Terrorismo, fermato estremista che inneggiava all’Isis su Facebook: 2 anni sorveglianza speciale per l’operaio di 35 anni di origini albanesi

Sul pc dell’operaio albanese immagini di azioni terroristiche: scatta la sorveglianza speciale di due anni e un percorso di ‘de-radicalizzazione’ con un imam moderato. E’ la prima volta in Italia

Continua la lotta al terrorismo internazionale e per questo motivo nella giornata di ieri il Tribunale di Bari ha ordinato la sorveglianza speciale d’urgenza nei confronti di un operaio di 35 anni, cittadino italiano ma originario dell’Albania nonché residente a Noci nel sudest barese, perchè sul suo pc e sul suo smartphone sono stati ritrovati dei post che inneggiavano gli attentati terroristici ed ancora pare avesse condiviso online immagini e video di azioni terroristiche Isis. Per tutti questi motivi, l’uomo è stato fermato ed il Tribunale di Bari oltre ad ordinare la sorveglianza speciale d’urgenza nei suoi confronti ha anche previsto il divieto di accesso alla rete internet dell’uomo, a cui ha proposto un percorso di recupero di de-radicalizzazioni, attraverso il coinvolgimento di un’idonea guida religiosa da individuare con l’ausilio di referenti qualificati dell’associazionismo islamico istituzionalizzato della provincia di Bari, e pare che l’uomo abbia accettato la proposta. “Elevata pericolosità sociale in termini di commissione di atti di terrorismo”, con questa motivazione, la polizia di Bari ha messo sotto sorveglianza l’uomo, un cittadino italiano originario dell’Albania.

Come abbiamo già anticipato, sembra che gli agenti della Digos abbiano ritrovato sui suoi pc e smartphone dei post che esaltavano gli attentati di Parigi, ed ancora foto che lo ritraggono mentre imbraccia un fucile ed infine sembra che abbia condiviso immagini e video di azioni terroristiche del Daesh e scene di esecuzioni di prigionieri con tanto di commenti nei quali lo stesso afferma che il vero terrorismo è quello dei governi occidentali. Come abbiamo anticipato, l’uomo accettando la proposta del Tribunale, dovrà frequentare un imam e la comunità islamica, anche se non risulta essere obbligatorio, ma soltanto un invito. La Procura generale però sembra abbia impugnato il provvedimento del tribunale ritenendo che la decisione rischia di iscrivere la matrice religiosa del terrorismo internazionale fra le libertà religiose tutelate dalla Costituzione. “Questo tipo invece è volto a contrastare i comportamenti devianti che nulla hanno a che vedere con la libertà religiosa e che, anzi, alla difesa dei principi della libertà religiosa si ispirano contro le manipolazioni e la strumentalizzazione di questa, al fine di commettere crimini efferati”, è questo quanto dichiarato dal Pg di Bari.

 Da quanto è emerso sembra che l’uomo avesse anche condiviso in rete un videogioco “Assassin’s Creed”, ovvero un gioco che inneggia alla conquista islamica dello Stato italiano e dell’intervista del fondamentalista islamico inglese Anjem Choudary, dove quest’ultimo minaccia l’Italia annunciando che i combattenti del Daesh conquisteranno Roma per affermarvi la Sharia. All’uomo, è stato inoltre, notificato l’obbligo di soggiorno nel comune di residenza e ritirati il passaporto e altri documenti validi per l’espatrio e gli è stato anche vietato l’accesso ad internet.

Un provvedimento d’urgenza che impone l’obbligo di soggiorno e una misura di sorveglianza speciale che durerà due anni. Le misure cautelari sono state notificate ad un operaio 35enne, Edmond Ahmetaj, albanese, sospettato di apologia di terrorismo, in possesso della cittadinanza italiana. Risiede a Noci, in provincia di Bari. Il tribunale di Bari, oltre ad aver imposto il divieto di accesso a Internet, ha proposto «un percorso di studio dei valori della religione islamica che consenta di acquisire – è scritto nel provvedimento notificato dai poliziotti della Digos – elementi di conoscenza che gli consentano di comprenderne gli insegnamenti senza confonderli con il fondamentalismo religioso e la propaganda islamista». Si tratta di un percorso di de-radicalizzazione e di recupero, primo caso in Italia, che Ed- mond Ahmetaj ha accettato di seguire. Gli investigatori della Digos, coordinati da Michele De Tullio, stavano monitorando gli spostamenti dell’albanese dal novembre 2015 dopo l’attentato al Bataclan di Parigi. In particolare è stata passata al setaccio la sua navigazione on line. È indagato perché nel suo pc e nello smartphone sono stati trovati post inneggianti all’Isis, foto che lo ritraggono mentre imbraccia un fucile mitragliatore, immagini di esecuzione di prigionieri, condivisioni in rete di immagini e video di azioni terroristiche del Daesh con commenti nei quali si afferma che il vero terrorismo è quello dei governi occidentali, visualizzazioni di un videogioco.

All’uomo è stato imposto anche il divieto di accesso alla rete Internet nel quale le voci originali sono sostituite da altre che esaltano il Daesh ed accusano la Gran Bretagna di aver distrutto il primo Califfato dell’impero ottomano e infine la condivisione dell’intervista del fondamentalista islamico inglese Anjem Choudary in cui quest’ultimo minaccia lo Stato italiano annunciando che i combattenti del Daesh conquisteranno Roma per affermarvi la Sharia.

Le indagini della Digos hanno evidenziato «elementi ritenuti significativi – scrivono gli inquirenti – sotto il profilo della configurabilità di sintomatologie di elevata pericolosità sociale in termini di commissione di atti di terrorismo». Di qui il provvedimento d’urgenza del presidente della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Bari, Francesca Lamalfa che ha accolto la proposta della procura. Oltre che al divieto di allontanarsi dal comune di residenza per due anni, al 35enne sono stati ritirati il passaporto e tutti gli altri documenti validi per l’espatrio. L’approccio di tipo preventivo giudiziario in questa inchiesta rappresenta una novità nella lotta al terrorismo internazionale, così come la prescrizione finalizzata al recupero sociale dell’uomo attraverso un percorso socio-spirituale. Due immagini dei video trovati dalla polizia su computer e smartphone del 35enne.

La frequentazione della comunità islamica non sarà tuttavia un obbligo ma un invito perché diversamente, secondo i giudici del Tribunale della prevenzione, sarebbe una violazione costituzionale della libertà religiosa. Su questo punto la Procura Generale ha impugnato il provvedimento del Tribunale ritenendo che la decisione «rischia di iscrivere la matrice religiosa del terrorismo internazionale fra le libertà religiose tutelate dalla Costituzione». Un piano terapeutico di questo tipo, secondo il procuratore generale, invece è «volto a contrastare i comportamenti devianti che nulla hanno a che vedere con la libertà religiosa e che, anzi, alla difesa dei principi della libertà religiosa si ispirano contro le manipolazioni e la strumentalizzazione di questa, al fine di commettere crimini efferati.

La procura generale ritiene quindi che non è sufficiente invitare un sospetto terrorista a seguire un percorso spirituale di de-radicalizzazione «ma bisogna imporglielo».

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