“A voi trans non vi vogliamo, andate nei bordelli”, insultate e cacciate da un ristorante a Latina

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Massimina, trans romana, era con un’amica a Latina, dove voleva pranzare in un ristorante sul litorale. La proprietaria del locale le avrebbe impedito di sedersi a mangiare e l’avrebbe insultata dicendo di non volere trans.

Poi si avvicina la proprietaria e le due vengono cacciate in malo modo. Le transessuali hanno sporto denuncia alla stazione Carabinieri di Nettuno, città dove stanno trascorrendo un periodo di vacanza, parlando apertamente di comportamento omofobo e discriminazione. E’ successo in una spaghetteria in zona Foce Verde a Latina.

Cacciata da un ristorante a Latina Mare perché trans. E’ la storia di Massimina, raccontata su Facebook dal Movimento Identità Trans – Associazione onlus. Ma quando fa notare che molta gente stava pranzando in bikini o a torso nudo, allora emerge la vera motivazione si legge – ‘sei uomo, donna, o frocio?’. Ha poi aggiunto categoricamente: “Voi trans non vi vogliamo” con un seguito di offese e parolacce. Che ora promette di agire per vie legali. “Una discriminazione culturale inaccettabile che combatteremo in ogni sede possibile”.

Sempre per fare chiarezza sui termini, la scorsa settimana abbiamo parlato di omosessualità, spiegando le problematiche che sono legate alla società, ai suoi stereotipi. Oggi facciamo luce su un atro argomento che crea sempre confusione perché viene confuso con l’omosessualità, che invece non centra,ovvero parliamo di
transessuali. Vuoi spiegarci che cosa significa parlare di transessuali?
Con la parola transessuale si indica generalmente una persona che
persistentemente sente di appartenere al sesso opposto a quello anagrafico e fisiologico.
Ad esempio un maschio, che però non si sente tale, cioè in realtà, dal punto di vista psicologico si sente una vera donna, quindi vive nel suo corpo maschile ma non si sente uomo bensì donna.
E viceversa : donne che sono donne dal punto di vista biologico, ma che si sentono in tuo per tuo uomini.
Quindi il transessuale non è un omosessuale.
Viene classificato come un disturbi dell’Identità di genere.
Cosa significa identità di genere? Quanto è importante nello sviluppo psicologico dell’essere umano?
È molto importante. Posso dirti che l’identità di genere è il senso di se stessi, rappresenta l’individualità maschile o femmine, come esperienza di una identità sessuata di se stessi, del proprio essere maschio o femmina.
Ad esempio: Per una donna Tessere femminile o per un maschio Tessere virile. Quindi identifica tutti quei comportamenti che fanno riferimento alluno o all’altro sesso. Quindi esprime il proprio ruolo di genere.
Che cosa significa, quale implicazione ha per l’essere umano il ruolo di genere? Centra con lo sviluppo sociale e culturale?
Si. Perché questo ruolo è in gran parte frutto di consuetudini sociali apprese cui l’individuo si conforma o meno per segnalare agli ari il proprio grado di adesione a queste regole culturali. Ognuno di noi rielabora, attraverso le proprie esperienze e il proprio contesto sociale di sviluppo questi condizionamenti e attraverso i suoi comportamenti o atteggiamenti li mette in atto.
Ad esempio, la nostra società accerta che una bambina faccia giochi “maschili” macchinine … invece deplora, quando il bambino maschio gioca con giocattoli prettamente femminili ad esempio le bambole… anche questi sono condizionamenti che il bambino userà per costruire la sua identità di genere.

