Vaccino anti colesterolo, promettenti i primi test: come funziona

Un vaccino contro il colesterolo ‘cattivo’: la speranza dei ricercatori dopo i risultati positivi ottenuti sugli animali. Ecco come funziona il trattamento.

Sono in corso test clinici per verificare l’efficacia di un vaccino in grado di contrastare il colesterolo cattivo e quindi proteggere il cuore. L’European Heart Journal, nota rivista scientifica per la malattie e prevenzione cardiovascolare, ha pubblicato i risultati dello studio sul nuovo vaccino. Per avere risposte certe però bisogna attendere l’esisto della sperimentazione clinica sui pazienti.

Buoni i risultati preliminari di un vaccino contro il colesterolo e contro i danni vascolari ad esso collegati (il restringimento dei vasi sanguigni per il depositarsi di materiale sulle pareti dei vasi – condizione detta arterosclerosi). Il colesterolo, per chi soffre soprattutto di ipercolesterolemia familiare, è causato da una molecola pericolosa per la salute delle arterie.

Vaccino anti colesterolo. Attualmente il colesterolo ‘cattivo’ può essere tenuto sotto controllo con l’alimentazione sana ed equilibrata e una terapia farmacologica, l’ipotesi però di un vaccino renderebbe ai pazienti la vita più semplice.

Questa sperimentazione di I fase clinica prima è iniziato nel 2015 e pare debba terminare entro il prossimo anno. Nel corso della sperimentazione, secondo quanto riferito dai ricercatori, il vaccino ha indotto una riduzione dei livelli di colesterolo del 50% e ha limitato riducendoli del 70% i danni ai vasi sanguigni causati dalle placche che si depositano e la relativa infiammazione delle arterie. Ai topi sui quali è stato inizialmente sperimentato il vaccino, è stato inoculato lo stesso dopo essere stati sottoposti ad una dieta ricca di grassi per simulare le alte percentuali di colesterolo presenti in una dieta occidentale tipo, e come abbiamo visto, i risultati sono stati davvero sorprendenti con un calo notevole dei livelli di colesterolo nel sangue. “Se i risultati saranno confermati anche sull’uomo e se l’effetto del vaccino perdura a lungo dopo la somministrazione, si potrà sviluppare una terapia a lungo termine che, dopo la prima dose, necessiterà di una sola altra somministrazione nell’arco dell’anno”, spiega lo scienziato Gunther Staffler.

Questa ricerca, dunque, potrebbe rappresentare una soluzione a lungo termine per tutto per tutti coloro che per motivi ereditario o a causa di un’alimentazione scorretta, sono costretti ad assumere ogni giorno farmaci contro il colesterolo alto. Il colesterolo è una lipoproteina plasmatica che riveste un ruolo importantissimo nella fisiologia del nostro organismo. Dato che è l’unico lipide o grasso presente nel torrente sanguigno ad avere una struttura chimica ad anelli rigidi è fondamentale per la maturazione della membrana cellulare, ma svolge un ruolo importante anche nella formazione della guaina mielinica del sistema nervoso e nello sviluppo embrionale.

GENTE DI CUORE è un programma di prevenzione cardiovascolare e promozione della salute della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia. Intende mettere al centro il cittadino, facendo dialogare medici di medicina generale, cardiologi ed altri specialisti attraverso un portale per il calcolo del rischio cardiovascolare e con iniziative condivise. Nel logo un primo cuore per gli operatori sanitari, che possono fare molto, ed un secondo cuore per la gente del Friuli Venezia Giulia, di vari idiomi, per coinvolgerla e renderla protagonista di un percorso di salute.

IL COLESTEROLO
Il colesterolo del sangue (in termine scientifico endogeno), cioè quello sintetizzato dal nostro organismo, è prodotto dal fegato e svolge molte funzioni: è un costituente delle membrane cellulari e di vari tessuti, gioca un ruolo fondamentale nella produzione della vitamina D e serve da “mattone” per la costruzione di alcuni ormoni. Il colesterolo viene prodotto dal fegato in una certa quantità per questi scopi, ma, quando la dieta è particolarmente ricca di grassi saturi (grassi animali o anche grassi vegetali come l’olio di palma o cocco o grassi vegetali idrogenati) o di colesterolo alimentare (per esempio alimenti ricchi di colesterolo come carne, burro, salumi e formaggi, tuorlo d’uovo, fegato e frattaglie in genere), la produzione di colesterolo nel fegato è aumentata e può essere eccessiva. I cibi di origine vegetale invece (frutta, verdura, cereali) non contengono grassi saturi né colesterolo alimentare e non influenzano la produzione di colesterolo da parte del fegato.

I TRIGLICERIDI
I trigliceridi del sangue (in termine scientifico endogeni), così chiamati perché formati da tre catene di grassi legati ad una molecola di glicerolo, sono anch’essi costruiti nel fegato e rappresentano un’importante fonte di energia per il nostro organismo, essendo depositati in notevole quantità nel tessuto adiposo. Il livello dei trigliceridi nel sangue può aumentare quando l’alimentazione è particolarmente ricca di grassi o di carboidrati (zucchero, pane, pasta) o di alcool, in quanto il fegato trasforma queste sostanze introdotte con il cibo in trigliceridi.

Per essere trasportati nel sangue, il colesterolo e i trigliceridi prodotti dal fegato hanno bisogno di legarsi a specifiche proteine, chiamate lipopro- teine, che li rendono solubili nel sangue.
Esistono diversi tipi di lipoproteine:
Apoproteina
Esteri di colesterolo e trigliceridi
Fosfolipidi
Colesterolo libero
– le lipoproteine a bassa densità (Low Density Lipoproteins, LDL) sono il principale vettore del colesterolo nel sangue, e lo trasportano distribuendolo a tutti gli organi. Se i livelli di colesterolo-LDL circolante sono troppo elevati, esso tende lentamente a depositarsi sulla parete interna delle arterie, contribuendo alla formazione della “placca aterosclerotica”.
Ecco perché questo tipo di colesterolo viene definitivo “cattivo”;
– le lipoproteine ad alta
densità (High Density Lipoproteins, HDL) rimuovono il colesterolo in eccesso e lo portano al fegato dove viene eliminato; è il cosiddetto colesterolo “buono”, o colesterolo-HDL, che agisce come una sorta di “spazzino” delle nostre arterie. Elevati livelli di colesterolo “buono” proteggono quindi le arterie mentre bassi livelli di colesterolo-HDL sembrano esporre l’organismo ad un aumentato rischio di malattia cardiovascolare;
– le lipoproteine a densità molto bassa (Very Low Density Lipoproteins, VLDL) trasportano invece i trigliceridi nel sangue. Elevati livelli di trigliceridi, a differenza di quanto avviene per il colesterolo, non sembrano agire direttamente sulla formazione della placca aterosclerotica; i trigliceridi elevati si associano però spesso ad altri disturbi metabolici come elevati valori di colesterolo-LDL, bassi livelli di colesterolo-HDL, diabete, sindrome metabolica.

CHE COSA SUCCEDE DOPO UN PASTO?
Il processo è molto lungo e complicato da vari passaggi metabolici dove il fegato è l’organo dominante. Dopo un pasto ricco di cibi grassi (trigliceridi esterni), soprattutto animali, l’intestino produce dei composti (grassi + proteine) detti “chilomicroni”[ 1 ] che vengono immessi nei vasi che dall’intestino vanno al fegato. In questi vasi vi è un enzima (cioè una sostanza che facilita una reazione chimica) detta “lipoproteinlipasi” 0che fraziona ed elabora questi composti liberando da essi “acidi grassi liberi” e residui (detti lipoproteine-remnant). Gli acidi grassi forniscono energia ai muscoli, i residui (lipoproteine remnant) vanno al fegato. Il fegato utilizza i residui per sintetizzare le lipoproteine-VLDL (ricche di trigliceridi interni) che immette nel sangue (jT). Le VLDL prodotte dal fegato subiscono un ulteriore trasformazione nella circolazione, per l’intervento della lipoproteinlipasi, diventando lipoproteine-LDL [T] (più ricche di colesterolo). Queste LDL circolanti possono cedere il loro colesterolo ai tessuti per l’utilizzo oppure possono essere riprese dal fegato attraverso un “recettore”, cioè un sistema tipo chiave-serratura in cui la serratura è il recettore per le LDL del fegato e la chiave è la lipoproteina-LDL circolantejjT). Il fegato e l’intestino producono inoltre le lipoproteine-HDL che si arricchiscono del colesterolo prelevato dai
tessuti e dai vasi (funzione di “spazzino”) 6 e tornano al fegato che
elimina il loro colesterolo attraverso la bile. Questo processo lungo e complicato può, per vari motivi (eccessivo carico alimentare, alterazioni di un enzima, deficit di un recettore..) alterarsi e portare ad un’eccessiva o scarsa produzione di qualche lipoproteina.

PERCHE’ COLESTEROLO E/O TRIGLICERIDI ELEVATI SONO DANNOSI
Colesterolo e trigliceridi svolgono una funzione essenziale nel nostro organismo, ma la loro concentrazione non deve essere troppo elevata. Una eccessiva quantità di colesterolo e/o di trigliceridi nel sangue viene definita dislipidemia. Questa condizione, che nei paesi occidentali colpisce il 15- 20% della popolazione, è un importante fattore di rischio per l’insorgenza dell’aterosclerosi e delle malattie cardiovascolari. Tra le dislipidemie, molto importanti sono quelle che si trasmettono dai genitori ai figli, dette dislipidemie familiari. Rappresentano una piccola percentuale delle dislipidemie, ma, comportando in genere livelli molto elevati di colesterolo e/o trigliceridi, sono molto dannose per cuore e arterie, se non trattate.
L’aterosclerosi. è un processo lento e progressivo e possono passare decenni prima che, anche in presenza della malattia, si abbiano dei disturbi o delle manifestazioni cliniche. Alla base del processo vi è un danno dello strato più interno della parete delle arterie (danno che può essere favorito da vari fattori come il fumo, la pressione arteriosa elevata, una dislipidemia, il diabete…); questo danno favorisce un deposito all’interno della parete dell’arteria di vario materiale (cellule soprattutto infiammatorie, grassi, tessuto fibroso, calcio.); si forma così una “placca aterosclerotica” sulla parete interna dell’arteria.
La placca può restringere lentamente l’arteria, riducendo la quantità di sangue che vi passa e creando sofferenza (ischemia) nei tessuti, ma fino a quando l’ostruzione non diventa di una certa entità i disturbi possono essere completamente assenti. Purtroppo su questo processo lento possono intervenire eventi imprevisti (ad esempio la formazione di un trombo) che portano alla chiusura improvvisa dell’arteria con morte del tessuto irrorato da quel vaso. Per esempio nel cuore se il processo aterosclerotico coinvolge una arteria coronaria con una lenta ostruzione la parte di cuore che riceve sangue da quell’arteria andrà incontro a “ischemia cardiaca” finché l’ostruzione resterà parziale, ma vi sarà un “infarto miocardico” quando l’ostruzione dell’arteria diventerà totale. Il processo aterosclerotico è abitualmente diffuso e coinvolge con lo stesso meccanismo (ostruzione parziale o totale) le arterie di tutto il corpo, ma spesso in maniera più o meno importante nei vari distretti (cuore, aorta, vasi del collo, cervello, vasi delle braccia, reni, vasi delle gambe..).

