Venezia shock: bimbo di 4 anni muore schiacciato da un armadio mentre gioca in casa

La festa di compleanno in fa­miglia che diventa tragedia, il piccolo Nicolò che si allonta­na dalla cucina, raggiunge la cameretta, apre l’anta di un armadietto, forse cerca di ar­rampicarsi. Il mobile che lo travolge. Provocando un ede­ma cerebrale che nel corso di poche ore, durante la notte, ne causerà il decesso nono­stante il tentativo disperato dei medici dell’ospedale Ca’Foncello di salvargli la vi­ta.

Nicolò Tassan aveva 4 an­ni, era un bambino curioso e vispo. E ben educato, raccon­tano gli amici di famiglia. Abi­tava a Marcon, in un apparta­mento di via Piave 23, insie­me alla mamma, Elena Colo­rio, dipendente di una vetre­ria, il papà Enrico Tassan, che lavora per Sda, il corriere espresso di Poste italiane, e il fratellino più grande, 7 anni. Frequentava la scuola mater­na parrocchiale Maria Bam­bina, e anche lunedì pome­riggio era stato a giocare al parchetto vicino a casa, una zona residenziale nel centro del paese. Poi la cena, a casa, per festeggiare il complean­no della mamma.

Poco dopo le 19 il piccolo Nicolò – come fanno tutti i bambini della sua età – si allontana dalla cu­cina e si infila nella cameret­ta, forse per prendere un gio­co, o fare uno scherzo. È da solo nella stanza, e che cosa sia successo lo si può solo de­durre. Il tonfo e i genitori che accorrono per vedere cosa sia successo. Nicolò è a terra, schiacciato da un piccolo ar­madio che si è rovesciato, ca­duto forse perché il piccolo si è attaccato a un’anta, sbilan­ciandone il peso, forse per­ché ha provato ad arrampi­carsi per giocare, ribaltando­selo addosso. La prima dispe­rata richiesta di aiuto dei genitori è per la vicina di casa, un giovane medico speciali­sta in Chirurgia toracica dell’ospedale dell’Angelo di Mestre.

La donna è a casa, corre dall’altra parte del pia­nerottolo, fa quello che può, in attesa dell’arrivo di medici e infermieri. Negli stessi se­condi parte la telefonata al numero 118.
Davanti al condominio di via Piave 23 arriva l’ambulan­za della Croce Verde di Mar- con, partita dalla sede di via dello Sport, con un infermie­re a bordo. E poco dopo arri­va l’auto medica. Nicolò Tas­san viene immobilizzato, in­tubato e trasferito d’urgenza alla Chirurgia pediatrica dell’ospedale Ca’ Foncello di Treviso, dove i medici prova­no a intervenire, senza riu­scirvi, per asciugare l’edema cerebrale causato dalla cadu­ta e dalla botta presa alla te­sta, provocata dalla caduta dell’armadio.

È quasi l’alba quando si spengono le speranze dei ge­nitori. Ieri mattina la notizia della morte del piccolo era già arrivata in piazza IV No­vembre, ai genitori della scuola materna parrocchiale Maria Bambina, tutti stretti intorno al dolore della fami­glia. Spetterà alle maestre ora trovare le parole giuste per spiegare ai bambini che Nico­lò non sarà più un loro com­pagno di giochi.
Ieri i carabinieri della sta­zione di Marcon e della com­pagnia di Mestre hanno fatto un sopralluogo nell’apparta­mento della famiglia Tassan, hanno raccolto la testimo­nianza dei genitori e della vi­cina di casa, il medico chirur­go che per primo è intervenu­to. Non ci sono dubbi che si sia trattato di un incidente domestico, di cui è stato in­formato anche il pubblico mi­nistero di turno, Carlotta Franceschetti.

Il pm questa mattina, dopo aver letto la relazione dei ca­rabinieri, dovrà decidere se disporre ulteriori accerta­menti. Probabilmente già og­gi don Silvano Filippetto, par­roco di Marcon, incontrerà i genitori, per portare la vici­nanza della comunità. Ieri Matteo Tassan, lo zio del pic­colo Nicolò, ha salutato così su Facebook il nipote: «Quan­do vuoi passa a trovarmi nei miei sogni. Guarderemo Star Wars e Lo Hobbit. Promesso! ».