Torniamo a parlare di transessuali. Cosa significa per una persona
essere transessuale, quali cambiamenti deve apportare alla sua vita, al
suo corpo?
Ad esempio. Prendiamo un uomo, che non si sente uomo, dò che sente è la
sensazione di essere intrappolato in un corpo maschile ma tutto il suo essere,
quindi la sua identità di genere è donna.
Pertanto dovrà affrontare interventi medici specifici e psicoterapeutici che
possano sostenerlo in questa suo passaggio, ovvero, cure ormonali e interventi
chirurgici.
Quindi se in pratica la mediana muta questa trasformazione, significa
che nemmeno questa è una malattia?
No in a i , non nel senso che di solito le si attribuisce. La terapia medica insieme accompagnano questa transizione per far si che la persona si
ritrovi al meglio nel suo nuovo corpo. ad esempio la si aiuta a capire come
relazionarsi nel proprio mondo. A volte purtroppo queste persone si trovano
isolate dal proprio contesto sociale di riferimento perché non vengono
accettate, cioè non vene accettata questa loro trasformazione, che in realtà è
la gusta ri – attribuzione della loro vera identità sessuale. Ci sono persone che
perdono il lavoro, o la loro famiglia, a re che invece, come nel caso di un mio
cliente, che ha una doppia v a : di giorno in un modo e di notte in un a ro , pur
essendo sposato e con figli.
È vero che ci sono poi situazioni pericolose in cui incorrono le persone
transessuali? Io ho sentito spesso che succedono anche episodi
spiacevoli.
Anche in questo caso la società è molto cattiva. Perché identifica la
“transesuassulità”con la “prostituzione”, ma non è così. Si è vero che alcuni, e
sottolineo alcune persone transessuali ricercano la prostituzione, ma a
differenza di quanto crede la gente,non lo fanno per denaro, purtroppo, la
nostra società così cattiva, impedisce a queste persone di mostrare la loro vera
identità, così , per essere se stessi, per poter sentirsi in qualche modo
appagati perché possono essere loro stessi, vanno a a ricerca di esperienze
che possono essere pericolose per loro.
Ad esempio io ho cercato di aiutare una persona a trovare a r i modi, che sia la prostituzione per sentirsi se stessa, senza andare incontro pericolose per la sua incolumità.

Perché le persone diventano transessuali?
Gli studiosi hanno ipotizzato diverse teorie,ma non è ancora stata fótta
chiarezza certa sui motivi che conducono al transessualismo. Si possono
ipotizzare fattori psicologici e fattori biologici.
1 fattori psicologici sono stati poco studiati e così in realtà il loro ruolo è poco
noto per lo sviluppo del transessualismo.
Gran parte delle eorie biologiche ipotizzano un disturbo cromosomico, o di un
disturbo ormonale ad esempio un aumento di ormoni in circolo. Gi studiosi
ammettono che sanno ancora poco su quali siano le fasi critiche, cioè quali
specifici fattori possano portare al transessualismo.

