Tfr all’ex moglie anche dieci anni dopo il divorzio, lo ha deciso il tribunale di Torino

Alla moglie divorziata spetta una quota del TFR ovvero il trattamento di fine rapporto ricevuto dal marito anche se quest’ultimo ha riscosso l’indennità dopo lo scioglimento del matrimonio. E’ questo sostanzialmente il principio ribadito da Tribunale di Torino che ha ordinato ad un uomo, ovvero un agente assicurativo di versare all’ex moglie circa €94508 più interessi e spese processuali. In realtà non si tratta di una vera e propria novità visto che è la legge del 1970 a stabilire che il coniuge Qualora non abbia contratto nuovo matrimonio, ha diritto ad una percentuale sul trattamento di fine rapporto. Nonostante tutto però ciò che ha stupito in questo caso specifico è stato l’arco temporale, perché dalla programmazione del divorzio alla liquidazione della percentuale sono trascorsi Ben 10 anni. I due coniugi divorziarono nel 2004 mentre il rapporto di lavoro dell’uomo con la sua agenzia terminò nel 2014.

Una volta presa la decisione del giudice, l’uomo pare abbia replicato sostenendo che il denaro della compagnia dato Al termine delle attività professionale Non era un vero e proprio TFR, perché il suo di fatto era un lavoro autonomo. “Con un intervento legislativo si può stabilire che dopo un certo numero di anni dal divorzio, e credo che cinque anni possa andare bene, viene meno il diritto del titolare di assegno divorzile di ottenere anche parte del tfr maturato dall’ex coniuge quando va in pensione: oggi non c’è alcun ‘palettò temporale che limita questo diritto e non è all’ordine del giorno la sua messa in discussione, nemmeno dopo la sentenza ‘Grilli'”, è questo quanto suggerito da Gian Ettore Gassani, avvocato matrimonialista che ha commentato il verdetto del Tribunale di Torino.

 Lo stesso è piegato che il diritto al TFR e poi alla pensione di reversibilità quando l’ex marito muore scatta tutte le volte che l’ex coniuge titolare di assegno divorzile anche se si trattasse di €0,50 al mese. “Il discorso sul tfr è diverso perché è un diritto che si acquisisce dopo che il giudice ha valutato che ci sono i requisiti per l’assegno di divorzio: solo che ormai la società è cambiata, le donne sono autonome, non ci si sposa più ‘per sempre’, e l’Italia deve stare attenta ai suoi conti e gli assegni di reversibilità li paga tutta la collettività, per questo i giudici sono molto attenti prima di dare gli assegni di divorzio”, osserva Gassani.

Come già abbiamo riferito, i due contendenti si sposarono nel 1976 e divorziarono poi nel 2004. L’uomo cominciò a lavorare per l’agenzia di Rivoli in provincia di Torino presso una compagnia assicuratrice nel 1992  e smise di lavorare soltanto nel settembre del 2014. Il 13 febbraio 2015 arrivarono i quasi €400000 di TFR e lei chiese ovviamente la sua parte, ma l’ex marito tanto spiegò che in realtà non si poteva parlare di TFR perché non era un dipendente, visto che spesso si avvaleva di subagenti e tanto altro personale, ma la difesa della donna avrebbe contrattaccato con alcuni documenti. “Elementi che fanno propendere per la natura subordinata del rapporto di lavoro”, hanno spiegato i regali della donna.

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