Tragedia in Val di Susa: lite per viabilità, investe e uccide una motociclista per vendetta

Un diverbio nato sulla strada, legato proprio ad una manovra. Forse per un sorpasso i veicoli si sono sfiorati. Una lite come molte se ne vedono tutti i giorni, ma che non finisce lì e che ha invece come immediata conseguenza un breve inseguimento.

Il tempo che si consumi il tragico incidente. Una giovane donna ha perso la vita, ieri in Val di Susa. Il suo fidanzato è in gravi condizioni: è stato necessario l’intervento dell’elisoccorso per trasportarlo in ospedale. Entrambi non hanno neppure trent’anni. L’autore del gesto, Maurizio De Giulio, cinquantenne di Nichelino, comune nella città metropolitana di Torino, è stato arrestato dai carabinieri dopo un lungo interrogatorio. Il van Ford Transit che stava guidando ha speronato la motocicletta Ktm su cui viaggiavano i due ragazzi, lui di 29 e lei di 27 anni.

Secondo alcune testimonianze, a nemmeno un paio di chilometri di distanza, lungo la statale 24 del Monginevro, i due uomini avevano litigato con una certa asprezza. Forse per un sorpasso azzardato, forse per una collisione leggerissima. Pare che il motociclista, prima di allontanarsi a gran velocità, abbia anche sferrato un pugno contro l’abitacolo.A prevalere, adesso, è l’ipotesi di uno schianto provocato deliberatamente: l’urto è avvenuto in una rotonda all’imbocco dell’abitato di Condove, in località Gravio, ed è stato molto violento. I due giovani sono stati scaraventati sull’asfalto.

La giovane donna, di Moncalieri, è morta praticamente sul colpo. L’autista del van, rimasto illeso, è anche risultato positivo all’alcol test. E ora dovrà vedersela con l’accusa di omicidio stradale. Sul posto sono intervenuti i carabinieri dell’aliquota radiomobile di Susa, delle stazioni di Chiomonte e Condove, della sezione forestale di Almese. Gli indispensabili rilevamenti tecnici nella serata di ieri erano ancora in corso di svolgimento.

Prima una lite sulla strada, poi il tamponamento costato la vita a una giovane donna. È accaduto ieri in Valle di Susa, in provincia di Torino. All’inizio dell’abitato di Condove un van Ford Transit di colore nero ha urtato una motocicletta Ktm su cui stavano viaggiando la ragazza, una ventisettenne di Moncalieri, rimasta uccisa sul colpo, e il suo fidanzato di 29 anni, che è stato portato in gravi condizioni con l’elicottero all’ospedale Cto.

Secondo una prima ricostruzione del fatto, i due uomini avevano litigato alcune centinaia di metri prima, sulla statale 24. L’incidente è avvenuto proprio all’altezza di una rotonda. La ragazza deceduta si chiamava Elisa Elena Ferrero di Moncalieri. Il giovane a cui era aggrappata, Matteo Penna, 29 anni, è in fin di vita.

A questo punto l’autista avrebbe perso la testa e si sarebbe lanciato all’inseguimento del motociclista. Alla prima rotonda, la moto ha rallentato, il conducente del pullmino avrebbe invece accelerato travolgendo i due ragazzi, schiacciandoli addirittura contro il guard rail.

La giovane è morta sul colpo, il centauro, come si diceva, è in gravi condizioni. Per questa ipotesi il conducente di un van Ford Transit è stato arrestato in serata dai carabinieri. L’incidente è avvenuto all’imbocco di Condove, in Valle di Susa. L’automezzo ha urtato violentemente la motocicletta su cui la vittima, una ventisettenne di Moncalieri, viaggiava insieme al fidanzato, portato in gravi condizioni a Torino all’ospedale Cto. Il conducente del van è risultato positivo all’alcol test. L’indagine è aperta per omicidio stradale.

