Tim pronta al rincaro delle bollette

I clienti Tim potrebbero pagare di più l’abbonamento al fìsso e ai contratti fìat relativi al pacchetto voci e dati. La mossa dell’ex incumbent potrebbe influenzare l’associazione degli operatori (Asstel). Tim vuol mantenere fede alla promessa di Amos Genish a Carlo Calenda nel faccia a faccia di giovedì scorso al Mise che ha aperto «la fase nuova» dei rapporti tra Telecom e il governo. Disponibilità a discutere sullo spin off dell’infrastruttura che sta a cuore a Calenda («Io farei lo scorporo della rete e la quotazione in Borsa, non necessariamente con l’intervento della Cdp») e passo indietro sulle tariffe a 28 giorni che ha provocato l’irritazione del governo («decisione inaccettabile» l’ha definita il ministro dello Sviluppo) e un intervento di Agcom.

Già il giorno dopo il colloquio in via Veneto, nel cda che ha varato la joint venture con Canal +, Genish avrebbe concordato un possibile rincaro. Prima di partire per Londra dove ha la famiglia, il manager israeliano avrebbe informato gli uomini della prima linea manageriale della svolta sulle tariffe. La fatturazione anticipata ha una convenienza stimata in 250 milioni pari all’8,6% a carico dei consumatori. Per compensare il danno con la rinuncia a questo regime tariffario a quattro settimane, è necessario trovare un’alternativa, tanto più che l’Agcom vuole una periodicità fìssa.
Da ieri mattina, l’ipotesi di un repricing, cioè di un ritocco dei prezzi ha preso la forma di un’iniziativa i cui tempi di attuazione sono ancora fluidi: da subito a fine anno, comunque prima che diventi efficace la legge di stabilità che potrebbe contenere il progetto di legge del Pd con la previsione, oltre del divieto delle bollette ogni 4 settimane, anche di una serie di rimborsi per gli utenti che hanno subito l’aggravio economico in questi mesi.

Genish, prima di partire ieri pomeriggio per il Brasile dove per tutta la settimana avrà incontri su Tim Brasil, in mattinata, in audio conferenza con il capo del consumer Stefano Azzi, il responsabile del regolatorio Cristoforo Morandini, il generai counsel Agostino Nuzzolo avrebbe gettato le basi per un possibile aumento dei prezzi del 10%, pari a circa 300 milioni.

La mossa di tornare indietro sulle tariffe a 28 giorni se consente a Tim di allentare la tensione con l’esecutivo, irrita Fastweb e Vodafone rompendo il fronte in Asstel, anche se c’è l’obiettivo di portare l’associazione ad allinearsi sui rincari. Secondo le prime valutazioni di Agcom, la fatturazione anticipata ha fruttato agli operatori 1,19 miliardi in più all’anno dando vita a una sorta di aumento mascherato di cui, per questo non tutti i clienti si sono accorti.

Agcom ha acceso un faro prima dell’estate, indicando la cadenza mensile come la soluzione corretta per le fatture della telefonia fissa e delle offerte convergenti, ossia soluzioni che comprendono fìsso, Internet e mobile. La delibera ammetteva la fatturazione a 28 giorni solo nel mercato mobile, ma dava 90 giorni di tempo per adeguarsi al provvedimento. Scadevano il 24 giugno. Così sono scattate le diffide, ultima in ordine di tempo a Sky con la richiesta di un’informativa completa a favore dei clienti, compreso l’eventuale diritto di recesso.

I clienti Telecom  potrebbero pagare di più l’abbonamento al fisso e ai contratti flat relativi al pacchetto voci e dati. Secondo le indiscrezioni riportate dal Messaggero, l’amministratore delegato di Tim, Amos Genish, avrebbe informato gli uomini della prima linea manageriale della svolta sulle tariffe. La fatturazione anticipata a 28 giorni, spiega il giornale, ha una convenienza stimata in 250 milioni pari all’8,6% a carico del consumatore. Per compensare il danno con la rinuncia a questo regime tariffario a quattro settimane (come richiesto dal Mise e dall’Agcom) è necessario trovare un’alternativa, tanto più che l’Autorità tlc vuole una periodicità fissa.

