Giornata Mondiale della Tiroide: quando i sintomi sono preoccupanti?

E’ un problema che riguarda maggiormente il sesso femminile. Le disfunzioni della tiroide, infatti, sono molto più diffuse tra le donne rispetto agli uomini (secondo le stime l’ipotiroidismo è una condizione che affligge quasi il 5% della popolazione italiana con le donne 10 volte più colpite). In certi momenti della vita, nel corso dell’adolescenza, gestazione e menopausa, il ruolo della tiroide subisce delle alterazioni modificando l’attività dell’organo che deve essere in linea con quella di altre ghiandole o tessuti.

Che cosa è la tiroide? La tiroide è una ghiandola endocrina posta alla base del collo. Secerne due tipi di ormoni, T3 (triiodotironina) e T4 (tiroxina), che influenzano i processi ossidativi cellulari. In tale modo la tiroide controlla praticamente l’attività di ogni organo, di ogni tessuto, di ogni cellula. In particolare sono regolati dalla tiroide il metabolismo, la frequenza cardiaca, il livello del colesterolo, il peso corporeo, il consumo energetico, la forza muscolare, la regolarità del ciclo femminile, il trofismo della cute e dei capelli, i processi cognitivi e la memoria. La funzione tiroidea è regolata dal sistema nervoso centrale tramite l’ipotalamo e l’ipofisi. Quest’ultima, attraverso la secrezione dell’ormone tireotropo (tireotropina o TSH), stimola l’attività della tiroide con la produzione degli ormoni tiroidei. Esiste poi un meccanismo di controregolazione della tiroide, per effetto del quale la T3 e la T4 possono controllare sia l’ipotalamo sia l’ipofisi. In tale modo il livello degli ormoni tiroidei si mantiene entro livelli costanti, che si definiscono fisiologici, e che si adeguano alle differenti condizioni dell’organismo. Lo iodio, un elemento essenziale per il funzionamento della tiroide, partecipa in maniera determinante al controllo della produzione e alla liberazione, nel circolo ematico, degli ormoni tiroidei, per cui è molto importante assicurarne un sufficiente apporto esterno.

Perché si ammala di più il sesso femminile? La patologie della tiroide si presentano con un evidente e ben noto dimorfismo sessuale, cioè sono molto più frequenti nel sesso femminile, per cui le donne possono presentare disturbi alla tiroide, diagnosticati o in forma lieve (subclinica), 5-8 volte più spesso degli uomini. È pertanto logico ritenere che proprio l’ambiente ormonale estrogenico e la peculiare ciclicità delle variazioni ormonali possano essere coinvolti nel determinismo della maggiore prevalenza nel sesso femminile di patologia tiroidea. Poiché fisiologiche modificazioni ormonali accompagnano tutta la vita della donna, a partire dalla pubertà fino alla senescenza, con particolare rilevanza nel periodo delle gravidanze, dell’allattamento e della menopausa, le patologie tiroidee sono presenti e sono più frequenti rispetto al sesso maschile praticamente in qualunque fascia di età. La comparsa preferenziale di malattie della tiroide nel sesso femminile trova spiegazione anche per un altro fattore determinante, che è inoltre anche esso strettamente correlato con l’ambiente ormonale femminile, e cioè la maggiore predisposizione delle donne ad ammalarsi di patologie autoimmuni in genere e di patologie autoimmuni della tiroide in particolare.

Quali sono le patologie tiroidee più diffuse? Quando la tiroide si ammala, si può modificare la sua forma, per cui si può ingrandire (iperplasia o gozzo semplice), o può dar luogo a noduli, unici o multipli (gozzo multinodulare), e può associare a ciò, anche l’eccesso o il difetto della produzione ormonale. Ë Noduli tiroidei sono presenti nel 5-10% della popolazione generale. Il motivo maggiore di preoccupazione è la possibilità che tali noduli possano essere sede di neoplasia maligna, dovendo procedere quindi all’intervento chirurgico. In realtà un nodulo tiroideo è un tumore maligno in una bassa percentuale di casi (1-5% delle casistiche) e pertanto l’asportazione indiscriminata dei noduli tiroidei non è un approccio terapeutico appropriato. In caso di noduli tiroidei, sono invece necessarie alcune indagini, come un prelievo di sangue, l’ecografia e l’esame citologico dopo prelievo con agobiopsia, a volte anche la scintigrafia tiroidea, per definire la natura della lesione. Ë Ipertiroidismo o ipotiroidismo indicano l’alterazione della produzione degli ormoni tiroidei, sotto forma di eccesso di produzione di ormoni (ipertiroidismo) o di carenza (ipotiroidismo). Ë Spesso l’ipertiroidismo riconosce una causa autoimmune, cioè l’organismo stesso produce un anticorpo contro una sua parte – in questo caso la tiroide – e tale anticorpo accende in modo permanente e inappropriato la funzione della ghiandola. Ë Altre volte anticorpi prodotti erroneamente contro la tiroide possono distruggere il tessuto tiroideo o possono interferire sulla produzione degli ormoni causando ipotiroidismo. In assoluto, tuttavia, la causa più comune di ipotiroidismo è l’asportazione chirurgica di una tiroide affetta da patologia. Ë Le tiroiditi, cioè processi infiammatori che possono colpire il tessuto tiroideo, costituiscono quadri variabili, per durata ed entità, di disfunzione tiroidea. Anche le tiroiditi sono spesso causate o accompagnate dalla presenza degli anticorpi diretti contro la tiroide.

