Taxi, in rivolta contro-Uber a Roma Milano e Torino: A Milano lancio di uova su auto Ncc

Scattata nelle scorse ore la protesta dei tassisti contro il maxi-emendamento al Milleproroghe nel quale sembra essere inserita una norma che secondo la categoria favorirebbe Uber.Sit-in e proteste nelle maggiori città italiane, tra le quali Roma, Torino e Milano, messe in atto dai tassisti contro le norme che regolano l’attività di noleggio omologandola a quella dei taxi. Nello specifico, nella città di Roma, l’agitazione si è estesa anche negli aeroporti di Fiumicino e Ciampino, praticamente svuotati di auto bianche.Proteste anche davanti Palazzo Madama, dove gli autisti hanno manifestato per dire di no alla normativa, che secondo gli addetti ai lavori spianerebbe la strada alle multinazionali come Uber. “In seguito ai “blocchi” del servizio taxi in alcune città, l’Autorità di garanzia per gli scioperi ha scritto alle organizzazioni sindacali di categoria maggiormente rappresentative, “eccependo la violazione della legge sull’esercizio del diritto di sciopero“, è questo quanto diffuso dal garante che ha anche invitato i sindacati a porre in essere le iniziative idonee a far cessare ogni disservizio, adoperandosi affinché i propri iscritti rispettino le previsioni contenute nella legge.

Secondo quanto è emerso, sembra che l’Autorità di garanzia per gli scioperi abbia indicato che la violazione della legge sull’esercizio del diritto di sciopero riguarda il mancato rispetto dell’obbligo del preavviso di 10 giorni, la mancata predeterminazione della durata dell’astensione e il mancato rispetto della garanzia delle prestazioni indispensabili. A Milani, invece, i tassisti si sono radunati in assemblea spontanea davanti alla Stazione centrale di Milano sospendendo il servizio in città, e poco più tardi proprio davanti all’Hotel Galia ci sarebbe stata un’animata discussione tra i tassisti ed un autista di una Ncc, e la polizia è intevenuta per mediare. “Aspettiamo notizie dell’incontro con il Prefetto, e poi decideremo cosa fare. ora assicuriamo il servizio a chi ne ha realmente bisogno, avevano dichiarato i tassisti milanesi nella giornata di ieri. Intanto, il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio ha convocato tutte le sigle sindacali dei tassisti per un incontro martedì 21 febbraio, è questo quanto comunicato dal Ministero, sottolineando che la decisione arriva dopo la richiesta da parte di Unica-Cgil e Uritaxi per un incontro in tempi piuttosto brevi con tutte le sigle sindacali per affrontare le problematiche del settore.

“L’emendamento è passato e adesso apriremo un tavolo per vedere come ragionare per dare un quadro complessivo in cui discutere insieme”, ha detto il ministro dei trasporti e delle infrastrutture, Graziano Delrio, in merito alla norma sullo slittamento dell’entrata in vigore delle misure che limitano i servizi di Ncc e che ha scatenato la protesta. Il Codacons parla di gravi disagi per gli utenti e annuncia che depositerà un esposto urgente alle Procure della Repubblica di Roma, Milano e Torino, chiedendo di aprire una indagine sulla protesta odierna dei tassisti, alla luce delle possibili fattispecie di interruzione di pubblico servizio e blocco stradale.

Quello della lotta spietata fra tassisti e Uber è un argomento all’ordine del giorno. Al grido di “Uber è illegale” i tassisti hanno compiuto atti di danneggiamento e violenza privata contro auto ed autisti Uber, nonché protestato con insulti, minacce personali e lanci di uova contro la general manager di Uber Italia (1). Le proteste non riguardano solo l’Italia, ma molti altri Paesi, europei e non. Se il fenomeno Uber ha suscitato entusiasmo per la sua economicità e sostenibilità ambientale, esso ha creato vari problemi dal punto di vista interpretativo e normativo.

