Torino, disoccupata 46enne si dà fuoco davanti alla sede dell’Inps per il diritto al sussidio

Una donna di 46 anni disoccupata, purtroppo nella giornata di ieri a Torino si è data fuoco procurandosi ustioni sul 70% del corpo.  Al momento sono ancora in fase di accertamento le cause che hanno portato la donna a compiere questo triste gesto, proprio davanti ad una sede dell’Inps;  soccorsa immediatamente, la donna è stata trasportata al San Giovanni Bosco ed è stata intubata per essere poi trasferita al Centro grandi ustionati dal Cto.

Giovanni Firera, responsabile regionale Inps, commenta a nome dell’ente: “Ci spiace per l’accaduto. È un fatto tragico ma usiamo tutte le accortezze possibili e immaginabili nei confronti dell’utenza specialmente in casi disagiati come questo. Un ringraziamento al personale che ha soccorso la signora. È un fatto che è avvenuto e che ci auguriamo che non avvenga mai più”. Da una prima ricostruzione, sembra che la donna fosse disperata perché aveva perso il lavoro e  non era riuscita ad ottenere l’assegno di disoccupazione.

  Prima di compiere il triste e disperato gesto, la donna aveva urlato: “Sono esasperata, non ce la faccio più“. Fortunatamente gli immediati  soccorsi prestati dai dipendenti, utilizzando anche degli estintori, hanno evitato danni peggiori rispetto alle gravi ustioni riportate al volto alle braccia e al torace. La donna pare si sia cosparsa di alcol dandosi fuoco poi con un accendino, è questo il racconto di alcuni testimoni che hanno assistito increduli alla scena. “Si è data fuoco qui, in mezzo alle persone che aspettavano il loro turno agli sportelli. Aveva il volto avvolto dalle fiamme, è stato terribile”,  è questo quanto riferito da alcuni testimoni, per lo più dipendenti dell’Inps che hanno vissuto momenti di terrore e panico.

Come già detto, la donna pare fosse molto disperata perché  disoccupata e non aveva ancora ottenuto l’indennità di disoccupazione e anche nella mattinata di ieri, quando arrivato il suo turno allo sportello  si sarebbe sentita rispondere che la pratica per la Naspi non era stata chiusa, ed a quel punto avrebbe tirato fuori il liquido infiammabile e l’accendino dandosi fuoco. Come già detto, al momento la ricostruzione di quanto accaduto è al vaglio della polizia che  nelle prossime ore o meglio, quando le sue condizioni miglioreranno e potrà tornare a parlare, dovrà sentire la donna.

Sulla vicenda è intervenuto Stefano Fassina di sinistra italiana il quale ha puntato il dito contro la responsabilità politica della sinistra ed ha dichiarato che quanto accaduto nella giornata di ieri, altro non è che l’ennesimo indicatore delle condizioni reali del paese, del dramma, della spinta di lavoro, della disperazione di far sempre più larga di popolo. Nel corso della giornata di ieri è intervenuto anche il fratello della donna, il quale ha voluto ringraziare l’uomo che ha soccorso la sorella e nello specifico  ha dichiarato:  “In tanti si sono fatti prendere dal panico, ma lui no. Appena viste le fiamme, ha afferrato un estintore e lo ha attivato. Se mia sorella vivrà, possiamo dire grazie a lui. Penso sia un marocchino, un musulmano. Non ha avuto paura ed è intervenuto subito”.

Dal 24 gennaio al 26 giugno.Sei mesi senza lavoro e senza indennità di disoccupazione. Concetta Candido, che ieri esasperata fino all’inverosimile dalle lungaggini burocratiche e dalla difficoltà di vivere senza un soldo, ha deciso di darsi fuoco nella sede Inps di Torino, non è la prima e non sarà l’ultima, purtroppo, a dover fare i conti con la lentezza della macchina assistenziale.

L’Istituto guidato da Tito Boeri, giustamente allarmato dal clamoroso gesto, ha subito voluto mettere le cose in chiaro. Sembra che alla signora mancasse un certificato medico. Per la normativa vigente, si legge in un comunicato in cui l’Inps augura «completa e pronta guarigione» alla disoccupata torinese, «se alla data della cessazione del rapporto di lavoro vi è in corso un periodo di malattia, per avere diritto alla Naspi occorre riacquistare la capacità lavorativa». E tale riacquisto deve essere attestato «dal medico che ha redatto il certificato di malattia».