QUALI SONO LE FORME PIU’ IMPORTANTI DI DISLIPIDEMIA
1. IPERCOLESTEROLEMIE ISOLATE
quando è elevato solo il colesterolo-LDL con normalità dei trigliceridi.
Sono definite da un colesterolo LDL > 100-115 mg/dl (corrispondente ad un colesterolo totale > 190-200 mg/dl) e da trigliceridi < 150 mg/dl.
2. IPERCOLESTEROLEMIE + IPERTRIGLICERIDEMIE (o FORME COMBINATE)
quando sia il colesterolo che i trigliceridi sono elevati. Sono definite da un colesterolo totale > 190-200 mg/dl e da trigliceridi > 150 mg/dl.
3. IPERTRIGLICERIDEMIE ISOLATE
quando solo i trigliceridi sono elevati e cioè > 150 mg/dl con livelli normali di colesterolo totale (< 190-200 mg/dl). Le ipertrigliceridemie isolate con basso HDL (trigliceridi >150 mg/dl e HDL < 40 mg/dl) favoriscono particolarmente il processo di aterosclerosi. Se i trigliceridi superano i 500 mg/dl c’è rischio di pancreatite (i meccanismi non sono del tutto noti) e questo è ovviamente maggiore se essi superano i 1000 mg/dl, quando si parla di IPERCHILOMICRONEMIA perché i chilomicroni (vedi paragrafo Cosa succede dopo un pasto) ricchi di trigliceridi degli alimenti rimangono in circolazione molto più a lungo.
4. BASSI VALORI ISOLATI DI COLESTEROLO HDL
quando i valori di colesterolo HDL sono < 40 mg/dl con normalità di colesterolo totale, colesterolo-LDL e trigliceridi. E’ spesso secondaria a obesità, sedentarietà, fumo.
FORME PRIMITIVE e FORME SECONDARIE
E’ importante riconoscere se la dislipidemia è primitiva, cioè è una malattia a sé stante dei lipidi circolanti, o se è secondaria, cioè associata ad altre malattie (come l’ipotiroidismo o scarsa funzione della tiroide, il diabete, la malattia renale avanzata, l’epatopatia “colestatica” o ridotto deflusso biliare), o dovuta all’uso di alcuni farmaci come la pillola anticoncezionale, gli ormoni femminili, compresi quelli sostitutivi in menopausa, gli steroidi anabolizzanti, alcuni immunosoppressori come la ciclosporina, alcuni farmaci per l’acne come l’isotretinoina. Una delle forme più frequenti di ipertrigliceridemia secondaria è l’eccesso alcolico. Nelle forme secondarie diventa molto importante, se possibile, rimuovere le cause della dislipidemia.
Nella maggior parte dei casi la dislipidemia si manifesta in soggetti che
presentano fattori predisponenti quali una scorretta alimentazione, il fumo, la sedentarietà, il sovrappeso, il diabete, ma in alcuni casi la dislipidemia si manifesta a causa di una alterazione genetica: si tratta delle cosiddette dislipidemie familiari.
DISLIPIDEMIE FAMILIARI
Una volta chiarito che la dislipidemia è primitiva, cioè che non ci sono cause evidenti per spiegarla, bisogna indagare se la forma è su base genetica e su base familiare, cioè se è dovuta a qualche alterazione del processo di produzione o di smaltimento. Queste forme, caratterizzate da livelli particolarmente elevati di alcune frazioni lipidiche del sangue e da una grave e precoce insorgenza di malattia aterosclerotica coronarica, spesso sono presenti in più soggetti della stessa famiglia (nell’esempio i soggetti colpiti di varie generazioni – in rosso – quadrato = uomo, cerchio=donna).

IPERCOLESTEROLEMIA FAMILIARE MONOGENICA
Caratterizzata da un colesterolo LDL > 190 mg/di e presenza di valori simili nei parenti di primo grado (genitori, fratelli/sorelle, figli) o depositi di colesterolo nei tendini (specie quello di Achille) o storia di cardiopatia ischemica precoce in famiglia (prima dei 55 anni negli uomini e prima dei 60 nelle donne). E’ presente in 1 persona su 500 ed in genere dovuta a mutazioni del gene che codifica il recettore delle LDL. Pertanto è alterata la fase n[~5~|: i soggetti affetti possono essere considerati “cattivi smaltitori”.

CONSIGLI UTILI A CHI HA COLESTEROLO E/O TRIGLICERIDI ELEVATI
Il fumo influenza negativamente il colesterolo buono (colesterolo HDL). Il fumo è un importante fattore di rischio cardiovascolare e la sua cessazione è probabilmente l’intervento più efficace per la prevenzione di molte malattie cardiovascolari, compreso l’ictus e l’infarto miocardico.
L’esercizio fisico aerobico moderato (camminare, nuotare, andare in bicicletta) ha un’azione positiva sul colesterolo e i trigliceridi, aumenta il colesterolo HDL, migliora anche la pressione arteriosa e il diabete, favorisce il raggiungimento/mantenimento di un peso corretto, riducendo complessivamente il rischio cardiovascolare globale
Una alimentazione equilibrata, ricca di verdura e frutta (almeno 5 porzioni al dì), con il pesce almeno due volte la settimana, povera di grassi saturi (animali), colesterolo e zuccheri semplici, senza eccessi di bevande alcoliche e di sale, favorisce una buona regolazione dei grassi, degli zuccheri, influisce positivamente sulla pressione arteriosa ed è protettiva per le malattie cardiovascolari.
L’eccesso di peso, soprattutto con accumulo a livello addominale, si associa spesso ad alterazioni della regolazione dei grassi e degli zuccheri e ad un aumento della pressione arteriosa: un calo ponderale porta benefici.

Se, nonostante questi accorgimenti, i valori di colesterolo e trigliceridi dovessero rimanere elevati, il medico, in base alla diagnosi di dislipidemia familiare o alla valutazione del rischio cardiovascolare globale del singolo paziente e non solo sui livelli di colesterolo o trigliceridi, può ritenere opportuno iniziare una terapia farmacologia come complemento e non come sostituto dei consigli forniti per corretti stili di vita.
Per migliorare il profilo del colesterolo e/o dei trigliceridi si possono utilizzare:
• le statine, una categoria di farmaci con azione potente e diretta sulla sintesi a livello del fegato di colesterolo e un’azione lieve sulla produzione di trigliceridi. In commercio vi sono varie statine proposte a vari dosaggi (5,10, 20, 40, 80 mg), di varia potenza sulla riduzione del colesterolo LDL (dal 10% al 50-60%) Gli effetti collaterali più frequenti sono una disfunzione epatica (evidenziabile con l’aumento delle transaminasi) e la comparsa di dolori muscolari o crampi (mialgie o miopatie) abitualmente reversibili alla sospensione del farmaco; la eventuale comparsa di disturbi va riferita al medico curante per le opportune indagini e decisioni.
• Per il controllo dei trigliceridi possono essere utilizzati farmaci come i fibrati o composti a base di olio di pesce (acidi grassi omega-3).
• Altri farmaci a disposizione sono: gli inibitori selettivi dell’assorbimento intestinale del colesterolo come l’ezetimibe, i sequestranti degli acidi biliari come la colestiramina, l’associazione acido nicotinico- laropiprant (quest’ultimo previene gli effetti collaterali dell’acido nicotinico come rossore e calore specie al volto)
• In commercio vi sono prodotti a base di fitosteroli, peraltro presenti negli oli vegetali, frutta secca, semi o legumi; l’assunzione di 2 g di fitosteroli al dì ha dimostrato di ridurre il colesterolo LDL di circa il 10%. Non vi sono però studi sull’efficacia di questi prodotti nel ridurre gli infarti o gli ictus.

CONSIGLI PRATICI PER CHI HA COLESTEROLO E TRIGLICERIDI ELEVATI
Non fumare.
Mantenere/raggiungere un peso corporeo accettabile. y Non bere più di due bicchieri di vino al dì se uomo o di uno al dì se donna; bere 1,5-2 litri di acqua al dì (di rubinetto o imbottigliata); evitare le bevande zuccherate. y Fare un’attività fisica aerobica moderata (camminare, andare in bicicletta, nuotare) per 30-45 minuti al giorno o almeno 4-5 volte alla settimana.
Cercare di ridurre l’uso del sale (non aggiungere sale ai cibi, evitare cibi salati).
Mangiare almeno 4-5 porzioni di frutta e verdura al dì, con piccole quantità anche di frutta secca oleosa (noci, mandorle etc.). y Gli zuccheri dovrebbero derivare soprattutto dai cereali, frutta e verdura; limitare il consumo di zuccheri semplici (zucchero da cucina, miele, bevande dolcificate, dolci in genere) soprattutto se i trigliceridi sono elevati.
Usare come condimenti preferibilmente olio extravergine di oliva o oli di semi.
Mangiare il pesce, anche grasso tipo salmone o rombo, almeno due volte alla settimana.
Fare attenzione ai grassi di origine animale contenuti nei formaggi, salumi, carni grasse ed evitare i grassi vegetali idrogenati (margarine e certi prodotti da forno – vedi etichette).
Se il medico ha prescritto farmaci per ridurre colesterolo e trigliceridi, ad esempio statine, assumerli con costanza, eseguendo i previsti controlli e prelievi.
Se si assumono farmaci per ridurre colesterolo e trigliceridi può essere utile registrare i valori di colesterolo, trigliceridi, colesterolo HDL, colesterolo LDL con data e terapia.

