Trattativa Stato-Mafia, Totò Riina ha deciso di rispondere alle domande dei pm

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Un vero e proprio colpo di scena quello avvenuto nella giornata di ieri al termine dell’udienza sulla Trattativa tra Stato e Mafia che vede imputato il boss Totò Riina, lo stesso pare abbia dichiarato di voler parlare in aula. Totò Riina ha avanzato questa proposta attraverso il suo legale, ovvero l’Avvocato Giovanni Anania il quale ha riferito che il suo cliente vorrebbe rispondere alle domande della pubblica accusa ed a quelle degli avvocati che verranno poste nelle prossime udienze. La comunicazione da parte del legale di Totò Riina sembra essere arrivata ad udienza chiusa proprio nel momento in cui la Corte stava lasciando l’aula. La decisione è stata davvero inaspettata ed ha lasciato tutti senza parole. “Sì, accetto di rispondere alle domande dei pubblici ministeri. Perché no?“, ha detto il capomafia, imputato per minaccia a corpo politico dello Stato.

Con queste parole Totò Riina ha spiazzato tutti annunciando alla corte la sua decisione di volersi sottoporre all’interrogatorio del pubblico ministero, una scelta che ha sorpreso tutti; in precedenza, Riina durante gli interrogatori aveva sempre negato qualsiasi sua responsabilità e l’esistenza stessa di Cosa nostra, in molti altri procedimenti a cominciare dal maxiprocesso. In quest’ultimo, però, sembra esserci qualcosa di diverso, la Procura di Palermo sembrerebbe stia cercando di provare l’esistenza di un patto criminale tra Stato e Mafia subito dopo le stragi del 92. Che Totò Riina sia sulla buona strada per poter confessare i suoi crimini si era capito anche dal contenuto delle intercettazioni ambientali in carcere, prodotte dal Pm Nino Di Matteo dove sembra che Riina abbia confidato al suo compagno di oria d’aria moltissime importanti affermazioni su tutto lo scibile della mafia.

“Qualcuno degli imputati ci può dire se consente di sottoporsi all’esame dei pm?” ha domandato il presidente della Corte d’assise, Alfredo Montalto, a chiusura di udienza. I pm Francesco Del Bene e Nino Di Matteo ribadiscono la richiesta: sottoporre all’esame della pubblica accusa gli imputati. Il suo interrogatorio, stando alle prime indiscrezioni, dovrebbe tenersi il prossimo 16 febbraio; prima, però, renderà dichiarazioni spontanee il senatore Nicola Mancino, ex Ministro dell’interno, anche lui imputato nel processo sulla trattativa Stato-mafia.Come abbiamo già anticipato, il processo che ha avuto inizio alla fine del mese di ottobre del 2012 tenta di far luce sui retroscena delle stragi mafiose del 92 e del 93 quando con solide coperture istituzionali avrebbero attraverso l’ex sindaco mafioso di Palermo Vito Ciancimino di avviare contatti con Cosa nostra“Non crediamo affatto che Salvatore Riina avrà qualcosa che vuole dire, anzi vorrà ancora una volta difendersi e dire che lui è il ‘parafulmine d’Italia’. Detto questo sempre pronti a ricrederci, caso mai il ‘capo di Cosa nostra’ fosse disposto a dire chiaro e forte chi era con lui la notte del 27 Maggio 1993 in via dei Georgofili”, ha dichiarato l’Associazione tra i familiari delle vittime di via ei Georgofili

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