Terremoto, torna l’incubo nel Centro Italia: 4 scosse di magnitudo fino a 5.5, un morto decine di dispersi, crolli e feriti

Trema ancora il Centro Italia e purtroppo nella giornata di ieri è tornato il terrore nelle zone già colpite lo scorso mese di agosto ed in autunno. La prima forte scossa di terremoto è stata registrata nella giornata di ieri intorno alle ore 10.25 nel centro Italia; si è trattato di una scossa di magnitudo 5.1 della Scala Richter ed è stata avvertita anche nel Lazio, Abruzzo, Marche ed Emilia Romagna oltre che in Toscana. La seconda scossa è stata registrata a poco meno di un’ora ed è stata più forte della prima, ovvero di magnitudo 5.5 ed ha scosso tutto il centro Italia; purtroppo è stata registrata anche una terza ed una quarta scossa di terremoto, sempre piuttosto forti, ovvero l’una di magnitudo 5.4 con epicentro nella stessa zona del terremoto dell’Aquila del 2009, e l’altra nel pomeriggio di ieri intorno alle ore 14.34 di magnitudo 5.1 avvertito fino a Roma e sentita all’Aquila ed anche a Pescara. Come abbiamo anticipato il terremoto è stato avvertito anche nella Capitale, dove le linee metropolitane A, B e B1 sono state evacuate e chiuse per diverse ore; evacuati anche alcuni palazzi dai piani alti che hanno tremato per svariati secondi, e purtroppo sembra che su alcuni di questi siano comparse delle crepe.

Panico tra la popolazione che è scesa per le strade e c’è rimasta anche per diverse ore, nonostante le temperature piuttosto rigide. Le forti scosse, purtroppo, hanno anche fatto crollare quello che rimaneva di Amatrice, e adesso non vi è proprio più nulla in paese, soltanto un ammasso di macerie e tanta neve che in alcune zone supera anche il metro. Distruzione, freddo e neve anche a Castiglione Messer Raimondo in provincia di Teramo, dove il terremoto ha causato parecchi crolli e proprio sotto un cumulo di macerie e neve erano finiti una mamma con il suo bambino, fortunatamente soccorsi dai vigili del fuoco ed estratti vivi. Disperata la popolazione che si ritrova per strada, al gelo e sotto la neve. Serena Testa che vive a Marrucci, una frazione di Pizzoli ha raccontato: “Siamo per strada, sommersi dalla neve e non riusciamo nemmeno a scappare”. La stessa ha poi aggiunto: “Le automobili non possono muoversi per via della neve. Continuano a esserci scosse e la gente urla per strada. Cerco inutilmente di contattare mia madre che si trova in una struttura di Montereale”.

 Ingenti i danni a cose e purtroppo anche a persone e proprio nei pressi di Arquato del Tronto sono stati dati per dispersi 15 allevatori di cui non si ha notizie; purtroppo le operazioni di soccorso sono state rese difficili dalla neve caduta sulle strade che hanno reso difficili anche le comunicazioni. A Norcia e Cascia nella giornata di ieri è arrivato anche l’esercito per cercare di sgomberare le strade dalla neve. Purtroppo una persona è morta, un uomo di 83 anni sepolto dalle macerie della sua stalla a Valle Castagno nel Teramano.

Il cuore dell’Italia trema ancora. Non solo di freddo, ma anche alla lettera, e di paura. Per le ennesime scosse sismiche. Perché non bastavano l’ondata eccezionale di maltempo, la neve superiore al metro e mezzo e il gelo, le 87mila persone ancora senza elettricità e quindi al buio in mezzo Abruzzo, l’esondazione a Pescara dell’omonimo fiume, gli allagamenti e i relativi crolli dei muri di cinta a Chieti: ci si è messa di nuovo la terra ballerina. Un’altra maledetta faglia, quella di Montereale (L’Aquila) nell’Alta Valle dell’Aterno. Quattro “botti” in rapida sequenza – alle 10.24, alle 11.14, alle 11.25e alle 14.33 – con magnitudo sempre superiore a 5 (5.1,5.5,5.3 e 5.1), con epicentro tra L’Aquila e Rieti e avvertite fino a Napoli e in Emilia. «Un fenomeno nuovo nella storia recente per le modalità con le quali si manifestato», secondo il sismologo Alessandro Amato (Ingv). Ma in totale le scosse superiori a 2.0 registrate ieri mattina nell’Aquilano sono state più di 100.

Un solo morto (a Castel Castagna, in provincia di Teramo, dove è stato recuperato il cadavere di un uomo di 83 anni rimasto sepolto nel crollo della sua stalla in una frazione del paese), un disperso (un 65enne finito sotto una valanga a Ortolano, frazione di Campotosto: le ricerche sono state sospese) e niente feriti gravi. Per fortuna e anche perché nelle zone già terremotate nelle case non c’è più nessuno. Ma la psicosi è ovunque: all’Aquila, dove hanno abbassato le serrande perfino i centri commerciali “Panorama” (crepe nei muri della struttura) e “Aquilone”, sono state attivate aree attrezzate e messe a disposizione le scuole provvisorie (Musp) già chiuse a causa della neve, ma non ci sono brandine a sufficienza;a Teramo la gente si è riversata per le strade e c’è stato un esodo verso la costa. Le conseguenze più gravi, insomma, saranno sulla tenuta mentale di chi, ormai da otto anni, ha a che fare con una terra che non smette di muoversi, alimentando il senso di smarrimento e di perenne precarietà.

