Uomini toccatevi le palle non solo per piacere: “Tocchiamoci”, impara a fare prevenzione al tumore al testicolo

La Fondazione Umberto Veronesi invita i maschi italiani all’autopalpazione. Con un video che gioca sulla nostra scaramanzia

Prevenire il tumore ai testicoli con l’autopalpazione: con questo video divertente la campagna Tocchiamoci promossa dalla Fondazione Veronesi ne sottolinea l’importanza.

Un video senza dubbio ironico per parlare di un problema molto delicato. È questo lo scopo della campagna promossa dalla fondazione Veronesi. #Tocchiamoci. Si vuole affrontare un problema molto diffuso tra gli uomini, il tumore del testicolo, l’obiettivo di questa campagna spiegare al meglio come affrontare l’autopalpazione per prevenire la malattia.

Sfruttare un gesto maschile, scaramantico e comune per tutti gli uomini, per veicolare un importante messaggio di prevenzione, giocando sul duplice concetto del “toccarsi”. In un video, commissionato dalla Fondazione Umberto Veronesi, si vede un carro funebre vuoto percorrere le vie e le piazze più belle di Roma, ed al suo passaggio decine di maschi, di tutte le età, invece di usare la mano per farsi il segno della croce, più o meno discretamente la portano sulla patta dei pantaloni, o la muovono all’interno della tasca, spostandola sui genitali per un breve massaggio locale.

La scena è ripresa da una telecamera nascosta, finché il fìnto becchino scende sorridendo dall’auto e affronta uno ad uno i vari manovratori manuali dicendo: «Ho visto che ti sei toccato al mio passaggio, bravo hai fatto bene, tocchiamoci spesso», allungando in quella loro mano un biglietto con su scritto: “Ti tocchi le palle per tenere lontano la sfortuna, ma sai toccarti i testicoli per prevenire il tumore?”.

Il messaggio passa immediatamente: la semplice palpazione dei genitali ti salva dal cancro del testicolo, basta palparsi per bene. Questa neoplasia in Italia è la più frequente nei maschi di età compresa tra 15 e 40 anni, con un tasso di incidenza dell’11 per cento in quelli con meno di 50anni, e rappresenta l’1,5 per cento di tutte le neoplasie dell’uomo.

L’idea di questo video appare molto efficace per contrastare questo tipo di tumore, poiché passa subito il concetto che attraverso l’autopalpazione si può diagnosticare una patologia neoplastica allo stadio iniziale ed avere quindi la certezza di una completa guarigione. Il sensibile aumento di incidenza negli ultimi 30 anni di questo tumore è dovuto alla scarsa attenzione dei giovani maschi verso la prevenzione, oltre che alla scomparsa della famosa visita di leva, che li ha sottratti in blocco dalla diagnosi precoce delle patologie del distretto urogenitale. Fare prevenzione diventa quindi fondamentale, e siccome l’auto palpazione a fini preventivi fatica ad entrare nelle abitudini maschili, mentre è molto diffusa quella scaramantica, l’idea geniale della campagna pubblicitaria “Tocchiamoci” si spera ottenga l’effetto desiderato.

I sintomi iniziali di questa neoplasia sono modesti, e comportano una sensazione di peso al testicolo, che può presentare un lieve rigonfiamento o una perdita di volume, spesso in presenza di una piccola tumefazione o di un nodulo palpabile, e l’organo appare più teso e duro al tatto rispetto al controlaterale, sovente in assenza di sintomatologia dolorosa.
Per la diagnosi basta un esame clinico, la palpazione appunto, adiuvata da una ecografia di conferma, e l’intervento chirurgico se eseguito nella fase iniziale di malattia può anche essere conservativo, ovvero non imporre l’asportazione dell’intero testicolo, che, se estratto, viene comunque sostituito con una protesi ovoidale in silicone alloggiata nello scroto, restituendo al paziente l’armonia anatomica originale dei suoi genitali.

L’ideale sarebbe che le madri insegnassero ai propri figli, dai dodici anni in su, in epoca cosiddetta puberale, questa attenzione particolare verso i loro testicoli, che invece vengono in genere menzionati come maschile dimostrazione di carattere, od esaltati per le future funzioni di prestazioni sessuali. La finalità del video della Fondazione Veronesi denominato “Tocchiamoci”, che ironizza sulla scaramanzia italica e sul gesto che più tradizionalmente viene eseguito dagli uomini per allontanare la malasorte, è quella che con quella stessa semplice manualità si potrà aggredire in tempo una neoplasia maschile che potrebbe avere un percorso molto più doloroso ed evitabile della tanto temibile sfortuna.

Michele ha 23 anni, è di Trieste e qualche anno fa gli è stato diagnosticato un tumore al testicolo sinistro. Oggi vuole superare la disinformazione e i tabù sul tema

Da un giorno all’altro si è trovato a dover affrontare all’improvviso risonanze magnetiche, esami, tac, visite, fino a un’intervento di asportazione del testicolo. Questa patologia colpisce soprattutto la popolazione giovane, in genere tra i 20 e i 40 anni.

