Torre Annunziata, Crollo della palazzina a Napoli, 8 morti: ipotesi omicidio colposo

Un bongo africano, la cintura verde di un kimono, un pc e un canarino giallo vivo per miracolo. Ricordi di viaggi all’estero, tracce di esistenze di colpo cancellate. Ecco ciò che resta della palazzina di quattro piani sbriciolatasi ieri mattina a Torre Annunziata (Napoli) risucchiando sotto le macerie 8 vittime.

La più pessimistica delle previsioni, 24 ore dopo quel boato che ha segnato il risveglio della città, ha trovato conferma alle prime luci del giorno. Nessuno dei dispersi ce l’ha fatta.
Dalle macerie è uscito incredibilmente vivo solo un canarino giallo. Il suo proprietario, Salva

tore Iorio, quando lo ha rivisto è scoppiato a piangere. E mentre la città piange i suoi morti (chiusi molti negozi per lutto e anche i lidi balneari), non si placano le polemiche per un crollo che forse si poteva evitare. Sarà la magistratura ad accertare eventuali responsabilità per il disfacimento di quel gigante di tufo eretto negli anni Cinquanta tra il mare e la ferrovia. Due le ipotesi di reato su cui indaga la procura di Torre Annunziata: disastro colposo e omicidio plurimo colposo.

Ieri mattina sopralluogo dei pm Pierpaolo Filippelli e Andreana Ambrosino: «Non escludiamo alcuna pista», ha detto quest’ulti-

ma, negando che qualcuno sia già stato iscritto nel registro degli indagati. Gli inquirenti hanno acquisito e intendono passare al setaccio, con l’aiuto di un collegio di periti, tutta la documentazione storica del palazzo che dal 1957 pare abbia subito varie modifiche. Nel mirino degli investigatori finiranno inevitabilmente anche i lavori in corso in due appartamenti al primo e al secondo piano dell’edificio. Tante le voci che si rincorrono, tutte da verificare. C’è chi dice che l’architetto Cuccurullo, che lavorava all’ufficio tecnico del Comune, proprio nei giorni scorsi avesse chiesto una perizia su quelle ristrutturazioni in corso. E chi parla di strani scricchiolii.
Nel frattempo tutta l’area è sotto sequestro. Nei prossimi giorni i primi interrogatori. In tutto 18 le famiglie sfollate (due quelle dell’edificio crollato, sedici dal palazzo vicino).
Il sindaco, Vincenzo Ascione, ha annunciato il lutto cittadino per il giorno dei funerali che potrebbero essere celebrati tra mercoledì e giovedì. Forse allo stadio Giraud, se la funzione sarà pubblica. «Prima, però, aspetteremo le autopsie sui corpi».

Una vera tragedia quella che si è abbattuta nella giornata di ieri a Torre Annunziata, dove purtroppo una palazzina di 4 piani è letteralmente crollata. Purtroppo il bilancio è molto grave visto che nel crollo della palazzina di quattro piani, a Torre Annunziata in provincia di Napoli, sarebbero coinvolte due famiglie per un totale di 8 persone rimaste sotto le macerie molto probabilmente colte nel sonno.I vigili del fuoco hanno scavato ed individuato 3 vittima, dunque i dispersi rimangono 5 al momento. Le salme estratte dalle macerie sono al momento 3 e si tratterebbe del tecnico del Comune di Torre Annunziata Giacomo Cuccurullu con la moglie Eddy Laiola ed il loro figlio 25enne Marco; le salme sono state trasferite nell’obitorio di Castellammare di Stabia.Intorno alle ore 9:20 i soccorritori avevano riferito di aver sentito la voce di una bambina e una donna che chiedeva aiuto, ma poi con il passare delle ore la speranza di trovare qualcuno in vita e riuscire ad estrarle dalle macerie si è affievolita.

