Terremoto, previsioni shock, in Abruzzo si rischia un nuovo Vajont? Il pericolo non è imminente

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Grandi preoccupazioni per quel che potrebbe accadere prossimamente nelle zone terremotate. “Non ci sono evidenze che la sequenza sismica sia in esaurimento”, è questo quanto sostanzialmente dichiarato dalla Commissione grandi rischi, annunciando come le faglie attive dal 24 agosto 2016 giorno della scossa di Amatrice, hanno il potenziale di produrre terremoti di elevata magnitudo, che può arrivare anche a 6-7 gradi della scala Richter. La preoccupazione maggiore è che questo potrà verificarsi non solo in Abruzzo ma anche in altre parti d’Italia per quello che viene definito effetto Vajont.In questo clima di estrema precarietà e di alta tensione, il comunicato della Commissione Grande Rischi, che annuncia con poche righe, future scosse di magnitudo tra 6 e 7, ha gettato la gente nel panico e molti amministratori nel più completo abbandono. Domani presento un’interrogazione al Presidente del Consiglio, affinché venga chiarito il senso di questa comunicazione e quali provvedimenti verranno assunti di conseguenza”, è questo quanto dichiarato nella giornata di ieri dalla senatrice Pd, ex presidente della Provincia dell’Aquila all’epoca del sisma del 2009.

Non è per nulla rassicurante la previsione della Commissione grandi rischi inclusa nella relazione inviata alla Protezione civile attraverso la quale invita a tenere altra la guardia. “Non c’è nessun pericolo imminente di un effetto Vajont è importante continuare a monitorare l’evoluzione sismica in quella zona” in quanto “esiste un aumento della pericolosità dovuta ai movimenti della faglia“, precisa il presidente della Commissione, Sergio Bertolucci. La Commissione ha identificato in particolare tre aree contigue alla faglia principale responsabile della sismicità in corso che non hanno registrato terremoti recenti di grandi dimensioni ed hanno il potenziale di produrre terremoti di elevata magnitudo.Questi segmenti, che sono stati localizzati sul proseguimento verso Nord e verso Su della faglia del Monte Vettore-Gorzano e sul sistema di faglie che collega le aree già colpite dagli eventi di L’Aquila del 2009 e di Colfiorito del 1997, rappresentano aree sorgente di possibili futuri terremoti.“Sarebbe pericolosissimo abbassare la guardia, soprattutto per scuole, ospedali e, appunto, le dighe”, aggiunge l’esperto che nella riunione dell’altro ieri la Commissione Grandi rischi aveva messo in guardia dalla possibilità di nuove scosse, anche fino a magnitudo 6-7, nelle zone contigue all’ultimo terremoto.

Nonostante queste previsioni, non ci sarebbe nessun pericolo imminente di un effetto Vajont ha precisato Bertolucci, il quale ha dichiarato che rimane comunque importante monitorare l’evoluzione sismica in quella zona, in quanto esiste un aumento della pericolosità dovuta ai movimenti della faglia. Purtroppo gli esperti nell’ultimo periodo hanno segnalato importanti episodi di fagliazione superficiale che ripropongono il problema della sicurezza delle infrastrutture critiche tra le quali le grandi dighe. Proprio lo scorso Lunedì 16 gennaio c’è stata una riunione della Protezione civile per monitorare la situazione delle tre dighe idroelettriche di Campotosto: Sella Pedicate, Rio Fucino e Poggio Cancelli.

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