Il segreto della Luna, nel suo interno grande quantità di acqua!

Non solo c’è acqua, ma sulla luna ne è presente una quantità molta più alta del previsto. Ad affermarlo è una ricerca pubblicata su Nature Geoscience e realizzata dai ricercatori della Brown University di Providence, Usa, Ralph E. Milliken e Shuai Li, secondo i quali l’acqua si nasconderebbe all’interno delle rocce vulcaniche presenti sulla superficie lunare.

Si tratta, spiega lo studio, di piccoli granelli di vetro vulcanico nati dall’eruzione del magma. Acqua simile a quella che si trova sulla Terra, insomma, ma che fa credere agli scienziati che all’interno del mantello lunare ce ne sia molta di più.

Gli studi effettuati in passato dagli scienziati della Brown sui campioni portati sulla Terra dalle missioni Apollo 15 e 17 avevano rilevato tracce di acqua in simili campioni vulcanici (si trattava di materiali a forma di “perline di vetro”). Stavolta, però, i ricercatori hanno trovato acqua nella maggior parte delle rocce vulcaniche mappate dai satelliti. Ora l’obiettivo è mappare i granelli in modo più dettagliato per capire come la concentrazione d’acqua possa variare a seconda dei diversi depositi presenti sulla superficie lunare.

