Tolentino, trovato un corpo nella scarpata: forse è Renata Rapposelli, la pittrice scomparsa

L’ipotesi che la vittima sia Renata Rapposelli, la donna scomparsa il 9 ottobre, è respinta per il momento dai Carabinieri, che precisano che non è possibile “nessun accostamento con la pittrice”. Si attendono però le analisi medico-legali.

Nella giornata di venerdì è stato ritrovato il corpo senza vita di una donna in una scarpata a Tolentino in provincia di Macerata. Stando a quanto è emerso, si tratterebbe del corpo di una donna e molto probabilmente potrebbe trattarsi di Renata Rapposelli, ovvero la pittrice scomparsa lo scorso 9 ottobre scorso. Riguardo il caso della donna in questione, ovvero Renata Rapposelli, risultano indagati l’ex marito ed il figlio accusati di concorso in omicidio e occultamento di cadavere.

La donna ritrovata a Tolentino indossava delle scarpe da ginnastica, dei pantaloni maculati e aveva anche una giacchetta di colore scuro; gli abiti che abbiamo appena descritto, sembrerebbero compatibili con quelli della pittrice. In effetti al momento della scomparsa Renata indossava una giacca scura, dei pantaloni leopardati, scarpe da ginnastica e una grande borsa bianca e nera, ed aveva anche una collanina con il Tao al collo. La procura nei giorni scorsi aveva aperto un fascicolo per omicidio in seguito alla scorsa di Renata.

Ovviamente bisognerà effettuare delle analisi sul corpo ritrovato che dovrà confermare o meno se si tratta di Renata. Nel frattempo, le persone vicine alla donna potranno dire se gli oggetti trovati appartengono in realtà alla donna scomparsa. Come abbiamo già anticipato, bisognerà attendere l’esame del dna per avere l’assoluta certezza che il cadavere trovato sia quella della 64enne scomparsa. Il primo esame effettuato sul corpo della donna ritrovato nella scarpata di Tolentino sembra che abbia molti particolari in comune con i dettagli di Renata, ma gli inquirenti raccomandano prudenza, visto che il corpo è stato sottoposto alle intemperie per tanti giorni, è molto deteriorato e rende dunque difficile dare delle indicazioni certe.

MI stanno arrivando informazioni sul ritrovamento, ma non posso dire di più perché ieri pomeriggio la procura mi ha dato divieto di parlare”, ha riferito Simone, il figlio di Renata. Inoltre, il luogo del rinvenimento è distante dalla statale 16 che l’ex marito della pittrice dice di aver percorso fino a Loreto. “Renata la era qui in farmacia il pomeriggio del 9, erano circa le 17. La ricordo bene. Ha comprato un farmaco di cui aveva assolutamente bisogno”, ha intanto raccontato una testimone, ovvero la farmacista di Tortoreto Lido in provincia di Teramo alle telecamere di Quarto grado e ascoltata soltanto lo scorso 10 novembre dai carabinieri.

Padre e figlio sin dall’inizio hanno raccontato che Renata avrebbe preso il treno che arriva alle 13.05 a Giulianova. Dopo alcuni minuti sarebbe arrivata a casa dei due uomini; li avrebbe trascorso 15-20 minuti e poi Giuseppe l’avrebbe accompagnata a Loreto su richiesta della donna che voleva andare a pregare al Santuario. Nessuno però nel complesso residenziale di via Galilei pare abbia visto arrivare la donna, ne i vicini pare abbiano sentito le grida della lite raccontata da padre e figlio.

Cronaca ultime notizie: Renata Rapposelli, testimonianza dei vicini determinante?

Ancora nessuna traccia di Renata Rapposelli, la pittrice scomparsa da Ancona il 9 ottobre scorso. I carabinieri stanno indagando sull’ipotesi di omicidio e occultamento di cadavere, ai danni del figlio e dell’ex marito della donna. Stando alla testimonianza del giovane, i rapporti con la madre si erano rotti da tempo e, in seguito alla separazione, egli era andato a vivere con suo padre. Ascoltati più volte dagli inquirenti, i due sospettati si sono difesi sostenendo che Renata, da tempo, soffriva di una forte crisi depressiva; labile stato mentale che l’avrebbe portata ad avvicinarasi in modo morboso alla religione e al mondo dell’esorcismo.