Ce ne siamo già occupati a marzo del 2009, in un articolo di Effervescienza, ma è il caso di riprenderlo in mano con nuovi aggiornamenti. Repetita iuvant.
Sempre più evidenze scientifiche e cliniche sul colesterolo testimoniano che la storia che ci stanno raccontando da decenni è un po’ diversa dalla realtà. Questo purtroppo accade in moltissimi ambiti medico e scientifici ufficiali: le informazioni che ci danno, sono quello che l’establishment vuole che noi abbiamo. Nulla di più e nulla di meno. Nel 1971 il presidente statunitense Richard Nixon dichiara guerra al cancro con tanto di legge “National canceracf. Sono passati oltre quarantanni, hanno prosciugato le casse dei sistemi sanitari, investendo fantamiliardi di dollari, eppure sia l’incidenza che la mortalità per cancro continuano a crescere.
Come la mettiamo? Le uniche a gongolare, come sempre, sono le case farmaceutiche.
Nel lontano 1953 il ricercatore dell’Università del Minnesota, Angel Keys, pubblica il lavoro che diventerà il mito fondante (errato) della teoria sul colesterolo. Da allora, non ci sono voluti molti anni affinché tale mito diventasse un reale problema mondiale. L’ipercolesterolemia soltanto 30 anni fa era sconosciuta, ma nel giro di un lampo, è salita al primo posto tra le preoccupazioni più serie per la salute di centinaia di milioni di persone nel mondo.
I farmaci contro il colesterolo, le statine, prima inutilizzati, ora sviluppano decine di miliardi di dollari ogni anno. Come sempre, le lobbies del farmaco (Bayer, Astra Zeneca, Pfizer e Merck), ringraziano.
Ma è veramente così pericoloso il colesterolo?

Per capire di cosa stiamo parlando, ci sarebbero alcune domande importanti la cui risposta potrebbe far evaporare la nebbia cerebrale che ci hanno iniettato riguardo all’ipercolesterolemia.
Eccone alcune: perché il sangue di alcune persone contiene più colesterolo di altre persone? Perché i livelli di colesterolo variano più volte nell’arco della giornata? Perché tali livelli cambiano addirittura secondo le stagioni? Per quale motivo il colesterolo aumenta a dismisura dopo un’operazione chirurgica? E perché sale quando è in atto un’infezione o un trattamento dentale? Forse per
10 stesso motivo per cui aumenta quando siamo sotto stress? Domande prive di risposta, ovviamente.
Se però allarghiamo la mente, mettendo da parte tutti i condizionamenti, i dogmi e i luoghi comuni, forse potremo capire che il colesterolo è invece un agente curativo prodotto dal corpo stesso.
Colesterolo e infiammazione
La fisiologia umana insegna che l’organismo produce più colesterolo quando ha una infiammazione. Quindi durante una infiammazione, la sapienza magistrale della Natura si mette all’opera per cercare di guarire, e come fa? Ha vari strumenti, tra cui proprio la produzione del grasso, chiamato colesterolo. Pertanto, il problema non è il colesterolo in sé, perché questo grasso sarebbe la soluzione messa in atto dal corpo proprio per guarire!
11 vero pericolo quindi non è il colesterolo ma l’infiammazione delle pareti arteriose che può creare gonfiore e depositi in grado di ostacolare il flusso sanguigno verso il cuore o verso il cervello, che possono degenerare in un attacco cardiaco o un ictus.
Quali sono le principali fonti di infiammazione nel corpo?

Quando nel corpo c’è un livello alto di ossidazione, nei tessuti si avvia l’attività dei radicali liberi.
Il colesterolo LDL si ossida nel corpo per via del consumo di grassi artificiali e idrogenati (margarine), grassi saturi di origine animale, oli vegetali cotti, cibi geneticamente modificati (ogm), zuccheri e cereali raffinati (pasta, pane, ecc.), alcool, droghe e tabacco. Pure lo stress aiuta in senso negativo.
Inoltre livelli elevati di LDL possono essere anche causati da tossicità da metalli pesanti (farmaci, vaccini…) da tossicità o stress epatico, ipotiroidismo e malfunzionamento renale.
Colesterolo e acidosi
Quando il nostro stile di vita (alimentazione innaturale basata su proteine animali e cereali raffinati) genera più acidi metabolici di quelli che i nostri sistemi tampone sono in grado di neutralizzare, il sangue lega spontaneamente il calcio. Altro splendido meccanismo di salva- guardia della salute.
Il calcio può essere prelevato dalle ossa (osteopenia e poi osteoporosi), dai denti (carie), dalle unghie e dai capelli solo molto lentamente, mentre è indispensabile ricorrere a depositi di calcio in fretta.
In questa condizione di estrema urgenza, il calcio viene prelevato direttamente dalle pareti dei vasi sanguigni. Il calcio prelevato viene sostituito dalla colesterina, che è sempre presente ed è acidoresistente.
Quanto maggiore è la quantità di acido da neutralizzare, tanto maggiore sarà il prelievo di calcio dai vasi e quindi tanto maggiore la colesterina che andrà a rimpiazzare il calcio perduto. Poiché il sangue è pieno di tossine, acidi e scorie, queste si combinano con la colesterina formando una colla impermeabile (placca arteriosa).

In questo modo aumenta il colesterolo e inizia a formarsi la placca arteriosa che crescendo, strato su strato, metterà in serio pericolo la vita della persona.
Le statine abbassano la produzione del colesterolo esclusivamente nel fegato (indebolendo a lungo andare questa importantissima ghiandola), ma non vanno a monte del problema, cioè non riducono l’acidità dell’organismo. Anzi, la fanno aumentare perché i farmaci sono tutti acidificanti!
Per questo motivo i farmaci per il colesterolo sono un vero e proprio controsenso pericoloso per la salute.
In conclusione, l’ipercolesterolemia e l’arteriosclerosi cominciano con la decalcificazione delle arterie, cioè con la sostituzione del calcio con la colesterina. La causa di tutto è l’acidificazione.
Colesterolo “cattivo” e “buono”
Il colesterolo LDL (Lipo-proteina a bassa densità) è il “portatore” del colesterolo e lo distribuisce nelle varie parti del corpo, secondo la necessità, mentre il colesterolo HDL (Lipo-proteina ad alta densità) riporta il colesterolo verso il fegato per essere trasformato.
LDL e HDL non possono essere definiti uno “buono” e l’altro “cattivo”, poiché entrambi sono semplice- mente dei grassi funzionali. Se aumentano a dismisura non è colpa del grasso o del fegato, ma del nostro stile di vita.
Il punto centrale della storia è stato quando le aziende farmaceutiche si resero conto che potevano produrre una medicina in grado di abbassare il colesterolo nel fegato e contemporaneamente trarne profitti abissali. Bastava solo creare ad arte il problema.
Il giochetto è molto semplice per chi ha a disposizione miliardi di dollari. E’ bastato infatti pagare la realizzazione di alcuni studi ad hoc che ne confermavano le teorie. E’ nato così l’inganno subdolo del colesterolo. Una vera e propria menzogna costantemente oliata da miliardi di dollari, attraverso programmi di screening e marketing.
Risultato? Non esiste una persona che non abbia paura del colesterolo!
L’establishment, per fomentare tali recondite paure, continua ad abbassare i “valori di normalità”. Negli anni ’80 il colesterolo totale (LDL+HDL) era 280 mg/dL, mentre oggi siamo a 200 mg/dL e in alcuni laboratori siamo già a 190 mg/dL. Questo semplice abbassamento ha trasformato decine di milioni di persone oggettivamente sane, in malati da drogare ogni giorno.
Perfino una delle riviste mediche più accreditate del mondo, il British Medicai Journal, in un editoriale del 25 giugno del 2005 lancia l’allarme della “eccessiva medicalizzazione e della continua riduzione dei valori di normalità della pressione arteriosa e del colesterolo”.
Se loro stessi si preoccupano del continuo abbassamento dei valori, non è forse il caso di preoccuparsi sul serio?
I livelli bassi di colesterolo HDL riflettono uno stile di vita sedentaria.
La maggior parte dei medici che promuovono la disinformazione circa la necessità di aumentare i livelli di HDL, non sanno che valori HDL più alti di 75, sono di fatto correlati a processi di autoimmunità… Questa possibilità è ancora più evidente se i livelli dei trigliceridi sono bassi (meno di 40).
II consumo di alcool, droghe, la presenza di ipotiroidismo e la produzione in eccesso di estrogeni possono causare un incremento dei livelli di HDL.

Livelli del colesterolo e loro significato
Quando le persone cominciano a correggere i loro squilibri metabolici, magari con uno stile di vita sano, il livello di colesterolo nel sangue può salire, e il motivo è che sta lasciando i tessuti.
Quindi un solo esame, cioè una fotografia istantanea di un momento, non può dirci granché sull’intero sistema. Ecco perché non basta considerare solo i livelli di LDL e HDL. Tra i valori da controllare nelle analisi ci sarebbe la Proteina C Reattiva (PCR, la proteina che aumenta in risposta ad una infiammazione) e la dimensione delle particelle del colesterolo LDL.
Cosa infatti ci dice la dimensione della particella del colesterolo LDL? Una particella LDL sana è grande e soffice e di conseguenza fluisce nel sistema senza creare dei problemi. Quando la dimensione è invece piccola e densa, non fluisce con facilità e ha la tendenza ad incastrarsi nelle piccole fessure delle arterie (infiammazioni). Quando questo accade si crea una infiammazione, dando inizio aH’arteriosclerosi…
A cosa serve il colesterolo
Il colesterolo è un grasso vitale, pensato e prodotto dal nostro corpo non certo per arrecarci danno. Ecco alcune delle sue funzioni: ogni singola cellula nel corpo è composta da colesterolo; il colesterolo aumenta l’integrità della membrana della cellula, fornendo la necessaria robustezza e stabilità; ogni ormone steroideo è composto da colesterolo; la capacità del corpo di sintetizzare la vitamina D, dipende dal colesterolo; il colesterolo è un antiossidante ed uno spazzino dei radicali liberi; i sali biliari sono composti da colesterolo; il sistema immunitario necessita del colesterolo per riparare le cellule danneggiate; il colesterolo sostiene e aiuta la memoria (non a caso si è scoperto da poco che il colesterolo è
uno dei fattori più importanti nella formazione delle sinapsi, basi del nostro apprendimento e memoria. Il cervello contiene il 25% del colesterolo presente nel corpo. Il colesterolo si trova in abbondanza nei tessuti del cervello e del sistema nervoso).
E’ molto importante informarsi adeguatamente e correttamente su cosa è realmente il colesterolo, prima di intraprendere una cura farmacologica a base di statine, che potrebbe farci entrare in un circolo vizioso da cui è difficile poi uscire.
Il colesterolo non va demonizzato e neppure distrutto e abbassato con ogni mezzo che le case farmaceutiche ci mettono a disposizione: è spegnere il sintomo e uccidere il messaggero.
Il colesterolo è una sostanza che promuove la salute.

