Terra dei Fuochi shock, Protesta delle mamme a Napoli, si continua a morire: otto bambini in soli venti giorni

Avevano tra i sette mesi e gli undici anni gli otto bambini che negli ultimi venti giorni sono morti di tumore nella Terra dei Fuochi, in Campania. La drammatica denuncia arriva dalle mamme aderenti al comitato “Vittime della Terra dei fuochi”, che ieri hanno protestato davanti alla Prefettura di Napoli, dove era in corso una riunione su Bagnoli con il ministro per il Mezzogiorno de Vincenti. La denuncia di queste donne conferma i dati già resi noti dall’Istituto superiore di sanità (Iss) nel2016, in un documento in cui si evidenziava un «eccesso» di tumori tra i bambini nei 55 comuni della Terra dei fuochi già all’età di un anno. Il Rapporto riguarda 32 Comuni della Provincia di Napoli e 23 della Provincia di Caserta e conferma come in queste zone – tristemente note per lo smaltimento illegale dei rifiuti – si muore di più.

Il più piccolo si chiamava Davide e quando se ne è andato aveva sette mesi. Ad ammazzarlo, per i sanitari che l’hanno curato, è stato un rarissimo tumore all’addome. Ma quelli che gli hanno voluto bene sono convinti che ad avvelenarlo siano stati i rifiuti interrati in quel pezzo maledetto di Campania chiamato “terra dei fuochi”. Davide ha vissuto il suo pezzetto di vita ad Acerra dove abitava Mariana, una bellissima bambina che dalle foto sorride vestita da Minny. È morta il 23 gennaio: aveva 7 anni e per quattro era stata una guerriera infaticabile contro il male che voleva portarla via, un tumore che dai polmoni era arrivato al cervello.
E poi ci sono Giuseppe, 11 anni, di Sant’Antonio Abate, Francesco, anche lui 11 anni di Casalnuovo,Tonia di Melito, Sara di Miano, e un altro Francesco, un po’ più grande dell’altro, 18 anni, di Caserta. Bambini che hanno vissuto, hanno sofferto, sono morti: non sono solo un numero, anche se noi impariamo a conoscerli solo perché ieri un gruppo di genitori furiosi ha deciso di protestare davanti alla prefettura di Napoli, dove si discuteva della bonifica di Bagnoli.

«Otto bambini morti in venti giorni», era scritto su uno striscione. Quel numero, otto, rappresenta un’enormità, soprattutto se si considera che l’elenco delle vittime è stato compilato da Fabio e Stefania, i genitori di Ginevra, una delle tante bambine ora in cura al Pausilipon. «Mia figlia, quattro anni, ha un tumore al cervello e quindi ha dovuto affrontare la chemio- racconta Fabio Mazzei – Quando varchi la porta di quel corridoio dove soffrono tante creature entri in un mondo a parte e ti accorgi che non sei il solo papà distrutto. No, purtroppo come te ce ne sono tanti altri. E allora cominci a chiederti il perché: come è possibile che il cancro attacchi tante giovanissime vite?».

Una prima risposta i papà e le mamme l’hanno trovata nei dati diffusi gli scorsi anno dall’Istituto superiore di sanità (Iss). Nello studio «Sentieri» nel 2016, si sottolinea un «eccesso» di tumori tra i bambini nella terra dei fuochi già a un anno. Il Rapporto riguarda 32 Comuni della Provincia di Napoli e 23 della Provincia di Caserta e conferma come in queste si muore di più, si registrano più ricoveri e ci si ammala molto di più di tumore. E l’allarme riguarda in primo luogo proprio i bambini.

E non solo: l’Iss rileva pure «un’elevata prevalenza alla nascita di malformazioni congenite in aree caratterizzate anche dalla presenza di siti di smaltimento illegale di rifiuti pericolosi».
Rifiuti ma non solo. Un altro aspetto importante, rileva l’Istituto, è la deprivazione socioeconomica: i bambini che vivono in zone povere che risultano i più vulnerabili. I ricercatori sottolineano però che i risultati del piano di Flash mob per le vittime causate dallo sversamento di rifiuti nocivi nella Terra dei fuochi: era il 2013 sorveglianza epidemiologica hanno evidenziato un «carico di patologie, nell’area in esame, per il quale le esposizioni a emissioni e rilasci dei siti di smaltimento e combustione illegale dei rifiuti possono avere svolto un ruolo causale o concausale».