«È un omicidio, non un incidente. Quell’uomo deve pagare per quello che ha fatto. Ci ha portato via tutto». Valter Penna è il padre di Matteo, il ragazzo di 29 anni che è stato travolto da un furgone a Condove, in valle di Susa. Il giovane è ricoverato in ospedale in rianimazione, in coma farmacologico. La sua fidanzata, Elisa Ferrero, di 27 anni, è rimasta uccisa: era seduta come passeggero e non ha avuto scampo. Valter Penna, che ha vegliato il figlio per tutta la notte, non riesce a capacitarsi per l’accaduto. «Quella ragazza era un raggio di sole. Una persona stupenda. E loro erano una coppia bellissima: sognavano una vita insieme, di sposarsi, mettere su famiglia. E invece… Meglio che quell’individuo resti in carcere per sempre, davvero è meglio per lui». Alla guida del van nero, un Ford Transit, c’era Maurizio De Giulio, 50 anni, elettricista di Nichelino, un altro comune alle porte di Torino. A bordo con lui, la compagna e la figlia di lei di appena 8 anni. A un certo punto l’artigiano ha avuto un diverbio con Matteo.

Una lite stradale come ce ne sono tante, ma l’esito è stato ben diverso. Tutto è iniziato quando per poco il furgone non ha travolto la moto del ragazzo: l’altro, forse agendo d’istinto, gli ha colpito lo specchietto. Un gesto che Maurizio De Giulio deve aver visto come uno sgarro imperdonabile. Il racconto prosegue attraverso gli occhi di Luca, un amico di Matteo, che era anche lui in moto, appena dietro. «Non si è trattato di un errore, di un incidente. Quello l’ha inseguito per un paio di chilometri. E poi l’ha travolto».

Anche a detta di molti residenti della zona è andata così: «Di solito in questi casi si sente la frenata e poi il colpo, io invece non ho sentito la frenata, ma solo il colpo». Dopo l’incidente gli amici di Matteo sono subito corsi per soccorrere la coppia. Stavano tornando da una vacanza insieme. Maurizio De Giulio invece è sceso dal furgone ed è rimasto lì fermo immobile, quasi impassibile. Il suo legale intende chiederne la scarcerazione. «Ora è in stato di shock – spiega il suo difensore, l’avvocato Matteo Del Giudice – e non può rilasciare alcun tipo di dichiarazione. La sua fidanzata gli sta molto vicino». De Giulio è stato arrestato per il reato di omicidio stradale. Il fascicolo è stato affidato alla pm Paola Stupino. La procura è prudente: al momento non sembrano ancora esserci elementi per dire che De Giulio lo avrebbe fatto di proposito. Ci sono tracce di frenata che possono far propendere per un’altra ipotesi. Di sicuro c’è stato l’inseguimento, ma per arrivare a una parola definitiva sull’epilogo servono altri accertamenti.

Per questo gli inquirenti non hanno indagato De Giulio per omicidio volontario, ma per omicidio stradale, che esclude la volontà di uccidere. Nei prossimi giorni però la posizione dell’elettricista, per il quale la pm ha disposto l’arresto nonostante il tasso alcolemico sotto l’1,5 non lo rendesse obbligatorio, potrebbe anche aggravarsi. A pesare, nel passato dell’elettricista, c’è un precedente ben preciso. Sette anni fa a Moncalieri, sempre nella cintura di Torino, De Giulio era infatti stato arrestato dopo aver provocato un incidente perché aveva bevuto.

In seguito a un litigio con la moglie era salito in auto a tutta velocità. A un semaforo aveva bruciato un rosso, schiantandosi contro le auto incolonnate. Poi aveva aggredito i vigili urbani che lo avevano invitato a salire sull’ambulanza e arrivato in ospedale aveva persino minacciato due carabinieri, finendo così in manette. «Avrebbero dovuto toglierli la patente – dice Silvia, una cugina di Matteo – invece era di nuovo alla guida e guardate cos’ha fatto». Il destino ha colpito una famiglia già segnata da un altro dramma. Il fratello di Matteo dodici anni fa era stato vittima di un altro incidente. Giulio, che adesso ha 31 anni, sempre in moto era stato travolto anche lui da un furgone che non aveva rispettato una precedenza. Da allora è costretto su una sedia a rotelle. Elisa, con la sua spontaneità e dolcezza, aveva riportato un raggio di sole in quella casa. Amava i bambini, tant’è che dopo la laurea in Medicina, sognava di specializzarsi in pediatria. Magari in Svizzera. Con Matteo stavano mettendo su casa insieme: vivevano in simbiosi. Adesso, sarà difficile raccontargli che lei non c’è più.

