Foggia, rogo fra le baraccopoli nel Gran Ghetto di Rignano: morti due migranti

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Due uomini maliani sono morti nel rogo scoppiato nella baraccopoli di Rignano Garganico, il settimo dal 2012. Da due giorni erano in atto le operazioni di sgombero in seguito alle indagini per infiltrazioni della criminalità. In 100 si erano rifiutati di andarsene. Un reportage/denuncia dell’estate del 2015 segnalava già le condizioni di vita nel ghetto

Due uomini africani originari del Mali sono morti nell‘incendio sviluppato nella notte tra giovedì e venerdì all’interno del Gran Ghetto nel villaggio di cartone nelle campagne tra San Severo e Rignano Garganico che dal I° marzo erano in atto le operazione di sgombero per infiltrazioni criminali. Il Ghetto è abitato da alcune centinaia di migranti impegnati nella raccolta dei prodotti agricoli nelle campagne della zona, due giorni fa era cominciato lo sgombero da parte delle forze dell’ordine disposto dalla Dda di Bari nell’ambito di indagini avviate nel marzo del 2016 e culminate con il sequestro probatorio con facoltà d’uso della baraccopoli per presunte infiltrazioni della criminalità. Riguardo l’incendio, sembra che questo si sia sviluppato su un’area di oltre 5mila metri quadrati, distruggendo un centinaio di baracche; intervenute sul posto tre squadre di vigili del fuoco che sono riuscite nel giro di diversi minuti a circoscrivere spegnere le fiamme.

I vigili del fuoco hanno trovato i corpi senza vita, completamente carbonizzati di due africani e per questo motivo la Procura ha avviato un’indagine per incendio colposo e omicidio colposo plurimo a carico di ignoti.

Le due vittime si chiamavano Mamadou Konate e Nouhou Doumbia ed avevano rispettivamente 33 e 36 anni; entrambi migranti, sarebbero stati identificati da altri migranti del ghetto, i quali hanno riferito i loro nomi alla polizia. Nello specifico uno dei due, ovvero Konate è stato trovato disteso su una brandina, completamente carbonizzato mentre l’altro è stato trovato nei pressi dell’uscita della baracca. Secondo quanto è emerso dalle prime ricostruzioni, sembra che in pochi minuti le fiamme, le cui cause sarebbero ancora in caso di accertamento, hanno avvolto un centinaio di capanne realizzate per lo più in legno, plastica e cartone; le fiamme hanno percorso una superficie di circa 5 mila metri quadrati, distruggendo tutto ciò che hanno incontrato sul loro cammino.

“E’ stato troppo violento ed improvviso e quindi non si esclude che possa essere stato appiccato da qualcuno”, ha riferito un vigile del fuoco. Secondo quanto riferito dalla Procura di Foggia, al momento è escluso che il rogo sia di natura dolosa e come già anticipato, per questo motivo è stata avviata un’indagine per incendio colposo e omicidio colposo a carico di ignoti. “Molti lavoratori sospettano che l’incendio sia doloso perché la notte scorsa stavano dormendo fuori dalle baracche, che sono sotto sequestro, quindi non si spiegano come sia potuto accadere che le fiamme si siano propagate dall’interno delle strutture”, riferiscono fonti interne al campo. Molti dei migranti ospiti della struttura hanno fatto sapere che secondo loro l’incendio è stato appiccato da qualcuno che avrebbe voluto così intimorirli costringendoli ad andare via. Intanto proseguono anche le operazioni di trasferimento degli ospiti, già iniziate nei giorni scorsi.

Sale nuovamente la tensione al Gran Ghetto dove, mentre erano in corso le operazioni di smantellamento della baraccopoli con l’ausilio delle ruspe, un gruppo di cittadini africani per manifestare il proprio dissenso, ha dato fuoco alle ultime capanne in legno e cartone. Il forte vento ha alimentato le fiamme che in pochi istanti hanno avvolto le poche baracche rimaste in piedi. Intanto ad assistere alla ‘fine’ del Gran Ghetto si è assiepato un gruppo di un centinaio di migranti che ha inscenato anche una piccola protesta urlando contro le forze dell’ordine. Una volta domate le fiamme, (operazione già parzialmente avvenuta grazie alla presenza di una squadra dei Vigili del Fuoco) riprenderanno anche le operazioni di smantellamento della baraccopoli. 150 cittadini stranieri sono già stati fatti salire a bordo di alcuni autobus messi a disposizione delle forze dell’ordine e accompagnati nelle due strutture ricettive indicate dalla Regione Puglia.