UBERE UBER POP: COSA SONO? La start-up UberInc. viene fondata nel 2009 a San Francisco; da allora essa ha esteso la propria operatività in quasi 60 Stati nel mondo, ed è attualmente valutata a 40 miliardi di dollari. La società fornisce indirettamente un servizio di trasporto tramite la messa a disposizione di un’app per smartphoneche mette in contatto clienti ed autisti. Il potenziale cliente prenota la corsa online e può tracciare in tempo reale la posizione dell’auto. A prima vista, Uber sembra una delle tante piattaforme di car sharing(come ad esempio BlaBla Car); o, come lo definirebbe Wired, l’Airbnb delle automobili. Tuttavia, Uber ha una differenza sostanziale rispetto ad esse: il pagamento non avvienetra due privati che usufruiscono di una piattaforma gratuita per “incontrarsi”, ma tra il cliente ed Uber tramite carta di credito. Inoltre, Uber trattiene il 20% di ogni transazione. La sua definizione come servizio di car sharing è quindi controversa: infatti,i più designano come di economia collaborativa attività senza fini di lucro. Uber ha iniziato la sua attività occupandosi di corse su auto eleganti con autisti. Tuttavia, da alcuni anni è proposto anche il servizio UberPOP, che mette in contatto due privati per un passaggio su auto comuni. Le polemiche dei tassisti riguardano soprattutto quest’ultimo servizio poiché essoha (come Uber Black, il servizio di fascia immediatamente superiore), un target simile a quello dei taxi, ed è quindi in diretta concorrenza con essi. Da un lato, si potrebbe dire che il target di Uber e quello dei taxi differiscono in molti sensi: il primo si rivolge infatti ad utilizzatori di smartphone che effettuano pagamenti online tramite carta di credito o PayPal. Coloro che sostengono tale tesi concludono che Uber si rivolge ad una fascia di consumatori diversa da quella che usufruisce dei taxi; ed aggiungono che, sebbene il numero di persone che si serve di tali tecnologie sia in aumento, tale crescita sta avvenendo in modo progressivo e non crea significativi ostacoli ai tassisti che desiderino adattarsi a tali innovazioni (vedi MyTaxi). Tuttavia, i numeri indicano quanto fortemente, grazie alla sua economicità,Uber abbia inciso sul mercato dei taxi facendo crollare il loro numero di corse .

UBER E LE CATEGORIE DEL DIRITTO ITALIANO Nel diritto italiano esistono due tipologie di servizio pubblico non di linea: taxi e servizi di Noleggio Con Conducente-NCC. Il Codice della Strada (D.Lgs. 285/1992) se ne occupa rispettivamente negli Articoli 86 ed 85, prevedendo sanzioni differenziate nel caso di mancato rispetto della normativa vigente. A questo proposito, nel 1992 è entrata in vigore la L.21, legge quadro per il trasporto di persone mediante autoservizi pubblici non di linea. Con il D.L. milleproroghe 207/2008, si è manifestata la volontà di introdurre nella legge quadro dei criteri identificativi più precisi delle due categorie sopracitate. Tuttavia, l’entrata in vigore del decreto attuativo di tale previsione continua ad essere procrastinata tramite successivi decreti milleproroghe, l’ultimo dei quali (D.L. 192/2014) ha fatto slittare il termine ultimo per l’emanazione di esso al 31 Dicembre 2015. Uber non va ricondotto alla categoria dei taxi. Così traspare dall’orientamento della Corte di Giustizia dell’UE (causa C-518/13). Questa sentenza, pronunciata in materia di aiuti di stato, ha influito su quella del Giudice di Pace Giovanni Gualandi: esso ha considerato infatti Uber come servizio NCC, con conseguente applicazione dell’Articolo 85 in luogo dell’86 del Codice (3). Tuttavia, è importante non confondere il piano della società Uber con quello degli autisti che utilizzano tale piattaforma per trovare clienti: non è la prima a doversi considerare come NCC, ma i secondi. Infatti, Uber non è implicata direttamente nel servizio di trasporto, ma è una piattaforma digitale che si occupa semplicemente di mettere in contatto due soggetti (entrambi privati, nel caso di UberPOP); il 20% di trattenuta sulla corsa è da considerare come compenso per la gestione di tale piattaforma. Dal punto di vista della qualificazione contrattuale, i tassisti sono parti di un contratto di trasporto (Artt. 1678 ss. c.c.). Ubernon svolge inveceun servizio di trasporto, bensì di collegamento fra due soggetti che diventeranno partidi tale contratto tipico. Uber non è parte di un contratto di mediazione (Art. 1754 c.c.),perché non è imparziale rispetto alla conclusione del contratto; né di un contratto di agenzia (Art. 1742 c.c.), perché fra Uber e gli autisti non c’è rapporto parasubordinato. Forse Uber è però parte di un contratto atipico di procacciamento d’affari (Art. 1322 c.c.), per cui il procacciatore ricerca clienti per un’impresa che gli ha affidato questo compito.