 “Cercheremo di integrare le nostre osservazioni satellitari con i modelli teorici sulle eruzioni vulcaniche – ha detto Milliken a ‘space.com’ – per indirizzare meglio le nostre stime sulla quantità d’acqua presente sulla luna. Meglio capiamo quanta acqua c’è e meglio possiamo stimare l’utilità dei depositi per una futura esplorazione umana”.
Sulla Luna c’è una grande quantità di acqua!!!
L’annuncio che aveva attraversato il web e il mondo dell’informazione nei giorni scorsi
trova conferme nei dati pubblicati oggi da Science. Certo, non ci sono laghi, fiumi e
oceani, e non troveremo mai acqua allo stato liquido, ma sull’intera superficie lunare
esistono molecole di idrossile, ovvero acqua privata di uno ione di idrogeno. Una scoperta
importantissima, che oltre ad avere rilevanti conseguenze scientifiche potrebbe influire
sull’immaginario di una luna arida e secca.
La scoperta si deve a una sorta di “cooperazione cosmica” tra India, Italia e Stati Uniti. I
risultati, infatti, sono arrivati intrecciando i dati forniti dagli strumenti di bordo della sonda
indiana Chandrayaan-1, del radar italo-americano della sonda Cassini, e degli strumenti
della sonda americana EPOXI. Dati che potrebbero dare il colpo di grazia alle teorie
maggiormente in voga sull’origine della Luna.
Le osservazioni degli scienziati hanno dimostrato che le zone più ricche d’acqua sono
quelle più vicine ai Poli. Inoltre pare che la formazione delle molecole d’acqua sia un
processo ciclico, favorito dall’azione del vento solare che deposita continuamente protoni
sulla superficie. I protoni, abbinati all’ossigeno presente, danno vita alle molecole di acqua.
In particolare, grazie al Moon Minerology Mapper, l’M3, nuovo strumento della Nasa usato
dalla sonda indiana, sono state rilevate onde luminose sulla superficie del satellite. L’analisi
di queste onde ha mostrato la presenza del legame tra idrogeno e ossigeno.
E con ogni probabilità, le molecole d’acqua non si trovano solo in superficie. Larry Taylor
dell’Università del Tennessee, ha dichiarato che lo strumento M3 è “in grado di rilevare la
composizione dello strato superiore della superficie della luna solo ad una profondità di
due o tre centimetri”. Ma alcuni dati lasciano presagire delle ipotesi fondate. “E’ molto
probabile che ogni tonnellata di suolo lunare sia composta al 25% di acqua”, ha aggiunto
Taylor.
Alla sonda italo-americana Cassini si deve la scoperta che l’acqua non si trova solo ai poli.
Passata in orbita intorno alla luna nel 1999, la sonda conteneva al proprio interno il Vims,
un radar ad infrarossi costruito dall’Agenzia Spaziale Italiana e dalla Nasa. Il Vims aveva
fornito dei dati la cui analisi combinata con quelli della sonda indiana danno risultati che
hanno stupito stupito gli stessi ricercatori. L’acqua sulla Luna si trova tanto ai Poli quanto a
latitudini più basse. Un’analisi che nei giorni scorsi è stata confermata dagli strumenti a
bordo della sonda della Nasa EPOXI.
La scoperta della presenza di acqua sulla luna segna una svolta in un dibattito che nel
mondo scientifico dura da 40 anni. Una disputa iniziata quando gli astronauti della
missione Apollo 14 riportarono sulla Terra circa 43 kg di rocce lunari. Le pietre furono
analizzate dagli scienziati della Nasa che ipotizzarono, appunto, la presenza di acqua. Ma
in quel momento non fu possibile fugare tutti i dubbi perché i contenitori stagni in cui
erano state collocate le rocce non avevano tenuto, contaminando i reperti.
Ora parte la caccia al miglior progetto per urbanizzare il nostro satellite. Infatti la grande
quantità d’idrogeno scoperta potrebbe rimuovere uno degli ostacoli all’ipotesi di
permanenza dell’uomo sulla luna. Fino a poter ipotizzare di produrre direttamente sul
suolo lunare aria respirabile.
LA LUNA
I Pianeti sono corpi che orbitano intorno ad una Stella mentre i Satelliti sono corpi orbitanti intorno ad un Pianeta. Pianeti e satelliti non brillano di luce propria ma vengono illuminati da una stella. Nel caso del pianeta Terra l’unico satellite è la LUNA.
La Luna ha un diametro di circa 3.500 km, che corrisponde a quello della Terra diviso 3,6 : è un satellite gigante, in proporzione ai satelliti degli altri pianeti.
La distanza dalla Terra è di 384.000 km, circa dieci volte il giro del mondo all’Equatore.
La Luna è l’oggetto più imponente del cielo notturno: quando é visibile anche di giorno la sua importanza è sminuita dalla presenza del Sole.
L’uomo ha osservato la Luna fin dai tempi più remoti; la testimonianza più antica è stata trovata in una caverna della Dordogna: si tratta del cosiddetto “Osso di Blanchard” sul quale l’Uomo di Cro Magnon incise, all’epoca dell’ultima glaciazione di 30.000 anni fa, 69 simboli rappresentanti le fasi lunari nel corso di due mesi.
Nel corso dei secoli vennero avanzate diverse teorie circa la costituzione ed i movimenti della Luna, alle volte avvicinandosi alla realtà ma spesso imboccando strade sbagliate; fu soltanto con Galileo che iniziò il periodo degli studi scientifici che ci hanno portato alle conoscenze attuali.
Galileo fu il primo astronomo a poter usare un cannocchiale e con questo studiò in particolare i rilievi del suolo lunare calcolandone l’altezza dall’ombra che essi proiettavano nelle diverse fasi lunari. Per la sua opera “Sidereus nuncius” Galileo tracciò anche cinque precisi disegni dai quali fece poi eseguire degli acquarelli. Già Leonardo aveva tracciato degli schizzi del lato visibile della luna, con la caratteristica faccia; mancano però quei particolari visibili soltanto con strumenti ottici. Lo studio della Luna servì a Galileo per sostenere la validità del sistema eliocentrico e fu importante per Newton nel formulare la teoria della gravitazione universale.
ASPETTO
L’osservazione della Luna, anche a occhio nudo, ci mostra varie formazioni. Le più evidenti sono i crateri, le catene montuose e le pianure, dette “mari” perché i primi osservatori pensarono che fossero distese di acqua.