Il colesterolo è un grasso che svolge diverse funzioni importanti nel nostro organismo.
Per esempio, regola i processi digestivi, par­tecipa alla produzione della vitamina D, costru­isce e protegge la parete delle cellule, consente la produzione di ormoni come quelli sessuali ed è essenziale per lo sviluppo del bambino nella pancia della mamma.I La maggior parte del colesterolo presente nel nostro organismo viene prodotta dal fega­to (endogeno) e il rimanente viene introdotto con il cibo (esogeno). Entrambe queste forme si ritrovano nell’intestino e da qui, grazie alle lipoproteine HDL e LDL, il colesterolo viene tra­sportato nel sangue, per poi tornare al fegato, dove forma i sali biliari, elementi in grado di facilitare l’assorbimento intestinale dei grassi e delle vitamine liposolubili (cioè solubili nei grassi) A, D, E, K e F.I Quando il colesterolo che produciamo e quello che viene introdotto con gli alimenti sono nella quantità necessaria all’organismo va tutto bene e la salute di cuore e cervello non è a rischio. Ma se i suoi livelli si alzano allora, nel tempo, questo eccesso si deposita all’interno delle arterie, che si restringono e perdono elasticità. Il sangue scorre così con più difficoltà (vedi pag. 29) e ciò potrebbe portare a gravi problemi di cuore e aH’arteriosclerosi. Se non si adottano le giuste strategie, una simile situazione fa aumentare i rischi di ictus e infarto. In pratica, basta riequi­librare la dieta e fare attività fisica regolare per far regredire i rischi.
I Un altro valido aiuto per mantenere pulite le arterie è dato dai rimedi naturali.Tra i più indi­cati contro gli alti livelli di colesterolo troviamo la tintura madre di carciofo (25 gocce in poca acqua per 3 volte al dì, anche per lunghi perio­di), le perle di acidi grassi essenziali Omega 3 (1-2 al giorno per almeno 2 mesi) e, se i livelli sono superiori a 250 di colesterolo totale, si può assumere anche il riso rosso fermentato in compresse, 1-2 al dì, abbinando gli altri rimedi indicati per almeno 2 mesi.

Il colesterolo, per essere trasportato nel sangue, deve legarsi a specifiche lipopro- teine, come le lipoproteine a bassa densità o LDL (il cosiddetto “cattivo”) o quelle a elevata densità HDL (il “buono”). I Quello in eccesso legato alle lipoproteine LDL tende ad accumularsi sull’endotelio, il tessuto che riveste la parete delle arterie, formando masse sempre più dense fino a creare vere e proprie placche, gli ateromi. A causa degli ateromi il vaso sanguigno perde elasticità ed è proprio questo, insieme alla difficoltà del flusso sanguigno rallentato dalle placche, che predispone a infarto e ictus.I II colesterolo buono HDL è invece delega­to alla pulizia delle arterie, poiché “cattura” quello in eccesso e lo riporta al fegato, dove viene smaltito. Più è alto il livello di HDL nel sangue minore è il rischio di ictus e infarto. Proprio per via di questa sua azione benefica, oggi si è più portati a considerare il rapporto tra HDL ed LDL, piuttosto che il valore totale, per valutare i rischi per cuore e cervello (vedi pagina a lato).
I Gli alti livelli di colesterolo nel sangue pos­sono conseguire a genetica, errori alimentari,
alcolici, assunzione di anticoncezionali o cor­tisone, sedentarietà, fumo, stress.Le arterie sono vasi sanguigni che trasportano ossigeno e sostanze nutritive dal cuore al resto dell’organismo: se sane, sono flessibili ed elastiche, ma nel tempo la pressione eccessiva del sangue può farle ispessire e indurirne le pareti. Quando questo capita il sangue non fluisce più correttamente negli organi e nei tessuti: tale processo è detto arteriosclerosi. Quando, invece, sulle pareti delle arterie si formano le placche (ateromi), allora si parla di aterosclerosi.
Chi ha il colesterolo alto dovrebbe prima di tut­to tenere sotto controllo il peso corporeo, in quanto il sovrappeso spesso è accompagnato da ipercolesterolemia. Occorre poi scegliere con cura i cibi da portare in tavola. Per esempio, vanno evitati i formaggi grassi, le carni rosse e i salumi che, oltre a essere fonti di colesterolo, sono anche ricchi di grassi saturi, anch’essi pericolosi per le arterie. Sono sconsigliati anche gli zuccheri semplici (dolci, zuc­chero saccarosio) e i cereali e derivati raffinati perché alzano i livelli di zuccheri nel sangue e favoriscono la formazione di colesterolo endogeno (quello prodotto dal fegato) e allo stesso modo si comportano i cibi che contengono grassi idrogenati (leggi sempre le etichette di prodotti da forno e cibi pronti!).

Contengono luteina che ripulisce le arterie
La luteina è un antiossidante noto per la sua azione protettiva degli occhi, che difende dalla degenerazione maculare tipica dell’in­vecchiamento. In realtà, questo elemento è utile anche per la prevenzione dei depositi di grasso sulle arterie. Sono inoltre ricchi di vitamine B anti stress e, come si sa, lo stress alza il colesterolo in chi è predisposto. Come consumarli: 1 porzione da 250 g da portare in tavola come contorno. Lessa breve­mente gli spinaci in poca acqua, poi striz­zali leggermente, tritali e passali in padella con un filo d’olio, cipolla tritata e peperoncino. È il betaglucano, una fibra presente nell’avena, nell’orzo, nei funghi e nel lievito di birra che, oltre a tenere sotto controllo i livelli di zuccheri e colesterolo, contribuisce anche a raffor­zare le difese immunitarie (nutre i batteri buoni della flora intestinale, che producono elementi del sistema immunita­rio). Lo si trova in commercio in capsule e se ne prendono 2 al giorno, mangiando, con acqua.
Uno snack salutare
Secondo uno studio pubblicato sull’«American Journal of Clinical Nutrition», mangiare 42,5 g di noci al giorno per 6 giorni al mese ridu­ce l’LDL di oltre il 9%. Merito degli Omega 3, delle fibre e del magnesio che contengono.
Come consumarle: mangia 3-4 noci a colazione e altrettan­te a metà mattina e a merenda. Puoi alternarle con le mandor­le, comunque efficaci anche nel ridurre il colesterolo. Poiché sono ipercaloriche, si consiglia di non superare i 30 g al dì, quantità comunque sufficiente per ottenere buoni risultati.

Con grassi buoni che difendono il cuore
L’avocado è un’ottima fonte di grassi monoin­saturi, che aiutano cuore e arterie a liberarsi del colesterolo cattivo, aumentando allo stesso tempo quello HDL Questo frutto è inoltre un buon antiossidante, utile per la salute di pelle e capelli. Come consumarlo: 30-50 g a porzione, più volte a settimana, da aggiungere all’insalata op­pure da frullare con peperoncino, cipolla e suc­co di limone per una salsina ottima con i cereali.

È antinfiammatorio
Oltre a ripulire le arterie evitando le placche aterosclerotiche, l’olio di semi di lino svolge anche un’azione antinfiammatoria.
Contiene Omega 3 e vitamina E antiossidante.
Come consumarlo: per usufruire delle sue proprietà, l’olio di lino va utilizzato a crudo, unendolo ai cibi quando sono già nel piatto. Ideale per condire insalate e verdure al vapore o lessate: usane 2 cuc chiaini a porzione. Oppure puoi assumerne un cucchiaino al mattino a digiuno. Svol­gerà anche un’azione antistipsi.

Occorre poi ricordare che per quanto riguarda le uova, i crostacei e i molluschi, il colesterolo che contengono viene assorbito solo in minima parte e va per lo più a formare quello HDL (buono),
quindi tali cibi non vanno eliminati completamente, ma consumati 2-3 volte a settimana (le uova) e 1 volta ogni 2 settimane (i crostacei). La dieta dovrà prevedere anche il consumo di pesce grasso una volta o due a settimana perché, anche se fonte di colesterolo, apporta Omega 3 che proteggono cuo­re e cervello dagli stati infiammatori che provocano ictus e infarto. Via libera poi alle verdure ricche di antiossidanti e fibre; frutta sì ma non più di 300 g al dì (contiene fruttosio che, se consumato in eccesso, alza i trigliceridi). Per quanto riguarda gli alcolici è consentito mezzo bicchiere di vino rosso per la donna e uno per l’uomo ai pasti (pranzo e cena).

Sono pesci grassi di mare consigliati per la salute di cuore e cervello grazie al loro contenuto in Omega 3 antinfiammatori. La presenza di iodio nelle loro carni le rende indicate anche per favorire l’attività della tiroide e dimagrire (se la tiroide funzione male il colesterolo aumenta). Sono ricche di virtù salutari ed economiche.
Come consumarle: 1 porzione da 150-200 g di sarde co­stituisce un buon secondo per il pranzo o la cena. Cucinale in forno, oppure in padella e accompagnale con verdure a piacere e un cibo fonte di carboidrati, per esempio 50-60 g di pane, riso o pasta integrali.