«Ho perso mio figlio in un atti­mo». Mamma Elena, dal cito­fono di casa non si capacita per quanto avvenuto la sera precedente, nel giorno del suo compleanno, e riesce solo a di­re questo per ricordare il suo Nicolò. Quel Nicolò, che solo fino a qualche minuto prima giocava liberamente con i suoi amichetti e il fratellino più grande nel giardino condomi­nale in via Piave, inserito in una nuova zona residenziale a due passi dal centro di Marcon. Doveva essere una serata di allegria, di spensieratezza, un momento di ritrovo e, inve­ce, è stato l’inizio di un incubo conclusosi con un dramma.

Nessuno si sarebbe mai im­maginato che di lì a poco Nico­lò avrebbe perso la vita dopo un incidente tra le mura dome­stiche. «Una tragedia enor­me», racconta una coppia di amici dei Tassan, «perché so­no brave persone, non merita­vano questo. Hanno un amore indescrivibile per i loro due fi­gli». Poi descrive quel bimbo, che frequentava l’asilo parroc­chiale di Marcon. «Era vivace come un qualsiasi altro suo coetaneo», continua, «ma dav­vero buono. Giocava spesso fuori con gli altri bambini; ve­de, in questo stabile ci si cono­sce tutti, ci sono molti giovani genitori con figli piccoli e il giardino diventa il luogo del passatempo. Mio nipote era stato con Nicolò fino a pochi minuti prima dell’episodio, avevano trascorso parecchio tempo assieme, capitava spes­so. La sera abbiamo saputo di quanto successo; abbiamo vi­sto dapprima l’ambulanza e poi l’automedica, abbiamo in­tuito fosse successo qualcosa di molto grave, altrimenti non arrivano così tanti dottori».
Se la mamma aveva compiu­to gli anni l’altra sera, Nicolò ne aveva fatti 4 da poco. E nella coppia di amici è ancora vivo il ricordo di quella festa.

«Anche  noi avevamo fatto il regalo co­me succede in questi casi», continuano i due, «perché qui funziona così e si organizzano delle feste per stare insieme, specie quando ci sono i bambi­ni». I Tassan abitano in via Pia­ve da tempo e, di conseguen­za, diventa facile essere cono­sciuti da gran parte dei resi­denti della zona. Papà Enrico è dipendente di un’azienda nel ramo delle spedizioni, la mo­glie lavora a Venezia nel setto­re del vetro. Il loro primogeni­to ieri è andato a lezione come un qualsiasi altro giorno, poi­ché frequenta la classe elementare. La notizia della scomparsa del suo fratellino si è sparsa di casa in casa nel cir­condario e non solo, tanto da rimanere sbigottiti per quanto fosse successo; c’è chi lunedì sera ha visto sì l’ambulanza ma non sapeva cosa fosse suc­cesso, altri non si sono neppu­re accorti ma nelle ore succes­sive hanno saputo del dram­ma. La notizia è giunta anche in parrocchia San Giorgio, do­ve Nicolò era iscritto alla scuo­la dell’infanzia. Un istituto ge­stito da laici ma dove il piccolo era ben inserito; in questi gior­ni era presente come sempre ma nessuno vuole commenta­re quanto successo, anche per­ché le notizie ancora fram­mentarie e non si sa bene cosa sia successo né in casa né all’o­spedale nelle ore successive.

«Una bruttissima tragedia», aggiunge don Silvano Filippetto, informato nel pomeriggio dell’accaduto. E della morte del piccolo Nicolò ha avuto no­tizia pure il sindaco di Mar- con, Matteo Romanello: «Esprimo il cordoglio mio e del Comune», dice, «che si stringono attorno alla famiglia in questo momento difficile». Ancora da stabilire la data del funerale, perché prima gli in­quirenti dovranno far luce sull’accaduto e ricostruire tut­ta la vicenda. Di certo, la pre­senza di fedeli all’ultimo salu­to sarà massiccia.

