Trentino shock, turista aggredito da un orso sopra Lamar: polemica sui provvedimenti

L’episodio è avvenuto lungo il sentiero 627, all’altezza del maneggio Liberio in località Predera, che collega il secondo lago di Lamarcon la zona di Terlago, dove si trovava in passeggiata con il proprio cane. Da sottolineare che in queste ultime settimane l’orso è stato segnalato in più zone della Valle dei Laghi, e che tra la popolazione sta aumentando un senso di insicurezza se non di vera e propria paura.

E’ stato immediatamente attivato l’elisoccorsoche ha recuperato l’uomo mediante il verricello per trasportarlo d’urgenza all’ospedale Santa Chiara, dove, ovviamente ancora molto scosso, resterà in osservazione al pronto soccorso. Ha riportato diverse contusioni agli arti inferiori e superiori in conseguenza della caduta, ma sta bene.

Le condizioni dell’uomo non sono gravi. L’amministrazione locale ha comunque ritenuto necessario convocare un vertice sulla sicurezza.

“Le nostre squadre forestali – ha spiegato – stanno intensificando il monitoraggio della zona teatro dell’incidente”. Nel frattempo il presidente Rossi ha informato il ministro all’ambiente, Gian Luca Galletti, dell’accaduto, “anche se la Provincia ha le idee chiare sul da farsi: l’approvazione della norma di attuazione – ha ribadito l’assessore – con la possibilità di rimuovere i soggetti pericolosi dal nostro territorio”. È una delle decisioni prese nel vertice.

“Urgente l’approvazione da parte del Governo della norma di attuazione che ci consenta di rimuovere gli esemplari pericolosi“, – ha detto Rossi. A tal fine il Servizio Foreste e Fauna ha svolto sopralluoghi nella serata di ieri, subito dopo il fatto, raccogliendo campioni di pelo che potrebbero far risalire all’esemplare in questione.

Sul portale dedicato ai grandi carnivori in provincia di Trento è a disposizione una mappa con le aree del Trentino in cui viene segnalata la presenza di femmine di orso accompagnate da cuccioli dell’anno.

Non ha avuto nemmeno il tempo di usare lo spray al peperoncino. L’orso — «una femmina e senza radiocolla- re» — era già lì. «Mi è saltata addosso, ho cercato di proteggermi, mi ha persino trascinato per qualche metro. Mi sono salvato grazie al cane e a un dirupo vicino». Angelo Metlico- vec, idraulico 6()en ne di Cadine (Trento), è scosso e dolorante. Dal suo letto d’ospedale — e dopo aver subito due microinterventi «per ricucire i brandelli di carne del braccio» — non smette di raccontare il suo incontro fin troppo ravvicinato con l’orsa che da ieri ha fatto divampare la polemica politica nella Provincia autonoma.

I fatti. Sono le 18.50 di sabato. Metlicovec sta camminando con il suo cane, Kira, «un meticcio di 35 chili». Il percorso è quello solito. La moglie lo porta in macchina per un tratto. Lui toma a casa a piedi lungo un sentiero che passa tra due laghi. «A un certo punto sento una presenza dietro: mi giro ed ecco l’orsa, a meno di due metri, in posizione eretta».

L’uomo agita un bastone, cerca di spaventarla. Niente da fare. L’animale, ricorda, «mi aggredisce, inizia a cercare la testa per mordermi, così uso il braccio per proteggermi. Allora il plantigrado si concentra sui piedi e inizia a portarmi via». Kira abbaia sempre più forte. «Così tanto che l’orsa si distrae, cerca di occuparsi del cane — continua Metlicovec —: a quel punto cerco una via di fuga in un dirupo». L’aggressione non è finita. L’animale toma alla carica, inizia ad avvicinarsi al dirupo. «Ho preso un sasso e glie l’ho tirato». Poco dopo sparisce dalla visuale. «Ho aspettato alcuni minuti, mi sono accertato che non fosse più sul sentiero e ho chiamato i soccorsi». Soccorsi che arrivano, con l’elicottero, e lo portano su con un verricello, «tanto era impervia l’area».
Ora Metlicovec non si sente più al sicuro. «Negli ultimi tempi diversi residenti hanno smesso di fare passeggiate in zona», sostiene. «Non ce l’ho con gli orsi, ma sono diventati forse troppi».

