Morte in montagna a Courmayeur, due valanghe in un’ora tre morti e cinque feriti, uno in condizioni disperate

E’ molto grave il bilancio della valanga che ha travolto in Valle d’Aosta un gruppo di sciatori, trascinandoli a valle per un centinaio di metri. E’ questo quanto accaduto nella giornata di ieri, incidente nel quale purtroppo hanno perso la vita ben tre sciatori tutti di età compresa tra i 20 ed i 40 anni, trascinati a valle per un centinaio di metri; in realtà sono state due le valanghe registrate nella giornata di ieri in Valle D’Aosta, la prima caduta in Val Veny nel comune di Courmayeur in un canalone dove si pratica il fuoripista nella zona del Plan de la Gabba/La Visaille, e la seconda tra la Thuile e Morgex.

Nello specifico ad uccidere i tre sciatori, pare sia stata la prima slavina, mentre la seconda ha travolto una coppia di scialpinisti, tutti salvi. Riguardo le vittime, si tratta di un italiano e nello specifico un uomo di Torino e poi ancora un belga ed un tedesco, sono queste le notizie riportate dalla Guardia di Finanza di Entreves che si occupa dell’indagine. Il torinese si chiamava Federico Mighetto, e secondo quanto riferito pare si sia laureato in disegno industriale al Politecnico di Torino, Erasmus di un anno a Stoccolma, ed aveva conseguito la laurea magistrale in Product service system design fra il Politecnico di Milano e la Tongji University di Shanghai; appassionato di football americano, che aveva anche praticato così come di montagna che gli è costata purtroppo la vita.

“Le grandi montagne hanno il valore degli uomini che le salgono, altrimenti non sarebbero altro che un cumulo di sassi”, aveva scritto sulla sua pagina Facebook. Stando a quanto riferito dalla forza dell’ordine sembra che la massa di neve si sia staccata alle ore 12.50 sul canale della Visaille in fondo alla Val Veny, 2.400 metri di quota sopra Courmayeur; sono circa 18 gli sciatori in totale quelli investiti da un fronte di neve di circa 40 metri e pare appartenessero a diversi gruppi di diverse nazionalità che comunque stavano scendendo tutti insieme e pare che tutti avessero l’Arva, alcuni sono riusciti a gonfiare l’airbag e si sono salvati restando a galla sulla valanga.

Come abbiamo già anticipato un’altra valanga si è staccata meno di un’ora dopo in Valle D’Aosta, due sono le persone coinvolte in questo caso; dopo la slavina in Val Veny, un secondo distacco al Colle San Carlo, tra La Thuile e Morgex, che ha travolto la coppia di scialpinisti, i quali sono rimasti sepolti sotto la valanga ma si sono salvati. “Sembrava un campo di battaglia, persone che urlavano, che gridavano, tutte in lingua diversa. E’ stato un intervento davvero complesso”. Così Daniele Ollier, vicebrigadiere della Gdf di Entreves, descrive lo scenario che si è trovato di fronte quando è intervenuto per prestare soccorso.

RISCHIO E VALUTAZIONE DEL RISCHIO VALANGHE

Si definisce rischio, nel campo delle attività ricreative invernali, la probabilità che l’esposizione ad un pericolo (valanga) causi danni, ferite o la perdita della vita (McClung, 2002).
Il rischio può essere descritto in maniera qualitativa – basso, moderato, considerevole, elevato, estremo – in funzione della probabilità di distacco valanghe e delle conseguenze attese.
La percezione del rischio da parte delle potenziali vittime è altamente soggettiva ed è funzione della conoscenza del rischio, della sua valutazione, nonché della personale propensione ad esso.
La valutazione del rischio è influenzata da variabili naturali quali quelle fisiche (terreno), ambientali (condizioni meteonivologiche) e da quelle umane.
La percezione del rischio è un giudizio altamente soggettivo elaborato in funzione dalla propensione a rischiare di ciascuno e stimato in base ai potenziali vantaggi che un’azione rischiosa potrebbe apportare alla salute e alle capacità personali.
La propensione al rischio influisce fortemente sul comportamento e dipende dalla personalità, dallo stile di vita, dall’esperienza maturata e da fattori socio-culturali (età, livello culturale, appartenenza ad un gruppo, stato civile etc.).