La colpa, insomma, è della signora Candido, che non ha allegato il certificato alla domanda della Naspi. Peccato che la documentazione sia stata presentata in un patronato Inca Cgil il 24 gennaio, mentre il certificato è stato richiesto il 27 aprile. Possibile che i funzionari del- l’Inps abbiano impiegato tre mesi per accorgersi che mancava un documento necessario alla liquidazione della pratica?

La realtà è che tutte le pratiche della nuova indennità introdotta dal Jobs Act di Matteo Renzi vengono lavorate normalmente con due o tre mesi di ritardo rispetto alla data di presentazione. E se c’è qualche intoppo, i mesi diventano cinque, sei o più.
Basta andare un po’ in rete per verificare lo stato Dell’arte. Sul sito www.previdenzafacile. com c’è un ampia casistica che non lascia spazio a dubbi. Umberto R., ad esempio, ha presentato la domanda il 26 gennaio. Dopo «più di cinque segnalazioni e solleciti, più varie email mandate alla sede» alla data del 15 maggio di soldi non s’era vista l’ombra e la domanda risultava sul sito dell’Inps «in fase di istruttoria».

Stesso discorso per Sara , che ha presentato la domanda il 12 gennaio e al 23 maggio ancora non aveva ricevuto alcuna risposta. La musica non cambia per Martina G., la quale scrive di aver presentato pure lei la domanda a gennaio. A maggio si è recata alla sede e le hanno spiegato che proprio in quei giorni stavano liquidando le pratiche di inizio anno. Al 10 giugno, però, «ancora non è arrivato niente». L’unica novità è che sul sito la dicitura della pratica, dopo 6 mesi, è passata da «in lavorazione» ad «accolta». Tra le altre decine di casi c’è Giacomo G., con la domanda perennemente «in attesa di istruttoria» dal 6 aprile al 12 giugno, che si chiede: «Le bollette vanno pagate, le giro all’Inps? A che serve avere la disoccupazione sei poi i soldi ti vengono pagati mesi dopo il licenziamento?». Commento finale: «…terzo mondo».

Da subito ti viene in mente la scena di Jan Palach, il giovane cecoslovacco che nel 1969 si diede fuoco in piazza San Venceslao a Praga come estrema protesta contro la dittatura comunista. Stavolta il movente è personale, non propriamente politico (anche se la politica, in un certo senso, c’entra eccome), ma riguarda ugualmente la libertà e la dignità dell’individuo. E soprattutto mette in questione la stessa domanda: darsi fuoco, fare di sé una torcia umana è un atto di impotenza o di eroica resistenza? È un sacrificio sterile o un gesto destinato a diventare simbolo e monito?

La cronaca dei fatti è dolorosissima. Concetta Candido, 46enne residente a Settimo Torinese, ieri si è data letteralmente fuoco davanti agli sportelli dell’ufficio Inps di Torino. La donna era stata licenziata lo scorso gennaio dalla birreria “Befed brew pub” dove faceva le pulizie: il titolare aveva deciso di esternalizzare il servizio, mandando a casa oltre a Concetta anche altre due dipendenti.

Da allora la Candido non aveva ricevuto né stipendi arretrati né Tfr ed era rimasta per quattro mesi senza indennità di disoccupazione. Per il Tfr la Candido aveva aperto una vertenza sindacale e soltanto il 12 giugno l’Inps aveva accolto la sua richiesta «senza però ancora liquidare quanto dovuto», sostiene il patronato Inca della Cgil cui la donna si era rivolta. Per ottenere la “Naspi”, ossia l’indennità di disoccupazione, invece la Candido avrebbe aspettato fino al 25 maggio per ragioni burocratiche legate alla mancata consegna di un modulo. Ritardi pesantissimi in una situazione domestica già difficile: un affitto da pagare e un compagno disoccupato.

Da qui la decisione del gesto estremo, preannunciato solo in parte su Facebook. Ieri mattina, in un post, Concetta aveva infatti scritto: «Oggi vado all’Inps e li faccio tutti neri. Comunque sia, gli cambio i connotati». Ma nulla lasciava intuire che avrebbe bruciato se stessa. Dopo essersi messa in fila davanti allo sportello, la donna ha tirato fuori due bottigliette di alcool e si è cosparsa del liquido fino a darsi fuoco. Soltanto l’intervento con l’estintore di un ragazzo marocchino ha permesso di sedare le fiamme. Ma i danni erano stati ormai fatti: la Candido, prima condotta all’ospedale Giovanni Bosco e poi ricoverata al centro Grandi ustionati del Cto, ha riportato ustioni sul 70% del corpo, così deturpandosi anche il viso.