Il professor Giovanni Zanotti è il direttore del reparto d’oncologia pediatrica del Pausilipon, ha curato, e a volte ha visto morire i bambini: «I nostri dati non ci permettono di fornire analisi precise, ma ormai da diversi mesi si lavora al registro dei tumori e a breve sarà possibile analizzare i primi dati utili».
Ma i genitori non possono certo aspettare che gli esperti completino studi e statistiche: le bonifiche vanno fatte subito. Perché i rifiuti interrati non possono fare bene alla salute.

La prima indagine epidemiologica per fare luce sull’incidenza dei tumori in Campania fu condotta dall’Istituto superiore di sanità nel 2014. Quell’indagine esaminò 55 Comuni delle province di Napoli e Caserta di cui 17 serviti dal Registro tumori dell’Asl Napoli 3 Sud che da almeno 20 anni vede nel medico Mario Fusco un faro nelle nebbie quanto ad analisi dei dati epidemiologici per tumori in Campania. Proprio qui, nella ex Asl Napoli 4 infatti, al confine tra tre province, fu individuato il primo campione rappresentativo di tutti i nodi ambientali, sociali e sanitari della Campania da cui è poi nato il progetto per la costituzione dei 7 registri tumori (più quello pediatrico del Santobono) avviati dalla precedente amministrazione guidata da Caldoro e oggi in fase di decollo. Ma torniamo allo studio Sentieri del ministero della Salute, tornato alla ribalta nel corso del 2015 e del 2016 dopo la pubblicazione del Rapporto Istisan che per la prima volta ha acceso i riflettori su un eccesso di mortalità e ricoveri per neoplasie nell’area studiata nel periodo 2005-2011.
Secondo quello studio nei comuni della Terra dei Fuochi della Provincia di Napoli ci si ricovera e si muore di più per tumore. Per i bambini va anche peggio: nel primo anno di vita mostrano un eccesso di ricoveri del 51% per tutti i tumori e del 45% per la leucemia e l’incidenza dei tumori del sistema nervoso centrale è più che raddoppiata. In età pediatrica (0-14 anni) si osserva un eccesso del 42% per i tumori del sistema nervoso centrale, che permane, anche se attenuato (29%), includendo l’età adolescenziale (0-19).
Singoli comuni, poi, mostravano eccessi localizzati di patologia tumorale, ad esempio a Casal nuovo di Napoli (nel primo anno di vita raddoppiata l’incidenza dei tumori totali e quintuplicata l’incidenza dei tumori del sistema nervoso centrale; raddoppiata la mortalità per tutti i tumori nelle classi d’età 0-14e0-19) e Terzigno (eccessi di ricoveri per tutti i tumori del 79% e 55% nelle classi d’età 0-14 e 0-19 rispettivamente e triplicazione dell’incidenza dei tumori del sistema nervoso centrale).
Tutte patologie che come si studia sui libri di medicina trovano diversi fattori causali certi o sospetti, nelle sostanze cosiddette cancerogene rilasciate in maniera incontrollata nell’ambiente e in grado di compromettere le matrici ambientali (aria, acqua e suolo). Ma anche in alcuni casi dovute a cattive abitudini come il fumo in gravidanza o l’esposizione allo smog e alle polveri sottili durante la gestazione e l’allattamento che incidono anche sulla prevalenza di malattia neoplastica nell’adulto.
I dati dello Studio Sentieri sono tuttavia incompleti, misurati solo sui ricoveri e sulla mortalità, non certificati dalla rigo – rosa batteria di 55 controlli cui sono sotto- posti i registri tumori veri e propri né comparati con l’incidenza degli stessi parametri rispetto ad altre zone della Campania esterne al perimetro di Terra dei fuochi (peraltro successivamente esteso a90Comuni). Per questi motivi i risultati di quell’indagine furono aspramente contestati proprio da Mario Fusco. Dati soprattutto da approfondire rispetto al nesso di causa effetto. Le indagini epidemiologiche infatti sono una spia accesa su un fenomeno che solo in seguito consente di individuare anche puntuali situazioni di rischio che vanno dalla presenza di sorgenti particolarmente inquinanti, alle emissioni di gas radon radioattivo nel sottosuolo fino alla caratterizzazione delle abitudini di vita e di lavoro della popolazione.

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