Per rintracciare il colpevole «i campioni di pelo saranno analizzati dal laboratorio di genetica della Fondazione Edmund Mach in San Michele all’Adige», conferma Claudio Groff, coordinatore del settore grandi carnivori del Servizio foreste e fauna della Provincia autonoma di Trento. Il malcapitato potrebbe aver incrociato KJ2)orsa in fuga — e con un «mandato di cattura» — da poco meno di due anni. Quasi tutti i plantigradi «sono mappati geneticamente», conferma Groff. Nel giugno 2015 KJ2 aveva aggredito un’altra persona nella stessa area. Quattro mesi dopo i forestali del Trentino l’avevano catturata, narcotizzata, dotata di un radiocollare e poi liberata in attesa dell’esame genetico. Ma nel 2016, «a inizio primavera l’orsa ha perso il dispositivo», fa sapere la Provincia autonoma. E da lì di KJ2 si sono perse le tracce. «Come la maggior parte degli orsi è elusiva, non è facile da avvistare», spiega Groff. In attesa dell’identificazione il presidente della Provincia di Trento Ugo Rossi ha deciso di rimuovere con urgenza l’animale colpevole dell’aggressione di sabato e «ha informato il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti».

L’opposizione attacca. Per Maurizio Fugatti, consigliere provinciale trentino e segretario locale della Lega Nord, non viene garantita la sicurezza pubblica. Claudio Civettini (Civica Trentina) propone di fare «piazza pulita da questa invasione». Quanto basta a far incalzanosorgere gli animalisti. Il Wwf invita a «capire meglio cosa è successo». La Lav chiede di evitare che «l’orsa venga sacrificata sull’altare della politica». «Si parla di rimozione che in sostanza vuol dire uccidere», denuncia Massimo Vitturi. «Per questo abbiamo preallertato il nostro ufficio legale». Il timore è che si verifichi un altro «caso Daniza», l’orsa catturata nel 2014 — dopo aver aggredito un uomo — e morta perché non ha retto l’anestesia utilizzata per sedarla.
Alla fine del 2016 di orsi nel- la Provincia autonoma di Trento se ne contavano da un minimo di 49 a un massimo di 66. «La popolazione è sostanzialmente stabile negli ultimi quattro anni», calcola Groff. E in cosa consiste la «rimozione»? «L’orso viene posto in un’apposita area faunistica recintata».

CARTA D IDENTITA
L’orso è un grosso mammifero di struttura robusta, con il capo largo e massiccio, orecchie corte e arrotondate, gli occhi piccoli, il dorso tozzo, una coda corta appena visibile e possenti zampe. Benché appartenente all’ordine dei Carnivori (così come Canidi, Felidi,
Mustelidi e altri) solo occasionalmente si nutre di carne.
Viene definito un “onnivoro opportunista”, e si ciba prevalentemente di vegetali, adattandosi al tipo di alimento più abbondante e facilmente accessibile, non disdegnando carne e insetti, quando disponibili.
Durante gli spostamenti, al pari deN’uomo, l’orso appoggia al suolo l’intera pianta del piede e per questo è detto  “plantigrado”. Gli orsi adulti, se non sono disturbati, generalmente si spostano al passo. Quando prendono la fuga galoppano e, su brevi tratti, possono raggiungere i 45 km/h.
In ambiente alpino i grossi maschi possono superare i 200 kg di peso, mentre le femmine, decisamente più piccole, arrivano a pesare solitamente poco più della metà.
A parte il breve periodo degli amori, durante il quale
il maschio e la femmina rimangono assieme per un po’ di tempo e il caso di femmine accompagnate dalla f prole, l’orso è un animale solitario che evita, nel limite del possibile, gli incontri con altri conspecifici.
Puè accadere che fratelli della stessa cucciolata possano rimanere assieme per qualche tempo dopo il distacco dalla madre. In gran parte dei territori europei abitati dall’orso la
persecuzione da parte dell’uomo ha indotto nell’orso un comportamento prevalentemente crepuscolare e notturno.

QUANTI SONO?
Attualmente (2013) in provincia di Trento e nelle regioni limitrofe si possono stimare circa 43-48 orsi. Queste stime sono ottenute sulla base dei dati acquisiti attraverso il monitoraggio genetico condotto sulla specie in modo continuativo dal 2002.