Nella fascia di età fino a 50 anni costituiscono il tipo di tumore principale (il 12 per cento di tutte le diagnosi nel genere maschile). Fino alla metà degli anni Settanta, nove uomini su 10 con tumore del testicolo morivano nel giro di un anno.

Oggi la guarigione avviene nel 95 per cento dei casi. Nel 2015 in Italia si sono registrati circa 2.000 casi, secondo quanto riferisce l’Associazione italiana per la ricerca sul cancro.

Michele ha deciso di raccontarci la sua storia, per superare la disinformazione e i tabù che circolano su un tema delicato e sottovalutato come il tumore al testicolo.

Quando e come hai scoperto di aver contratto il tumore al testicolo?

Ho scoperto la malattia a dicembre 2014. Era da un po’ di tempo che sentivo dei dolori nella parte inguinale e un senso di pesantezza al testicolo, soprattutto stando in piedi a lungo. Decisi di farmi vedere da un urologo sospettando un semplice varicocele, ma durante la visita il medico si mostrò subito molto preoccupato e con un’ecografia fatta il giorno dopo è venuto fuori tutto.

Come hai affrontato la malattia?

Per mia fortuna ho avuto poco tempo per metabolizzare la notizia. È successo tutto molto in fretta e nel giro di pochi giorni mi sono ritrovato in sala operatoria.

Certamente il momento più duro emotivamente è stato quando l’ho scoperto: ti assale uno sconforto incredibile e non ti riesci a dare delle risposte. Il pensiero che mi martellava la testa era il chiedermi come fosse possibile che tutto questo stesse accadendo proprio a me.

In qualche modo è normale pensare che a noi stessi queste cose non potrebbero mai capitare. Però non mi sono mai perso d’animo e ho cercato di rimanere concentrato su ciò che dovevo fare per guarire e in quel momento la priorità era affrontare l’operazione.

Quanto è durato tutto l’iter fino alla guarigione?

Purtroppo non posso ancora considerarmi del tutto guarito. Dopo l’operazione e l’asportazione del testicolo si entra in una fase di follow up che dura cinque anni.

Certo, la malattia non c’è più, ma si è sempre considerati a rischio. Adesso il testicolo destro è sano, quello sinistro c’è ed è di silicone. Si fanno molti controlli come esami del sangue, tac, risonanze magnetiche e visite dall’urologo. All’inizio sottoporsi a tutti questi esami è pesante, ma ci si abitua e in ogni caso è positivo farli perché si ha la possibilità di rimanere sempre controllati.

Cosa vuoi dire ai tuoi coetanei che spesso tendono a sottovalutare la propria salute?

Quello che mi sento sempre di consigliare è di non sottovalutare il fattore del tempo, mettere da parte eventuali paure o pregiudizi e farsi controllare. Questo però andrebbe fatto a prescindere e non solo se si sospetta di avere qualcosa.

Comunque credo che veramente scoprire le cose nei tempi giusti sia la chiave di una guarigione più facile e sicura. Trascurare certi segnali che ci manda il nostro corpo per pigrizia o perché non si conosce le eventuali problematiche è la cosa peggiore che si possa fare.

Come è la tua vita adesso? Gli interventi che hai subito o le terapie hanno lasciato conseguenze?

La mia vita ora è tale e quale a quella di prima. Fisicamente mi sento benissimo e sicuramente il non aver avuto bisogno di fare cicli di terapie ha influito su questo.

È un’esperienza che mi ha segnato molto, mi ha abbattuto in certi momenti ma non mollando mai ne sono uscito meglio di prima. Diciamo che qualcosa di buono la malattia te lo lascia, dal punto di vista caratteriale se ne esce molto più forti.

Lo voglio dire apertamente, mi reputo un ragazzo molto fortunato, nonostante tutto: fortunato per aver scoperto la malattia in tempo, fortunato perché ho avuto vicino a me persone che mi hanno dato forza

Cosa ti ha insegnato la tua lotta contro questa malattia?

Sicuramente ho imparato a non essere superficiale rispetto a certi problemi della vita quotidiana. Ho scoperto anche un mondo intorno a queste problematiche che non conoscevo: ci sono tanti studi e ricerche, ma anche tanta disinformazione e tabù assurdi.

Credo che i ragazzi dovrebbero avere più opportunità di conoscere e controllare certi temi: sono convinto che lo sport e la scuola debbano avere un ruolo fondamentale in questo. Fare prevenzione è il modo più semplice ed efficace per combattere questa malattia.

I tumori maligni del testicolo sono costituiti quasi esclusivamente dai cosiddetti seminomi. Essi originano dalle cellule germinali, cioè dagli spermatozoi e dai loro precursori. Per semplicità si parla in genere di cancro del testicolo. Le ghiandole sessuali maschili: i testicoli I due testicoli (testes) sono avvolti da una membrana di vari strati. Sono situati nella sacca scrotale (o scroto) che si trova direttamente sotto il pene: è costituita da pelle e muscoli. Nei testicoli, e più esattamente nei dotti seminali, si formano le cellule seminali (spermatozoi) dalle cellule germinali.

