Torino shock, madre accoltella il figlio di cinque anni e si uccide lanciandosi nel vuoto: sotto torchio ex convivente

La tragedia familiare domenica mattina a Torino: la vittima è una donna di origine albanese. L’ex compagno e padre del bambino è stato ascoltato a lungo dagli inquirenti che stanno cercando di ricostruire l’esatta dinamica della tragedia.

Ai vicini di casa ripeteva da mesi sempre la stessa frase: «non ce la faccio più, mi butto…». Parole di sfogo per un passato difficile e un presente incerto, dopo la separazione dal compagno e con la depressione in agguato. Ieri mattina Elida Z., 34enne di origini albanesi, è passata ai fatti, lanciandosi dall’ottavo piano. In casa il figlio di 7 anni, accoltellato più volte dalla donna e sottoposto a un delicato intervento chirurgico che i medici sperano possa salvargli la vita.

Una tragedia annunciata, ma dai contorni ancora da stabilire con certezza: interrogato per molte ore l’ex compagno della donna, un italiano di 54 anni. «Mi perseguitava, diceva che avevo altre donne ma non era vero», le poche parole pronunciate. Quando è arrivato in casa, il bambino – ha sostenuto – era riverso a terra nel sangue e l’ex compagna si era già buttata. La donna – che era seguita dai servizi sociali – era tornata da poco a Torino, dopo essere stata ospite col bimbo di una sorella a Marsiglia. Una parentesi di poche settimane, forse nel tentativo di sottrarsi alle continue liti con l’ex, che negli ultimi mesi avevano portato anche ad alcune denunce. «Sapevamo che in quella casa c’erano dei problemi, qui in zona la conoscevamo tutti», dice una vicina di casa, visibilmente scossa. «Spesso l’avevamo sentita dire che non ce la faceva più, che era disperata, poveretta…».

Ancora una tragedia in Italia, ancora una volta una mamma che uccide il proprio figlio e poi tenta il suicidio. E’ questo quanto accaduto a Torino nella giornata di ieri dove una mamma ha accoltellato il figlio di soli 7 anni e poi si è tolta la vita lanciandosi dal balcone di casa, per motivi ancora sconosciuti. La tragedia è avvenuta nello specifico in un’appartamento a Torino sito in via Bologna, e sembra che al momento della tragedia all’interno dell’abitazione fossero presenti anche l’altro figlio ed il marito. Il bambino al momento si trova in sala operatoria , ricoverato presso l’Ospedale Margherita di Torino, in prognosi riservata; il piccolo è arrivato in condizioni piuttosto critiche, con ferite penetranti all’addome ed al torace ed alcune ferite alle mani, come se avessi tentato di difendersi. Le sue condizioni si salute sono ritenute molto gravi ma secondo quanto riferito dai medici non sarebbe in pericolo di vita.“Qui in zona la conoscevamo tutti, sapevamo che in quella casa c’erano dei problemi”, hanno dichiarato alcuni vicini della donna, una giovane 34enne di origini albanesi che nella mattinata di ieri ha accoltellato il figlio di 7 anni, ferendolo in modo piuttosto grave.

Subito dopo aver colpito il figlio, la donna si è è tolta la vita lanciandosi dal balcone di casa a Torino. “Spesso l’avevamo sentita dire che non ce la faceva più. Diceva “io mio butto, mi butto“. Certo nessuno si aspettava che l’avrebbe fatto davvero…”, ha aggiunto ancora una vicina di casa della famiglia. Secondo quanto riferito, sembra che la donna soffrisse di depressione e nel’ultimo periodo sembra che non andasse più d’accordo con il marito; sembra che quest’ultimo avesse deciso di lasciare la moglie che non ha accettato la fine della storia d’amore. L’uomo sembra avesse anche denunciato la donna per stalking nei confronti della nuova compagna dell’uomo e per questo motivo la donna di origini albanese era seguita dai servizi sociali.