Come già riferito, sono tante le persone che nella mattinata di ieri hanno partecipato alle ricerche insieme alle forze dell’ordine e squadre dei vigili del fuoco giunti da Roma che hanno utilizzato anche delle particolari sonde per verificare la presenza di persone sotto le macerie; oltre ai familiari Cuccurullo e Guida manca all’appello anche Pina Aprea, una sarta di 65 anni che abitava da sola nella palazzina ma si è anche ipotizzato che la donna fosse uscita molto presto da casa.”Continueremo a scavare senza interruzione, fino a quando non avremo accertato la situazione”, è questo quanto riferito nel corso della giornata di ieri dall’ingegnere Tarantino del comando provinciale dei vigili del fuoco, il quale ha anche aggiunto che non sarebbe stato possibile quantificare esattamente le macerie sotto le quali stavano scavando ma nel frattempo ha anche aggiunto di non disperare nel poter trovare ancora qualcuno in vita.

In alcuni punti le travi possono aver creato degli spazi con la presenza di aria e nonostante il caldo le possibilità di sopravvivenza per una persona sono di diversi giorni”,  è questo ancora quanto aggiunto da Tarantino del comando provinciale dei vigili del fuoco. In tanti per tutta la giornata di ieri hanno scavato a mani nude a Torre Annunziata per cercare di recuperare i 8 dispersi insieme con le unità cinofile e la Protezione civile della Regione Campania  ha inviato altri 40 volontari delle associazioni vicine. Intervenuto anche l’ex sindaco di Torre Annunziata Giosuè Starita, il quale ha ipotizzato che a determinare il crollo della palazzina sia stata la manomissione di una putrella durante i lavori in corso al secondo piano dell’edificio

“Al secondo piano c’era un appartamento vuoto recentemente acquistato. I nuovi proprietari avevano avviato la sostituzione del pavimento. Mi pare probabile che una negligenza tecnica durante questi lavori e la manomissione di una putrella possano avere definitivamente compromesso la statica dell’edificio”, ha aggiunto l’ex sindaco. La Palazzina era costruita a ridosso della linea vesuviana che al momento è stata interrotta e secondo alcuni testimoni, sembra che prima del crollo sia passato un treno,  ciò che è certo è che non è stato udito alcun scoppio ma soltanto il rumore del palazzo che cadeva.

TORRE ANNUNZIATA Alle 6,20, Il silenzio è stato un attimo sospeso tra la vita e la morte. C’era silenzio, in un’alba di umido e caldo nella palazzina poggiata in parte su una roccia lavica della Rampa Nunziante, poco più su della litoranea e dei lidi balneari torresi. Silenzio, poi un gran boato, un inferno di polvere che ha avvolto ogni cosa per diversi minuti in uno scenario surreale.

La palazzina è caduta giù, come cartone. Si è richiusa su se stessa, trascinando calcinacci, detriti, mobili. Caduto l’attico, caduti parte del quarto e del terzo piano. Sono le facciate che danno sul parco, collegato da un vecchio ponticciolo sopra i due binari della linea regionale Napoli-Salerno.

Il silenzio si è trasformato in boato, l’immobilità delle palazzine in un incubo di morte. Vengono svegliati tutti, lì attorno. Di fronte, hanno solo una innaturale collina di polvere e detriti. Una stanza al quarto piano, sventrata, ha ancora alla parete un quadro appeso e un paio di mobili. L’attico conserva tre lettini prendisole e i gazebo, dove l’architetto Gaetano Cuccurullo, dipendente dell’ufficio tecnico del Comune di Torre Annunziata, amava distendersi prendendo il sole e ammirando il paesaggio da favola sulla penisola sorrentina.

Sotto quella montagna di oltre quattro metri, compressa in uno spazio ridotto di non più di venti metri quadri e stretti dal muro di contenimento della linea ferroviaria, ci sono non meno di sette persone. L’allarme viene dato subito. Accorrono i carabinieri del gruppo di Torre Annunziata, guidati dal tenente colonnello Filippo Melchiorre, uomini del commissariato di Torre Annunziata, guidati da Vincenzo Gioia, ambulanze, vigili del fuoco, poi volontari della Protezione civile.

