mercoledì , 17 gennaio 2018

Torna a scuola un solo giorno dopo sei mesi di congedo e supplente licenziata. Preside sul piede di guerra

Singolare la vicenda avvenuta a Padova nei giorni scorsi, dove una Preside ha inviato una lettera ad un docente della sua scuola per chiedere il motivo per il quale dopo un lungo periodo di congedo questo sia rientrato esattamente l’ultimo giorno prima delle vacanze natalizie per poi riassentarsi al rientro. La preside dell’Istituto padovano stupida dal comportamento del professore ha deciso di inviare una lettera, chiedendo appunto delle spiegazioni. Protagonista di questa storia è appunto un docente in congedo dall’inizio dell’anno scolastico il quale si è presentato a scuola il 23 dicembre ovvero l’ultimo giorno prima della chiusura natalizia per poi riassentarsi di nuovo il 9 gennaio, ovvero alla riapertura delle scuole. Ovviamente il professore è libero di poter rientrare così come di riassentarsi, fin qui niente da recriminare, ma perchè non continuare evitando così la ricerca dell’ennesima supplente con il risultato che gli alunni adesso dovranno abituarsi ad un nuovo insegnante, quando avrebbero potuto continuare con quello di prima. “Che senso ha rientrare solo per un giorno, il 23 dicembre, per poi stare a casa il giorno dopo e far perdere ai ragazzi un’insegnante entusiasta del suo lavoro?”, scrive la Preside dell’Istituto tecnico Severi della città di Padova, Nadia Vitale.

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Stando a quanto è emerso, sembra che il professore di Diritto si sia assentato dal primo giorno di scuola per motivi personali per poi tornare in aula il 23 dicembre, giusto in tempo per presentare la nuova richiesta di congedo con decorrenza dal 9 gennaio 2017. La Preside, accogliendo la richiesta di congedo non ha potuto far altro che licenziare la supplente, una giovane molto contenta del suo lavoro e molto coinvolte che aveva conquistato ottimi risultati con gli alunni. “E, finalmente, il 23 dicembre, il giorno prima delle vacanze di Natale, lei si è presentato alle classi. Professore, io mi impegno a trasmettere le sue parole ai ragazzi e ai loro genitori che, insieme a me, si chiedono: cosa è venuto a fare? Poche ore dopo l’ingresso nella scuola, presentava all’ufficio personale una nuova richiesta di congedo, stavolta dal 9 gennaio 2017”, si legge nella lettera scritta dalla Presiede ed indirizzata al docente di Diritto.

Ovviamente la supplente licenziata non potrà riottenere il posto e dunque adesso la scuola dovrà rimettersi alla ricerca di una nuova supplente. “Noi non ci siamo persi d’animo: la tenacia è una delle virtù della scuola italiana, bellissima e disgraziata. Abbiamo ricominciato, durante le vacanze di Natale, a cercare un nuovo supplente. Perché, come lei — che insegna Diritto — sa bene, non si può richiamare il supplente precedente, per bravo che sia, se il periodo di assenza è stato interrotto dal rientro del titolare, pur se per un giorno soltanto”, si legge ancora nella lettera. “Cosa ci è venuto a fare, nella nostra scuola, il 23 dicembre?”, termina con questa domanda la lettera della Preside. Adesso vediamo cosa e se risponderà il docente di Diritto.

Un professore si mette in congedo sin dal primo giorno di scuola e rientra alla vigilia delle vacanze di Natale per un solo giorno. L’insegnante infatti ripresenta domanda di congedo a partire dal 9 gennaio. Ma il suo fare capolino in classe, il 23 dicembre, per aver salvo il posto, non è indolore: così facendo, ha interrotto la supplenza di una collega motivata, preparata e apprezzata dagli studenti, costringendo la macchina organizzativa a rimettersi alla ricerca di un nuovo sostituto, scorrendo le graduatorie.

È successo all’istituto tecnico industriale Severi di Padova. Sconcerto e amarezza da parte della preside Nadia Vidale. «Non si deve puntare il dito contro questa persona che ha utilizzato un istituto legittimo, bisogna andare oltre: mettersi attorno a un tavolo e studiare quali sono i meccanismi su cui il sistema si inceppa, rallenta, si impantana, rivedere le modalità di utilizzo dei congedi per le assenze, i regolamenti delle supplenze. Bisogna garantire – riflette la dirigente scolastica – che le classi abbiano un insegnante effettivamente presente per almeno il 90% dei giorni dell’anno. Due sono le direzioni da seguire: snellire i procedimenti, le tempistiche anche con l’uso del digitale per la copertura dei docenti assenti e ridurre le assenze dei professori qualora non giustificate».
Incongruenze dunque del sistema formativo, di fronte alle quali la preside ha preso carta e penna e scritto una lettera aperta a quel docente “mordi e fuggi”, titolare della cattedra di Diritto. Chiedendogli, in soldoni, cosa è tornato a fare. Vidale tiene a precisare: «Non ho scoperchiato una pentola, la pentola è lì: chi trascorre mezza giornata in una segretaria se ne accorge».

Ma la rabbia resta. «Brava la preside, ne apprezzo l’indignazione e il coraggio»: così l’assessore veneto all’istruzione, Elena Donazzan, che si schiera al suo fianco: «Giustamente la dirigente dell’istituto padovano chiede al docente per quale motivo sia tornato, cosa sia venuto a fare per un solo giorno in classe. Con la sua lettera, pacata ma incalzante, ha sollevato un problema che ben conosciamo, presente in quasi tutte le scuole, ma che purtroppo si verifica nella piena legalità, in quanto trova legittimazione in un sistema codificato che antepone i diritti dei docenti a quelli degli studenti. Un sistema che tutela il diritto degli insegnanti di ruolo a conservare il posto, ma che non ha mai messo al centro la continuità didattica e la tutela del diritto-dovere degli studenti di avere il meglio dall’istituzione scolastica». Quanto avvenuto al Severi, continua Donazzan, non pone solo un problema di coscienza e di deontologia alla classe docente, ma sollecita governo e parlamento ad interrogarsi e ad affrontare il problema del reclutamento docenti e della gestione delle supplenze, che incide profondamente sulla qualità della nostra scuola. «Un problema, quello della qualità e della continuità didattica, che è al centro della proposta di maggior autonomia – ricorda Donazzan – che la Regione del Veneto intende portare avanti nel corso del 2017 con il referendum popolare. Quanto a quell’insegnante che ha usato un sacrosanto strumento previsto da una norma di civiltà, cioè quello di conservare la cattedra in presenza di malattia o della malattia di un congiunto – conclude l’assessore – intendo chiedere tutte le verifiche del caso: qualora ci fosse un abuso, dovrebbe essere licenziato».

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