Le cardiopatie coronariche (CPC) costituiscono di gran lunga la principale causa di morte in
tutto il mondo. La ricerca internazionale relativa agli effetti che colesterolo e trigliceridi
hanno su di esse è immensa e indiscutibile. Gli alti livelli di lipidi nel sangue sono associati
alla mortalità per cause generali (decesso dovuto a qualsiasi malattia grave) e non soltanto
alle CPC! Il presente libro è basato su quarant’anni di studi clinici internazionali pubblicati in
riviste scientifiche. Ne esistono molti altri sulla salute del cuore e delle arterie, ma quasi tutti
inutili. Questo non spiega semplicemente come abbassare i valori ematici dei grassi, ma
riguarda il benessere dell’apparato cardiovascolare nella sua totalità.
Un’alimentazione ipolipidica a base di cibi naturali è l’unico modo per ridurre i livelli
di grassi nel sangue. Dieta e stile di vita corretti possono assicurarti un cuore sano, al
contrario dei farmaci tossici. Le statine sono al secondo posto tra i medicinali più prescritti in
America. Il segreto per vivere una vita lunga e sana è compiere scelte alimentari migliori. In
queste pagine troverai anche una dettagliata descrizione di oltre quaranta integratori.
Betasitosterolo, olio di semi di lino, betaglucano e isoflavoni di soia sono raccomandati
perché essenziali a un programma di integrazione per abbassare i valori del colesterolo.
Nessun altro libro ti spiegherà come i tuoi ormoni fondamentali influiscano sui livelli di lipidi
nel sangue. Dieta, integratori di provata efficacia, ormoni naturali ed esercizio sono le cose
più importanti per avere un cuore e un sistema circolatorio sani.
Chiunque legga questo libro sarà in grado di migliorare in modo naturale il profilo lipidico
ematico, avere cuore e arterie più sani, e vivere più a lungo senza ricorrere a farmaci o
interventi chirurgici. L’assunzione di medicinali finisce soltanto per peggiorare la situazione.
La natura ha risposte per ogni nostra condizione. Non avvelenare la tua strada verso la salute.
Tutti siamo in grado di prendere decisioni migliori e compiere scelte definitive riguardo
all’alimentazione quotidiana. Puoi optare per un esercizio che ti piace, anche se si tratta
semplicemente di portare a spasso il cane mezz’ora al giorno. Esistono programmi per
smettere di fumare o bere alcol. È facile assumere integratori naturali, efficaci e sicuri. Puoi
equilibrare i tuoi ormoni fondamentali senza spendere troppo. Queste sono cose che ognuno di noi è in grado di fare.
Spero che chiunque leggerà questo libro elimini per sempre i farmaci. Non ne hai bisogno.
Non avvelenare la tua strada verso la salute. Le CPC sono in assoluto la prima causa di morte nel mondo occidentale. Evita di entrare nelle statistiche.

Colesterolo ed esami del sangue
Ogni giorno, molti di noi apprendono dai media i pericoli del colesterolo alto, sui quali
insistono medici o aziende che pubblicizzano un prodotto studiato per abbassarlo. La pura e
semplice realtà è che il colesterolo alto uccide, e quanto più ne sai al riguardo, a prescindere
dal fatto che tu abbia o no questo problema, tanto più rapidamente puoi agire.
Cos’è il colesterolo?
Il colesterolo è una sostanza dalla consistenza morbida e cerosa presente nel flusso sanguigno,
che viene trasportata attraverso l’organismo in particelle lipoproteiche. È prodotto dal corpo e assimilato dagli alimenti di origine animale. Il nostro sangue contiene grassi (lipidi) necessari alla vita. I vegani, che non consumano colesterolo, lo secernono nel fegato. Ne esistono due tipi: lipoproteine ad alta densità (HDL, High Density Lipoprotein) e a bassa densità (LDL,
Low Density Lipoprotein). Le HDL sono il colesterolo buono, la cui funzione è raccogliere,
scomporre ed eliminare le LDL che possono già trovarsi nell’organismo. Le LDL sono il
colesterolo cattivo, così definito perché si può depositare sulle pareti delle arterie formando
ostruzioni e aumentando il rischio di cardiopatie.
Ci occuperemo del colesterolo totale (CT), del colesterolo ad alta densità (HDL), di quello
a bassa densità (LDL), dei trigliceridi (TG), dell’omocisteina (Hcy) – un amminoacido
prodotto dal corpo – dell’acido urico (AU) e della proteina C reattiva (PCR), una proteina
prodotta dal fegato e presente nel sangue. Il più importante da misurare è il colesterolo totale.
Le HDL trasportano il colesterolo dal flusso sanguigno al fegato, mentre le LDL lo riportano
nel flusso sanguigno. Pertanto, in generale dobbiamo avere livelli alti di HDL e bassi di LDL.
I trigliceridi rappresentano la forma sotto la quale la maggior parte dei lipidi viene accumulata
nell’organismo; sono esteri (forme stabili) di acidi grassi e glicerolo. Obesità e diabete sono
fortemente correlati ad alti valori di TG.

Come si misura il colesterolo?
Quando i medici prelevano il sangue per verificare i livelli di colesterolo, il laboratorio che
esegue l’analisi ne determina la percentuale contenuta in uno specifico campione. Negli Stati
Uniti, i valori vengono misurati in milligrammi (mg) per decilitro (dl) di sangue. In Canada,
Europa e Australia, si usano millimoli (mmol) per litro (l).
Dovresti farti controllare i lipidi ematici come parte del tuo checkup annuale. Il normale
tetto di 200 mg/dl (5.3 mmol/l) per il colesterolo totale è troppo elevato: l’ideale realistico è
150 mg/dl o 3,95 mmol/l (per ottenere la misura americana, moltiplica quella europea per 38).
Normalmente, la maggior parte degli asiatici che vivono in aree rurali e i vegetariani hanno
livelli di appena 150 mg/dl. Si tratta di un obiettivo molto concreto e raggiungibile. Dividi il
tuo valore di colesterolo per quello di HDL, per trovare il rapporto tra i due. Per esempio, se
il tuo colesterolo totale è 200 mg/dl e quello HDL 40 mg/dl (200 diviso 40), hai un rapporto
di 5,0. Negli uomini dovrebbe essere 4,0 o più basso, nelle donne 4,5 o meno. I trigliceridi
dovrebbero essere sotto i 100 mg/dl o 1,13 mmol/l (moltiplica la misura europea per 88,3).
Puoi anche usare i kit per il test domestico in vendita nelle farmacie, che però forniscono solo
i valori del colesterolo totale.
Ogni anno, circa 1,6 milioni di americani sono colpiti da infarto, e quasi un terzo di essi
muore. Più alti sono i livelli di colesterolo, maggiori sono le probabilità non solo di avere un
infarto, ma anche di soffrire di apoplessia, aterosclerosi (ostruzione delle arterie),
ipertensione, morbo di Alzheimer, cancro, diabete e perfino di morire prematuramente. Alti
valori di colesterolo e trigliceridi significano cattiva salute e morte prematura. Questo non
può essere messo in discussione.
I pericoli del colesterolo alto
Il National Cholesterol Education Program ha molto da dire al pubblico riguardo ai pericoli
del colesterolo alto. Osserva il grafico che segue (Archives of Internal Medicine, 1998, vol.
148) su colesterolo e indici di mortalità. Un gruppo di 361.662 uomini di età compresa fra
trentacinque e cinquantasette anni venne studiato per sei anni. Tra i soggetti con colesterolo
basso vi furono annualmente solo tre morti su mille, mentre tra quelli con colesterolo alto i
decessi furono sedici, vale a dire oltre il 500 per cento in più. Si tratta di una differenza
enorme, che dimostra chiaramente il valore diagnostico dei livelli di colesterolo totale.
Questa regola aurea si applica alla mortalità per cause generali, ovvero dovuta a un
insieme di motivi.
Lo studio MRFIT (Multiple Risk Factor Intervention Trial, basato su un
campione molto numeroso, fu uno dei più importanti mai condotti sulla salute cardiaca e
arteriosa, e venne pubblicato in molte riviste mediche per la straordinaria quantità di
informazioni che fornì. Come puoi vedere nel grafico, ricavato dall’esame di oltre un terzo di milione di individui, più basso è il tuo colesterolo (fino a un livello di circa 150 mg/dl), più a lungo vivrai. Al contrario, più è alto, meno rimarrai su questa Terra e peggiore sarà la qualità della tua vita.