A quale età ci si ammala di più? In pratica 1 donna su 8 può sviluppare una patologia tiroidea nell’arco della sua vita e, specialmente in caso di ipotiroidismo, tale probabilità aumenta con l’età. Infatti, mentre fino a 50 anni il 10% delle donne può presentare ipotiroidismo in forma lieve o subclinica, a 60 anni è il 17% ad essere ammalato di tale forma, contro il 9% degli uomini. Per l’ipertiroidismo sono invece le donne più giovani, intorno ai 20-40 anni, a presentare più frequentemente tale patologia. Tuttavia, poichè le patologie tiroidee si accompagnano come si è già detto ai cambiamenti ormonali del ciclo biologico della donna, esse sono comunque presenti in tutte le tappe di vita, dall’adolescenza alla senescenza. Particolarmente critico è comunque il periodo immediatamente vicino alle gravidanze poiché il 5-8% delle tireopatie si sviluppano entro 6 mesi dalla fine della gravidanza.

Quali in sintesi le cifre di questa prevalenza? Ë Le donne soffrono di disturbi tiroidei da 5 a 8 volte più degli uomini. Ë Approssimativamente una donna su otto sviluppa un disturbo tiroideo nel corso della vita. Ë Dall’età di 60 anni il 17% di donne soffre di ipotiroidismo. Ë Le donne, dal 5 all’8%, sviluppano un disturbo tiroideo dopo una gravidanza. I dati ISTAT 2000 sulla percezione dello stato di salute nella popolazione indicano che: Ë gli uomini presentano disturbi della tiroide nell’8,4 per mille e le donne nel 45,9 per mille; Ë i disturbi tiroidei crescono progressivamente nelle varie fasce di età fino a raggiungere la massima diffusione nella fascia di età 55- 64, specie per l’ipotiroidismo, per poi decrescere.

Quali sono i principali fattori di rischio? La familiarità per patologia tiroidea, il sesso femminile e le gravidanze, la carenza di iodio e le radiazioni assorbite nella regione del collo possono essere considerati i principali fattori di rischio per le patologie tiroidee. La predisposizione del sesso femminile per le patologie tiroidee è talmente importante che l’autorevole rivista americana JAMA consiglia che gli esami tiroidei rientrino come test periodico in alcune tipologie di pazienti, quali gli ipertesi, gli ipercolesterolemici, e le donne con età >35 anni. In particolare, sono a rischio di ipotiroidismo le donne con più di 40 anni, oppure quelle che hanno avuto di recente una gravidanza (<6 mesi), con un precedente di patologia tiroidea o familiarità per la patologia tiroidea. Sono invece a rischio di ipertiroidismo le donne tra 20-40 anni, che hanno avuto di recente una gravidanza (<6 mesi), e sempre con un precedente di patologia tiroidea o familiarità per patologia tiroidea. Fattori di rischio specifici di tumore maligno della tiroide sono: la familiarità per tumore tiroideo, le radiazioni nella regione del collo; e per le donne si aggiunge l’età >60 anni. Sono poi fortemente sospetti i noduli che si accrescono molto velocemente, anche in presenza di terapie specifiche, duri, fissi, che si associano a ingrossamento dei linfonodi del collo, che portano disturbi nella deglutizione dei cibi e nella respirazione o cambiamenti della voce.