Non sarebbe sbagliato parlare in questo caso dì omicidio per vendetta stradale. La vicenda dell’elettricista 50en-ne Maurizio De Giulio che, a bordo del suo van Ford Tran-sit, a seguito di una lite in strada, due giorni fa ha travolto a Condove (in Val di Susa) una coppia di giovani motociclisti, Matteo Penna ed Elisa Ferrerò, uccidendo la ragazza e riducendo in fin di vita il suo fidanzato, difficilmente pare potersi derubricare a un “semplice” reato di omicidio stradale.

In quest’ultimo caso l’incidente dovrebbe avere un carattere fortuito, e non essere il prodotto (come risulta stavolta) di una deliberata caccia all’uomo. Con questi contorni inquietanti, l’episodio è anche un monito: oggi in strada si rischia di morire più a causa di diverbi che di incidenti, e quindi forse sarebbe più opportuno abbozzare quando qualcuno ci taglia la strada o prova a fare il furbo. Se non altro, così ci si salva la pellaccia.

Stando alle ricostruzioni dei primi testimoni De Giulio due chilometri prima dello schianto non avrebbe concesso la precedenza a Penna. A quel punto il motociclista si sarebbe affiancato al conducente del minivan, e avrebbe sferrato un pugno contro lo specchietto del Transit, a seguito di un breve diverbio. Di fi sarebbe partito l’inseguimento di De Giulio, fino alla rotonda nei pressi di Condove, dove il minivan ha preso in pieno la moto, schiacciando i due giovani contro il guardrail. Per Elisa non c’è stato niente da fare, mentre Matteo è stato ricoverato d’urgenza al Cto di Torino, dove è in condizioni disperate ed è stato già sottoposto a un intervento per l’amputazione di una gamba. De Giulio invece è stato arrestato dai carabinieri e condotto al carcere Le Vallette di Torino.

Alla tesi che si sia trattato di un omicidio volontario contribuiscono le testimonianze di alcuni automobilisti che riferiscono di «non aver sentito alcuna frenata prima dello

schianto, ma solo il colpo» e aggiungono: «Prima di accelerare bruscamente, il conducente del Transit è come se avesse preso la mira». E questo nonostante la compagna di De Giulio, una colf di origini peruviane che era con lui nel minivan insieme alla figlia dell’uomo, sostenga che «alla rotonda il mio compagno ha frenato». Ma le verifiche fatte dai Carabinieri di Condove confermano che sulla strada

L’unico aspetto da appurare, per poter modificare il capo di imputazione da omicidio stradale a omicidio volontario – come si riserva di fare la pm Paola Stupino dopo l’interrogato-rio che si terrà nelle prossime ore – è capire se l’uomo al volante, in preda al suo folle inseguimento, abbia perso il controllo del mezzo all’altezza della rotonda, o viceversa – come pare più probabile – abbia deliberatamente travolto i due centauri.

Quello che è certo è che il conducente del Transit, al momento dello schianto, aveva un tasso alcole-mico fuori norma, circa il doppio rispetto al consentito. Ed è altrettanto certo che De Giulio già in passato aveva avuto problemi a causa di guida in stato di ebbrezza. Nel 2010, semi-ubriaco, aveva tamponato col suo furgone un’auto a Moncalieri; quindi aveva aggredito cinque agenti della Polizia municipale «colpevoli» di invitarlo a salire sull’ambulanza; infine, in ospedale, aveva minacciato due carabinieri: atteggiamenti che gli erano valsi l’arresto e la denuncia per minaccia, violenza privata e oltraggio a pubblico ufficiale.

Nel mirino è finita anche la compagna di De Giulio, accusata sui social di non aver fatto nulla per fermare il conducente del minivan. La donna sostiene di aver invitato l’uomo «a lasciare stare», ma ciò non è bastato a placare la rabbia di chi le scrive sulla bacheca Fb: «Tu eri in auto con lui. Maledetta anche tu». Alla donna rimproverano anche di aver postato una nuova foto profilo poche ore dopo l’incidente – l’immagine di due cigni che si baciano – quasi nulla fosse successo. La dimostrazione che, a volte, si può infierire sulle vittime anche con gesti apparentemente insignificanti.

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