Cronaca ultime notizie: le indagini del RIS di Roma

La scorsa settimana, i carabinieri del RIS di Roma hanno sequestrato l’appartamento abitato da Simone e Giuseppe Santoleri (il figlio e l’ex marito), dove Renata si era recata per una breve visita, in seguito alla quale era nato l’ennesimo diverbio per ragioni economiche. Non sono state trovate tracce di alcun tipo, nè elementi utili all’accusa.

La donna ha raccontato di aver sentito, la sera del 9 ottobre, forti rumori provenire dall’appartamento accanto, momentaneamente disabitato e utilizzato come magazzino. I locali condominiali sarebbero limitrofi all’appartamento di Simone e Giuseppe e facilmente raggiungibili attraverso una grata.

Nel caso in cui, in quelle stanze, venissero rinvenute tracce biologiche della pittrice scomparsa, la posizione degli indagati si aggraverebbe ulteriormente e non ci sarebbe più dubbio sull’ipotesi di omicidio.

Cronaca ultime notizie: l’ultimo litigio

Gli indagati, difesi dagli avvocati Alessandro Angelozzi di Ascoli e Gianluca Carradori, hanno sempre sostenuto che Renata, dopo il litigio, era stata accompagnata da Giuseppe fino a Loreto, dove la donna aveva chiesto di scendere dall’auto, intenzionata a proseguire a piedi.

Da quel momento nessuno l’ha più vista, nè sentita. Gli inquirenti continuano a lavorare sull’analisi dell’auto dell’uomo, ripulita e riparata, guarda caso, alcuni giorno dopo la scomparsa di Renata. Giuseppe l’ha davvero fatta scendere dall’auto, o è stato colpito da un raptus omicida, infastidito dall’ennesima richiesta di denaro?

Tecniche Forensi per riconoscere il cadavere

In concomitanza con ogni singola esumazione è stata eseguita un’indagine mirata a rilevare la capacità di identificare i siti di deposizione alle diverse epoche di esumazione. Il grado di visibilità è stato valutato in maniera semiquantitativa, da 0 a +++; + indica la presenza di una disomogeneità di terreno, in assenza di una chiara definizione del sito, ++ la presenza di una chiara area di deposizione, ove però i margini non sono più riconoscibili: con +++ si indica il caso in cui la fossa sia pienamente visibile.
Di seguito sono riportate le immagini ed i giudizi di visibilità su ogni deposizione alle diverse esumazioni.
Nel dettaglio, per quanto riguarda l’area A, il sito è sempre stato chiaramente visibile durante tutto il periodo della sperimentazione; la morfologia del terreno ed il perimetro dello scavo erano riconoscibili fino all’ultima esumazione.
Nell’area B invece si è assistito ad una variazione del grado di visibilità della fossa con il passare del tempo; in particolare, nei primi mesi dopo il seppellimento, il sito di deposizione era ancora ben riconoscibile: successivamente, dal mese di settembre in poi, la caduta delle foglie ha coperto l’area di scavo ed ha impedito di identificare con certezza il sito, se non dopo rimozione dello strato superficiale di copertura vegetale. La presenza di una generale anomalia nel terreno era riconoscibile, seppur con difficoltà, nelle esumazioni effettuate nei periodi estivi (Tab. 5.1), in cui la scomparsa dello strato di copertura permetteva di nuovo la visibilità della superficie.

Analisi botaniche

La sepoltura ha portato, come previsto, alla completa distruzione della copertura vegetale. La ripresa è stata molto lenta per ogni zona per tutta l’estate e fino l’inizio dell’autunno. Durante questo periodo, anche il plot di controllo indisturbato ha mostrato una regressione importante della copertura vegetale riguardante sia il numero delle specie che il numero complessivo di contatti nel plot, in diminuzione di 3 specie e di 13 contatti. Ciò è dovuto alla scomparsa di specie annuali durante i mesi più secchi.
Un recupero quantitativo è iniziato a novembre ed è accelerato da marzo. Alla fine del processo, il numero di specie ha raggiunto di nuovo ad ogni plot valori pre-disturbo, d’altra parte, il numero di contatti, rappresentativi della copertura vegetale in generale, non si è ripreso dall’azione del disturbo.