Incidenti dimestici

Quasi 700mila persone – l’11,3%o della popolazione – hanno dichiarato di essere rimasti coinvolti in un incidente domestico nei tre mesi precedenti l’intervista. Nel complesso, si sono verificati 783mila incidenti, con una media di 1,1 incidenti per persona colpita.
■ Donne, anziani e bambini sono le categorie maggiormente a rischio: hanno subìto un incidente negli ultimi tre mesi 15 donne ogni mille (contro 7 ogni mille uomini), 27 ultrasettantaquattrenni e 9 bambini fino a 5 anni ogni mille.
■ Tra le donne, le casalinghe sono una categoria particolarmente a rischio, ogni trimestre 149mila sono coinvolte in un incidente domestico.
■ Più di una persona su due (54,8%) è vittima di una caduta, il 20,2% si è invece ferito mentre sono di poco superiori al 13% i casi di urto o schiacciamento e di ustione; residuali gli incidenti causati da altro tipo di dinamica.
■ Le cadute e le ustioni riguardano soprattutto le donne: 58,9% rispetto a 45,4% degli uomini per le cadute e 16,3% contro 6,4% per le ustioni. Il contrario accade nei casi di incidenti domestici che provocano ferite: 27,6% per gli uomini contro 16,9% per le donne.
■ Nel 76,9% dei casi le cadute vedono coinvolte persone over64 (81% se donne ultra settantacinquenni). I casi di urto o schiacciamento sono più frequenti tra i bambini e i ragazzi tra i 6 e i 17 anni (25,3% tra 6 e 13 anni e 35,1% tra 14 e 17 anni), mentre le vittime di ustione sono più spesso donne delle classi di età centrali (21,2%).

■ L’ambiente più pericoloso della casa è la cucina, dove avvengono il 38% degli incidenti; meno frequentemente gli incidenti si verificano in altri spazi della casa: nell’11,7% dei casi in bagno e nel 10% in camera da letto.
■ Sono i lavori domestici a rappresentare il maggiore rischio per la sicurezza delle persone. Poco meno della metà degli incidenti (45,9%) avviene infatti durante lo svolgimento delle faccende domestiche, mentre è più basso il rischio connesso alle attività del tempo libero, come il gioco o le attività legate al fai da te (rispettivamente, 7,9% e 5,6%).
■ La durata e l’intensità dell’attività domestica determinano una diversa esposizione al rischio di infortuni. La quota di vittime di incidenti aumenta al crescere delle ore dedicate settimanalmente a questo tipo di attività: tra coloro che lavorano in casa più di 30 ore alla settimana hanno subìto un infortunio 21 persone ogni mille (soprattutto donne tra i 45 e i 64 anni).
■ Gli incidenti che colpiscono le persone di 65 anni e oltre, prevalentemente, non sono dovuti ad attività particolarmente pericolose: nel 36,8% dei casi al momento dell’incidente non si stava svolgendo alcuna attività e nel 20,8% si stavano svolgendo attività quali lavarsi, mangiare, vestirsi etc.
■ Gli incidenti occorsi a bambini e ragazzi fino ai 14 anni sono legati invece, in tre casi su quattro (74,6%) ad attività ludico-ricreative.
■ Il 43,3% degli infortunati si è recato a un Pronto soccorso e, nel 7,9% dei casi, l’incidente ha reso necessario un ricovero ospedaliero; un’ulteriore quota di infortunati si è sottoposta a visita medica in un ambulatorio (17,1%) o presso il proprio domicilio (3,6%), mentre un terzo non ha avuto bisogno di assistenza medica.

Donne, anziani e bambini le categorie più a rischio

Quasi 700.000 persone – 11,3 ogni mille – hanno dichiarato di essere rimaste coinvolte in un incidente domestico nei tre mesi precedenti l’intervista. Si tratta, nel complesso, di 783mila incidenti nei tre mesi, con una media di 1,1 incidenti per persona colpita.
Il fenomeno è chiaramente connotato per genere ed età: le donne, gli anziani e i bambini sono le categorie maggiormente a rischio di incidenti domestici.
Il 70,4% di tutti gli incidenti ha come vittima una donna, con un numero di incidenti subìti più che doppio rispetto a quelli che colpiscono gli uomini (551mila incidenti subìti da donne contro 232mila degli uomini). Oltre un terzo degli incidenti (36%) riguarda una persona di 65 anni e più e il 4,5% ha come vittima un bambino sotto i 5 anni.