TASSAMETRI E RIMESSE Il servizio NCC si basa su un accordo tra l’autista ed il cliente: con esso, che normalmente ha luogo nel momento della prenotazione, si stabilisce il prezzo della corsa. Gli NCC non possono invece utilizzare un tassametro per il calcolo di esso. I tassisti spesso argomentano che gli autisti Uber esercitino abusivamente la professione utilizzando lo smartphone come tassametro. Tuttavia, la Transport of London ha giustamente osservato che tale dispositivo, non essendo collegato in alcun modo con il veicolo, non è equiparabile ad un tassametro. Inoltre, Uber rispetta la norma italiana che prevede il previo accordo fra autista ed utente: infatti, la app aiuta solamente l’NCC a fare una stima del prezzo da applicarsi, che sarà poi assoggettato a variazioni concordate in caso di deviazioni. I tassisti lamentano inoltre che Uberviola la L. 21/1992 perché i suoi autisti non rispettano la norma che impone di iniziare e concludere la corsa in una rimessa, e non in strade pubbliche o apposite aree di sosta come i taxi: infatti, le chiamate vengono di solito raccolte dagli NCC mentre sono in movimento sul veicolo. Il problema non si dovrebbe presentare, dal momento che tale norma è una di quelle introdotte nel 2008 e non ancora attuate con decreto. In ogni caso, la questione è risolvibile reputando con interpretazione analogica la posta elettronica certificata tramite la quale Uber invia le richieste agli autisti come una sede, una “rimessa” virtuale.

LICENZE ED AUTORIZZAZIONI I tassisti sostengono inoltre che gli autisti Uber operino abusivamente. Infatti, per svolgere il mestiere di tassista (o per diventare NCC), è necessario passare attraverso una complicata trafila burocraticaper l’ottenimento di un Certificato di Abilitazione Professionale e l’iscrizione al rispettivo albo. Per essere autista UberPOP è invece sufficiente avere ottenuto la patente di guida da almeno tre anni, avere un’auto a sé intestata ed immatricolata al massimo da otto anni, non avere la fedina penale sporca e non aversubito sospensioni di patente. I tassisti lamentano dunque di subire concorrenza sleale da parte di NCC privi di autorizzazione, che possono applicare tariffe più basse perché non necessitano di rientrare nelle spese affrontate per l’ottenimento di una licenza. Strettamente collegato a tale tema, uno dei più critici parlando di Uber, è quello, ancora più scottante, della liberalizzazione del servizio taxi.