La volontarietà nell’esposizione al rischio è un fattore importante in quanto la tolleranza dipende dal grado di volontarietà con cui ci si espone ad esso: maggiore è la volontarietà, maggiore sarà l’esposizione e la tolleranza del rischio. Possono pertanto sorgere dei problemi quando ci si affida ad altri per la decisione e l’esposizione al rischio risulta essere involontaria.

Inoltre, le attività ricreative invernali sono fortemente gratificanti per i praticanti (così come il gioco d’azzardo, il sesso non protetto e la droga od il fumo) e poiché la valanga non è un evento così comune, l’esperienza risulta altamente positiva distorcendo, al ribasso, la reale percezione del rischio corso (insensibilità alla probabilità).

Una bassa percezione del rischio, un’eccessiva familiarità con un certo pericolo ed uno scarso autocontrollo sulle proprie pulsioni tende a far sottostimare le conseguenze e la probabilità di venir coinvolti, tanto che 69% degli incidenti avviene su pendii comunemente frequentati, nel corso della stagione, dalle vittime.

Inoltre la proliferazione di modelli mediatici (film, video, riviste) che propongono attività estreme e il loro favore incontrato presso vaste platee ha sicuramente favorito un innalzamento collettivo della tolleranza al rischio ed un aumento della fiducia nella tecnologia e nelle capacità tecniche di molti praticanti le attività ricreative invernali. Pertanto il singolo tende a sostituire i dati della realtà (basati sul caos della complessità ontologica – quindi troppo inquietanti e stressanti) con quelli di una realtà precostituita o addomesticata (basata su una visione più armonica e ordinata ma irrazionale) al fine di ridurre il proprio stato di ansia o di apprensione; egli incorre quindi nell’omeostasi del rischio, l’accettazione di assumere un certo livello di rischio, soggettivamente stimato è “tranquillizzante” e “gratificante”. Ma l’incidente avviene quasi sempre quando la percezione del rischio, da parte della vittima, non coincide con il reale pericolo (probabilità di distacco).

Nell’ottica dell’individuo l’omeostasi del rischio parte da un’analisi vantaggi / svantaggi (Adams, 2005a).

Tale analisi non è però sempre applicabile alla problematica del rischio valanghe. Nel caso delle attività ricreative fuori pista (sci alpinismo, sci di fondo escursionismo, free-ride, ciaspole) il processo decisionale è finalizzato ad ottenere la massima soddisfazione nell’attività (qualità della sciata/escursione) minimizzando l’esposizione al pericolo valanghe. Mentre il costo dell’esposizione può arrivare al ferimento e/o alla morte, il beneficio sarà un perfetta e soddisfacente discesa sulla neve. In questo caso quindi, il rapporto costo/beneficio può essere chiaramente valutato purché si sia consapevoli che i fattori fisici, estetici e sociali di tale attività costituiscono una forte pulsione ed introducono un’ulteriore parametro complesso nell’equazione del rischio. Viceversa, nel caso di altre attività che si svolgono in ambiente innevato (trasporti, residenza, industria) gli utenti non ricavano grandi benefici da un’eventuale maggiore esposizione al rischio. La valutazione della stabilità del manto nevoso da una parte permette di identificare, con relativa facilità, le aree sicuramente stabili ed instabili ma dall’altra lascia ampi margini d’incertezza nella valutazione delle aree di transizione tra questi due stati. L’attuazione di un processo decisionale, quando s’indagano queste zone di transizione altamente incerte, risulta pertanto cognitivamente impegnativo e facilmente soggetto ad errori umani (Adams, 2005a).

