Treviso shock, “Sei incinta? Allora paga la tua sostituta”: mamme e lavoro, che situazione!

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Mi è parso strano – ha detto la giovane alla Cgil -, ma se non lo faccio vogliono che mi dimetta. Succede in una piccola azienda artigiana del settore cartografico della Marca trevigiana. “Sei incinta? Pagati il sostituto o vattene“.

Una cosa davvero impensabile, se non fosse che è accaduta davvero. Atalmi ha chiesto allora un incontro con i titolari dell’azienda e – come riporta il Corriere del Veneto – “la storia ha avuto un happy ending, l’azienda assumerà un sostituto che pagherà mentre la maternità sarà, come da prassi, sostenuta dall’Inps“.

Resta tuttavia l’amarezza per una realtà che molte mamme purtroppo conoscono e che in pochi denunciano per evitare “ritorsioni” sulla propria vita lavorativa. Il suo contratto di apprendistato, concluso il periodo di prova, le dava il diritto alla maternità ma lei non lo sapeva.

La ragazza in questione – afferma il segretario della Cgil di Treviso riferendosi alla dipendente incinta – non sapeva che una donna incinta non può essere licenziata ed è francamente inaccettabile.

Non sarebbe, peraltro, il primo caso del genere con cui il sindacato si è recentemente confrontato: “In soli tre mesi – spiega ancora Atalmi – questa è la seconda giovane mamma che si trova a fare i conti con richieste del genere“. Fantascienza? Purtroppo no, questa è una delle nostre tristi realtà!

Durata del lavoro e riposo durante la gravidanza

Cosa prevede la legge in materia di durata del lavoro e riposo durante la gravidanza? ■ Se lo desiderano (ad esempio in caso di stanchezza), le dipendenti devono avere la possibilità di non presentarsi al lavoro o di interromperlo. Attenzione: è necessario darne previo avviso ai superiori. Non è necessario presentare un certificato medico (Legge sul lavoro, art. 35a, cpv. 2), ma è raccomandabile farlo per avere la certezza di non subire perdite di guadagno. ■ Le donne incinte e le madri che allattano devono avere la possibilità di riposarsi in modo adeguato sul posto di lavoro (Ordinanza 3 concernente la Legge sul lavoro, art. 34).

■ Le donne incinte che esercitano la loro attività prevalentemente in piedi beneficiano, a partire dal quarto mese di gravidanza, di un riposo giornaliero di 12 ore e, oltre alle pause regolari, di un’ulteriore breve pausa di 10 minuti ogni due ore di lavoro. A partire dal sesto mese di gravidanza, le attività esercitate in piedi vanno limitate complessivamente a quattro ore giornaliere. Per le rimanenti ore di lavoro il datore di lavoro deve offrire un’attività che possa essere eseguita in posizione seduta (Ordinanza 1 concernente la Legge sul lavoro, art. 61, cpv. 1 e 2). Qualora un’impresa non voglia o non possa soddisfare tale condizione, deve dispensare la dipendente dal lavoro e continuare a versarle l’80% del salario (Legge sul lavoro, art. 35 e guida del seco all’OLL1, art. 61, cpv. 2).

■ L’orario di lavoro giornaliero concordato deve essere rispettato e deve essere al massimo di nove ore, anche qualora la lavoratrice svolga più di un lavoro a tempo parziale (Ordinanza 1 concernente la Legge sul lavoro, art. 60, cpv. 1).

■ Il lavoro serale e il lavoro notturno (dalle ore 20 alle ore 6) sono vietati nelle otto settimane prima del parto e nelle 16 settimane successive. Il datore di lavoro deve offrire un lavoro compensativo equivalente, che possa essere eseguito di giorno e che venga retribuito con il salario concordato contrattualmente. Equivalente significa che il lavoro diurno soddisfa i requisiti intellettuali e professionali del normale posto di lavoro e che il salario corrisponde a quello pattuito contrattualmente. Se l’azienda non vuole o non può soddisfare tali condizioni, deve dispensare la dipendente dal lavoro e continuare a versarle l’80% del salario (Legge sul lavoro, art. 35a, cpv. 4 e art. 35b). Esiste inoltre un vasto elenco di lavori pericolosi o gravosi, che non possono essere eseguiti durante la gravidanza o comunque solo in presenza di condizioni particolari (LL art. 35, OLL1 art. 62 e Ordinanza sulla protezione della maternità). Unia sarà lieto di fornire una consulenza più dettagliata!

