Torino, obbligarono il figlio adottivo a portare il cartello “Sono sporco”: condannati per maltrattamenti

Ancora violenze e maltrattamenti sui bambini nel nostro paese e nello specifico la vicenda di cui vogliamo parlarvi è avvenuta a Torino,  dove il Tribunale ha condannato a un anno e otto mesi di reclusione due genitori, i quali sono stati trovati i colpevoli di maltrattamenti ai danni del figlio adottivo, il quale pare venisse costretto a portare in casa un cartello con la scritta ” sono un bambino sporco”. La vittima delle vessazioni è un bambino oggi diciassettenne, il quale si trova in una comunità a seguito di un provvedimento del Tribunale per i Minorenni di Torino che ha nel contempo condannato anche i genitori ad una provvisionale di €20000 oltre che ad un anno e otto mesi di reclusione.

È gravissima dunque la condotta dei due genitori adottivi i quali avrebbero dovuto sicuramente trasformare la vita infelice di un bambino ucraino accogliendolo in casa propria per dargli finalmente l’amore di una famiglia, ma il piccolo una volta adottato non ha trovato sicuramente l’affetto e dunque gli abbracci e il calore che cercava, ma solo abusi e maltrattamenti e per questo motivo spesso fuggiva da casa e soprattutto dai genitori adottivi. Proprio il fatto che spesso il giovane scappasse da casa è stato giustificato dalla coppia,  difesa dall’avvocato Anna Ronfani,  perché diceva di sentire delle voci.

Dunque i due genitori adottivi sembra abbiano letteralmente respinto le accuse del figlio,  e nello specifico ha l’avvocato Anna Ronfani  in seguito alla decisione del tribunale per i minorenni di Torino ha dichiarato: “Una sentenza che non condividiamo e che impugneremo, senza prova dei connotati della situazione maltrattante. Leggeremo le motivazioni, e predisporremmo le argomentazioni a contrasto con il giudizio del giudice”.  Non soddisfatto invece il pm Francesco Pelosi, il quale aveva chiesto precedentemente la condanna a tre anni e sei mesi  per i due genitori adottivi, i quali pare abbiano cominciato a maltrattare Ivan nel 2008, quando lo stesso venne prelevato dall’orfanatrofio, violenze che pare si siano ripetute fino al 2014.

Pelosi, proprio a tal riguardo, aveva spiegato nel corso della requisitoria che non si trattava di un episodio isolato ma di pratiche costanti e nello specifico aveva dichiarato: “Non si è trattato di un singolo episodio, di un singolo insulto, di una doccia fredda e delle mutande infilate in bocca per punirlo della pipì a letto”. I due genitori adottivi pare avessero puntato sull’assoluzione piena e per questo motivo, in seguito alla decisione del tribunale, hanno preannunciato il ricorso in appello. Ad accorgersi delle umiliazioni ed anche delle percosse erano state le insegnanti, le quali avevano notato sul corpo del bambino dei grossi lividi all’apparenza lasciati da percorse e forti pizzicotti sulle guance e poi in alcune occasioni lo avevano visto arrivare a scuola con dei vestiti sporchi ed anche puzzolente di taglie troppo piccole per la sua età.

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