Questo processo è regolato dal testosterone, l’ormone sessuale maschile più importante, prodotto anch’esso nei testicoli. Il testosterone regola altresì lo sviluppo degli organi sessuali maschili nonché la formazione dei caratteri sessuali secondari (voce profonda, crescita della barba, funzione erettile, sensazione di piacere ecc.). Gli spermatozoi passano dai testicoli agli epididimi attraverso un sistema di canali ramificato che collega entrambi i testicoli. Gli epididimi sono situati sul lato posteriore dei testicoli e sono percepibili al tatto. I tumori maligni del testicolo sono costituiti quasi esclusivamente dai cosiddetti seminomi. Essi originano dalle cellule germinali, cioè dagli spermatozoi e dai loro precursori. Per semplicità si parla in genere di cancro del testicolo.

Le ghiandole sessuali maschili: i testicoli I due testicoli (testes) sono avvolti da una membrana di vari strati. Sono situati nella sacca scrotale (o scroto) che si trova direttamente sotto il pene: è costituita da pelle e muscoli. Nei testicoli, e più esattamente nei dotti seminali, si formano le cellule seminali (spermatozoi) dalle cellule germinali. Questo processo è regolato dal testosterone, l’ormone sessuale maschile più importante, prodotto anch’esso nei testicoli. Il testosterone regola altresì lo sviluppo degli organi sessuali maschili nonché la formazione dei caratteri sessuali secondari (voce profonda, crescita della barba, funzione erettile, sensazione di piacere ecc.).

Gli spermatozoi passano dai testicoli agli epididimi attraverso un sistema di canali ramificato che collega entrambi i testicoli. Gli epididimi sono situati sul lato posteriore dei testicoli e sono percepibili al tatto. Di conseguenza anche con diversi nomi: carcinoma embrionario, coriocarcinoma, tumore del sacco vitellino e teratoma. È importante distinguere bene i seminomi dai non seminomi perché la terapia è scelta in base al tipo di tessuto tumorale. In genere è colpito un solo testicolo. Nel 5% dei casi chi è stato colpito da cancro del testicolo sviluppa un tumore a cellule germinali anche nell’altro testicolo nel corso della vita. Col progredire della malattia il tessuto ancora sano del testicolo si riduce progressivamente. Inoltre le cellule cancerose possono migrare nei linfonodi locali attraverso i vasi sanguigni e linfatici e dai linfonodi in altri organi dove formano delle metastasi. Il cancro del testicolo forma metastasi soprattutto nei linfonodi situati nella regione addominale posteriore – i cosiddetti linfonodi retroperitoneali  – e nei polmoni.

Decisamente più rare sono le metastasi ossee epatiche e cerebrali. Tumori a cellule germinali non originati nel testicolo In un caso particolare di cancro del testicolo – il cosiddetto tumore extragonadico – il tumore primario si sviluppa non nel testicolo, ma in altra sede: > in un linfonodo retrosternale (nel mediastino) > in un linfonodo addominale (nel retroperitoneo) > nel cervello In queste parti del corpo si sono formate nella fase embrionale cosiddette cellule germinali primordiali. Esse possono degenerare e dare origine a questa particolare forma di tumori a cellule germinali. Per un paziente affetto da tumore extragonadico il rischio di essere colpito più tardi anche da un tumore a cellule germinali del testicolo è inferiore al 5%. In Svizzera 400 nuove diagnosi ogni anno Il cancro del testicolo è un tipo di tumore raro. In Svizzera si registrano ogni anno circa 400 nuovi casi.

Il cancro del testicolo rappresenta l’1% di tutti i casi di cancro nella popolazione maschile. Tuttavia è la forma più frequente di cancro nei soggetti con meno di 40 anni. Cause e rischi Non si conosce una causa precisa del cancro del testicolo. Alcuni fattori fanno aumentare il rischio di questa malattia, ma non tutti i soggetti esposti a questi fattori svilupperanno il cancro del testicolo. Il rischio è molto elevato se una persona è esposta contemporaneamente a vari fattori. Nella maggior parte dei casi questi fattori sono indipendenti dalla volontà di una persona. Non c’è quindi ragione di sentirsi in colpa se si è colpiti da questo cancro. Possibili fattori di rischio  La ritenzione o mancata discesa di un testicolo (maldescensus testis = criptorchidismo).