Oltre gli ormoni vi sono anche agenti esterni che possono essere responsabili dell’aumento di queste patologie tiroidee? Si è detto che la tiroide è sensibile alle variazioni estrogeniche. Ma non si può considerare, come si è già detto per le altre patologie, il ciclo fisiologico femminile un appropriato fattore di rischio. Esso al limite può costituire solo un fattore di vulnerabilità ovvero un terreno più esposto, rispetto a quello maschile, all’azione di altri fattori di rischio (carenza di iodio, autoimmunità, irradiazione nella regione del collo, fumo, ecc.). Anche se gli studi eziologici e di rischio, carenza iodica e radiazioni a parte, sono poco sviluppati in questo campo, non si può non notare che tali patologie sono in crescita nella popolazione generale e in particolare tra le donne. Ciò verosimilmente può avvenire anche a causa di: z farmaci, come ad esempio:  l’amiodarone, un antiaritmico molto usato perché molto valido,  l’interferone per la cura di alcune forme di epatiti C)  preparazioni farmaceutiche introdotte a scopo dimagrante e usate impropriamente;

agenti esterni che interferiscono direttamente sulla tiroide o indirettamente attraverso alterazioni del ciclo ormonale. Tali agenti, che gli autori anglosassoni definiscono endocrine disruptors, cioè sostanze non ormonali interferenti sui processi endocrini, e i cui effetti sono attualmente oggetto di studio, possono essere di varia natura, da additivi alimentari, a pesticidi, a sostanze di origine vegetale, e il più delle volte sono dotati di effetti simil-estrogenici. Un discorso a parte meritano invece gli effetti delle radiazioni sulle patologie tiroidee. Tali effetti erano già tristemente noti dopo le esplosioni delle bombe nucleari in Giappone nel 1945 e nelle isole Marshall negli Anni 60. Più recentemente in Bielorussia e Ucraina, dopo il disastro del reattore nucleare di Chernobyl nel 1986, è stato registrato un notevole e preoccupante aumento dei tumori maligni della tiroide, specialmente negli adolescenti, senza differenza tra i due sessi, riportando pertanto l’attenzione sull’inquinamento ambientale da materiale radioattivo, come temibile fattore di rischio di patologia tiroidea. Come elementi del mondo psichico sottolineiamo l’importanza dello stress sulle patologie tiroidee in genere e in quelle mediate da un meccanismo autoimmune in particolare.

Come mai lo stress agisce sulla tiroide? Ricordiamoci che la tiroide è coinvolta nel complesso funzionamento del sistema neuroendocrino, che è l’albero di trasmissione di tutte le stimolazioni che dal centro (sistema nervoso centrale) passano alla periferia. Anche attraverso la tiroide passano e si scaricano sollecitazioni continue che, se gravi o ripetute e croniche, ne possono alterare il funzionamento. A Napoli, ricordiamo tutti che in occasione del terremoto dell’Ottanta vi fu una evidente impennata di casi con disturbi tiroidei, sollecitati possiamo dire dall’evento stressante “terremoto”. Viceversa un funzionamento squilibrato della tiroide per altri motivi può creare problemi di funzionamento psichico, come sovraeccitamento nel caso dell’ipertiroidismo e apatia/letargia nel caso dell’ipotiroidismo. Tali alterazioni psichiche possono riguardare spesso le persone più anziane nelle quali il decorso lento e progressivo rende spesso più tardivo il riconoscimento e la cura della patologia tiroidea.

Una volta individuati questi problemi che cosa si fa? Si segnalano allo specialista endocrinologo, direttamente o meglio attraverso l’aiuto del proprio medico curante, per cui verrà indicata una serie di accertamenti molto semplici, come un prelievo di sangue e l’ecografia, per stabilire in modo certo se vi è o meno una qualche alterazione della tiroide.

Quali le terapie consigliate? Se la tiroide presenta noduli senza associata iperfunzione, oppure funziona troppo poco, sono indicati come terapia gli ormoni tiroidei, con differenti dosaggi a seconda dei casi, per ottenere o il contenimento della crescita dei noduli o la correzione della diminuzione dei livelli ormonali nel sangue. Se invece la tiroide funziona troppo, è necessario utilizzare farmaci che ne riducano l’attività, bloccando il meccanismo di formazione degli ormoni all’interno della tiroide. In alcuni casi, e in tutti quelli di neoplasia maligna, è necessario ricorrere invece all’intervento chirurgico. Una terapia con iodio radioattivo si può praticare in caso di iperfunzione tiroidea, come alternativa all’intervento chirurgico, oppure va effettuata sempre in caso di tumore maligno della tiroide, come complemento della terapia ablativa effettuata con l’intervento chirurgico. In caso di gozzo semplice, va invece raccomandato l’uso del sale iodato, specie nelle adolescenti e, ancora maggiormente, nelle gravide e nelle puerpere, per permettere i fisiologici adattamenti funzionali della tiroide, necessari anche al buon andamento della gravidanza e allo sviluppo del bambino.