UBER E LE TASSE I tassisti, sottoposti ad una pressione fiscale che fa alzare significativamente i prezzi delle corse, lamentano che Uber riesca a tenere prezzi più bassi perché “non paga le tasse”. In realtà, Uber ed i suoi tassisti sono impeccabili da questo punto di vista. La società di diritto olandese UberBeslotenVennootschap, con sede legale ad Amsterdam, dichiara tutto l’importo che gli viene versato per ogni corsa (20%), ed i suoi autisti il 100% di quanto ricevono. Dal punto di vista della lealtà della concorrenza, l’unica soluzione per ottenere il versamento di tasse in Italia sarebbe l’imposizione della famigerata Web Tax per le aziende che non hanno sede in Italia ma operano in rete e generano utili nel Bel Paese. C’è una seconda e più critica questione: a livello pratico, Uber viene visto da molti come un’occasione per arrotondare lo stipendio. Tuttavia, la società sostiene che il denaro percepito dall’autista sarebbe un semplice rimborso spese (per il costo della benzina, la manutenzione del veicolo ecc.): in questo modo, tale incasso è esente da tasse, in quanto la legislazione lo considera come una semplice divisione di spese. L’entità di tale somma è parametrata alle tabelle ACI per il calcolo dei rimborsi che vengono dati ai dipendenti che utilizzano l’auto per lavoro. Il problema sorge dal momento che,mentre queste tabelle calcolano il rimborso in base ai chilometri percorsi, Uber utilizza il parametro del tempo della corsa: attraverso la conversione, che può essere fatta prendendo in considerazione valori diversi, gli autisti tendono spesso a ricevere qualcosa in più rispetto ad un semplice rimborso spese.

UBER POP E LA TUTELA DEL CONSUMATORE Ulteriore profilo sensibile è quello della tutela del consumatore: in passato si sono verificati a riguardo episodi spiacevoli. Ad esempio, negli Stati Uniti i prezzi sono lievitati in maniera imprevedibile ed impressionante a causa di una nevicata verificatasi a NY, o la notte di Capodanno. A Sidney, i prezzi di Uber sono quadruplicati mentre le persone tentavano di fuggire con questo mezzo dall’area dove un cittadino iraniano teneva in ostaggio varie persone in un esercizio commerciale. La risposta data dalla UberInc. a questi repentini aumenti di prezzo è stata che, a causa di eventi eccezionali, la piattaforma si trova “costretta” ad aumentare i prezzi al fine di attrarre un maggior numero di autisti nelle aree in cui la domanda è più alta; a questo scopo, Uber utilizza un algoritmo che calcola il prezzo anche in base all’aumento della domanda .

UBER E SICUREZZA: I CONTROLLI SUGLI AUTISTI Un altro profilo critico di Uber è quello che riguarda la sicurezza del passeggero. Secondo il regolamento Uber, gli autisti non devono aver riportato condanne penali: tuttavia, si sono verificati un caso di stupro in India ed un caso di omicidio colposo da parte di un recidivo per recklessdriving negli Stati Uniti. La California ha intentato una causa contro la società per gli insufficienti controlli fatti sugli autisti. Inoltre, il fenomeno Uber è problematico dal punto di vista della questione assicurativa in caso di sinistro stradale: le auto Uber sono infatti assicurate come mezzi privati, e le compagnie assicurative si rifiutano di rimborsare i danni. Inoltre Uber, dimostrando un’attitudine che ha provocato varie proteste, tende a “lavarsene le mani” considerando indipendenti i propri autisti; la stessa indipendenza che per alcuni nasconde una mancanza di tutele nei confronti di questi ultimi, che in tale prospettiva vengono opinabilmente considerati come veri e propri lavoratori.