Il testicolo non è nella posizione normale poiché dopo la nascita non è «migrato», o solo parzialmente, dalla cavità addominale nella sacca scrotale. Sussiste un rischio residuo di cancro, per quanto ridotto, anche dopo il riposizionamento del testicolo tramite intervento chirurgico. > Presenza di un tumore nel testicolo controlaterale.  Neoplasia testicolare intraepiteliale (TIN). È dovuta a cellule germinali anomale che possono essere già presenti prima della nascita e trasformarsi in cellule cancerose quando nella pubertà saranno rilasciati determinati ormoni. Le cellule TIN sono ben visibili al microscopio. Disgenesia testicolare (disgenesia = sviluppo anormale). Si tratta di un’alterazione della differenziazione sessuale (maschile/femminile) con mancata discesa dei testicoli nello scroto, sbocco anomalo del canale uretrale (ipospadia) e ridotte dimensioni dei testicoli, come per esempio nella sindrome di Klinefelter.  Infertilità primaria.

Impossibilità di generare nonostante regolari rapporti sessuali.  Un rischio elevato sussiste anche in caso di cancro del testicolo familiare se sono stati colpiti parenti di primo grado (padre, fratello). Non sussiste alcun rischio invece in caso di testicolo oscillante o migrante. In questi casi il testicolo risale temporaneamente nella cavità addominale se per esempio fa freddo. Non è stata nemmeno accertata una correlazione diretta tra il cancro del testicolo e la frequenza dei rapporti sessuali, l’indossare pantaloni molto stretti o la pratica di sport come la boxe, il ciclismo, il calcio ecc. I possibili sintomi Il cancro del testicolo si avverte in genere già nella prima fase. Quasi tutti gli uomini che ne sono colpiti hanno una «strana sensazione». Talvolta si possono notare dei cambiamenti anche scambiando effusioni. Possibili sintomi precoci > Rigonfiamento o ingrossamento di un testicolo (in genere indolore) > Nodulo o indurimento in un testicolo (in genere indolore) > «Tensione», sensazione di peso nei testicoli o nella regione inguinale > Accumulo di liquido nello scroto (idrocele) > Ipersensibilità al tatto nella regione dei testicoli > Ingrossamento della ghiandola mammaria (è causato da ormoni femminili prodotti da alcuni tumori testicolari) Altri sintomi > Stanchezza, calo del rendimento > Inappetenza, nausea > Perdita di peso > Mal di schiena > Difficoltà respiratorie Questi sintomi potrebbero significare che sono già stati invasi i linfonodi o si sono già formate metastasi. Tali disturbi potrebbero essere però causati anche da altre malattie e risultare innocui: non significano necessariamente cancro.

Tuttavia ogni mutamento dei testicoli richiede accertamenti medici, anche se non si avvertono dolori. Esami e diagnosi In caso di sospetto cancro del testicolo si effettueranno con tutta probabilità i seguenti esami. Anamnesi e visita medica Il medico s’informerà in merito ai fattori di rischio e ai sintomi avvertiti ed effettuerà un esame palpatorio dei testicoli alla ricerca di eventuali noduli. Esaminerà inoltre i linfonodi, compresi quelli del torace, e/o le ghiandole mammarie per vedere se sono ingrossati .