La polizia, che indaga sull’accaduto, sta ascoltando l’ex compagno della donna in questura: “Le avevo lasciato casa, speravo bastasse a tranquillizzarla, e invece no…”, è quanto ha riferito. “Lei mi perseguitava da tempo, non aveva pace”, ha aggiunto. La polizia sta anche sentendo i vicini di casa della donna che , come abbiamo anticipato, hanno riferito di essere a conoscenza del fatto che in famiglia ci fossero dei problemi. Sotto shock l’altro figlio della donna, che come anticipato al momento della tragedia si trovava all’interno dell’appartamento.Una tragedia in qualche modo annunciata, dunque, questa accaduta a Torino nella giornata di ieri. La donna, dopo aver colpito il figlio, sembra che abbia ripetuto più volte “Non ce la faccio più, mi butto”, lanciandosi dal balcone.

Parlare di madri che uccidono, implica l’assunzione di una nuova prospettiva che contrasta con ’immagine collettiva di madre accogliente, dedita totalmente alla prole e priva di tendenze violente. Eppure la cronaca ci pone sempre più spesso di fronte a casi di madri assassine, evidenziando un fenomeno in costante aumento. A questo dato si aggiungono i casi in cui la depressione materna non sfocia in tragedia ma mina gravemente lo sviluppo del bambino e l’equilibrio familiare. Ma come avviene? Come si trasforma una madre in assassina? Le motivazioni che spingono una donna a togliere la vita al proprio figlio sono molteplici. Talvolta la nascita di un bambino non dona alla madre quella felicità che secondo il nostro immaginario dovrebbe sperimentare, può invece sentirsi triste, rabbiosa, inadatta al ruolo di madre. Le motivazioni alla base del comportamento figlicida, implicano:

• patologia conclamata; • forte ambivalenza verso il figlio • maltrattamento causato da irritabilità o sfinimento che sfocia accidentalmente in omicidio • eutanasia o altruismo • vendetta verso altri, generalmente il partner • rifiuto del bambino perché indesiderato patologia conclamata Un sentimento di depressione dopo la nascita di un figlio è evento comune, fortemente stressante di cui spesso le donne tacciono per imbarazzo. Lo spettro di sintomi depressivi che emergono a seguito di una gravidanza, in psicologia si definiscono disturbi dell’umore, e vanno da un grado più lieve, la baby blues (baby tristezza) a casi più gravi di psicosi, che possono sfociare nell’omicidio. Lo stato d’animo negativo che molte donne sperimentano nei primi giorni dopo il parto è del tutto fisiologico e passeggero. Nel giro di pochi giorni, i sentimenti negativi passano e la donna può godere del suo piccolo. Si parla in questi casi di uno stato depressivo temporaneo molto comune e senza nessuna conseguenza, definito “baby blues”. Circa il 70%-80% delle neomamme soffre di questo disturbo, che inizia circa 3 giorni dopo il parto e si risolve autonomamente entro un paio di settimane. Più seria, e sicuramente da affrontare con l’aiuto di uno specialista, è la “depressione post-partum”, che affligge dall’8 al 15% delle donne. Sopraggiunge alcune settimane dopo il parto e può persistere fino a un anno dopo. ” La depressione deve essere presente per più di due settimane, per essere distinta dal “baby blues”. Il trattamento consiste in sostegno psicologico e terapia farmacologica. La depressione spesso è la molla che spinge la donna ad uccidersi con i propri cari (cd omicidio-suicidio). In queste circostanze, la persona afflitta da depressione, “altruisticamente” sceglie di portare con sé nella morte il figlio, per evitargli sofferenze future. La psicosi Postparto affligge una donna su 1000 ed emerge nelle 4 settimane successive al parto. Tra i sintomi si manifesta paranoia, alterazione dell’umore, allucinazioni e deliri. Talvolta i deliri possono riguardare la convinzione di una possessione demoniaca del bambino o convinzioni circa la sua morte .

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