Ticket sanitario abolito? Sanità choc, ore calde sul ticket

Potrebbe essere davvero rivoluzionato, nelle prossime settimane, il sistema dei ticket sanitari, ovvero meccanismo introdotto nel 1982 è fine di garantire la compartecipazione dei cittadini alla spesa pubblica sanitaria. Questo nella giornata odierna sarà oggetto di un incontro al quale parteciperanno le regioni e il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, la quale è intenta a progettare una revisione dei ticket che potrebbe cambiare il modo di pagare le spese mediche. Sostanzialmente si tratterebbe di riequilibrare il sistema economico della sanità pubblica rendendo proporzionali le spese alle fasce di reddito, e dunque far pagare di più i ricchi ed aiutare i meno abbienti. E’ questo sostanzialmente il progetto del ministro della Salute Beatrice Lorenzin, la quale avrebbe confidato ai suoi collaboratori che i ticket valgono 3 miliardi sui 113 del fondo sanitario nazionale, e dunque ci sarebbe il margine per eliminare la tassa sulla salute.

Il problema sarebbe quello di trovare un punto di partenza che sia condivisa da parte delle Regioni, ciò che è certo è che al momento i governatori sono concordi con l’obiettivo del ministro, ma è necessario un incontro programmatico già pianificato per la giornata di ieri in quanto questi ultimi volevano delle rassicurazioni sulle novità in progetto affinché queste non si traducano in un aggravio di spesa per le casse delle amministrazioni locali. “Abbiamo una disparità dei ticket tra Nord e Sud spaventosa”, aveva spiegato Lorenzin, “a cui poi si aggiungono fenomeni come quelli delle liste di attesa e della fuoriuscita dal servizio pubblico“. Una cosa è certa, ovvero che l’eliminazione del ticket andrebbe ad eliminare la tassa introdotta negli anni 80 tramite una serie di misure compensative, tra le quali l’annullamento delle detrazioni del 19% per i farmaci e le spese mediche, superata una soglia di reddito da decidere, oppure l’istituzione di una vera e propria franchigia sempre in base al reddito.

Attualmente i ticket riguardano le prestazioni sanitarie specialistiche, come visite, esami strumentali e analisi di laboratorio, ed ancora le prestazioni di pronto soccorso, le cure termali, e le prestazioni farmaceutiche ma soltanto nelle regioni che hanno autonomamente deciso di introdurli. Esistono comunque delle categorie di pazienti che sono affetti da particolari tipologie di malattie indicate sul sito del Ministero della Salute che sono sollevate dal versamento di questa quota.

Dunque al fine di finanziare l’eliminazione del ticket viene considerata l’ipotesi di avviare una nuova tornata finalizzata di revisione della spesa sanitaria; tale responsabilità di manovra sarebbe delle singole regioni che amministrano autonomamente il ticket sulla spesa farmaceutica, sulle prestazioni specialistiche, sugli accessi al pronto soccorso, utilizzato per far quadrare i conti dei singoli sistemi regionali. Il coordinatore degli assessori regionali alla sanità, il piemontese Antonio Saitta a tale proposito ha dichiarato: “Dobbiamo arrivare ad omogeneizzare il sistema su tutto il territorio nazionale”.

Ministro Lorenzin, Alternativa popolare è appena nata e già scendete sul sentiero di guerra? «Guerra? Dal 2014 siamo stati la forza più responsabile e continuiamo ad esserlo. Il governo è la garanzia non solo della stabilità, ma dell’attuazione delle riforme degli ultimi tre anni, così come di arrivare alla fine della legislatura con una legge elettorale che non consegni il Paese al caos. Ma non possiamo accettare che l’asse della proposta politica venga strattonato a sinistra. La barra deve restare dritta sulla crescita, con l’ambizione di impedire che l’Italia venga consegnata ai populisti».

Alfano ha ricordato a Gentiloni che il governo non è un monocolore Pd… «Già. L’esecutivo deve governare nell’interesse degli italiani, volando alto. E deve tenersi alla larga delle vicende interne ai partiti che si consumeranno inevitabilmente nei prossimi mesi, ma anche i partiti devono fare lo stesso. Sono sicura che Gentiloni saprà trovare la sintesi nella coalizione e nel Paese».

Nessuno crede alle minacce dei centristi, nessuno pensa che potreste davvero aprire una crisi. «Il tema non è la crisi, ma fare le riforme ed evitare di galleggiare un anno. Noi ci siamo, vogliamo come sempre incidere sui temi. Per questo sui voucher abbiamo fatto passare in Consiglio dei ministri, per senso di responsabilità, una norma che non ci mandava a fare un referendum al buio su una materia importante come il lavoro. Ma allo stesso tempo abbiamo avanzato una proposta per evitare il vuoto normativo che lascerebbe milioni di lavoratori senza una tipologia contrattuale. Abbiamo proposto l’estensione del lavoro a chiamata, il coupon lavoro per le famiglie e il volontariato e i mini contratti alla tedesca. Proposte concrete per problemi reali».