Anche analizzando i tassi specifici si vede che le categorie di persone più colpite da eventi incidentali tra le mura domestiche sono le donne (15,4 ogni mille contro 7,1 ogni mille uomini) e gli anziani, in particolare gli ultrasettantaquattrenni (27,2 ogni mille). Al crescere dell’età, inoltre, aumentano l’incidenza degli infortuni e le differenze di genere: 32,9 donne di 75 anni e più ogni mille sono state vittime di incidente domestico, il rapporto scende a 18,4 per gli uomini della stessa classe di età. Soltanto nelle età più giovani (bambini e ragazzi fino a 17 anni) i maschi risultano più esposti ad incidenti rispetto alle coetanee. In particolare, la più alta incidenza di incidenti domestici si registra tra i bambini maschi fino a 5 anni (10,1 ogni mille), preceduti soltanto da persone di 75 anni e oltre.
Anche la condizione occupazionale influenza la distribuzione degli incidenti domestici. Le casalinghe sono la categoria più a rischio (19,7 infortunate ogni mille): si stima che ogni trimestre 149 mila restino vittime di un incidente domestico. Gli occupati presentano invece la più bassa incidenza di infortuni (8,3 infortunati ogni mille); tra questi, tuttavia, le donne occupate hanno un rischio di infortunio più che doppio rispetto agli uomini (12,5 ogni mille contro 5,4 degli uomini) anche in considerazione del fatto che, a parità di condizione lavorativa, le donne dedicano abitualmente più ore dei maschi alle attività domestiche.

Dal punto di vista territoriale, la popolazione più colpita è quella del Nord-est, con 15,4 vittime di incidenti ogni mille persone, segue il Sud con 12,2. Le altre ripartizioni presentano invece valori lievemente inferiori alla media: le Isole 10,8 infortunati ogni mille persone e Nord-ovest e Centro rispettivamente 9,5 e 9,1.

La caduta è l’incidente più frequente
Il tipo di incidente più frequente è la caduta – ha riguardato il 54,8% delle persone coinvolte in un incidente nei tre mesi precedenti l’intervista – il 20,2% si è ferito, mentre i casi di urto o schiacciamento e di ustione sono di poco superiori al 13%; sono invece residuali gli incidenti causati da altro tipo di dinamica (come il soffocamento o l’avvelenamento).
Le cadute ricorrono, da sole o in combinazione con altre dinamiche incidentali , nel 58,9% degli incidenti delle donne e nel 45,4% di quelli degli uomini. L’incidenza delle ferite è più alta per gli uomini (27,6% contro 16,9% delle donne), mentre le ustioni sono più ricorrenti per le donne (16,3% contro 6,4% degli uomini). Le differenze di genere sono minori nel caso di urto o schiacciamento (rispettivamente 16,8% per gli uomini e 11,8% per le donne) e per le altre tipologie di incidenti meno frequenti.

Oltre al sesso, anche l’età influenza il tipo di incidente in cui si incorre. Le cadute interessano soprattutto le persone anziane: tra le vittime di incidente di 65 anni e più l’incidenza delle cadute è del 76,9%, percentuale che sale all’81% nel caso di donne ultrasettantacinquenni. I casi di urto o schiacciamento sono più frequenti tra bambini e ragazzi tra i 6 e i 17 anni (25,3% tra 6 e 13 anni e 35,1% tra 14 e 17 anni). Le vittime di ustione sono invece più spesso donne delle classi di età centrali (21,2% ).