DOVE SONO?
A più di IO anni dai primi rilasci la presenza deM’orso interessa ormai stabilmente tutto il settore occidentale della provincia di Trento (destra Adige) con frequenze e densità diverse.
Segnalazioni provengono anche dalle province limitrofe a conferma della grande mobilità che caratterizza la specie. Nel settore orientale della provincia la presenza è assai più sporadica e riguarda sia esemplari spontaneamente immigrati dal settore orientale delle Alpi, sia soggetti provenienti dalla popolazione del Trentino occidentale.

LA STORIA DELL’ORSO BRUNO SULLE ALPI
In passato l’orso bruno era presente su tutto l’arco alpino ma la caccia spietata e, in misura minore, la graduale riduzione dell’habitat, ne hanno causato una drastica e rapida riduzione numerica e distributiva.
Nonostante la specie sia protetta a livello nazionale dal 1939, dopo la seconda guerra mondiale gli ultimi orsi delle Alpi erano presenti solo nel Trentino occidentale; alla fine degli anni ’90 probabilmente solo 3-4 orsi erano ancora presenti sulle montagne del Gruppo di Brenta. Si trattava degli ultimi esemplari autoctoni del l’originaria popolazione un tempo presente sull’intero arco alpino.
A partire dagli anni 70, la Provincia Autonoma di Trento si è impegnata nel monitoraggio e nella protezione della popolazione di orso; nel 1976 si è dotata di una legge finalizzata a indennizzare i danni provocati dagli orsi e a finanziare opere di prevenzione degli stessi.
Nel 1999 il Parco Naturale Adamello-Brenta, in collaborazione con la Provincia Autonoma di Trento e l’Istituto Nazionale della Fauna Selvatica (ora ISPRA), usufruendo di un finanziamento dell’llnione Europea, ha dato avvio a un progetto finalizzato alla ricostituzione di un nucleo vitale di orsi nelle Alpi Centrali, nell’ambito del quale sono stati immessi dieci orsi provenienti dalla Slovenia, tra il 1999 e il 2002.
Gli animali sembrano essersi ben adattati al nuovo territorio compiendo, come previsto, spostamenti anche considerevoli nelle aree limitrofe (Alto Adige, Veneto, Lombardia, Austria, Svizzera e persino Germania).
Dal 2002 al 2012, a conferma dell’Idoneità dell’ambiente che ospita gli orsi,
sono state accertate 32 cucciolate per un totale di almeno 66 cuccioli.

IL LETARGO
Diversamente da lupi, volpi, linci e altri carnivori che sono attivi durante tutto l’anno, gli orsi solitamente passano gran parte della stagione invernale dormendo. In ambiente alpino molto spesso utilizzano cavità naturali nelle rocce, ma possono scavare le loro tane nel terreno o sotto le radici degli alberi. In Trentino il periodo del letargo inizia, di norma, verso la metà di novembre per terminare in marzo. Solitamente il sonno non è continuo e in più occasioni l’orso esce dalla tana riposando nelle immediate vicinanze. Le femmine con i piccoli in genere trascorrono un periodo più lungo di letargo, anticipando l’entrata in tana in autunno e ritardando l’uscita in primavera. Durante il letargo la temperatura corporea diminuisce di 7-8 gradi, la respirazione e il battito cardiaco rallentano sensibilmente, al fine di ridurre al minimo il consumo di energie. L’unica riserva energetica dell’orso è costituita dallo strato adiposo (grasso) accumulato durante l’estate e l’autunno, che gli serve per mantenere attive le funzioni vitali. A volte succede che certi individui non vadano in letargo ma si limitino semplicemente a ridurre l’attività e gli spostamenti rimanendo comunque sempre attivi. Si può quindi desumere che l’orso, straordinariamente adattabile anche sul piano fisiologico, possa cadere in letargo o rinunciarvi a seconda delle condizioni climatiche, delle sue condizioni in quel momento e delle disponibilità alimentari.

LA RIPRODUZIONE
L’orso è una specie con basso tasso riproduttivo. In ambiente alpino impiega 3-5 anni prima di raggiungere la maturità sessuale e le femmine partoriscono solitamente ogni 2 anni.
La stagione degli amori cade tra maggio e giugno; i maschi possono percorrere notevoli distanze alla ricerca di una compagna, basandosi soprattutto su tracce olfattive. I cuccioli, generalmente da 1 a 3, nascono verso gennaio nella tana dove la madre ha svernato, sono molto piccoli e pesano meno di mezzo chilo ma, già a un anno di età, possono pesare 30-40 chili. Solitamente i cuccioli rimangono con la madre fino a un anno e mezzo di età.
Durante il primo anno di vita, malgrado le premurose cure della madre, la mortalità è piuttosto elevata. I cuccioli di orso presentano spesso un collare di pelo chiaro o delle macchie bianche ai lati del collo.
Generalmente questi segni scompaiono con l’avvicinarsi dell’età adulta.

