Tiziana Cantone, nessun reato per i 5 accusati di aver diffuso i video

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Tutti scagionati i cinque ragazzi accusati di aver istigato al suicidio Tiziana Cantone, la 31enne di Mugnano, in provincia di Napoli, che il 13 settembre si è tolta la vita dopo essere finita nel tritacarne per un video porno che la vedevano protagonista. Il gip di Napoli Tommaso Perrella ha archiviato la posizione dei cinque, indagati come responsabili di aver messo sulweb sei video girati daTiziana.

Esce di scena anche il padre di uno di loro, intestatario di una scheda sim. Il giudice ha disposto che venga fatto un supplemento di indagini sul legale rappresentante di Facebook per una ipotesi di violazione della privacy, in quanto non avrebbe tempestivamente cancellato le pagine sul social con il link che rinviavano ai video, nonostante la ragazza avesse chiesto, con una procedura d’urgenza al Tribunale civile di Napoli, il diritto all’oblio. Nel novembre scorso era stata la Procura di Napoli a presentare istanza di archiviazione al gip per i ragazzi cui Tiziana aveva inviato i suoi video hot. Il gip però decise di non pronunciarsi e di fissare un’udienza, celebratasi il 7 aprile scorso, in cui sentire tutte le parti in causa. La Procura, rappresentata dal sostituto

Valeria Fico, ha depositato atti di indagine provenienti dalla Procura di Napoli Nord, dove è aperto sulla vicenda di Tiziana un altro fascicolo, senza indagati, peristigazione al suicidio, mentre l’avvocato della madre della ragazza, Giuseppe Marazzita, che solo qualche mese fa ha sollecitato il Gip perché respingesse l’archiviazione e ordinasse alla Procura di proseguire le indagini.

La procura partenopea non ha trovato elementi che dimostrassero la responsabilità degli indagati ma ha invece aperto un altro fascicolo per calunnia a carico dell’ex fidanzato di Tiziana, Sergio Di Palo, ipotizzando che fosse stato lui a convincere la ragazza a indicare i querelati come i responsabili della diffusione dei video.

Amareggiata la madre di Tiziana, che ha attaccato la magistratura. «Se mia figlia è morta la colpa è dei magistrati che non hanno fatto il loro dovere – ha detto, – in particolare del pm che per primo ha indagato». Il quale, oggi procuratore aggiunto a Santa Maria Capua Vetere, ha replicato: «Mi riservo solo di valutare con i miei legali se presentare querela per diffamazione dopo che avrò letto le dichiarazioni».

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