E L’UNIONE EUROPEA? Uber ha reagito ai blocchi per violazione della normativa sulla concorrenza e sui taxi rivolgendosi a Bruxelles. I primi ricorsi sono stati presentati alla Commissione nel Dicembre 2014 contro la Francia; nei primi mesi del 2015 sono seguiti quelli nei confronti di Germania e Spagna. Questi ricorsi sono in analisi per valutare se sia necessario avviare una procedura d’infrazione (Articolo 285 TFUE). Infatti, sebbene la competenza dell’UE in materia di trasporti sia soltanto concorrente con quella degli Stati Membri, la Commissione ha un ruolo essenziale nel vigilare che queste regolazioni non violino il principio di libera concorrenza nel mercato unico. Da questo punto di vista è essenziale che l’Unione fornisca gli strumenti per un’armonizzazione delle regolazioni dei vari Stati Membri toccati da Uber, considerando che al momento le soluzioni al fenomeno sono discordanti, spesso anche fra le varie città di uno stesso Stato. Ad inizio Aprile il Financial Times, in base alle dichiarazioni entusiastiche su Uber del Commissario UE per i Trasporti ed all’avvio di una ricerca di mercato in materia, ha sostenuto che la Commissione si stia preparando per proporre una bozza di regolamento in materia alla luce dei principi di libertà di concorrenza, stabilimento, non discriminazione e proporzionalità .

SOLUZIONI E PRIORITA’ Al momento Uber si trova in un’area grigia delle legislazioni nazionali: tali lacune danno troppa discrezionalità agli interpreti, e finiscono per creare conflitto ed incertezza. Solo alcune città americane, come Salt Lake City, hanno per ora trovato delle soluzioni per stabilizzare la situazione. Il legislatore italiano, come alcuni di quelli europei, fa alcuni errori significativi. Il primo è quello di non sfruttare appieno il potenziale del diritto europeo della concorrenza: esso aiuterebbe a vedere Uber come un’opportunità da regolamentare piuttosto che come un flagello da incatenare in qualche modo; e fornirebbe l’occasione per abbattere, occupandosi di Uber, le significative barriere all’entrata nel settore dei trasporti di cui si parla da anni con ingenti polemiche. Il secondo è quello di scegliere la strada più “comoda” a scapito della più adatta. Il legislatore infatti si muove molto lentamente rispetto alla velocità di mutamento della realtà; e, al posto di concentrarsi sulla creazione di nuove categorie normative, esso tenta di forzare ed incastrare con scarso successo fenomeni innovativi come Uber nelle vecchie categorie legislative (si veda il Codice della Strada, risalente ad un’epoca in cui i cellulari erano appena entrati in commercio e non si sarebbe mai immaginato che un giorno gli smartphone avrebbero permesso di accedere ad Internet da dispositivo mobile). Si deve prendere atto che la tecnologia trasforma profondamente le regole del vivere sociale; il suo veloce e dirompente sviluppo rende inutile il tentativo di frenare le sue innovazioni. Infine, nell’eterna lotta fra le categorie dei tassisti e degli autisti Uber, il legislatore ha perso di vista la figura centrale del dibattito: quella di un consumatore che sembra entusiasta di Uber. Ci si dovrebbe quindi chiedere se, all’interno della scala di priorità da tenere in conto quando si regola il mercato, il cliente non debba occupare un posto più significativo.Uber è una novità estremamente interessante e benefica, che deve però essere ricondotta in qualche modo ad una normativa certa ed adatta: tutto sta nel modo, intelligente od ottuso, in cui si decide di regolarla.

Quasi quasi non ci credeva più nemmeno lui, Matteo Renzi. E invece è nato il Partito della Nazione. Solo che è nato alla rovescia: non per trasformazione del Pd. Ma per prendere a sganassoni quel partito. Perché come si vede ogni giorno per le strade di Italia, è il partito di una Nazione che protesta contro il Pd e il suo governo. A Roma ormai ogni giorno c’è un pezzo di quella Nazione a urlare di tutto davanti a Montecitorio o a Palazzo Madama, sede del redivivo Senato. Nelle ultime 24 ore ad essere protagonisti- non solo nella capitale – sono stati i tassisti, che hanno fermato le loro macchine, mandato in tilt il traffico e la logistica in molte città e si sono trovati in tanti davanti al Senato per una manifestazione non autorizzata che ha paralizzato la viabilità di Roma, urlandone di ogni nei confronti del Pd.