Quali sono le controindicazioni per le terapie con gli ormoni tiroidei? Durante la gravidanza, l’allattamento e la menopausa, le terapie con gli ormoni tiroidei non sono controindicate, ma vanno attentamente controllate e seguite dallo specialista. Analogamente, non c’è una controindicazione assoluta per i farmaci antitiroidei in gravidanza e in allattamento, perché l’ipertiroidismo deve essere comunque corretto, ma il monitoraggio delle pazienti deve essere effettuato con particolare competenza. Effetti collaterali sono possibili, come le allergie o le intolleranze gastriche ed epatiche causate dai farmaci che “spengono” la tiroide (antitiroidei); oppure sono possibili effetti: sulla frequenza cardiaca, la perdita di calcio dalle ossa (osteoporosi), l’ansia e il nervosismo.

Ancora in questi casi è importante il monitoraggio attento dello specialista che consiglierà i dosaggi più opportuni e i controlli clinici e di laboratorio più opportuni, per riconoscere e prevenire l’insorgenza di tali problemi.

Vi è qualcosa da fare per prevenire i disturbi della tiroide? A parte ogni inevitabile discorso relativo all’acquisizione di uno stile di vita senza eccessivi stress, soprattutto stress cronici, associato a un dieta equilibrata; a proposito di tiroide si può fare in particolare qualcosa di più specifico e di semplice, ma che è tuttavia ancora poco diffuso: l’uso del sale iodato nell’alimentazione. Lo iodio è l’elemento essenziale perché la tiroide possa produrre i suoi ormoni. La carenza di iodio è la principale causa di patologia tiroidea in tutto il mondo. La Campania ad esempio, come tutto il territorio nazionale, è caratterizzata da una modica carenza di iodio. Lo iodio è contenuto in molti alimenti di derivazione marina ed è inoltre facilmente disponibile sotto forma di sale iodato, cioè con aggiunta di iodio, che si può acquistare anche nei supermercati. Recentemente sono state condotte campagne di informazione per favorire l’uso del sale iodato allo scopo di limitare l’insorgenza del gozzo, in associazione a screening su campioni di ragazzi in età puberale, per la diagnosi precoce e la stima delle prevalenza delle patologie tiroidee.

E le tiroiditi autoimmuni che cosa sono? È già stato ricordato come spesso nel sangue siano presenti anticorpi particolari, che invece di proteggere l’organismo ne attaccano delle parti. È questo il caso delle tiroiditi autoimmuni. Come è stato già detto le tiroiditi colpiscono preferenzialmente il sesso femminile, con un rapporto femmine/maschi di 8 a 1. Le domande frequenti sono: come si formano gli anticorpi contro la tiroide? La tiroide può guarire? Si possono danneggiare altri organi? La risposta alla prima domanda si rifà alla predisposizione del sesso femminile alle patologie autoimmuni, cioè legate alla formazione di anticorpi diretti erroneamente verso organi propri, delle quali le tiroiditi sono un esempio. La spiegazione è molto complessa, in parte ancora non completamente conosciuta, e risiede in alterazioni del sistema immunitario con una sorta di iperattività delle risposte immunitarie. Queste patologie generalmente non guariscono mai completamente, ma spesso possono avere delle fasi, anche lunghe, in cui non si manifestano. Gli anticorpi diretti verso la tiroide colpiscono solo ed esclusivamente la tiroide, senza danneggiare altri organi. Tuttavia possono coesistere altre forme di anticorpi diretti verso altri organi, come differente espressione della stessa alterazione del sistema immunitario, con patologie diverse a carico di altri organi endocrini e comunque altre parti del corpo, come il Lupus, l’artrite reumatoide o il diabete insulino-dipendente.