LA DIETA
L’orso si alimenta in maniera differenziata nell’arco dell’anno. Quando esce dal letargo spesso non trova ancora disponibili le specie appetibili e continua a perdere peso. In questo periodo la dieta è composta principalmente da piante erbacee, ma anche da carcasse di animali morti durante l’inverno. Durante l’estate e l’autunno, quando deve recuperare le scorte di grasso che gli consentiranno di superare l’inverno, passa gran parte del tempo ad alimentarsi (iperfagia); in questo periodo l’incremento di peso giornaliero può arrivare a circa mezzo chilo. In questa fase rivestono parecchia importanza ancora i vegetali (piante erbacee, faggiola, mirtilli, lamponi, mele, pere, susine, uva, mais, frutti della rosa canina, nonché bacche, semi e radici) e gli insetti (soprattutto formiche). Occasionalmente (alcuni individui in maniera più spiccata, altri meno) l’orso continua a ricercare anche la carne, che rinviene sia tra i capi selvatici (animali debilitati, feriti, morti per cause naturali o a causa della caccia) che tra quelli domestici (pecore, capre e galline nella maggior parte dei casi). Infine il miele che, assieme alle larve delle api, viene ricercato dal plantigrado durante tutta la stagione. Nonostante l’orso abbia evoluto un apparato digerente più lungo che gli consente di estrarre maggiori energie dai vegetali rispetto agli altri Carnivori, è comunque meno efficiente degli erbivori nel digerire questi alimenti. Ne consegue che, per far fronte alle sue esigenze energetiche e nutrizionali, è costretto a ingerire grandi quantità di cibo: in autunno fino a 15 kg di alimento al giorno per i grossi maschi.
Tutto questo comporta un notevole impiego di tempo nella ricerca degli alimenti.

ESCREMENTI
Gli escrementi dell’orso sono facilmente riconoscibili per le notevoli dimensioni e per la facilità d’identificazione del contenuto; queste caratteristiche cambiano in funzione della stagione e del tipo di cibo ingerito. Il colore varia dal nero-bluastro (mirtilli, erba, ecc…) al marrone (vari tipi di frutta), al verde scuro (foglie ed erba), al grigio (soprattutto carne). Dai campioni di escrementi è possibile estrarre il DNA su cui realizzare indagini genetiche, è inoltre possibile studiare la dieta e verificare la presenza di eventuali parassiti.

Il rinvenimento e la raccolta dei peli sono particolarmente importanti al fine di realizzare il cosiddetto “monitoraggio genetico” della popolazione di orsi. Da quando anche l’ultimo degli orsi rilasciati ha perso il radioeoi lare di cui erano stati dotati prima delle liberazioni (estate 2003), le ricerche genetiche attraverso l’analisi del DNA e la ricostruzione del genotipo (DNA fingerprinting) avviate dal Servizio Foreste e Fauna in collaborazione con il Parco Naturale Adamello- Brenta e l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale – ISPRA (già INFS) permettono di acquisire dati sulla consistenza numerica della popolazione di orso e, in parte, sulla sua distribuzione. Con le indagini genetiche è inoltre possibile identificare singolarmente gli orsi a cui appartengono i peli, acquisendo informazioni sulla dimensione minima della loro area vitale, sui loro spostamenti, sui gradi di parentela (paternità/maternità) ecc. Nelle operazioni di ricerca/monitoraggio della specie, il Servizio Foreste e Fauna utilizza anche delle “trappole per peli”, luoghi in cui un’esca olfattiva viene posizionata all’interno di una piccola area delimitata con filo spinato per far sì che l’orso attirato in quel luogo lasci dei peli impigliati nella recinzione. L’orso muta il pelo una volta all’anno in primavera-estate (giugno-agosto). A partire dal 2010 vengono controllati sistematicamente anche i “grattatoi” degli orsi: alberi, solitamente conifere, dove gli orsi si strofinano abbastanza regolarmente lasciando oltre al proprio odore anche dei peli impigliati. Questi grattatoi molto probabilmente hanno la funzione di consentire al plantigrado di segnalare la propria presenza, costituendo una sorta di “casella postale” dove gli orsi possono “comunicare” con altri individui della specie. Studi in corso anche in altre parti del mondo stanno cercando di comprendere meglio il fenomeno.

