Il ticket sanitario potrebbe essere abolito: revisione fasce

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L’obiettivo è, in ogni caso, una maggiore attenzione alle fasce più deboli della popolazione. L’unico nodo da sciogliere è se ci saranno oneri che le singole Regioni dovranno affrontare: un aggravio della spesa a carico i ogni governatore e da ridistribuire su ogni abitante può determinare il fallimento della riforma. Tra le ipotesi accennate prima della costituzione del tavolo tecnico la possibilità di annullare le detrazioni del 19% per farmaci e spese mediche oltre una certa soglia di reddito oppure di individuare una franchigia in base al reddito, superata la quale le prestazioni sarebbero a pagamento. Il risparmio permette di eliminare la tassa, ma taglierebbe fuori gli incapienti, ovvero chi ha entrate troppo basse per pagare le tasse o ne paga poche per beneficiare dello sconto.

O ancora rivedere le soglie di esenzione (valore 8 miliardi di euro) spostandole verso le fasce più deboli, i poveri e gli anziani. Quella più particolare e che potrebbe far felice tanti pazienti è l’idea di eliminare i ticket dagli ospedali.

Per finanziare l’abolizione dei ticket si starebbe valutando anche un differente riparto del Fondo sanitario nazionale, con il rischio però di un ulteriore squilibrio tra le diverse realtà regionali che gestiscono i ticket in maniera autonoma.

Piena disponibilità da parte delle Regioni, tuttavia il problema più serio è quello delle coperture.

Venerdì prossimo è stato già convocato un consiglio comunale straordinario del nostro comune sul tema Ospedale, al cospetto dei sindaci di tutto il distretto, delle associazioni di categoria e della deputazione nazionale e regionale che vorrà intervenire. Lo ha detto l’assessore al Welfare di Regione Lombardia Giulio Gallera al termine dell’incontro, questo pomeriggio, nella sede del Ministero della Salute, a Roma, con la titolare del Dicastero Beatrice Lorenzin. “Un taglio impugnato proprio dal Governo nazionale che speriamo di poter ripristinare entro la fine di quest’anno”. Al tavolo saranno chiamati a contribuire ai lavori tecnici qualificati esterni.

Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato chiede invece di partire dalla eliminazione del super-ticket di 10 euro sulla prestazioni per “rilanciare il Servizio sanitario e garantire ai cittadini accesso alle cure”.

Riorganizzare i ticket sanitari nell’immediato futuro e rivedere l’intero sistema prendendo in considerazione anche loro una eventuale abolizione. => Ticket sanitario abolito per 203 prestazioni Questo l’obiettivo del Ministro Beatrice Lorenzin, che ha recentemente affermato di voler concedere priorit al confronto con le Regioni. Intervenendo nel corso della trasmissione Coffee Break su La7, il Ministro ha ribadito l’esistenza di un’ipotesi di abolizione dei ticket che valgono 3 miliardi di euro sulla spesa sanitaria complessiva. Per quanto riguarda il divario tra il valore dei ticket tra Nord e Sud Italia, il Ministro propone due opzioni: La prima prevista dal patto delle Salute per rivedere i ticket, quindi sgravare le famiglie con figli numerosi, chi passa da avere un lavoro a non averlo, le nuove sacche di povert e quindi questo un aggiustamento dei ticket sanitari, oppure, andando avanti con la spending review, che non sono tagli ma rimodulazioni, con i risparmi derivanti che vengono tutti reinvestiti nel servizio sanitario, potremmo pensare nel tempo di toglierli. Oppure questi 3 miliardi di euro che vengono dai ticket potrebbero essere vincolati a essere spesi per le fasce pi fragili della popolazione, che sono gli anziani e le donne. La situazione degli anziani, in particolare, molto grave. => Stop alle prestazioni sanitarie inutili A necessitare di una soluzione anche il problema delle liste di attesa: una possibile soluzione arriva dall’Emilia Romagna, un modello che potrebbe essere utilizzato anche nelle altre realt territoriali.

A tre anni dal patto per la Salute, oggi si torna a parlare di ticket sanitari. Il ministro per la Salute, Beatrice Lorenzin, vuole riscrivere un sistema nato per garantire l’accesso alle cure, livellato in alto con gli standard di migliore offerta e divenuto, per molti, insostenibile da quando la crisi ha acuito le differenze sociali. Oggi il ministro spiegherà il suo progetto ai rappresentanti delle Regioni fondato su detrazioni legate al reddito e su nuove soglie di esenzione. La rimodulazione dei ticket risponde all’ipotesi di andare incontro alle fasce più deboli, come vuole il Patto per la Salute, ma soprattutto a una convinzione personale del ministro che Lorenzin così sintetizza: «I ticket attuali sono un ostacolo all’accesso delle cure per i cittadini meno Si cerca l’accordo abbienti». La nuova via dovrebbe risultare una riforma spondere al criterio di far pagare un po’ di più i ricchi e un po’ dimeno gli altri. dei sistema di Le strade per ottenere il risultato sono contribuzione diverse e tutte in campo. Si parte dal risparmio, che solo le Regioni possono per la sanità . Difficile decidere di attuare, sugli accessi ai la via dell’abolizione pronto soccorso e sulle visite specialistiche, si ipotizza una modifica al sistema delle detrazioni fiscali, senza trascurare, infine, la franchigia in base al reddito. I ticket oggi valgono tre miliardi sui 113 del Fondo Sanitario Nazionale. Lorenzin vorrebbe alleggerire la spesa delle famiglie numerose e di coloro che, perdendo il lavoro, sono minacciati dalla povertà. Immaginando, ad esempio, che i tre miliardi potrebbero essere spesi a sostegno delle fasce più deboli (anziani e donne). Il coordinatore degli assessori regionali alla Sanità, Antonio Saitta, ricorda che il gruppo fra Regioni e Ministero sui nuovi ticket era stato già istituito nel 2014, «ma è rimasto su un binario morto. Lo dobbiamo riprendere con gli obiettivi del Patto perla Salute e definire una data entro la quale concludere il lavoro. Vogliamo semplificazione, omogeneizzazione e tutela dei più deboli. Vedremo concretamente con quali modalità. Ma l’ipotesi di una totale abolizione dei ticket – conclude Saitta – suscita perplessità. Occorrono risorse per poter finanziarne l’abolizione che ha effetti sul Sistema Sanitario per una questione che non è soltanto nostra ma anche del governo». Oggi in Italia i ticket spaccano l’Italia in due con una spesa di 32 euro l’anno a testa in Veneto e 8,2 in Sicilia. Unificare i costi a carico pubblico resta obiettivo e ostacolo ogni volta che si parla di salute. Senza dimenticare che gli italiani, oltre ai tre miliardi di ticket, spendono ogni anno altri 40 miliardi. Per curarsi privatamente.

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