Il numero di specie della plot indisturbato di controllo è stato significativamente superiore a quella delle tombe piene. Considerando solo le visite effettuate dopo il ripristino della vegetazione, il numero di specie non ha mostrato alcuna differenza significativa tra controllo, fossa di controllo e fosse riempite, mentre il numero di contatti è stato più elevato per l’indisturbato.
La tendenza stagionale dell’indisturbato, mostra la forte diminuzione di copertura vegetale durante la stagione estiva a causa della scomparsa della specie annuali, molte delle quali (Aira caryophyllea, Vulpia myuros) costituivano una parte importante della comunità. L’originale composizione di specie e la copertura vegetale vengono ricostruite a partire dall’autunno, con una pausa durante i mesi più freddi (gennaio) ed sono completi a partire da marzo.
Dopo la sepoltura, Bromus sterilis, Carex caryophyllea, Euphorbia cyparissias, Tecurium chamaedrys Vulpia myuros e il muschio Schistidium apocarpum erano significativamente più abbondanti sull’indisturbato che sulle fosse. Solo il muschio Hypnum jutlandicum era significativamente più frequente sulla fossa di controllo. Nessuna specie però è significativamente legata alle fosse. Considerando solo le visite dopo il recupero della vegetazione, il risultato non cambia, fatta eccezione per una leggera preferenza di Allium carinatum per la fossa di controllo.
Il quadro generale di abbondanza delle specie ha mostrato molte specie esclusive o preferenziali, due (Hypnum jutlandicum e Cerastium ligusticum) della tomba di controllo e solo uno (Myosotis ramosissima) delle tombe piene, anche se non in modo significativo data la sua bassa frequenza. Questa tendenza non è cambiata considerando solo i campionamenti dopo la ripresa della vegetazione. Teesdalia nudicaulis, Rumex acetosella, Tuberaria guttata formato un gruppo di specie legate a tutti i siti disturbati che è diventato più evidente dopo il ripristino della vegetazione.
Per quanto riguarda la richiesta dei nutrienti, la frequenza più alta è stata raggiunta da specie appartenenti alla classe 2 dell’indice N di Landolt , seguiti da quelli di classe 1 che indica una presenza complessiva di specie oligotrofiche. Specie che richiedono nutrienti (classe 4) non sono presenti sulla fossa di controllo e la loro frequenza è sempre stata inferiore al 10%; specie appartenenti alla classe 5 non appaiono per nulla.
L’indice R di Landolt (pH del suolo) ha mostrato il dominio globale di specie acidofile; l’alto presenza di specie appartenenti alla classe 4 indica un pH leggermente superiore sul controllo indisturbato, almeno a livello di rizosfera.

La comunità indisturbata (controllo) ha mostrato la presenza di una vasta gamma di strategie di sopravvivenza, ma il dominio globale è stata di specie che mostrano una strategia stresstollerante (S) (Carex caryophyllea, Aira caryophyllea, Koeleria pyramidata, Teucrium chamaedrys), tra le specie dominante, solo Vulpia myuros ha mostrato una sostanziale strategia ruderale (R). Le fosse di controllo hanno mostrato un peso crescente di specie prevalentemente ruderali in prossimità o in un angolo R, ad eccezione di Aira caryophyllea; le tombe esposte una trama molto simile, con il ruolo crescente di specie ruderali. Nessun cambiamento è stato osservato tra le posizioni diverse per quanto riguarda la competitività (C) componente competitiva della comunità (Caccianiga et al., 2009).

Geofisica

Di seguito sono esposti i colorgrammi e radargrammi relativi alle diverse buche, acquisiti nei periodi di analisi; viene inoltre riportato uno schema riassuntivo sul grado di identificazione delle anomalie rilevate.
Per ogni maiale sono stati prodotti 3 radargrammi e colorgrammi, che vogliono rappresentare l’individuazione del disturbo dato dal maiale, in tre posizioni:
• una iniziale, relativa al disturbo alla quota più alta all’interno della buca, chiamata start,
• una centrale, relativa al disturbo alla quota intermedia all’interno della buca, chiamata middle,
• una finale, relativa al disturbo alla quota più bassa all’interno della buca, chiamata end. Per ognuna di queste posizioni è stata effettuata una valutazione semiquantitativa del colorgramma espressa con una scala da +++ a 0, a seconda che il segnale del maiale (o del disturbo indotto o dal maiale o dalla buca) risultasse visibile.
I radargramma associati inoltre hanno permesso di dare una collocazione, in sezione, della profondità in cui si trova il disturbo.
Ovviamente le letture vengono restituite in funzione della velocità di propagazione delle onde, applicata di volta in volta per l’analisi di ogni radargramma nei diversi passaggi, durante i 30 mesi del lavoro.