GRAFFI
Sono lasciati dagli unghioni dell’orso e sono talvolta visibili sui tronchi degli alberi; possono essere la traccia di un orso arrampicatosi o un segno di marcatura del territorio. In genere, sulla corteccia, sono evidenti incisioni di 3 o 4 unghiate parallele, di solito poste obliquamente sul tronco.
VERSI
Nonostante la loro mole gli orsi non amano far rumore e, a differenza di molte specie selvatiche (con strutture sociali più complesse), solo in rarissimi casi emettono vocalizzazioni (definite rugli). In particolare quando due maschi lottano tra loro o con nemici quali cani, lupi o in momenti di forte eccitazione è possibile che essi emettano
dei forti brontolii accompagnati a volte da soffi, dallo stridere e dallo schioccare dei denti.
Questi suoni sono profondi e prolungati, di diversa tonalità e variano sia in base all’età che allo stato di eccitazione dell’animale. Altri suoni prodotti dagli orsi sono una specie di sommesso mugolio emesso dalla madre per richiamare i piccoli. Ancora, quando i cuccioli durante l’allattamento poppano dalla madre, possono emettere una sorta di ronzio.

I RAPPORTI CON L UOMO
L’orso è per natura un animale cauto e diffidente, specialmente con l’uomo, suo principale potenziale nemico: quando lo incontra si comporta solitamente in modo schivo e timoroso e, come gran parte degli animali selvatici, lo fugge avendo imparato a temerlo. L’olfatto e l’udito sono ben più sviluppati che neN’uomo, così che, nella maggior parte dei casi, l’uomo non si accorge della presenza deN’orso nell’area, né del suo rapido allontanarsi.
L’orso bruno è comunque più forte e più veloce di un uomo, si arrampica con agilità sugli alberi, ed è un ottimo nuotatore. Può dunque essere, potenzialmente, un animale pericoloso. Va quindi trattato con rispetto e attenzione. La pericolosità può essere maggiore in caso di orsi feriti (es. investiti o oggetto di atti di bracconaggio), di femmine accompagnate da cuccioli o nel caso in cui l’orso sia molestato da un cane. 150 anni di dati concernenti la convivenza con il plantigrado in Italia (sia in Abruzzo che in Trentino) non riportano però alcun attacco deliberato da parte dell’orso verso l’uomo.
IN CASO DI AVVISTAMENTO A DISTANZA
È opportuno rimanere sul posto e godersi la fortunata vista. Non cercare di avvicinarsi, magari per scattare delle foto. Anche nel caso di avvistamento di cuccioli non tentare di avvicinarli né, tanto meno, di seguirli; la madre ha un forte istinto protettivo e probabilmente non è lontana.
IN CASO DI INCONTRO RAVVICINATO
È opportuno far notare la propria presenza, magari parlando ad alta voce; se l’orso si alza in piedi e annusa è solo per valutare meglio la situazione, non per manifestare aggressività.
Allontanarsi lentamente, senza correre, lasciando sempre una via di fuga all’orso.

GLI ORSI “PROBLEMATICI
Un orso che perde gradualmente il timore nei confronti dell’uomo, che si aggira di giorno vicino alle abitazioni, che effettua predazioni diurne ripetute in prossimità di case o centri abitati o che si abitua ad alimenti di origine antropica è un animale che viene definito “problematico” e che necessita quindi di un monitoraggio particolare e, nei casi limite, di essere rimosso dalla vita selvatica. Comportamenti confidenti vanno quindi tempestivamente segnalati al Servizio Foreste e Fauna della Provincia Autonoma di Trento (anche attraverso le strutture decentrate del Servizio cioè gli Uffici Distrettuali Forestali e le Stazioni Forestali), il quale potrà eventualmente attivare l’apposita squadra di emergenza.
(Il n° di telefono operativo 24 ore al giorno da marzo a novembre per contattare la squadra di emergenza è: 335-7705966).