“In queste ore – dichiara intanto il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano – forte è la rete di associazioni, organizzazioni sindacali, parrocchie e cittadini che, come è accaduto negli ultimi anni, sono a fianco della Regione per portare a compimento la chiusura di questo luogo dove per vent’anni si è calpestata la dignità umana. Li ringrazio, insieme a chi sta operando sul campo in queste ore, a nome della Regione. La tragica morte dei due cittadini maliani conferma la necessità di procedere senza indugio alla chiusura di questa operazione richiesta dall’Autorità Giudiziaria, ma lascia un profondo sconforto perché se avessero accettato, come tanti hanno fatto, la alternativa abitativa adesso sarebbero ancora vivi”.

«Nessuno vuole rimanere qui. Qui la vita non è bella. E poi questa volta realmente non sappiamo cosa possa aver scatenato l’incendio». Ci rilascia pochissime parole un rappresentante dei cittadini africani che risiede nel Gran Ghetto, la baraccopoli che si trova tra San Severo e Rignano Garganico, dove la scorsa notte, a causa di un violentissimo rogo, sono morti due stranieri. Sono stati alcuni connazionali a fornire alla polizia i nomi delle due vittime: Mamadou Konate di 33 anni e Nouhou Doumbia di 36 anni. Il primo sorpreso dalle fiamme mentre stava ancora dormendo. Il suo corpo carbonizzato era ancora riverso sulla brandina; il secondo, invece, a pochi centimetri dall’uscita della baracca.

Per il momento in merito alle cause che hanno provocato il rogo, gli organi inquirenti non si sbilanciano, ma tutto lascia presupporre che le fiamme siano di naturaaccidentale, magari partite a seguito di un malfunzionamento di qualche stufetta oppure direttamente da uno dei tanti fuochi che gli immigrati accendono di notte per riscaldarsi. Il rogo è divampato in pochissimi istanti: le fiamme hanno avvolto le baracche di cartone e legno. Nell’accampamento erano presenti molte bombole a gas, questo quindi ha causato un susseguirsi di esplosioni. Stamani al Gran Ghetto è giunto anche un legale rappresentante dei cittadini africani, Giovanni Marsiglia che ha affermato: «Ieri c’è stato un incontro con i vertici della Prefettura. Gli stranieri hanno fatto presente le loro esigenze, perché lo Stato Italiano riesce a dare loro dei posti in numero di 120 unità circa. In realtà le loro necessità sono circa di 400/500 posti letto quindi si chiedevano e si stanno chiedendo tuttora dove poter andare nel caso in cui lasciassero la zona. Poi c’è un’altra grave problematica che si sta presentando in questi giorni in cui stanno operando le Forzedi Polizia per effettuare lo sgombero: hanno staccato loro l’erogazione dell’acqua. Nelle ultime ore stanno facendo capo a degli agricoltori della zona che volontariamente stanno offrendo loro acqua per lavarsi e cibo.

E’ necessario, pertanto, che la Forza Pubblica indichi delle possibilità alternative che ad oggi non ci sono. Capisco che loro debbano adeguarsi alle leggi dello Stato Italiano, ma se non viene data loro la possibilità di avere un alloggio dignitosi, dove potranno stare? Qui in mezzo alla terra oppure nelle baracche? – si chiede l’avvocato Giovanni Marseglia. Intanto poco fa sono giunte al Gran Ghetto le ruspe per abbattere la baraccopoli. I cittadini stranieri sono stati fatti salire a bordo dei pullman messi a disposizione dalle forze dell’ordine e saranno accompagnati nelle due strutture ricettive indicate dalla Regione Puglia : Casa San- kara che si trova sulla statale 16 e l’Arena che si trova alla periferia di San Severo.