Livelli di omocisteina
È molto importante che tu faccia misurare i livelli dell’amminoacido omocisteina (Hcy). Il
valore normale è compreso tra 5 e 15 mmol, quindi devi essere nella fascia inferiore e non in
quella intermedia. Un livello sotto 10 mmol è da ritenersi buono. Alcuni studi mostrano che i
messicani delle zone rurali con un’alimentazione sana, per esempio, hanno livelli di 9, mentre
quelli che vivono nelle città e mangiano all’occidentale hanno livelli di 12. Valori superiori a
15 sono considerati patologici (iperomocisteinemia) e addirittura raddoppiano l’incidenza di
CPC o cardiopatie coronariche! Più alti sono i tuoi livelli di Hcy, più soffrirai di CPC di ogni
tipo. Dieta e stile di vita corretti sono il modo giusto per abbassarli. I cereali integrali sono
molto indicati a tale scopo. Teoricamente, i valori di omocisteina potrebbero essere abbassati
con un triplice integratore di vitamina B6 (2 mg), B12 (1 mg di metilcobalamina) e acido folico
(800 mcg), ma è stato dimostrato che in realtà la comparsa di CPC non viene ridotta. Presso la
McMaster University, in Canada, questo integratore venne somministrato per cinque anni a
5522 persone: la loro omocisteina diminuì notevolmente, ma l’incidenza di cardiopatie
coronariche rimase invariata. Un metodo migliore consiste nell’assumere quotidianamente
1000 mg (2×500 mg) di trimetilglicina (TMG). Più si invecchia, più i livelli di Hcy
aumentano, e in genere negli uomini sono più alti che nelle donne. Fumo, caffè, colesterolo
totale alto e ipertensione innalzano tutti i valori di omocisteina. Nei diabetici e nelle persone
affette da insulinoresistenza sono più elevati. Alti livelli di Hcy sono associati anche a
depressione e demenza. Mantienili sotto le 10 micromoli con alimentazione e stile di vita
corretti.
Livelli di proteina C reattiva
È di grande importanza che tu faccia controllare i tuoi livelli di proteina C reattiva (PCR). Il
test della PCR ad alta sensibilità è un efficace marker di infiammazione. Devi avere livelli
pari a 1,0 mg/l o meno su una fascia media da 1,0 a 3,0. La PCR preannuncia con accuratezza
condizioni CPC in generale, oltre a diabete e artrite. Valori elevati di acido urico,
ipertensione, insulinoresistenza, fumo, omocisteina alta, contraccettivi orali, colesterolo totale
alto, obesità, mancanza di esercizio e trigliceridi alti sono le cause principali. Come sempre,
puoi abbassare la tua PCR con dieta e stile di vita corretti. I fattori fondamentali sono meno
calorie (non meno cibo, ma scelte alimentari migliori), più esercizio quotidiano, meno grassi
(specialmente quelli saturi), meno proteine di origine animale (carne, latticini, pollame, uova),
meno alcol, perdita di peso, un buon integratore di sali minerali, niente pillole
anticoncezionali, niente farmaci e meno zuccheri (di qualunque tipo). Di questi, i più
importanti sono perdita di peso e ginnastica. Gli asiatici delle aree rurali hanno in genere
livelli di PCR molto bassi, grazie all’alimentazione e al lavoro fisico. I più alti si riscontrano
di solito negli afroamericani. Ripeto: esercizio e perdita di peso sono due modi efficaci per
abbassare i valori di PCR.
Livelli di acido urico
Anche misurare i livelli di acido urico (AU) è molto importante. Dovrebbero essere inferiori
a 5,0 mg/dl negli uomini e a 4,0 mg/dl nelle donne. È opinione diffusa che i cibi ricchi di
purine aumentino l’acido urico. Un’analisi più approfondita rivela che questa non è affatto la
vera causa. In realtà, sono i prodotti di origine animale a innalzarne i livelli. Carne rossa di
ogni tipo, pollame, uova, latte e derivati contribuiscono tutti ad aumentarli. Non si tratta solo
di purine, perché i prodotti caseari ne contengono una percentuale minima. La prova è che
vegetariani, vegani e macrobiotici hanno nel sangue livelli di AU molto più bassi degli altri.
Gli americani agiati che consumano soprattutto carne presentano quelli più alti in assoluto. I
valori minimi si riscontrano nella maggior parte degli asiatici, soprattutto in Cina, Giappone,
Thailandia e Vietnam (dove gli abitanti consumano pochissimi prodotti animali). Il pesce
mangiato con moderazione non aumenta i valori di acido urico, al contrario degli zuccheri di
qualsiasi genere, compresi miele, stevia e succhi di frutta. Lo zucchero è zucchero!
Alti livelli di AU sono sicuramente associati a ipertensione, diabete, insulinoresistenza, sindrome metabolica, HDL basso, LDL alto, livelli elevati di trigliceridi, insulina e glucosio
nel sangue, obesità, ateroma (ostruzione delle arterie), rigidità arteriosa e cardiopatie
coronariche in genere. Allo Spokane Heart Institute venne dimostrato che nelle persone con
livelli superiori a 5,2 mg/dl il rischio di morte cardiovascolare aumentava di 3,5 volte! Lo
studio più straordinario di tutti fu condotto dalla Radiation Effects Foundation in Giappone
(Journal of Rheumatology, 2005, vol. 32). In questo studio vennero esaminate 10.615 persone
per ben 25 anni. Valori più alti di acido urico provocavano maggiore mortalità per cause
generali. Ciò significa che i soggetti morivano per qualsiasi causa nota! Gli uomini presentano
livelli superiori rispetto alle donne. In queste ultime variano da 2,4 a 6,0 mg/dl (valore medio
4,2), quindi dovrebbero essere inferiori a 4,0 mg/dl, mentre nei primi sono compresi fra 3,4 e
7,0 mg/dl (valore medio 5,2), quindi dovrebbero essere inferiori a 5,0 mg/dl. Non
accontentarti di un livello medio.
Livelli glicemici
Dovresti conoscere i tuoi livelli glicemici e mantenerli al di sotto di 85 mg/dl o 5mmol
(moltiplica la misura europea per 17). Se pensi di avere qualche problema, sottoponiti a un
economico test di tolleranza al glucosio di un’ora (TTG), che rivela come le cellule
reagiscono all’insulina ed è assai migliore dell’esame dell’insulina stessa. Devi avere 20
mg/dl in meno rispetto al livello ideale ufficialmente indicato. Glicemia alta e
insulinoresistenza preannunciano cardiopatie coronariche di vario genere e diabete.
Anche l’escrezione urinaria di albumina, o “microalbuminuria”, è correlata alle CPC. Se
fai misurare i livelli di acido urico (AU), chiedi di controllare la creatinina. Entrambi sono
ottimi strumenti diagnostici per la salute dei reni. In America, le malattie renali sono molto
diffuse e strettamente associate alle patologie cardiache e vascolari arteriose, dovute
soprattutto al fatto che mangiamo il doppio delle proteine di cui abbiamo bisogno.
Conclusione
Si dice che un grammo di prevenzione vale un chilo di cure. Gli studi hanno dimostrato che il
primo passo per aiutare te stesso è conoscere la tua situazione. Gli esami di cui abbiamo
parlato ti forniranno la misura dei tuoi fattori di rischio. Una volta informato, puoi prendere i
semplici provvedimenti descritti nei prossimi capitoli. Ignorare i potenziali pericoli di bassi
livelli di HDL e alti valori di LDL, trigliceridi (TG), omocisteina (Hcy), acido urico (AU) e
proteina C reattiva (PCR) nel flusso sanguigno significa scherzare col fuoco.

Rischi e malattie
Le prove cliniche pubblicate negli ultimi quattro decenni rivelano in modo incontestabile che
colesterolo totale e trigliceridi sono i due più importanti fattori diagnostici per la salute
cardiovascolare in generale, la qualità della vita e la longevità. Ricorda sempre che le CPC
sono di gran lunga il killer più micidiale al mondo. Un riesame della letteratura medica degli
ultimi quarant’anni dimostra oltre ogni dubbio che un’alimentazione ricca di grassi saturi
provoca un aumento dei lipidi nel sangue, che ha come conseguenza patologie cardiache e
arteriose. Le diete ad alto contenuto di grassi, specialmente grassi saturi di origine animale,
sono una delle principali cause di molti altri problemi di salute, come diabete, malattie
polmonari e renali, polmonite, morbo di Alzheimer e la maggior parte dei tumori. Queste
prove inconfutabili sono basate sull’analisi di milioni di persone, nonché sugli studi
epidemiologici e sulle migrazioni.
Colesterolo alto e cardiopatie
Gli studi su questo argomento sono talmente numerosi che la scelta è quasi impossibile.
Menzioneremo le ricerche più estese e i riesami. Uno di questi ultimi (Atherosclerosis, 1995,
vol. 118), effettuato dal St. Bartholemew’s Hospital di Londra, prese in considerazione dieci
importanti studi di coorte condotti in tutto il mondo. La conclusione fu: “Un esame sistematico
delle prove relative al rapporto tra sierocolesterolo e cardiopatie ischemiche mostra in
maniera definitiva che ridurre il colesterolo nel siero in popolazioni con un’alta incidenza di
malattie cardiache è un metodo sicuro ed efficace per diminuire tale incidenza”. Tutti questi
esaurienti studi hanno dimostrato che quanto più alti sono i livelli di colesterolo, tanto
maggiore è il tasso di cardiopatie. A prescindere dal numero di persone che abbassavano i
loro valori (fino a 150 mg/dl), gli effetti benefici erano costanti. Anche qui, constatiamo che
l’ideale è circa 150 mg/dl.
Lo studio MRFIT condotto su 356.222 uomini non lascia dubbi riguardo ai fatti. Il relativo grafico mostra il rapporto diretto tra livelli di colesterolo e patologie
cardiache e arteriose. Questo riesame (Circulation, 1993, vol. 88) prese in considerazione
uomini di quaranta Paesi, scoprendo che l’incidenza di CPC aumenta quando i valori di
colesterolo superano i 150 mg/dl. Non si tratta di un fenomeno che riguarda soltanto persone
con livelli oltre i 200 mg/dl. A ogni innalzamento dell’1 per cento dei valori di colesterolo
corrisponde un aumento del 2 per cento del rischio di patologie coronariche. I ricercatori
dichiararono: “Il rapporto tra sierocolesterolo e il rischio di morte per CPC entro sei anni si è
rivelato costante, continuamente scalare e considerevole nell’intera fascia…”. Ciò significa
che il livello ideale è circa 150 mg/dl, e qualunque valore al di sopra di questo aumenta il
rischio di CPC. Inoltre, essi scoprirono che, al di là di ogni dubbio, l’alimentazione era la
principale causa di alti livelli lipidici nel sangue. Particolarmente sotto accusa erano i
prodotti caseari, come latte e grasso di latte.
Lo studio MRFIT venne riesaminato anche nel Journal of the American Medical
Association (1986, vol. 256). I ricercatori affermarono: “Il rapporto tra colesterolo nel siero e
CPC NON riguarda soltanto l’aumento del rischio nei due quintili (gruppi divisi in quinti) più
alti, ma risulta costantemente scalare, incidendo notevolmente sul rischio per la grande
maggioranza degli uomini americani di mezza età”. Di nuovo, ciò significa che ogni punto
superiore al livello di circa 150 mg/dl aumenta in modo considerevole le probabilità di
cardiopatie e morte prematura.
Nel 1993, lo “Studio dei Sette Paesi” (European Journal of Epidemiology, 1993, vol. 9)
proseguiva ormai da venticinque anni. In base agli elementi raccolti, i ricercatori dissero:
“Oltre il 50 per cento della varianza nei tassi di mortalità per CPC in venticinque anni è
spiegato dalla differenza nel sierocolesterolo medio”. In Giappone, gli uomini presentavano
un livello medio di colesterolo totale pari a circa 165 mg/dl, mentre in Finlandia, Olanda e
Stati Uniti il valore saliva a 250 mg/dl! Come sempre, più basso è il livello di colesterolo,
minore è il tasso di malattie coronariche. Alti valori sono un fattore di gran lunga più
importante del fumo, dell’alcol, dell’esercizio e perfino della pressione sanguigna.
Alla Providence University, a Taiwan (Journal of the American College of Nutrition,
1999, vol. 118), venne condotto uno studio su centenari (persone di cento anni e più) per
scoprire quali fossero i fattori che permettevano loro di vivere tanto a lungo. I livelli di
colesterolo totale si rivelarono uno dei principali indicatori di longevità. Anche se tali
valori dovrebbero diventare meno predittivi via via che invecchiamo, questo studio dimostra
che bassi valori di lipidi nel sangue sono sempre un elemento fondamentale per una vita
longeva, a prescindere dall’età.
L’American Heart Association pubblicò un rapporto speciale nella rivista Circulation
(1990, vol. 81) sull’importanza del colesterolo come causa primaria di CPC. “Le prove che
associano alti livelli di sierocolesterolo alle CPC sono schiaccianti”, dichiararono i
ricercatori. Essi riesaminarono tutti i principali studi sull’argomento, specialmente quelli di
Framingham, di Helsinki e l’MRFIT, poiché sono i più ampi mai condotti al mondo,
concludendo giustamente che il fattore più importante e la migliore soluzione al problema è
costituito dall’alimentazione, non dai trattamenti a base di farmaci.
Il famoso studio di Framingham mostrò ancora una volta che colesterolo totale, HDL, LDL
e trigliceridi presi insieme costituiscono il massimo fattore determinante delle cardiopatPotremmo continuare citando altri importanti studi come questo, ma il punto è che la prova
esiste e non possono esservi dubbi. Guarda il grafico  sul consumo di grassi
saturi in quaranta Paesi e il tasso di mortalità a causa di malattie cardiache e arteriose. I
grassi saturi nell’alimentazione sono la principale causa di alti livelli lipidici nel sangue.