Tre morti e sette feriti, due valanghe in appena un’ora: è il bilancio (tra l’altro ancora provvisorio) del pomeriggio di ieri sulle montagne della Val D’Aosta. Non sono neanche le 13, i rifugi in quota stanno ancora servendo il pranzo, quando in Val Veny, a Courmayeur, si stacca la prima slavina. Una ventina di sciatori fuoripista viene travolta dalla neve che scende, senza freni. Stanno tutti passando per il “canale dello Spagnolo”, una zona ben conosciuta tra i feerider” delle lamine. E infatti diversi alpinisti che sono nelle vicinanze capiscono immediatamente che c’è qualcosa che non va: lasciano racchette e scarponi e corrono a dare una mano. In più d’uno si mettono a scavare. Scatta l’allarme, arrivano gli uomini del soccorso alpino, sul posto ci sono anche due elicotteri: i dispersi sono tre, forse quattro.

Un uomo viene portato d’urgenza all’ospedale Parini del capoluogo valdostano, è ricoverato da ieri pomeriggio nel reparto di rianimazione per un politrauma, la prognosi è riservata: tutto quello che si sa è che è grave. Tra i feriti anche un altoatesino e una signora torinese. Ma la peggio ce l’hanno le tre persone che non sopravvivono a quell’onda d’urto di neve e di ghiaccio: si tratta di un italiano, di un belga e di un tedesco. Lo comunica la Guardia di finanza di Entreves, impegnata nelle operazioni di aiuto. «Sembra un campo di battaglia», racconta Daniele Olliver, vicebrigadiere, «gente che urla, che grida, tutte in una lingua diversa. L’intervento è davvero complesso». Alcuni sciatori devono la vita al sistema Arva, l’apparecchio che facilita le ricerche in situazioni come questa.
Due ore dopo la montagna della Valle d’Aosta torna a farsi sentire. A pochi chilometri di distanza, al Colle San Carlo, tra La Thuile e Morgex. Due sciatori mancano all’appello, si teme anche per loro, la paura è tanta. Nel pomeriggio il Centro nazionale del Soccorso alpino precisa che «non sono state interessate dal distacco nevoso», cioè non sono tra i dispersi: li hanno trovati i due medici che si sono messi subito al lavoro, giacca impermeabile e kit del pronto soccorso a portata di mano. Stanno bene, non ci sono altre persone nella zona.
E però in questi giorni il rischio di valanghe e slavine sta facendo tremane gli amanti degli sport invernali. Mercoledì mattina a Livigno (in Valtellina) un gruppetto di alpinisti austriaci è passato su un tratto di neve non battuta e ha provocato uno smottamento del manto: sono riusciti a mettersi in salvo da soli, ma sul posto sono stati richiamati i tecnici del Cnsas e i vigili del luoco. Nello stesso giorno a Udine uno sloveno è stato travolto da una lastra di ghiaccio: lo hanno ritrovato vivo, fortunatamente si è solo ferito ad una gamba. Mentre a Ra- cines, in Alto Adige, un tedesco è stato estratto morto dalla neve intorno alle 13, l’amico che stava con lui è in condizioni gravissime al policlinico di Bolzano.
Dalla Val D’Aosta al Piemonte i bollettini neve parlano chiaro: nel fine settimana, quando le piste saranno invase dagli ultimi sciatori della stagione, il pericolo slavine è un fattore concreto. Sulle Alpipotrebbe nevicare oltre i 2mila metri e durante la notte sono attesi venti forti meridionali. C’è poco per cui tirare un respiro di sollievo: questo significa che la neve fresca potrà mascherare con facilità i lastroni di ghiaccio giàpresen- ti, che ovviamente sono instabili. Risultato: «I distacchi provocati saranno possibili con un debole sovraccarico su molti pendii ripidi», conferma l’Arpa lombarda.
La soglia di allarme, insomma, passa a due (su cinque punti di massima) sulle Prealpi occidentali, con un leggero aumento nel bergamasco e nel bresciano, e a tre nelle restanti zone. San Bernardo compreso. «Un distacco è possibile già al passaggio del singolo escursionista nella zona del Monte Bianco», racconta il sito regionale della Val D’Aosta, «consigliamo un atteggiamento prudente».

