Torino lite al mercato: sgozzato da nigeriano mentre fa la spesa

I mercatini della domenica mattina sprigionavano un’essenza segreta. Profumavano di caffè, di acciughe e olive in grandi vasi. Rumori di cianfrusaglie, stampe di Garibaldi e Pio IX. Eri parte di un popolo. Si fingeva di bisticciare sul prezzo. Quando? Pochi anni fa, cioè un’epoca geologica fa. Oggi il mercatino di Torino è stato il teatro di uno sgozzamento come nulla fosse. Una morte più stupida e infame non potrebbe esistere.

Ma nello stesso tempo era prevedibile, ovvia, normale in questo nuovo mondo. Così dobbiamo raccontare questa storia disperante e assurda.
Camminava al mattino presto, 7 e 40, l’ora migliore per aggirarsi tra le bancarelle, e poi è un ottobre magnifico a Torino, le Alpi brillano e mettono allegria. In via Carcano c’è il “Barattolo”, libero scambio, ci sono molti stranieri, ma a Maurizio Gugliotta piaceva osservare, contrattare. Ammazzato. Era un passante, un italiano normale, 52 anni, ciondolava e si sporgeva sulle mercanzie. Stava con un amico. Un testimone maghrebino, in un video visionabile su Repubblica.it, dice che non c’è stata lite, Gugliotta non ha fatto la voce grossa, voleva solo passare e accostarsi per veder meglio la mercanzia di un altro venditore. Ma il nigeriano, Kalhid Be Greata, 27 anni (regolare, ma senza fissa dimora), irritato forse per l’invasione del suo territorio ancestrale, ha estratto il coltello con rapidità fulminea, e con un fendente esperto, professionale, perfetto per le guerre africane, lo ha sgozzato… Quindi ha cercato di uccidere l’amico del signor Maurizio, ma la lama ha trovato ostacolo nella giubba pesante e costui è sopravvissuto.

Il testimone racconta che ad arrestare l’assassino è stato un marocchino della sicurezza interna: polizia municipale e carabinieri non c’erano, assenti come sempre da quelle parti – dice. Dopo l’allarme, ci hanno messo dieci minuti ad arrivare due vigilesse e altri “in divisa blu”, cui è stato consegnato l’omicida. Quasi si trattasse di una estradizione da un Paese straniero. Ehi, ma è l’Italia. O no? Piuttosto zona franca, Stato della filibusta. Libero scambio di cianfrusaglie e di coltellate. Nei dintorni nessuna pattuglia della Guardia di Finanza, di norma in agguato fuori dai negozi e dai bar in centro, e famosa per i blitz nei negozi di Cortina e delle località turistiche. Ma la periferia devessere considerata ormai dall’Autorità, che avrebbe il dovere di garantire sicurezza e legalità, una terra di nessuno, anzi un pezzo di Continente Nero autogestito dai suoi migranti.

Gli abitanti del quartiere da mesi protestavano, chiedendo alla sindaca grillina Appendino di rimediare al guaio che aveva provocato alla loro vita già complicata di suo. La Appendino aveva disposto il trasferimento in via Carcano di questo mercatino, ormai ufficialmente suk, e i residenti le chiedevano se non di metterci l’adorabile visetto, almeno di spedirci la sua polizia municipale. Niente da fare. La gentile Chiara, di certo più sveglia della omologa romana Virginia Raggi, ha stabilito il trasloco del “Barattolo”, facendolo rotolare lontano dai suoi occhi, ma poi lo ha abbandonato alle sue consuetudini tribali. Come se non fosse un pezzo d’Italia da custodire e dove far valere le leggi della Repubblica. Magari non sempre, nessuno è perfetto, ma almeno la domenica e le feste comandate: quando la gente comune prende un po’ d’aria e non immagina che sotto casa sua domini la giungla con i suoi machete e i riti sacrificali e punitivi dello straniero.
Ho scritto straniero. In questo angolo di Torino, e così da molte altre parti, la xenofobia è odio verso l’estraneo, cioè l’italiano. Buone coltellae a tutti.

Da tempo il mercatino del libero scambio di Torino, ribattezzato “Il Barattolo”, era al centro delle polemiche di residenti e forze politiche. Un suk domenicale in piena regola frequentato da molti stranieri, ma anche da italiani (almeno 350 gli espositori) trasferito lo scorso aprile in via Carcano, a Vanchiglietta, perché a Ponte Mosca, dov’era prima, era abusivo, cioè senza autorizzazioni del Comune. A via Carcano, però, nessuno era contento di questo assembramento di mercanzia di seconda mano e le proteste sono cominciate quasi subito, al punto che l’assessore comunale all’Integrazione, il grillino Marco Giusta, ha tentato di tranquillizzare i cittadini. «Abbiamo scelto questo luogo perché qui c’è una bassa densità abitativa. Si tratta comunque di una sistemazione provvisoria».