La vicenda racconta dei danni mortali della burocrazia che, per la mancata firma di un modulo o il ritardo nella sua consegna, è in grado di espellerti dal sistema, di cancellarti, riducendoti a Pratica e Numero e non più a Persona. Ma il dramma di Concetta parla anche dei fallimenti della politica, da troppo tempo impegnata a discutere di questioni oziose, ad arrovellarsi su leggi elettorali e coalizioni, e completamente dimentica del dramma della disoccupazione, della disperazione sociale che essa genera o di cui è l’effetto. O addirittura colpevole nel propagandare una realtà che non esiste; abile solo nel vendere fumo mentre la gente si dà alle fiamme; e irresponsabile nel- l’approvare leggi come il Jobs Act che accrescono la precarietà in uscita senza eliminare quella in entrata.
E allora non c’è da sorprendersi se, in questo clima incandescente, qualcuno accende la miccia e decide di appiccare fuoco al Paese oppure a se stesso.

Ha preso il numero e si è messa in coda, come tutti gli altri. Ha aspettato il suo turno in silenzio, con pazienza, agli sportelli dell’Inps. Arrivato il suo turno, all’improvviso, si è cosparsa il volto con del liquido infiammabile che nascondeva nella borsetta e con un accendino si è data fuoco.

«Sono disoccupata, sono disperata», il grido di dolore prima che le fiamme la avvolgessero davanti allo sguardo terrorizzato dei dipendenti dell’Inps e delle altre persone in attesa. La tragedia si è consumata ieri a Torino, negli uffici Inps di corso Giulio Cesare, alla periferia della città. Protagonista una 46enne, ora ricoverata nel centro grandi ustionati dell’ospedale Cto. Ha ustioni sul 25% del corpo, di cui il 10% di terzo grado. A non lasciarla sola nemmeno per un secondo, nella sala d’aspetto, il fratello, che prova a ricostruire la vicenda. «Questa mattina su Facebook ha scritto “oggi vado e li faccio neri”. Ma doveva fare neri loro, non se stessa», racconta.

La donna da almeno una decina d’anni faceva le pulizie in una birreria di Settimo Torinese, ma nel gennaio scorso è arrivato il licenziamento. «Da un giorno all’altro mia sorella si è trovata senza stipendio, senza Tfr, senza indennità di disoccupazione. Con un affitto da pagare e un compagno disoccupato. Il sistema non funziona: per questo lei ha compiuto questo gesto disperato».

Ora è intubata e lotta tra la vita e la morte. «Vorrei ringraziare l’uomo che l’ha soccorsa. Penso sia un marocchino, un musulmano – continua il familiare -. In tanti si sono fatti prendere dal panico, ma lui no». Secondo una prima ricostruzione dell’Inps, la donna si era recata in corso Giulio Cesare per chiedere delucidazioni proprio sull’indennità di disoccupazione. «Era stata licenziata il 13 gennaio scorso – spiega Giovanni Firera, responsabile Comunicazione e relazioni esterne della sede regionale del Piemonte dell’Inps -. E, dopo una settimana di malattia, non avrebbe consegnato i moduli per la richiesta di indennità sino al 25 maggio. Da quella data, aveva poi ritirato il primo assegno, ma non quelli precedenti. Una tragedia mai accaduta prima, che ci lascia tutti senza parole». Che fosse in difficoltà gli amici lo sapevano. Ma nessuno pensava potesse arrivare a tanto. «Abbiamo ristrutturato i reparti ed esternalizzato le pulizie», spiega il titolare del pub dove la donna lavorava. «Si è fatto di tutto per salvare la maggior parte dei posti di lavoro. Ma, per motivi economici, siamo stati costretti a lasciare a casa chi faceva le pulizie, il tutto nel rispetto delle procedure e delle norme. Sapevo che aveva un contenzioso con l’Inps, ma non riesco ancora a farmi ragione di un gesto così forte».
La donna, il 24 gennaio, si era rivolta al patronato Inca della Cgil e solo il 12 giugno l’Inps ha accolto la sua domanda, «Senza però – ad oggi – avere ancora liquidato quanto dovuto». A spiegarlo è la Cgil di Torino. «Non solo è stata licenziata, ma è stata anche costretta ad avviare una causa per recuperare il pagamento di stipendi arretrati e del Tfr». Il dramma della disoccupazione fa discutere la politica. Per Stefano Fassina, di Sinistra Italiana, è «l’ennesimo indicatore delle condizioni reali del Paese, della disperazione di fasce sempre più larghe di popolo». Attacca il Pd Sandra Savino, di Forza Italia. «Il suo slogan – dice – è: per ultimi gli italiani. Se sopravvivono». Tuona contro la «precarizzazione del lavoro» il senatore Mdp Federico Fornaro, mentre il M5S chiede misure adeguate contro il precariato.

