Luna Park shock, ragazza si sgancia dalla giostra e precipita da oltre 20 metri

Tragedia in serata al Luna par di viale dello Sport a San Benedetto del Tronto. La ragazza è precipitata da 20 metri nel vuoto, dopo essere salita sulla giostra capsula gravitazionale.

Sul posto Polizia, Carabinieri, Municipale e Vigili del Fuoco. La giovane sarebbe stata sbalzata via da una delle attrazioni ma le cause del drammatico incidente sono ancora tutte da chiarire. Con lei c’era un ragazzo. La ragazza è morta pochi istanti dopo la caduta, a seguito, hanno rilevato i sanitari, delle gravissime lesioni riportate nella caduta. La magistratura ha aperto un’inchiesta.

Sul posto sono giunti in breve i sanitari partiti dalla vicina postazione Potes, che hanno cercato di rianimare la donna, ma per la giovane sambenedettese purtroppo non c’era già più nulla da fare. La ragazza è’ morta pochi istanti dopo la caduta, a seguito, hanno rilevato i sanitari, delle gravissime lesioni riportate nella caduta. La Procura della Repubblica di Ascoli Piceno ha disposto il sequestro della giostra, una capsula gravitazionale.

Sul posto anche il medico legale per una prima ricognizione in attesa che venga fissata l’autopsia. Sarà l’inchiesta della magistratura ascolana a stabilire cosa non ha funzionato nel dispositivo di sicurezza al quale la donna era stata agganciata prima che l’attrazione venisse messa in movimento dal personale. Sul posto, oltre al personale del 118 che ha tentato invano di rianimare la donna, anche vigili del fuoco, polizia e carabinieri.

Incidenti sulle giostre, nei parco giochi o al luna park, sono fonte di liti tra genitori e gestori degli impianti. La domanda è: chi deve vigilare? Il risarcimento è sempre dovuto?

Particolarmente frequenti, soprattutto durante la bella stagione, sono i casi di incidenti all’interno di parco giochi e luna park. Vittime, come è facile immaginare, sono i bambini, mentre a fare la voce grossa, con richieste risarcitorie e lamentale più o meno significative, i genitori.

Facile intuire che, in questi casi la domanda ricorrente è: se mio figlio cade dalle giostre e si fa male chi ne risponde? Su chi ricade la responsabilità? Meglio fare chiarezza prima di avventurarsi in liti e giudizi tanto lunghi quanto inutili.

Precipita dalla giostra estrema e muore L’inchiesta punta sulle cinture di sicurezza

«Maria, sto volando». Gridava Francesca, con tutto il fiato che aveva in gola. E non per l’adrenalina della palla lanciata a tutta velocità, il suo era un urlo di terrore perché sentiva che la protezione non aveva retto, ed era proiettata fuori dalla sfera, rassegnata al suo volo di morte. Francesca Galazzo aveva 27 anni, il figlioletto di due è stato spettatore inconsapevole della crudele acrobazia del destino che le ha tolto la mamma. Venerdì sera Francesca aveva portato anche lui al luna park dove ha voluto realizzare un desiderio. È entrata nello Sling Shot come in un sogno: provare l’ebbrezza di essere sparati in cielo. È svanito nell’incubo della fine di tutto.

A San Benedetto la tragedia lascia una bimbo senza madre, i genitori straziati e increduli, gli amici sconvolti, e una domanda: come è potuto succedere? Cercherà di capirlo il pm di Ascoli Mara Flaiani che ha aperto un fascicolo per omicidio colposo per ora a carico di ignoti e che ieri ha messo sotto sequestro la giostra. Ma non è ancora il tempo delle risposte. Ora scorrono le lacrime e le immagini della tragedia davanti agli occhi di Maria Luce. Ha 21 anni, a lei la giovane mamma ha rivolto quell’ultimo disperato appello diventato in una manciata di secondi una frase di addio. Venerdì sera verso le 23 prendono posto una accanto all’altra sull’attrazione da brividi che spara la cabina a 55 metri di altezza nel soffio di un secondo. L’addetto al controllo prima del lancio le scambia di seggiolino, per equili-

brare meglio il peso. Altro ricamo del caso in questo agghiacciante intreccio di fatalità. Cinture allacciate, l’elettromagnete fa decollare con tutta la sua potenza la capsula gravitazionale a venti metri di altezza. Poi la discesa e un altro slancio di catapulta incontro alle stelle. Il coro dei gridolini di gioia per la gara vinta con il coraggio è superato dall’urlo lancinante di Francesca. «Sto cadendo», racconta in diretta il suo orrore per la caduta libera. Qualcuno dice di averla vista durante le evoluzioni della sfera mentre tentava disperatamente di tirare dentro una gamba e forse a quel punto alle sue spalle si è aperto il roll bar che era agganciato alla barra orizzontale di protezione. Ed è stata la sua sentenza di morte. Francesca tenta di restare aggrappata all’imbracatura imbottita, ma quando la capsula ruota di 360 gradi non regge e molla la presa. Gli amici e le decine di spettatori seguono la traiettoria verso il suolo con lo sguardo sbarrato dal terrore. L’impatto è devastante. I soccorsi fanno prestissimo ad arrivare, la Potes è lì vicina. Ma ormai il cuore di Francesca ha smesso di battere, non poteva sopportare le lesioni devastanti.