Come si diagnosticano, quali effetti hanno e come si curano le tiroiditi autoimmuni? La patologia autoimmune si manifesta con ipotiroidismo, ipertiroidismo o anche semplicemente con modificazione del volume della tiroide e/o formazione di noduli. Alterazioni anche minime della funzione tiroidea causate dagli anticorpi possono indurre disturbi del ciclo femminile, della fertilità, con abortività anche ripetuta, e incidere sullo sviluppo del feto, che nelle primissime fasi è largamente dipendente dalla tiroide della madre. Ed è ancora meno noto che tra le patologie autoimmuni associate alle tiroiditi si riscontra, con relativa maggiore frequenza, la malattia celiaca, una intolleranza al glutine che nel bambino dà luogo ad una grave forma di malassorbimento. È quindi utile in caso di tiroidite operare una terapia appropriata, che varia a seconda del disturbo della funzione tiroidea associato o meno alla tiroidite, con periodici controlli della funzionalità tiroidea.

Una patologia della tiroide è fattore di rischio per quali altre patologie? Cuore, ossa, peso corporeo, attività ciclica ovarica e attività del sistema nervoso, centrale e periferico, sono comuni bersagli preferenziali del cattivo funzionamento della tiroide. Particolare attenzione va posta nella valutazione della funzionalità cardiaca, dell’osteoporosi, della composizione corporea, ricordando che interagendo la tiroide con ogni struttura dell’organismo, l’esame clinico per valutare patologie associate deve essere particolarmente accurato.

Non si può non ribadire ancora che il corretto uso del sale iodato costituisce il cardine per la prevenzione delle patologie tiroidee. Infatti, nonostante le molteplici campagne di informazione condotte su tutto il territorio nazionale, il messaggio non sembra aver raggiunto sufficientemente la popolazione. Uno studio recentemente condotto presso il Dipartimento di Ostetricia e Ginecologia dell’Università Federico II di Napoli, su di un campione di donne gravide, ha dimostrato che anche e soprattutto in questa delicata fase della vita della donna esistono e persistono pregiudizi legati all’assunzione del sale iodato. Si è verificato infatti come ad esempio il consiglio appropriato, dato alle donne in gravi danza, di limitare l’uso del sale nell’alimentazione, fosse inappropriatamente recepito dalle pazienti ed esteso anche alla limitazioneabolizione di quello iodato. Ancora in tema di rapporti tiroide-iodio, ma sul versante opposto dell’eccesso di iodio, è sempre utile ricordare come l’amiodarone, un utilissimo farmaco antiaritmico, porta nella sua molecola una grande quantità di iodio che, a sua volta, può anche danneggiare la tiroide. Pertanto, frequenti controlli tiroidei devono essere consigliati a chi assume questo farmaco, specialmente nelle nostre regioni, dove la modica carenza di iodio rende le tiroidi più vulnerabili all’eccessivo carico di iodio indotto dall’amiodarone. Analogamente bisogna segnalare che alcuni preparati, utilizzati a scopo dimagrante, contengono iodio o addirittura ormoni tiroidei, con importanti ripercussioni sulla tiroide, delle quali gli utenti, più spesso donne, non sono assolutamente a conoscenza. Infine è appropriato consigliare a tutte le donne uno screening della funzione tiroidea con un prelievo di sangue, specie in presenza di fattori di rischio associati, o in particolari fasi della vita come la gravidanza e la menopausa. In fondo si può dire, parafrasando uno degli slogan utilizzati per la campagna di prevenzione del gozzo con il sale iodato: “con un pizzico di salute, anzi di sangue, si possono riconoscere e prevenire tanti problemi”.

Tutte la malattie tiroidee una volta correttamente identificate e curate nei tempi opportuni non portano a conseguenze cliniche rilevanti. L’ipotiroidismo si corregge agevolmente con l’ormone tiroideo. Devono per questo essere usati farmaci certificati, mentre vanno evitati estratti o prodotti con contenuto di ormoni non assicurato. L’ipertiroidismo può essere corretto con farmaci che bloccano la produzione ormonale o con terapia radiometabolica con 131. Il gozzo nodulare è quasi sempre benigno e necessita solo di regolari controlli nel tempo. I noduli che sono sospetti per neoplasia richiedono l’intervento chirurgico. Fortunatamente al giorno d’oggi in molti casi le metodiche mini-invasive risolvono la patologia in fase precoce. I noduli maligni della tiroide sono rari (circa 3-5% di tutti i noduli tiroidei) e una volta diagnosticati possono essere curati mediante tiroidectomia o tiroidectomia associata alla terapia radio metabolica con 131. La diagnostica dei noduli tiroidei è oggi effettuata ampiamente mediante ecografia. Va sottolineato però che gli esami ecografici “a tappeto” non devono rappresentare uno strumento di diagnosi indiscriminata di patologia tiroidea vista la bassa percentuale di tumori maligni.