C’è anche un bolzanino di 69 anni tra i coinvolti nella terribile valanga abbattutasi ieri in Valle d’Aosta in val Veny, a Plan de la Gabba, e nella quale hanno perso la vita tre persone. Almeno sette i feriti, tra cui uno gravissimo del quale, al momento di andare in stampa, non si conoscono ancora le generalità. Lo scialpinista è stato recuperato e trasportato d’urgenza all’ospedale di Aosta, dove si trova attualmente ricoverato con prognosi di 30 giorni. Non ci sarebbero altri altoatesini tra i coinvolti nella valanga. Tra le vittime un giovane torinese e due sciatori belgi,mentre tra i sette feriti recuperati ci sarebbero cittadini italiani e tedeschi. Uno di loro è ricoverato in prognosi riservata ad Aosta con un grave politrauma. La slavina, come riportato ampiamente dal Corriere della Sera di oggi, si è staccata nel canale dello Spagnolo intorno alle 13 di ieri, al Plan de la Gabba: una placca nevosa formatasi col vento su un dorsale si è staccata probabilmente a causa di uno sbalzo termico. La valanga ha travolto diciotto freerider, tra cui il sessantanovenne altoatesino. Stando alle prime ricostruzioni, si trattava di diverse comitive che stavano però compiendo la discesa tutte insieme. Tra i superstiti ci sarebbe anche una guida alpina tedesca.
Proprio alcuni sciatori fuo- ripista che si trovavano nelle vicinanze sono intervenuti e hanno immediatamente lanciato l’allarme: diversi tra loro si sono messi a scavare nella neve alla ricerca di eventuali dispersi, fornendo un apporto non di poco conto ai soccorritori. Sul posto sono intervenuti gli uomini del Soccorso alpino speleologico, due elicotteri di soccorso che hanno poi trasportato le salme e i feriti all’ospedale Parini di Aosta, e gli uomini della Guardia di Finanza di Entre- ves. Alcune persone erano rimaste sepolte sotto oltre un metro e mezzo di neve; tutti erano dotati di Arva e alcuni sono riusciti a rimanere illesi grazie all’airbag.
A meno di due ore di distanza, sempre in Valle d’Aosta, al Colle San Carlo, si è verificato un altro distacco, fortunatamente senza vittime. Il pericolo valanghe ieri risultava marcato. Una giornata forse poco adatta per avventurarsi fuoripista, viste le condizioni del vento e la presenza di neve fresca. «Sembrava un campo di battaglia, persone che urlavano, che gridavano, tutte in lingua diversa. È stato un intervento davvero complesso». ha raccontato Daniele Ollier, vicebrigadiere della Guardia di Finanza di Entreves.

L’altro fronte Verifiche della Procura sulle slavine di mercoledì

Sulle due valanghe verificatesi mercoledì sul monte Giovo e in val Ridanna la Procura vuole vederci chiaro. Sono infatti in corso accertamenti riguardo i due drammatici episodi, a seguito dei quali si sono registrati un morto e un ferito grave. Gli inquirenti vogliono verificare se i distacchi possano essere stati causati da qualcuno o se si sia trattato di episodi privi di profili colposi. Formalmente non è ancora stato aperto un fascicolo, ma stando ai primi rilievi l’incidente avvenuto in valle di Valtigel, sotto la croce di Racines, e nel quale ha perso la vita il trentenne di Naz-Sciaves Patrick Unterkircher, sembrerebbe avvenuto per cause accidentali. Il distacco, dunque, non sarebbe stato causato da imprudenze da parte dei due scialpinisti ma più probabilmente dal manto nevoso instabile. Unterkircher e l’amico (ferito in modo non grave) stavano tornando indietro.Discorso diverso, invece, per la slavina sul monte Giovo e che ha travolto un gruppo di sei sciatori tedeschi, tra cui un sedicenne, ora ricoverato in Rianimazione al San Maurizio. Per questo episodio restano in campo, al momento, tutte le ipotesi.

One comment

  1. Dispiace sempre sentire disgrazie di questa portata. Resta, tuttavia, il rammarico nel constatare con quanta arroganza si sfida la montagna: “Le grandi montagne hanno il valore degli uomini che le salgono…”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.