LA NOTA DEI DEPUTATI PD BORDO E MONGIELLO Sul rogo e le morti, intervengono anche i deputati PD foggiani Michele Bordo e Colomba Mongiello. “I migranti morti nell’incendio del grande ghetto che sorgeva nelle campagne foggiane sono probabilmente le vittime di chi non vuole cedere il passo allo Stato”. Lo afferma ì’on. Michele Bordo, presidente della Commissione Politiche UE della Camera, esprimendo “solidarietà personale e istituzionale alle famiglie dei due migranti trovati carbonizzati e all’intera comunità di cittadini stranieri presenti nel territorio”. “Lo sgombero del ghetto – continua Bordo – ha segnato un punto di svolta in direzione della piena affermazione della legalità e del contrasto al caporalato e ad ogni altro reato commesso in quella terra di nessuno. Lo Stato ha affermato la propria presenza e forse chi fino a ieri gestiva la baraccopoli ha prima reagito organizzando la manifestazione di immigrati davanti alla Prefettura per chiedere di rimanere nel gran ghetto, e poi probabilmente ha dato alle fiamme le baracche, se sarà confermato l’incendio doloso, provocando l’inferno che ha inghiottito le povere vite di due migranti. La loro morte deve spingere ancor di più tutti noi a moltiplicare gli sforzi per cancellare questa vergogna dalle nostre campagne – conclude Michele Bordo – e promuovere l’organizzazione di un sistema diffuso e socialmente sostenibile di assistenza ai lavoratori stagionali impiegati a migliaia dalle imprese agricole della Capitanata”.

“Le fiamme che hanno ucciso due persone e hanno distrutto le baracche del grande ghetto delle campagne foggiane mi auguro abbiano convinto anche incerti ed inermi a rimboccarsi le maniche per garantire condizioni di vita e di lavoro più degne a migliaia di braccianti, italiani e stranieri, sfruttati e maltrattati”. E’ il commento dell’on. Colomba Mongiello, componente della Commissione Agricoltura della Camera, alla “terribile notizia” del rinvenimento di due cadaveri “in quell’inferno in terra abitato da centinaia di donne e uomini soggiogate dalla povertà e dalla criminalità”. “Ho vergogna per quanti stanno speculando politicamente sul tragico destino dei due abitanti del grande ghetto – continua Mongiello – e ho la speranza che magistrati e Forze dell’ordine riescano a sgretolare il muro di omertà costruito intorno a quel misero groviglio di baracche. Criminali e caporali prosperavano sulla pelle di chi viveva nel fango. Per questo è stato sgomberato e, probabilmente, per questo è stato incendiato. Quelle morti non devono essere rapidamente dimenticate, come pure è accaduto in passato, – conclude Colomba Mongiello – e tocca a noi, individualmente e collettivamente, adoperarci perchè il ghetto non sia ricostruito, altre vite non siano messe in pericolo, altri lavoratori non siano sfruttati”.

La morte di due migranti avvenuta è l’ennesima tragedia in quello che è vero caso nazionale, ma la posizione di Sinistra Italiana non può mutare: i Ghetti non sono un problema di ordine pubblico, ma solo la conseguenza dell’assenza di diritti e di lavoro regolare in agricoltura. Lo spostamento forzoso dalle campagne alle strutture di San Severo, di un numero inferiore alla metà degli attuali abitanti del Ghetto, prova a risolvere unicamente la questione abitativa, non incidendo sulle motivazioni che obbligano uomini e donne a vivere in condizioni disumane: l’esigenza di avere un reddito e di inviare del danaro nei propri paesi d’origine. La Regione, di concerto con le istituzioni locali e nazionali, ha il dovere di affrontare la questione in modo complessivo per far sì che, quando fra pochi mesi migliaia di lavoratori stagionali giungeranno in Capitanata per la raccolta del pomodoro, sorgano nuovi e più incontrollabili Ghetti. E’ del tutto singolare che la stessa Regione Puglia con una mano si preoccupi della vicenda e con l’altra continui a non applicare la legge 28/2006. Addirittura si ventila l’intenzione di smantellare la stessa legge 28, mentre non sono state rinnovate le convenzioni con INPS e Guardia di Finanza per rendere effettivi i controlli delle aziende. E ancora:

dov’è finita la somma di 1 milione di euro fatta stanziare nel Bilancio regionale da l’emendamento Minervini- Borraccino di Sinistra Italiana (nato da collaborazione con FLAI-CGIL) per creare un servizio di trasporto pubblico che rendesse ancor più difficile l’intermediazione tra domanda ed offerta di lavoro controllata dai caporali? Da mesi diciamo che sono questi i veri nodi politici di una vicenda su cui troppo sono gli interessi, della mafia, delle aziende che lucrano sullo schiavismo, di chi vuol inserirsi nel business dell’accoglienza, di chi ha il solo interesse di dichiarare a mezzo stampa che il Ghetto non esiste più: i ghetti, i giovani carbonizzati di stanotte e la morte di fatica di Paola Clemente e di tanti altri, torneranno fra pochissimo a sconvolgere la Capitanata, il barese e tutta la Puglia se si continuerà a non trattare la vicenda come una delle questioni economiche e sociali più importanti per il nostro territorio.