Gli articoli 1,2 e 3 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea garantiscono il diritto alla dignità umana, alla vita e all’integrità della persona. Gli articoli 6, 7 e 8 garantiscono il diritto alla libertà e alla sicurezza, al rispetto della vita privata e della vita familiare, e alla protezione dei dati di carattere personale.
L’articolo 14 riconosce il diritto all’istruzione e l’articolo 20 il diritto all’uguaglianza davanti alla legge. L’articolo 21 garantisce il diritto alla non discriminazione, inclusa quella fondata sul sesso, e l’articolo 35 riconosce il diritto alla protezione della salute, l’articolo 45 alla libertà di circolazione e di soggiorno, e l’articolo 47 a un ricorso effettivo e a un giudice imparziale.
Il genere maschile o femminile che ci viene ufficialmente assegnato alla nascita dipende dalle nostre caratteristiche fisiche. Questa scelta, tuttavia, potrebbe stridere con la nostra identità di genere, ossia con il modo in cui consideriamo e percepiamo il nostro genere. Poiché un numero sempre crescente di persone trans si rifiuta apertamente di identificarsi come uomo o donna, è evidente che i sentimenti di genere non possono essere repressi in categorie rigide come «donna» e «uomo». I risultati del sondaggio per lesbiche, gay, bisessuali e transgender (LGBT) dell’UE sottolineano la necessità di andare oltre queste categorie sia nelle discussioni generiche sul genere in seno alla società, sia quando si prendono in considerazione azioni giuridiche e politiche specifiche.
Ciò è reso possibile dalla ricchezza e dalla comparabilità dei dati del sondaggio LGBT condotto dall’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali (FRA), che danno informazioni illuminanti sulla vita quotidiana delle persone trans nell’Unione europea (UE) e nei suoi Stati membri.
«Come transgender, ritengo fondamentale che i responsabili politici e gli operatori sanitari si rendano conto che lo spettro di genere comprende più che semplicemente i due estremi. Nel mezzo possono esserci varie sfumature che dovrebbero consentire alle persone di vivere una vita soddisfacente, senza identificarsi con l’uno o l’altro estremo dello spettro, ovvero con un’immagine completa di uomo o di donna.
È necessaria più comprensione, ma soprattutto sono necessari più risorse e sostegno giuridico per consentire a noi trans di vivere la nostra vita come le altre persone».
(Trans donna, 28 anni, Paesi Bassi)
La relazione integrale Essere trans nell’Unione europea e la presente sintesi traggono spunto dai dati del sondaggio che analizzano la realtà vissuta da 6 579 intervistati trans autodichiarati, un termine generico che comprende tutti coloro che si identificano con un genere diverso e/o esprimono la loro identità di genere in modo diverso rispetto a quella assegnata loro alla nascita. Le persone trans in Europa e nel mondo ricorrono ampiamente a questo termine; si è pertanto scelto di evitare confusione con uno dei possibili gruppi di identità fra cui gli intervistati potevano scegliere («transgender»). Sebbene non possano essere considerati rappresentativi di tutte le persone trans nell’UE, i risultati costituiscono la più ampia raccolta di dati empirici di questo tipo disponibili a oggi, che fanno luce sulle esperienze delle persone transgender in varie sfere della vita.

I risultati rivelano che le persone trans subiscono frequenti violazioni dei loro diritti fondamentali: discriminazione, violenza e molestie, tutte a un livello più intenso rispetto a quelle subite da altri intervistati lesbiche, gay o bisessuali. Queste esperienze suscitano sentimenti di paura persistenti e portano alcune persone trans a evitare determinati luoghi, così come a nascondere o mascherare la loro vera identità di genere, il che limita ulteriormente i loro diritti.
I problemi che le persone trans si trovano ad affrontare quando esprimono liberamente il proprio genere sentito perpetuano una scarsa sensibilità dell’opinione pubblica nei confronti della realtà delle loro vite e identità. Essi creano un circolo vizioso di paura e ignoranza, di intolleranza, di discriminazione e persino di violenza motivata dall’odio.
Quando i piani d’azione, le misure positive e le politiche di uguaglianza intesi a contrastare la discriminazione sono elaborati e attuati adeguatamente, le persone trans dichiarano di essere più aperte riguardo alla loro identità di genere. I risultati dell’indagine sottolineano l’importanza che rivestono i quadri giuridici e gli strumenti politici, che contribuiscono a proteggere e promuovere i diritti fondamentali e a far progredire le norme e le convinzioni sociali, migliorando in tal modo la vita delle persone.