Uno screening universale ecografico può creare inutili preoccupazioni e pertanto si raccomanda un utilizzo mirato. La scintigrafia tiroidea, anche se meno usata che in passato, rimane uno strumento importante nella diagnostica dell’ipertiroidismo da gozzo nodulare o da nodulo “caldo”. E’ compito dello specialista selezionare quei casi che richiedano un approfondimento diagnostico e terapie specifiche.

PERCHE’ PARLARE DI TIROIDE ? La tiroide svolge un ruolo fondamentale nell’arco di tutta la vita da prima della nascita alla terza età per lo sviluppo del sistema nervoso, la funzione cardiovascolare e il metabolismo. Le malattie tiroidee sono di frequente riscontro soprattutto nelle donne, ma fortunatamente la maggior parte di esse possono essere prevenute e curate nelle fasi iniziali.

PERCHE’ PARLARE DELLA TIROIDE NELL’ADULTO E NELL’ANZIANO? Le patologie tiroidee sono piuttosto frequenti negli adulti e negli anziani. I noduli tiroidei sono palpabili nel 5 % dei soggetti, ma noduli di piccole dimensioni, rilevabili con l’esame ecografico, sono presenti nel 50-60% della popolazione generale in particolare nelle aree iodocarenti, con una prevalenza che aumenta con l’età. La frequenza dell’ipotiroidismo, cioè la ridotta produzione di ormoni tiroidei, aumenta con l’età specie nel genere femminile. Un ipotiroidismo lieve si riscontra infatti in quasi 1 donna su 10 oltre i 60 anni. L’ipertiroidismo, cioè l’eccessiva produzione di ormoni tiroidei, colpisce fino al 2% elle donne nella sua forma clinicamente manifesta, ma la prevalenza delle forme più lievi è del 4-6 %. L’ ipertiroidismo può avere un’origine autoimmune (morbo di Basedow) ed in questo caso colpisce soprattutto le donne in età giovane/adulta. Può essere causato anche da noduli tiroidei iperfunzionanti e in questo caso interessa una popolazione più anziana, sia maschile che femminile.

