Treviso shock, Infermiera che buttava i vaccini: 7000 bambini dovranno rifare la vaccinazione

“Quello che è chiaro già oggi”, ha detto ieri il direttore generale dell’Aas 3, Pier Paolo Benetollo, in attesa dei numeri precisi che saranno disponibili solo domani, “è che alcuni vaccini sono stati somministrati “per finta”“. Tutti vaccinati a Codroipo dal 2009 al 2015, periodo in cui Emanuela Petrillo ha lavorato in quella azienda sanitaria. I controlli sul campione di 200 bambini che – stando allecertificazioni – a Codroipo hanno ricevuto l’intero ciclodall’assistente sanitaria trevigiana sono stati quasi ultimati.I dati completi e definitivi delle analisi saranno prontimartedì prossimo.

Continuano gli accertamenti sul caso dell’assistente sanitaria trevigiana sospettata di aver finto le vaccinazioni. Per questo motivo, attuando il principio della massima precauzione, la task force sanitaria interaziendale ha deciso di ripetere le vaccinazioni a circa 7.000 bambini.

Dopo il caso dell’infermiera di Treviso accusata di aver finto di vaccinare i bambini che le venivano portati, gettando via invece le fiale, il quotidiano Il Messaggero Veneto riporta oggi un’altra notizia shock. Gli esperti della task force costituita da Regione, Asuiud e Aas sono pronti a scrivere la relazione finale. “Pertanto si ritiene verosimile che P.E.in diversi casi, abbia ‘fatto finta’ di eseguire le vaccinazioni, ma non abbia in realtà iniettato i vaccini”. L’Asl ritiene che si sia configurata “una grave violazione dei doveri professionali e degli obblighi assistenziali”. Quindi nel complesso la maggior parte delle vaccinazioni somministrate è certamente efficace. “Questo fa sì che attualmente siano protetti, ma non possiamo avere certezza che la loro protezione duri per tutta la vita o per il tempo previsto”.

La Procura di Udine ha aperto un fascicolo, al momento a carico di ignoti.

Due le ipotesi di reato ora al vaglio: l’omissione di atti d’ufficio, cioè di adempimenti obbligatori a un incaricato di pubblico servizio, punito con reclusione da sei mesi a due anni, e la falsità in certificazioni, che prevede pene comprese fra i tre mesi e i due anni.

Emanuela Petrillo, l’infermiera trentunenne accusata dall’Ulss 2 di Treviso di aver fatto finta di vaccinare centinaia di bambini tra gennaio e marzo 2016, potrebbe aver fatto altrettanto con migliaia di piccoli pazienti della provincia di Udine, dove ha lavorato tra il 16 novembre 2009 e il 18 dicembre 2015. Una sessantina dei 120 bimbi sottoposti finora ai controlli a campione effettuati dal Distretto sanitario di Codroipo sono risultati privi della copertura vaccinale esavalente (difterite-tetano-pertosse, hib, epatite B),

anti meningococco, e contro il morbillo, la parotite, la rosolia e la varicella.

Martedì la task force sanitaria che sta affrontando l’emergenza diffonderà gli esiti dei controlli effettuati su altri 80 bambini, ma nel frattempo gli esperti hanno deciso di far ripetere le vaccinazioni a circa 7 mila pazienti. In tutto verranno somministrate 20 mila dosi di vaccino. La spesa, per le casse della Regione, sarà di centinaia di migliaia di euro. Il piano straordinario di vaccinazione sarà completato entro sei mesi.

I contorni della vicenda non sono ancora chiari. L’infermiera finora ha sempre negato di aver agito in modo scorretto e immediatamente dopo che è esploso il caso di Treviso ha reso noto di voler chiedere i danni all’azienda sanitaria: «Teme per la sua incolumità dopo essere stata sottoposta a una gogna mediatica senza che vi sia stata una sentenza o un rinvio a giudizio», ha detto il suo avvocato.