Ecografia L’ecografia è unitamente alla palpazione l’esame più importante per decidere se procedere o meno a un’operazione diagnostica. Il termine tecnico per questo esame è ecografia scrotale. L’ecografia permette la visualizzazione dell’interno dei testicoli. Allo scopo è necessaria una sonda ad alta risoluzione. Questo metodo di esame è indolore e senza rischi: l’ecografia non espone a radiazioni. Il computer converte gli ultrasuoni in immagini. Si possono così visualizzare i vari strati e tipi di tessuto ed eventuali anomalie. Con l’ecografia si possono inoltre osservare mutamenti dei linfonodi e di organi interni (anche delle loro dimensioni) e trarne qualche valutazione. Ricerca del marcatore tumorale serico In caso di sospetto cancro del testicolo si effettua un prelievo di sangue per vedere se sono presenti marcatori tumorali (marker). I marcatori sono sostanze rilasciate dalle cellule cancerose e di cui si può accertare la presenza nel sangue. Sono detti anche marcatori tumorali serici o sierologici (siero = componente del sangue). I marcatori tumorali serici che possono segnalare il cancro del testicolo sono i seguenti: > alfa fetoproteina (AFP) > beta-coriogonadropina umana (beta HCG) > lattato deidrogenasi (LDH) I pazienti affetti da seminoma  presentano nel 10% dei casi dosaggi elevati di beta HCG. In presenza di un non seminoma risultano elevati i dosaggi di tutti e tre i marker nel 70% dei casi. Nel 90% di tutti i casi di tumore del testicolo risulta elevato almeno uno dei seguenti marcatori: l’AFP o la beta HCG. Nel valutare il rischio di cancro si terrà conto della presenza di marcatori tumorali. I marcatori sono altresì utili per i controlli in corso di terapia nonché per valutare il successo della terapia stessa. Perciò se ne accerta sempre la presenza prima di cominciare la cura. Però attenzione: il mancato accertamento dei marcatori non esclude la presenza di un tumore. Se dopo l’operazione il numero dei marcatori scende a valori normali il tumore è stato con ogni probabilità asportato completamente. Se i valori nel sangue restano elevati sono presenti metastasi. Biopsia mediante operazione Se nel corso degli esami il sospetto di cancro del testicolo si rafforza è assolutamente necessaria una biopsia, senza la quale non si può né escludere un tumore né effettuare una diagnosi precisa. La biopsia richiede un intervento chirurgico. Il testicolo è portato allo scoperto attraverso un’incisione inguinale. Si chiudono i vasi sanguigni con dei morsetti per impedire che eventuali cellule cancerose migrino nei vasi sanguigni e linfatici. Quindi si procede al prelievo di tessuto che sarà subito esaminato dal patologo (esame istologico estemporaneo intraoperatorio). Un tumore benigno può di solito essere asportato dal tessuto testicolare. Il testicolo è poi riposizionato nella sua sede. Questo procedimento è detto enucleazione. Se invece si tratta di un tumore maligno occorre asportare il testicolo, l’epididimo e il funicolo spermatico con i rispettivi vasi sanguigni. Questo intervento è detto orchiectomia (ablatio testis),. Se in questa fase si sono già formate varie metastasi che mettono a rischio la vita del paziente si effettuerà una chemioterapia prima di procedere all’orchiectomia. In alcune situazioni, per es. se il volume del testicolo è inferiore a 12 ml, se il paziente ha meno di 30 anni e se un testicolo è ritenuto maldescensus , si esegue anche una biopsia del testicolo controlaterale. Si effettua quindi l’esame istologico. Nell’occasione si accerta il tipo di tumore (per es. seminoma/ non seminoma) e la classificazione. Per determinare la classificazione e la stadiazione precise in genere sono però necessari altri esami diagnostici che forniscono immagini. Tomografia computerizzata (CT) È una speciale tecnica diagnostica che sfrutta le radiazioni ionizzanti (raggi X). Durante questo esame il paziente è esposto a un’irradiazione relativamente elevata. Con l’ausilio di una sorgente di raggi X che ruota attorno al paziente si captano i segnali emessi dal corpo da diverse angolazioni. Questi segnali sono analizzati dall’elaboratore elettronico (computer) che crea immagini di sezioni o strati corporei del paziente o un immagine tridimensionale. Con questa tecnica si possono individuare linfonodi ingrossati e invasi dal tumore. Le cellule cancerose del testicolo possono invadere i linfonodi di addome, bacino, torace e collo attraverso i vasi linfatici. Ma si possono «scovare» anche metastasi in altri organi. Le metastasi del testicolo colpiscono soprattutto i polmoni. Negli stadi avanzati della malattia si formano metastasi anche nel fegato, nelle ossa e nel cervello. Il ricorso ad altri metodi diagnostici per immagini, come la tomografia a risonanza magnetica (MRT, MRI in inglese) o la scintigrafia ossea, dipende dalla situazione e dai risultati acquisiti, ma è tuttavia raro. Convivere con il cancro Oggigiorno le persone con una diagnosi di cancro vivono in genere più a lungo e godono di una qualità di vita migliore di un tempo. Spesso, tuttavia, le terapie sono lunghe e pesanti. Alcuni riescono a conciliare le terapie con la loro abituale routine quotidiana. Per altri invece ciò non è possibile. Ascoltare se stessi Si prenda tempo per adattarsi alle mutate circostanze. Cerchi di capire cosa contribuisce a migliorare la sua qualità di vita. Questi interrogativi potrebbero aiutarla a fare più chiarezza: > Cosa conta di più per me in questo momento? > Di cosa ho bisogno? > Come posso ottenere ciò di cui ho bisogno? > Chi potrebbe aiutarmi? Una volta concluse le terapie non è sempre facile tornare alla propria vita di tutti i giorni. Per orientarsi è importante rendersi conto di quali sono le proprie esigenze. A tale proposito trova utili informazioni in questo opuscolo, specialmente in appendice. Comunicare con gli altri Così come ognuno affronta a modo suo le questioni esistenziali, ogni paziente ha il proprio modo di vivere la malattia. Gli atteggiamenti possono essere