Terremoto centro Italia a 8 km da Amatrice

Trema la terra in centro Italia. Alle 4,13 una scossa di terremoto di 4,2 gradi Richter si è registrata in Abruzzo, ma a 8 Km da Amatrice, a  Campotosto (AQ). La scossa è stata avvertita in Abruzzo, Lazio, Umbria e Marche. Anche a Terni, il terremoto si è sentito distintamente anche se è stato di breve durata. Dalle prime verifiche,   nelle zone vicine all’epicentro, non vengono segnalati ulteriori danni.

Sisma di magnitudo 6.7 fra la greca Kos e la costa turca. Mini tsunami a Bodrum

«Era buio pesto, non si vedeva nulla. A un certo punto, il mare ha ruggito». Emanuele è uno dei turisti italiani che la notte scorsa si trovava sull’isola greca di Kos, a pochi chilometri dalla Turchia. È in vacanza con un gruppo di ami- ciquando all’improvviso la terra inizia a tremare. All’1.30 ora locale (la mezzanotte in Italia) arriva la prima scossa. Vacillano i muri, vacilla il marciapiede. L’epicentro è profondo appena 10 chilometri e distante dalla costa 16: non è sulla terraferma, ma nell’Egeo. Infatti è proprio il mare a spaventare Emanuele: «L’acqua si ritirava e pochi secondi dopo si abbatteva fin sopra la strada. L’ha fatto diverse volte, ci siamo preoccupati».
A lui è andata bene. Tanta paura, ma nessuna ferita. Altre 200 persone, invece, sono finite all’ospedale: cinque in gravi condizioni, due sono addirittura morte. Si tratta di un ragazzo svedese di 22 anni e di un cittadino turco di 39: li hanno trovati, senza vita, sotto le macerie di un bar. Per loro quel terremoto di magnitudo 6.7 è stato fatale.A un turista scandinavo sono state amputate le gambe, un altro ancora ha riportato un’emorragia cerebrale. Solamente nella mattinata di ieri ci sono state 160 scosse di assestamento, la più potente ha raggiunto il livello di 4.8.
Un terremoto nel terremoto, che non accenna a placarsi: la terrà tremerà almeno fino ad agosto, a dirlo è Alessandro Amato, sismologo dell’Istituto nazionale di geologia. «Ci sono state già diverse repliche», spiega, «ne seguiranno altre, probabilmente per una setti-
mana ancora».
«Stavo dormendo e mi sono svegliata: ha cominciato a tremare tutto», scrive su Twitter un’italiana che era partita alla volta della Grecia lasciandosi l’ufficio alle spalle. Si è trovata dentro a un inferno. Sull’isola ci sono anche sette giovani aretini che avevano scelto la costa ellenica per il loro viaggio di maturità: stanno bene, raccontano i genitori, ma non possono lasciare Kos perché il porto è bloccato. La Farnesina si è attivata immediatamente, di connazionali in vacanza lì ce ne sono parecchi. Fortunatamente nessuno di loro (per il momento) pare abbia subito
qualche grave conseguenza.
«Ilnostro albergo nonha subito danni», tranquillizza Angela, sempre sui social network: ma spiega che deve fare attenzione a camminare perché il pavimento della sua stanza è un tappeto di bottiglie rotte e di detriti. «I locali del porto sono allagati», continua. C’è un ristorante distrutto, ruderi ovunque e sedie in frantumi. Ci sono barche capovolte, edifici danneggiati e scalinate squarciate. La banchina del molo di Kos ha una faglia di una trentina di centimetri.
I centri di segnalazione dei terremoti di mezza Europa parlano di un «piccolo tsunami».
Gli espertiprovano a rassicurare che «non è paragonabile» a quello che ha colpito l’estremo oriente qualche anno fa. Il volume d’acqua che si è scagliato su Kos, infatti, è appena di 13 centimetri, l’onda di 40, i metri di strada inondati 100. Ma tanto basta per mettere in allarme chi, nelle scorse ore, credeva di essere in vacanza e invece è stato catapultato in un incubo.
Anche nella vicina Turchia ci sono stati attimi di terrore: a Bodrum (che ha registrato 70 dei 200 feriti totali) un hotel è stato coperto d’acqua, l’ospedale è stato evacuato.
«Siamo in alta stagione, ci sono circa 200mila turisti», tira le
somme Constantina Svynou, il numero uno degli albergatori dell’isola, «la nostra prima reazione è stata quella di calmare i clienti». Anche il ministero degli Esteri di Roma segue gli sviluppi di questa tragedia, Kos è una meta richiesta. E se lo scalo aereo è rimasto operativo, quello navale funziona a metà. Le grandi imbarcazioni non possono (ancora) attraccare: due grosse navi sono state deviate sulle isole vicine. «Abbiamo avuto una paura grande, ma stiamo bene», si sfoga Silvia, una coreografa milanese: «Una scossa così forte non l’avevo mai sentita».

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