 

Assegno di disoccupazione con i requisiti normali
Che cos’e’
È una prestazione a sostegno del reddito concessa a quei lavoratori che vengono a trovarsi senza lavoro, quindi senza retribuzione, per le seguenti ragioni:
• licenziamento;
• sospensione per mancanza di lavoro;
• scadenza del contratto;
• dimissioni per giusta causa, determinate da:
– molestie sessuali;
– mancato pagamento della retribuzione;
– modifica peggiorativa delle mansioni lavorative;
– il cosiddetto mobbing;
– notevole variazione delle condizioni di lavoro a seguito della cessione dell’azienda ad altre persone, fisiche o giuridiche;
– spostamento del lavoratore da una sede all’altra, senza comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive;
– comportamento ingiurioso del superiore gerarchico.
L’indennità di disoccupazione viene finanziata mediante un apposito contributo versato dal datore di lavoro, il quale provvede a versarlo all’Inps,

A chi spetta
• Agli operai, impiegati, equiparati ed intermedi (lavoratori che svolgono mansioni a metà strada tra quelle operaie e quelle impiegatizie) anche se assunti con contratto part time o a tempo determinato;
• ai dirigenti di qualsiasi settore privato;
• ai lavoratori a domicilio, ma solo nel caso di licenziamento/cessazione del rapporto di lavoro e non di sospensione del lavoro tra una commessa e l’altra;
• ai lavoratori impiegati in attività stagionali o attività soggette a periodi di sosta;
• ai lavoratori occupati occasionalmente in sostituzione di altro personale;
• ai lavoratori assunti con contratto di formazione e lavoro;
• ai lavoratori con contratto di solidarietà;
• ai portieri di stabili;
• ai lavoratori assunti in Italia ed operanti all’estero in paesi non convenzionati o con i quali non esistono accordi di sicurezza sociale;
• ai soci di cooperative, con l’esclusione di quelle disciplinate dal Decreto del Presidente della Repubblica 602/70 (facchinaggio svolto anche con l’ausilio di mezzi meccanici o diversi, trasporto il cui esercizio sia effettuato personalmente dai soci proprietari od affittuari del mezzo ecc,)

A chi non spetta
Non possono ottenere l’indennità:
• i lavoratori che si dimettono volontariamente, ad eccezione delle lavoratrici madri e dei lavoratori padri che si dimettono durante il periodo in cui è previsto il divieto di licenziamento (dall’inizio del periodo di gravidanza fino al compimento del 1° anno di età del bambino);
• i lavoratori parasubordinati;
• i lavoratori autonomi;
• i lavoratori con contratto a part time verticale per i periodi di pausa dell’attività lavorativa;
• i lavoratori a domicilio, per i periodi intercorrenti tra una commessa e l’altra nel corso del rapporto di lavoro;
• i lavoratori extracomunitari con permesso di soggiorno stagionale;
• gli apprendisti;
• i caratisti, gli armatori e i proprietari armatori imbarcati su navi da pesca da loro stessi armate;
• i lavoratori con contratto di compartecipazione agli utili;
• i ministri del culto che esercitano il loro ministero in modo esclusivo;
• i soci dipendenti da società o enti cooperativi anche di fatto di cui al DPR 602/70 (ve-
a
di pagina precedente); i soci delle cooperative della piccola pesca di cui alla legge 250/58; i soci delle cooperative teatrali e cinematografiche.

