Terremoto, secondo la Protezione civile i danni ammontano a 23 miliardi di euro

Ammontano a 23,5 miliardi e 530 milioni di euro i danni provocati dalla sequenza sismica che dal 24 agosto ha colpito il centro Italia, una cifra che include sia i danni strutturali veri e propri che i costi per l’emergenza. Il Dipartimento della Protezione civile ha tramesso nella giornata di ieri a Bruxelles, tramite la Rappresentanza d’Italia, il fascicolo completo con la stima dei panni e dei costi causati dal terremoto che ha colpito il centro Italia e che nello specifico ha interessato il Lazio, le Marche, l’Umbria e l’Abruzzo. Come abbiamo già anticipato, la stima comprende danni diretti, sia pubblici che privati ed i costi sostenti dallo Stato per far fronte all’emergenza, ovvero ripristino delle funzionalità delle infrastrutture e degli impianti nei settori dell’energia, dell’acqua, delle acque reflue, delle telecomunicazioni, dei trasporti, della sanità, dell’istruzione, realizzazione di alloggi provvisori, servizi di soccorso rivolti alla popolazione, messa in sicurezza delle infrastrutture di prevenzione, protezione del patrimonio culturale, ripristino delle zone danneggiate.

Secondo quanto è emerso, l’Italia pare abbia presentato la richiesta di attivazione del Fondo lo scorso 16 novembre, fornendo una prima stima dei danni e dei costi calcolati fino al 25 ottobre 2016; purtroppo in seguito ad altre nuove e continue scosse registrate sempre nelle stesse zone, il Dipartimento della Protezione civile si era riservato di produrre un’integrazione alla documentazione per rappresentare il quadro completo riferito all’intera sequenza sismica.Inizialmente nel dossier presentato si parlava di un ammontare di 7 miliardi e 56 milioni di euro, di cui 4,9 miliardi riferiti ai danni agli edifici privati e 350 milioni agli edifici pubblici; secondo un’analisi effettuata in collaborazione con il Ministero dei Beni culturali e del turismo, i danni al patrimonio culturale ammontavano ad oltre 541 milioni di euro. Secondo quanto riferito ancora dal Dipartimento, dopo le altre forti scosse del 25 ottobre, si è evidenziato un notevole aggravamento della situazione emergenziale e per questo motivo si è proceduto ad un’integrazione del fascicolo rinviato ancora una volta a Bruxelles.

Unindustria Rieti ha chiesto una no tax area e misure eccezionali per situazioni eccezionali. Il Presidente di Unindustria Rieti, Alessandro Di Venanzio, ha dichiarato: “Misure eccezionali per situazioni eccezionali. Da questa equazione non si sfugge. Se vogliamo davvero dare un futuro a questo territorio non possiamo derogare dal prendere decisioni coraggiose, di ampio respiro, le uniche in grado di dare una speranza concreta a chi ha ancora voglia di investire, creare impresa, lavoro, occupazione. Le uniche che possono davvero arrestare il progressivo spopolamento delle aree colpite dal sisma”. La proposta, dunque, è quella di istituire un no tax area, e si tratterebbe nello specifico di una misura molto importante al fine di poter dare un attimo di respiro alle aziende del territorio che vogliono ricominciare a lavorare, produrre ed investire.

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