In Italia sono più di 6 milioni le persone con un problema alla tiroide e oltre il 15% della popolazione anziana presenta disfunzioni a questa ghiandola. Per prevenire e curare le malattie della tiroide, quindi, occorre iniziare fin da piccoli ed è per questo che il progetto promosso dall’Istituto Superiore Sanità, società endocrinologiche e pazienti “Iodoprofilassi nelle scuole” è stato approvato per il triennio 2016- 2019. La tiroide – ha spiegato Paolo Vitti, Presidente Eletto della Società Italiana di Endocrinologia (SIE) – svolge un ruolo fondamentale nell’arco di tutta la vita, da prima della nascita alla terza età in quanto regola, grazie agli ormoni che produce, importanti processi quali lo sviluppo neuropsichico e l’accrescimento somatico nell’età evolutiva, mentre in tutte le età è fondamentale per la funzione cardiovascolare, il metabolismo basale, lipidico, glucidico e osseo. Ma non solo, la tiroide – come se fosse una centralina di controllo – influenza la fertilità, il ritmo cardiaco, la forza muscolare e molto altro. Quest’anno le iniziative collegate alla Giornata sono promosse in Italia da tutte le Società Scientifiche coinvolte, quali: Associazione Italiana della Tiroide (AIT), Società Italiana di Endocrinologia (SIE), Associazione Medici Endocrinologi (AME), Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica (SIEDP), Associazione Italiana Medici Nucleari (AIMN), Club delle Unità di Endocrino Chirurgia (Club UEC) e Società Italiana di Endocrino-Chirurgia (SIEC) con il supporto del Comitato delle Associazioni dei Pazienti Endocrini (CAPE) e dell’Istituto Superiore Sanità (ISS) e con la sponsorizzazione della European Thyroid Association (ETA). In tutte le fasi della vita la causa più frequente di patologia tiroidea – ha continuato Antonella Olivieri, Responsabile Scientifico Osservatorio Nazionale per il Monitoraggio della Iodoprofilassi in Italia (OSNAMI), Istituto Superiore di Sanità – è la carenza nutrizionale di iodio. Il programma nazionale di prevenzione della carenza iodica è stato attivato nel 2005 con la legge n. 55, che prevede la vendita obbligatoria di sale iodato in tutti i punti vendita, nonché il suo utilizzo nella ristorazione collettiva e nell’industria alimentare. Anche se questo ha certamente portato un miglioramento dello stato nutrizionale iodico della popolazione negli ultimi 10 anni, i dati dell’Osservatorio OSNAMI mostrano chiaramente che la percentuale di sale iodato venduto in Italia è ancora ben al di sotto del 90% indicato dall’OMS come ottimale. Proprio per incrementare l’informazione su questo importante tema di salute pubblica è in corso di formalizzazione un Protocollo di Intesa, per il triennio 2016-2019, tra il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR) e Istituto Superiore di Sanità (ISS), Associazione Medici Endocrinologi (AME), Società Italiana di Endocrinologia (SIE), Associazione Italiana della Tiroide (AIT), Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica (SIEDP) e Comitato delle Associazioni dei Pazienti Endocrini (CAPE) che prevede un progetto formativo dal nome “Progetto iodoprofilassi per le scuole” rivolto a tutte le scuole primarie e secondarie di primo grado italiane. L’obiettivo – ha detto Antonella Olivieri – è quello di consentire la formazione degli insegnanti sulla prevenzione dei disordini da carenza iodica, affinché trasferiscano le informazioni ai loro studenti e attraverso i ragazzi alle loro famiglie. Siamo fiduciosi che questo progetto possa avere un forte impatto sulla salute pubblica e porterà alla riduzione delle patologie correlate alla carenza nutrizionale di iodio. Nei bambini, l’ipotiroidismo, condizione in cui la tiroide funziona poco, può essere congenito, cioè causato dalla mancata o incompleta formazione della tiroide durante la vita intrauterina. – ha spiegato Mohamad Maghnie, Past President Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica (SIEDP) – Con l’avvento dello screening neonatale, obbligatorio per legge dal 1992, la diagnosi di ipotiroidismo congenito è molto precoce e il tempestivo avvio della terapia sostitutiva a base di levotiroxina, neutralizza i danni allo sviluppo dell’encefalo tipici di questa condizione, un tempo conosciuta con il nome di cretinismo endemico. Proprio perché la tiroide del nascituro comincia a produrre ormoni solo intorno alla 12^ settimana di gravidanza, è molto importante che le future mamme garantiscano un adeguato apporto di iodio per se stesse e per il bambino. Una carenza nutrizionale di questo microelemento può comportare, infatti, un forte impatto negativo sullo sviluppo neurologico e neurocognitivo del nascituro. In gravidanza, quindi, è ancor più raccomandato l’uso del sale iodato, potendo ricorrere anche a specifici integratori di iodio. Con l’avanzare degli anni le disfunzioni della tiroide aumentano. – ha continuato Rinaldo Guglielmi, Presidente Associazione Medici Endocrinologi (AME) – Nella terza età, infatti, la percentuale dei pazienti affetti disfunzioni della tiroide sfiora il 15% ed è necessaria una diagnosi tempestiva e una rapida correzione farmacologica, poiché tali disfunzioni, proprio nei pazienti più anziani, hanno un’importante influenza sul benessere generale e soprattutto sull’equilibrio cardiovascolare. Inoltre, le comorbilità e le complesse terapie farmacologiche negli anziani, possono rendere ancora più complesso e meno tipico il quadro clinico e quindi meno facile la diagnosi. Benché le Società Scientifiche non abbiano raggiunto una visione univoca sullo screening universale della funzione tiroidea negli anziani, gli specialisti consigliano il dosaggio del solo TSH in soggetti che presentano sintomi, rimandando le indagini più approfondite ai casi in cui il TSH risulti alterato. Fortunatamente – ha chiarito Rocco Bellantone, Direttore Chirurgia Endocrina e Metabolica del Policlinico Gemelli” di Roma – la maggior parte delle patologie della tiroide non necessità di intervento chirurgico ma, quando necessario, con la MIVAT (Minimally invasive video assisted throidectomy) è possibile operare endoscopicamente effettuando un taglio di soli 2 centimetri e praticamente annullando il dolore. Inoltre ci si sta indirizzando sempre più su interventi mini invasivi togliendo solo meta della tiroide salvando una residua funzionalità tiroidea che sappiamo essere importante. Le attuali richieste dei pazienti – ha commentato Paola Polano, Presidente C.A.P.E. Comitato delle Associazioni dei Pazienti Endocrini – corrispondono al ruolo che è oggi riconosciuto ai pazienti dalla nuova medicina di precisione o personalizzata basata sulle differenze individuali, sulla variabilità genetica, su quella derivante dall’ambiente, dallo stile di vita e addirittura dalla personalità dei singoli individui e che consente oggi al paziente di partecipare attivamente al proprio percorso terapeutico collaborando con tutti i professionisti coinvolti e contribuendo ad arricchire le conoscenze della comunità scientifica in modo proattivo. La Giornata Mondiale della Tiroide – ha concluso Furio Pacini, Presidente European Thyroid Association (ETA) – coincide con il 30^ anniversario dell’incidente nucleare di Chernobyl in Ucraina del 1986. È quindi evidente come in questa occasione non si possa non ricordare quell’evento e le ripercussioni sanitarie che ha avuto sulle popolazioni colpite. La principale conseguenza dell’incidente è stata l’impressionante aumento dei casi di carcinoma tiroideo soprattutto nei bambini e negli adolescenti dovuto all’assunzione di cibo contaminato da iodio radioattivo che viene assorbito dalla tiroide al posto dello iodio normale e causa lesioni che innescano la formazione tumorale. Inoltre, nei paesi colpiti dalla tragedia, le popolazioni erano in uno stato di carenza alimentare di iodio che ha comportato un assorbimento dell’elemento radioattivo molto elevato: questo incidente ci ha insegnato come la profilassi iodica della popolazione non solo è benefica per un normale sviluppo fisico e mentale, ma rappresenta anche un fattore fondamentale nella prevenzione dei danni indotti da radiazioni ionizzanti sulla tiroide”: Molte delle attività della Settimana e della giornata Mondiale della tiroide sono state rese possibili grazie ad un contributo non condizionato di IBSA Farmaceutici Italia, Bracco, Merck, Sanofi Genzyme, Esaote e Italkali.