SE L’ORSO MANIFESTA UN ATTEGGIAMENTO AGGRESSIVO
L’orso non attacca se non è provocato. L’eventuale atteggiamento aggressivo o minaccioso ha il solo scopo di intimorire e allontanare la persona che lo ha in qualche modo disturbato. Per questo in rari casi, soprattutto in presenza di femmine accompagnate da piccoli dell’anno, si possono verificare “falsi attacchi”, che non portano a un reale contatto con l’uomo.
Nel caso in cui l’attacco dovesse invece realmente verificarsi, esperienze acquisite in Nord America e in Europa orientale (in quanto non sono noti casi di aggressione deliberata del l’orso nei confronti deH’uomo registrati nell’Europa meridionale) suggeriscono di:
• mettere qualcosa davanti a sé, come ad esempio il cesto dei funghi, l’equipaggiamento da pesca o lo zaino;
• se ciò non aiuta, sdraiarsi a terra in posizione fetale, proteggendo la testa con le braccia.

L’INDENNIZZO E LA PREVENZIONE DEI DANNI
Gli orsi sono animali onnivori, prevalentemente vegetariani ma estremamente adattabili alla fonte di cibo più disponibile e facilmente accessibile.
Così è possibile che talvolta utilizzino anche animali domestici (soprattutto pecore o capre), alveari o frutta coltivata quali risorse alimentari.
La Provincia Autonoma di Trento provvede all’indennizzo totale di eventuali danni
se regolarmente denunciati al Servizio Foreste e Fauna o alle Stazioni Forestali entro 24 ore dalla loro constatazione. È possibile denunciare il danno anche al coordinatore della Squadra di emergenza orso al n° 335-7705966 attivo 24 ore al giorno da marzo a novembre.
Entro 30 giorni dall’accertamento effettuato dagli incaricati o dal proprietario, va inoltrata al Servizio Foreste e Fauna la domanda di risarcimento.
È inoltre possibile realizzare opere di prevenzione, di solito costituite da recinti elettrificati, presentando richiesta al Servizio Foreste e Fauna che ne valuta la possibilità di finanziamento (fino al 90%). I recinti possono essere direttamente forniti dal Servizio Foreste e Fauna, anche mediante il comodato gratuito.
I moduli da compilare per la richiesta delle opere di prevenzione sono reperibili oltre che presso gli Uffici Distrettuali Forestali e le Stazioni Forestali, anche scaricandoli dal sito www.orso.provincia.tn.it alla voce:
Danni – risarcimento – opere di prevenzione.
Molto importante è la corretta manutenzione della recinzione elettrica fornita nonché la verifica costante del
funzionamento e dello stato di carica della batteria che, è bene ricordare, è l’elemento fondamentale per garantire l’efficacia dell’opera di prevenzione.

COME CONVIVERE CON L’ORSO
• Non attirare gli orsi con cibo o altre esche per tentare di fotografarli, filmarli o anche semplicemente per osservarli; è una pratica proibita e pericolosa, che diminuisce la loro diffidenza nei confronti dell’uomo e può portare in breve tempo ad animali “problematici”, con rischi per le persone e per gli orsi stessi.
• Evitare di stazionare in prossimità di orsi che, essendo piuttosto confidenti o trovandosi in particolari situazioni, sono facilmente visibili. Tenersi possibilmente a una distanza tale da evitare che l’orso avverta la presenza dell’uomo.
• Tenere al guinzaglio il proprio cane nelle escursioni in aree ove è nota la presenza dell’orso.
• Denunciare chiunque collochi lacci, bocconi avvelenati o tenti di avvelenare le carcasse di animali sulle quali si ciba l’orso.
• Comunicare il rinvenimento di tracce. In caso di avvistamento dell’orso
o di rinvenimento dei segni della sua presenza contattare il Servizio Foreste e Fauna della Provincia Autonoma di Trento anche attraverso le strutture periferiche (Uffici Distrettuali Forestali, Stazioni Forestali). Tutti i dati raccolti sono di aiuto per la conoscenza e la protezione dell’orso.
• Segnalare tempestivamente la presenza di animali dal comportamento eccessivamente confidente.