Allo Studio dei Sette Paesi seguì un follow-up di venticinque anni (Journal of the American
Medical Association, 1995, vol. 274). In questa ricerca, furono studiati originariamente
12.467 uomini in sette diversi Paesi. “Nelle varie culture, il colesterolo è linearmente
correlato alla mortalità da CPC, e l’aumento dei relativi tassi in seguito a un determinato
innalzamento dei suoi livelli è lo stesso”. I ricercatori scoprirono che i valori medi di
colesterolo erano di 240 mg/dl negli americani, di 253 mg/dl negli europei e di appena 165
mg/dl nei giapponesi (questo dato risale al 1958; attualmente, il livello medio nei giapponesi è
di 180 mg/dl). Americani ed europei avevano un’incidenza di CPC molto superiore rispetto ai
giapponesi.
I medici dell’Istituto nazionale olandese di sanità pubblica (Netherlands Journal of
Medicine, 1997, vol. 51) scoprirono che i livelli di colesterolo aumentavano con
l’invecchiamento sia negli uomini che nelle donne. Tale aumento era di ben 60 mg/dl dai 25 ai
57 anni. Essi affermarono che la causa principale era chiaramente il consumo di grassi saturi
di origine animale. Inoltre, convennero che molti studi di coorte avevano dimostrato la
correlazione tra sierocolesterolo e mortalità dovuta a cardiopatie. Con l’aumento dei livelli,
questo rischio risulta continuamente scalare. Dopo i sessant’anni, tuttavia, i valori del
colesterolo tendono a diminuire a causa della cattiva salute e del deterioramento della
funzione epatica. Tali risultati sono fuorvianti, perché le persone anziane non possono più
produrre molto colesterolo.
Sempre al St. Bartholemew’s Hospital (European Journal of Clinical Nutrition, 1994, vol.
48), i ricercatori presero in esame studi condotti in diciassette Paesi, concludendo: “Le
variazioni nel colesterolo sierico si sono rivelate per l’80 per cento responsabili
dell’incidenza decuplicata delle CPC nei diversi Paesi”. In altre parole, c’era un tasso dieci
volte maggiore di malattie e mortalità nei livelli più alti, rispetto a quelli più bassi. Inoltre,
essi dichiararono: “Questi risultati dimostrano in via definitiva che, per ridurre il rischio di
CPC, l’abbassamento dei livelli di colesterolo con mezzi alimentari risulta efficace e sicuro.
Le linee di condotta per raggiungere tale obiettivo dovrebbero costituire una delle principali
strategie della sanità pubblica nel mondo economicamente sviluppato”. Quei medici
affermarono che il metodo più idoneo è una corretta alimentazione, non l’assegnamento sui
farmaci.
Conclusione
Le ricerche internazionali pubblicate nell’ultimo decennio sono giunte tutte alla stessa
conclusione. Il colesterolo totale, specialmente se esaminato insieme a trigliceridi,
omocisteina e proteina C reattiva, è il miglior indicatore di cui disponiamo riguardo al rischio
di cardiopatie coronariche, che rappresentano di gran lunga il killer numero uno nel mondo
sviluppato. I livelli di LDL (colesterolo a bassa densità) e di HDL (colesterolo ad alta
densità) forniscono un quadro perfino più ampio della tua salute cardiaca e vascolare. Come
ci si potrebbe aspettare, le persone con livelli di colesterolo e trigliceridi più alti in genere
hanno anche valori più elevati di PCR e omocisteina. Questi cinque parametri sono
fondamentali.

Dieta, dieta, dieta…
Seguire una dieta sana e ipolipidica a base di cibi naturali è la cosa più importante che puoi
fare per mantenere i grassi nel sangue a livelli ottimali. L’alimentazione è la chiave della
salute più di qualunque altro fattore. Se mangiassi correttamente, non avresti problemi di
colesterolo. Gli integratori diventano secondari quando ti attieni a una dieta ipolipidica ricca
di cereali integrali e fibre. Un’alimentazione che comprenda cereali integrali, fagioli (di ogni
tipo), verdure a foglia verde, ortaggi gialli, frutta locale, zuppe, insalate e pesce (se vuoi) ti
consentirà di vivere più a lungo e di avere una qualità della vita assai migliore. Il tuo
consumo di grassi dovrebbe essere soltanto il 10-20 per cento del totale. Superare il 20 per
cento non ti gioverà. Americani ed europei assumono più del 40 per cento di calorie grasse,
soprattutto grassi saturi di origine animale. È il cibo animale che provoca alti livelli di lipidi
nel sangue. Gli abitanti delle aree rurali della maggior parte dell’Asia hanno da sempre valori
di colesterolo molto bassi, perché mangiano pochissimi grassi animali. Nei loro Paesi, il
livello medio è di appena 150 mg/dl, mentre per l’adulto americano è di circa 240 mg/dl. È
questo il motivo principale dell’estrema diffusione di CPC in America.
Carni rosse
Le carni rosse come manzo, maiale e agnello sono la causa primaria degli alti livelli lipidici
nel sangue. Non devi necessariamente diventare vegetariano per cambiare le cose: sarà
sufficiente limitare il consumo di questi cibi. Non puoi mangiare bistecche tutti i giorni e
aspettarti di avere sani livelli di colesterolo. Se proprio non puoi fare a meno della carne,
rendila meno nociva tagliando una fettina magra in piccoli pezzi che farai marinare e saltare in
padella insieme a grandi quantità di verdure. Puoi anche aggiungerli a una zuppa. Pesce e frutti
di mare sono scelte migliori, se non sei allergico. Consumati con moderazione, non aumentano
i valori del colesterolo o dei trigliceridi. Non hai bisogno della carne! Eliminala dalla tua
alimentazione.

Pollame e uova
Pollame e uova sono due dei cibi più allergenici che si conoscano. Molte persone sono
allergiche a entrambi senza saperlo, a prescindere che si tratti di polli, tacchini, fagiani,
anatre, oche o struzzi! Le uova sono peggiori della carne a causa dei loro alti livelli – 250
mg/dl per uovo – di colesterolo. Eliminale completamente dalla tua dieta, se vuoi avere sani
valori di colesterolo. Consumare dei sostituti può essere una fase temporanea di transizione.
Latticini
Oggi sono ampiamente reperibili prodotti caseari a basso contenuto di grassi, che però
rimangono comunque pieni di lattosio e caseina. Tutti gli adulti di qualunque razza sono
intolleranti al lattosio, dal momento che non secernono più l’enzima lattasi. È stato
dimostrato che la caseina, presente solo nei derivati del latte, favorisce il cancro. I prodotti a
basso contenuto di lattosio non risolvono il problema, e nemmeno i formaggi biologici. Il latte
biologico è una presa in giro di cui parleremo nel capitolo “Grassi e oli”. Al posto dei
latticini, consuma latte di soia (oppure di mandorle, avena o riso), yogurt di soia e formaggio
(anche spalmabile) di soia, che contengono oli vegetali e non lattosio. Per saperne di più,
visita i siti www.maidirelattosio.com o www.tuttosenzalattosio.com. Latte e latticini sono gli
alimenti più allergenici del mondo.
Cereali integrali
I cereali integrali dovrebbero costituire la base dei tuoi pasti. Sono letteralmente il sostegno
della vita, e lo sono da secoli. Consuma riso integrale invece che brillato, pasta di grano
integrale invece che raffinato, pane di grano integrale al posto del pane bianco arricchito,
cereali integrali anziché raffinati; mangia più farina d’avena, d’orzo, di grano saraceno e di
granturco. Puoi consumare tutti i cereali integrali che vuoi, non avere mai fame e rimanere
snello per tutta la vita. I cereali integrali sono da cinquemila anni gli alimenti base di quasi
tutte le civiltà. Innumerevoli studi dimostrano che più ne mangi, più sei sano e più a lungo
vivi.
Verdure
Esiste una grande varietà di verdure a foglia verde e ortaggi gialli. Impara a elaborare questi
alimenti freschi secondo varie ricette etniche. Leggi libri di cucina di tutto il mondo,
modificandone i suggerimenti secondo le tue esigenze. In questo campo, i cuochi migliori sono
gli asiatici in generale. Alcune persone considerano le verdure poco appetibili perché non
sanno prepararle in maniera creativa. Oltre a vitamine e sali minerali, esse contengono molte
importanti e necessarie sostanze nutritive, come steroli, lignani, antiossidanti e altri elementi
essenziali.