Data la diversità delle persone trans, la presente analisi prende in esame i sottogruppi di identità, nella consapevolezza che le questioni relative ai diritti fondamentali di loro interesse possono essere profondamente diverse. Sebbene precedenti ricerche nel settore degli studi sui trans descrivano differenze nella vita delle donne trans, degli uomini trans e di altre persone trans, questa è la prima volta che uno studio a livello di UE rende possibile un confronto tra i diversi sottogruppi. Il campione LGBT dell’UE contiene dati sui sottogruppi sufficienti per consentire confronti estremamente precisi tra loro (figura 1).
Tali gruppi – donne trans, uomini trans, cross dres- ser donne, cross dresser uomini, transgender, gender variant e queer/altre persone – corrispondono ai termini selezionati dagli stessi intervistati trans. Le esperienze delle persone trans sono influenzate anche dal loro contesto educativo e socioeconomico e da altre connotazioni che l’analisi prende in considerazione, ove pertinente.
Caratteristiche degli intervistati trans al sondaggio
Gli intervistati trans:
• sono mediamente giovani: sette intervistati su dieci hanno un’età compresa tra 18 e 39 anni (media: 34 anni);
• rientrano in diversi sottogruppi (gruppi di identità), con il doppio di donne trans rispetto agli uomini trans, e cross dresser donne di numero quasi pari a quello dei cross dresser uomini;

• appartengono in uguale misura alla categoria di persona istruita e a quella di persona poco istruita;
• hanno tendenza a ricadere nel quartile di reddito più basso con più frequenza rispetto alla popolazione generale;
• descrivono il loro orientamento sessuale come bisessuale o gay, oppure utilizzano termini diversi;
• hanno tendenza a non essere legati a un rapporto, e un terzo vive in un nucleo monofamiliare;
• è più frequente che vivano in un ambiente urbano.
Il campione trans è molto vario, diverso in termini di sub-identità o sottogruppi scelti, percezione attuale di essere un uomo, una donna o altro (appartenenza di genere), espressione di genere e dei modi in cui gli intervistati hanno cercato di vivere secondo la loro identità di genere (apertura/transizione sociale e/o medica).
La metà degli intervistati trans è altamente istruita (liceo, università o livelli superiori, il 53 %). La metà degli intervistati trans (51 %) indica di svolgere un lavoro retribuito, compresi coloro che sono temporaneamente assenti dal lavoro. Un intervistato su quattro è uno studente (24 %) e il 13 % è disoccupato. Piccoli segmenti del campione svolgono un lavoro non retribuito o volontario, sono in pensione o comunque non lavorano.
La distribuzione del reddito del campione LGBT complessivo corrisponde a quella della popolazione generale1, in cui circa un quarto degli intervistati appartengono a ciascuna categoria. Gli intervistati trans hanno, tuttavia, più probabilità rispetto ad altri gruppi LGB di riferire un reddito familiare nel quartile inferiore e meno probabilità di riferire redditi nel quartile superiore.
Circa la metà degli intervistati in tutti i gruppi trans indica che, al momento del sondaggio, non erano legati a una relazione (48 %) e la maggior parte indica che il loro stato civile è single (75 %). Un intervistato su sette è sposato o è legato da un’unione registrata (15 %).