DOMANDE E RISPOSTE
LE ALPI SONO ANCORA UN AMBIENTE IDONEO PER OSPITARE L’ORSO?
Sì. Gli studi sull’idoneità ambientale, effettuati prima di dare il via al progetto di reintroduzione, hanno dimostrato che l’ambiente alpino dal punto di vista ecologico è ancora buono per l’orso, per certi versi migliore di quello che c’era ad esempio 100 anni fa. Ciò è dimostrato dal numero di cuccioli nati negli ultimi dieci anni e daN’ottimo stato nutrizionale di tutti gli animali fotografati o avvistati.
È VERO CHE LA PRESENZA UMANA NELLE AREE FREQUENTATE DALL’ORSO E AUMENTATA?
È vero solo in parte, per alcune località e in determinati momenti (si pensi alle aree più turistiche in alta stagione); un tempo la montagna era frequentata invece con numeri certamente più piccoli ma in modo assai più capillare e continuo nel tempo (alpeggio, raccolta di legna, fienagione, raccolta lettiera, produzione di carbone, ecc.).
SERVIVA PROPRIO PORTARE IN TRENTINO DEGLI ORSI?
Gli orsi sono sempre stati presenti sui nostri monti e non si sono mai estinti (unico sito sull’arco alpino). Non si è portato dunque qualcosa di nuovo ma si è cercato di mantenere una specie che di fatto è sempre stata presente e che fa parte della nostra storia, cultura e tradizione. Va inoltre ricordato che è in atto un fenomeno di migrazione spontanea che riguarda non solo l’orso ma anche la lince e il lupo, gli altri due grandi carnivori propri delle Alpi. L’orso e il lupo provengono rispettivamente dall’arco alpino orientale (popolazione slovena) e occidentale (dal Piemonte e dalle Alpi Francesi), mentre la lince, reintrodotta in Svizzera e in Slovenia, sta lentamente ricolonizzando anche l’arco alpino centrale. Dunque il capitolo trentino è solo una parte di una storia più grande che è in atto da decenni ed è destinata a proseguire.
SE L’ORSO ERA QUASI ESTINTO FORSE UN MOTIVO C ERA
Gli orsi erano quasi scomparsi a seguito della persecuzione diretta da parte dell’uomo. Per le passate generazioni di abitanti della montagna, che vivevano spesso di un’economia rurale estremamente povera, perdere tre pecore in una notte (che nessuno indennizzava) poteva significare la fame dal giorno dopo.
Ora le condizioni socio-economiche sono notevolmente cambiate, vi è in generale una maggiore tolleranza nei confronti dell’orso e i relativi danni vengono indennizzati. Inoltre esiste oggi una normativa comunitaria e nazionale che impegna gli enti territoriali ad agire per la conservazione delle specie particolarmente protette, tra le quali è compreso l’orso bruno.
PERCHÉ SPENDERE DENARO PUBBLICO PER L’ORSO ANZICHÉ DESTINARLO, PER ESEMPIO, ALLA SALUTE PUBBLICA?
La spesa sostenuta per la gestione degli orsi, che è in parte finanziata daN’Unione Europea, non è denaro sottratto alla sanità, all’istruzione, alle infrastrutture locali
0 ad altri settori. Sono finanziamenti che provengono dal “comparto ambiente”, che comprende ad esempio le aree protette, la gestione della fauna e delle foreste in generale, e si tratta di risorse che nel nostro Paese, e anche in Trentino,
non costituiscono una voce preminente, se confrontata con gli analoghi investimenti di altre realtà europee.
QUANTE SONO LE PERSONE CHE SI OCCUPANO DELLA GESTIONE DEGLI ORSI?
Nessuno lavora a tempo pieno sulla gestione dei plantigradi. Attualmente (2012) se ne occupano due persone presso l’Ufficio Faunistico del Servizio Foreste e Fauna, dedicandovi circa metà del loro tempo.
Per quanto concerne il grosso del lavoro sul campo, questo è affidato a una trentina di agenti del Corpo Forestale Trentino, appositamente preparati,
1 quali mediamente si occupano della gestione dell’orso per meno del 10% del loro tempo lavorativo.
I BOSCHI NON SONO PIÙ SICURI PER L UOMO A CAUSA DELLA PRESENZA DELL’ORSO
Premesso che l’orso è un animale selvatico potenzialmente pericoloso (lo sono anche, ad esempio, le vipere, le zecche, oppure le vespe, per non parlare degli incidenti provocati dall’investimento di ungulati) e che come tale va trattato e considerato, in Trentino negli ultimi anni ci sono stati moltissimi casi di incontri uomo-orso e non si è mai registrata un’aggressione né un comportamento realmente pericoloso.