Nei bambini può determinare ritardi nella crescita e nello sviluppo intellettuale, nell’adulto può causare una serie di sintomi quali stanchezza, scarsa capacità di tollerare il freddo, difficoltà di concentrazione, palpitazioni e insonnia. Stiamo parlando della tiroide, una ghiandola molto importante per il nostro organismo, ma troppo spesso ignorata e sottovalutata. Eppure è responsabile di una serie di funzioni vitali per il nostro organismo, come la regolazione del metabolismo, il controllo del ritmo cardiaco e lo sviluppo del sistema nervoso. “La tiroide dal bambino all’anziano” è il tema della Settimana mondiale della tiroide 2016, in programma dal 23 al 27 maggio.

Per l’occasione in tutta Italia saranno organizzate diverse iniziative di screening e incontri informativi sulle patologie tiroidee. L’insorgenza di alcuni tipi di disfunzioni tiroidee può essere prevenuta attraverso l’integrazione della nostra alimentazione con il sale arricchito con iodio, tenendo 14 marzo 2016 conto che la maggior parte del nostro Paese è iodocarente. Una conseguenza di questo è la patologia nodulare tiroidea.

I noduli tiroidei sono palpabili nel 5% dei soggetti, ma noduli di piccoli dimensioni, rilevabili con l’esame ecografico, sono presenti nel 50-60% della popolazione generale. Nella dieta salva-tiroide sono compresi anche alcuni alimenti ricchi di iodio, quali pesce di mare, crostacei, uova, carne, latte, formaggi, cereali. “L’Organizzazione mondiale della sanità raccomanda un apporto giornaliero di iodio pari a 150 µg. negli adulti. Per i bambini fino a 6 anni questo fabbisogno è di 90 µg, 120 µg nei ragazzi in età scolare – spiega Paolo Vitti, presidente eletto della Società italiana di endocrinologia (Sie) – Purtroppo, le quantità di iodio presenti nella maggior parte dei cibi e bevande sono basse.

La iodoprofilassi, mira al raggiungimento dei 150µg di iodio giornaliero in media per un adulto. È quindi necessario che l’alimentazione sia quanto più possibile varia, e che preveda un’integrazione di iodio adeguata mediante l’uso costante del sale arricchito con iodio, in modo da raggiungere la quantità di 150µg raccomandata dall’Oms. Lo iodio è un micronutriente essenziale per il corretto funzionamento della tiroide – continua – in quanto costituente principale degli ormoni tiroidei.

La carenza iodica è soprattutto da evitare nelle donne in gravidanza e nei bambini, in quanto un deficit anche lieve di ormoni tiroidei causato dalla carenza iodica può provocare difetti di sviluppo del cervello nel feto e nel neonato”. Per maggiori informazioni sulle iniziative della settimana mondiale della tiroide è possibile consultare il sito www.settimanamondialedellatiroide.it e la pagina facebook dedicata “Settimana mondiale della tiroide”, entrambi attivi da fine marzo.

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