Discriminazione
«Vorrei che il mio genere percepito fosse irrilevante.
Dovrei essere in grado di svolgere la mia attività ed essere trattato in modo equo e con rispetto, a prescindere dal mio aspetto. Voglio solo che mi sia permesso di essere me stesso senza preoccuparmi degli altri». (Trans, 42 anni, Regno Unito)
Una piena ed equa partecipazione sociale di tutti gli individui, senza discriminazioni, è il presupposto per una società inclusiva e coesa che usufruisce del suo capitale umano e garantisce il benessere e la prosperità di tutti i suoi membri. A questo proposito, i risultati del sondaggio LGBT dell’UE sono preoccupanti. Essi mostrano che la parità delle persone trans è ancora un obiettivo difficile da raggiungere, che richiede un’azione decisiva a livello di UE e di Stati membri.
Nell’anno precedente il sondaggio, oltre la metà di tutti gli intervistati trans (54 %), rispetto al 47 % di tutti gli intervistati LGBT, si è sentito personalmente discriminato o molestato perché percepito come trans. Gli intervistati che erano giovani, con un lavoro non retribuito o provenienti da una classe di reddito inferiore avevano più probabilità di sentirsi discriminati. Inoltre, più gli intervistati trans erano aperti sul loro essere o essere stati trans, maggiore era la probabilità che indicassero di sentirsi discriminati.
Il sondaggio ha riguardato le esperienze in fatto di discriminazione in vari ambiti della vita sociale.
• Occupazione: più di un intervistato trans su tre si è sentito discriminato per il fatto di essere trans quando cercava un lavoro (37 %) e un quarto (27 %) ha riferito episodi di discriminazione sul posto di lavoro.
• Istruzione: un quarto degli intervistati trans che hanno frequentato la scuola/università o hanno un figlio/figli a scuola/all’università, afferma di essersi sentito personalmente discriminato da parte del personale scolastico o universitario nei 12 mesi precedenti il sondaggio. Se si considerano i soli studenti trans, il numero sale al 29 %.
• Sanità: circa un intervistato su cinque che ha avuto accesso ai servizi sanitari (22 %) o servizi sociali (19 %) nell’anno precedente il sondaggio ha percepito una discriminazione da parte del personale sanitario o dei servizi sociali per il fatto di essere trans.
• Beni e servizi: essere giovane, disoccupato/a e proveniente da una classe di reddito inferiore aumenta la probabilità che l’intervistato si sia sentito discriminato nell’anno precedente il sondaggio.
Solo un numero esiguo di intervistati ha segnalato il più recente episodio di discriminazione. Le persone trans, tuttavia, hanno più probabilità di segnalare la loro esperienza più recente rispetto ad altri gruppi LGB. Più di tre intervistati trans su cinque non hanno segnalato l’episodio perché erano convinti che nulla sarebbe successo o cambiato, e la metà di loro perché pensavano non valesse la pena farlo. Gli intervistati trans temevano anche che l’episodio non sarebbe stato preso sul serio e non volevano rivelare il loro orientamento sessuale e/o la loro identità di genere. Quasi uno su tre (30 %) non sapeva come o dove segnalarlo.
Segnalare gli episodi di discriminazione alle autorità competenti, quali gli organismi per la parità, è essenziale per l’attuazione del quadro giuridico vigente che vieta la discriminazione basata sull’identità di genere nel settore dell’occupazione. La direttiva sulle pari opportunità (rifusione) prevede l’istituzione di organismi per la parità incaricati di assistere le vittime di discriminazioni nel dare seguito alle loro denunce. Inoltre, gli Stati membri devono consentire alle organizzazioni non governative di aiutare le vittime nelle procedure giurisdizionali o amministrative.

Discriminazione in materia di occupazione e accesso a beni e servizi
I risultati del sondaggio mostrano una correlazione sorprendentemente forte tra l’espressione di genere e le esperienze di discriminazione. Nel rivedere la normativa attuale in materia di parità o nell’adottare una nuova normativa in tale ambito, il legislatore dell’UE dovrebbe garantire che la normativa contempli anche la discriminazione basata sull’identità di genere. L’attuale tutela giuridica concessa dal diritto dell’UE a coloro che intendono effettuare, stanno effettuando o hanno effettuato una rettificazione di attribuzione di sesso dovrebbe essere estesa a tutte le persone trans.
II sondaggio mostra che pochissimi intervistati trans segnalano alle autorità gli episodi di discriminazione subiti. L’UE dovrebbe continuare a monitorare da vicino l’efficacia degli organismi e delle procedure di denuncia nazionali nell’ambito dell’attuazione della direttiva sulle pari opportunità (2006/54/CE – rifusione) e della direttiva sulla parità di trattamento tra uomini e donne per quanto riguarda l’accesso a beni e servizi e la loro fornitura (2004/113/CE). Gli Stati membri dell’UE dovrebbero garantire che gli organismi per la parità e altri meccanismi nazionali di denuncia siano adeguatamente incaricati e dotati di risorse al fine di accrescere la consapevolezza della discriminazione fondata sull’identità di genere e migliorare la segnalazione degli episodi.