Una tragedia, senza ancora contorni definiti, senza spiegazioni, ma con una priorità: fare presto, per cercare di capire se lì sotto c’è gente ancora viva. Lo scavo non è semplice. Spazio poco, dal piccolo ponte non possono passare grossi escavatori che d’altro canto non potrebbero muoversi nell’area della collinetta di polvere. E la scena, sotto un sole rovente, diventa eroica: vigili del fuoco, carabinieri, poliziotti, a turno a scavare con le mani, passandosi secchi pieni di macerie e bacinelle di plastica riempite di polvere. Fino alle quattordici, il materiale viene spostato a lato dell’area del crollo, ma lo spazio si restringe. Tanto che uno dei cani, che deve fiutare la presenza di corpi umani, perde l’equilibrio e finisce su due vigili del fuoco. Si fanno male e devono essere trasportati al pronto soccorso di Boscoreale.

Sono otto i cani in azione. Vengono affiancati da un drone che volteggia, ma per poco, sull’area delle macerie. E poi da due sondini, che dovrebbero segnalare la presenza di corpi in vita. Da sotto, dalle rampe, dove in una scena paradossale sono intatti i primi due piani appoggiati sulla roccia lavica, accede una scala elettrica con due vigili del fuoco, che scrutano l’attico dove altre macerie sono compresse. «È una tragedia immane per la nostra cittadina – dice il sindaco, Vincenzo Ascione – C’erano lavori in un paio di appartamenti di ordinaria manutenzione, ma non si possono fare ancora ipotesi su cosa abbia provocato questo disastro».

Si scava con le mani, con l’aiuto di una sega elettrica. Quando arriva l’ok per gettare le macerie sul sottostante passaggio dei due binari ferroviari, su una linea interrotta poco dopo il crollo, le cose migliorano. E si fa spazio, abbattendo l’innaturale collina di detriti che all’inizio superava i quattro metri. Può passare anche l’escavatore piccolo. Dice Vincenzo Gioia, responsabile del commissariato di polizia: «Sono accorso quasi subito. Ho pensato ad un crollo strutturale. C’erano interventi di ristrutturazione al secondo e al primo piano, ma nessun collegamento è al momento possibile con il crollo». Il silenzio è una richiesta che i vigili del fuoco lanciano, quando pensano di aver individuato qualcosa. Tutti zitti. «C’è qualcuno in vita? C’è nessuno?» Sono le uniche parole che risuonano, mentre tutti trattengono il fiato. Non arriva risposta. Si anima, di fronte alle macerie, un giardino privato che diventa base d’appoggio per tutti: soccorritori, giornalisti, familiari di chi abitava negli appartamenti.

Allo scavo, si alternano sempre una trentina di uomini e donne. Chi c’è lì sotto, chi dovrebbe esserci? Otto appartamenti in tutto. Gli ultimi tre piani, con l’attico, affacciano sulla linea ferroviaria. I primi due piani, invece, su lato delle Rampe. I primi due appartamenti, acquistati di recente all’asta, avevano lavori in corso. Erano vuoti. C’era vita, invece, negli altri tre piani. Nell’attico, la famiglia dell’architetto Giacomo Cuccu- rullo, con la moglie Edy Laiola e il figlio Marco che aveva fatto un ultimo accesso su Facebook alle sei del mattino. Poco prima del crollo. Al quarto piano, la famiglia Guida, con il capofamiglia Pasquale, la moglie Anna e i figli Francesca di 14 anni e Salvatore di otto. Poi, ottava residente, la sarta Pina Aprea. Sono passate dodici ore dal crollo e il cane lupo Viki della polizia con il labrador Tore della protezione civile individuano qualcosa. Si scava, si ripete il rituale visto tante volte nei crolli da terremoti: i vigili del fuoco alzano un telo bianco per coprire la scena, si allerta l’ambulanza, si intensifica lo scavo. Escono vestiti, armadi, residui di una camera da letto. Subito dopo, due corpi in condizioni devastanti: un uomo e una donna. Dice il sindaco Ascione: «Credo che ci siano pochi dubbi che si tratti dell’architetto Giacomo Cuccurullo e della moglie». Dopo un’ora, viene estratto un altro cadavere. Alle ventuno, i «dispersi», come vengono formalmente definiti nella terminologia ufficiale, restano cinque. Ma si continua a scavare, sotto la luce delle cellule fotoelettriche.