Quando spetta
Per ottenere la prestazione ordinaria di disoccupazione si devono possedere specifici requisiti:
• essere disoccupato (ossia non svolgere alcun tipo di attività lavorativa, né autonoma né subordinata né parasubordinata);
• aver rilasciato al Centro per l’impiego, competente per territorio, la dichiarazione di immediata disponibilità sia a svolgere un’attività lavorativa sia a seguire il percorso proposto per la ricerca di una nuova occupazione;
• avere svolto un’attività lavorativa,
con il relativo versamento del contributo per la disoccupazione, almeno due anni prima del licenziamento;
ESEMPIO
Un lavoratore licenziato il 23 marzo 2005 deve possedere almeno un contributo settimanale per l’assicurazione contro la disoccupazione alla data del 24 marzo 2003;
• avere almeno un anno di contribuzione
(equivalente a 52 contributi settimanali) nei due anni che precedono la data di cessazione del rapporto di lavoro;
• essere in possesso della capacità lavorativa, sia pure residua (non avere cioé in corso malattie che provochino la temporanea inabilità al lavoro) In caso contrario l’indennità sarà erogata a partire dal momento del recupero della capacità lavorativa, sempre che permanga lo stato di disoccupazione.
La contribuzione utile
I contributi settimanali validi (cioè necessari per poter richiedere l’indennità di disoccupazione) sono quelli versati per l’assicurazione contro la disoccupazione involontaria.
Sono considerati utili anche i seguenti periodi coperti dalla contribuzione figurativa:
• periodi indennizzati di astensione obbligatoria o facoltativa per maternità;
• periodi di astensione dal lavoro per le malattie dei figli di età compresa tra i 3 e gli 8 anni;
• periodi di servizio militare o civile, se nell’anno antecedente la data di chiamata alle armi risultano versati almeno 24 contributi settimanali effettivi;
• periodi di lavoro all’estero in paesi convenzionati.
Altri periodi coperti da contribuzione figurativa sono, invece, considerati neutri. Ciò significa che non sono utili per il raggiungimento delle 52 settimane contributive necessarie, ma consentono di ampliare il biennio nel quale ricercarle.

DA RICORDARE
Per ottenere l’indennità è sufficiente presentare, all’Inps o al Centro per l’impiego, solo il modulo DS22 entro i 68 giorni successivi alla data di licenziamento. In questo caso il disoccupato dovrà successivamente formalizzare la richiesta compilando l’apposito modulo di domanda (modulo DS21). La data di presentazione sarà quella apposta sul modulo DS22.
L’assegno per il nucleo familiare
Oltre all’indennità, i disoccupati possono richiedere il pagamento dell’assegno per il nucleo familiare.
In questo caso è necessario aggiungere:
• la domanda di assegno per il nucleo familiare (modulo ANF/prest);
• lo stato di famiglia o un’autocertificazione sostitutiva.

Il pagamento
L’indennità viene pagata direttamente dal- l’Inps.
Si può scegliere una delle seguenti modalità:
• assegno circolare;
• bonifico bancario o postale;
• sportello di un qualsiasi Ufficio Postale sul territorio nazionale previo accertamento dell’identità personale attraverso:
– un documento di riconoscimento;
– il codice fiscale;
– la consegna dell’originale della lettera di avviso della disponibilità del pagamento.
DA RICORDARE
In caso di accredito sul conto corrente bancario o postale devono essere indicati anche gli estremi dell’ufficio pagatore presso cui si intende riscuotere la prestazione nonché le coordinate bancarie o postali (CIN, AB, CAB) e il numero di conto.
La durata
L’indennità viene corrisposta per un massimo di 180 giorni.
Per i lavoratori che, alla data di risoluzione del rapporto di lavoro, abbiano un’età pari o superiore a 50 anni, l’indennità è prolungata fino a 270 giorni. Il prolungamento si applica soltanto all’indennità ordinaria di disoccupazione con requisiti normali, con esclusione, quindi, degli altri trattamenti di disoccupazione.
La decorrenza
Si ha diritto all’indennità a partire:
• dall’ottavo giorno successivo alla sospen- sione/licenziamento (o alla scadenza del periodo di mancato preavviso), se la domanda è stata presentata nei primi 8 giorni;
• dal quinto giorno successivo alla data della domanda, se presentata dopo l’ottavo giorno ed entro i termini previsti.
In caso di licenziamento in tronco per giusta causa, tali termini vengono differiti di 30 giorni.
In questo caso, quindi, si ha diritto all’indennità a partire:
• dal trentottesimo giorno dal licenziamento, se la domanda è stata presentata nei primi 38 giorni;
• dal quinto giorno successivo alla data della domanda, se presentata dopo il trentottesimo giorno dal licenziamento.
L’indennità non può decorrere prima della data di iscrizione nelle liste di collocamento.
Per poter ottenere una seconda indennità, dopo un altro periodo di lavoro, è necessario che sia trascorso il cosidetto “anno mobile”, cioè un periodo di 365 giorni a partire dalla data di inizio della prima prestazione.