i più disparati e spaziare da «andrà tutto bene», a «basta che tutto vada bene», fino a «ormai non c’è più niente da fare», «sento che debbo morire». Il cancro incute paura, indipendentemente dalla prognosi. Alcuni non vogliono o non osano parlare delle proprie angosce, inquietudini e preoccupazioni. Altri invece sentono il bisogno di confidarsi con qualcuno. Altri ancora si aspettano che siano gli altri a rompere il ghiaccio e sono delusi se ciò non accade. Non ci sono regole valide per tutti. Ciò che una data persona considera utile, agli occhi di un’altra può apparire del tutto sconveniente. Chiedere aiuto Non esiti a usufruire delle molteplici offerte di sostegno. Chieda consiglio al suo medico o all’équipe curante. Le saranno proposte e prescritte misure di sostegno riconosciute dalla cassa malati. La lega cantonale contro il cancro e il servizio sociale dell’ospedale sono al suo servizio per questioni psicosociali e per domande riguardanti la riabilitazione oncologica. Chieda consiglio Équipe curante L’équipe curante può consigliare cosa fare in caso di disturbi legati alla malattia e alle terapie. Rifletta anche lei su possibili misure in grado di migliorare la sua qualità di vita e di favorire la sua riabilitazione. Se lo ritiene opportuno, chieda di poter usufruire di una consulenza psiconcolo- gica. Uno psiconcologo è una figura professionale appositamente formata per poter offrire sostegno psicologico ai malati di cancro e ai loro familiari. Lega cantonale contro il cancro Le leghe cantonali consigliano, accompagnano e sostengono i malati e i loro familiari in tutte le fasi della malattia. Offrono aiuto pratico per risolvere problemi organizzativi, aiuti finanziari in situazioni di disagio economico legato alla malattia nonché consulenza assicurativa e orientamento in ambito giuridico. Informano su diritti a varie prestazioni e aiutano a ottenerle. Forniscono materiale informativo. Organizzano gruppi di auto-aiuto e corsi. Anche chi sente di aver bisogno di sostegno psiconcologico può rivolgersi alla lega cantonale contro il cancro. Linea cancro 0800 11 88 11 Le operatrici specializzate della Linea cancro sono pronte ad ascoltarla, rispondono a qualsiasi domanda sul cancro e sulle terapie e, all’occorrenza, la indirizzano a centri d’eccellenza, associazioni di categoria ecc. Le chiamate e le consulenze sono gratuite. Guida cancro La «Guida cancro» della Lega contro il cancro è un albo virtuale per la divulgazione di servizi psicosociali offerti in Svizzera: www.legacancro.ch/guidacancro. Il sito informa su corsi, servizi di consulenza ecc. volti a salvaguardare la qualità di vita dei pazienti e dei loro familiari e a facilitare loro la convivenza con il cancro nella quotidianità. Altri malati di cancro Piattaforme virtuali di scambio Chi sente l’esigenza di condividere le proprie esperienze legate alla malattia può usufruire della piattaforma virtuale di scambio, moderata dalle operatrici della Linea cancro www.forumcancro.ch. Anche l’Associazione Italiana Malati di Cancro, parenti e amici (AIMaC) ha aperto un forum di discussione per i pazienti e i loro familiari: http://forumtumore.aimac.it. Gruppi di auto-aiuto Inoltre partecipando agli incontri dei gruppi di auto-aiuto si ha l’opportunità di parlare con persone che hanno vissuto o stanno vivendo un’esperienza analoga alla propria e di scambiarsi informazioni di vario tipo. Intrattenersi con persone accomunate da uno stesso vissuto, può infondere coraggio e aiutare a sentirsi meno soli. Può essere utile confrontare il proprio modo di far fronte a determinate situazioni con le modalità di gestione della malattia o del lutto adottate da altri. Ognuno deve comunque fare le proprie esperienze e scegliere le strategie più consone alla propria personalità. Non c’è, in effetti, un modo giusto o sbagliato di vivere la malattia. Servizi di assistenza e di cura a domicilio o Spitex In diversi cantoni sono operativi servizi di assistenza e di cura a domicilio o Spitex specializzati nella presa a carico di pazienti oncologici. Per conoscerne i recapiti, prenda contatto con la lega cantonale contro il cancro. È possibile fare capo a queste organizzazioni in ogni fase della malattia. Infermiere abilitate possono renderle visita a domicilio durante e dopo i cicli di terapia per consigliarla, fra l’altro, su possibili misure lenitive in caso di effetti indesiderati. Prestazioni assicurative Le spese di cura in caso di cancro sono rimborsate dall’assicurazione malattie obbligatoria di base (LAMal), a condizione che risultino da modalità terapeutiche riconosciute ovvero che il farmaco figuri nel cosiddetto Elenco delle specialità dell’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP). Chieda al suo medico curante di informarla compiutamente a tale proposito. Sono coperte anche le spese di cura derivanti dalla partecipazione a uno studio clinico che prevede la somministrazione di sostanze riconosciute. Le nuove terapie in generale sono invece soggette a restrizioni. L’assicurazione malattie obbligatoria di base (LAMal) e le assicurazioni integrative non garantiscono la copertura delle spese dovute a consulti o a trattamenti aggiuntivi non medici nonché a lungode- genze. Verifichi la sua copertura assicurativa prima di sottoporsi a qualsiasi terapia oppure chieda alla sua équipe curante o alla lega contro il cancro del suo Cantone di residenza di farlo per lei. Legga anche l’opuscolo «Cancro – le prestazioni delle assicurazioni sociali». Cos’è il tumore del testicolo? Il cancro del testicolo è una forma rara di tumore maschile, in cui le cellule tumorali si formano a partire dai tessuti di uno o di entrambi i testicoli. I tumori del testicolo sono circa l’1% del totale e il 3-10% di quelli che colpiscono l’apparato urogenitale maschile. Sono rari e colpiscono soprattutto la popolazione giovane (in genere tra i 15 e i 45 anni). Negli Stati Uniti, negli ultimi 30 anni, c’è stato un aumento della frequenza di tumore testicolare di circa