Fagioli
Alcuni considerano i fagioli un “cibo contadino”, eppure dovrebbero essere una parte
fondamentale della nostra alimentazione. Fagioli pinto, neri, bianchi “Great Northern”, perla,
garbanzo, rosa, di Lima, di Spagna, borlotti e azuki, nonché altri legumi come lenticchie e
fave, e solanacee come il peperoncino rosso costituiscono una meravigliosa integrazione della
dieta perché sono ricchi di fibre, proteine, vitamine, sali minerali, lignani e altri nutrienti.
Ricerche condotte presso istituti come la Tulane University e l’Università Statale dell’Arizona
dimostrano che il loro consumo abbassa i livelli di lipidi nel sangue. Molti studi clinici
pubblicati in riviste mediche concordano sul fatto che i fagioli contribuiscono a ridurre i
valori di colesterolo e trigliceridi.
Frutta
La frutta, ovviamente, non contiene grassi o colesterolo, e dovrebbe essere preferita ai dolci.
Limitane l’apporto al 10 per cento circa della tua dieta. I dolcificanti di ogni tipo, se
consumati senza moderazione, innalzano i livelli di lipidi nel sangue. Qualunque genere di
zucchero aumenta i trigliceridi perché altera il metabolismo. Lo zucchero è zucchero. Uno
studio condotto presso l’Università del Minnesota (American Journal of Clinical Nutrition,
1992, vol. 55) rivelò che la somministrazione a individui sani di modeste quantità di zuccheri
comuni come il fruttosio “porta a un considerevole aumento di colesterolo totale e LDL nel
siero a digiuno, causando inoltre un’alterazione transitoria dei valori postprandiali (dopo i
pasti) di lattato e trigliceridi sierici”. Miele, sciroppo d’acero, melassa, sciroppo d’agave,
zucchero grezzo, stevia, sucralosio, succo di canna evaporato e così via non sono migliori del
comune zucchero raffinato. Tutti i dolcificanti sono essenzialmente gli stessi zuccheri
semplici: lo zucchero è zucchero. Quello grezzo è un’altra presa in giro. I succhi di frutta
contengono una percentuale di zuccheri pari a quella presente nelle bibite analcoliche,
soprattutto fruttosio. Sì, proprio quello che trovi nello sciroppo di mais.
Se non vuoi diventare vegetariano, puoi consumare con moderazione pesce e frutti di mare,
che non innalzano i livelli di colesterolo, sono facilmente digeribili e molto nutrienti. Tuttavia,
in alcune persone provocano reazioni allergiche. La frutta secca a guscio è composta per il 90
per cento di calorie grasse e va usata soltanto come guarnizione. È meglio evitare ortaggi
appartenenti alla famiglia delle solanacee come patate, pomodori, melanzane e peperoni di
qualunque tipo perché contengono solanina, una sostanza tossica. Inoltre, è consigliabile non
consumare la maggior parte degli alimenti allergenici noti, inclusi agrumi, arachidi, lievito (di
birra e chimico), cioccolato e caffè.
La scienza alla base di un’alimentazione sana
Quanti studi scientifici dimostrano che una dieta ipolipidica a base di carboidrati complessi funziona davvero? Moltissimi, e ne esamineremo brevemente alcuni. All’Istituto di scienze
biomediche di Taiwan (American Journal of Clinical Nutrition, 1993, vol. 58), vennero
studiati giovani vegetariani d’ambo i sessi. La loro alimentazione era costituita per il 63 per
cento da carboidrati complessi. Avevano livelli notevolmente più bassi di colesterolo e
trigliceridi. Anche gli altri parametri ematici, come acido urico, fibrinogeno e antitrombina
erano eccellenti. Ma non devi essere completamente vegetariano per ottenere questi vantaggi
per la tua salute.
Un altro studio, anch’esso pubblicato nell’American Journal of Clinical Nutrition (2006,
vol. 83), venne condotto presso l’Università di Harvard. I ricercatori dichiararono
esplicitamente: “In base all’osservazione scientifica, il consumo di cereali integrali è
inversamente proporzionale al rischio di diabete e cardiopatie ischemiche”. Essi scoprirono
che le persone che consumavano soprattutto cereali integrali presentavano valori più bassi di
colesterolo, trigliceridi, glicemia, omocisteina, proteina C reattiva e insulina. La loro
conclusione fu: “I risultati indicano un minor rischio di diabete e cardiopatie negli individui
che seguono una dieta ricca di cereali integrali”.
All’Università di Otago, in Nuova Zelanda (European Journal of Clinical Nutrition, 1998,
vol. 52), vennero formati due gruppi di uomini giovani e sani: a un gruppo fu somministrata
una tipica alimentazione occidentale a elevato contenuto di grassi, all’altro una dieta
ipolipidica a base di carboidrati complessi forniti da cereali, verdura, legumi e frutta. I
membri del secondo gruppo persero peso e sperimentarono un calo dei livelli di colesterolo e
LDL, e un aumento dei valori di HDL, tutto in appena sei settimane. Era stata loro offerta la
possibilità di scegliere tra una serie di alimenti naturali.
In Norvegia venne condotto uno studio, riportato nell’European Journal of Nutrition
(2001, vol. 55) e riguardante la mortalità per cause generali, su 33.848 persone d’ambo i sessi
(di età compresa fra trentacinque e cinquantasei anni). I norvegesi hanno una tradizione
alimentare a base di cereali integrali, specialmente pane, e mangiano molto più degli
americani. Quanto più alto era il loro consumo di cereali integrali, tanto minore era il numero
di malattie di qualunque genere di cui soffrivano e tanto più a lungo vivevano. Avevano livelli
di colesterolo e pressione sanguigna più bassi, nonché un minor tasso di cardiopatie
coronariche e mortalità dovuta a cancro o ad altre cause. Consumare cereali integrali significa
vivere un’esistenza migliore e più lunga.
Un terzo studio pubblicato nell’European Journal of Nutrition (2003, vol. 42) rivelò che i
vegetariani hanno livelli di acido urico considerevolmente più bassi. È importante evitare che
aumentino. Il consumo di cibi animali, di qualunque tipo, è la vera causa dell’eccesso di acido
urico. Alcuni tipi di pesce, legumi e altri alimenti sani sono ricchi di purine, ma non ne
innalzano i valori. Alti livelli di acido urico sono dovuti unicamente a cibi di origine
animale. Questa è anche una delle cause di fondo dei calcoli renali, di cui finisce per soffrire
il 10 per cento degli americani.
Presso l’Università di Auckland (Diabetes Research, 2004, vol. 63), a un campione di
individui venne data la possibilità di consumare tutti i cibi naturali ipolipidici che
desideravano. Essi persero peso e sperimentarono valori più bassi di colesterolo, LDL,
glicemia e pressione sanguigna senza fare esercizio fisico o apportare cambiamenti nel loro
stile di vita. Più mangiavano quegli alimenti salutari, maggiori erano i benefici che ottenevano.

Avevano semplicemente fatto migliori scelte alimentari e consumavano meno grassi.
L’Università di Harvard finanziò il Nurse’s Health Study e condusse un follow-up per molti
anni. Il Journal of the American Medical Association (28 settembre 2000) riportò le quantità
di cereali integrali consumate dai 75.251 partecipanti. Le donne che mangiavano appena due o
tre fette di pane integrale presentavano un’incidenza di ictus ischemico (la forma più comune)
inferiore anche del 40 per cento rispetto a quelle che non consumavano cereali integrali.
Quanto maggiore era il consumo, tanto minore era l’incidenza di ictus. Lo studio prosegue
ormai da oltre vent’anni. L’ictus costituisce la terza principale causa di morte negli Stati Uniti
e colpisce uomini e donne in egual misura.
Il Physician’s Health Study, condotto su 21.376 medici (Archives of Internal Medicine,
2007, vol. 167), scoprì che a un maggior consumo di cereali integrali nella prima colazione
corrispondeva una minore incidenza di cardiopatie, ipertensioni, ictus, diabete e obesità. “I
dati in nostro possesso dimostrano che un maggiore apporto di cereali integrali nella prima
colazione è associato a un minore rischio di insufficienza cardiaca”.
Presso l’USDA Human Nutrition Research Center (Journal of the American College of
Nutrition, 2004, vol. 23), a uomini con il colesterolo alto venne somministrata una dieta a
base di cereali integrali, inclusi riso non brillato, grano e orzo. In appena due settimane, il
colesterolo totale diminuì del 20 per cento, l’LDL del 24 per cento e i trigliceridi del 16 per
cento, mentre l’HDL aumentò del 18 per cento. Studi come questo mostrano fino a che punto
l’alimentazione riduca il contenuto di lipidi nel sangue senza altri cambiamenti nello stile di
vita. Sarebbe sufficiente aggiungere qualche integratore di provata efficacia, esercizio fisico e
un equilibrio ormonale naturale per ottenere risultati ancor più straordinari.
Dean Ornish (Lancet, 1990, vol. 336) riuscì in meno di un anno a invertire in alcune
persone il processo ostruttivo delle arterie semplicemente con una dieta vegetariana
ipolipidica, un risultato ritenuto impossibile dal punto di vista medico. I pazienti avevano
consumato alimenti naturali integrali senza apportare ulteriori cambiamenti allo stile di vita.
Dean svolge parecchio lavoro in questo campo e ha scritto diversi libri sull’alimentazione
naturale.
Apporto calorico
Non stupisce il fatto che i livelli di colesterolo e trigliceridi siano correlati all’obesità. Puoi
facilmente perdere peso senza metterti a dieta, semplicemente facendo scelte alimentari
migliori. Dando la preferenza a una dieta più sana, puoi letteralmente consumare maggiori
quantità di cibi ipocalorici. Non devi affatto mangiare meno, solo optare per alimenti più
salutari. Non è necessario contare le calorie o ridurre le porzioni. Lo stimolo della fame è
ancor più primario e potente del desiderio sessuale. Nessuna forza di volontà può impedirti di
mangiare, quando sei affamato. E quando mangi devi riempirti lo stomaco, cosa che puoi fare
con cibi deliziosi, naturali e a basso contenuto calorico. Puoi sentirti del tutto appagato, e allo
stesso tempo rimanere snello e sentirti bene. Cibo migliore, non meno cibo.

Limitare l’apporto calorico è un altro fattore importante. Gli americani assumono il
doppio delle calorie di cui hanno bisogno. Facendo scelte alimentari migliori, ne assumi
meno. I grassi contengono il doppio delle calorie fornite da proteine o carboidrati. Consuma
due pasti al giorno invece di tre. Evita gli spuntini. Digiuna un giorno alla settimana, bevendo
solo acqua tra una cena e la successiva. Così facendo non avrai mai fame, ma potrai diminuire
della metà il tuo apporto calorico. Perderai peso mangiando di più.
Conclusione
Ogni anno vengono sprecati miliardi di dollari per trattare i sintomi dell’obesità, perché
rifiutiamo di prendere in esame la causa di questa diffusa condizione. Gli americani
consumano soprattutto cibi ipercalorici, a basso contenuto di fibre e alta densità calorica,
estremamente raffinati e ricchi di zuccheri. Siamo allo stesso tempo ipernutriti e denutriti. Se
consumi alimenti ricchi di grassi, avrai un corpo grasso. Gli oli vegetali fanno ingrassare
esattamente come quelli di origine animale, e hanno lo stesso numero di calorie. Sei ciò che
mangi, e più consumi grassi, più grasso sarai. Due noci di burro contengono 1000 calorie, ma
non soddisfano molto bene la fame. A paragone, quasi nessuno riuscirebbe a mangiare venti
mele per avere un apporto equivalente. Un buon libro da leggere su come mangiare tutti i cibi
naturali che vuoi conservandoti sano e snello con bassi valori lipidici nel sangue è The
Hawaii Diet di Terry Shintani. Altre buone opere sul mangiar sano sono state scritte da Dean
Ornish, Neal Barnard, Susan Powter, Gary Null, Robert Pritikin e da tutti gli autori di testi di
macrobiotica, come Michio Kushi.

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