederà si metterà a lavorare a maglia, senza perdere il sorriso. «Faccio berretti o fascette per tutti. Colorati ovviamente».

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