Pavimento e scale le principali cause di incidente domestico
La distribuzione degli agenti materiali che hanno causato l’incidente e legata al tipo di infortunio subito. Il pavimento e le scale in muratura sono indicati come causa dell’incidente rispettivamente dal 20,1% e l’11,8% delle persone che hanno subìto almeno un infortunio nei tre mesi precedenti l’intervista. I coltelli provocano l’8,2% degli infortuni e il mobilio il 6,5%. Seguono, con percentuali più basse, sedie e scaletti, pentole, forno, alimenti bollenti e altre strutture edilizie della casa.
Tra le dieci cause che più frequentemente sono all’origine degli infortuni degli uomini non compare alcun elemento riconducibile alle attività di cucina (pentole, forno e alimenti bollenti che insieme provocano il 9,3% degli incidenti delle donne); viceversa, gli attrezzi da lavoro o giardinaggio e alcune strutture della casa (porte, finestre, vetri) sono tra i principali responsabili degli incidenti degli uomini, ma non delle donne.

Le cause di infortunio possono essere analizzate anche in relazione al tipo di incidente cui hanno dato origine.
La tipologia di caduta più frequente è quella che avviene dallo stesso livello del piano di calpestio (41,8% del totale delle cadute). La distribuzione per genere mostra però che per gli uomini la caduta più ricorrente è quella da dislivello (47,4%), in particolare caduta dalle scale (33,8%); le cadute dallo stesso livello sono invece all’origine di oltre il 44% degli infortuni delle donne, dovute per lo più a scivolamenti e inciampi (39,9%) a seguito della perdita di equilibrio o della presenza di ostacoli, di acqua o altri materiali che rendono la pavimentazione sdrucciolevole, come nel caso di docce e vasche da bagno.

Il 53,7% delle ferite è causato da utensili e attrezzi prevalentemente utilizzati per le attività che si svolgono in cucina (elettrodomestici, pentole, forni e fornelli, lame, alimenti bollenti ecc.) e, tra questi, il coltello è all’origine del 40,4% delle ferite. Questa categoria di oggetti appare più pericolosa per le donne: il 67,1% delle ferite delle donne è provocato da utensili di cucina, mentre la percentuale scende al 34,9% per gli uomini. Al contrario, gli strumenti del “fai da te” rappresentano una fonte di rischio di ferita esclusivamente per gli uomini (42,3%).

Oltre i due terzi dei casi di urto o schiacciamento (68,3%) sono da attribuire agli arredi (32%) o ad elementi strutturali della casa quali infissi, porte e finestre o altre parti dell’abitazione (36,3%). Sono invece residuali i casi riconducibili ad altre categorie di oggetti.

Le ustioni sono provocate nella maggioranza assoluta dei casi da alimenti bollenti, forni, fornelli e pentole, che determinano nell’insieme più del 73% delle ustioni; residuali sono invece le ustioni riconducibili ad altri utensili di cucina. La pericolosità degli oggetti legati alla cucina e ai lavori domestici è meno netta per gli uomini per i quali, invece, una quota rilevante di ustioni (circa il 40%) è causata da altro tipo di oggetti (camino, fuochi d’artificio, sigarette ecc.).

La cucina è l’ambiente più pericoloso in casa

I diversi spazi della casa, sia interni che esterni, presentano livelli di pericolosità differenti che dipendono da oggetti, arredi e allestimenti presenti, ma anche dalla loro diversa destinazione d’uso nonché dal tempo che abitualmente si trascorre in questi spazi.

Con il 38% degli incidenti, è la cucina l’ambiente più pericoloso della casa, dove del resto è elevata la concentrazione di elettrodomestici, utensili e prodotti che per forma, materiale o modalità di utilizzo rappresentano un fattore di rischio; seguono il bagno (11,7%) e la camera da letto (10%), mentre sono residuali le quote di incidenti accaduti in altri ambienti dell’abitazione.

La distribuzione degli incidenti per le diverse stanze della casa mostra come il rischio ambientale, legato cioè alle stesse strutture edilizie o alla presenza di particolari arredi e oggetti, sia differente per uomini e donne e si modifichi al variare dell’età.