E se non veniste ascoltati? «Perché non dovrebbero ascoltarci? Diciamo cose di buonsenso e abbiamo la forza nel governo e in Parlamento per farci sentire. Non possiamo più permettere che il ceto medio che sta soffrendo, che si è impoverito in Italia come nel resto d’Europa, non abbia una voce costruttiva. La classe media va tutelata e siamo, saremo, noi a farlo. Ad esempio impediremo l’approvazione della riforma del catasto così com’è stata ipotizzata in questi giorni». Perché? «Per come è stata disegnata, si rischia una nuova stangata per i proprietari degli immobili. Se non si sta attenti a come le nuove norme incidono sulla popolazione, si va a impattare sugli anziani, sulle famiglie che in passato hanno acquistato una casa come bene rifugio. Serve attenzione, prudenza. Non si può colpire fiscalmente di nuovo la casa».

Tra le vostre rivendicazioni c’è anche la legge sulla legittima difesa. Qual è lo spirito?
«Non certo di trasformare gli italiani in sceriffi. Ma vogliamo tutelare i cittadini aggrediti in casa propria: aumentando le pene per la violazione di domicilio, escludendo il risarcimento del danno subito da chi si introduce nel domicilio altrui e cancellando l’eccesso colposo di legittima difesa in caso di violazione di domicilio».

Oggi inizia la road map per la revisione dei ticket sanitari. Quale sarà l’approdo?
«Il mio obiettivo è quello di dare una risposta al 6,5% di italiani che, come ricorda Eurostat, non riesce ad avere accesso alle cure e alle prestazioni sanitarie nonostante le riforme messe in campo che ampliano l’offerta di terapie gratuite per gli assistiti. Sono cittadini, prevalentemente residenti al Sud, anziani e in condizione di disagio, nuovi poveri, famiglie numerose o monoreddito. Persone che fino a pochi anni fa non avevano questi problemi e che oggi pagano il prezzo della crisi economica e rinunciano alle cure e non riescono a sostenere neppure i ticket. Spesso sono invisibili che non riescono più a far valere i propri diritti fondamentali». In concreto? «Oggi proporrò alle Regioni un tavolo tecnico misto per arrivare entro l’estate ad una proposta di revisione condivisa e innovativa. Abbiamo come punto di riferimento il patto della salute che prevede un sistema di compartecipazione alla spesa sanitaria equo e sostenibile per le famiglie. Non escludo neanche una graduale eliminazione del ticket o una sua specifica destinazione a favore dell’assistenza agli anziani o alle famiglie in difficoltà. Sono ipotesi che analizzeremo nel tavolo tecnico».

La Direzione di Ap chiede una legge elettorale senza ricatti. Chi ricatta? «La nostra proposta è sul tavolo: vogliamo trasferire l’Italicum della Camera al Senato, con uno sbarramento al 3% e il premio di maggioranza alla coalizione e non alla lista. La rappresentanza va garantita, contemperandola con la governabilità e gli sforzi di aggregazione».
Ap con chi si alleerebbe? «Le alleanze si fanno sui programmi, il sentimento comune e i valori condivisi. Le sommatorie algebriche non hanno anima. Sabato ci allargheremo ai centristi di Casini, ci candidiamo a rappresentare il Partito popolare europeo in Italia. Poi partiamo con le primarie del centro liberal popolare a cui abbiamo già avuto adesioni. Cerchiamo un’aggregazione che parta dal basso e riparli al primo partito degli italiani: gli astenuti. Il nostro obiettivo è dare una voce al ceto medio che in questi anni è stato intercettato dai populisti che hanno giocato sulla rabbia e sulla paura di una crisi globale, senza offrire proposte per migliorarne la condizione sul fronte del welfare, della riduzione del peso fiscale, degli aiuti a giovani e famiglie. Oggi ci sono decine di migliaia di giovani coppie che non si possono permettere di avere un bambino perché non hanno un reddito sufficiente. Questo è il tema del presente e del prossimo futuro. Dobbiamo mettere in campo nuove idee per sostenere il lavoro e il reddito delle famiglie con figli. Penso alle soluzioni francesi e tedesca, dare risorse economiche e servizi per il sostentamento dei bambini».
Quanto vi spaventa il ritorno di Renzi? «Spaventati? Renzi ha inaugurato una stagione riformista che abbiamo condiviso convintamente. Se il Pd torna ad avere una guida forte, e finisce la conflittualità interna, è un bene per tutti. Ma noi non ci occupiamo del Pd, la nostra mission è costruire un centro liberale e popolare».

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