Diritto al congedo di maternità retribuito

Chi ha diritto all’indennità di maternità? Tutte le donne che esercitano un’attività lucrativa: cittadine svizzere e straniere, lavoratrici dipendenti e indipendenti, agricoltrici e donne che lavorano nell’azienda familiare pagate in contanti; tutte le lavoratrici che risiedono e/o lavorano in Svizzera. Il diritto all’indennità sussiste indipendentemente dagli anni di servizio presso l’azienda. Per farlo valere le donne devono tuttavia essere state assicurate obbligatoriamente all’AVS nei nove mesi precedenti il parto e in tale periodo aver lavorato per almeno cinque mesi. Per 14 settimane ricevono l’80% del salario percepito prima del parto (massimo giornaliero 172 franchi). E in caso di precedente lavoro all’estero? Ai sensi degli Accordi bilaterali vengono computati i periodi di assicurazione e occupazione nei Paesi UE e AELS. Per quale ragione è necessaria anche una regolamentazione nei contratti collettivi di lavoro (CCL)? Alcune donne occupate in impieghi di breve durata non raggiungono il periodo richiesto di nove mesi di assicurazione AVS e di cinque mesi di attività lucrativa. Seppure in questi casi il salario venga versato per un tempo limitato (CO, art. 324a combinato con l’art. 329f), le regolamentazioni nei CCL garantiscono chiarezza. Spesso le regolamentazioni dei CCL sono inoltre più vantaggiose per le madri e accordano più del minimo legale.

Protezione dal licenziamento prima e dopo il parto

Posso essere licenziata perché sono incinta? No. Al termine del periodo di prova, che ha una durata massima di tre mesi, il contratto di lavoro non può essere disdetto durante la gravidanza e nelle 16 settimane successive al parto. Si sconsiglia vivamente di disdire il contratto e di cessare l’attività prima del parto, poiché in tal caso verrebbe meno il diritto all’indennità di maternità. Le donne che non desiderano continuare a lavorare dopo il parto e il congedo di maternità, dovrebbero disdire il contratto solo per una data successiva al parto. Quando devo comunicare la gravidanza al mio datore di lavoro? Per considerazioni legate alla salute, in linea di massima è consigliabile informare rapidamente il datore di lavoro. Attenzione: nel periodo di prova, che ha una durata massima di tre mesi, è lecito anche licenziare una donna incinta. Una donna ha comunque il diritto di tacere la propria gravidanza. Richiedete una consulenza ad Unia!

Divieto di occupazione e ripresa del lavoro

Le puerpere non possono lavorare durante le otto settimane dopo il parto; e fino alla sedicesima settimana, solo con il loro consenso (Legge sul lavoro, art. 35a, cpv. 3). Alcune aziende chiedono alle puerpere di riprendere il lavoro alla scadenza del divieto di occupazione. In tal caso possono comunque beneficiare del diritto all’indennità? Appena la madre riprende il proprio lavoro (anche con un grado di occupazione ridotto) perde il diritto all’indennità. Alcune ditte vogliono che le donne in avanzato stato di gravidanza prendano il congedo di maternità o riducano il grado di occupazione prima del parto. Come contropartita chiedono di riprendere il lavoro prima della scadenza delle 14 settimane dopo il parto. Una simile prassi è lecita? Il diritto all’indennità di maternità sorge solo dopo la nascita di un bambino. Una madre gode di un diritto incondizionato a 14 settimane di congedo retribuito dopo il parto. Se un datore di lavoro dispone che una dipendente incinta e in buono stato di salute vada in congedo prima del tempo previsto, deve versarle regolarmente il salario. La donna incinta continua infatti ad offrire la propria forza lavoro, anche se l’azienda non le dà lavoro.