Gli Stati membri dell’UE dovrebbero garantire che il settore pubblico sviluppi e ponga in atto strategie sulla diversità e politiche sulla parità di trattamento nel pieno rispetto della vita privata, condividendo esperienze e buone pratiche che tengano conto delle esigenze delle persone trans. Questo traguardo può essere raggiunto, per esempio, adottando codici di condotta e agevolando le modifiche riguardanti il nome e il marcatore di genere sui documenti relativi al lavoro. Gli Stati membri dovrebbero promuovere gli sforzi compiuti dai sindacati e dalle organizzazioni dei datori di lavoro per migliorare le politiche sulla diversità e sulla non discriminazione fondate sull’identità di genere sul posto di lavoro e negli istituti di formazione professionale.
Discriminazione in materia di istruzione
Il sondaggio mostra che l’istruzione è un settore in cui gli intervistati trans subiscono episodi di bullismo e reazioni negative a causa della loro espressione o identità di genere. Nell’ambito del suo impegno teso a contrastare gli stereotipi di genere attraverso la strategia dell’UE per la parità tra donne e uomini, l’UE dovrebbe contribuire a combattere il bullismo contro le persone trans nelle scuole, siano le vittime studenti o genitori. Il programma dell’UE per l’istruzione dovrebbe favorire l’apprendimento tra pari fra gli Stati membri dell’UE e promuovere le migliori pratiche esistenti volte a contrastare il bullismo transfobico.
Gli Stati membri dell’UE dovrebbero garantire che le scuole forniscano un ambiente sicuro e di sostegno per le persone trans, libero da discriminazione, bullismo ed esclusione. Le scuole dovrebbero essere invitate ad adottare politiche anti-bullismo generali che tengano in considerazione le problematiche delle persone trans.
Le autorità pubbliche competenti, quali gli organismi per la parità, gli istituti nazionali per i diritti umani e i difensori civici di minori, dovrebbero ricevere un mandato adeguato, così come adeguate risorse, e dovrebbero essere incoraggiate a esaminare i casi di bullismo e discriminazione fondati sull’identità di genere nel settore dell’istruzione.
Gli Stati membri dell’UE dovrebbero garantire che i programmi scolastici contengano informazioni oggettive sull’identità di genere e sull’espressione di genere, in modo da favorire il rispetto e la comprensione fra il personale e gli studenti nonché accrescere la consapevolezza dei problemi affrontati dalle persone trans. Gli Stati membri dell’UE dovrebbero fornire formazione agli operatori educativi sul modo in cui affrontare i problemi delle persone trans nell’ambito dell’istruzione e sul modo in cui trattare episodi di bullismo e molestie transfobiche.
Discriminazione e accesso alla sanità
Secondo quanto emerso dal sondaggio, circa un intervistato su cinque che ha avuto accesso ai servizi sanitari o servizi sociali nell’anno precedente il sondaggio si è sentito discriminato dal personale sanitario o dei servizi sociali per il fatto di essere trans. Gli Stati membri dell’UE dovrebbero garantire che vengano offerte agli operatori sanitari e al personale degli istituti di assicurazione sanitaria una formazione e una campagna di sensibilizzazione adeguate sulle esigenze di salute delle persone trans per eliminare i pregiudizi e migliorare l’erogazione dei servizi alle persone trans.
Gli Stati membri dell’UE dovrebbero prendere in considerazione la possibilità di garantire che siano disponibili servizi sanitari specifici per le persone trans e che esse possano godere di un trattamento equo e rispettoso quando accedono ai servizi sanitari. Gli Stati membri dovrebbero prendere in considerazione la possibilità di agevolare il trattamento di conferma del genere e, laddove questo non sia disponibile, promuovere l’accesso a tale trattamento previsto in un altro Stato membro dell’UE.
Nei loro piani e nelle loro politiche nazionali in materia sanitaria gli Stati membri dell’UE dovrebbero prevedere servizi sanitari specifici per le persone trans e garantire che i sondaggi sanitari, i program

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