il 45%, ma la mortalità è diminuita del 70%, a testimonianza dei significativi progressi raggiunti nella terapia di questo specifico tumore: nel 1970 il 90% dei pazienti con cancro testicolare moriva, mentre dagli anni novanta, grazie all’introduzione di nuovi farmaci, la situazione si è invertita, e oggi il 90% degli uomini con cancro diffuso possono essere curati. Nel 2012 in Italia si sono registrati poco più di 2.000 casi. Tipologie di cancro testicolare I tumori testicolari si dividono in due tipi: seminomi e non seminomi.EUSI primi sono circa la metà dei casi e consistono nella trasformazione maligna delle cellule germinali, cioè di quelle che danno origine agli spermatozoi; sono frequenti nella quarta decade di vita e si associano spesso a una variante che coinvolge anche cellule non seminali (in questo caso si parla di forme germinali miste).EEGli altri, i non seminomi, includono quattro differenti forme: i carcinomi embrionali, i coriocarcinomi, i teratomi e i tumori del sacco vitellino, quella parte associata all’embrione che contiene materiale di riserva per il suo nutrimento.^ La prognosi e il trattamento sono diversi a seconda del tipo di tumore. Classificazione II cancro del testicolo è classificato nei seguenti stadi: • stadio I – tumore circoscritto al testicolo; • stadio II – tumore diffuso ai linfonodi dell’addome; • stadio III – tumore diffuso oltre i linfonodi anche con metastasi a distanza in organi quali polmone e fegato. Sintomi Di solito il tumore esordisce con un nodulo, un aumento di volume, un gonfiore o un senso di pesantezza del testicolo. Per questo è importante che gli uomini imparino a fare l’autopalpazione del testicolo (così come le donne fanno l’autoesame del seno) palpando l’organo di tanto in tanto per scoprire precocemente eventuali anomalie. Anche la brusca comparsa di un dolore acuto al testicolo può svelare la presenza di questo tumore, assieme a un rapido aumento del volume che può essere provocato da un’emorragia all’interno del tumore. Viceversa, anche il rimpicciolimento del testicolo può essere un segnale di esordio della malattia. Infine, è importante che i genitori facciano controllare i bambini dal pediatra di fiducia, poiché una correzione dell’eventuale discesa incompleta del testicolo entro il primo anno di vita riduce il rischio di cancro e facilita la diagnosi precoce del tumore. Diagnosi La diagnosi del tumore viene effettuata tramite una ecografia dello scroto. L’ecografia scrotale è un procedura diagnostica non invasiva, che fornisce tantissime informazioni utili. Essa, infatti, mostra la posizione e la misura dell’anomalia testicolare e chiarisce se si tratta di una raccolta di liquidi o di una massa solida. Si sospetta un tumore ai testicoli se la massa è solida, mentre si considera l’ipotesi di una cisti se c’è un accumulo di fluido. Altro momento importante nella diagnosi del tumore testicolare è il dosaggio di alcuni marcatori, cioè sostanze presenti nel sangue prodotte dalle cellule tumorali o indotte dalla presenza del tumore. Tali marcatori sono: – la alfa-fetoproteina – la beta-HCG – lattatodeidrogenasi (LDH) In caso di sospetta positività si procede con una biopsia e, se anche questa è positiva, con l’asportazione del testicolo per esaminare il tumore nella sua estensione locale e sottoporre il paziente ad ulteriori accertamenti per verificare se le cellule tumorali si sono diffuse ad altre parti dell’organismo. Ciò è importante per la scelta del trattamento più indicato. Altri test Se si teme una diffusione del tumore nel resto del corpo, è molto utile sottoporre il paziente a diversi controlli radiologici che chiariscano se le metastasi hanno raggiunto i linfonodi, i polmoni, il fegato ecc. Gli esami praticati, in questi frangenti, sono: – radiografia del torace – risonanza magnetica nucleare (RMN) – tomografia assiale computerizzata (TAC). Fattori di rischio per il tumore del testicolo Le cause del cancro al testicolo restano sconosciute, anche se diversi fattori di rischio possono favorirlo.HHTra questi il principale è il criptorchidismo, cioè la mancata discesa nello scroto di uno dei testicoli che resta nell’addome o nell’inguine.HQuesta condizione aumenta le probabilità di trasformazione maligna delle cellule fino a 40 volte rispetto alla popolazione generale, con un rischio variabile a seconda della sede del criptorchidismo: elevata se il testicolo è nell’addome e più bassa se è nell’inguine.HLe probabilità si riducono ulteriormente se l’anomalia viene corretta chirurgicamente prima dei sei anni di età.E Un altro importante fattore di rischio è la sindrome di Klinefelter, un difetto dei cromosomi.^ Infine, gli uomini che hanno avuto un tumore al testicolo hanno dal 2% al 5% di probabilità di sviluppare lo stesso tumore nell’altro testicolo nei 25 anni successivi alla diagnosi. Sono importanti anche: una storia familiare positiva per questo tumore, l’esposizione a sostanze che interferiscono con l’equilibrio endocrino (per esempio l’esposizione professionale e intensa a pesticidi), l’infertilità (gli uomini infertili hanno un rischio di sviluppare il tumore tre volte superiore agli uomini fertili) e il fumo, che ne raddoppia il rischio. Trattamento Grazie ai progressi degli ultimi anni, oggi 9 casi di tumore del testicolo su 10 si curano con successo. Quando il tumore è diagnosticato in fase iniziale ed è limitato al testicolo, la chirurgia (orchifunicolectomia) con o senza radioterapia è la prima scelta. Nelle forme più avanzate, invece, è necessario ricorrere alla chemioterapia, considerando che questo tipo di tumore è molto sensibile agli effetti dei farmaci, con cui si ottengono quindi ottimi risultati. Con i farmaci guarisce anche il 60-70% dei casi di malattia già disseminata, a cui va aggiunto un 10-20% di pazienti guariti definitivamente dopo l’asportazione di tumori rimpiccioliti precedentemente con la chemioterapia. In entrambi i casi, comunque, è necessario farsi controllare molti anni dopo la cura.