Migliori prestazioni

In quali casi è possibile andare in congedo prima del parto? Se l’interruzione del lavoro si impone per motivi di salute, nel 9° mese di gravidanza la donna incinta può facilmente ottenere un certificato medico. Il congedo di maternità è di 14 settimane a far data dal parto. Se il CCL o il contratto di lavoro prevedono un congedo più lungo, esso può avere inizio anche prima. Esempio: congedo di 2 settimane prima e di 14 settimane dopo il parto. Alcuni CCL prevedono regolamentazioni più vantaggiose: ad esempio 16 settimane di congedo con un’indennità pari al 100% del salario. Tali regolamentazioni sono automaticamente annullate dalle disposizioni legislative? No, la legge prescrive solo un minimo. Le regolamentazioni più vantaggiose sono valide. Il sindacato Unia si batte per imporre soluzioni migliori. È consigliabile ridurre il grado di occupazione prima del parto? Si sconsiglia vivamente di ridurlo prima del parto. In tal modo si ridurrebbe infatti anche l’indennità giornaliera, che viene calcolata in base al conseguito prima del parto.

Il mio datore di lavoro qualche volta minaccia di licenziarmi se resto incinta.

Scherza …., ma io non sono comunque tranquilla, perché vorrei un figlio. Può davvero licenziarmi? Una lavoratrice dipendente, sia del settore pubblico che di quello privato, non può essere licenziata sin dall’inizio del periodo di gravidanza e fino al compimento di un anno di età del bambino, (cosiddetto “periodo protetto”). Il divieto di licenziamento è espressamente previsto a norma di legge dal Testo unico per la tutela della maternità e paternità, Dlgs 151/ 2001. Conviene quindi che la lavoratrice incinta si faccia rilasciare subito il certificato di gravidanza e lo mostri al datore di lavoro, proprio per mettersi al riparo da qualsiasi tentativo di licenziamento. Non solo, ma se vi fossero problemi di salute per la lavoratrice stessa o per il feto, oppure se fosse addetta a lavori faticosi e nocivi, può richiedere il congedo di maternità anticipato, che le consentirà di lasciare il lavoro prima dell’astensione obbligatoria. Scrivi a idirittichenonsai@inca.it o rivolgiti presso le nostre sedi per ricevere assistenza e consulenza gratuite.

Ho un contratto di lavoro dipendente a tempo determinato e sono incinta.

Il mio contratto di lavoro deve essere prorogato? Ho diritto al pagamento dell’indennità di maternità? I contratti di lavoro dipendente a tempo determinato rispettano la scadenza prefissata e non vengono prorogati in caso di gravidanza. Per tutelare la lavoratrice madre è però previsto che, se l’inizio del periodo di congedo obbligatorio per maternità (due mesi prima della data presunta del parto), cade durante il rapporto di lavoro oppure entro sessanta giorni dall’ultimo giorno lavorato, cosiddetto periodo di “protezione assicurativa”, la lavoratrice ha comunque diritto al pagamento di cinque mesi di indennità di maternità. Per le lavoratrici del settore privato l’indennità viene pagata dall’Inps, per le dipendenti pubbliche invece dall’Amministrazione di riferimento. Quando il congedo di maternità inizia dopo i sessanta giorni vi sono altre possibilità da considerare, caso per caso che le potranno essere illustrate recandosi presso una delle sedi del patronato presenti su tutto il territorio nazionale.

1 COMMENT

  1. Quale shock, questo è normale. Shock perchè il 100% dei dipendenti di artigiani o piccole industrie non è iscritto a nessun sindacato, gli hanno convinti che sono dei parassiti, che il costo della tessera non vale quantomeno la curiosità di conoscere i tuoi diritti. Le nuove generazioni sono propense a demandare ad altri la propria vita, anche in politica, convinti come sono che tanto non cambia niente. Per questo ora li stanno convincendo ad andare verso l’indipendenza, perchè pensano che lo Stato sia un peso; di non pagare più tasse, “paroni a casa nostra”. Certo, quando sono state fatte le lotte per avere più diritti, i giovani non c’erano, ma guardarsi un po in giro e chiedersi come mai si lavorano otto ore, ci sono le ferie, sicurezza sul posto di lavoro, ecc. E’ giusto quindi azzerare tutto questo e rimanere in balia del singolo datore di lavoro.

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