La task force sanitaria friulana sta lavorando anche per capire se tutte le mancate vaccinazioni siano effettivamente da attribuire alla Petrillo, visto che al distretto di Codroipo vengono eseguite alla presenza di due infermiere che si alternano nella somministrazione delle dosi. «Quello che è chiaro già oggi», dice il direttore generale dell’azienda sanitaria, Pier Paolo Benetollo «è che alcuni vaccini sono stati somministrati per finta. Riteniamo che solo una parte delle dosi somministrate dall’assistente sia stata fatta scorrettamente.

Abbiamo deciso di agire con precauzione», continua Benetollo, «perché, sempre secondo i primi dati, soltanto un terzo dei bimbi vaccinati ha avuto la piena copertura». Il direttore generale dell’azienda sanitaria precisa che non c’è alcun rischio nel vaccinare nuovamente a scopo precauzionale anche i b ambini sottoposti correttamente all’iniezione.

Ma com’è possibile che un caso dalle dimensioni così vaste sia venuto a galla soltanto oggi? «Immaginiamo che l’infermiera preparasse il vaccino ma che, pur facendo la puntura, non venisse iniettata la dose», spiega il direttore generale dell’azienda sanitaria. Nonostante le rassicurazioni degli esperti e il piano straordinario di vaccinazioni la preoccupazione, tra le famiglie, è comprensibilmente tanta. «Mi sento abbandonato», ha detto ieri il sindaco di Codroipo, Fabio Marchetti (Fi), durante la conferenza stampa convocata dalla task force sanitaria. «Non c’è l’assessore, non c’è il presidente della Regione (la dem Debora Serracchiani, ndr). Forse è impegnato da qualche altra parte in cose più importanti».

Faceva finta di vaccinare i piccoli pazienti nel consultorio della Asl2 di Treviso, invece buttava il medicinale senza utilizzarlo e registrava paziente come vaccinato. Un’infermiera è stata smascherata dopo alcune segnalazioni da parte dei suoi colleghi, insospettiti particolarmente dal fatto che i piccoli pazienti non piangevano mai. Dopo le denunce, di giugno del 2016, in asse di Treviso coordinati dalla procura apre un’indagine investigativa, terminata con l’archiviazione disposto dal gip, “per mancanza di altri elementi a carico”.

Un’infermiera dell’Asl numero 2 di Treviso è finita al centro di un provvedimento disciplinare in quanto fingeva di fare i vaccini ma in realtà buttava via le fiale. La pratica dell’ infermiera sarebbe andata avanti per diversi mesi e nello specifico dal mese di febbraio fino a quello di giugno dello scorso anno; a sorprendere la condotta dell’infermiera pare siano stati alcuni colleghi, insospettiti dal fatto che i bambini durante le vaccinazioni non piangessero e dunque, scoperto il vero motivo hanno deciso di denunciare la donna.

Sul caso avevano indagato i Nas e la Procura di Treviso, ma vi era stata inizialmente una prima archiviazione; ora i magistrati stanno valutando se riaprire un fascicolo e intanto l’azienda sanitaria ha dovuto richiamare circa 500 pazienti al fine di completare le procedure di vaccinazione. “È un fatto talmente increscioso che ha dell’incredibile. Ritengo che sia stato fatto un danno enorme a questi bambini, che adesso dovranno fare i vaccini, e che comunque sono stati sottoposti a rischio”, è questo quanto dichiarato dal ministro della Salute Beatrice Lorenzin venuta a conoscenza dell’incredibile vicenda avvenuta a Treviso.

Secondo quanto riferito dalle prime indiscrezioni sembra che i primi sospetti sull’ infermiera siano sorti nel giugno del 2016, in quanto come già abbiamo anticipato, durante le sedute di vaccinazione i bambini non emettevano alcun pianto, comportamento che ha insospettito alcuni colleghi, i quali nel corso delle successive vaccinazioni hanno sorpreso la donna gettare le fiale e non praticare l’ iniezione.

L’infermiera pare avesse vaccinato soltanto per tre mesi e poi era stata trasferita ad un altro incarico; nei primi giorni dello scorso mese di marzo, il gip del Tribunale di Treviso su richiesta del pm, aveva archiviato il caso in assenza di ulteriori elementi a carico, ma l’azienda sanitaria a quel punto ha avviato le proprie indagini e come già anticipato, ha richiamato circa 500 pazienti campione per accertamenti, e da questi è emerso che effettivamente molto dei bambini vaccinati dall’infermiera, non avevano sviluppato gli anticorpi.