Sesso sì, ma da soli Quando fa bene la masturbazione

Ancora oggi considerato un tabù, il piacere solitario è sempre più praticato non solo dagli uomini, ma anche dalle donne, che spesso lo preferiscono al rapporto sessuale. Complice la tecnologia che con l’avvento dei social network e delle chat ha portato alla diffusione di nuove abitudini sessuali, come il sexting, che consiste nell’invio di testi o immagini sessualmente espliciti tramite internet o telefono cellulare. Nonostante il pericolo che foto private possano essere diffuse, scambiarsi messaggi e foto hot è oggi molto in voga sia tra i giovanissimi che tra gli adulti, soprattutto in Italia, e, sebbene questo non venga mai sottolineato, tale pratica si accompagna alla masturbazione.

Insomma, si fa sesso sì, ma ognuno a casa propria. Ci si guarda ma non ci si tocca.
Secondo un sondaggio del 2014 condotto da un sito di incontri extraconiugali asheleymadison.com, a cui hanno risposto oltre 74 mila utenti da 26 Paesi diversi, l’88% degli italiani fa sesso con il proprio partner in media una volta al mese, preferendo di gran lunga il sexting all’incontro sessuale vero e proprio sotto le lenzuola.

Insomma, gli italiani lo facevano meglio, oggi lo fanno da soli, chiusi nella loro stanza, o, addirittura, in ufficio. Cellulare in mano. Secondo una ricerca apparsa sul sito Time OutNewYorklo scorso gennaio, quattro persone su dieci si masturbano nel proprio ambiente lavorativo. Altro che caffè o sigaretta, oggi la pausa si fa piccante e, invece di costituire un momento di socializzazione, diventa un’occasione per stare in intimità con se stessi.

In fondo, le chiacchiere con i colleghi possono essere noiose; mentre, ciò che non stanca mai è il sesso. Quello con se stessi. I partner possono cambiare, gli amori possono finire. L’unica certezza è costituita da ciò che ritroveremo sempre dentro i nostri slip e che non ci dirà mai: «Stasera ho il mal di testa».

Sfatato il mito per cui questa pratica solitaria possa provocare cecità, la medicina oggi sostiene che masturbarsi faccia bene. «Una buona attività sessuale, che includa anche la masturbazione, favorisce la salute generale, sia fisica che mentale», afferma Kostantinos Christodoulakis, urologo presso l’Ospedale di Piacenza, il quale tuttavia ritiene che l’ufficio non sia l’ambiente più idoneo in cui praticare il sesso solitario.

«La masturbazione è un gesto intimo, per questo sconsiglio di praticarla in un luogo pubblico e caotico», spiega Christodoulakis. Fondamentale farlo, a parere del medico, nell’adolescenza al fine di sviluppare un rapporto sano con il proprio corpo. Ma ci si masturba per tutta la vita. «Anche nella terza età questa pratica è consigliata e si inserisce nel quadro di uno stile di vita equilibrato e felice», conclude il medico.

Sono numerose le ragioni per cui oggi la masturbazione viene preferita al rapporto sessuale. Innanzitutto, si tratta di «sesso sicuro», che non espone a rischi per la salute; non sono necessari lunghi preliminari, quali corteggiamento, invito a cena, preparazioni di vario tipo; non si viene assaliti dall’ansia da prestazione; è annullato il rischio di gravidanza; non ci sono complicazioni di tipo affettivo; non si tradisce e non si viene traditi; l’orgasmo è sempre garantito.

La masturbazione fa bene anche alla coppia. Amare se stessi, anche fisicamente, è il primo fondamentale passo per amare l’altro. Il primo amore, quello vero, che non finisce domani, in fondo, è soltanto uno: l’amore di sé.

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