Rilevazioni Geofisiche – Radargrammi e Colorgrammi
Per ogni passaggio del georardar, effettuato nei giorni indicati dalla tabella 5.5, si riportano le tre letture (start, middle ed end) di ogni maiale in ogni zona, la sequenza è in ordine cronologico e ovviamente il numero di maiali e dei relativi colorgrammi e radargrammi, diminuisce all’aumentare del tempo, perché alcune letture sono successive alle esumazioni. In ogni immagine è possibile apprezzare a sinistra il colorgramma e a destra il corrispettivo radargramma, con indicato la quota di rilevamento del segnale.

Esumazione

Di seguito vengono riportati i dettagli relativi alle diverse esumazioni; in particolar modo, l’indagine si è focalizzata sulle modificazioni di profondità osservata rispetto alla quota di esumazione prescelta e sulle caratteristiche morfologiche del fondo sottostante la carcassa. La valutazione del fondo è stata eseguita tramite l’osservazione del grado di impregnazione da parte di liquame putrefattivo e l’assegnazione di un punteggio da 0 a +++. Le valutazioni della profondità sono state effettuate sulla base di una stima generale a partire dalla profondità del sito in corrispondenza della parete, ovvero nella zona più superficiale.

Prima esumazione
Di seguito sono riportate le immagini delle prime esumazioni: il campione 1 nell’area A è stato esumato in data 06.07.09, mentre il campione 7 è stato esumato in data 20.07.09.
Nel corso delle procedure di recupero del campione 1, è stata evidenziata un’ampia infiltrazione del terreno del fondo da parte di liquame putrefattivo, con diffuso distacco di annessi piliferi commisti al terreno.

Il campione 7 ha evidenziato caratteristiche simili: il fondo presentava un elevato grado di contaminazione da parte di liquame putrefattivo, visibile sotto forma di macchia di colore nerastro. Sono inoltre riconoscibili residui di setole, autonomizzate dalla superficie cutanea dei campioni.

Seconda esumazione
Di seguito sono riportate le immagini della seconda fase di esumazioni, che ha interessato il campione 2 nell’area A, esumato in data 14.12.09, ed il campione 11 nell’area B recuperato in data 25.01.10.
Il fondo nell’area A presentava di nuovo una netta area di contaminazione ad opera di liquami putrefattivi nerastri, a contorni sfumati; sul fondo erano presenti setole distaccate, variamente commiste al terreno.

Viceversa, il fondo del sito di deposizione nell’area B presentava al momento dell’esumazione una riduzione del grado di contaminazione da parte dei liquami putrefattivi, con una maggiore omogeneità rispetto al terreno circostante. Il numero di setole presenti era inoltre ridotto rispetto alla prima esumazione.

Terza esumazione
Di seguito sono riportate le immagini della terza fase di esumazioni, che ha interessato il campione 3 nell’area A, esumato in data 21.6.10, ed il campione 8 nell’area B recuperato in data 22.06.10.
Il fondo della fossa del campione 3 continua a presentare una evidente area di contaminazione da parte dei liquami putrefattivi di colore nerastro; il numero di setole presenti è ridotto rispetto alle prime esumazioni, in accordo con la fase di decomposizione avanzata descritta.

Il campione 8 presentava sul fondo una netta riduzione del grado di contaminazione da parte di liquame putrefattivo, e risultava ormai indistinguibile rispetto all’area circostante; non erano riconoscibili setole autonomizzate.

Quarta esumazione
Di seguito sono riportate le immagini della quarta fase di esumazioni, che ha interessato il campione 6 nell’area A, esumato in data 02.5.11, ed il campione 10 nell’area B recuperato in data 31.05.11.
Il fondo del campione A presentava ancora un’area di colorazione nerastra sotto la carcassa, distinguibile dal terreno circostante, nonostante la scheletrizzazione raggiunta dai campioni. Non sono riconoscibili residui di setole.Nel caso dell’area B, non era evidenziabile più alcuna area di contaminazione da parte di liquame putrefattivo, ed il terreno del fondo era indistinguibile per colore e densità a quello circostante. Non erano riconoscibili residui di annessi piliferi.

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