Numerosissimi sono i crateri, oltre 30.000 con diametri fino a 300 km; alcuni hanno un caratteristico picco centrale. I crateri sono stati quasi certamente originati dalla caduta di meteoriti di tutte le dimensioni: se li confrontiamo col Meteor Crater dell’Arizona troviamo la stessa forma e proporzioni.
Le catene montuose non sono di origine tettonica come quelle terrestri, ma sono i resti di crateri parzialmente demoliti da impatti successivi: quasi tutti mostrano un andamento curvilineo, con altezze che arrivano a superare i 5.000 metri.
I mari, le zone più scure, sono delle vaste pianure di basalto formatesi probabilmente per la caduta di grossi meteoriti, che frantumando la crosta lunare hanno provocato la fuoriuscita del magma sottostante. Il magma si é poi raffreddato e solidificato dando origine ad una superficie pianeggiante. I diametri variano tra i 500 e i 1.000 km.
Anche la Terra deve essere stata sottoposta allo stesso bombardamento di meteoriti, ma i crateri sono scomparsi a causa dell’erosione degli agenti atmosferici.
Nella Luna, che non ha una massa sufficiente a trattenere un’atmosfera, tutte le formazioni si conservano molto più a lungo e con profili più aspri di quelle terrestri. Osservando i cambiamenti di forma della Luna possiamo notare che i particolari visibili non cambiano posizione: la Luna ci mostra sempre la stessa faccia perché ruota su se stessa in 29 giorni e mezzo, lo stesso tempo della rivoluzione intorno alla Terra. In realtà riusciamo a vedere, col passar del tempo, quasi il 60% della superficie: ciò è dovuto al fenomeno delle librazioni, causate dalle variazioni della velocità orbitale e dall’inclinazione dell’orbita lunare.
La conoscenza della faccia nascosta è iniziata soltanto nel 1959 con le prime sonde spaziali sovietiche che hanno effettuato i primi rilievi fotografici.
L’altra faccia della Luna ha un aspetto un po’ diverso da quella visibile direttamente: ci sono anche qui moltissimi crateri ma mancano quasi del tutto i mari. L’asimmetria può essere spiegata considerando il processo di formazione del sistema solare e l’influenza gravitazionale che ha avuto la vicinanza della Terra.
L’AMBIENTE LUNARE
Le caratteristiche principali dell’ambiente lunare erano già note sulla base delle osservazioni precedenti le missioni Apollo e da queste sono state per la massima parte confermate. Le differenze con la Terra sono notevoli.
La Luna ha una bassa gravità superficiale, circa un sesto di quella terrestre: questo facilita le manovre delle capsule spaziali e consente agli astronauti di procedere a salti.
La Luna non ha atmosfera perché, considerando la massa ridotta e l’alta temperatura che può raggiungere il suolo, le molecole di idrogeno, vapor acqueo, ossigeno e azoto possono facilmente raggiungere la velocità di fuga dal satellite e disperdersi nello spazio.
L’assenza di atmosfera produce importanti effetti:
– Escursioni termiche elevatissime tra +125° e -180° dipendenti dall’alternarsi del giorno e della notte, che durano ciascuno circa due settimane.
– Differenze di temperatura fortissime tra le zone illuminate e quelle in ombra, anche a pochi metri di distanza.
– Erosione quasi assente, dovuta unicamente alla frammentazione delle rocce per le escursioni termiche.
– Esposizione diretta del suolo ai raggi ultravioletti, ai raggi cosmici ed al vento solare, tutti nocivi per la vita.
– Cielo completamente nero anche di giorno, stelle e corona solare visibili.
In queste condizioni non può esistere nessuna forma di vita ed è ormai certo che la vita non esistette neanche in passato.
La Luna è morta anche geologicamente, nel senso che non si rilevano movimenti del nucleo (non esiste campo magnetico) né esistono le placche continentali che abbiamo sulla Terra.
Tuttavia sembra che questo mondo completamente morto sia stato determinante per la nostra vita sulla Terra, perché la sua influenza gravitazionale stabilizza l’asse terrestre, che in caso contrario potrebbe subire oscillazioni notevoli; per esempio l’asse di Marte ha subito in passato oscillazioni anche di 40°. Queste oscillazioni produrrebbero una notevole incostanza nelle stagioni con conseguenze deleterie sulla vita.
Il ciclo delle fasi lunari rende la Luna unica nel cielo, almeno per chi osserva ad occhio nudo; non ci sono altri corpi celesti che cambino regolarmente forma.
La Luna al massimo della visibilità si presenta come un disco completo: la Luna Piena.
Nei giorni successivi si riduce e dopo una settimana è visibile soltanto metà del cerchio: l’Ultimo Quarto.
Continua la riduzione, la forma è una falce sempre più sottile e dopo un’altra settimana la Luna non è più visibile: la Luna Nuova.
Nella settimana seguente riappare una piccola falce che si ingrandisce fino a raggiungere di nuovo le dimensioni di un semicerchio, orientato nella direzione opposta: il Primo Quarto.
Dopo la quarta settimana la Luna è tornata alla forma rotonda della Luna Piena. Spesso è visibile anche la parte in ombra della Luna, intorno alle fasi del primo e dell’ultimo quarto: è la luce riflessa dalla Terra, la cosiddetta ‘luce cinerea’.
Questa regolarità delle lunazioni è stata presa a base per il calendario fin dagli antichi babilonesi, che divisero l’anno in 12 mesi di 30 giorni, intercalando ogni qualche anno un mese in più per compensare lo sfasamento derivante dal fatto che l’anno solare è di 365 giorni.
I babilonesi introdussero anche l’uso della settimana, che corrisponde circa ad un quarto; ai sette giorni vennero dati i nomi del Sole, della Luna e dei cinque pianeti conosciuti.
MOVIMENTI
Osservando la Luna ci si accorge che anch’essa, come tutti gli altri astri, sorge da oriente e tramonta verso occidente nel corso di un giorno ma, a differenza degli altri astri, cambia posizione nel cielo spostandosi verso Est di circa 12° ogni 24 ore.

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