Se si vuole eliminare del tutto anche questo rischio, pur minimo, è necessario eliminare tutti gli orsi. Nella stragrande maggioranza dei casi, l’orso si dà alla fuga, allontanandosi velocemente.
Ci possono essere alcuni orsi che manifestano una sostanziale indifferenza per l’uomo e che, incontrandolo, non fuggono, ma anche in questi casi non si sono mai registrate situazioni di pericolo. Dunque anche dove ci sono gli orsi si possono raccogliere i funghi, andare a caccia, raccogliere la legna, andare a passeggio, lasciare liberi i propri bambini. In 150 anni di dati storici in Italia non è mai stata documentata un’aggressione deliberata aN’uomo.
E IN CASO DI INCONTRO DI UNA FEMMINA DI ORSO ACCOMPAGNATA DAI CUCCIOLI?
La femmina con i cuccioli, in determinati casi limite, può considerare l’uomo che si trovasse molto vicino come una minaccia per i propri cuccioli. In questo caso è possibile (benché assai raro) che l’orsa assuma un comportamento volto a intimorire quello che lei considera un “intruso”, allo scopo di farlo allontanare. Tale comportamento consiste solitamente neH’avvicinarsi velocemente, fino a breve distanza daH’uomo, quasi a volerlo spaventare di proposito, per ritornare poi verso i cuccioli. È necessario allontanarsi senza correre e ripristinare la “distanza di sicurezza” che l’orsa ha ritenuto violata.
I TURISTI NON VENGONO PIÙ IN TRENTINO PER PAURA DELL’ORSO
È possibile che qualche turista non gradisca la presenza dei grandi carnivori, ma la maggior parte di essi li considera un forte motivo di fascino e richiamo.
Nel 2002 il Parco Naturale Adamello Brenta ha effettuato un sondaggio tra i possibili turisti delle regioni limitrofe allo scopo di verificare quale sia l’impatto della presenza dell’orso sui flussi turistici: il 78% degli intervistati si è dichiarato maggiormente interessato a una vacanza in Trentino proprio per la presenza dell’orso. D’altronde l’esempio del Parco Nazionale d’Abruzzo conferma questo dato: in quelle aree infatti (dove tra l’altro è presente anche il lupo) si è dovuti ricorrere al numero chiuso in alcune aree per far fronte alla domanda sempre in aumento da parte dei turisti, attratti anche dalla presenza di questi animali.
PERCHÉ NON SI È CHIESTO COSA NE PENSAVA LA GENTE PRIMA DI LIRERARE GLI ORSI?
Non è così. Due indagini sono state svolte dal maggior istituto demoscopico in Italia (Doxa), prima e dopo la realizzazione delle reintroduzioni, nel 1997 e nel 2003. In entrambi i sondaggi oltre il 70% degli intervistati (esclusi gli abitanti delle città di Trento e Rovereto) si è dichiarato favorevole alla presenza dell’orso nelle nostre montagne. Un ulteriore sondaggio effettuato nel 2011 ha evidenziato invece un’inversione di tendenza, registrando che la maggioranza è oggi contraria alla presenza dell’orso.
NON C’È IL RISCHIO CHE GLI ORSI DIVENTINO TROPPI?
L’orso vive a densità molto basse (2-3 animali ogni 100 chilometri quadrati è la stima in ambiente alpino). Se la popolazione aumenterà numericamente, aumenterà anche l’area di distribuzione della stessa, ferma restando la densità e dunque la possibi Iità/probabi lità di incontrare un orso o di vederne le tracce
0 di registrarne i danni in una determinata località.
COM È POSSIBILE ELIMINARE 0 RIDURRE I DANNI PROVOCATI DALL’ORSO?
1 danni possono essere molto ridotti, ma non eliminati del tutto. Animale opportunista, l’orso può essere attratto dal bestiame domestico di piccola taglia (pecore e capre soprattutto), dagli alveari, da piante da frutto. La predazione sugli animali domestici, anche con l’uccisione di diversi capi, fa dunque parte
dei comportamenti di un grande carnivoro. Nella maggior parte dei casi, però, recinzioni elettriche opportunamente installate e gestite possono ridurre drasticamente le probabilità di avere dei danni. È chiaro invece che il pascolo brado (vale a dire senza custodia, neppure notturna, durante la stagione dell’alpeggio) non è, ne mai sarà, compatibile con la presenza dell’orso né con quella degli altri grandi carnivori, lupo e lince che stanno lentamente ritornando sulle Alpi.

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