«La segreteria provinciale della Cgil di Foggia esprime il proprio cordoglio per la perdita di due giovani vite nell’ennesimo tragico episodio che coinvolge il ghetto di Rignano. Quanto accaduto deve spingere le istituzioni a procedere con maggior velocità e decisione allo sgombero definitivo garantendo a tutti i lavoratori oggi lì ospitati un’accoglienza dignitosa. Allo stesso tempo chiediamo che senza indugi ulteriori la Prefettura debba farsi promotrice di un tavolo con le parti sociali che può essere il momento istituzionale dove trovare soluzioni – già previste dalle norme in vigore e dal protocollo sottoscritto a giugno scorso con i ministeri delle Politiche agricole e dell’Interno – circa ospitalità, trasporti e intermediazione della manodopera. Ovvero i tre punti nevralgici su cui se arretra lo Stato e lalegge lucrano sfruttatori, criminali caporali».

«Altre due vite spezzate dall’intreccio tra criminalità organizzata e disperazione. Non si può continuare così” a dichiararlo sono Guglielmo Loy, segretario confederale Uil, Stefano Mantegazza, segretario generale Uila e Gianni Ricci, segretario generale Uil Foggia, sull’incendio che ha ucciso due persone nel “Gran Ghetto” in agro di San Severo. “Non possiamo continuare ad assistere impotenti, a indignarci e a versare lacrime inutili. Barra dritta e con convinzione procediamo nella direzione dello sgombero di tutti i ghetti della Capitanata”, affermano Loy, Mantegazza e Ricci secondo i quali è necessario “perseguire con ancora più forza chi specula sul bisogno e costringe centinaia di immigrati a permanere in un ghetto chiuso alcuni giorni prima. Occorre combattere la criminalità organizzata e far rispettare le leggi e, sotto questo profilo, va garantito il massimo supporto all’azione delle forze dell’ordine. Applichiamo la nuova legge sul caporalato, sollecitiamo l’applicazione di procedure e protocolli etici in materia di trasporto, integrazione, inclusione.

Impegniamoci ad applicare il “protocollo contro il caporalato e lo sfruttamento lavorativo in agricoltura”. L’obiettivo comune deve essere fare rete attivando progetti per migliorare le condizioni dei lavoratori e togliere spazio a chi li sfrutta. “Per debellare alla radice il lavoro nero e dare le risposte di civiltà che il paese richiede, non è sufficiente la sola repressione. Per questo continueremo a insistere nei confronti del Governo, delle istituzioni regionali e soprattutto delle associazioni datoriali (Confagricoltura, Coldiretti e Cia) affinché la Rete del lavoro agricolo di qualità possa essere attivata in tutti i territori, in particolare lì dove la piaga del lavoro nero è maggiormente presente. Siamo, infatti, convinti che solo creando un sistema di gestione del mercato del lavoro trasparente e alternativo al Caporalato sarà possibile dare le risposte che sia le imprese che i lavoratori si aspettano. Tramite la Rete va inoltre istituito un sistema di trasporti per il lavoro agricolo sostenuto anche da risorse pubbliche. Potranno essere autobus che portano gratuitamente i braccianti sui luoghi di lavoro (al posto dei carissimi servizi di trasporto offerti dai caporali), o ambulatori mobili, alloggi degni di questo nome e distribuzione di acqua e cibo, fino agli sportelli di informazione legale e ai corsi di italiano. Le risorse ci sono ma va fatto uno sforzo collettivo per uscire da questa emergenza”.

Ma non è tutto. “La questione va affrontata in un’ottica globale”, proseguono Loy, Mantegazza e Ricci. Infatti, per il segretario confederale Uil, il segretario generale Uila e il segretario generale Uil Foggia “ora occorre raccordare l’azione di Regione, comuni, prefetture, forze dell’ordine, imprenditoriali e sindacati. Va definita una road map per lo sgombero di tutti i ghetti. Perché se non si arriva a questa conquista, non sarà possibile garantire condizioni di vita più dignitose e reale integrazione a questi lavoratori”.

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