Da via Carcano il “Barattolo” avrebbe dovuto, quindi, cambiare presto collocazione soprattutto perché da residenti e circoscrizione è arrivata più volte la richiesta di liberare la strada. A giugno una ventina di aziende e associazioni di Vanchiglietta hanno perfino fatto ricorso al Tar contro il “Barattolo” citando «l’articolo 20 del regolamento di polizia urbana, a salvaguardia della quiete e per il rispetto dovuto ailuoghi». Ma il ricorso è stato respinto. Insomma, il clima era già abbastanza teso da quelle parti e adesso il brutale omicidio tra i banchi del mercato ha riacceso lo scontro.
A mezzogiorno i residenti sono scesi in strada. «Una morte annunciata», hanno gridato. «Datempo contestiamo la situazione di illegalità che si è creata». Sui social è divampata la rabbia contro l’amministrazione della sindaca M5S, Chiara Appendi- no: «Pensi alla sicurezza in città anziché al mangiare biologico».

Sinistra e destra compatti contro la giunta pentastellata. «Il mercatino era ed è una bomba a orologeria», ha dichiarato Silvio Magliano, capogruppo dei Moderati in consiglio comunale, «una bomba che ora è esplosa. Più volte avevo segnalato il rischio di ospitare il libero scambio in una zona come Vanchiglietta». Fabrizio Ricca della Lega Nord è ancora più deciso: «Adesso basta, quel mercato va chiuso immediatamente e mai più riaperto». Il leader del Carroccio, Matteo Salvini, non ha dubbi: «Altro sangue sulle coscienze sporche di quelli che hanno spalancato i confini italiani. Quindi, vadano a chiedere scusa le Boldrini e i Renzi di turno, perché non si sente la necessità di riempirci di delinquenti stranieri, visto che ne abbiamo già tanti di italiani». Si uniscono al coro Forza Nuova, Fi e Fdi, ma anche il Pd, con il senatore Stefano Esposito, attacca a gamba tesa: «Appendino era avvisata dei rischi».
Oggila discussione passerà in consiglio comunale con i grillini che provano a difendersi dicendo: «È stata una tragedia».

Morire senza un vero motivo. Sullo sfondo il viavai di un mercato del baratto, a Torino, che in molti avevano definito come «un suk abusivo» e chiesto di sgomberare. Maurizio Gugliotta, 52 anni, exoperaio, è stato sgozzato nel giro di pochi istanti sotto gli occhi increduli dell’amico che era con lui. «Voleva solo passare tra due bancarelle – racconta – poi hanno iniziato a litigare. Volevo intervenire per separarli, ma non ho fatto in tempo».
Maurizio Gugliotta si è accasciato tra due auto. I medici del 118 hanno cercato invano di rianimarlo per oltre mezzora. Sul suo corpo c’erano anche i segni di due fendenti lungo i fianchi. A pochi metri di distanza, l’assassino, Kahlid Be Greata, 27 anni, uno degli ambulanti abusivi che abitualmente espongono la propria merce tra i 300 banchetti che sono invece autorizzati, sembrava essere indifferente. Si è seduto, ha acceso una sigaretta e con fare meticoloso ha iniziato a pulire il coltello sporco di sangue.
Ad arrestarlo, tra lo sconcerto dei cittadini, è stata la polizia municipale. A quell’ora, erano da poco passate le 7.30 delmat- tino, il mercato non era ancora eccessivamente affollato. I vigili lo hanno portato al comando dove davanti al pm Gianfranco
Colace, l’omicida si è però avvalso della facoltà di non rispondere. Lui è un nigeriano di 27 anni, conunregolare permesso di soggiorno, ma che vive a Torino senza fissa dimora. «Hanno iniziato a discutere – racconta Alì, un testimone che ha assistito impotente a tutta la scena – perché quel signore voleva semplicemente passare tra due banchi, ma lo spazio era troppo stretto. Forse quello si è risentito. Fatto sta che a un certo punto ha tirato fuori un grosso coltello e ha colpito l’altro. Sembrava una furia». Nessuno è riuscito a bloccarlo. E a far crescere la tensione dei residenti, è stata la frase choc del consigliere Cinquestel- le della Circoscrizione 7, Davide Lantermino. «Quello che è successo poteva capitare ovunque. È sbagliato parlare di una tragedia annunciata. La sicurezza interna al mercato ha saputo reagire subito e anche i soccorsi sono arrivati in tempi rapidi. Poteva essere una strage e invece tutto si è risolto per il meglio».
Un tempo Maurizo Gugliotta lavorava come operaio in una vetreria. Poi era rimasto a casa perché invalido. Questa tragedia insensata l’ha portato via per sempre alla moglie e ai figli che amava più della sua vita. Con la famiglia abitava in una palazzina in centro a Settimo, comune alle porte diTorino.
Ieri mattina, come aveva già fatto tante altre volte, eraandato con un suo amico al mercatino. Cercava cartoline d’epoca e giocattoli antichi. Dopo aver parcheggiato la sua macchina lì vicino, si era messo a girovagare per le bancarelle. Si sono separati solo un attimo.

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