Insostenibile è il dolore, che nelle ore immediatamente successive al dramma rivaleggia con l’incredulità. Lo sgomento apre crepe nella corazza da pescatore del papà Antonino, che non riesce a darsi pace. «Non si può morire per un gioco», sussurra. Poi alza il volume della voce. «Come è possibile che in un luna park succeda un incidente del genere?”» Si sfoga Antonino. «Hanno detto che Franci si è tolta la cinta, ma non è vero». Un sospiro. «A lei piacevano questi giochi, le davano adrenalina».
La polizia ha sentito testimoni e sta cercando filmati amatoriali. Claudio era nella comitiva di amici venerdì: «Lei ci faceva andare tutti i giorni al Luna park per fare un giro sullo Sling Shot, le dicevamo di attendere che mettessero gli elastici nuovi nella cabina». Venerdì ha saputo che la sostituzione era avvenuta. L’ultima beffa per la povera Francesca.

Incidenti alle giostre: chi ne risponde?

Su tale questione, da sempre dibattuta, è intervenuta la Corte di Cassazione, prendendo spunto dal caso di un bambino caduto da un cavallo a dondolo in un parco giochi comunale. I genitori, a seguito dell’incidente, chiedevano la condanna del Comune al risarcimento dei danni subiti dal figlio.

La Suprema Corte, però, è decisa nel sostenere che un adulto, e a maggior ragione un genitore, che accompagna un bambino in un parco giochi deve avere ben presenti i rischi che ciò comporta, non potendo poi invocare l’altrui responsabilità, una volta che la caduta dannosa si è verificata. Ciò in quanto proprio il genitore è tenuto a considerare l’esistenza di una situazione di pericolo.

Nessuna condanna del Comune, quindi, anche perché la caduta di un bambino da una giostra è un evento certamente prevedibile ed evitabile con un grado normale di diligenza. In poche parole, la Corte sostiene che, se i genitori del bambino avessero adeguatamente vigilato sul figlio in presenza di attrezzature che, per natura, hanno un certo grado di pericolosità, l’incidente non si sarebbe verificato.

D’altra parte, se è vero che il bene, nel caso oggetto di esame, è pubblico, è vero anche che la giostra ha solo costituito l’occasione e non la causa dell’incidente. La situazione di pericolo, dunque, essendo visibile e prevedibile, richiede un grado di attenzione più elevato.

Come si intuisce, due sono gli aspetti decisivi su cui la decisione si basa:

  1. la possibilità per l’utente danneggiato (in tal caso i genitori che fanno le veci del figlio minore) di percepire o prevedere, con l’ordinaria diligenza, una situazione di possibile pericolo derivante dall’utilizzo del bene;
  2. il dovere di cautela da parte del soggetto che entra in contatto con la cosa.

Incidenti alle giostre: chi è responsabile al luna park?

Discorso analogo se l’incidente avviene al luna park: il genitore conserva il dovere di sorveglianza nei confronti del minore anche quando paga un biglietto d’ingresso per un’area giochi.

In tale ipotesi, la questione è più complessa: infatti, si possono configurare due tipologie di responsabilità: quella contrattuale, derivante dall’acquisto del biglietto, e quella extracontrattuale – causata da dolo o colpa grave – dei gestori.

Il principio di fondo, tuttavia, non si differenzia di molto da quanto detto a proposito del parco giochi comunale: il pagamento di un biglietto d’ingresso non determina, in automatico, che la tutela del bambino sia contrattualmente affidata ai gestori delle attrazioni. Se così fosse, questi ultimi sarebbero tenuti a vigilare su ogni singolo bambino presente nell’area, mentre, invece, essi sono solo tenuti a mettere a disposizione attrezzature funzionanti. In pratica, il gestore del luna park deve solo preoccuparsi di garantire la non pericolosità dei giochi e la loro manutenzione, avvertendo gli utenti, ad esempio, tramite apposita cartellonistica, su eventuali limitazioni all’accesso delle strutture e informandoli sulle modalità per l’utilizzo in sicurezza [3].

Incidenti alle giostre: come effettuare la manutenzione?

Ad ogni modo, per fornire regole comuni e innalzare il livello di protezione dei più piccoli contro i rischi di infortunio durante il gioco, non manca una serie di norme dedicate proprio a tutte le attrezzature installate nelle aree da gioco a uso individuale e collettivo come altalene, scivoli, giostre, attrezzature oscillanti.

Nello specifico, si distingue tra manutenzione ordinaria e manutenzione correttiva.

La prima tiene conto delle condizioni locali e delle istruzioni del fabbricante che possono influire sulla frequenza di ispezione necessaria. Tra le misure preventive che la norma suggerisce di adottare sono importanti in particolare: la riverniciatura e il ritrattamento delle superfici; la manutenzione di eventuali pavimentazioni ad assorbimento di impatto; la lubrificazione dei giunti; la pulizia; la rimozione di vetri; la manutenzione delle aree libere.

La manutenzione correttiva dovrebbe, invece, comprendere misure per correggere i difetti o per ristabilire i necessari livelli di sicurezza delle attrezzature e delle pavimentazioni. Ci si riferisce, ad esempio, alla sostituzione degli elementi di fissaggio, alla saldatura o risaldatura, alla sostituzione delle parti usurate e alla sostituzione dei componenti strutturali difettosi.

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