A scatenare la tempesta è stato l’ultimo emendamento al decreto milleproroghe depositato, che portava la firma di Linda Lanzillotta. Scritto per spostare al 2018 le annunciate norme per combattere l’esercizio abusivo della professione. Nel merito i tassisti sostengono che sia un assist lanciato agli Ncc e soprattutto ad Uber, la multinazionale del taxi-fai-da-te. Senza regolamentazione infatti anche chi non ha la licenza comunale potrà arrivare da altre città ed esercitare il servizio di trasporto in concorrenza agli altri. Quale è il problema? Semplice: una licenza Ncc nel comune di Abbiategrasso costa dieci volte meno di una licenza ottenuta a Roma.

Con la proroga Lanzillotta però si può fare lo stesso il tassista alternativo nella capitale, e investire i quasi 100 mila euro risparmiati in quel modo sia comprando una auto più competitiva sia abbassando le tariffe di trasporto e mandando in rovina così i tassisti regolari. In una sorta di far west senza regole (che è assai diverso dalla liberalizzazione del servizio), per i tassisti regolari lo spauracchio però è proprio Uber: una
multinazionale può fare incetta di licenze dove costano meno e usarle dove rendono di più, mettendo ko tutti gli altri. A dire il vero ieri è stata proprio la protesta dei tassisti a fare lievitare gli affari di Uber. Chi sbarcava a Fiumicino o alle stazioni dei treni e non trovava il taxi, se l’è dovuta cavare in altro modo. Siccome la domanda era altissima e l’offerta era bassa, per portare dall’aeroporto a Roma le tariffe di Uber sono schizzate verso l’alto:
138 euro a corsa a metà giornata, più del doppio della tariffa dei taxi regolari.

Ma il milleproroghe ha scatenato anche un’altra categoria: quella degli ambulanti, che solo due giorni prima aveva preso d’assalto il Senato davanti a un emendamento (passato anche quello) che faceva partire la Bolkestein liberalizzando il settore e aprendolo anche alle società di capitali. Le motivazioni della rabbia erano più o meno le stesse dei tassisti. E non finisce qui. Perché ieri nella capitale sono sfilati anche i pompieri, furiosi per essere esposti come eroi senza macchia e senza paura come mostrine da fare vedere al mondo in momenti tragici (il terremoto), ed essere invece sottopagati e sotto-trattati dal governo sotto ogni aspetto: precarietà del posto di lavoro, stipendi più bassi di altre forze e attrezzature obsolete e non adeguate ai compiti operativi. Sono sfilati a Roma con la stessa rabbia e gli stessi motivi già due volte i terremotati, cui erano stati promessi miliardi, ma concesse in realtà poche decine di milioni di euro. E non parliamo della rabbia verso il Pd che da lungo tempo alberga nel mondo della scuola e in quello del lavoro: l’ossatura di questo partito trasversale della Nazione anti-Pd.

La rabbia nasce non solo dai contenuti dei provvedimenti, ma dalla beffa che li accompagna. Molte categorie incendiate dal mille proroghe raccontano di essere state incontrate o ricevute nei mesi scorsi da Renzi che le aveva rassicurate: mai e poi mai sarebbe avvenuto quel che invece sta avvenendo. Allora però c’era la campagna elettorale per il referendum, e il segretario del Pd spandeva promesse a larghe mani. È accaduto il contrario, e pure a freddo. Perché nessuno ha fatto dibattiti pubblici su Uber e Ncc o sugli ambulanti, spiegando e difendendo riforme e liberalizzazioni. Ma zitti zitti si è infilata la norma in un provvedimento- macedonia come il milleproroghe…

Taxi in rivolta contro un pacchetto di misure sui servizi di noleggio contenuto nel maxiemendamento al Milleproroghe: sit-in e proteste sono in corso nelle maggiori città italiane messe in atto dai tassisti contro le norme che regolano l’attività di noleggio omologandola a quella dei taxi. Niente auto bianche negli aeroporti e presidio di taxi oggi davanti al Senato.