I luoghi in cui avvengono gli incidenti degli uomini sono più diversificati: il 26,5% si verifica in cucina e uno su dieci circa in un’altra stanza della casa (soggiorno o salone 13,1%; camera da letto 12,7%; bagno 10,3%). Sono più frequenti, rispetto alle donne, gli incidenti in cui incorrono gli uomini in spazi all’aperto o comunque esterni, di pertinenza dell’abitazione: il 14,2% in balcone, terrazzo o giardino e il 7,8% in garage o cantina; per le donne le percentuali scendono rispettivamente a 6,9% e 4,4%. Per alcune fasce di età questi ultimi ambienti sono i più pericolosi: avviene in terrazzo o giardino il 29,4% degli incidenti occorsi a uomini ultrasessantaquattrenni mentre si verifica in cantina o garage il 23,6% degli incidenti in cui sono coinvolti giovani 15- 24enni.
Per le donne è più netta la pericolosità della cucina (43,1% degli incidenti) rispetto agli altri ambienti della casa. Questo è vero in particolare per le donne tra i 25 e i 64 anni per le quali la cucina rappresenta l’ambiente in cui avviene la maggioranza assoluta degli incidenti (54,2%).
Per i bambini e i ragazzi fino a 14 anni di entrambi i sessi l’ambiente più rischioso è invece il salone (o soggiorno) – ossia lo spazio della casa dedicato verosimilmente al tempo libero e al gioco – in cui si concentrano il 28,5% degli incidenti dei maschi e il 38,4% di quelli delle femmine.

Più rischi per chi svolge lavoro domestico
Tra le attività che si svolgono abitualmente in casa sono i lavori domestici quelli più a rischio per la sicurezza delle persone. Poco meno della metà degli incidenti (45,9%) avviene infatti durante lo svolgimento delle faccende domestiche, mentre è di gran lunga più basso il rischio connesso alle attività del tempo libero, come il gioco o il bricolage, che hanno causato incidenti solo nel 7,9% dei casi per quanto riguarda il gioco, e nel 5,6% per le attività legate al fai da te.
La distribuzione per genere delle attività associate agli incidenti domestici riflette la tradizionale divisione dei ruoli tra uomini e donne. Più della metà degli incidenti occorsi alle donne – più spesso e più a lungo impegnate nella gestione e nella cura della casa – avviene durante lo svolgimento dei lavori domestici e la percentuale sale al 70,4% fra i 25 e i 64 anni; per gli uomini il rapporto è invece di uno su quattro. Viceversa, sono quasi esclusivamente gli uomini a ferirsi durante il bricolage e le riparazioni del “fai da te” (14,9% degli uomini contro 0,7% delle donne), mentre la percentuale di quanti si infortunano giocando o facendo altre attività ricreative (14,9%) è tre volte superiore rispetto a quella delle donne (4,9%).

La durata e l’intensità dell’attività domestica determinano, inoltre, una diversa esposizione al rischio di infortuni. La quota di vittime di incidenti aumenta al crescere delle ore dedicate settimanalmente a questo tipo di attività; tra coloro che lavorano in casa più di 30 ore alla settimana hanno subìto un infortunio 21 persone ogni mille (soprattutto donne tra i 45 e i 64 anni). La media delle ore impiegate in attività domestiche da persone che hanno subìto incidenti domestici è, inoltre, sistematicamente più alta di quella relativa al totale della popolazione di 14 anni e più. Anche l’intensità dell’attività condiziona l’incidentalità: sono rimaste vittime di incidenti domestici 29,1 persone ogni mille fra quelle che hanno dichiarato di aver svolto lavoro domestico caratterizzato da attività fisica pesante; sono invece 10,1 ogni mille fra quanti hanno svolto una

attività a scarsa intensità. Questa relazione è meno netta per le persone più anziane, per le quali anche ad attività domestiche meno pesanti corrispondono quote significative di incidentati (28,6 ogni mille per le donne e 14,4 ogni mille per gli uomini).

Il rischio di rimanere vittima di incidenti in casa non è legato solo alla pericolosità delle attività che si compiono. Alcune categorie di persone – soprattutto anziani e bambini – mostrano una esposizione al rischio di incidente indipendente dallo svolgimento di attività potenzialmente pericolose.

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