Il silenzio del primo mattino squarciato dal fragore del crollo di una palazzina di quattro piani. Ieri, poco prima delle sei e mezza, la parte posteriore dell’edificio di via Rampa Nunziante 15, a Torre Annunziata – nel Napoletano – è collassata. Sotto le macerie sono finite otto persone, tra cui due bambini. Il cedimento dell’edificio, uno stabile costruito nel ’55, ha sorpreso nel sonno due famiglie del terzo e del quarto piano: la prima composta da Pasquale Guida, la moglie Anna e i loro due figli, Salvatore e Francesca, di 8 e 11 anni. La seconda, che sopra al proprio appartamento aveva anche un attico, da Giacomo Cuccurullo (architetto e funzionario dell’ufficio tecnico del Comune), dalla consorte Adelaide Laida e dal figlio Marco, 25 anni. Nessuna notizia di Pina Aprea, una sarta 65 enne che abitava da sola.
Tra le 17.30 e le 18 i soccorritori hanno trovato i primi due corpi senza vita: nel momento in cui scriviamo le autorità non hanno ancora ufficializzato la loro identità ma, secondo il sindaco, Vincenzo Ascione, si tratta con tutta probabilità dei coniugi Cuccurullo. Alle 19.20 è stato rinvenuto il cadavere di un altro uomo, anche in questo caso da identificare: potrebbe essere il figlio.
Le cause del disastro sono in fase di accertamento. Al primo e al secondo piano erano in corso alcuni lavori di ristrutturazione. Secondo l’ex sindaco di Torre Annunziata, Giosuè Starita (in carica fino a due settimane fa), potrebbe essere stata questa la causa della tragedia: «Al secondo piano c’era un appartamento vuoto acquistato di recente. I nuovi proprietari avevano avviato la sostituzione del pavimento. Mi pare probabile che un negligenza tecnica e la manomissione di una putrella possano avere definitivamente compromesso la statica del- l’edificio». Secondo il neo primo attedino Ascione «il palazzo era messo male. Mi spiace che un tecnico del Comune che abitava proprio lì non si sia accorto della situazione, perché qualche segnale poteva esserci».
Alcuni inquilini, nell’ultimo periodo, si erano lamentati per la presenza di numerose crepe sui mini dei propri appartamenti. Nonostante le condizioni dell’edificio, però, non era stata mai emessa nessuna ordinanza di sgombero. Secondo le prime e parziali ipotesi non si esclude che sulla statica della palazzina, in cemento e tufo, possa aver inciso la costruzione dell’attico della famiglia Cuccurullo. Vincenzo Frappola, amministratore di uno stabile che si trova di fronte ai resti della palazzina, parlando della preoccupazione della gente per quei lavori dice che «qualche avvisaglia di pericolo c’era già stata». La procura
di Torre Annunziata ha aperto un’inchiesta per crollo colposo. Nel frattempo vigili del filoco, polizia e carabinieri si fermo largo a mani nude tra i calcinacci. Tra i soccorritori ci sono anche Tara e Scilla, due cani dei vigili del fuoco che hanno già scavato tra i resti de L’Aquila e di Amatrice. «Ho sentito il rumore del palazzo che crollava» racconta un signore che abita a pochi metri. «Qui sotto passano i treni merci e qualcuno mi ha detto di aver sentito che poco prima del crollo ne era passato uno». La smentita di Rete Ferroviaria Italiana però non si fa attendere: «Non vi è alcun passaggio di treni merci tra Torre Annunziata e Santa Maria La Bruna, e comunque il transito dei convogli viene abitualmente interrotto dalle 23 alle 5. La Linea Napoli-Salemo» prosegue la nota «è utilizzata per il trasporto passeggeri regionale». Rfi ha subito smentito anche che le vibrazioni provocate dal passaggio dei convogli possano aver influito sul crollo della palazzina: «Non hanno alcun effetto sulla stabilità dei fabbricati. Le deboli vibrazioni dovute al passaggio dei treni vengono assorbite dalla massicdata e dal pietrisco che ne impediscono la propagazione». Claudio Rafanelli, direttore dell’istituto di acustica e sensoristica “Orso Mario Corbino” del Consiglio Nazionale delle Ricerche, concorda: «una palazzina non crolla improvvisamente, tranne che per uno scoppio, che in questo caso possiamo escludere. Lo stabile, quindi, aveva delle patologie strutturali».

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