“Il ministro Delrio si assuma la responsabilità del governo – tuona Nicola Di Giacobbe di Unica taxi Cgil – La legge 21 si può migliorare ma solo con il consenso delle categorie. Gli impegni presi si rispettano”. Duro anche il rappresentante di USB taxi Riccardo Cacchione: “Se passa questa norma, le limitazioni territoriali per gli Ncc saranno fortemente ridotte”. Per Alessandro Genovese di Ugl taxi “questa è una sanatoria pro Uber e pro abusivi, lo hanno capito tutti. Il governo si assuma la responsabilità di questo”.

Il Ministero dei Trasporti ha reso noto che convocherà tutte le sigle sindacali dei tassisti per un incontro martedì prossimo, 21 febbraio, mentre l’Autorità di garanzia sugli scioperi ha scritto ai sindacati “eccependo la violazione della legge sull’esercizio del diritto di sciopero” e invitandoli “a porre in essere le iniziative idonee a far cessare ogni disservizio”. In particolare per il grante sono state violate le norme sull’esercizio del diritto di sciopero per quanto riguarda “l’obbligo del preavviso di 10 giorni, la mancata predeterminazione della durata dell’astensione e il mancato rispetto della garanzia delle prestazioni indispensabili”.

L’emendamento che ha provocato la protesta dei tassisti prevede un nuovo slittamento, fino al 31 dicembre 2017, all’entrata in vigore delle misure che limitano i servizi di noleggio con conducente (Ncc). La proposta di modifica, a prima firma della senatrice Linda Lanzillotta (Pd), specifica dunque quanto già previsto dal testo approvato dal governo che prevede una proroga al 31 dicembre 2017 del termine per l’emanazione del decreto del Ministero delle infrastrutture contro l’esercizio abusivo del servizio taxi e del servizio di noleggio con conducente.

E mentre le associazioni dei consumatori e alcuni deputati come Anzaldi (Pd) lamentano il fatto che le proteste dei tassisti stanno già danneggiando gravemente gli utenti, – il Codacons fa sapere che depositerà un esposto urgente alle Procure della Repubblica di Roma, Milano e Torino per interruzione del servizio – sono molte le forze politiche che danno ragione ai tassisti.

“Il governo non può prendere in giro e massacrare i lavoratori, in questo caso i tassisti. Il mio sostegno a chi tutti i giorni è in strada a fare il suo lavoro”, tuona il segretario della Lega, Matteo Salvini. “Va respinto l’emendamento presentato da alcuni senatori del Pd per rinviare a fine anno la regolazione del settore”, dice anche il consigliere di Sinistra per Roma, Stefano Fassina. “Utilizzare il mille proroghe per modificare le condizioni di vita di alcune categorie di lavoratori, senza nemmeno ascoltarli e apponendo la fiducia, è l’ennesimo atto di arroganza del Pd”, sostiene il capogruppo di FdI-An, Fabio Rampelli. “Noi stiamo coi tassisti. Basta imboscate e scorciatoie”, scrive Giovanni Toti, consigliere politico di Berlusconi e governatore ligure. “I tassisti hanno ragione. Evidentemente nell’inserire l’emendamento Lanzillotta nel Milleproroghe c’è stata disattenzione da parte di tutti, di cui anch’io mi assumo la responsabilità”, ammette il senatore Pd Stefano Esposito, vicepresidente della Commissione Trasporti di Palazzo Madama. La protesta ha provocato per tutto il giorno traffico in tilt a Roma, Milano, Torino, Firenze.

Nel capoluogo fiorentino una delegazione di tassisti ha protestato davanti alla prefettura; a Torino i tassisti hanno manifestato stamane a Piazza Castello. A Roma la società di gestione Aeroporti ha messo a disposizione sugli scali di Fiumicino e Ciampino un servizio gratuito di navette sostitutive.

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