In seguito a tale accertamento sarebbe partita una nuova denuncia alla Procura.”Faremo tutte le valutazioni e gli approfonditi accertamenti e arriveremo ad applicare una sanzione che potrebbe anche essere, come limite estremo, il licenziamento”, è questo quanto dichiarato dal direttore generale dell’Asl e Francesco Benazzi. “A noi interessa la salute dei cittadini e assicurare quei servizi della cui erogazione siamo incaricati.In questo frangente, il sistema ha dimostrato di essere all’altezza e un un’operatrice, infatti, può essere venuta meno ai suoi compiti, il fatto non – passato inosservato ai colleghi che subito se ne sono accorti e hanno attivato tempestivamente tutti quei percorsi a garanzia dei cittadini e dell’azienda. Ringrazio di cuore loro per la professionalità e la coscienziosità”, ha aggiunto Benazzi.

Settemila bambini dovranno essere sottoposti a nuove vaccinazioni in Friuli. Lo hanno deciso le autorità sanitarie friulane dopo aver accertato che un terzo delle dosi di vaccino somministrate in Friuli ai bimbi sotto l’anno di età e circa la metà di quelle date ai bambini più grandi dall’assistente sanitaria trevigiana sospettata di aver finto le vaccinazioni non sarebbero state somministrate correttamente. La donna in precedenza aveva lavorato in provincia di Udine.

L’operazione di richiamo vaccinale è stata decisa ieri dalla task force interaziendale costituita per fronteggiare l’emergenza e comporterà la somministrazione di circa 20mila nuove dosi per una spesa di qualche centinaio di migliaia di euro. A cui si sommeranno quelle necessarie per assumere personale aggiuntivo. Entro maggio sarà fornita una nuova dose di vaccino a tutti i bambini che potrebbero averne bisogno. Il piano straordinario sarà completato entro 6 mesi. «Quello che è chiaro – ha detto il direttore generale dell’Aas 3, Pier Paolo Benetollo, in attesa dei numeri precisi che saranno disponibili solo martedì – è che alcuni vaccini sono stati somministrati »per finta«. Riteniamo che solo una parte delle dosi somministrate dall’assistente sia stata fatta scorrettamente.

Quindi nel complesso la maggior parte delle vaccinazioni somministrate è certamente efficace. Questo fa sì che attualmente i bambini siano protetti, ma non possiamo avere certezza che la loro protezione duri per tutta la vita o per il tempo previsto per la vaccinazione». La task force sanitaria ha quindi deciso di «seguire il principio di massima precauzione e di ripetere tutte le dosi somministrate nei giorni in cui l’assistente era in servizio» a Codroipo (Udine), tra il 16 novembre 2009 e il 18 dicembre 2015. Nel frattempo la Procura di Udine ha aperto un fascicolo, al momento a carico di ignoti, sul caso delle «finte» vaccinazioni per le ipotesi di omissione d’atti d’ufficio e falsità in certificazioni. «Una cosa deve essere chiara – ha detto il Procuratore di Udine Antonio De Nicolo – in questa fase non vogliamo ostacolare l’operato dell’autorità sanitaria distogliendola dal loro compito, che è quello di rivaccinare la popolazione».

Immancabile la polemica politica. «Oggi da sindaco mi sento abbandonato», ha detto il primo cittadino di Codroipo, Fabio Marchetti (Forza Italia) lamentando l’assenza della Regione. «Il sistema ha dato subito risposta, in modo compatto, sinergico e efficiente. Questi fatti sono accaduti e, al di là di sterili polemiche che non giovano agli effettivi bisogni di informazione e celere risposta della comunità, ciò che conta è che abbiamo lavorato per monitorare subito la situazione e soprattutto attuare la massima precauzione nei confronti dei bambini e della comunità», ha replicato l’assessore regionale alla Salute, Maria Sandra Telesca.

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