Ovviamente si segnalano danni materiali: crolli ad Amatrice, dove è venuto giù quel poco che rimaneva del campanile della chiesa di Sant’Agostino;ad Accumoli; a Capitignano; a Campotosto (il tetto del Municipio, fortunatamente chiuso per le bufere di questi giorni), dove oltre 300 persone sono destinate a trascorrere la notte nelle “casette”; ad Aringo, frazione di Montereale (lo storico Palazzo Tudini, già inagibile dal sisma del 2009, è pericolante e sulle pareti esterne si sono aperte vistose crepe); e nei dintorni già sepolti dalla neve, soprattutto di stalle con numerosi animali morti. Ma al momento è impossibile fare una stima attendibile dei danni. «C e grande difficolta a operare, tutto è reso più difficile dalla viabilità complicata dalla neve», ha spiegato da Rieti il capo della Protezione Civile Fabrizio Curcio. «Stiamo lavorando al limite del proibitivo». E quindi diverse zone, soprattutto le piccole frazioni dei paesi, restano isolate, con le persone, talvolta senza viveri o malate, che si sentono in trappola, «bloccate in casa come topi», denuncia il vicesin- daco di Campotosto, Gaetana D’Alessio, descrivendo la situazione della frazione di
Mascioni, in cui vive, e che ospita numerosi anziani. Tutte le stazioni dell’A24, l’autostrada che collega Roma a Teramo, sono state chiuse.
I vigili del fuoco (e poi anche l’esercito) sono intervenuti un po’ ovunque, e a Castiglione Messer Raimondo, in provincia di Teramo, hanno tirato fuori da sotto le macerie di un agriturismo un bambino e la sua mamma, li hanno fatti salire su un elicottero e trasportati in ospedale in condizioni di ipotermia.

Trema, quindi, ancora una volta il centro Italia. E il dramma è elevato all’ennesima potenza dal maltempo, soprattutto dalla neve Ad Amatrice crolla il campanile della chiesa di Sant’Agostino. Era già gravemente lesionato dalle scosse di terremoto del 24 agosto e di fine ottobre ma finora aveva resistito, n peggio è che continua a nevicare e ogni tipo di comunicazione tra i borghi del territorio è difficile Paura e disagi a non finire, con criticità elevatissime per la neve, a Montereale, epicentro della prima scossa forte: «Non d sono danni, a parte un crollo dovuto alla grande quantità di neve», dice il sindaco Massimiliano Giorgi. Ma le difficoltà sono tante ed «è difficoltoso anche il collegamento telefonico». I residenti sono invitati a «concentrarsi presso la tensostruttura della Protezione civile, che è un’area riscaldata, fino a quando non saranno completate le verifiche».

Non va meglio in provincia di Teramo: «La situazione è di totale emergenza», dice il presidente della Provincia, Renzo Di Sabatino. «Ci sono centri isolati per neve, non riusciamo a capire se ci sono danni». Persino «la sala operativa – dice – è stata sgombrata e d sono paesi senza energia da più di 48 ore». Il cadavere di un anziano è stato recuperato, nel comune di Castel Castagna, dai vigili del fuoco dalle macerie di una stalla crollata per le scosse e sotto il peso della neve In provincia de L’Aquila, una persona è stata data per dispersa sotto una slavina che si sarebbe staccata a causa delle scosse colpendo le case di Ortolano a Campotosto, frazione del comune dell’Aquilano, uno degli epicentri dei terremoti di ieri. Le ricerche, col sopraggiungere della notte, sono state sospese. Sul posto continua a nevicare e c’è difficoltà a giungere nella frazione. Da Pizzoli, altro piccolo comune aquilano, una donna ha dichiarato: “Siamo per strada, sommersi dalla neve e non riusciamo nemmeno a scappare. Le automobili non possono muoversi per via della neve Continuano a esserci scosse e la gente urla per strada”. Moltissime le località senza energia elettrica.
In tarda serata è arrivata la notizia di una valanga sul Gran Sasso, non si sa se causata o meno dalle scosse Una massa di neve si è abbattuta sulFhotel resort Rigopiano di Penne All interno ci sarebbero almeno 20 persone, tra clienti e personale Muti i telefoni, anche quelli cellulari. Squadre di soccorso stanno raggiungendo l’albergo, ma è in corso una violenta bufera.
Tanta paura anche nelle Marche E anche qui forti problemi per il maltempo. Nell’Ascolano 56 i paesi isolati dalla neve , tutte le frazioni di Montefortino e Amandola nel Fermano, molte frazioni di Bolognola, Pieve Torma, Visso, Fiastra, Penna San Giovanni, Cessapalombo, Fornace, Camerino, Samano, Gualdo, Ussita, Fior- dimonte nel maceratese Rischio valanghe a Bolognola.