ESEMPIO
Se il pagamento di una indennità di disoccupazione ha inizio il 10 aprile 2004 e termina il 10 ottobre 2004 (per un totale di 180 giornate indennizzate), un’altra eventuale prestazione non potrà essere concessa prima del 10 aprile 2005 (differimento della decorrenza).
La decorrenza viene frazionata nel caso in cui l’interessato, nell’anno mobile, non abbia beneficiato per intero delle 180 (o 270) giornate indennizzabili (frazionamento della decorrenza).
ESEMPIO
La prima indennità di disoccupazione decorre dal 14 gennaio 2004 e termina il 12 luglio 2004, per un totale di 178 giornate pagate. La seconda decorre dal 15 dicembre 2004, cioè prima della scadenza dell’anno mobile. In questo caso, si otterrà subito il pagamento delle due giornate residue, mentre le successive 178 non potranno essere pagate prima del 14 gennaio 2005, data in cui si chiude l’anno mobile.
Quanto spetta
L’indennità spetta nella misura del 40% della retribuzione media lorda dei tre mesi precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione. L’indennità viene corrisposta per 30 giorni al
mese (indipendentemente dal fatto che il mese sia di 30 o 31 giorni) ad eccezione del mese di febbraio, per il quale viene corrisposta per l’esatto numero di giorni (28 o 29).
A coloro che, anche per un solo giorno, percepiscono l’indennità di disoccupazione nel periodo compreso tra il 18 e il 24 dicembre, è corrisposto, oltre all’indennità normalmente spettante, un assegno speciale pari a 6 giorni di indennità (cosiddetta gratifica natalizia).
Il disoccupato che percepisce l’indennità ha diritto, dopo aver presentato domanda, anche all’assegno per il nucleo familiare.
Importi mensili massimi
L’importo dell’indennità di disoccupazione non può superare i limiti previsti dalla legge, calcolati con riferimento alla retribuzione lorda percepita.
Per il 2005 tali limiti sono:
• per una retribuzione fino ad euro 1.773,19,
l’importo mensile massimo è di euro
819,62;
• per una retribuzione superiore a euro 1.773,19,
l’importo mensile massimo è di euro
985,10.
Dal 1° gennaio 1998 l’indennità di disoccupazione, come tutte le altre prestazioni in denaro erogate dall’Inps, è soggetta alla trattenuta IRPEF alla fonte. Pertanto, a tutti coloro che percepiscono l’indennità, l’Inps rilascia una certificazione reddituale (modulo CUD) Attività di lavoro autonomo e indennità di disoccupazione
Si ha diritto all’indennità di disoccupazione anche nel caso in cui si svolga un’attività in proprio di qualsiasi natura, purché tale attività sia stata avviata prima della fine del rapporto di lavoro dipendente. In caso contrario, l’interessato ha diritto all’indennità solo se l’attività riveste carattere di continuità e professionalità.
La sospensione del pagamento
Il pagamento rimane sospeso per il periodo in cui il disoccupato:
• si trova in maternità;
• si trova in malattia (sempre che sia indennizzata dall’Inps) oppure è ricoverato in ospedale, casa di cura o sanatorio per conto di enti previdenziali e assistenziali, a meno che l’assicurato non abbia a proprio carico familiari per i quali riscuote gli assegni per il nucleo familiare;
• riceve una indennità per l’assistenza antitubercolare. È, invece, cumulabile l’indennità post-sanatoriale spettante alla fine del ricovero o della cura ambulatoriale.
Termine del pagamento
Il pagamento termina quando il disoccupato:
• ha percepito tutte le 180 giornate di indennità;
• viene avviato ad un nuovo lavoro (il lavoratore dovrà comunicarlo immediatamente al- l’Inps) salvo il caso in cui si rioccupi per un periodo non superiore ai 5 giorni consecutivi;
• inizia un’attività di lavoro autonomo;
• viene cancellato, per qualunque motivo, dalle liste dei disoccupati;
• diviene titolare di un trattamento pensionistico diretto (pensione di vecchiaia, di anzianità, pensione anticipata, pensione di inabilità o assegno di invalidità). L’indennità è interamente cumulabile, invece, con le pensioni indirette e di guerra, le pensioni di invalidità civile, l’assegno sociale, le rendite da infortuni, le pensioni a carico di Stati esteri non convenzionati e le pensioni privilegiate per infermità contratta a causa del servizio militare obbligatorio di leva;
• si trasferisce, durante il periodo di godimento dell’indennità, in paesi extracomunitari non convenzionati, salvo che si tratti di brevi periodi per gravi e comprovati motivi di salute o di famiglia.

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