Torino, è morta dopo 12 giorni Erika la giovane travolta in Piazza San Carlo: indetto lutto cittadino

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E’ morta la giovane Erika Pioletti, la donna di 38 anni rimasta travolta dalla folla di piazza San Carlo, sabato 3 giugno durante la finale della Champions League tra Juve e Real Madrid. La giovane è deceduta alle ore 21:56 di giovedì e i genitori hanno espresso la volontà di donare gli organi; purtroppo da giorni le sue condizioni di salute erano state dichiarate disperate da parte dei medici perché Erika era in coma irreversibile.

Era arrivata, la notte degli incidenti avvenuta dalla piazza in cui era stato allestito un maxischermo, in condizioni critiche all’ospedale Giovanni Bosco e il suo codice rosso era stato definito sin dalle prime ore, il più grave dei pazienti ricoverati in città e in provincia. Una giornata di angoscia quella di giovedì per i familiari e gli amici accorsi nella rianimazione dell’ospedale.

Non so cosa è successo in quella piazza e forse non mi interessa saperlo. So soltanto che non avrò più mia figlia“, ripeteva la mamma ai parenti. “E tutto questo solo per una partita di calcio”, ha aggiunto lo zio. Intanto va avanti l’inchiesta giudiziaria nell’ambito della quale i magistrati valuteranno se riformulare il reato ipotizzato da lesioni plurime colpose a omicidio colposo, e pare che questa stia appurando cosa ha trasformato i 30.000 raccolti in piazza San Carlo, in una mandria impazzita. I pubblici ministeri sono al lavoro nel tentativo di ricostruire i fatti attraverso la raccolta delle testimonianze, ed hanno completato l’acquisizione della documentazione che porterà all’ accertamento delle responsabilità; questo lavoro riguarda anche l’ operato degli uffici di comune, prefettura, questura, i servizi di soccorso e del consorzio Turismo Torino, la società partecipata che ha organizzato l’evento di piazza che aveva radunato 30 mila persone.

Intanto in seguito alla notizia della sua morte, la sindaca Chiara Appendino ha annunciato il lutto cittadino e nello specifico nella giornata di ieri ha dichiarato: “In un momento di così profondo dolore, ogni parola sarebbe superflua. Posso solo esprimere le più sincere condoglianze mie e di tutta la Città a famigliari e amici di Erika. Per il giorno dei funerali sarà proclamato il lutto cittadino”. Erica si trovava in piazza con il compagno e alcuni amici tifosi della Juve che avevano deciso di spostarsi dal Verbano al capoluogo piemontese, per goderti il match serale insieme ad altri juventini, ma nessuno purtroppo poteva immaginare che quello sarebbe stato per lei un vero e proprio appuntamento con la morte.

“Ho finito le lacrime, non so cosa pensare: su trentamila persone perché proprio lei? Non so se sia stato il destino, non so se arrabbiarmi… Ma a cosa serve la rabbia? Questo è un Paese in cui le cose devono succedere prima che qualcuno pensi a come prevenirle: ma non si poteva immaginare tutto questo? Potete scrivere che ci dovevano pensare prima?“, a parlare dall’ospedale San Giovanni Bosco di Torino è Fabio Martinoli.

Per la donna morta calpestata nella calca la procura indaga contro ignoti Ma la sindaca è scossa e l’opposizione la attacca: «Ha gravi responsabilità»

Eccola, il passo svelto per guadagnare l’entrata e lo sguardo basso per paura di eventuali fotografi. Anche ieri, ore 8 e spiccioli, Chiara Appendino è andata all’ospedale San Giovanni Bosco. C’è da piangere Erika Pioletti, 38 anni, appena 5 primavere più della sindaco. Erika è morta dopo i fatti della serata di Champions. 3 giugno, sabato. Piazza San Carlo.

Maxischermo per Juve Real. La folla che impazzisce – non si sa ancora il perché – la gente che scappa e travolge altra gente, le bottiglie che si rompono per terra, i cocci che squarciano gambe e piedi. 1.527 feriti. Alcuni messi male.

Erika non ce l’ha fatta. È l’unica vittima. La procura indaga per omicidio colposo a carico di ignoti. Sguardo agli altri ricoverati gravi: una 26enne che era in rianimazione sta meglio. Stabile una 63enne. Erika, viveva e lavorava a Domodossola. La Appendino s’è occupata dei genitori, Anna e Giulio: un’auto per andare e venire da casa, una stanza d’albergo nei dintorni dell’ospedale. Un abbraccio, puntuale, di buonora.

Tutti i giorni. Prima, erano strette di speranza. Ora, di dolore. La famiglia non vorrebbe neanche una cerimonia: «Portiamola a casa e basta». Troppo clamore. La Appendino è scossa. Perfino Beppe Grillo continua a chiamarla: «Chiara, come va?». Va male.
Le opposizioni ringhiano. Sui social, alcuni utenti chiedono di annullare la baldoria di San Giovanni, il 24 giugno: «Cosa c’è da festeggiare?». Forza Italia e Lega cavalcano l’onda.

La giunta pensa di cancellare i fuochi d’artificio, lo deciderà lunedì, dal Comune giurano che «ascolteremo i torinesi», di certo ci sarà lutto cittadino e bandiere a mezz’asta. La Regione Piemonte azzera gli eventi pubblici. Nessun rimpasto in vista, dopo il siluramento dell’assessore all’Ambiente. La Juve esprime il suo cordoglio, come i partiti, mentre l’arcivescovo di Torino Cesare Nosiglia parla di «marchio che pesa sulla nostra coscienza». Da Roma, piombano le sberle della Pd Silvia Fregolent: «Le falle nella sicurezza aspettano ancora un responsabile», e il Codacons strilla d’indagare per concorso in omicidio, con «dolo eventuale», tirando in ballo anche municipio, Stato, forze dell’ordine e «altri soggetti pubblici o privati».

Palla alla procura. Gli inquirenti non hanno trovato risposte alla domanda: perché s’è scatenato il panico? Varie ipotesi. Un gas urticante. Un petardo che sembrava una bomba. Il rumoraccio delle ventole d’areazione di un parcheggio. Un cretino che s’è messo a urlare «attentato!, attentato!». Nessuna certezza, ma qualcuno giura d’aver accusato difficoltà respiratorie. Il procuratore capo, Armando Spataro, ha fatto sapere che ci sarà una autopsia per capire esattamente com’è morta Erika.

Le opposizioni rinfacciano alla Appendino l’ordinanza con cui aveva regolato la serata di coppa. Lei era andata allo stadio, a Cardili, e in città non c’erano steward né divieti per le bottiglie di vetro. Critiche anche a prefetto e questore. Le indicazioni del capo della polizia, Franco Gabrielli, sono state disattese. Le aveva inviate a tutti gli uffici il 25 maggio, dopo l’attentato di Manchester, raccomandava vie di fuga e un coordinamento per gestire eventuali emergenze. Invece, nulla. «Chiara, come va?» soffia al telefono Grillo. La Appendino siricompone, riabbraccia i genitori di Erika. La sorella della vittima, Cristina, allontana i cronisti: «Siamo molto scossi, per cortesia…».

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