Una giornata da incubo. E scene di panico come in una guerra, durante un bombardamento. Per le popolazioni terremotate del Centro Italia il 18 gennaio 2017 è stato un altro giorno che, purtroppo, resterà, a lungo nella memoria.

Bufere con raffiche di vento anche oltre i 50 chilometri orari, neve (in Abruzzo anche abbondantemente oltre i due-tre metri di altezza), gelo e, soprattutto, lui, quello che ormai molti – non più solo in Valnerina – chiamano “il mostro”: il terremoto che è tornato a colpire, ripetutamente, con una sequenza di forti scosse. Uno sciame che – lo afferma l’Ingv, l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia – non si è mai verificato prima d’ora con tanta intensità, a ripetizione, in così breve tempo. A ogni scossa, ieri, hanno fatto seguito scene di panico nei luoghi già martoriati dal sisma, ma anche in quelli limitrofi e perfino in alcuni lontani.

La paura è stata tanta in tutta l’Umbria (con la fuga dalle scuole di alunni e studenti dopo l’attivazione immediata dei piani di sicurezza messi a punto nei mesi scorsi da tutte le direzione scolastiche), nelle Marche, in Abruzzo, in Molise e nel Lazio. A Roma chiusi immediatamente molti uffici e sospeso, per ore, il servizio di tutte le linee della metropolitana.

Dalle 10.25 di ieri (ora della prima botta di magnitudo 5.1) nell’arco di appena 2 ore e nel solo triangolo compreso tra le province dell’Aquila (Montereale, Pizzoli, Capitignano, Campotosto, Cagna- no Amitemo) e Rieti (Amatrice), sono state registrate oltre 100 eventi sismici di magnitudo superiore a 2. E dopo altre 2 ore erano pressoché raddoppiati. Ma non è la quantità a preoccupare, quanto la “qualità” di questi nuovi terremoti visto che, fino alle 23 di ieri, è stata superata la magnitudo 5 per ben 4 volte.

“Non abbiamo dati storici – dicono all’Ingv – paragonabili a quanto accaduto: mai, a memoria d’uomo, quattro scosse di questa energia si sono verificate con una rapidità del genere”. E aggiungono, questa volta scrivendolo anche nero su bianco su un comunicato ufficiale: “Non si può escludere il verificarsi di terremoti di magnitudo comparabile o superiore”.

Gli eventi di ieri sono stati localizzati dalla Rete sismica nazionale dell’Ingv “in un’area lunga circa 10-15 chilometri in direzione appenninica e larga dica 5-6 chilometri che si trova in una zona a pericolosità sismica molto alta, compresa tra l’area interessata dalla sequenza sismica del 2009 e la parte meridionale della sequenza sismica iniziata il 24 agosto scorso in Italia centrale”.
Nella zona dd prindpali epicentri di ieri, dopo il terremoto del 24 agosto, si erano verificati, fino a ieri, solo “eventi di bassa magnitudo” concentrati poco a nord di Motereale e nella zona tra Pizzoli, Barate e Cagnano Amitemo e solo in un’occasione c’era stata una scossa superiore a magnitudo 4 (il 29 novembre scorso, M.4.4 a 3 chilometri

“La faglia coinvolta – scrive, quindi, l’Ingv – appartiene al sistema di faglie dei monti della Laga il cui settore più settentrionale si è verificato con l’evento del 24 agosto”. Nelle sue vicinanze gli annali menzionano solo un sisma di grande rilievo (magnitudo 6.7, il 2 febbraio 1703), ma all’epoca l’epicentro sarebbe stato localizzato su una faglia più occidentale a quella attivatasi ieri (Pizzoli, Monte Marine). Le ipotesi degli esperti, quindi, sostanzialmente restano quelle già avanzate all’indomani dd terremoti di agosto e successivi: è in atto doè – e purtroppo continua – un periodo sismico che non sarà di certo breve. Un fenomeno, che con un effetto di contagio a cascata, ha attivato e continua ad attivare faglie adiacenti, come accaduto ieri. Un fenomeno non anomalo, per il Centro Italia, ma nella sua sostanza e nella sua completa evoluzione imprevedibile perché mai studiato in maniera accuratamente sdentifica prima.
Umbria, Marche, Lazio e Abruzzo, infatti, hanno già vissuto una situazione analoga, ma agli albori del XVin secolo, quando la sdenza aveva appena iniziato a muore i primi passi e le memorie storiche venivano tramandate con testimonianze frammentarie, imprecise, contraddittorie e, a volte, anche leggendarie. Intanto il mostro non si placa. Alle 20.32, magnitudo 4.3, sempre tra Amatrice e Monterale.

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