Da ieri mattina, continua il quotidiano, l’ipotesi di unrepricing, cioè di un ritocco dei prezzi, ha preso la forma di un’iniziativa i cui tempi di attuazione sono ancora fluidi: da subito a fine anno, comunque prima che diventi efficace la lege di bilancio che potrebbe contenere la proposta del Pd con la previsione, oltre il divieto delle bollette ogni quattro settimane, anche di una serie di rimborsi per gli utenti che hanno subito l’aggravio economico in questi mesi. Genish, prima di partire ieri pomeriggio per il Brasile dove per tutta la settimana avrà incontri su Tim Brasil, avrebbe gettato le basi per un possibile aumento dei prezzi del 10%, pari a circa 300 milioni. La mossa di tonare indietro sulle tariffe a 28 giorni, conclude il quotidiano, consente a Telecom di allentare la tensione con l’esecutivo ma irrita Fastweb e Asstel, anche se c’è l’obiettivo di portare l’associazione ad allinearsi sui rincari.

Se si allarga la prospettiva all’intero settore delle tlc, i grandi gruppi sono disponibili ad accantonare la bolletta emessa ogni 28 giorni, ma pongono una precisa condizione per tornare alla bolletta virtuosa, spedita ogni mese. Chiedono all’Agcom una norma salvagente, quasi un condono, per non far scappare i clienti. In queste ore, rappresentanti di Telecom e Wind Tre – sotto accusa con Vodafone e Fastweb per la bolletta-capestro – avrebbero manifestato al Garante la disponibilità a tornare alla fatturazione corretta, mensile. Telecom e Wind Tre potrebbero tornare alla bolletta mensile ritenendo di sanare così la lite con l’Agcom. Queste aziende, però, pur adottando le 12 bollette annue – potrebbero confermare l’aumento delle tariffe. In sostanza, nel 2018 le famiglie pagherebbero la stessa somma annua del 2017, solo spalmata su 12 bollette anzichè 13.

In cambio del passo indietro, le aziende tlc chiedono che il ritorno alla fatturazione mensile non metta nelle mani del cliente anche il diritto di andare via. Questa aziende, quindi, vogliono mettersi al riparo dal rischio che la conferma degli aumenti scateni una fuga dei clienti verso operatori che fossero in grado di rinunciare a lievitazioni di prezzi. Il garante, però, non sembra disponibile a concedere questo lasciapassare.

Secondo l’Agcom, il ritorno alle 12 fatture deve conservare il diritto di recesso in capo alle famiglie, qualora gli aumenti siano confermati. Non solo. L’Agcom valuta anche le strade utili a inasprire le sanzioni contro i quattro operatori sotto accusa (Telecom, Vodafone, Wind Tre, Fastweb). Al momento il codice autorizza multe solo per 580.000 euro. L’ultima legge sulla concorrenza permette di raddoppiare l’importo fino a 1,16 milioni. Un prezzo comunque basso. Ma adesso, il Garante vuole applicare questa cifra (1,16 milioni) a ogni singola offerta degli operatori che abbiano adottato una fatturazione a 28 giorni, dunque irregolare. Una sanzione da 1,16 milioni per ogni offerta scaricherebbe sugli operatori un colpo più consistente. La questione della bolletta è legata a doppio filo con l’asta per le frequenze 5G prevista nella legge di bilancio.

La manovra potrebbe imporre due cose, a proposito della bolletta intanto il ritorno alla fatturazione tradizionale mensile; ma anche la restituzione ai clienti delle somme che le società hanno incamerato grazie alla bolletta irregolare parametrata sui 28 giorni. Questa restituzione può partire da giugno 2017, da quando cioè il Garante ha diffidato le società e chiesto formalmente il ritorno alla fattura su scala mensile. Le società fanno presente al Governo che la restituzione miliardaria cadrebbe nel momento sbagliato.

E cioè a pochi mesi dall’asta che renderà disponibili le frequenze. L’asta è in calendario nel 2018 e muoverà su somme importanti. La legge di bilancio ipotizza che le società paghino 2,5 miliardi per queste frequenze 5G come minimo garantito. Ma i rilanci delle società, durante l’asta vera e propria, possono spingere l’introito fino a 3,25 miliardi. Proprio questo gettito aggiuntivo – effetto dei rilanci delle società – è il cuore della discussione con i ministeri dell’Economia e dello Sviluppo economico. Le societa’ insistono per non pagare allo Stato il gettito ulteriore, aggiuntivo, effetto dei rilanci che faranno.

Per non pagare – questa l’ipotesi del Mef – le società dovrebbero impegnarsi a investire gli stessi importi (entro massimo 24 mesi) nella realizzazione della rete dei ripetitori 5G, con effetti benefici sulle industrie fornitrici di tecnologia avanzata e sull’occupazione. L’impegno a investire nella rete 5G andrebbe formalizzato attraverso un performance bond. In sostanza, conclude il quotidiano, le societa’ depositeranno in banca la somma che devono riversare sulla rete, con tanto di fideiussione. E la banca si obblighera’ a girare allo Stato questa somma, in tutto o in parte, nel caso le societa’ non investano nei termini promessi.

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